15) FOLLIA CONTROLLATA

 

di

Claudio Simeoni

tratto da

IL CROGIOLO DELLO STREGONE

NEI

QUATTRO CANTI

DEL MONDO!

SECONDA PARTE DEL:

CROGIOLO DELLO STREGONE!

LA COSTRUZIONE DELLA RELAZIONE

FRA GLI ESSERI UMANI

E IL MONDO CIRCOSTANTE

PER UNA FILOSOFIA PAGANA

Quando si è parlato del Crogiolo dello Stregone si è detto che la Follia Controllata era una specie di modo di essere attraverso il quale l'individuo preserva sé stesso e la pratica del proprio intento all'interno del Sistema Sociale. Costruisce i suoi adattamenti attraverso i quali costruisce il proprio futuro e il futuro del Sistema Sociale in cui vive.

Nella storia occidentale c'è un episodio eccezionale che ci dimostra come la pratica della Follia Controllata abbia inciso sul divenire degli Esseri Umani ed è l'attività di Bruto che portò Roma fuori dalla monarchia costruendo le premesse per uno stato repubblicano.

Da storia di Roma di Tito Livio.

Tarquinio, ultimo re di Roma, un giorno fu terrorizzato da un serpente che usci da una colonna di legno e dal momento che di tale fatto non poteva consultare gli Aruspici Etruschi in quanto questi erano preposti all'interpretazione di fenomeni di interesse pubblico allora: "Tarquinio decise di mandare degli ambasciatori a Delfi, vale a dire all'oracolo più famoso del mondo. Non avendo il coraggio di affidare ad alcun altro il responso del presagio, mandò in Grecia, per terre allora sconosciute e per mari ancora più sconosciuti due suoi figli. Partirono Tito e Arrunte. Fu loro dato come compagno Lucio Giunio Bruto, figlio di Tarquinia, sorella del re, e giovane di intelligenza ben maggiore di quanto avesse preso a simulare. Costui quando venne a sapere che lo zio aveva ammazzato molti dei maggiorenti della città fra i quali suo fratello, decise di tralasciare qualsiasi cosa che il re avesse a temere dal suo animo o da desiderare dalle sue sostanze: preferiva vivere disprezzato e sicuro, visto che ben poche garanzie gli potevano venire dal diritto. Quindi aveva di proposito cominciato a fingersi stupido, lasciando che il re facesse preda dei suoi beni e della sua stessa persona; non aveva nemmeno rifiutato il soprannome di Bruto che gli permetteva di mascherare le sue intenzioni di liberare il popolo romano e di attendere, nascosto, il momento giusto per farlo. Bruto fu portato dai Tarquini a Delfo, più come zimbello che come compagno; si dice che avesse portato in dono ad Apollo uno scettro d'oro entro un corno ch'era stato reso cavo proprio per questo: era, sotto simbolo, un modo per indicare la sua vera indole. I giovani si recarono all'oracolo, eseguirono l'incarico ricevuto dal padre e poi furono presi dalla smania di chiedere chi, fra loro, sarebbe stato il futuro re di Roma. Dalla parte più profonda della grotta venne, si dice, una voce: "Sarà re di Roma il primo fra voi, o giovani, che bacerà sua madre". I due Tarquini si preoccuparono che Sesto (il terzo fratello) rimasto a Roma, rimanesse ignaro del vaticinio e dunque escluso dal regno; dispongono poi, con ogni cura le cose in modo che le parole dell'oracolo rimangano segrete. Quando a loro due affidano alla sorte, una volta tornati a Roma, la scelta di chi debba baciare per primo la madre. Bruto però capì che ben altro voleva significare la profezia della Pitia. Finse di scivolare e cadde: sfiorò con un bacio la Terra che è madre comune a tutti i mortali. Quindi avvenne il riotorno a Roma dove si stava preparando con grande impegno la guerra contro i Rutuli." Avvenne che intanto Bruto aspettava l'occasione propizia continuando a fare lo scemo del villaggio. Fu così che Sesto Tarquinio il fratello che era rimasto a Roma violentò tale Lucrezia la quale si suicidò per il disonore. Lucrezia era molto apprezzata come Matrona romana e mentre tutti piangono Bruto getta la maschera: "Bruto, mentre gli altri sono tutti presi dal dolore, estrae il coltello dalla ferita di Lucrezia e, tenendolo davanti a sé mentre gronda sangue, esclama: "Io giuro in nome di questo sangue che era castissimo prima che un figlio di re gli recasse oltraggio e chiamo voi, o dei, a testimoni, che io perseguiterò Lucio Tarquinio Superbo con la sua scellerata moglie e tutta la sua discendenza, col ferro, col fuoco, con qualunque arma mi sia possibile. E non tollererò che essi o chiunque altro regnino mai più su Roma." Da qui parte la rivolta che portò Roma ad essere una repubblica.

