CLAUDIO SIMEONI

IL CROGIOLO DEL MALE

17) AGGUATO

Nel Crogiolo del Male l'Agguato è sostituito con Sottomissione. Dove la Sottomissione predispone l'individuo ad essere predato da un predatore specifico: chi si nutre di Energia Vitale Stagnata.

Oltre a costoro che agiscono essenzialmente nell'ambito della percezione ci sono i loro rappresentanti nel mondo della ragione che reclamano il diritto di predare chi è in ginocchio ma non di Energia Vitale Stagnata ma di tutti quegli elementi che privano l'individuo della capacità di determinazione nel quotidiano portandolo a produrre Energia Vitale Stagnata.

Si è costruita un'alleanza formidabile fra Esseri che si alimentano di Energia Vitale Stagnata e i loro rappresentanti vestiti di molte facce ma sempre portatori di religioni rivelate e della loro morale. La morale delle religioni monoteiste ha lo scopo di distruggere il divenire umano in quanto quella distruzione è funzionale alla costruzione del possesso degli individui.Questa morale non è funzionale agli Esseri Umani ma è funzionale a costringere costoro a produrre Energia Vitale Stagnata in ginocchio davanti al macellaio di Sodoma e Gomorra nonché di tutti i nomi che acquisisce al fine di mettere in ginocchio gli Esseri Umani.

Privare gli Esseri Umani dell'Agguato significa renderli sottomessi. L'elemento per la costruzione della sottomissione è Fede!

La fede che blocca il cervello e lo sviluppo dell'Essere Umano.

Ma proviamo a leggere cosa ci dice Kant a proposito della fede nel suo "La critica del Giudizio": "Ora quella teleologia non conduce appunto ad un concetto determinato di Dio, che invece si trova soltanto in un creatore morale, perché solo questo da lo scopo finale, al quale non possiamo ammettere di appartenere noi stessi, se non in quanto ci conduciamo conformemente a ciò che ci prescrive e quindi ci impone la legge morale come scopo finale. Per conseguenza, il concetto di Dio soltanto in virtù del rapporto con l'oggetto del nostro dovere, in quanto condizione della possibilità di raggiungere lo scopo finale del dovere stesso, ha il privilegio di valere nella nostra adesionecome cosa di fede; mentre lo stesso concetto non può dare al suo oggetto il valore di una cosa di fatto: perché, sebbene la necessità del dovere sia ben chiara per la ragion pratica, tuttavia il conseguimento dello scopo finale di questo, in quanto non è interamente in nostro potere, è ammesso solo a vantaggio dell'uso pratico della ragione, e quindi non è praticamente necessario come il dovere stesso.

La fede (come abitus, noncome actus) è il modo di pensare morale della ragione nell'adesione a ciò che è irraggiungibile dalla conoscenza teoretica. E' dunque principio costante dell'animo di tener per vero ciò che è necessario supporre come condizione del supremo scopo finale morale, a ragione dell'obbligo stesso che ci lega a questo, sebbene di quella condizione non si possa da noi vedere né la possibilità né l'impossibilità. La fede (semplicemente detta) è la fiducia che abbiamo nel raggiungimento di uno scopo, cui tendere è dovere, ma di cui non possiamo scorgere la possibilità (e per conseguenza nemmeno la possibilità delle sole condizioni per noi pensabili). La fede, quindi, che si riferisce ad oggetti particolari, che non sono oggetti di possibile scienza od opinione (in questo caso, specialmente in campo della storia, dovrebbe chiamarsi credulità e non fede), è interamente morale. E' una libera adesione, non a ciò di cui si trovano prove dommatiche pel Giudizio teoreticamente determinante, né a ciò cui ci teniamo obbligati, ma a ciò che ammettiamo a vantaggio di uno scopo che è secondo le leggi della libertà; e che ammettiamo non come un'opinione, senza ragione sufficiente, ma come fondato nella ragione (sebbene soltanto circa il suo uso pratico) in modo sufficiente per lo scopo di questa facoltà; perché senza ciò il pensiero morale, mancando di rispondere alle esigenze della ragione teoretica che vuol le prove (della possibilità degli oggetti della moralità), non ha niente di fisso e di costante ed oscilla fra gli imperativi pratici e i dubbi teoretici."

