Terzo discorso sacro della Religione Pagana:
impressioni e riflessioni sulla Religione Pagana nei suoi comportamenti
etici.
WORLD
CONGRESS OF ETHNIC RELIGIONS
EUROPEAN
CONGRESS OF ETHNIC RELIGIONS
Congresso di Bologna 2010
Seconda parte delle riflessioni del
congresso
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Continua da: 4 –
Secondo
discorso sacro della Religione Pagana: gli Dèi, la realtà del mondo e le implicazioni religiose e sociali. Claudio Simeoni 10 settembre 11.48.40 Voi che forse ne sapete più di me: quando si può dire che si siano formati
i principi del Mos Maiorum
nella società Romana o preromana? M. V. F. A. 10
settembre 12.03.50 Il Mos Maiorum è
una serie di atteggiamenti, la vita austera e semplice dei Patres, il loro modo di rapportarsi con il mondo, le
emozioni e la comunità. Oggi ne parliamo come se fosse una sorta di
filosofia, di legge, ma si trattava di un punto di riferimento ideologico,
anche idealizzato, di come doveva comportarsi un onesto cittadino. Non c'è un periodo preciso in cui si è formato, anche se il periodo arcaico
fu sempre visto come un era moralmente perfetta, quando gli antichi padri
fondatori, contadini e pastori, vivevano lontani dalla corruzione e dalla
mollezza delle comodità. Il concetto di Mos Maiorum fu plasmato ogni anno, attraverso l'esempio dei grandi
protagonisti della Romanità: "lo Stato Romano si fonda sugli Antichi
Costumi e sui grandi uomini". Così Camillo, Cincinnato,
Fabio M., Catone, tutti alle prese a fare i conti con sé stessi e con eventi
gravosi, furono elevati a modelli di virtù. Poi lo Stoicismo che aveva molto in comune con questa visione della
vita e della morale contribuì a chiarirne il concetto e i suoi confini. D. L. 10
settembre 12.40.35 Forse al tempo in cui si formò la lingua Latina,della quale la culla,
secondo Varrone,fu nella età dei re. Non capisco l'inglese. Claudio Simeoni 10 settembre 13.41.45 La domanda che mi ponevo era questa: potrebbero essere state queste
"norme" un patrimonio dei Latini, degli Etruschi, di popoli che
hanno preceduto la nascita di Roma? Certe norme comportamentali nascono, di
solito, da un ambiente sociale che le esige. Queste norme, che sto
analizzando adesso per il testo sulla Pietas che, a questo punto diventa un
testo sulle Mos Maiorum,
sta evidenziando due periodi sociali: quello della formazione dei principi
che avviene in un modello sociale e religioso in cui l'individuo è
proprietario dell'ambiente sociale; e subiscono una trasformazione
dell'interpretazione delle virtù che diventano attributi di una carica
politica come l'imperatore. Nel caso di Augusto, a cui viene attribuita la
virtù della Pietas, sembra quasi l'attribuzione della "bontà" al
dio dei cristiani. Non più azioni che evidenziano l'attenzione per il mondo
(natura o sociale) in funzione di un futuro, ma la virtù che santifica
l'imperatore in quanto carica. Non più l'esigenza dell'individuo di agire nel
modo opportuno per sollecitare quelle risposte dal mondo, ma una categoria
dello spirito che chiede deferenza ad una carica politica. Francesco Scanagatta 10 settembre 13.53.37 === Congresso Mondiale delle Religioni. Durante il congresso Wcer di Bologna il
dibattito se il Wcer doveva entrar far parte di
questo organismo è stata cancellata. Alcuni dell'Ecer sostengono l'adesione a
questa stupida organizzazione. Avevo parlato della questione Alessandro di Gentilitas. Sia la Federazione Pagana che Gentilitas
concordavano che non si doveva aderire. Il prossimo congresso Ecer in Danimarca
dovrebbe decidere in merito. Che posizione prediamo. - Gentilitas contro l'adesione; - Federazione Pagana contro l'adesione; - Pietas ???; - Società Hesperiana??? - Mtrr ??? Sulla questione noi italiani non si potrebbe avere una unica
posizione? Chiedo troppo? D. L. 10
settembre 14.11.32 Secondo me dovreste andare un poco indietro,lasciare l'età di Augusto
e la tarda repubblica e risalire alla prima età repubblicana o ancora più
lontano. Ma questa è una mia opinione del tutto personale. Come pure
personale è l'opinione che bisognerebbe scegliere se fare una ricostruzione
della religione Romana,escludendo anche il paganesimo orientale,oppure
dedicarsi all'approfondimento della filosofia della religione Romana,ma di
quale?Quella che intendeva Augusto, quella che vagheggiava Cicerone, quella
che coltivava Adriano?Quella proposta dai filosofi dell'età
Ellenistica,oppure quella rigorosamente Romano-Italica del periodo arcaico.
