L’idea del “prigioniero”

intesa come corpo desiderante

in una situazione di compressione psichica e di dolore emotivo.

L’Intento del Rito del Solstizio d’Inverno

 




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Nel 2012 la Federazione Pagana ha deciso di istituire il rito del Solstizio d'inverno da celebrare il sabato precedente la data del Solstizio d'Inverno. Nel 2012 il rito si è celebrato in data 22 dicembre. Nel 2015, il quarto rito si celebra il 19 dicembre. Cosa celebriamo come Religione Pagana?

Celebriamo: IL CORPO DESIDERANTE!

Se preferite il Sol Invictus. Un Sole che giunge alla fine e che desidera crescere rimuovendo gli ostacoli alla sua crescita. Provate a guardarlo in questa foto il Sol Invictus:

 

 

 

 

 

Non si tratta di una questione di pietismo: si tratta di una situazione che si presenta nella vita e che raffigura stati emotivi e condizioni psichiche nelle quali l’individuo costruisce la sua esistenza. Le nostre emozioni hanno spesso un fucile di ricatti psichici puntato addosso. A volte siamo come i bambini, a volte come la donna, a volte come colui che punta il fucile. Qualunque sia la situazione che viviamo o in cui identifichiamo il nostro stato fisico, psichico o emotivo, in quella situazione dobbiamo agire per costruire la nostra conoscenza. E’ come il seme che cade su una terra infeconda e si sente circondato e offeso nelle sue pulsioni volte alla germinazione.

E’ la condizione del prigioniero la cui compassione viene elargita solo se il nostro stato psico-emotivo coincide con uno dei soggetti rappresentati.

Questa raffigurazione è emblematica del nostro vivere sociale, ma ci sono altre rappresentazioni di prigionieri che costruiscono il loro cammino: qualunque siano le condizioni nelle quali sono costretti a vivere.

 

La libertà è un’aspirazione in cui veicolare le emozioni.

Nella nostra cultura la libertà è significata dal volo di gabbiani, colombe, piccioni perché nell’immaginario si è fissato il simbolo del volo come liberazione dagli ostacoli.

Come in questa rappresentazione dei paesi arabi alla biennale di Venezia fatta a Punta della Dogana o l’immagine di vele all’orizzonte:

 

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Mentre, le immagini della sottomissione e della repressione sono simboli che agiscono sul volto delle persone e nella deturpazione dei corpi:

Oppure gusci vuoti come emblema di cadaveri abbandonati.

 

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Corpi vivi e corpi negati. Impossibilitati a muoversi o prigionieri in un’apatia psichica, chiusi in cella o segregati in un labirinto di doveri dal quale non sono in grado di spiccare un “volo” e separarsi:

 

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Con rimpianti che non sono mai veri. Di occasioni perdute e di vite che hanno dimenticato di vivere la loro esistenza inseguendo gloria o obbedendo ad ordini o semplicemente illudendosi che un giorno valeva un altro in un’eterna omologazione ai più:

 

 

 

Il cristiano osserva dall’esterno. Dall’alto del mondo. E noi stessi, che scriviamo, ci poniamo come altro da ciò che vogliamo rappresentare. Noi non ci pensiamo come i prigionieri, i corpi violati, il cadavere che torna. Noi ci pensiamo come altro. Ci pensiamo come coloro che beneficiano dei corpi violati, dei prigionieri rinchiusi, dei morti. Noi ci identifichiamo come coloro che biasimano le cause, più o meno immaginate, che hanno prodotto lo scempio. E mentre biasimiamo, non facciamo altro che continuare a costruirne le condizioni che le hanno generate finendo per riprodurre lo scempio che biasimiamo.

Abbiamo sostituito la risposta alle nostre pulsioni la cui veicolazione rappresenta il nostro vivere nel mondo, col veicolare le nostre emozioni nel giudicare e descrivere il mondo. Ci siamo dimessi dal mondo per diventare degli spettatori del mondo. Abbiamo troncato i legami empatici che ci legano alla vita e ci siamo separati da essa.

Tanto più biasimiamo lo scempio e tanto più lo scempio diventa forte, potente, si alimenta del nostro biasimo che rappresenta legittimazione della sua esistenza.

Tanto più manifestiamo contro le cose che ci opprimono e tanto più le cose che ci opprimono vengono legittimate ad opprimerci.

 

Eppure il concetto di “prigioniero” è un concetto proprio delle antiche religioni. Eros è colui che “spezza le membra” o, se si preferisce “scioglie i legamenti”. E’ colui che modifica la condizione presente affinché i soggetti si dispieghino verso un futuro possibile.

