DEL TARTARO
Di Claudio Simeoni
Il
19 settembre 2006 è apparso sul quotidiano La Repubblica un articolo a firma
James Hillman tradotto da Susanna Basso, dal titolo “L’importanza dei sogni”.
Hillman riprende il discorso che aveva iniziato su “Il sogno e il mondo infero” ed. Adelphi in cui dice:
“La differenza fra una teoria psicologica coesa e un coerente
atteggiamento psicologico sta nel fatto che quest’ultimo è al tempo stesso più
modesto nelle ambizioni e più audace nella prassi. Con la nostra prospettiva, i
sogni possono appartenere alla teoria che più ci aggrada (quella di Freud, di
Jung, di chiunque altro), perché le narrazioni metapsicologiche che spiegano i
sogni (la loro natura, funzione, dinamica, simbolismo) sono irrilevanti per il
sogno e le sue immagini.” Pag. 241
La
questione che pone Hillman è: vivere il sogno anziché interpretare il sogno.
Nell’educazione
cristiana il corpo, con tutte le sue parti, la psiche e le pulsioni, vengono
separate dall’io. Quel “Io sono” espresso in maniera mentale, attraverso il
pensiero parlato, si separa da ogni parte del corpo, da ogni pulsione
fisiologica e vive il suo corpo e le sue pulsioni come “altro da sé”. Un altro
da sé con cui convivere i conflitti della quotidianità. La gamba mi serve per
camminare; il cervello mi serve per pensare. Ma quando cammino sono io che
cammino, con la mia totalità e se la gamba si trasforma nello sforzo fisico, è
tutta la mia persona che si trasforma: io stesso non sono più ciò che ero
prima.
Io
sono la mia gamba, io sono il mio cuore, io sono il mio cervello: io sono il
sogno!
Come
sono abituato a considerare la gamba come un oggetto diverso da me e in
funzione di un uso economicamente vantaggioso, così considero il sogno come un
oggetto diverso da me e, del sogno, cerco un uso vantaggioso nella mia vita
quotidiana.
Nell’articolo
su La Repubblica, Hillman punta molto sulla ricucitura fra l’individuo, il
corpo e il mondo in cui vive e per come lo sta vivendo. Ed è la ricucitura
psichica di quella separazione che il cristianesimo ha prodotto al fine di
dominare e controllare l’individuo: l’individuo che processa le proprie
pulsioni anziché mettere in atto strategie per soddisfarle sia pur nei limiti e
nei modi che la società in cui vive consente o tollera.
Hillman
suggerisce sette modi con cui relazionarsi con i sogni:
1)
Non
cercate di sfuggirlo.
2)
Resistete
alla conoscenza di sapere il significato del sogno o dalla volontà di trarre
una profezia.
3)
Non
vi sforzate di collegare il sogno alla veglia e alle sue ansie;
4)
Se
proprio non riuscite a far a meno di pensare che il sogno parli a voi,
accoglietelo come un ospite;
5)
Considerate
che il sogno è un intero e che ogni sua parte va ricondotta al resto (dell’individuo,
corpo e psiche);
6)
Lasciate
che il sogno vi sposti, se non lo fa trasformatelo in una fantasticheria;
7)
Lasciatevi
travolgere dal sogno. Partecipazione, anziché interpretazione.
Che
cosa sta dicendo in sostanza Hillman?
Sta
dicendo alle persone di vivere anziché catalogare, descrivere.
Proviamo
a tradurre in funzione della vita quotidiana quanto scritto da Hillman a
proposito di come ci si relaziona con il sogno:
1)
Non
cercate di sfuggire alla vita, alle contraddizioni, ai suoi problemi e alle sue
sfide;
2)
Resistete
al bisogno di conoscere il “perché della vita” o l’attesa in una provvidenza;
3)
Non
vi sforzate di sottomettere la sfida quotidiana all’attesa della provvidenza;
4)
Se
proprio non riuscite a far a meno della provvidenza, spostatela “al dopo” e non
usatela “ora”;
5)
Considerate
il vostro corpo e la vostra esistenza come un intero. Il corpo come insieme che
vi rappresenta e la vita come una sequenza di scelte dove la scelta di oggi
fonda le possibilità di scelta di domani;
6)
Lasciate
che la vita vi arricchisca e, se non lo fa, cercate la sfida nella vostra
esistenza;
7)
Lasciatevi
travolgere dalla vita. Partecipazione, anziché interpretazione.
