CLAUDIO SIMEONI

IL CROGIOLO DEL MALE

21) CHIAMARE LE COSE COL LORO VERO NOME

Ultimo elemento da trattare nel Crogiolo del Male.

Prima di trattare come si blocca il Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome parliamo del risultato che questo comporta.

Leggiamo da KANT nella su Critica alla Ragion Pura:

Nelle storie di magia e di Stregoneria voi trovate molte volte la necessità, da parte del protagonista, di trovare il vero nome di una persona o di una cosa.

In molte storie popolari è rimasta traccia di questo fare diventato ormai un modo per ingannare o per truffare un avversario più o meno onesto che nasconde qualche cosa che gli si vuole sottrarre. Per sottrarre quanto nasconde è necessario trovare il suo nome, rendere innocuo il suo potere di possesso.

Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome è trovare il nome delle cose un nome che non è un insieme di lettere ma un insieme di fenomeni che formano la cosa stessa. Individuare i fenomeni che quella cosa emana, individuare le fonti che alimentano quella cosa, individuare l'intento che quella cosa spinge ad espandersi: questo è Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome.

Nel Crogiolo dello Stregone nei Quattro Canti del Mondo vedremo come questo fare ci permette di fondere i Crogioli; nel Crogiolo del Male vedremo come l'impedimento a Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome sia fatto per impedire agli Esseri Umani di diventare parte del mondo circostante e conoscere l'oggetto in Sé.

Impedire agli Esseri Umani di Chiamare le Cose col Loro Vero Nome significa predisporre gli Esser Umani ad essere Ingannati. Sottometterli ad Inganno. Far dell'Inganno la manifestazione della loro esistenza.

Tutte le religioni di verità rivelata alimentano dei meccanismi di condizionamento educazionale finalizzato ad impedire agli Esseri Umani di Chiamare le Cose col Loro Vero Nome. Questa pratica, per loro, è l'atto del loro profeta. Il loro profeta ha Chiamato le Cose Col Loro Vero Nome in quanto ispirato dal suo dio padrone e questo chiamare le Cose Col Loro Vero Nome viene imposto come verità cui piegare gli Esseri Umani.

Ogni religione rivelata è dunque una truffa che partendo dalla tesi secondo cui il dio padrone rivela una verità la vita degli Esseri Umani viene sintetizzata come un processo di soggettivazione di tale verità; di esternazione della loro soggettivazione attraverso l'imposizione di questa verità ad altri Esseri Umani.

Il dio padrone rivela come costruire la sottomissione distruggendo il divenire degli Esseri Umani. Questa distruzione i seguaci delle religioni rivelate la chiamano Fede da imporre a chiunque per poter seminare la distruzione. Per imporre la distruzione è necessario che nessuno Chiami le Cose Col Loro Vero Nome ma riconosca quelle cose col nome che gli ha dato il profeta della religione rivelata.

Dove per Fede si intende l'abbandono fiducioso nelle mani del boia mentre taglia la testa del divenire dell'esistenza.

Se altri nomi vengono date alle cose allora si sviluppano guerre finché o quel nuovo "profeta" viene distrutto oppure si scopre un sistema per affiancare il nuovo modo di Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome al vecchio e sottomettere ulteriormente gli Esseri Umani. Quegli Esseri Umani che si erano ribellati al vecchi modo di Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome del profeta precedente e che volentieri appoggiavano il nuovo profeta inconsapevoli degli infiniti nomi delle cose e pronti a rinnovare, sotto il nuovo modo di Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome, la loro sottomissione e la distruzione del loro divenire.

La verità quando viene definita è un modo per impedire agli Esseri Umani di chiamare le cose col loro vero nome. Costringerli ad appoggiare quella verità.

Perché si è giunti al momento in cui gli Esseri Umani cercano una verità da appoggiare?

Cosa li ha portati a questo?

Quando si aderisce ad una verità si è uccisa la ricerca di chiamare le cose col loro vero nome in quanto si è trovato chi ti ha confezionato il nome con cui chiamare le cose. Quel confezionamento si chiama verità. Quel confezionamento non ammette discussioni, non ammette alternative: non ammette la ricerca di chiamare le cose col loro vero nome.

Come si è giunti a questo?

Per comprendere come si giunge a sottomettersi alla verità rivelata è necessario comprendere i meccanismi del condizionamento educazionale religioso.