A Kant non interessa la fede come imposizione, ma come atto naturale attraverso il quale riconoscere il padrone e l'immortalità che il padrone concede. Dato il termine fede aprioristicamente, cade il dubbio dell'inganno. Un dubbio che non sussiste in quanto per Kant non sussiste alternativa all'esaltazione del Macellaio di Sodoma e Gomorra anche se lui usa un linguaggio diverso per imporne la bestialità.

Il punto è che Kant non conosce la trasformazione. Per lui gli Esseri Umani sono creati ad immagine e somiglianza del dio pazzo e dunque non è ammissibile nessun concetto che si contrapponga ad esso. La fede per lui risolve le incongruenze della ragione. Quanto la ragione non è in grado di dimostrare lo può la fede nel cristianesimo. Questo è tanto vero in quanto leggiamo in una nota sempre della Critica del Giudizio: "E' ciò che già esprime la parola fides; ma può parer pericoloso che s'introducano nella filosofia morale quest'espressione e quest'idea particolare, che furono introdotte dal cristianesimo, e l'ammetterle potrebbe sembrare forse solo una lusinghevole imitazione del suo linguaggio. Non è questo però l'unico caso in cui questa meravigliosa religione, con la suprema semplicità del suo discorso, abbia arricchita la filosofia di concetti della moralità più definiti e puri di quelli che la filosofia stessa avesse forniti, e che, una volta nati, sono liberamente (la sottolineatura è anche nel testo kantiano) approvati dalla ragione ed ammessi come tali che essa stessa avrebbe potuto o dovuto trovarli ed introdurli." pag. 355

Appare del tutto ovvio come esiste la formazione di fede in accordo con libertà. per Kant le due cose non possono essere staccate. La fede è libertà di espressione del pensiero! Quasi tutta l'opera di Kant va in questa direzione, non soltanto per quanto riguarda il concetto di fede ma anche per quanto riguarda la formazione delle idee e del pensiero nel suo insieme.

E' come se Kant affermasse: "Dal momento che vi hanno fregato accettate la fregatura liberamente e con gioia!" Dove sta l'errore di Kant? Le versioni della Critica del Giudizio curate da Kant furono pubblicate fra il 1790 e il 1793 cioè quando Kant aveva quasi settanta anni. Cosa si è dimenticato Kant? Si è dimenticato i sessantasette anni che è vissuto prima di scrivere la Critica del Giudizio.

Dimenticandosi il percorso attraverso il quale si è costruito e dimenticando le sofferenze nel percorrerlo ormai accetta le idee astratte come prodotto del cervello e non dei suoi adattamenti soggettivi alle variabili oggettive messi in essere nel corso della sua esistenza.

L'inganno non lo sfiora!

Egli ignora completamente il percorso di vita e le scelte che fece per accettare la fede come elemento della propria esistenza. Per pensare a dio come pensiero naturale, all'immortalità e alla libertà come libera manifestazione della sua morale. Egli è convinto di aderire a quella meravigliosa religione perché ha scelto di farlo in quanto esprime il meglio che egli conosca.

Mentre egli è convinto di questo quella religione lo ha trasformato in preda e lo ha predato stroncando fin dall'inizio ogni suo tentativo di sottrarsi a quella condizione.

La fede come elemento qualitativo della sua sottomissione gli si è imposta con tutta la sua violenza cancellando l'intera sua personalità che chiedeva libertà e sostituendola con un'adesione talmente piena da sfociare in una gioia per non doversi scontrare con quell'accettazione. Ogni altra cosa gli si presenti lo ripugna. Lo ripugna al punto tale da giustificare con giri sofistici l'esistenza della fede e di questa come atto naturale dell'esistenza umana.

Vediamo cosa Kant ha cancellato, ha finto di non vedere, pur di lavorare per costruire la distruzione del divenire umano. Eppure dobbiamo sempre riconoscer che era in buona fede; con la buona fede e le fette di salame sugli occhi si pongono le basi per la costruzione dei campi di sterminio cattolici! La malafede non sta nel modo di guardare al mondo, ma nella rinuncia soggettiva a guardare il tempo che viene incontro, alla rinuncia soggettiva di chiamare le cose col loro vero nome.