Il
sogno come un mondo in cui vivere.
Ma
perché Hillman giunge a queste conclusioni?
Forse
partendo dalla parte introduttiva dell’articolo in cui dice:
“Partiamo dalle macerie. In piedi non è rimasto nulla. Il
formidabile edificio costruito da Freud nel 1900 – il più voluminoso dei suoi
scritti – non ha resistito nemmeno un secolo. Gli etnologi hanno invalidato la
sua pretesa di universalità; le femministe hanno denunciato le faglie misogine
che attraversano la sua roccia; i marxisti ne hanno demolito il taglio borghese,
mentre gli storici sociali hanno collocato l’intera costruzione nell’ambito del
colonialismo ottocentesco, cosicché gli ambientalisti contemporanei hanno
potuto risotterrare frammenti di Freud e ripartire da una nuova prospettiva “naturale”
che vede nel sogno il riflesso psichico del mondo.”
Come
si legge, le macerie della psicanalisi sono state prodotte dalla necessità di
ricondurre tutto ad una forma di “realtà utilitaristica” in funzione di un
quotidiano che rappresenta, nella sua descrizione, il reale assoluto.
Un
reale assoluto che Hillman trasferisce nel sogno.
Il
sogno, dice Hillman, è un altro reale assoluto, come la vita quotidiana, non ti
resta altro che viverlo. Viverlo, come vivi la vita quotidiana, viverlo appieno
anziché interpretarlo. Viverlo in sé, anziché ridurlo ad oggetto d’uso, più o
meno utile, in funzione di una diversa realtà.
Non
ci resta altro, dice Hillman, visto che cosa è successo alla grande struttura
costruita da Freud e al crollo che ha subito quando si è confrontata con la
realtà quotidiana delle singole persone.
Ciò
che Hillman non può fare è: RIPENSARE L’UOMO!
Consideriamo
due citazioni di Hillman da “Il sogno e il mondo infero”:
“La qualità spirituale del mondo infero emerge nel modo più chiaro
nelle descrizioni del Tartaro, il quale, da Esiodo in poi, era immaginato al
fondo dell’Ade, come una voragine estrema. Il Tartaro era spesso paragonato
alla volta celeste, il quale distava dalla terra tanto quanto il cielo al di
sopra di essa; ed era personificato come figlio di Etere e di Terra, dunque un
regno di polvere, un composto dell’elemento più materiale e dell’elemento più
immateriale.” p. 54
E
ancora:
“La prima distinzione è tra la pianura verde, orizzontale di
Demetra, con tutte le sue attività preposte alla crescita, e Gea che è la Terra
al di sotto di Demetra. Questo secondo livello, Gea, può essere immaginato come
il terreno fisico e psichico di un individuo o di una collettività, il loro “posto
sulla terra”, con i relativi diritti naturali, riti e leggi. Qui Gea è uno dei
fondamenti da cui la vita umana dipende ancora più profondamente che dal cibo e
dalla fertilità. Gea rappresenterebbe i riti e le leggi che garantiscono la
fertilità, una sorta di principio regolatore materno, che rende possibile la
fertilità materiale e ne costituisce il terreno spirituale. Poi, al di sotto di
questi due livelli, abbiamo il terzo, chthon, il profondo il mondo dei morti.
Naturalmente la mentalità Politeista non divide mai in modo netto questi “livelli”,
e quindi negli epiteti e nei culti Demetra-Gea- Cton spesso si fondono.” P.
51-52
Il
mondo dello scuro; il mondo della Terra; il mondo del cielo.