Il bambino cresce, fa delle domande e a quelle domande riceve delle risposte funzionali all'adulto per liberarsi della risposta stessa. O ancora, riceve dall'adulto non la risposta alla domanda che il bambino ha fatto in funzione del proprio Intento, ma la proiezione dell'adulto su come vorrebbe che fosse quella risposta.

Il condizionamento religioso monoteista era estremamente feroce fino ad alcuni decenni or sono, oggi è più sottile, si manifesta in modo diverso tentando di adattarsi alle nuove situazioni che sono venute creandosi.

La costruzione della sottomissione del bambino passa attraverso delle tappe di formazione del giudizio. Dove la formazione del giudizio implica necessariamente la rinuncia a chiamare le cose col loro vero nome in quanto l'adulto, cui il bambino si riferisce, ha rinunciato a chiamare le cose col loro vero nome.

Mi servirò del libro di RENZO VIANELLO LA RELIGIOSITA' INFANTILE che veniva (forse viene ancora) usato all'università di psicologia di Padova dato che la prefazione è a firma di Guido Petter che dirigeva quella facoltà per seguire la traccia su come vengono imposti i concetti religiosi ai bambini.

Io parto dalla conclusione del lavoro di Vianello che dice:

"La prima ipotesi è che gli atteggiamenti realistici, egocentrici, magici, artificialistici ed animistici condizionano particolarmente l'acquisizione delle nozioni religiose; tale condizionamento è particolarmente intenso prima dei 7 anni e tende a sparire con i 10-11 anni. In particolare è stato possibile mettere in evidenza che:

--- Il realismo (soprattutto nella forma di antropomorfismo) e l'egocentrismo infantili ostacolano particolarmente l'assimilazione delle seguenti nozioni religiose: Dio onnipotente (e quindi capace, tra l'altro, di aiutare gli uomini nei pericoli e di resuscitare i morti), Dio onnipresente, Dio Spirito, Cristo Uomo-Dio (vedi le ricerche nn. 1,2,4).

--- L'atteggiamento magico favorisce la credenza nell'onnipotenza divina. Tale influenza favorevole agisce tuttavia in modo significativo solo con i 7-8 anni, perché nelle età precedenti essa è contrastata dall'antomorfismo, che si rivela molto più influente nel condizionare l'assimilazione delle nozioni religiose da parte del bambino (vedi le ricerche 1 e 2).

--- L'artificialismo favorisce, fin dai 6-7 anni, la credenza in Dio Creatore (vedi le ricerche nn. 3,4,8).

--- L'animismo favorisce (nei soggetti in cui è ancora presente una moralità di tipo eteronomo) la credenza in una specie di giustizia immanente. Tale credenza favorisce, a sua volta, la credenza in "Dio garante della giustizia nel mondo attraverso la Natura" (vedi le ricerche nn. 5, 6, 9).

Questo è lo schema deduttivo che presenta Vianello suffragandolo attraverso una serie di ricerche e di ipotesi di lavoro.

A me non interessa stabilire quanto questo schema sia giusto o meno mi interessa stabilire che l'imposizione della credenza nelle religioni monoteiste è un atto di imposizione progressiva. E' un atto di assimilazione soggettiva nel bambino e che i meccanismi attraverso i quali il bambino soggettivizza il monoteismo è un processo attraverso il quale viene distrutta la sua capacità di costruirsi nei mutamenti.

Mi interessa altresì chiarire che quest'atto non è un atto indolore, ma passa attraverso tutta una serie di meccanismi difensivi del bambino che comunque tenta di resistere all'imposizione adattando l'imposto alla propria interpretazione.

Il condizionamento di cui parla Vianello in realtà è la resistenza che il bambino compie al tentativo di assoggettarlo ad una credenza religiosa monoteista. Il monoteismo non è istinto soggettivo ma è condizionamento educazionale ottenuto attraverso la distruzione della soggettività del bambino!

Il cattolicesimo ha costruito, attraverso la propria esperienza nel condizionare i bambini, dei meccanismi attraverso i quali l'imposizione religiosa e le credenze sono regolate in base all'età. A quell'età si deve imporre quella e solo quella credenza in quanto il bambino in quell'età oppone quella resistenza. Quella credenza distrugge quella resistenza e prepara il bambino per la credenza che viene imposta successivamente.

