Di
Claudio Simeoni
L’intuizione
è definita come:
“Comprensione di qualcosa
senza mediazione concettuale. Il termine, di pertinenza più filosofiche che
psicologica, quando non è impiegato in senso generico ha una caratterizzazione
differente a seconda del campo di applicazione.”
E
ancora dell’Intuizione, dice Jaspers:
“L’atteggiamento intuitivo
non è un guardare rapido e distratto, bensì uno sprofondare in sé stessi. Non è
già che si metta in sodo ancora una volta ciò che si sapeva già prima, bensì ci
si impadronisce di qualche cosa di nuovo e di adempiuto in un processo della
perspicuità che si sviluppa. Tutto quanto l’intuito è compreso nella scissione
di soggetto e oggetto, ma il suo movimento oscilla fra il soggetto in tal modo,
che esiste in esso una coscienza della contiguità, dell’affinità, della
parentela con l’oggetto laddove l’atteggiamento razionale crea la distanza
tutta intera, e l’atteggiamento mistico l’abolisce tutta, eliminando la
scissione di soggetto e oggetto. (1919 p. 81).”
Ed
è spinta ad emergere dentro all’individuo dalla tensione:
La
tensione è così definita:
“Tensione accidentale:
discende dalla concezione Aristotelica con riferimento all’intervallo che
separa la potenza dalla sua piena attuazione nell’atto. Questo modo di pensare,
molto diffuso anche nel linguaggio comune, tradotto psicologicamente, si
riferisce all’intervallo che separa il bisogno o il desiderio dalla rispettiva
soddisfazione in cui si esprime l’omeostasi, ossia la tendenza dell’organismo a
mantenere il suo equilibrio in base al principio che G. Th. Fechner aveva
chiamato di stabilità e Freud costanza. Lo stato di tensione è accompagnato da
una condizione emotiva.”
La
tensione emotiva è la forza che spinge ad emergere l’intuizione nell’individuo.
Ma l’intuizione può emergere soltanto se c’è stato, dentro all’individuo, un
accumulo di elementi di “conoscenza” diversi dalla ragione che si sono
sedimentati e cementati insieme dall’attività della persona.
Il
meccanismo di uscita dell’intuizione nella persona è attivato dalla presenza
simultanea da un accumulo di esperienze che guidano la qualità e la funzione
dell’intuizione in presenza di tensioni psichiche generate da un accumulo di
bisogni o desideri dove l’insorgenza nel soggetto dell’intuizione è in grado di
favorirne la soddisfazione.
L’emergere
dell’intuizione, come elemento funzionale nella vita dell’individuo, è
possibile soltanto se l’individuo ha rimosso gli ostacoli che la ragione ha
posto affinché l’intuizione non possa emergere costringendola alla
modificazione della descrizione del mondo. L’emergere dell’intuizione porta
l’individuo ad agire al di là e al di fuori della ragione costringendo la
stessa a modificarsi per giustificare l’intuizione e i suoi effetti.
Se
Jaspers ci dice che l’intuizione è un immergersi dell’individuo dentro sé
stesso, in realtà l’intuizione è un emergere dal profondo dell’individuo di un
dato di conoscenza che giungendo alla coscienza ne modifica gli equilibri.
L’intuizione
emerge da quanto viene percepito dall’apparato del sentire soggettivo, ma che
viene scartato dalla ragione pur essendo importante per la vita del soggetto.
Il sentire soggettivo, dato un accumulo di dati e dato un accumulo di tensioni
di bisogni e desideri, fa emergere l’intuizione quando il tempo, fra bisogno
che spinge accumulando tensioni dentro all’individuo e soddisfazione dello
stesso, si sta dilungando nei tempi avvicinandosi pericolosamente a quella
soglia di stress dove il bisogno insoddisfatto o represso si trasforma in
patologia.
Il
sorgere dell’intuizione nell’individuo produce uno stato emotivo che modifica
l’intero organismo sia fisico che psichico:
L’emozione
è definita come:
“Reazione affettiva intensa
con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale.