Bruto aveva esercitato la sua Follia Controllata. Aveva giocato facendosi passare per scemo e mentre si faceva passare per scemo preparava sé stesso a seguire la forza di Intento che lo spingeva. Attraverso la Follia Controllata egli era riuscito a separare il principale dal secondario; le cose importanti da quelle non importanti. Attraverso la Follia Controllata egli era riuscito ad imparare la pazienza. Attraverso l'esercizio della Follia Controllata aveva accumulato Sapere e Conoscenza; tanto tutti erano convinti che fosse scemo! Attraverso la Follia Controllata era riuscito a fondere talmente tante volte il proprio Crogiolo con quello del Divino che lo circondava da aver imparato sia a non ingannare il divino sia a comprendere che quando il divino comunica usa le categorie del divino non quelle che le persone pensino che il divino dica. In altre parole ad Apollo aveva portato uno scettro d'oro dentro un corno d'osso per dire ad Apollo: "Io mi presento come scemo ma non sono scemo né voglio credere di ingannarti presentandomi come scemo!". Quando la Pitia parla Bruto comprende che il messaggio di Apollo non si riferisce a categorie umane ma a categorie divine. Pertanto comprende come il termine madre era da intendere in termini divini.

Bruto si era forgiato attraverso la Follia Controllata. Egli ingannava soltanto chi voleva essere ingannato. Chi, vivendo di inganni, si pensava più astuto del mondo e, nel far questo, si preparava ad essere ingannato.

Ma la Follia Controllata non è soltanto questo; la Follia Controllata costruisce l'armonia fra il fare della ragione e il fare negli stati di percezione alterata.

Nel Crogiolo dello Stregone si è detto come l'esercizio della Follia Controllata comporti l'agire in modo diverso e in schemi diversi da quelli che abitualmente si praticano. Questo fare permette all'individuo di essere agile e pronto a cogliere tutte le diversità che si presentano quando, alterando la percezione, si trova a dover agire in stati psichici diversi o in stati di sogno totalizzanti.

Cosa significa costruire armonia fra il fare nella ragione e il fare negli stati di percezione alterata?

Noi siamo abituati a considerare il nostro agire nella vita di tutti i giorni come un agire logico e funzionale. Quando però i presupposti di quell'agire cadono in stadi percettivi diversi, quello stesso agire in realtà è un atto di follia. Si dice che un'azione non sia folle nella misura in cui l'azione è commisurata alla relazione soggettività-oggettività in cui viviamo. Nel momento stesso in cui ripetiamo quell'azione in una diversa situazione costruita dalla relazione oggettività-soggettività quell'azione, che prima era del tutto ovvia e logica, diventa folle.

In altre parole un'azione non è logica in sé e per sé ma diventa logica nella specifica situazione in cui si svolge e in funzione dell'intento che la spinge. Quando le due cose vengono variate anche l'azione deve variare altrimenti il gesto logico diventa oggettivamente folle.

Quando io altero la percezione non sempre la mia ragione descrive la situazione in cui mi muovo e spesso la sua descrizione è solo un adattamento al suo conosciuto. Dunque la sua descrizione è assolutamente falsa e inesatta. Ciò che la ragione riesce più facilmente a descrivere sono le azioni che compio. Dal momento che le membra sono descritte dalla ragione, questa può descrivere il movimento come atto di camminare o di volare o di nuotare anche se in realtà non faccio nulla di tutto questo. Dal momento che la ragione non conosce il motivo né la situazione per cui mi muovo nella percezione alterata ella è costretta a considerare l'atto di muovermi non corrispondente ad elementi della sua descrizione; dunque come un atto folle!