Vianello parla di atteggiamenti soggettivi del bambino che condizionano il suo credere che gli viene imposto. A Vianello non viene in mente quanto quel credere che viene imposto al bambino sia una storpiatura del divenire del bambino stesso. Non gli viene in mente che la credenza imposta sia un'aberrazione. Vianello, come tutti gli adoratori di un dio creatore, sia che dichiarino di credere o che siano atei ma che ne accettano la visione del mondo in quanto considerano quella visione come naturale, considera il condizionamento educazionale monoteista come un atto naturale, quasi dovuto. Considera che il bambino debba essere sottoposto a quell'atto.

Perché affermo questo? Perché Vianello non considera che la credenza religiosa sia un'arma di distruzione del divenire del bambino ma una semplice credenza innocua che il bambino, nonostante una feroce lotta per opporsi, deve comunque accettare. Dunque Vianello mette in luce non tanto i danni che quella credenza imposta procura al bambino ma la qualità delle resistenze che il bambino oppone a tanta violenza. E' una questione di predisposizione mentale!

Vianello ci dice che l'atteggiamento realistico nel bambino è d'ostacolo alla violenza dell'imposizione dei concetti di un dio onnipotente e quindi in grado di aiutare gli Esseri Umani nei pericoli, di far resuscitare i morti ecc.. Un atteggiamento realistico ed egocentrico impedisce al bambino di sottoporsi alla violenza della preghiera.

Nelle ricerche che Vianello cita la numero uno è interessante in quanto in quella ricerca presenta delle storie a dei bambini fra i 7 e gli 11 anni chiedendo di completare la storia come loro volevano che la storia finisse. Le storie presentavano delle situazioni abbastanza drammatiche nelle quali bambini e adulti si trovavano in grande difficoltà.

Ebbene nella ricerca sono stati completati dai bambini 209 racconti (in ambiente cattolico abitanti a Venezia) e quasi nessuno faceva riferimento ad un intervento di dio salvatore. Come contro prova ha voluto far completare i racconti a bambini fra 8-9 anni che durante l'anno dovevano fare la comunione e a bambini di 10-11 anni che dovevano ricevere la cresima. La prova è stata fatta in parrocchia ma senza prete cattolico presente. Anche in quella situazione il 56% dei bambini non nominarono dio solo due dissero che i passeggeri dell'aereo in pericolo in preda al panico si misero a pregare.

Com'è che si manifesta il realismo? Nella storia dell'aereo che sta precipitando consiste nel pensare che vi siano situazioni o cose che si possono fare: prendere l'estintore, il pilota che aiuta i sopravvissuti, alcuni muoiono ecc.. Anche quando un bambino mette dio onnipotente nella storia non è dio che salva i passeggeri ma è un meccanico. Per quel bambino dio è onnipotente ma è meglio il meccanico che ripari il guasto.

Il realismo è il miglior argine che ha il bambino per fermare la sua sottomissione al dio padrone. Per fermare il terrore che vorrebbe sottometterlo.

L'egocentrismo funziona da proiettore di sé stesso. Egli sa che le macchine si rompono e si possono riparare. Il bambino proietta il suo sapere nello svolgimento delle storie. La conoscenza soggettiva usata in modo razionale e proiettata in situazioni che ne determinano il risultato.

La debolezza del bambino sta appunto nella conoscenza. Quasi nessun adulto spiega o dimostra al bambino che lo sconosciuto che deve affrontare è infinitamente più grande e comprensivo di molte cose e situazioni che lui nemmeno immagina.

Se così fosse al presentarsi di una cosa completamente nuova il bambino direbbe: "Ecco dallo sconosciuto che mi circonda mi è giunto qualche cosa di nuovo: vediamo come funziona; vediamo che cos'è!"

Al realismo del bambino viene sovrimposta la credenza che dio è onnipotente. Pertanto si riconosce il realismo del bambino affiancandolo con l'onnipotenza del dio padrone al quale si chiede al bambino di sottomettersi.

Come afferma Vianello: "Una seconda ipotesi, implicitamente già espressa nell'esposizione dell'ipotesi precedente, si basa sul presupposto che ogni apprendimento di nozioni nuove e complesse è frutto di un processo lento e graduale. Ciò implica che le credenze infantili si modificano lentamente con l'età, che le vecchie credenze di solito non spariscono mai bruscamente, che nel passaggio da una vecchia a una nuova credenza compaiono delle "credenze di compromesso", ecc."