La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e
psichico. Le reazioni fisiologiche ad una situazione emozionante investono le
funzioni vegetative come la circolazione, la respirazione, la digestione e la
secrezione, le funzioni motorie tramite un’ipertensione muscolare, e le
funzioni sensorie con svariati disturbi alla vista e all’udito. Le reazioni
viscerali si manifestano con una perdita momentanea del controllo
neurovegetativo con conseguente incapacità temporanea di astrazione dal
contesto emozionale. Le reazioni espressive riguardano la mimica facciale, gli
atteggiamenti del corpo, le abituali forme di comunicazione. Le manifestazioni
psicologiche si manifestano come riduzione del controllo di sé, difficoltà ad
articolare logicamente azioni e riflessioni, diminuzione della capacità di
metodo e di critica.”
Quando
si è attraversati da un’emozione, l’intero individuo viene “sospeso”. Lo stesso
è quando si viene attraversati da un’allucinazione.
L’allucinazione è un’emozione che viene generata dallo stesso apparato del sentire dell’individuo da cui si genera l’intuizione.
L’allucinazione è definita come:
“Percezione
di qualche cosa che non esiste e tuttavia è ritenuto reale. Detta percezione,
che è involontaria e non criticata, ha caratteri della sensorialità e della
proiezione spaziale.
Come tale va distinta dall’Illusione che è una distorsione
percettiva, nel senso che si percepisce un oggetto diverso dall’oggetto
stimolo.
Le allucinazioni più frequenti sono quelle che investono gli organi
di senso e, in particolare, la vista e l’udito. A queste si aggiungono
allucinazioni meno frequenti e più specializzate nella loro configurazione. Le
allucinazioni possono essere vissute anche da persone normali, come quando si
ha la sensazione di sentire squillare il campanello o di sentire odore di bruciato.
In questi casi, quando la falsità viene riconosciuta almeno fino ad un certo
punto, si parla di pseudoallucinazioni. Queste sono frequenti nelle fasi di
risveglio (allucinazioni ipnopompiche) o di addormentamento (allucinazioni
ipnagogiche). Il soggetto assiste a questi fenomeni con un certo stupore, ma in
modo neutro e distaccato. Le allucinazioni ipnopompiche provocano spesso il
risveglio e in quell’occasione se ne riconosce l’irrealtà.”
Entrambe, allucinazione e intuizione, sono manifestazione di un’emozione soggettiva determinata da uno stimolo ambientale; da uno stimolo relazionale. Si manifestano quando c’è una “fusione psichica” fra un aspetto del soggetto e un aspetto del mondo che, presentandosi al soggetto, crea un’unità di trasformazione del soggetto stesso.
L’unità
che si crea fra il soggetto e l’ambiente sospende la ragione dell’individuo.
Sospende il controllo che la descrizione della ragione ha sull’individuo e,
nella persona, si manifestano stati psico-fisici incontrollati e
incontrollabili, come se la persona si disgregasse a livello psico-fisico
perdendo la sua apparente e “normale” unità.
Come
l’allucinazione, anche l’intuizione provoca una breve reazione affettiva
intensa. In altre parole, la disgregazione che l’unità dell’individuo subisce
nell’insorgere di una intuizione o allucinazione (salvo lo stato patologico
acuto) è sempre di breve durata. Normalmente l’individuo riprende il controllo
della propria unità, ma non è più l’unità che ha preceduto l’insorgere
dell’intuizione e dell’allucinazione. L’emozione ha modificato l’unità
dell’individuo e questo è stato ricomposto in una diversa unità che ha
fagocitato l’intuizione o l’allucinazione che lo ha emozionato.
Cosa
determina l’insorgenza di allucinazione piuttosto che intuizione?
Certamente
la malattia, ma la malattia come risposta soggettiva a stimoli ambientali.
L’incapacità o l’impossibilità da parte del soggetto di riempire la propria
esistenza di esperienze mancando di far crescere la tensione di comprensione e
penetrazione dello sconosciuto che lo circonda; in particolare per quanto
riguarda il tempo e le trasformazioni in corso nella propria vita. L’individuo
va alla ricerca della “rassicurazione” in quanto spinto da una tensione di
timore per la trasformazione che lo angoscia.
