Il comunismo e gli oppressi: la
costruzione dell’oppressione
Marx, Engels e l’Ideologia Tedesca
Percepire l’oppressione
di Claudio Simeoni
Chi decide che quelli
sono oppressi?
Gli oppressi che
mettono in atto strategie per uscire dall’oppressione o un giudice esterno, un
intellettuale o un “capo” che, individuando nelle loro condizioni di vita
condizioni di oppressione sollecita gli oppressi ad uscire dalla loro
condizione?
Chi decide chi è
oppresso?
L’oppresso.
Non si può teorizzare
la modalità d’uscita dell’oppresso dall’oppressione che lo affligge in quanto
l’oppressione, percepita dall’oppresso e l’idea dell’oppresso di ciò che lo
libera dall’oppressione, appartiene alla relazione soggettiva dell’oppresso col
mondo in cui vive. Ciò che l’oppresso chiama libertà non è ciò che un giudice
esterno, dal punto di vista razionale, determina che sia la sua libertà. La
libertà per l’oppresso è quell’urgenza che spinge le sue pulsioni ad uscire
dalla costrizione in cui sono tenute nella relazione fra il soggetto oppresso e
la qualità del mondo in cui quel soggetto vive.
Perché soggetti
diversi dall’oppresso vanno dalle persone a spiegare loro che sono oppressi?
Perché costoro
percepiscono una sofferenza psichica che proiettano su altre persone; perché
loro vivono una relazione empatica fra sé e il mondo; perché loro hanno bisogno
del sofferente per poter vivere nel mondo. Tre condizioni psichiche dell’essere
nel mondo delle persone la cui azione, nei confronti degli “oppressi”,
determina tre situazioni diverse.
Tutti costoro creano
una struttura di oppressione più confacente a loro. Alle loro esigenze
psichiche.
Studiavano i vangeli Marx ed Engels:
“Ma Gesù, chiamateli a sé disse: “Voi sapete che i capi
delle nazioni le governano da padroni e i grandi esercitano il potere sopra di
esse. Ma tra voi non sarà così; al contrario, chi tra voi vorrà diventare
grande, sarà vostro servo; e chi vorrà tra voi essere primo, sarà vostro
schiavo, sull’esempio del figlio dell’uomo che non venne per essere servito, ma
per servire e a dare la sua vita in riscatto per molti”.”
Vangelo di Matteo
20, 25-28
Mentre Marx ed Engels leggevano questo,
sfuggiva loro l’ovvio che nascosto dietro al loro divenuto psichico ne avrebbe
bloccato lo sviluppo filosofico: voi e Gesù erano due enti diversi e il voi era
sottomesso alla volontà di Gesù. L’uguaglianza non era fra gli uomini e Gesù,
ma fra gli uomini in ginocchio davanti a Gesù. Gesù elevava l’oppressione a
modello religioso e le chiese cristiane l’avrebbero costruita nelle società civili.
Studiavano i vangeli Marx ed Engels:
“Sulla cattedra di Mosè vi sono assisi gli scribi e i
farisei. Fate, dunque, e osservate tutto
ciò che vi dicono: ma non agite secondo le opere loro, perché dicono e non
fanno. Legano, infatti, pesi gravi e insopportabili e li caricano sulle spalle
degli uomini, ma essi non li vogliono muovere neppure con un dito. Fanno tutte
le loro azioni per essere veduti dagli uomini: potano, infatti, larghe le loro
filatterie e mettono lunghe frange sui mantelli; amano i primi posti nei
convitti e i primi seggi nelle sinagoghe; vogliono essere salutati nelle
pubbliche piazze ed essere chiamati maestri dalla gente. Ma voi non vogliate
essere chiamati maestri, poiché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti
fratelli.”
Vangelo di Matteo 23,
2-8
Mentre Marx ed Engels leggevano questo
non riuscivano a collegare la sottomissione oppressiva imposta da Gesù affinché
lo chiamassero maestro: unico maestro! Né si avvedevano, Marx
ed Engels, che le accuse di Gesù erano semplicemente
deliranti nei confronti dei Farisei e degli Scribi e avevano il solo scopo di
allontanare gli intellettuali (farisei e scribi) dalla massa di persone al fine
di costringere le persone all’indigenza e alla necessità di credere in un
padrone dopo aver rinunciato alla ricchezza culturale e analitica di cui
disponevano in quel momento.
Accusando di
oppressione i Farisei e gli Scribi, Gesù
costruiva l’ideologia dell’oppressione elevandola a dogma religioso.
Marx ed Engels
leggevano tutto questo ma non erano in grado, dal punto di vista psico-emotivo, di mettere in discussione il loro padrone e,
considerandosi tutti fratelli sottomessi, disquisivano sull’oppressione anziché
mettere in discussione i fondamenti con i quali veniva costruita l’oppressione.