In quest’opera d’arte, fotografata a Venezia, credo in campo san Maurizio, è ben definita la condizione del prigioniero:

 

 

 

Ciò che è contenuto e deve necessariamente spezzare i legami che lo contiene come la riproduzione continua dell’Eros degli Orfici come espressa in quest’opera:

 

 

 

Il concetto di “prigioniero, della forma e del presente” è un concetto presente nella vita.

Quando noi spostiamo lo sguardo alla nostra vita ci accorgiamo di vivere in una condizione di “perenne desiderio” la cui soddisfazione implica sempre una modificazione del presente in cui viviamo. Implica lo spostamento del punto di vista sul quale fissiamo il nostro sguardo.

Non siamo più gli spettatori onnipotenti che giudicano descrivendo il mondo, ma siamo i soggetti desideranti che mettono in atto azioni e strategie per soddisfare il desiderio. La soddisfazione del desiderio implica sempre una modificazione del rapporto fra soggetto desiderante e realtà oggettiva in cui il desiderio si dispiega.

Dove non c’è il desiderio, dove il cadavere si è sostituito al corpo desiderante, allora si subiscono le condizioni imposte da altri:

 

 

 

Come queste erbe che non sono più corpi desideranti, ma cadaveri di coscienze e consapevolezze che furono.

 

Il prigioniero che spezza le catene; il prigioniero che “scioglie i legamenti”; il prigioniero che spezza le membra; noi lo riconosciamo perché ci siamo posti in una condizione altra dal prigioniero. Siamo in posizione altra rispetto alla volontà del feto che manifesta il desiderio di nascere. Siamo in posizione altra rispetto al pulcino che spinge per uscire dall’uovo. Siamo in posizione altra rispetto al seme che desidera germogliare. Siamo in posizione altra rispetto all’idea del Sole che “deve” sorgere.

 

Celebrare il “prigioniero” significa celebrare il desiderio di Eros che spinge per veicolare il desiderio. Significa celebrare la modificazione di un presente che la ragione intende come forma statica. Significa celebrare una tensione che da una “oscurità” vissuta come rappresentazione di un desiderio in potenza, si spinge verso la “luce” della felicità del desiderio veicolato.

Una pulsione che viene fatta nostra: noi siamo i protagonisti del nostro cammino che in una perenne oscurità si muove verso la luce del desiderio soddisfatto. Dell’Eros dispiegato!

Corpi desideranti, non cadaveri passivi alle intemperie della vita.

Un sole che splende illuminando l’oscurità che attraversa. E’ il prigioniero che avanza sciogliendo le costrizioni del proprio desiderare.

 

Non esaltiamo la prigionia; perché la condizione di prigionia è il male. Non esaltiamo la condizione del prigioniero, perché la condizione del prigioniero è la condizione del male. Non esaltiamo la condizione della ragione e la sua fissità in un presente di forme descritte, perché questo è male.

Esaltiamo il desiderio che si esprime in ogni soggetto in ogni presente. Il desiderio che spinge a modificare una condizione opprimente.

Lo esaltiamo e lo celebriamo perché, questo, è il fondamento primo della nascita di ogni coscienza.

 

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Sofferenza, sottomissione, negazione del desiderio, negazione dei corpi desideranti, sono principi e virtù delle religioni monoteiste che negando il corpo desiderante, il desiderio dell’uomo, lo sottomettono ad un dio padrone desiderante. Nella religione cristiana, ebrea, musulmana è il dio padrone che desidera. Nel buddismo stesso l’individuo desiderante deve essere annullato affinché giunga nel nulla: il Nirvana!

 

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Il rito del Solstizio d’Inverno è il rito del DESIDERIO.

Un desiderio che si accumula e che si dispiega nel rito dell’Equinozio di Primavera con la nascita.

Ogni nascita che l’accumulo di desiderio genera come sua veicolazione. Come la Primavera è la nascita di ogni stadio di consapevolezza dell’uomo, di ogni mutamento attraverso cui l’uomo giunge ad un nuovo inizio, così il Solstizio d’Inverno è il Potere del desiderio che accumula potere per una nuova vita, una nuova consapevolezza, un nuovo tratto di percorso dell’esistenza.

 

NOTA: Le immagini sono quasi tutte tratte dall’esposizione della biennale di Venezia, 53esima e 54esima edizione, raccolte in web o personali.

 

 

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

 

13 novembre 2012

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

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