Proviamo a leggere da "SANTE E STREGHE" di Marcello Craveri edito da Feltrinelli:

"Le sante, che provengono per la maggior parte da famiglie aristocratiche, o comunque benestanti, hanno avuto quasi sempre un'infanzia priva di affetti e un'educazione repressiva. Elisabetta, figlia del re Andrea d'Ungheria, Salomea, figlia di un duca di Cracovia, Elisabetta del Portogallo, destinate fin dalla nascita a matrimoni di convenienza, all'età di tre o quattro anni vennero cedute dai genitori ai futuri suoceri e allevate in casa di questi da dame di compagnia che si preoccuparono solo di ammaestrarle all'etichetta e ai cerimoniali di corte, alla rigidezza di costumi e alle devozioni religiose, soffocando o deviando le loro naturali inclinazioni. Margherita, figlia del re Bela d'Ungheria, fu posta in convento addirittura all'età di tre anni. Altre rimaste orfane di madre, ancora piccole, come Brigitta, figlia di un principe Svedese, Isabella di Francia, Emilia De Bicchieri, Orsola Giuliani, furono affidate a parenti o nutrici che per eccessivo scrupolo di responsabilità, le educarono con estremo rigore. Altre ancora, come Caterina da Siena e Maddalena De' Pazzi, crebbero con i propri genitori, ma autoritari e possessivi, incapaci di comprensione.

La compensazione alla mancanza dell'affetto materno e paterno è data loro - per effetto dell'istruzione religiosa che hanno ricevuto - dalle immagini della madonna, madre trepida e affettuosa, e di Gesù, tenero e dolce con i bambini. Ma queste immagini non sono mai disgiunte da un senso di tormento, perché si sovrappone loro la concezione della vergine addolorata e di Gesù sofferente. Orsola Giuliani racconta nelle sue memorie che a tre anni gli unici giocattoli erano statuine della madonna e di Gesù, a cui essa, a furia di baci, aveva fatto sbiadire tutto il colore. Elisabetta d'Ungheria, giocando in giardino con le damigelle di compagnia, faceva in modo che fossero costrette a dirigersi con lei verso la cappella del palazzo reale e, dice un suo biografo, "se la trovava chiusa, piangendo dirottamente, ne baciava la porta, la serratura e i muri esterni.". Caterina Fieschi confessa che da bambina "sentiva tutte le carni affliggersi per il dolore" quando guardava, in camera sua, un quadro raffigurante la pietà. Brigitta di Svezia a sette anni vide apparire una donna "con vesti raggianti" che le mise in capo una corona e l'accarezzò sul volto, ma essa sentì le tempie come strette da un cerchio di ferro. Caterina da Siena, ancora bambina, mentre era per strada un giorno, rimase attonita e sbigottita, vedendo su una cupola di una chiesa "Cristo vestito a modo et forma di vescovo, col pastorale in mano" che la fissava sorridendo.

Le orazioni, le devozioni, la lettura dei vangeli e delle vite dei santi e di martiri sono le occupazioni normali di queste fanciulle e, se nella figura della madonna e in quella di Gesù si compensa la mancanza dell'affetto dei genitori, i modelli imitativi si riducono, per queste fanciulle, alle grandi eroine della santità. L'idea, radicata in loro da quelle letture, che il merito consista nella rinuncia alle gioie della vita, nei sacrifici e nel dolore, le stimola a seguire quei modelli. "Sentendo leggere il compendio della vita di santa Rosa di Lima" scrive Orsola Giuliani "Venne voglia anche a me di fare come faceva lei.". Francesca Bussi ricorda che "A leggere le vite delle vergini illustri per santità" si sentiva stimolata a praticare "rigide austerità".

Allora si sottopongono a mortificazioni e rinunce, cominciano a digiunare e a dormire sul nudo legno, proclamano il loro proposito di rimanere vergini per tutta la vita. Ma non è soltanto l'accettazione passiva di un modello indotto: è anche un'inconsapevole contestazione alla situazione umiliante della donna nella famiglia. Per esempio, il proposito di osservare il digiuno, come fa opportunamente notare una valente sociologa, già da noi citata, è una ribellione psicologica alla schiavitù femminile di dover ogni giorno preparare e cuocere il cibo, accudire alla casa, senza che la sua fatica sia riconosciuta dall'uomo come un vero lavoro.

Anche il rifiuto delle "vanità" femminili nell'abbigliarsi, acconciarsi, curare la propria persona, è una protesta contro l'umiliazione di doversi far belle quale oggetto di desiderio e strumento di piacere per il maschio. Caterina da Siena disprezza la madre che la sollecita con insistenza, essa dice, "secondo la vituperevole usanza delle donne a lavarsi spesso la faccia, pettinarsi i capelli et componerli più studiosamente, a radere i peli del viso e del collo" e reagisce con rabbia: "mettendo le mani a le forbici, tutti e' suoi capelli si levò via"; poi, al "rumore grande" della madre indignata, fugge a rinchiudersi nella propria cameretta.