.Poi anche chiedersi che cosa si intenda per religione,lasciando da parte il
dato etimologico. Marco Malaguti 10 settembre 23.57.52 Per quanto riguarda l'adesione al Parlamento delle Religioni io sono
personalmente ALLERGICO a tutto quello che contiene la parola
"mondiale", ma mi riservo di decidere assieme agli altri del mio
gruppo dopo un attento esame delle cose. Federico Fregni 11 settembre 1.02.28 Un saluto cordiale a tutti i partecipanti di questa discussione, a
cui giunti a questo punto ritengo doveroso intervenire. Sono il Presidente della Societas Hesperiana; inserisco questo dato per completezza, giusto
per chi non mi conosce di persona, anche se gradirei non discutere di
"posizioni ufficiali" su di un media come Facebook, cosa che
ritengo piuttosto inutile e inappropriato. Su questo punto vorrei sottolineare che se un "Ecer-Italia" esistesse e\o
dovesse esistere, di certo non lo si costruisce su FB, come del resto non lo
si costruiva, e non lo si è costruito, in certe 'simpaticissime' sessioni di skype. Vorrei dare un parere sulla questione, ma prima di tutto vorrei fare
un excursus su cosa effettivamente 'siamo'; la nostra Associazione è
costituita come Associazione Religiosa, all'interno di tutte le
regolamentazioni italiane in merito, MA è prima di tutto una COMUNITA' di
persone e famiglie che esiste a prescindere dall'associazione stessa. Il nostro scopo non è quello di qualsiasi tipo di proselitismo, neì, ancora peggio, quello di un ipotetico "riscatto
social-politico" del 'paganesimo' e\o di quella che noi chiamiamo Etno-Religione
Italica. La nostra linea è quella di ESSERE a prescindere dal mondo della
società odierna che di certo non rispecchia valori molto compatibili con il
sentire dei nostri Avi; nella modernità comprendiamo ANCHE tutto ciò che è
politico, associativo, travestitismi storici, accademismi, cose che
potrebbero benissimo interessare alcune persone, ma che non hanno nulla a che
vedere con quello che in nome degli Dei e degli Avi abbiamo diritto e dovere
di ESSERE. Questo 'A PRESCINDERE', che ho utilizzato, non è da confondere con un
'celodurismo' ostile alla società, alla democrazia,
all'interazione con associazioni, gruppi, ne tantomeno ad un rifiuto della
cultura accademica, come certi faziosi si sono divertiti per alcuni mesi a
sproloquiare in giro, complice purtroppo il nostro analfabetismo informatico
e l'assenza di un nostro sito web facilmente identificabile, ma bensì che a
noi interessa onorare le Genialità dei nostri Luoghi, gli Dei per come si
manifestano deterministicamente a noi come terra,
popolo, individui, ai Mani e ai Lari delle nostre famiglie, terre, popoli: se
il 'paganesimo' venisse 'riconosciuto' a noi può anche far piacere, ma
esistiamo A PRESCINDERE, se i 'pagani' organizzano eventi culturali a noi fa
piacere (lo facciamo anche noi), ma esistiamo A PRESCINDERE, se i 'pagani'
hanno interazioni con altre religioni a noi potrebbe anche stare bene, ma in
realtà stiamo benissimo lo stesso. Indipercui, giungendo al punto, E NON DANDO ASSOLUTAMENTE UN PARERE
"UFFICIALE" (che sarebbe ridicolo e pomposo se dato qui, oltre che
essere probabilmente inutile): come sottolineato da Marco, la maggioranza di
noi come individui non nutre una grande fiducia ed amore nei confronti di
queste istituzioni 'mondiali' e 'mondialiste', ne
ci spieghiamo come 'improvvisamente' sia giunto questo "interesse"
da parte di queste organizzazioni nei confronti di quello che purtroppo è un
insieme di Religioni minoritario e dai valori spesso parecchio distanti dalle
ideologie dominanti nell'ultimo ventennio (e degli ultimi duemila anni ad
essere precisi). Detto questo rimandiamo la discussione al successivo evento ECER o in
SEDE UFFICIALE. Esporremo la nostra visione e cercheremo di concertare le
nostre decisioni in un ambito che sia strategico per tutti i Pagani Etnici (I
Gentili, insomma...) d'Europa. Non crediamo troppo ai voti e riteniamo che i metodi parlmentaristici siano ridicoli in contesti di poche
centinaia di persone, come tra l'altro abbiamo visto frequentando altri tipi
di associazione che non hanno alla base il valore di Comunità; Tra poche
centinaia di persone si discuterà, si analizzerà e si vedrà e questo si farà
a livello EUROPEO. Su questo posso essere semi-ufficiale e sottolineando quello che ha
detto il nostro Segretario Marco Malaguti posso tranquillamente affermare che
ai nostri membri non interessano minimamente i "briefing" pre-congresso, per giunta internettiani,
con persone che non conosciamo, o meglio che abbiamo conosciuto di sfuggita
in contesti NON PIACEVOLI che preferirei non rigirare oltremodo. Non ci interessano tresche di palazzo, ne ne
abbiamo il tempo; in particolare lo stesso atto di parteciparvi, per me o per
Marco o per chiunque del nostro "gruppo dirigente" sarebbe come
tradire il poco tempo che abbiamo e che preferiremmo dedicare a persone
giovani, che fanno Religione, che vivono ed amano la nostra Terra e l'Europa
più di quanto amino i loro "io" anagrafici, hobbies
e passioni trasformate in ideologie riempitive. La nostra Associazione parteciperà agli eventi dell'ECER in maniera
autonoma e libera. Chi ci conosce di persona sa benissimo di chi siamo amici
e chi semplicemente tange di striscio nelle nostre vite passando come una
cometa. Le Associazioni e in particolare i gruppi umani che sanno di avere la
nostra stima, e gratitudine anche, sanno benissimo chi sono senza perdere
tempo a scriverlo qui: chi non ci conosce sappia che saremmo antiquati ed
antipatici, ma non siamo troppo propensi a fidarci di chi non ci ha ancora
guardato negli occhi prima di rivolgerci la parola. Come già detto da Marco la nostra "collaborazione con le realtà
dell'Ecer" si limita a fattori meramente
organizzativi, come potrebbero esserlo pulizie ed approvvigionamenti in caso
di un eventuale nuovo evento Italico (come ci eravamo peraltro offerti di