L’oppressione viene
percepita dall’oppresso in modo assolutamente diverso da come il giudice
esterno percepirebbe l’oppressione se vivesse nelle condizioni dell’oppresso
che osserva.
Il bambino che nasce
non ha idea di che cosa sia la giustizia. Lui vuole vivere e quando le sue
pulsioni sono bloccate, conserva sé stesso cortocircuitando le pulsioni in sé
stesso, pur di sopravvivere in un’oggettività che gli è ostile.
Il problema è che
l’osservatore dell’oppressione osserva soltanto ciò che è a lui assonante in
base alla propria concezione di vita. E Marx ed Engels potevano osservare e pensare solo in base a ciò che
era loro assonante partendo dalle idee che i vangeli cristiani avevano loro
imposto.
A questo proposito
vale la pena di ricordare le basi marxiste sulla formazione delle società come
descritte da Marx nell’Ideologia Tedesca da cui
prende avvio quella parte “colta” di marxisti che analizzano la società nella
quale viviamo:
“La prima forma di proprietà è la proprietà tribale. Essa
corrisponde a quel grado non ancora sviluppato della produzione in cui un polo
vive di caccia e di pesca, dell’allevamento del bestiame o al massimo
dell’agricoltura. In quest’ultimo caso è presupposta una grande massa di
terreni incolti. In questa fase la divisione del lavoro è ancora pochissimo
sviluppata e non è che un prolungamento della divisione naturale del lavoro
nella famiglia. L’organizzazione sociale quindi si limita ad essere un’entensione della famiglia: capi patriarcali della tribù, al
di sotto di essi i membri della tribù, e infine gli schiavi. la schiavitù, latente
nella famiglia comincia a svilupparsi a poco a poco con l’aumento della
popolazione e dei bisogni, e con l’allargarsi delle relazioni esterne, così
della guerra come del baratto.
La seconda forma è la proprietà della comunità antica e
dello Stato che ha origine dall’unione di più tribù in una città mediante patto
o conquista, e in cui continua ad esistere la schiavitù. Accanto alla proprietà
della comunità già si sviluppa la proprietà privata mobiliare e in seguito
anche la immobiliare, che però è una forma anomala, subordinata alla proprietà
della comunità. I membri dello Stato possiedono soltanto nella loro comunità il
potere sui loro schiavi che lavorano e già per questo sono legati alla forma
della proprietà della comunità. E’ la proprietà privata posseduta in comune dai
membri attivi dello Stato, i quali di fronte agli schiavi sono costretti a
restare in quella forma naturale di associazione. Di conseguenza l’intera
organizzazione sociale fondata su questa base, e con essa il potere del popolo decadono
nella misura in cui si sviluppa la proprietà privata immobiliare. La divisione
del lavoro è già più sviluppata. Troviamo già l’antagonismo fra città e
campagna, più tardi l’antagonismo fra Stati che rappresentano l’interesse della
città e Stati che rappresentano quello della campagna, e all’interno delle
stesse città l’antagonismo fra industria e commercio marittimo. Il rapporto di
classe fra cittadini e schiavi è completamente sviluppato.
Tutta questa concezione della storia sembra contraddetta dal
fatto della conquista. Finora erano considerate forze motrici della storia la
violenza, la guerra, il saccheggio, la rapina, ecc. Possiamo quindi limitarci
ai punti principali e prendere quindi soltanto l’esempio che più balza agli
occhi la distruzione di una civiltà ad opera di un popolo barbaro e il formarsi
di una nuova organizzazione di una società che ad essa si ricollega. (Roma e
barbari, Feudalesimo e Gallia, Impero Romano d’oriente e Turchi). Nel popolo
barbaro conquistatore la guerra stessa costituisce ancora, come già abbiamo
accennato, una forma normale di relazione che viene sfruttata con tanto
maggiore impegno quanto più l’aumento della popolazione, perdurando il rozzo
modo di produzione tradizionale che per essa è l’unico possibile, crea il bisogno
di nuovi mezzi di produzione.
In Italia invece, a causa della concentrazione della
proprietà fondiaria (provocata oltre che dagli acquisti e dai debiti, anche
dalle eredità perché data la grande dissolutezza e i matrimoni le antichi
stirpi a poco a poco si estinguevano e i loro beni finivano nella mani di
pochi) e della sua trasformazione in pascolo (la quale fu provocata oltre che
dalle cause economiche ordinarie, valide ancor oggi, dall’importazione di
cereali ricavati da saccheggi o da contributi e dalla conseguente mancanza di
consumatori per il grano italico), la popolazione libera era quasi scomparsa,
gli stessi schiavi a loro volta scomparivano e dovevano essere continuamente sostituiti da schiavi
nuovi. La schiavitù rimaneva la base dell’intera produzione. I Plebei, che
stavano fra i liberi e gli schiavi, non riuscirono mai ad elevarsi al di sopra
della condizione di sottoproletariato. Roma non fu niente di più che una città
ed era legata alle provincie da un rapporto quasi esclusivamente politico che
naturalmente poteva anche essere spezzato da avvenimenti politici.”