Ma
visto da quale prospettiva?
Io
elenco questi tre mondi partendo dal presupposto che ho i piedi per terra. C’è
stato un momento, della mia esistenza, in cui il mondo che oggi definisco “il
mondo della terra” era la pancia di mia madre che io vivevo come presente.
Fuori della pancia di mia madre c’era l’oscuro Tartaro. Il Tartaro lo
riconoscevo. Infatti da mia madre giungevano ansie, paure, gioia, tensioni,
piacere che altro non erano che le risposte che il Tartaro sollecitava da lei.
Poi
il Tartaro mi ha inghiottito e sono morto. I polmoni si sono riempiti d’aria ed
ora guardo il cielo e temo l’oscuro che mi ha vomitato.
La
piccola Demetra, Persefone, ha avuto cura di me, mentre dall’Ade salivo alla
Terra. Ha fatto in modo che io non mi girassi indietro per rimpiangere quanto
lasciavo.
Ora
vivo, fra la terra e il cielo, e la morte del corpo fisico mi attende.
Una
piccola Demetra mi ha accompagnato nella pancia di mia madre, ma cosa vuole da
me Demetra quando mi chiede di arare tre volte il campo?
Demetra
è la crescita. Persefone ha spinto il feto affinché diventasse un bambino,
Demetra spinge l’uomo affinché diventi qualcos’altro.
Solo
che quel qualcos’altro non deve solo nascere, ma deve crescere e invadere, a
poco a poco, l’intero organismo umano e deve, soprattutto, trovare un momento
di mediazione fra egli, che attraverso Demetra accresce la propria potenza, e
la ragione umana che si prepara a morire assieme al corpo fisico.
Conclude
Freud il suo scritto “L’io e l’Es” del 1922 scrivendo, quasi percependo che
qualche cosa gli sfugge:
“L’Es, a cui ritorniamo per concludere, non ha mezzi per attestare all’Io amore o odio. Non può dire ciò che vuole; non è pervenuto alla costituzione di una volontà unitaria. Eros e pulsione di morte lottano in lui; abbiamo veduto con quali mezzi le pulsioni di un tipo organizzano la propria difesa contro le pulsioni dell’altro tipo. Potremmo rappresentarci la situazione come se l’Es soggiacesse all’imperio delle silenziose ma possenti pulsioni di morte, le quali cercano la pace e si sforzano di ridurre al silenzio, secondo l’indicazione del principio di piacere, il turbolento Eros; ma non vorremmo in tal modo aver sottovalutato la parte che spetta all’Eros.”
Al
di là di come Freud la descrive, è una lotta per la morte del corpo fisico e
per la nascita di UN QUALCHE COSA. Un qualche cosa che viene costruito dall’uomo
arando tre volte la sua terra, la sua vita, come chiede Demetra; come Eros ha
imposto!
Ed
è in questa prospettiva che va inserito il sogno.
Il
sogno svolge la funzione di mediazione (o un possibile terreno per l’eventuale
mediazione) fra quanto l’Essere Umano partorisce e costruisce arando tre volte
la propria vita, la propria quotidianità e le sue necessità di crescere,
percepire, intuire, intervenire nel mondo di cui la ragione è padrona assoluta.
Il
sogno è un terreno psichico in cui, quanto cresce generato dall’attività dell’uomo,
può vivere ed agire senza interferire con la ragione.
L’altro
che cresce dentro di noi: l’altro che, come la nostra gamba, è noi che ci
esprimiamo in una necessità.
L’altro
che percepisce un mondo di emozioni non può intervenire, se non saltuariamente,
nel mondo della descrizione, della forma, della quantità.
L’altro
che cresce dentro di noi percepisce il mondo in un modo inconoscibile da parte
della ragione. Ma non un mondo diverso: questo mondo attraverso fenomeni che la
ragione ignora.
Così
il sogno diventa un terreno di mediazione fra il mondo percepito dal “noi
stesso che sta crescendo dentro di noi” e il mondo della ragione nel quale
agiamo, pensiamo, descriviamo.