fare offrendoci di pulire, CUCINARE CUCINA TRADIZIONALE EMILIANA visto che il
congresso si è svolto prevalentemente in Emilia nonchè
cercare una locazione per il Congresso in luogo forse più consono, pacifico e
forse addirittura più economico.... ma si sa le beghe tra associazioni e le baracconate del travestitismo storico sono più
importanti). Al di la di questo (spazzare, cucinare, ecc.) il nostro essere
COMUNITA' di persone reali ci impone di mantenere rapporti solo con chi si
sia dimostrato amico, 'pio' e 'gentile' (nel senso più ampio della parola); e
chi lo E' non ha certo bisogno di dimostrarlo travestendosi, ne ci
riuscirebbe, come i fatti hanno ampiamente dimostrato. Gentili saluti, e vogliate scusarmi per essermi dilungato così tanto. P.S. Rimango basito che Gentilitas fosse contraria
a quella adesione, visto che uno dei motivi per cui alcuni membri di questa
ex associazione ebbero per sconsigliarci di partecipare all'ECER erano
proprio i NOSTRI DUBBI a proposito; a suo tempo, in conversazioni informali
con membri di Gentilitas con cui avevamo rapporti
di conoscenza extra-associativa, la dichiarazione
di adesione al Parlamento delle Religioni ci venne spacciata come per GIA'
APPROVATA e ci venne sostanzialmente detto "voi che siete dubbiosi,
perché non ve ne andate da un'altra parte?" Questa discussione forse non è così inutile, perlomeno per dar retta
al vecchio proverbio che "chi ride bene..." Claudio Simeoni 11 settembre 5.09.25 Ammettiamo che io elenchi le virtutes
romane che compongono il Mos Maiorum,
prendessi quei nomi e li traducessi (applicando in maniera inversa l'istituto
dell'interpretatio) in tutti gli idiomi possibili;
pensate che qualche popolo, arabo, africano, sud-americano, asiatico, eskimese, ecc. non ha nella propria cultura le virtutes proprie del Mos Maiorum? C'è qualche popolo che direbbe: "Io non pratico il
coraggio!"; io non pratico la giustizia? Io non pratico la pietas? E allora, che senso ha rivendicare quei principi se non per il fatto
che esiste negli individui la percezione che nel presente sociale in cui
viviamo, quei principi non vengono vissuti dalle persone? In questo caso, una persona religiosa, avrebbe il dovere di
identificare delle virtutes come dovrebbero essere,
come dovrebbero essere vissute e perché tali virtutes
non vengono praticate e qual è il percorso storico della nascita delle virtutes del Mos Maiorum e qual è stato il processo storico interpretativo
per cui siamo giunti in un presente sociale in cui percepiamo uno stridere
fra la percezione della virtutes come potrebbe
essere e la virtutes come oggi la vediamo praticata
e vissuta. In fondo, come qualcuno mi ha fatto rilevare, l'analisi
scientifico-comportamentale degli animali che vivono in branco praticano
tutte le vitutes del Mos Maiorum. Studi sulla società dei Lupi hanno dimostrato che
tutte le virtutes sono identificabili nei loro
comportamenti, specialmente nei momenti di crisi relazionale: pietas
compresa. Claudio Simeoni Meccanico Apprendista Stregone Guardiano dell'Anticristo M. V. F. A. 11
settembre 6.45.43 Concordo con Domizia. La Religione Romana
va analizzata nella sua età più autentica, o l'era arcaica dove sicuramente
elementi etruschi ed italici si fondono con quelli latini, sia, ancor di più,
l'origine della Repubblica quando i Romani cominciarono a darsi un identità e
un "codice di comportamento" più specifico e "nazionale"
dove certe virtù, come l'austerità e la convivialità, furono un tratto
distintivo del nuovo cittadino che ottenne le sua libertà civiche dopo la
Rivoluzione e la cacciata della Monarchia. E questi simboli di libertà e di
spirito civico vivevano in determinati spazi, come il Campo Marzio dove si
svolgevano le esercitazioni militari, il censimento e le votazioni, insomma
tutte le attività di un cittadino libero e partecipe alla Cosa Pubblica. Così anche le Virtù Romane avevano come obiettivo quello di creare un
uomo libero, austero, onesto e sociale. Ecco la differenza sostanziale con
altre popolazioni: il coraggio è una virtù apprezzata da tutti, ma solo a
Roma il coraggio era il sacrificarsi per il bene comune. Quindi, come ho scritto ieri, il Mos Maiorum non è tanto un era definita della storia, ma
nasce dall'esperienza e dalla vita vissuta dei Romani. Ignis Rumon 12 settembre
1.01.39 Simeoni, se il dàimon
fosse semplicemente un'"anima che scende in un corpo" Lei dovrebbe
seriamente preoccuparsi per il suo dàimon.
Quanto al Trismegisto transeat, et
parce sepulto (non
riferito al Trismegisto, naturalmente). Ribadisco l'invito formulato poco sopra nei confronti delle realtà e
dei singoli che si riconoscano nella Tradizione in tutte le sue forme e,
nello specifico, nella forma assunta nella sua declinazione romana ed
ellenica. Mi riferisco ai singoli come alle serie comunità operanti e sul
piano cultuale e su quello culturale: si prendano le distanze dal calderone new age con cui da qualche
tempo ci si trova, malgrado tutto, gomito a gomito. Si prendano le distanze
da chi insulta, infama, stende dossier veicolando inesistenti "teologie
pagane" e tenendo in pubblico la faccia dell'agnello, nelle retrovie
quella del lupo con gente che dovrebbe per natura essere lupo e si dimostra
troppo spesso un agnellino, talora per stile talora per eccesso di bontà di
cuore. Si rammenti che "paganitas" è
"cameratismo con Dio" e che il cameratismo, come fenomeno etico e
non necessariamente politico, presuppone un dialogo tra pari, non una
furibonda dialettica indiscriminata nella presunzione che tutti abbiano i
medesimi diritti. E' troppo tempo che non si vede nulla di tutto questo in
giro, nel desolante "panorama pagano" italico, privo ormai di una
schietta dimensione dei rapporti che non sia altro che un becero azzuffarsi
tra galline nel vicolo o la sfrontata attività propagandistica di proclami,
dichiarazioni, scambi di patenti. Una volta si dialogava tra pari, in base a