Tratto da La
Concezione Materialistica della Storia di Marx Engels che fa parte dell’Ideologia Tedesca
Marx, nell’Ideologia Tedesca, non si
avvede delle affermazioni di Paolo di Tarso. Probabilmente non gli interessa
nulla, ma tutta la società in cui vive organizza l’oppressione delle persone
partendo dalle strategie di dominio di Paolo di Tarso. La schiavitù che Marx vede attorno a sé e che proietta sugli antichi popoli,
ha il suo fondamento ideologico in Gesù, come padrone e in Paolo di Tarso. Marx può tentare di rimodulare la redistribuzione del
profitto, ma non la schiavitù imposta dal cristianesimo cosa, invece, che
appare del tutto ovvia a Feuerbach.
Scrive Paolo di Tarso
nella Lettera ai Romani:
“Ignorate forse, o fratelli, - parlo a persone che conoscono
la legge - che la legge ha forza sull'uomo finché egli vive? Infatti, una donna
maritata è legata per legge a suo marito finché egli vive, ma se il marito
muore, essa è sciolta dalla legge che la legava al marito. Quindi sarà chiamata
adultera se, vivendo il marito, si dona ad un altro uomo; ma se il marito
muore, è sciolta dalla legge, per cui non è più adultera se si dona ad un altro
uomo.
Così anche voi, fratelli, mediante il corpo di Cristo siete
già morti alla legge per essere di un altro, di Colui che resuscitò i morti,
affinché noi fruttifichiamo per Dio. Difatti, quando eravamo ancora nella cane,
le passioni dei peccati, provocate dalla legge, agivano nelle nostre membra, in
modo che noi fruttificavamo per la morte. Ora invece siamo liberati dalla
legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, affinché serviamo in uno
spirito nuovo e non più nella vecchiezza della lettera.” Romani 7, 1-6
E ne comprende la
funzione militare Feuerbach quando scrive, fra
l’altro:
“Invece di seriamente occuparsi di una siffatta, e veramente
umanitaria, riorganizzazione sociale, il cristianesimo, con una rara
presunzione, si diè fin dal suo nascere a promettere
agli uomini assai, assai più di quello che essi domandavano, e domandano: egli
promette loro la realizzazione di un desiderio fantastico, immaginario, la
immortalità: mentre l’uomo, finché resta puro, e sobrio nella sua natura, non
chiede che di veder soddisfatti desideri razionali naturali, proporzionati alla
sua umana essenza.”
Da Feuerbach, La Morte e l’Immortalità.
Feuerbach coglie l’attività criminale del
cristianesimo che piega i bisogni degli uomini mediante la costrizione in una
patologia psichiatrica mentre Marx ritiene che la
patologia psichiatrica, chiamata cristianesimo, altro non sia che la naturale
espressione dell’uomo in ogni epoca e in ogni cultura.
L’emarginazione e
l’oppressione, a differenza dei presupposti da cui parte Marx,
non sono situazioni “costanti” nella storia dell’umanità, ma sono le novità
introdotte sulla scena della storia umana dagli ebrei prima e dai cristiani
poi.
E’ l’ambiente
cristiano che fa credere a Marx di essere in un
ambiente sociale naturale. Marx sottolinea aspetti
della miseria manifestati dalla situazione religiosa e sociale in cui si muove,
ma di tali aspetti di miseria non coglie il loro divenuto preferendo fermarli
in un eterno presente che lui proietta sul passato a cui applica le medesime
categorie della sua realtà sociale.
Il presente, per Marx, non è divenuto mediante delle trasformazioni indotte
nella storia da diverse realtà religiose che hanno condizionato la società, ma
il sistema religioso è ciò che è sempre stato. I legami emotivi, religione, fra
l’uomo e il mondo (inteso come Natura e società) sono sempre stati; la veicolazione dei legami emotivi, religione, fra l’uomo e
l’oggetto che sottomette l’uomo rendendolo dipendente da uno o più oggetti
estranei alla sua vita, è una elaborazione culturale recente (ebrea) nella
storia dell’umanità. Fonte di questo abbaglio è anche la proiezione sulla
società dell’antica Roma di idee imposte dai cristiani per legittimare alcuni
meccanismi sociali di sottomissione che il cristianesimo ha elevato dalla
dimensione sociale di Roma alla dimensione divina come ordini (dogmi) del suo
dio. Il cristianesimo si appropria di
alcuni meccanismi sociali propri della società romana e li eleva a comandamenti
e descrizione dell’autorità del suo dio: dire che il cristianesimo ha
continuato a fissare quell’assolutismo che Cesare Augusto ha inventato e
imposto sulla Repubblica Romana, oggi appare semplice ed evidente. Per Marx era naturale che tutte le antiche società fossero
divise fra potere assoluto e pratica schiavistica. Per Marx
il mondo era creato dal dio padrone e, dunque, il padrone era la base e il
centro del mondo.