Le Streghe da bambine, non hanno bisogno d'imporsi rinunce, ché, in genere d'origine molto umile, conoscono già le privazioni a causa della povertà delle loro famiglie. Vengono gettate subito nella vita in tutta la sua crudezza....."

Ecco dunque l'agguato portato dai predatori cristiani al divenire umano di cui Kant si pone a guardia. La fede come atto di libertà la dove la ragione non è in grado di fornire prove.

Menzogne. La fede come atto impositivo costruito attraverso il condizionamento educazionale. La fede come costruzione attraverso un atto di violenza continua nei confronti di chi non è in grado di difendersi. La fede come risultato dell'agguato messo in essere dai cristiani ai bambini che non sono in grado di discriminare per poterli sottomettere per l'intera esistenza. Distruggere il divenire umano. Questa distruzione è la macchina da guerra di quella che Kant chiama "meravigliosa religione" dimenticando le nefandezze attraverso le quali costringe gli Esseri Umani a riconoscerla.

L'agguato viene messo in atto dai cristiani nei confronti dei bambini quando questi non sono in grado di difendersi per trasformarli in prede. Prede sottomesse a loro in quanto predatori e produttori di Energia Vitale Stagnata per gli Esseri di Sola Energia Vitale che si spacciano per dio creatore.

Il Crogiolo del Male ha come scopo la distruzione del divenire umano. L'agguato del male agisce quando l'individuo non si può difendere e poi mantiene l'individuo nella situazione di predato costruendo condizioni socio-economiche affinché non sia conveniente sottrarsi alla condizione di predato: ma chi te li fa fare? Ormai sei stato truffato, adeguati, accetta la truffa!

Non c'è nessuna differenza sostanziale fra gli scopi delle vite dei santi che la chiesa usa per distruggere il divenire umano dei bambini e la filosofia di personaggi come Kant che le università usano per distruggere le concezioni filosofiche di chi intende cercare la libertà del fare per la costruzione del loro Potere di Essere. Se nella storia contiamo alcune decine di filosofi della libertà, filosofi che cercavano di forzare i limiti della costrizione umana partendo da ciò che erano, ne contiamo a migliaia quelli che si schieravano per esaltare quanto fosse bello stuprare chi non era in grado di difendersi e quanti diritti aveva la chiesa cattolica nel distruggere il divenire umano.

Il lato nero dell'Agguato all'interno del Crogiolo del Male è dato dalla necessità di sviluppare pulsione di morte. Mentre in Stregoneria l'agguato è il sistema di relazioni fra Coscienze, nella magia nera cristiana l'agguato si trasforma in truffa attraverso la quale sottomettere gli Esseri Umani. Distruggere il loro futuro. Impedire loro di espandere sé stessi nel circostante. Rendere gli Esseri umani dipendenti dall'attesa della loro distruzione.

Il campo di Energia Vitale degli Esseri della Natura è altrettanto importante che il campo fisico. La psiche che guida lo sguardo è altrettanto importante dell'oggetto guardato come degli occhi che guardano. Il sistema elaborativo del soggetto è importante come il soggetto stesso. Non pensiamo ad un individuo soltanto per un'espressione del suo essere. Pensiamo ad un individuo nel suo insieme. Pensiamo che in un individuo modificando una parte di quell'insieme otteniamo una diversa espressione dell'individuo stesso anche se la vita agirà sempre per trovare delle compensazione a quanto si è alterato e le compensazioni non sempre sono piacevoli a vedersi. L'agguato dei cristiani nella distruzione umana è coperto dalla loro concezione della vita. "Tu sei malvagio, non io che ti ho costretto ad esserlo!"

Usiamo l'agguato per costruire la libertà del fare per costruire il nostro Potere di Essere anche se non sappiamo cosa potrà succedere o quali adattamenti provocare rimuoviamo gli ostacoli che bloccano il nostro sviluppo e per farlo impariamo l'arte dell'agguato!

CLAUDIO SIMEONI

MECCANICO

APPRENDISTA STREGONE

GUARDIANO DELL'ANTICRISTO

30.08.1999

CLAUDIO SIMEONI

PIAZ.LE PARMESAN, 8

30175 MARGHERA - VENEZIA

TEL. 041933185

e-mail claudiosimeoni@libero.it

 

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