pochi semplici Principi e a un idem sentire superiore, pur variegato nelle
sue estrinsecazioni. Lo si faccia per riconoscimento di ciò che si è, per adesione a dei
Principi immutabili ed eterni, per rispetto della propria intelligenza,
mettendo da parte personalismi e valutazioni soggettive, antipatie personali
o di gruppo, orgogli e quant'altro. Si sia capaci di trascendere le
peculiarità di impostazione andando oltre il dato formale, in adesione
all'Essenza principiale sia sul piano metafisico che su quello etico. La base
impersonale è l'unica possibile per intavolare un dialogo fondato non su ciò
che è o crede di essere il singolo, ma sull'adesione (ma meglio sarebbe dire
proprio sull'aderenza) a determinati Principi, che sono ciò che opera il discrimen tra realtà e concezioni opposte l'una
all'altra. E' una questione di identità: si valuti attentamente se valga la
pena di svenderla per un consesso, una dichiarazione d'intenti o un posto in
prima fila nella speranza di essere ricevuti e ascoltati dal governante di
turno, con tutto il contorno roboante di lettere letterine videoriprese e web
tv. La religio, la pietas, esistono a prescindere,
come ha detto qualcuno poco sopra, e l'essere Uomini della Tradizione non
necessita di crismi ma semplicemente di identità e "vecchi metodi"
comportamentali. Fate vobis. Valete. Federico Fregni 12 settembre 1.10.41 Un favore dai partecipanti: il mio messaggio di ieri è visibile? Grazie. Ignis Rumon 12 settembre
2.21.56 Io lo leggo. D. L. 12
settembre 2.34.50 Anche io Federico Fregni 12 settembre 3.47.45 Grazie. Mi era arrivato un messaggio strano con "delivery failed"; probabilmente era associato ad un altro
messaggio. ... D. L. 12
settembre 4.24.13 E' da un po' che vedo in giro qusto delyvery failled. Tempo fa
questo delivery mi arrivava come avviso di posta eletronica
per una qualche emeil che non era partita o
arrivata. Claudio Simeoni 12 settembre 4.54.01 Nel lavoro che sto facendo per individuare sia il significato di Mos Maiorum che il punto di
rottura col significato Mos Maiorum
funzionale alla società civile e gli stessi valori come elementi di
distruzione della società civile, forse ho trovato il "punto di
rottura". Certo, la cultura me lo avrebbe potuto indicare prima, ma non l'ha
fatto. Si tratta in sostanza di tale Panezio di
Rodi che fu ospite del circolo letterario degli Scipioni. Questo personaggio
studiò attentamente il Mos Maiorum
fra il 145 e il 130 a.c. e mise a punto una strategia di distruzione della
società Romana al fine di imporre la religione stoica (lo so che non esisteva
ancora il termine "religione", ma lo stoicismo è una religone di dominio vera e propria). Questo personaggio,
tornato in patria, divenne capo della scuola stoica succedendo ad Antipatro di Tarso (quel "di Tarso" non vi dice
niente?). Questo personaggio è considerato il fondatore dello "Stoicismo
medio" le cui finalità erano la "conquista filosofica, morale e, di
fatto politica, di Roma". Questo personaggio, a cui seguirono Posidonio, Cicerone, Seneca, in realtà fu il distruttore
del Mos Maiorum:
sottomise il Mos Maiorum
al dio padrone. Questo però, lo leggerete nelle pagine web. Come nelle pagine web
leggerete perché Ph. J. Spenser
(1635-1705) istituì i Collegia pietatis
in seno al luteranesimo. P.S. Sono pronto per mettere in web il significato arcaico (e,
purtroppo, nella necessità moderna e attuale) dei principi del Mos Maiorum. La trasformazione
di principi per intervento dello stoicismo è la seconda pagina che potrebbe
comprendere la trasformazione che porta al cristianesimo (avete presente le
virtù teologali o le virtù cardinali, ecc.) o, in alternativa, potrebbe
essere una terza pagina. Naturalmente, questo esula sulla discussione inerente
al WCER e questi post saranno separati da quelli inerenti al WCER. Claudio Simeoni Meccanico Apprendista Stregone Guardiano del'Anticristo M. V. F. A. 12
settembre 5.26.29 Lo Stoicismo non è così drammatico, e continuo ad essere dello stesso
parere degli Antenati che lo ritenevano l'unico adatto per un Romano. Infatti
la filosofia stoica porta l'uomo ad elevarsi dal materialismo e dalla
schiavitù delle passioni, in perfetta sintonia con l'austerità dei Patres. Quello di Panezio -che fu lo stesso che
adoperò Cicerone per i suoi Dovere- è una nuova ideologia creata ad arte dal
circolo degli Scipioni dove la cultura ellenica definì e giustificò il nuovo
imperialismo romano della Tarda Repubblica. E' un falso stoicismo,
estremamente moderato e ipocrita, al servizio della nuova classe dirigente.
Nulla a che fare con lo stoicismo dei Gracchi, di Catone Uticense
e dell'altra grande maggioranza dei cittadini romani. Le uniche filosofie che si combinavano perfettamente con il
Cristianesimo e che furono anche alla sua base furono il Pitagorismo e il
Neoplatonismo (come disse Sant'Ambrogio). Altra filosofia ritenuta debosciata
e immorale era l'Epicureismo che conduceva a un apatia e a un indifferenza
verso gli Dèi e la società umana. Lo Stoicismo sarebbe da rivalutare e da liberarlo dalle sue
contaminazioni per apprezzarne l'essenza filosofica. M. V. F. A. 12
settembre 5.28.43 Cicerone comunque non fu mai stoico, anzi attaccò questi perché
giustificavano numerose pratiche divinatorie. Fu uno scettico doc che sapeva
quale filosofia serviva a seconda delle circostanze. Claudio Simeoni 12 settembre 6.09.31 @M. V. Ho studiato, molto tempo fa, ma in parte il ricordo è ancora vivo, un
filosofo Veneto, tale Dal Prà che fece un'analisi
sugli scettici estremamente apprezzata e, sinceramente, non me lo vedo un
Cicerone legato ad un Pirrone (per questo lavor la mia scrivania è ridotta ad un "cesso"
con almeno venti libri aperti). Posidonio studiò da
Panezio da Rodi che istruì Cicerone. Sembra vero
che fra lo scetticismo di Pirrone e Carneade e lo
scetticismo praticato a Roma in epoca imperiale, ci sia un abisso
concettuale. Sia Stoicismo che Neoplatinismo