Questa lettura della
storia è la base dell’ideologia Marxista fissata nell’Ideologia Tedesca scritta
fra il 1845 e il 1846 in un ambiente culturale creazionista. Siamo nei tempi in
cui Orosio (Storia contro i Pagani) è ancora usato
come un testo storico di riferimento. E’ un tempo in cui si crede che davvero
la bibbia sia un libro storico. Si era appena iniziato a decifrare i
geroglifici egiziani. Marx non metteva in discussione
che i Fenici facevano sacrifici dei bambini né che gli egiziani avessero usato
100mila schiavi per costruire le piramidi.
La teoria dell’evoluzione non era stata ancora formulata da Darwin e Marx credeva che Gesù fosse un personaggio storico. La
scrittura cuneiforme non era ancora stata decifrata e Freud non aveva fatto le
sue scoperte e fondato la psicanalisi.
Le affermazioni di Marx nell’Ideologia Tedesca trovavano conforto nella bibbia
là dove il dio degli ebrei eleva la schiavitù a modello divino e dove Gesù
eleva lo schiavo sottomesso ed ubbidiente, con tutto il suo cuore e con tutta
la sua anima, che viene premiato mediante il paradiso prima e la resurrezione
della carne, poi.
E’ da premettere che Marx non si è dato la briga di studiare i vangeli dal punto
di vista della critica dell’influenza sociale, né pensava che il modello di
società che lui si apprestava ad analizzare, le cui dinamiche proiettava su
tutte le società che avevano preceduto l’attuale, derivassero da quando
descritto dalla bibbia e i vangeli. Marx non pensava
che la bibbia e i vangeli fossero il fondamento delle società attuali. Non riusciva a collocare il rogo dei libri e
delle vanità fatte dal Savonarola a Firenze con la grande lotta di libertà
dall’oppressione imposta, mediante i vangeli, dalla città di dio. Pensava che
le società attuali fossero espressione di una natura dell’uomo che veniva
veicolata in strutture sociali potevano essere, date le esigenze e i bisogni
dell’uomo, rimodulate in un diverso modo e attraverso diversi rapporti di forza
fra le classi sociali.
“Ed ecco gli si presentò uno dicendo: “Maestro, qual bene
dovrò fare per avere la vita eterna?”. Gesù gli rispose: “Perché mi interroghi
riguardo al bene? Uno è buono, ma se tu vuoi entrare nella vita, osserva i
comandamenti”. “Quali?” domandò. Gesù
rispose: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare
il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso”. Il
giovane disse: “Tutto questo l’ho sempre osservato: che altro mi manca?” Gesù
gli rispose: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quanto hai, dallo ai poveri e
avrai un tesoro nel cielo: poi vieni e seguimi”. Il
giovane, udite quelle parole, se ne andò
via rattristato perché aveva molti beni.
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: difficilmente
un ricco entrerà nel regno dei cieli. Sì, ve lo ripeto: è più facile che un
cammello entri per la cruna di un ago,
che un ricco nel regno di dio”. Udito ciò i discepoli sbigottirono e dicevano:
“Chi dunque potrà salvarsi?” E Gesù, guardandoli, disse loro: “Questo è impossibile
agli uomini: ma a dio tutto è possibile”. Matteo 19,
16-26
Marx, nella sua Ideologia Tedesca parte
dal presupposto di una società schiavista dovuta dalle condizioni naturali. Una
società di ricchi e poveri quasi fosse una sedimentazione naturale della natura
umana. Marx non sapeva che la povertà era costruita
proprio dai cristiani, da Gesù, per controllare le società umane mediante
l’imposizione del cristianesimo. I popoli sono barbari, col significato che i
cristiani danno al termine barbaro, non col significato che gli antichi romani
davano al termine barbaro. Così la schiavitù che affolla il pensiero di Marx non è la schiavitù di Roma Antica, ma la schiavitù
inventata dagli ebrei e perfezionata dai cristiani, che ha il culmine nella
tratta degli schiavi organizzata dai cristiani fra l’Africa e l’America, e la
cui categoria viene estesa da Marx agli antichi
popoli e a Roma antica.
Tutta l’Ideologia
Tedesca parte dal concetto di schiavitù cristiana. Marx
non conosceva il Codice di Hammurabi.
