14) CHIEDERSI IL PERCHE' DELLE COSE
di
Claudio Simeoni
tratto da
IL CROGIOLO DELLO STREGONE
NEI
QUATTRO CANTI
DEL MONDO!
SECONDA PARTE DEL:
CROGIOLO DELLO STREGONE!
LA COSTRUZIONE DELLA RELAZIONE
FRA GLI ESSERI UMANI
E IL MONDO CIRCOSTANTE
PER UNA FILOSOFIA PAGANA
Chiedersi il Perché delle Cose era un elemento fondamentale che concorreva alla formazione del Crogiolo dello Stregone. Questo elemento consentiva all'Apprendista Stregone di superare l'apparenza, la rappresentazione immediata del fenomeno, per cercare di giungere alla sua noumenia, alla sua essenza intima e di afferrarne significati che l'apparenza gli mostrava.
Abbiamo detto che Chiedersi il Perché delle Cose implicava anche il Chiedersi il Perché del Perché delle Cose in un processo di ricerca continuo che impediva alla verità di bloccare la ricerca del soggetto in relazione ai fenomeni attraverso i quali costruiva la sua esistenza.
Io percepisco il fenomeno ma il fenomeno è oggetto in sé e prospetta alla mia percezione gli aspetti che egli ritiene opportuni prospettare (pratica l'agguato nei miei confronti).
Io percepisco il fenomeno ma la mia percezione è divenuta formandosi giorno dopo giorno affermando che esiste un processo di costruzione continua. La mia percezione del fenomeno e la collocazione che io gli do nella mia vita è comunque e sempre relativa alla mia capacità di percepire il fenomeno stesso.
Nella relazione dei Quattro Canti del Mondo sia la capacità dei soggetti di fondere i loro crogioli, sia la percezione della fusione e la traduzione di quella fusione nella vita quotidiana è sempre relativa alla capacità soggettiva di percepire la fusione stessa.
Una fusione nei Quattro Canti del Mondo non è mai vissuta come elemento totalizzante della propria esistenza in quanto la fusione avviene sempre con soggetti diversi da sé ma anche la capacità di percezione della fusione è relativa alle trasformazioni del soggetto che vi partecipa.
Cosa ho ottenuto nella fusione del Crogiolo dello Stregone nei Quattro Canti del Mondo con la Coscienza di Sé dell'Essere Cielo che io chiamo Giove?
Se io mi devo basare sulla descrizione della ragione nulla. La Coscienza di Sé del cielo è là è enorme e i suoi bisogni sono apparentemente estrani a quelli che la mia ragione esprime, dunque posso benissimo relegare la relazione all'immaginazione. La ragione ne è soddisfatta. In realtà nei Quattro Canti del Mondo Giove ha riversato tutto sé stesso mentre io ho afferrato quanto ero in grado di afferrare. Nella relazione io ho riversato tutto me stesso e Giove ha afferrato quanto era in grado di afferrare. Una cosa sa perfettamente Giove che gli Esseri Umani, attraverso l'uso delle proprie mani, sono in grado di modificare la composizione dell'atmosfera in tempi relativamente brevi. Quindi sono in grado di modificare la sua stessa Coscienza e la sua stessa Consapevolezza. Giove, nella relazione, ha accentuato i caratteri a cui era maggiormente interessato richiamando su di essi la percezione del mio Crogiolo; nello stesso modo in cui io presento a Giove le mie necessità chiedendo di alimentare il mio percorso per continuare a fondere il Crogiolo!
Cosa si è modificato nella relazione? Giove sa che c'è un Essere Umano che può esprimere, per quello che la sua percezione lo ha condotto a percepire, i suoi bisogni all'interno della Specie Umana. Così egli nutre di Energia Vitale quell'Essere Umano in quanto quell'Essere Umano, costruendo la relazione all'interno dei Quattro Canti del Mondo, si è fatto Giove. Ma Giove potrebbe presentarsi a quell'Essere Umano sia come rappresentazione che come Consapevolezza. Che cosa cambia? Che se io lo percepisco come rappresentazione colgo soltanto, al di la di come lo descrivo, il suo aspetto di immensità e potenza anche se ne soggettivo bisogni (compatibili) e tensioni, se lo colgo come Consapevolezza colgo immediatamente la sintesi dei suoi bisogni, dei suoi mutamenti, della sua volontà e delle sue determinazioni (relativamente alla mia capacità di percepirle). Nel primo caso la rappresentazione è elemento statico dove la risposta alle tensioni passa attraverso la rappresentazione della forma, io non mi sto chiedendo il perché della relazione, nel secondo caso la fusione è dinamica in quanto cogliere le prerogative e le determinazioni significa diventarne parte senza passare attraverso la limitazione della forma e della descrizione. Fintanto che io penso a quelle determinazioni allineandole con le mie determinazioni Giove alimenta il mio fare in quanto il mio fare è quello di Giove. Non ha naturalmente senso che io affermi di alimentare il fare di Giove data l'immensa sproporzione di consapevolezza che abbiamo, ma ha senso parlare di modificazione dell'Intento di Giove. Se molti Esseri Umani si muovono e agiscono avendo presente le necessità di Giove e delle sue trasformazioni e scoprono che alcune determinazioni di Giove possono essere le loro determinazioni l'Intento di Giove si modifica includendo anche questo nel suo fare.
Chiedersi il Perché delle Cose nel Crogiolo dello Stregone significa superare la rappresentazione del fenomeno e giungere a scoprire nuove caratteristiche e nuove prerogative del fenomeno stesso.