Concetto
di Angoscia:
“A differenza della paura
che è sempre paura di qualche cosa di determinato, l’angoscia non si riferisce
a nulla di preciso, ma designa lo stato emotivo dell’esistenza umana che non è
una realtà, ma una possibilità, nel senso che l’uomo diventa ciò che è, in base
alle scelte che compie e alle possibilità che realizza. Ma è di ogni
possibilità tanto la possibilità-che-sì quanto la possibilità-che-no, per cui
l’uomo è sempre esposto alla nullità possibile di ciò che è possibile, quindi
alla minaccia del nulla. “Nel possibile, tutto è possibile” scrive Kierkegaard,
ed essendo l’esistenza umana aperta al futuro, l’angoscia è strettamente
connessa all’avvenire che è poi quell’orizzonte temporale in cui l’esistenza si
realizza: “Per la libertà, il possibile è l’avvenire, per il tempo l’avvenire è
il possibile. Così all’uno come all’altro, nella vita individuale, corrisponde
l’angoscia” (1844, p. 113). Il passato può angosciare in quanto si ripresenta
come futuro, cioè come una possibilità di ripetizione. Una colpa passata, ad
esempio, genera angoscia se non è veramente passata, perché in questo caso
genererebbe soltanto pentimento. L’angoscia è legata a ciò che è, ma può anche non
essere, al nulla connesso ad ogni possibilità, l’angoscia è il tarlo del nulla
nel cuore dell’esistenza.”
Freud
ha rilevato che stati angosciosi si manifestano:
“Incorrono frequentemente
nella nevrosi d’angoscia le donne vergini, le donne astinenti, le donne
sottoposte a coito interrotto o riservato, e le donne in climaterio che non
trovano appagamento corrispondente all’accentuarsi del bisogno sessuale. Sempre
secondo Freud vanno incontro alla nevrosi d’angoscia gli uomini astinenti,
coloro che interrompono bruscamente abitudini masturbatorie e quanti praticano
il coito interrotto o riservato.”
L’angoscia
è il vuoto. E’ l’atteggiamento di fallimento che ha l’individuo davanti alle
trasformazioni. Soprattutto davanti alle emozioni che sono trasformazioni
capaci di modificare la sua struttura psico-fisica.
Freud
rileva la relazione fra comportamenti sessuali e la nevrosi d’angoscia. La dove
le tensioni sessuali, trasformate in bisogno, non vengono soddisfatte creano,
nell’individuo, il deserto. L’angoscia come disertificazione delle capacità
psichiche con le quali l’individuo costruisce e fonda la propria esistenza. In
questa disertificazione psichica le ragioni della descrizione del mondo imposta
dalla ragione e dalla sua morale assumono forza impositiva e coercitiva nei
confronti dell’apparato del sentire soggettivo dell’individuo. Questo apparato
non è più in grado di far giungere alla coscienza la sua elaborazione di
fenomeni che la ragione scarta o non considera. La ragione non è più sospesa
dagli atti sessuali dell’individuo, dalla soddisfazione della propria
sessualità. Più in generale l’individuo non è più in grado di emozionarsi per i
fenomeni che riceve dal mondo. Emozionarsi significa sospendere il controllo
della ragione sull’individuo; aprire dei canali di comunicazione fra l’apparato
del sentire dell’individuo e la sua coscienza.
In
quel momento appare la patologia psichiatrica.
La
ragione riveste l’intuizione con la propria immaginazione. L’intuizione,
raccogliendo l’energia repressa dai comportamenti autorepressivi
dell’individuo, giunge lo stesso alla coscienza, ma la ragione ha la forza di
trasformarla rivestendola della propria descrizione. La riveste dei caratteri
descrittivi che sono stati imposti dall’individuo nella sua crescita. Così l’intuizione,
caricata dall’energia repressa nell’individuo e rivestita dalla ragione si
presenta alla coscienza dell’individuo con tutti i caratteri di realtà
coinvolgendo tutti i sensi dell’individuo. L’allucinazione conferma la
disertificazione psichica dell’individuo e conferma le sue angosce.