Marx non mette in discussione la
schiavitù degli antichi perché la schiavitù di cui egli deve trattare lo sta
circondando. Negli USA gli schiavi vengono ancora comperati e venduti e le idee
di Robespierre sulla Costituzione e sulla libertà dell’uomo sono idee troppo
recenti per essere prese in considerazione.
Qual era la storia
conosciuta ai tempi di Marx?
Come si insegnava la
storia e quali erano le idee sulla storia antica?
Per capire il
Materialismo Storico e dialettico di Marx dobbiamo conoscere cosa, della storia antica, era
insegnato.
Noi dobbiamo sapere
qual era il miglior livello storico del tempo di Marx.
Non ho dati del
periodo preciso, ma ho dati relativi alla storia degli Antichi scritta da
Philip Smith. La Storia dell’oriente antico, fu scritta da Philip Smith nel
1870 e per quanto più recente dell’Ideologia Tedesca, è tale da dirci che la
conoscenza della storia di Marx era legata a doppio
filo alla bibbia. Noi, oggi, sappiamo che i primi libri della bibbia furono
inventati di sana pianta attorno al 600 a.c. dagli ebrei che hanno attinto a
piene mani dalle leggende apprese a scuola a Babilonia quando vi furono
condotti in servitù. Sappiamo che quanto è scritto sulla bibbia è dettato,
fondamentalmente, dall’esigenza di un pungo di padroni, detti profeti, di tener
insieme il gruppo per impedire al gruppo di integrarsi nella città di
Babilonia.
Marx non sapeva questo. Né Marx né nessuno del suo tempo.
Leggiamo la premessa
della storia dal libro di Philip Smith edito in Italia dalle Messaggerie Potremolesi:
“La storia profana narra i fatti della razza umana in quanto
è incivilita ed ordinata in società politiche. Essa incomincia solo quando si
hanno memorie autentiche e
contemporanee. Sono autorità insufficienti le semplici indicazioni della
presenza dell’uomo sulla terra in remotissimi ed incerti periodi. Queste
indicazioni per la maggior parte s’addicono più alla storia naturale della
specie, che alla storia civile della razza; e anche le conseguenze che se ne
possono trarre, sono da riguardarsi più come ipotesi storiche che come storia vera.
Gli oggetti e le armi di selce trovati in certi strati della superficie
terrestre e che portano indubbi segni dell’arte umana, le palafitte scoperte
ne’ laghi svizzeri le quali sostenevano abitazioni umane , le ossa umane
accuratamente celate nei cumuli sepolcrali, o selvaggiamente sparse e commiste
ai resti di animali di specie estinte, sono tutte cose che devono avere
il massimo interesse per l’antropologo. Sparse sulla superficie del vecchio e
nuovo mondo, esse provano che in epoche remotissime antediluviane
ed anche a queste anteriori, quasi dappertutto esistevano uomini la cui
civiltà, se così può chiamarsi, era nell’infanzia, e perciò la vita loro doveva
essere difficile e dura oltremodo. Senonché tali
oggetti, per quanto rozzi, provano che l’uomo si era innalzato sopra i bruti ed
aveva sovr’essi il dominio; i suoi rozzi disegni
mostrano un qualche istinto artistico, mentre la cura, in alcune tribù, per i
riti sepolcrali fanno congetturare credessero in una vita futura. Ma nemmeno
tutto ciò può dirsi materiale atto a costruire la storia, tranne che tali resti
non si colleghino , come avviene pei monumenti dell’Egitto , colle razze di cui
possediamo ricordi autentici. Lasciando da parte adunque
la questione dell’origine dell’uomo, della sua culla e delle sue prime arti ed
istituzioni, sul che per i popoli cristiani risponde dogmaticamente la bibbia,
ci riportiamo, intorno a questi argomenti, a quanto narra la storia sacra, e
pigliamole mosse dal periodo che incomincia poco dopo il diluvio noetico.”
Come si vede uno dei
più noti scrittori di divulgazione storica dell’800 inizia a scrivere la storia
partendo dall’autenticità storica del diluvio universale. Non trova nulla di
strano in questa imbecillità: tutta la storia “vera” per lui è la bibbia. E anche
per Marx. Cosa direbbe Marx
se andassimo a raccontargli della redistribuzione della ricchezza accumulata
dal faraone alle masse nell’Antico Egitto spiegandogli che la costruzione delle
Piramidi non avvenne per opera di schiavi, ma avvenne come un “escamotage” del
Faraone per ridistribuire le sue ricchezze fra i cittadini nei periodi in cui
non erano impegnati nei lavori dei campi e che l’assistenza medica fra quei
lavoratori, ben pagati, era allo stesso livello del 1970 dei paesi occidentali.