Quando
il “noi stesso che sta crescendo dentro di noi” deve intervenire lo fa
attraverso l’intuizione, cioè attraverso quella “folgorazione” funzionale che
giunge alla Coscienza nel momento di necessità soggettiva.
I
tre mondi Antichi che Hillman descrive altro non sono che i tre mondi delle
fasi della vita in cui le azioni, l’agire, il vivere nel momento presente
fondano il “noi stessi” attrezzato per affrontare il mondo successivo dopo la
morte di questo presente. Già, perché chi muore non sono io: ma il mondo in cui
vivo. Il mondo della ragione. La limitatezza in cui esercito la mia percezione.
Come quand’ero feto.
Vengo
da uno scuro, vivo in un presente, vado verso una luce!
Nel
sogno superiamo la barriera di Ade:
“Intorno vi corre un bronzeo recinto; e la notte
triplicemente si stende d’intorno al collo; e di sopra
sorgono le radici della terra e del mare infecondo.
E’ lì che gli DEI Titani, sotto caligine scura,
sono celati per volere di Zeus adunatore di nubi,
in un’oscura regione all’esterno della terra prodigiosa.
Ed essi non possono uscire perché Posidone vi pose porte
di bronzo e un muro vi corre attorno da tutte le parti.”
Esiodo, “Teogonia” 726-733
La
barriera che Zeus ha posto fra il mondo della ragione e il mondo come viene
percepito dal “noi stesso che sta crescendo dentro di noi”.
Nel
sogno si incontrano le immagini della ragione e le percezioni del “noi stesso
che sta crescendo dentro di noi”.
Nel
sogno si incontra il noi stesso che agisce nel presente e il noi stesso che sta
crescendo per agire nel futuro. Il noi stesso del presente, grazie a Demetra,
va verso la morte; il “noi stesso che sta crescendo dentro di noi” va verso la
nascita.
Così
le intuizioni di Freud si comprendono all’interno della lotta degli individui
per rimuovere la “verità” del loro presente e fondare il proprio futuro.
Comprendiamo perché il castello della psicanalisi è crollato: le intuizioni
erano geniali, ma si inserivano in un modello culturale cristiano, monoteista,
tentando di fondare una nuova e diversa “verità”.
In
questa prospettiva: L’IMPORTANTE E’ VIVERE!
Vivere
nella quotidianità.
Vivere
nel sogno.
Perché
vivere con passione, impegno nella vita quotidiana ci permette di costruire il “noi
stesso che sta crescendo dentro di noi”; vivere con passione, fantasia e
partecipazione il sogno permette al “noi stesso che sta crescendo dentro di noi”
di diventare sempre più forte e interagire col mondo in cui viviamo.
E
quando il “noi stesso che sta crescendo dentro di noi” interagisce e si
armonizza con la ragione e questa lascia, sia pur per qualche istante, il
controllo dell’individuo, ecco emergere quella che Hillman definisce la
necessità degli Esseri Umani: L’IMMAGINAZIONE!
L’immaginazione non è altro che la mediazione che un individuo riesce a fare fra il mondo come descritto dalla ragione e la comprensione del mondo del “noi stesso che sta crescendo dentro di noi”. La mediazione trova nel sogno il momento di espressione del “noi stesso che sta crescendo dentro di noi” e nell’immaginazione della ragione la sua compartecipazione con la ragione nella gestione della vita quotidiana dell’individuo.
Hillman
ha ragione:
L’IMPORTANTE
E’ VIVERE!
VIVERE
CON PASSIONE, VIVERE CON COMPARTECIPAZIONE tutto il tempo che possiamo rubare
al grande Zeus per presentarci potenti alle Bronzee porte che chiudono l’accesso
all’Ade.
Avremmo
forza sufficiente per aprirle?
Marghera, 20.09.2006
VAI ALL'INDICE DEI TESTI RELATIVI AI FONDAMENTI DELLA RELIGIONE PAGANA POLITEISTA!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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