usarono le allegorie per descrivere gli Dèi mentre, per un politeista, antico
Romano o Antico Greco, gli Dèi erano soggetti reali del mondo. Soggetti per i
quali si apparecchiava la tavola. Scrive in prefazione Ilaria Ramelli
nell'opera "Allegoristi dell'età classica Opere e Frammenti"
editore Bompiani e introduzione di Roberto Radice: "Nello Stoicismo antico prima, e nel Neoplatonismo poi, nacquero
svariati tentativi di interpretare tradizionalmente la tradizione religiosa
politeista. Lo strumento principale di questa interpretazione filosofica
della pietas popolare è stata l'allegoria usata in molti modi a seconda delle
scuole: per esempio, gli Stoici misero in atto un'allegoria di tipo fisico,
in cui i nomi degli Dèi altro non sono che i nomi degli elementi naturali,
mentre i Neoplatonici predilessero un'allegoria di tipo metafisico, in cui
gli appellativi degli Dèi designano le realtà ipostatiche del cosmo." Appare evidente che potendo oggi dimostrare la Natura degli Dèi, la
loro realtà in quanto soggetti, parte della vita come oggetti reali,
l'esercizio allegorico, va di pari passo alla demonizzazione degli Dèi fatta
dai cristiani. Un po' come il Mos Maiorum
che da oggetto reale con cui organizzare la società in funzione di una realtà
oggettiva viene piegato dagli Stoici (o se vuoi dal circolo degli Scipioni)
in funzione della legittimazione dell'imperialismo. Lo stoicismo porta l'uomo a separasi dalla società in uno stato di
assenza delle passioni ( e dalla società in cui deve scegliere ciò che è
conveniente rispetto all'idea del logos). Il saggio Stoico raggiunge una
separazione dalla società elevandosi spiritualmente in un'impassibile
autosufficienza. In altre parole, come in Epiteto, "sopporta con
distacco e astieniti dal desiderio". Nel Mos Maiorum è
proprio il desiderio che determina la Virtus che,
veicolando in maniera appropriata il desiderio nella società, la rende più
forte e adatta ad affrontare le crisi che si presentano. P.S. Dimenticavo: c’è una forma di "scettici" molto amati
da Agostino d'Ippona. Claudio Simeoni Meccanico Apprendista Stregone Guardiano dell'Anticristo M. V. F. A. 12
settembre 6.26.28 Cicerone era un dichiarato Neoaccademico, se sembrò altro era solo
per difendere un ruolo sociale e tradizionale (come quando si appella alla
divinazione contro Catilina per poi condannarla
nell'opera De Divinatione). Lo Stoicismo più di
altre filosofie ha tra i suoi punti cardine la socialità, la vita di
collettività, il bisogno di tutti che deve essere superiore al bisogno
individuale e dalle passioni che ci isolano. Perché a isolarci sono proprio
le passioni che inevitabilmente ci portano all'egoismo, all'amore di noi
stessi e degli oggetti materiali che ci circondano. E furono proprio gli
epicurei a isolarsi socialmente, come un Lucullo
che abbandonò la politica e gli amici per isolarsi nella sua isola di
piacere. Gli epicurei provano l'indifferenza verso gli Dèi (che secondo loro,
anche se esistono, si disinteressano delle faccende umane) e la società
ignorando i problemi collettivi. Lo Stoicismo è un campo molto vasto e come abbiamo visto tra un Panezio e un Tiberio Gracco,
credo contemporanei, c'è un abisso ideologico. lo Stoicismo, almeno quello
romano, si concentra più sull'etica, sulle cose moralmente giuste o ingiuste,
sulla moderazione e il decorum, sulla Virtù. Un
Seneca parlerà solo di etica, di vita vissuta, mai degli Dèi e della loro
natura. Diversamente avvenne in oriente, dove gli stoici partorirono svariate
teologie, condivise anche da gran parte delle altre scuole filosofiche. Secondo me attaccare indiscriminatamente lo Stoicismo significa
attaccare gran parte della cultura e della mentalità Romana. M. V. F. A. 12
settembre 6.29.29 Che poi, vorrei aggiungere, attaccare le filosofie classiche per
attaccare il Cristianesimo lo trovo inutile, dato che questo non viene dal
nulla ma ha assorbito quella cultura che affondava le sue radici nelle nostre
società. L'origine del "male" non lo rintraccerei nella filosofia
ma nella politica, nei grandi eventi che sconvolsero l'Impero ideologicamente
e spiritualmente. Claudio Simeoni 12 settembre 13.51.09 @ M. V. La tua è una posizione legittima, che io al momento non riesco a
condividere. La Storia della Teologia cristiana associa lo Stoicismo al
discorso sul Logos che apre il vangelo di Giovanni. Non individuo un'attività
positiva dell'Epicureismo come scuola che agisce nella società di Roma. Su
questo punto condivido. Seneca parla dell'etica, ma devo analizzare a cosa
l'etica si riferisce. In ogni caso, quando inizierò questa parte del lavoro scriverò
qualche cosa. Ciao Claudio Simeoni Claudio Simeoni 13 settembre 5.58.43 @M. V. Nella ricerca che sto facendo, nella storia della filosofia di Abbagnano traggo che il testo De Officiis
di Cicerone è stato scritto sul libro Del Dovere di Panezio
di Rodi. Quando parli di Seneca, frugando nella mia libreria mi sono accorto
di avercele le opere complete di Seneca nell'edizione della Rusconi curata da
Giovanni Reale. E leggo anche questo: Seneca nel suo trattato “I Benefici” nel libro IV: “Se qualcuno ti avesse donato pochi iugeri di terra, tu diresti di
aver ricevuto un beneficio: e non vorresti definire un beneficio le immense
distese di terra che si aprono alla tua vista? Se qualcuno ti donerà del
denaro e ti riempirà la cassaforte, dato che ti sembra una gran cosa,
definirai questo un beneficio; dio [il dio padrone e creatore, nota mia] ha
messo sotto terra tante vene metallifere, ha fatto scaturire tanti fiumi che
portano oro sulle terre su cui scorrono, un’enorme quantità d’argento , di
rame, di ferro è seppellito in ogni luogo e dio [il dio padrone, nota mia] ti
ha dato la facoltà di andarne in cerca e ha disposto alla superficie della
terra dei segnali che indicano queste ricchezze nascoste: e tu dici di non
aver ricevuto nessun beneficio?” Tratto da Seneca, Tutti gli scritti, a cura di Giovanni Reale ed.