Chiedersi del Perché delle Cose all'interno dei Quattro Canti del Mondo significa essere consapevoli che una relazione è in grado di fornire più elementi di quanto descritti e nello stesso tempo pone il soggetto che ha costruito la relazione nei Quattro Canti del Mondo in tensione per cercare gli elementi attraverso i quali ampliare la sua modificazione ottenuta dalla relazione.
Chiedersi il Perché delle Cose permette di costringere la ragione a non ergersi a padrona e manipolatrice delle spiegazioni. Significa costringere la ragione a manipolare continuamente nuove spiegazioni ricercando i fenomeni da aggiungere per la formazione del suo giudizio. Questo fare permette di far affluire gli effetti della fusione nei Quattro Canti del Mondo ai fenomeni anche molto tempo dopo che la relazione è avvenuta. In pratica, Chiedersi il Perché delle Cose permette di conservare una ragione agile e pronta a far affluire nuovi elementi. La ragione, a sua volta, entra nella relazione dei Quattro Canti del Mondo in quanto gli oggetti con cui ci relazioniamo sono oggetti reali, tensioni reali che hanno un riscontro nella ragione anche se questa, proprio per la descrizione, è costretta a circoscriverne la loro immagine. Così l'immensità della Coscienza di Sé Venere che attrae il mio fare nella ragione si trasforma in un modo attraverso il quale costruire le relazioni. Ma il modo con cui costruisco le relazioni sia con gli altri Esseri Umani sia con gli Esseri della Natura, può essere sempre migliorato. Il mio farmi Venere è una trasformazione continua che inizialmente tende a distruggere il saccheggiatore che il Condizionamento Educazionale imposto dagli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra ha costruito dentro di me e in un secondo tempo costruisce dei modi comportamentali e dei sistemi di relazione sempre più vicini al venerare e sempre più estrani al saccheggiare.
Nella relazione nei Quattro Canti del Mondo il mio Intento diventa quello di Venere e Venere diventa il mio intento. Nella ragione quell'intento diventa intenzione. Dal momento che l'educazione ha teso a farmi diventare soggetto o oggetto di distruzione io modifico quel modo di essere in quanto la mia intenzione nella ragione è quella di modificarlo e lo posso fare perché nella relazione nei Quattro Canti del Mondo il mio Intento si è fuso con l'Intento di Venere. Una volta iniziato quel processo l'interazione fra Intento e intenzione è sempre più intimo e attraverso il Chiedermi il Perché delle Cose armo il mio fare dei nuovi elementi del farmi Venere. Il farmi Venere non è un atto di debolezza davanti ad un mondo di saccheggiatori, ma è un atto di forza che annienta il saccheggio. Così se all'inizio ero timoroso in quanto abbandonando il saccheggio mi immaginavo debole poi, proprio per aver abbandonato il saccheggio mi ritrovo forte, mi ritrovo costruttore della vita e in grado di affrontare ogni saccheggiatore. Posso farlo perché mi sono chiesto il Perché delle Cose. Mi sono chiesto perché dovevo affrontare la vita saccheggiando e umiliando i più debole anziché impedire al più forte di saccheggiarlo. Quel Chiedermi il Perché delle Cose è stato possibile perché il mio Intento si è fuso con l'Intento di Venere e si è riversato nella ragione sotto forma di intenzione e di principi. Intenzione e principi che si sono modificati via via che afferravo nuovi fenomeni o aspetti di essi dalla relazione con Venere e riuscivo a trasferirli nella ragione. Questo è farsi Venere: essere noi stessi Venere.
Chiedersi il Perché delle Cose nei Quattro Canti del mondo porta ad una modificazione soggettiva dove il fenomeno percepito acquista valore proprio perché noi non lo consideriamo elemento assoluto percepito in modo assoluto, ma lo percepiamo come elemento in modificazione sia nella sua percezione che nel modo di porsi.
Chiedersi il Perché delle Cose nei Quattro Canti del Mondo permette di alimentare il fare quotidiano di quanto la relazione costruisce. Permette di costruire l'Essere Umano nell'eternità dei mutamenti.
Chiedersi il Perché delle cose permette di considerare relativo quanto il fenomeno ci presenta. Chiedersi il Perché delle cose ci permette di non abbandonarci a quanto la descrizione ci propone né a quanto il fenomeno percepito ci presenta. Così nella relazione dei Quattro Canti del Mondo la descrizione dei fenomeni che percepiamo diventa relativa al nostro descritto, ma quella descrizione non si impone al nostro essere che è pronto a sostituirla con una descrizione migliore. Così attraverso il Chiedersi il Perché delle Cose non ci facciamo ingannare dall'apparizione di un divino che tendendo a sottometterci ci presenta una descrizione consona alla nostra ragione. Noi non siamo dipendenti da quella ragione. La nostra azione non dipende dalla nostra descrizione ma dalla nostra percezione. Nei Quattro Canti del Mondo noi agiamo attraverso Volontà non attraverso la descrizione della ragione. Nei Quattro Canti del Mondo noi abbiamo attrezzato noi stessi per affrontare lo sconosciuto non descriviamo lo sconosciuto per metterlo in ordine.
In qualunque modo noi descriviamo il fenomeno che ci si presenta sappiamo che quella descrizione è relativa alla libertà descrittiva che abbiamo raggiunto. Se noi fissiamo quella descrizione automaticamente interrompiamo il nostro cammino di libertà. Accettiamo la descrizione ma non la eleviamo ad assoluto. Non la eleviamo a padrona del nostro fare. Il Chiederci il Perché delle Cose ci permette di fare questo. Ci permette di lasciare agile la nostra descrizione; ci permette di essere aperti a nuovi arrivi nella descrizione; ci permette di non limitare la fusione del Crogiolo a quanto è conosciuto; ci permette di fare della fusione una trasformazione in continuo mutamento.
SETTEMBRE 1998
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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