Non furono schiavi a costruire le Piramidi, ma lavoratori ben pagati nei
periodi in cui i campi egiziani non richiedevano il loro lavoro. Forse avrebbe
dovuto revisionare parte delle sue convinzioni. Come avrebbe dovuto farlo se
avesse avuto la possibilità di leggere il Codice di Hammurabi.
Continuiamo a leggere
le idee sulla storia dal libro Philip Smith per capire le idee storiche in cui Marx costruì le sue idee filosofiche ed economiche:
“Le nostre cognizioni intorno a parecchie razze che
popolavano il mondo antico, alle loro prime mosse dalle loro primitive sedi, ai
successivi spostamenti per conquista o volontaria emigrazione, ed ai posti da
esse occupati in ogni periodo dipendono principalmente dalla etnologia e poi ancora dal confronto delle lingue
aiutato dalla tradizione. E delle prime soste in queste migrazioni abbiamo
autorevoli testimonianze, le molte volte chiare, benché talvolta difficili,
nelle ognor più confermate conclusioni ella scienza
progredita.
Il libro della Genesi (cap.X)
afferma l’unità della specie umana, mentre distingue le famiglie che
discendono dai tre figli di Noè, e
descrive la loro prima diffusione nel loro prisco
centro. Quell’antico ricordo distingue i quattro principii
della classificazione, in oggi costantemente confuso. I membri componenti
queste tre razze sono descritti secondo le loro famiglie, lingue, terre e
nazioni; ed ogni giudiziosa ricerca deve tutt’ora aver riguardo alla razza, al
linguaggio, alla posizione geografica, ed alla politica nazionalità; benché
ognuno di siffatti elementi sia più o meno l’uno col l’altro commisto. Né si
dimentichi la natura complessa d’una tale ricerca. Il nostro scopo non deve
essere quello di conoscere tutte le migrazioni da un centro comune, come
nemmeno le loro cause operanti ad intervalli di tempo, ma sibbene
il flusso e riflusso di questo oceano di popoli.
Ciò che rivela maggiormente la razza sono la forma e la
struttura fisiologica, quali la statura e le proporzioni del corpo, la tinta
della pelle, il colore e la qualità della capigliatura, se liscia, crespa o
lanosa, e soprattutto la forma e le dimensioni del cranio. In tal modo abbiamo
quattro razze, la bianca o caucasica, la gialla o mongolica, la negra, e la
rossa americana. Solo la prima possedeva l’antica civiltà; la seconda compare
soltanto accidentalmente sulla scena della storia antica quando le sue nomadi
orde scesero dalle loro dimore negli altopiani dell’Asia Centrale, sui quali
errarono sempre; la terza è soltanto rappresentata dagli schiavi raffigurati
sui monumenti egiziani; la quarta non vi compare minimamente. Queste tre ultime
non sono enumerate nel capitolo X della Genesi, come quelle che stavano al di
là del limite geografico abbracciato dallo scrittore sacro.
Entro questo limite stavano le dimore primitive della razza
caucasica. Sembra giacessero interamente
fra il 20’ e il 60’ grado di longitudine orientale (si Greenwich) e fra il 10’ grado e il 50’ di latitudine
boreale e si stendessero dalla penisola greca all’altipiano dell’Iran e dai
lidi settentrionali del Mar Nero alla foce del Mar Rosso. E di ciò, senza tante
discussioni, possiamo essere abbastanza sicuri.”
Continua Philip Smith
enumerando i vari nomi con cui la bibbia identifica vari popoli dando alla
bibbia un certificato di autenticità che nessun storico oggi vi dà.
Tutto il discorso
sugli oppressi appare a Marx come un discorso
assolutamente naturale.
A Marx
non passa per la testa che la miseria, prodotta dall’oppressione, è il prodotto
di una volontà progettuale che si è sedimentata nelle azioni della società. Non
immagina che il discorso di divisione in razza appartiene solo alla bibbia e
non ai popoli che hanno preceduto o che sono stati contemporanei agli ebrei. Da
qui Marx non può vedere nessun movimento di
trasformazione nella storia e l’unico aspetto che è in grado di cogliere,
rispetto alla religione, è uno strumento al di fuori dell’uomo. L’uomo, per Marx ed Engels, non esprimeva le
idee religiose, ma la religione si appropriava di idee naturali dell’uomo. Marx ed Engels non erano in grado
di cogliere il meccanismo dialettico per cui i bisogni della religione si
innestavano sulle persone che potevano veicolare i loro bisogni solo
all’interno dei limiti posti dalla religione. Ne seguiva che ad ogni
generazione i bisogni stessi degli uomini venivano cambiati per farli aderire
ai bisogni di controllo e di comando della religione fino a non poter più
distinguere il confine fra bisogno dell’uomo e bisogno della religione
fagocitato ed espresso dall’uomo. Feuerbach comprende
un aspetto che né Marx né Engels
capiscono: tutte le trasformazioni della storia sono trasformazioni religiose. Feuerbach è incomprensibile a Marx
e Engels perché mentre Marx
ed Engels pensano all’uomo come individuo razionale, Feuerbach comprende che l’uomo agisce per impulso emotivo e
che la razionalità altro non è che una veicolazione
di impulsi emotivi profondi.