Rusconi p. 537 Non parla degli Dèi, ma parla già della forma del dio cristiano
mutuata dagli Stoici e, probabilmente, sciacquata nel neoplatonismo. Penso già stanotte di caricare la pagina sul Mos
Maiorum. E' ovvio che si può non condividere quello
che scrivo, ma la ricerca che ho fatto e che sto facendo, è abbastanza seria. Che poi il discorso di censura non è rivolto tanto al cristianesimo,
quanto all'idea del dio creatore, o dell'uno o del Logos razionale. Cioè
quell'idea che viene anteposta all'uomo e alla vita della Natura, di cui il
cristianesimo è l'ultimo rappresentante. Ciao Claudio Simeoni M. V. F. A. 13
settembre 6.46.32 Avevo già scritto che Cicerone nei suoi Doveri si era conformato a Panezio o almeno a quel pensiero stoico moderato e
"furbo" che costruirono a tavolino gli Scipioni per dare un nuovo
volto alla nuova classe dirigente dell'Impero che stava sorgendo. Pensiero
che non condivido sia perché -come già scritto- finto stoico, e per di più
anti popolare opposto a quel pensiero rivoluzionario -sempre stoico- in cui credevano
i Gracchi e molti altri Romani. E gli Scipioni, come sappiamo, erano acerrimi
nemici dei Gracchi, tanto che Tiberio fu sconfitto proprio dagli uomini di
Scipione Nasica. Scipione, estremamente filo aristocratico, non ci risparmia
nella sopracitata opera attacchi ai Gracchi. Tuttavia non ce l'ho con Cicerone, e lo ritengo una delle migliori
menti che siano mai nate su questa terra. Il "Dio" di cui parla Seneca va letto come il DIVINO, come
l'essenza delle cose, come il Logos che anima la natura e le cose umane e non
interpretato come fanno i cristiani che non avendo né Dio né sostanza hanno
sempre cercato di rintracciare nella storia elementi che gli potevano fare
comodo ma che non gli appartengono. Quando Seneca dice "Deum sequere", conformati a Dio, non intende di
avvicinarsi a qualche Dio come fanno i cristiani, ma significa entrare in
sintonia con una Ratio che è propria degli uomini e
della natura, e che fa parte della nostra essenza. Quindi non c'è un Dio padrone, buono o cattivo: se vuoi essere libero
dalle passioni e dalle piccolezze materiali vivi con saggezza e con ragione,
altrimenti vivi come uno schiavo vittima del mondo. Penso che questo pensiero stoico che si basa sulla libertà da tutto
ciò che ci sottomette va solo che valorizzato e diffuso. Altrimenti
continueremo a vivere da schiavi in questa società edonista. M. V. F. A. 13
settembre 6.50.11 Errata corrige: la frase corretta è "Cicerone (e non Scipione),
estremamente filo aristocratico, non ci risparmia nella sopracitata opera
attacchi ai Gracchi." Claudio Simeoni 13 settembre 8.55.34 Nell'edizione reale non ho il testo a fronte in latino. Tuttavia mi
lascia perplesso che la traduzione seguita da Reale, non sia conforme. Tu non
metti in discussione il meccanismo che la frase che ho postato determina: il
divino ti dà. Il dio che ti ha concesso. A pag. LXXXVII
del saggio introduttivo di che cos'è "dio" per Seneca. Sono 25
frasi. Che tu dio lo chiami divino, non cambia molto i contenuti a cui la
parola si riferisce. E nemmeno il ruolo di disarticolazione del Mos Maiorum che ha avuto nella
società romana. Se sei un appassionato di stoicismo, hai una visione soggettiva. Io
che sono un appassionato di Mito, do allo stoicismo e alla filosofia una
visione negativa e i tempi storici, dal mio punto di vista, come nel testo
che posto, non si possono negare (almeno credo). Claudio Simeoni 14 settembre 7.27.15 Il concetto di Mos Maiorum
e tutta una serie di riflessioni da Numa al giorno
d'oggi: http://www.federazionepagana.it/mosmaiorum.html Non è una cosa da condividere o non condividere. Ringrazio M. V. Frisari per la sua pazienza
e per le sue preziose puntualizzazioni. Claudio Simeoni D. L. 14
settembre 11.20.29 Sono d'accordo con M. V. quando dice che "il Dio di cui parlava
Seneca va letto come Divino".Questa è una espressione presente negli
scritti di molti autori antichi ,come ad esempio Plutarco,ma anche Pindaro
vissuto addiritura nel IV sec a.e.v
. Con Dio,intendevano la compagine divina,la divinità in senso globale. M. V. F. A. 15
settembre 4.14.10 Ho letto l'articolo e lo trovo grosso modo condivisibile, conoscete
le mie posizioni repubblicane e anche io ritengo il culto imperiale come la
morte della Tradizione. Le mie posizioni sullo Stoicismo restano le stesse,
tuttavia trovo interessante la riflessione sul Logos che soppiantò i doveri
verso la società. D. L......... (ultimo post) Macrobio in uno dei momenti conclusivi dei Saturnalia
dice<Ebbene,vi siete convinti che non è possibile capire la profondità di
Virgilio,senza conoscere il Diritto Romano e quello Divino>Certamente Macrobio è un autore molto tardo,tuttavia non bisogna
dimenticare che faceva parte della cerchia di Vettio
Agorio Pretestato,forse l'ultimo propugnatore del Mos Maiorun e della religione
Romano Italica,in un periodo in cui era diventato pericoloso esserlo. Lui
esamina una serie di passi dell'Eneide,specificando che al di là della epopea
di Enea,c' è un substrato di insegnamenti relativi allo Ius
Divinum. In altri passi lui afferma che in Virgilio
va riconosciuto uno dei più profondi conoscitori del Diritto Pontificale. La
religione Romana non va confusa con quella Greca,e meno che mai con quelle di
tipo abramitico. Il rapporto con la divinità,nei
periodi più propriamente "Romani",non era come per queste a
carattere prevalentemente devozionale. Il confronto con la dimensione
divina,in cui credevano,era caratterizzato dal "do ut
es" e, non c'era nulla di immorale in questo.