L’intuizione
e l’allucinazione sono due aspetti diversi dei segnali che dall’apparato del
sentire dell’individuo si riversano alla sua coscienza in base a come
l’individuo agisce nella sua esistenza. A come l’individuo ha costruito sé
stesso, a come l’individuo agisce nei confronti delle tensioni che lo
attraversano e come l’individuo si pone davanti alla vita.
Davanti
alle scelte della vita l’individuo non ha solo “possibilità-che-sì” e
“possibilità-che-no”, ma ha anche quella
“possibilità-che-distrugge-il-presente”.
L’angoscia
dell’individuo non è prodotta solo dal fallimento, ma dal fallimento che
diventa azione di distruzione del proprio presente. Così l’allucinazione
diventa conferma del suo presente. L’allucinazione è la conferma dell’attività
educazionale che l’individuo ha subito e che lo rassicura del proprio presente
psichico-emotivo impedendogli scelte diverse dall’educazione che ha subito.
Solo che la specie ha modificazioni che non sono comprese dalla volontà diretta
dell’individuo. Si tratta delle trasformazioni fisiche e, comunque, psichiche
della persona nelle quali interviene con forza la sua angoscia provocando la
malattia psicosomatica.
La
mancanza di capacità dell’individuo di affrontare il suo presente costruisce dentro
di lui l’angoscia delle trasformazioni bloccandolo in un presente immobile
mentre il suo fisico e la sua psiche stancamente lo conducono verso la morte
del corpo fisico.
L’intuizione
si manifesta nell’individuo quando costui agisce in funzione di una “possibilità-del-si”;
di una possibilità di trasformazione verso un futuro. La frase di Kierkegaard, “Per
la libertà, il possibile è l’avvenire, per il tempo l’avvenire è il possibile.”
Può essere assunta a modello dello sviluppo delle capacità intuitive dell’individuo.
La libertà toglie le limitazioni alla capacità dell’individuo di penetrare lo
spazio nel presente al fine di il futuro in cui, mentre l’individuo attua le
sue possibilità un altro individuo, modificato da molte emozioni, si presenta
come un gigante in un nuovo e diverso presente.
Così,
mentre l’allucinazione si impadronisce di un individuo incapace di agire nel
presente, l’intuizione sussurra alla ragione dell’individuo che vive
strategicamente la propria esistenza costruendo il possibile come avvenire
quale scopo del proprio esistere.
Allucinazione
e intuizione sono prodotte dall’apparato del sentire profondo dell’individuo.
Ma che sia l’uno o l’altro appartiene alle scelte, favorite o ostacolate dall’ambiente,
che vengono fatte dall’individuo. Tanto più un individuo viene represso,
costretto, bloccato, chiuso, interdetto, proibito, vietato, tanto più il suo
apparato del sentire profondo sarà impedito nella sua azione e farà dell’allucinazione
l’unica espressione che presenterà all’individuo. Tanto più un individuo romperà
i legamenti, gli impedimenti diventando autonomo, indipendente, svincolato,
progettando la propria esistenza e impegnato nelle condizioni e contraddizioni
della propria esistenza, tanto più il suo apparato del sentire profondo gli
invierà intuizioni per affrontare al meglio la propria esistenza.
Alla
fin fine, la differenza fra intuizione e allucinazione è determinata dalla
relazione che viene instaurata dall’ambiente con il nuovo individuo che si
presenta. L’individuo risponde, ma è l’ambiente in cui è nato che gli deve
fornire gli strumenti per agire opportunamente favorendo lo sviluppo dell’intuizione
dentro di lui. Ed è sempre l’ambiente in cui l’individuo è nato che gli
impedisce di espandersi costringendolo a sottomettersi all’allucinazione.
E
non ci può essere verità d’esistenza là dove non c’è libertà d’esistenza!
N.B. le citazioni sono prese dal dizionario di
Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Marghera,
21 ottobre 2006
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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