Il condizionamento educazionale della religione monoteista attraversa delle fasi di assimilazione. Per sovrapporre l'onnipotenza del dio al realismo del bambino è necessario distruggere la conoscenza del bambino stesso. Se il bambino non sapeva che l'intervento del meccanico poteva ovviare al guasto per salvare chi era in una situazione drammatica avrebbe pensato solo a dio salvatore. Ecco allora il condizionamento educazionale cattolico agire affiancando l'onnipotenza di dio al fare umano e subito, quando si presentano situazioni non risolvibili da parte della conoscenza del bambino inserire l'onnipotenza del dio padrone e creatore al quale si chiede immediatamente sottomissione. La ragione del bambino, proprio perché non è onnisciente, viene agguantata dall'orrore cattolico. Così il bambino, anziché Chiamare le Cose Col Loro Vero Nome e chiamare sconosciuto lo sconosciuto; lo chiama intervento di dio onnipotente e piega il proprio pensato all'idea di dio onnipotente.

Il razionalismo del bambino impedisce al cattolicesimo di imporre alla sua ragione i fantasmi dell'onnipotenza di dio, del dio onnipresente, del dio come spirito e del cristo uomo e dio insieme.

Nel secondo punto messo in luce da Vianello si afferma che "atteggiamento magico favorisce la credenza nell'onnipotenza divina." Ebbene Vianello omette di dire quale magia. Per Vianello la magia è la magia cattolica. Il fare della magia cattolica è azione nel quotidiano del tipo le montagne si buttano a mare, risorgi Lazzaro, fermati vento, moltiplicare i pani e pesci. Questo tipo di magia è parte integrante del cattolicesimo che si è sviluppato attraverso trucchi da imbonitore.

Il cattolicesimo spaccia questa come magia. Il bambino davanti alo sconosciuto non diventa intrepido perché aspetta l'operazione magica: l'intervento del dio onnipotente. Quando un problema viene risolto e il bambino non è in grado di cogliere i passaggi della soluzione questa viene attribuita all'intervento del dio onnipotente.

E' vero che il guasto è riparato dal meccanico, ma è dio che ha mandato il meccanico. Si sposta l'intervento del dio onnipotente come fare magico dietro alle azioni umane. Tutto questo serve ad impedire al bambino di affrontare lo sconosciuto per quello che è e convincersi dell'esistenza di un dio onnipotente che manovra tutto quanto si presenta.

Si impone alla mente del bambino un sistema apriori che ne distruggerà l'ardimento col quale affrontare lo sconosciuto circostante. Non è la concezione del magico ma è trattazione puerile delle barzellette inventate. La puerilità del cattolicesimo non è finalizzata ad imporre il cattolicesimo ad Esseri Umani adulti ma è finalizzata all'imposizione attraverso la violenza del condizionamento educazionale degli apriori su cui viene a fondarsi i concetti cattolici.

Solo la violenza sta alla base del credo monoteista. Un dio impotente deve rendere impotenti gli Esseri Umani per poterli distruggere.

Nella terza preposizione Vianello afferma che l'artificialismo favorisce, fin dai 6-7 anni, la credenza in un dio creatore.

Cosa significa questo? Significa che al bambino viene spiegato che quanto esiste è stato costruito. Tutti gli oggetti che usiamo nel quotidiano sono costruiti. A volte anche i genitori sono dei costruttori e la madre la minestra deve costruirla prendendo delle cose e trasformandole. Tutto viene costruito e di questo il bambino diventa consapevole (tanto che alcuni bambini di Milano alla domanda: Chi produce il latte? risposero: La centrale del latte; avevano il concetto solo del latte confezionato!"). Quando il bambino fa domande la risposta, dicono gli adulti, deve sempre essere semplice. Ma la semplicità non è per il bambino che ascolta, ma per soddisfare il narcisismo di chi la da senza poter essere sconfessato! La risposta di un dio creatore altro non è che il proseguo del fatto che tutto viene costruito condito con la pavidità dell'adulto di costruire e alimentare la propria Conoscenza e il proprio Sapere. Dal momento che l'adulto ha rinunciato ad espandersi nel mondo così propone al bambino la propria sconfitta. Come il muratore fa le case dio ha creato il mondo.