Infatti si trattava del confrontarsi con il sovrumano nell'ambito di una
legge che coinvolge il visibile e l'invisibile. Era un raffrontarsi severo e
privo di aspetti emozionali,ma rigorosamente ligio ad una combinazione di
gestualità e formule,come si può notare proprio nel rituale dei Fetiali che l'autore dell'articolo ha citato. Per questo
non posso essere d’accordo con il paragone che egli fa tra la religione del
"nostro"Mos Maiorum
e certi aspetti e concetti del cristianesimo. |
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Terzo discorso sacro della Religione Pagana: impressioni e riflessioni sulla
Religione Pagana nei suoi comportamenti etici A questo punto della discussione non
restava altro che tentare, come ultima risorsa, di iniziare un discorso socio-religioso
che partisse da principi etico-sociali di cui
queste persone usavano i nomi. Inizialmente volevo fare un discorso
sulla Pietas, ma l’ho allargato ai principi del Mos Maiorum, di cui la
pietas è parte, per spingere queste persone a parlare se non di religione, di
cose simili. Qual è stata l’impressione ricavata
da questa discussione? Nessuno sa che cosa sia una
religione. Il termine Pagano e il termine Gentilitas
servono più a coprire rigurgiti fascisti (dio padrone, Stato padrone, in
contrapposizione all’articolo 3 della Costituzione per imporre super razza, o
un gruppo di dominio) che non a veicolare un legame emotivo fra le persone e
il mondo in cui vivono. Questo aspetto del rito religioso è
presa dalla pratiche Fenice di Baal. Ma è anche l’attività con cui Demetra e Iside nei
misteri davano “l’immortalità”. C’è sempre un mondo da affrontare che ci potrebbe bruciare. La paura folle di discutere di
qualche cosa, le aggressioni verbali per pretendere di essere accettati per
idee millantate, le accuse farneticanti di chi tratta temi religiosi, la
difesa aprioristica di legittimazioni squadristiche
(come Evola e gli uomini differenziati dai suoi libri “Il mito del sangue” e
“Sintesi di una dottrina della razza” sono allergico ad ogni discendenza di
razza o di sangue di chiara matrice ebraica ripresi dal cristianesimo nella
forma di fascismo e nazismo [citato post di Ignis Rumon]) nascondono da un disagio che non è relativo ad
“un’incapacità culturale”, ma a doppi fini per i quali si perseguono finti
obbiettivi religiosi. Si manifesta un attivismo verbale violentissimo
nei confronti di forme religiose legate al mondo (in ambito pagano), mentre
non esiste nessuna azione di manifestazione del pensiero religioso verso un
ambiente culturale cristiano che non è visto come “antagonista” al pensiero
religioso “pagano”, ma una specie di corollario se non la sua fonte di
ispirazione. Basta riflettere su Evola, tanto citato dagli imperialisti
romani, il cui “paganesimo” lo portò all’integralismo cristiano (che non
aveva mai abbandonato nei principi morali, etici e ideologici) o alla Wicca
che tratta il cristianesimo come la sua fonte di ispirazione ideologica (il Rede è elaborato da Agostino d’Ippona,
passa attraverso il movimento dei libertini, viene usato da Crowley per approdare nella versione di Gardner). Mi preoccupano coloro che parlano di “cameratismo con dio”. L’11 settembre 1973 i cristiani dettero il via ad un
genocidio. Dice, uno che si vergogna del proprio
nome, Ignis Rumon apparso
dopo la “sparizione” di Sogari, che per lui “paganitas” è “cameratismo con Dio”. Si tratta del concetto “Dio è con
noi” salmo 46 e motto del nazismo (e di ogni altro guerrafondaio in vena di
genocidio). La comprensione, messa in atto da
troppe persone verso forme di infantilismo del pensiero, fatte passare per
religione (è giusto che se uno crede a ... non può essere criticato), crea
sospetti sulla concezione religiosa di chi, prendendo le difese di quella
manifestazione infantile, di fatto, pone in atto un’aggressione a quella
stessa persona di cui finge di prenderne le difese. Che ne è di quella
persona quando esternerà il suo infantilismo in un ambiente culturale
attrezzato? Appare “come se” ci fosse la volontà
di far passare per Religione Pagana forme di infantilismo (alla Herry Potter, Le nebbie di Avalon, Giovani streghe,
Guerre stellari, Dune, ecc.) di razzismo (gruppo etnico discendenza di
sangue) e di nazismo (tripartizione), o di assolutismo religioso
(neoplatonismo), sperando che i Pagani non si accorgano delle implicazioni
nell’assumere, nel loro ragionamento, tali categorie di pensiero. Pagina wicca
dalla trasmissione televisiva Arcana (oggi le pagine sono
un po’ cambiate, ma fino a qualche anno
fa erano più o meno così) Se non si dicono quali sono le
proprie idee, se non si manifestano le proprie predilezioni religiose, se si
proclamano “valori” in termini generici, significa che ci sono un complesso
di riferimenti dei quali non si vuole parlare perché nascondono intenzioni
malsane.
La rievocazione storica è un’ottima
attività ludica ma non è né religione, né premessa religiosa anche se molti partecipanti sviluppando il discorso degli antichi
si interessano con maggior coinvolgimento delle Antiche Religioni. E’ uno dei miei timori, in questo
momento: se non si discute di ideologia religiosa, se nemmeno gli
imperialisti romani, che si riempiono la bocca di “pietas”, non sono in grado
di riaffermare il valore intrinseco, comportamentale, che attribuiscono al
termine “pietas”: perché sono intervenuti al congresso WCER? Quando si parla di “discendenza di
sangue”, va giustificata. Quando qualcuno contesta che il concetto di
“discendenza di sangue” come affermato è un’idea ebrea e cristiana, si deve
dire perché non è ebrea o cristiana (se ci riuscite). Che senso ha parlare di
razza, attribuendolo a “tradizioni romane”, quando a Roma non c’è mai stato
il concetto di razza inteso come elemento discriminante? Il discorso sulle razze è sempre stato
funzionale ad una gerarchia di discriminazioni. Nella società è servito solo per incitare al linciaggio dei più deboli. Quando si parla di “tripartizione” è
necessario precisare in che cosa consista e perché. Nel medioevo, prima della
rivoluzione francese, in Francia vigeva la tripartizione: i tre stati. Guarda
caso, chi è favorevole alla tripartizione sociale non si identifica mai col
terzo stato o, meglio ancora, col quarto stato. Recentemente, con le affermazioni di
Borghezio che incitava a sfruttare i localismi per far da traino al razzismo
e allo squadrismo, il sospetto che dietro ad affermazioni vuote di contenuti
si nascondano degli intenti poco puliti o quantomeno incoerenti, appare più
che legittimo. Borghezio del “Sole Padano” che ha
sempre usato i localismi per organizzare il razzismo nei confronti di persone deboli. Lo stesso vale per i Celti e il
celtismo, usato per aggregare le persone in forma non ideologica, ha finito
per rivelare ciò che era: un altro sistema mediante il quale imporre il
crocifisso ai ragazzini. Rimane un’ultima cosa da chiederci e
da chiedere all’ECER: Se l’ECER decide che quella R non sta
per RELIGION, ma sta per “rievocazione dei bei tempi antichi”, ha senso per noi
che come Federazione Pagana siamo una religione, LA RELIGIONE PAGANA, stare
nell’ECER?