Ogni volta che io mi muovo o agisco in stati di percezione alterata per la ragione sono atti di follia. Dal momento che comunque la mia Volontà ha il controllo di quell'azione io non mi perdo in quella follia e posso sempre rientrare nella ragione e riprendere l'azione in base agli elementi caratteristici della ragione. Dunque è Follia Controllata.

Il punto è che vale anche il contrario!

Il mio agire nell'ambito della ragione obbedisce ad elementi che sono estrani a molti mondi che incontro alterando la percezione. Quando in quei mondi agisco come se fosse una ragione (ad esempio mi sforzo di camminare anziché di volare) per quel mondo compio un atto di follia. Ma dal momento che comunque quando mi accorgo di non essere nella descrizione della ragione mi getto nel vuoto e volo anche in quel caso è Follia Controllata.

Questo passaggio da relazioni soggettività-oggettività diverse non solo mi sottrae al controllo della ragione ma la ragione stessa diventa elemento espressivo di Volontà che assume il controllo del mio fare e dopo aver costretto la ragione ad abbandonare il controllo del mio fare controlla il mio fare affinché non mi dimentichi dell'esistenza della ragione e di quel modo con cui relazionarmi col mondo.

Nei Quattro Canti del Mondo ogni gesto è un gesto di Follia Controllata sia che si agisca sul piano della ragione sia che si agisca nella percezione alterata. E' Follia Controllata in quanto l'agire nei diversi piani della percezione comporta una variazione del sistema comportamentale. Comporta un'agilità d'adattamento sconosciuta nella descrizione della ragione che impone schemi di comportamento fissi e statici. Quei comportamenti sono relativi al piano della percezione che raggiungiamo e non sono riproducibili in altri piani.

Così nel sogno posso librarmi in volo, raggiungere una destinazione, attraversare muri parlare con Esseri di Energia vitale e scoppiare dalle risate davanti ad una situazione comica. Nel mondo della ragione non posso librarmi in volo se non prendendo un aereo non posso attraversare muri se non abbattendoli, non posso parlare con Esseri di sola Energia Vitale se non voglio finire in un manicomio e la situazione comica che mi faceva scoppiare dalle risate in sogno quando tento di descriverla è inadeguata, insipida, non suscita nessuna risata. Nell'uno e nell'altro stadio percettivo ho agito attraverso la Follia Controllata: ho adeguato il mio comportamento alle diverse situazioni che ho incontrato.

Questo non mi è stato dato alla nascita. Questo l'ho dovuto imparare. Per imparare questo ho dovuto esercitarmi nella vita quotidiana. Ho dovuto imparare ad usare un mascheramento in situazioni critiche, estreme, o tali comunque da comportare un certo rischio. Purtroppo nessuno me lo ha insegnato, ho dovuto impararlo da solo pagando il prezzo dell'apprendimento. Eppure non c'è alternativa. Se non si esercita questa pratica non si è nemmeno in grado di agire in maniera diversa in situazioni percettive diverse. Così il mondo della ragione è l'unico mondo possibile e nulla può esistere fuori di esso. Cosa consigliava Castaneda per imparare questo fare? Cercarci una situazione nella quale fosse veramente importante mascherare il proprio intento, il proprio essere e i propri sentimenti. Cercarsi un piccolo tiranno da abbattere o una situazione sociale da modificare costruendo libertà del fare per sviluppare il proprio Potere di Essere. Con quel piccolo tiranno o con quella situazione da modificare fondere il proprio Crogiolo costringendo i propri nervi, i propri pugni e i propri tendini a costruire quanto era necessario per modificare quella situazione. Questa situazione Castaneda la descrive anche per imparare l'arte dell'Agguato.

SETTEMBRE 1998

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera – Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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