Quando, criticando Feuerbach, Engels scrive:
“Vanno forse meglio le cose per quanto riguarda l’uguale
diritto degli altri di tendere alla felicità? Feuerbach
presentava questa rivendicazione in modo assoluto, come fosse valevole in ogni
tempo e in ogni circostanza. ma da quando è essa valevole? Si parlò mai
nell’antichità, tra schiavi e padroni, o nel Medioevo, tra servi della gleba e
baroni, di ugual diritto di tendere alla felicità?”
Tratto da Ludwig Feuerbach di Engels.
Il diritto alla
felicità è il diritto fondamentale dell’uomo ed è un diritto di natura
religiosa che si opponeva al cristianesimo che, al contrario, praticava il
dolore e la sofferenza come relazione fra gli uomini in onore del suo dio. Ad Engels e Marx che proiettavano la
società che stavano vivendo (con il concetto di schiavitù proprio del
cristianesimo e il colonialismo) in ogni tempo e in ogni società antica, non si
avvedevano che la miseria e l’oppressione erano state costruite dal
cristianesimo attraverso un processo di distruzione delle civiltà e in un’epoca
storica precisa. Sfuggivano a Marx e Engels i processi dialettici con cui si costruiva la
miseria e le scelte che furono fatte per costruire la miseria. Per Marx ed Engels non c’era un
passato che costruiva il presente, ma il presente veniva proiettato sul
passato. Dal momento che nessun meccanismo sociale e culturale aveva prodotto
il momento presente, nessun meccanismo poteva essere messo in moto per
distruggere la miseria se non la lotta di classe che diventava uguale in ogni
epoca e in ogni tempo. Engels afferma che nessuna
trasformazione storica avvenne in cui le religioni ebbero importanza. Non è
vero: le guerre religiose, da Platone ad Aristotele, dai Neoplatonici al
cristianesimo, ai musulmani e agli ebrei, fecero guerre di religione in cui
costrinsero gli uomini distruggendo ogni possibile accesso alla cultura. Fu la
religione (dal Libero pensiero, agli Eretici, a Lutero, ai Libertini, agli Illuministi)
a condurre l’uomo a pensare una diversa relazione fra sé e il mondo che non
fosse la creazione del dio padrone. La Rivoluzione Francese non si richiamò
esclusivamente ad idee giuridiche e politiche, ma pensò idee giuridiche e
politiche antitetiche alle idee politiche e giuridiche dominanti che erano di
natura religiosa in quanto dettate dalla bibbia. Il taglio della testa del re
francese fu il taglio della testa del dio padrone ed aveva ragione Robespierre:
era necessario costruire una religione di libertà, con dogmi di libertà,
affinché i principi di uguaglianza (uguaglianza col dio padrone) potessero
calarsi nelle emozioni delle persone prima che la reazione potesse sfruttare
l’educazione alla dipendenza e alla sottomissione che il cristianesimo aveva
imposto ai francesi e alla cui sottomissione i francesi si erano ribellati.
L’errore fondamentale
di Marx e di Engels fu
quello di essere profondamente cristiani: per loro la miseria c’era sempre
stata. Il cristianesimo era una condizione naturale di ogni sentimento
religioso degli uomini di ogni epoca. Non è vero: l’ebraismo prima e il
cristianesimo poi, sono i costruttori degli oppressi. Un’oppressione che viene
percepita dai soggetti come necessità di liberazione. L’esterno, invece, vede
una condizione diversa: immagina sé stesso nelle condizioni di uomini che
vivono con fatica e chiama quelle condizioni, condizioni di oppressione.
Tutte le regole sulla
distribuzione del valore e della ricchezza sociale sono regole cristiane. Ora
lo sappiamo. Ma Marx vive in un mondo-modello. Per
uscire dal mondo-modello sono necessari altri modelli e l’oppresso non lo è
tale per le condizioni materiali, ma per le condizioni psichiche di
impossibilità a veicolare le sue pulsioni di cui, le condizioni materiali, costituiscono
parte della sua condizione oggettiva. Le condizioni materiali di indigenza gli
impediscono di uscire dall’oppressione. Lo costringono a sognare condizioni di
benessere (la lotta di classe di Marx ed Engels) in una speranza che lo allontana dal cogliere modi
diversi in cui veicolare le sue pulsioni in condizioni che non sono l’attesa di
migliori condizioni materiali fissate in un luminoso avvenire (“non passerà
questa generazione senza che mi vedrete venire con grande potenza sulle nubi”
farnetica Gesù). Il qui, ora, è l’oppressione pulsionale di cui l’oppressione
materiale è solo uno strumento.