Questo qualcuno che crea diventa un tarlo che rode il cervello e questo tarlo impedirà al bambino per il resto della propria vita a concepire modi diversi attraverso i quali l'esistente è venuto formandosi. Questo tarlo impedirà al bambino di scoprire il dio che cresce dentro di lui e tutti gli dei che crescono attorno a lui. Vedrà solo cose e forme che hanno origine da dio. A questo piegherà il suo pensiero per il resto della vita.

Gli è stato impedito di chiamare le cose col loro vero nome. Il nome che da alle cose è quello di oggetti creati dal dio padrone.

Nella quarta preposizione Vianello parla dell'animismo come veicolo alla credenza di una giustizia immanente. Anche questa è una distorsione degli adulti vuoti. L'animicità degli oggetti porta a dei processi di adattamento degli oggetti attraverso l'esercizio del loro libero arbitrio inteso come adattamento soggettivo alle variabili oggettive incontrate.

Anche questo viene usato dai preti cattolici e dagli adulti vuoti per parlare di una morale da sovrapporre ai processi di adattamento.

Nessuno spiega i processi di adattamento al bambino. Nessuno spiega al bambino che lui tira la coda al gatto e il gatto lo graffia per liberarsi dalla presa e dalla paura. Ecco la madre con la scopo picchiare il gatto cattivo e insegnare al bambino che quando si fa del male c'è dio che punisce. Così il bambino che cresce viene punito perché non è in grado di presentare l'autodisciplina che i genitori vorrebbero che avesse o non è in grado di obbedire agli ordini imposti in quanto contrastanti con i suoi bisogni.

Questo viene usato dai preti cattolici per imporre la visione di dio giudice e padrone. Un dio giudice e padrone di cui loro sono i rappresentanti e pertanto essi stessi giudici e padroni.

Ecco alcuni elementi attraverso i quali si costruisce il condizionamento educazionale cattolico. Ogni elemento, e molti che non sono descritti sia in quanto tali che riprodotti in situazioni diverse, è un atto di magia nera. E' un atto attraverso il quale si distrugge il divenire dell'Essere Umano solo per il fatto che in quanto bambino non è in grado di discriminare e difendersi.

Tutti questi elementi servono a costringere il bambino a non chiamare le cose col loro vero nome.

Non Chiamare le Cose col Loro Vero Nome comporta l'assoggettamento al concetto apriori del dio creatore dove le cose sono sue emanazioni ed egli semplice spettatore appartenente ad un gregge che viaggia su una strada della quale non distingue l'arrivo.

Il dio padrone gli ha ucciso la capacità di estendere le ali della percezione e di volare nell'infinito dei mutamenti. Il condizionamento educazionale cattolico ha distrutto il suo divenire.

Il bambino è merce, è uno schiavo pronto per qualunque uso. Che poi diventerà carne da lavoro, trafficante di schiavi eroinomane o spacciatore di eroina, guerrafondaio o trafficante di morte, complice nel distruggere il divenire degli Esseri Umani, pedofilo o prete cattolico è assolutamente irrilevante. Le risposte che egli darà al condizionamento educazionale cattolico saranno i suoi adattamenti ad una situazione che ha distrutto la sua possibilità di sviluppare sé stesso nell'eternità dei mutamenti. Egli è stato costretto a rinunciare a costruirsi. Se vorrà riprendere il cammino interrotto all'atto della nascita del corpo fisico e con l'intervento del terrore cattolico dovrà incominciare a praticare il Crogiolo dello Stregone. Quanto dura e assurda sarà quella pratica per un cattolico. Lascia perdere gli diranno. Ma chi te lo fa fare. Solo se quell'Essere Umano riuscirà a sentire il respiro di Libertà e farlo proprio allora, e solo allora, potrà intraprendere un cammino che lo sottrarrà all'orrore imposto.

Ma quanta fatica!

CLAUDIO SIMEONI

MECCANICO

APPRENDISTA STREGONE

GUARDIANO DELL'ANTICRISTO

30.08.1999

CLAUDIO SIMEONI

PIAZ.LE PARMESAN, 8

30175 MARGHERA - VENEZIA

TEL. 041933185

e-mail claudiosimeoni@libero.it

 

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