Delegazione Lituana al Congresso WCER di Bologna
Rappresentante di un’associazione
tedesca al Congresso WCER di Bologna Non si tratta, ovviamente, dei vestiti,
ma dell’antica concezione religiosa di Giano. Un concetto religioso
tradizionale Romano. Giano è l’uomo radicato nel suo presente, in ogni
presente sociale e temporale. Con uno sguardo raccoglie l’esperienza passata
e con l’altro progetta il futuro religioso e sociale. Noi raccogliamo il
passato, ma solo in funzione della nostra capacità di costruire il futuro. E’
la necessità di costruire il nostro futuro, sociale e religioso, che guida la
nostra azione: nei congressi WCER, di questo non si è mai parlato. Immagine di Giano tratta dal sito del Giorno Pagano Europeo della Memoria. un sito dedicato a tutti i martiri
Pagani e a coloro che rivendicarono la
libertà dall’assolutismo cristiano. Il rito del GPEM viene celebrato presso il Bosco sacro di Jesolo – Venezia il giorno 24 febbraio (il sabato più
vicino) in memoria dello spegnimento dei fuochi sacri di Vesta
e, 1000 anni dopo, dei fuochi sacri Lituani. Se essere nell’ECER consiste nel vestirsi
come Ratzinger che imita paramenti (con tutte le variabili che la storia
della chiesa cattolica ha introdotto in questi 2000 anni) dell’Antica Roma, o
i vestiti da contadina medioevale votata alla castità delle suore cattoliche
(come abbiamo visto fare più volte al congresso WCER di Bologna) noi, che
come gli Antichi di Roma seguiamo una TRADIZIONE rivolta al futuro, possiamo
stare fra chi recita “giochi di ruolo” o “rievocazione storica” spacciandola
per religione? Noi, come Federazione Pagana, comprendiamo
se per fare un rito, qualcuno decide di vestirsi in maniera che ritiene
adeguata, magari imitando gli antichi. Ma solo se questo è parte di un
insieme della religione praticata in cui si discute e si presentano gli Dèi,
le idee etiche, la moralità, le idee sociali relative al proprio pensiero
religioso: non se diventa l’unica espressione della religione di chi, anziché
FARE religione, fa rievocazione storica. Immagini del rito al tempio di Atena Sounias
2004 Congresso WCER di Atene Questa è la cosa che dobbiamo
chiedere alle varie associazioni dell’ECER e dobbiamo chiedercelo anche noi
in Italia: QUESTO ERA L’UNICO SCOPO PER IL QUALE
FRANCESCO HA FATTO PARTIRE QUESTA DISCUSSIONE!
Renato Del Ponte al Congresso WCER legge la sua relazione a beneficio dei soli italiani. Dal
gruppo segreto su facebook, “Unione Italiana delle
Vie agli Dèi”, che oggi è stato chiuso, lo trovate all’indirizzo: di Facebook Qualcuno
aveva posto una questione alla quale, credo, nessuno abbia risposto: M. V. F. A. 14
marzo 8.49.17 Comunque, prima che cancellassi la discussione stavo dicendo... Puoi
avrei le mie critiche anche su Sua Eccellenza il Princeps
Magister Venerabile Augusto Renato del Ponte che fu
il responsabile a delegare il tutto nelle mani di Simeoni e che dai video che
ho visto invece di difendere e divulgare con tenacia la Tradizione Italica ha
fatto un imbarazzante e timida lezione di storia. Adesso so che mi pioverà
contro una valanga di insulti per questa critica a Sua Eccellenza il Princeps Magister Venerabile
Augusto eccetera eccetera però certo cose bisogna
dirle La questione è un po’ più complessa. Renato
del Ponte si è guardato bene di parlare di sé stesso come una persona
religiosa e, generalmente, non ha
partecipato a nessuna discussione.
Aveva paura della sua stessa ombra. Si comportava come se dirsi Pagano
o Gentile in pubblico gli creasse dolore psicologico con dei sensi di colpa
per aver peccato contro “il vero dio”. I suoi interventi sono stati “compitini” di un liceale che presenta la sua ricerca
sulla religione di Roma. Interventi sciatti senza patos e senza passione. Io con Del Ponte ho scambiato solo
poche battute quando ha sparato pubblicamente una imbecillità da “gran d’omo” affermando che “loro” erano la più vecchia
organizzazione pagana in Italia. Ho
evitato di riprenderlo pubblicamente, ma quando gli ho detto che non era
vero, ma che eravamo noi, ha obbiettato: “Ma voi non seguite la religione di
Roma”, Gli ho risposto: “Noi seguiamo la
Religione di Numa” e gli ho fatto capire che
dell’imperialismo romano non ci frega nulla (cosa che del resto gli ha fatto
capire molto bene Manuela quando ha dato il senso al rito leggendo “L’inno al fuoco”). Del Ponte non è psicologicamente in
grado di sostenere un ruolo religioso Pagano: fa cultura imperialista. Gioca
sui fraintendimenti culturali per spacciarsi, in privato, come persona
“pagana” e in pubblico per ricercatore culturale. E poi dà l’impressione di usare la
religione per nascondere e legittimare un’ideologia politica fascista (le
affermazioni e i motivi per cui auspicava la caduta dell’URSS nel suo
intervento non lasciano margine per equivoci). Grave non è avere un’ideologia
politica e una religiosa; grave è usare l’apparenza religiosa per
legittimare l’ideologia politica: grave è l’uso strumentale della religione. Si può avere una ferrea cultura
antica, ma non fare religione antica. Ci si può travestire da Celti, ma ciò
che sappiamo sui Celti è documentato: il resto sono giochi di bambini. Noi della Federazione Pagana facciamo
riti religiosi regolari perché, prima dei
riti, abbiamo elaborato un complesso dottrinale che lega la Religione
dell’Antica Roma e delle Antiche religioni alle esigenze della società
moderna. Queste idee le abbiamo misurate nella società. Le abbiamo giustificate
e motivate rispetto ad idee religiose opposte. Questo si chiama: RELIGIONE PAGANA |
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Il discorso continua in queste pagine:
1 – World Congress of
Ethnic Religions – European Congress of Ethnic Religions
Conclusioni e conseguenze sui gruppi
Pagani in Italia
2 – Il Mos Maiorum – I costumi degli
antichi. Dal Mos Maiorum
che rese grande Roma,
al Mos Maiorum che sancì la decadenza definitiva
3 – Primo discorso sacro della
Religione Pagana:
etica del comportamento di un’associazione religiosa.
4 – Secondo discorso
sacro della Religione Pagana:
gli Dèi, la realtà del mondo e le implicazioni religiose e sociali.
5 – Terzo discorso
sacro della Religione Pagana:
impressioni e riflessioni sulla
Religione Pagana nei suoi comportamenti etici.
30
settembre 2011
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le
Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
Tel.
3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it