Dice Feurbach in La Morte e l’Immortalità:
“Come la stella del mattino non è già la causa del mattino;
ma l’inizio di esso, e la stella vespertina non è cagion
della sera, ma inizio di essa, così la morte, questa fine materiale
dell’esistenza, non è che il risultato della fine spirituale nell’essenza. Male
però si apporrebbe chi asserisse, che la negazione, ossia che la distruzione
del corpo conduca allo spirito; mentre questo non è che il fiore del quale la
prima radice è nel corpo; ANZI E’ IL CORPO.”
Risponde Engels che afferma in E. Feuerbach:
“L’origine e lo sviluppo di due grandi classi si basava qui
in modo chiaro e tangibile su cause puramente economiche.”
Rispondeva ad Engels il cristianesimo che aveva costruito il presente
politico, economico e culturale senza che Engels se
ne avvedesse o ne prendesse in esame i processi adattativi:
“Schiavi, obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la
carne, non solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con
sincerità di cuore, per timore del signore. tutto quello che fate, fatelo di
cuore, come per il signore e non per gli uomini, sapendo che riceverete in
ricompensa l’eredità dalle mani stesse di dio. E’ a cristo signore che voi
servite. Chiunque, invece, commette ingiustizia, commetterà secondo
l’ingiustizia commessa: non vi sarà accettazione di persone.”
Paolo di Tarso,
lettera ai Colossesi 3, 22-25
“Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni,
non solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere
intrattabile. poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo
verso di lui, quando si soffre ingiustamente. infatti che gloria vi è nel
sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito
rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio. Anzi è
appunto a questo che voi siete stati chiamati, perché Cristo pure ha sofferto
per voi , lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme.”
I Pietro 2, 18-21
Engels non si accorgeva che un concorrente
del cristianesimo tentava di sostituire il dio assoluto con lo Stato e come
ogni lotta di classe fallisse i suoi obbiettivi in quanto agiva su
sovrastrutture come lo Stato e l’economia e dimenticava l’uomo manipolato e
prodotto dall’educazione cristiana:
“E’ dunque provato che, per lo meno nella storia moderna,
tutte le lotte politiche sono lotte di classe e tutte le lotte emancipatrici di
classe, malgrado la loro forma meramente politica, - poiché ogni lotta di
classe è una lotta politica, - si aggirano, in ultima analisi, attorno ad una
emancipazione economica. Per lo meno qui, dunque, lo Stato, l’ordine politico,
è l’elemento subordinato, mentre la società civile, il regno dei rapporti
economici, è l’elemento decisivo.”
E così il
cristianesimo elabora la dualità di dio e della mammona con il nazismo che
sostituisce al dio assoluto, l’assoluto dello Stato e della propria razza
rispondendo ai dogmi dell’ebraismo che voleva gli ebrei come popolo di dio.
Ora sono due alleati:
Stato padrone e dio padrone. Sono separati ma uniti nel medesimo progetto di
costruzione della miseria. Essi si servono dell’economia per costruire
l’emarginazione e mentre i disperati rincorrono sicurezza economica, il dio
padrone e lo stato padrone costruiscono l’oppressione psichica che garantisce
loro la riuscita nei vari progetti.
Il cristianesimo è la
fonte e l’origine dell’oppressione.
L’oppressione e
l’emarginazione che conosciamo noi oggi è propria del cristianesimo. Il
comunismo non mise mai in discussione il cristianesimo perché il comunismo, pur
nelle rivendicazioni di libertà dell’uomo, non fu mai in grado di emanciparsi
dal cristianesimo. Cosa diversa fu la democrazia, comunque, per la quale il
comunismo aveva lavorato. La democrazia, come noi oggi la conosciamo, fu lo
sviluppo logico della sedimentazione delle pulsioni di libertà che alimentavano
anche i lavori di Marx ed Engels.
La libertà di stampa, la libertà di pensiero, la libertà Costituzionale fu il
grande contributo all’umanità di Robespierre. Solo che, fintanto che non si
prosciugherà la fonte del MALE ASSOLUTO, il cristianesimo, l’uomo sarà sempre
costretto a rinunciare al principio del piacere in funzione del principio del
dovere che qualche dio padrone, grazie al lavoro di servi sciocchi che stuprano
gli uomini nella loro società, imporrà per bloccare il divenire dell’uomo e
assicurarsi cibo dall’energia di schiavi sofferenti e sottomessi.
Marghera, 21 maggio 2011
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano
dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 –
Marghera Venezia
Tel.
3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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