TEOGONIA

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All’inizio fu CAOS!

CAOS inteso come ente indescrivibile da parte della ragione. Uno spazio in movimento. Un movimento che per la ragione diventa incomprensibile dal momento che, per la ragione, solo gli enti si muovono all’interno dello spazio e lo spazio non è ente, ma contenente!

CAOS, per la ragione umana, non è Essere in Sé, ma è soggetto in sé che contiene Esseri in Sé che si muovono. Lo spazio, afferma la filosofia illuminista, non esiste se non nella misura in cui gli enti lo occupano. Lo spazio non esiste in sé, non appare alla visione se non quando il veggente lo occupa.

Eppure è da questa idea che prende forma la Teogonia Esiodea in quanto gli dèi altro non sono che trasformazioni della materia all’interno di questo vuoto. Dall’idea primordiale dello spazio vuoto ha lo sviluppo delle idee dello spazio in cui gli dèi agiscono riempiendo quello spazio di cui gli dèi sono oggetti propri di quello spazio in quanto, in quello spazio, si dilatano.

La modernità o l’attualità di quel pensiero appare oggi dopo che nel 1789 si è concluso il primo processo di trasformazione della Stregoneria per l’uscita dall’orrore cristiano. Fino a soli un centinaio d’anni or sono quest’idea era assurda ed illogica in quanto la logicità di ogni pensiero era dato dall’esistenza di un dio apriori quale creatore, ordinatore e determinatore di ogni esistente. Oggi si può affrontare un’idea antica di cinquemila anni come un’idea attuale in quanto si è usciti dall’orrore delle concezioni imposte dal cristianesimo e che rappresentano, all’interno dell’intera storia umana, un grande buco nero oscuro riempito dall’angoscia dello schiavismo intellettuale al quale i cristiani hanno costretto per duemila anni gli Esseri Umani.

Lo spazio in quanto ente in sé non è concepibile dal punto di vista della ragione in quanto questa pone al centro del suo pensiero sé stessa e quanto proietta sull’oggettività. Lo spazio non ha Coscienza di Sé, ma è oggettività nella quale si sviluppano le Coscienze di Sé. Lo spazio diventa oggettività che permette lo sviluppo di ogni soggettività. Se lo spazio, come è e come la nostra ragione lo descrive, non esistesse, non esisterebbero le condizioni nelle quali si sono articolati gli elementi che ci hanno portato ad essere ciò che siamo.

Davanti allo spazio silenzioso e inconcepibile della ragione il veggente è silenzioso; la ragione sconvolta e l’intuire magico sgomento. Un libro scolastico cita un poema Babilonese: “quando di sopra non era nominato il cielo, la terraferma di sotto non aveva nome, nulla era se non l’abisso.”

L’Erebo! Il nero assoluto che tinge lo spazio senza luce e nel quale gli occhi del veggente si perdono. Lo spazio della ragione è il nero assoluto; lo spazio degli infiniti mondi della percezione è un nero assoluto. La ragione ritaglia la propria descrizione all’interno dell’universale esistente. In quell’universale esistente esiste soltanto il nero Erebo e di nero Erebo è quanto alla ragione appare!

Il generare è il concetto Esiodeo della trasformazione, il germinare, che diventa Coscienza di Sé. Gli dèi vengono generati! Gli dèi determinano la loro esistenza! Quando gli dèi non determinano la loro esistenza vengono divorati: cessano le loro trasformazioni e il loro divenire nell’eternità dei mutamenti. Si tratta di dèi immortali. Di forze che partecipano non solo alla costruzione di Sé stessi nell’infinito dei mutamenti, ma si tratta di forze che partecipano all’intreccio universale della vita. Quando queste forze, per la loro capacità di trarre la loro volontà da sé stesse, o per l’intervento di una qualche forma di forza oggettiva che spezza le catene, la prigione o il vaso che le ingabbia, prorompono alimentando della loro forza quanto è simile a loro e che può favorire il loro divenire nell’eternità favorendolo.

Il generare deve essere inteso in termini esoterici. Da una Coscienza di Sé che determina sé stessa prendono forma e movimento nuove Coscienze di Sé che determinano loro stesse. Il generare non necessariamente è il prodotto della volontà nell’atto del generante, ma è soprattutto attività collaterale dell’esercizio della volontà del generante finalizzata al raggiungimento di obiettivi diversi dal generare. Il generante esercita la sua volontà nella determinazione della propria esistenza. Il suo fine è esistere. E’ la sua esistenza che determina il generare. Il generare è dato dalla presenza di un’oggettività che permette la generazione e che accoglie il generato; da una sostanza che da inconscia si trasforma in Coscienza di Sé; da forze, situazioni o Consapevolezze che spinte dalla propria necessità costruiscono le condizioni affinché Coscienze di Sé vengano in atto. In altre parole è Necessità, propria dell’oggetto che si trasforma da inconscio a cosciente e della situazione oggettiva costruita da enti che determinando sé stessi permettono alla Necessità del soggetto di cogliere la propria occasione attraverso la quale divenire nell’eternità dei mutamenti. Necessità è presente nell’oggetto che si trasforma al di là che questo sia Cosciente di Sé o meno. La generazione del soggetto altro non è che appropriazione del soggetto di Necessità che porta alla sua trasformazione attraverso la sua volontà. L’atto di appropriazione di Necessità soggettiva ad opera di Volontà, mentre determina il passaggio dall’inconsapevole al consapevole, dall’altro permette alla volontà del soggetto di indicare l’Intento delle sue trasformazioni.

Generare significa nascere! Significa passare dall’inconsapevolezza della struttura cui si è parte alla consapevolezza della stessa attraverso la determinazione della direzione delle trasformazioni soggettive relative all’oggettività nella quale e dalla quale si è generati.

Uno dei problemi che oggi, dopo duemila anni di orrore cristiano, dobbiamo risolvere per comprendere le trasformazioni dell’universo e delle specie della Natura nel suo insieme è la questione del generare. Partendo dalle considerazioni culturali si è costruita, nel linguaggio comune e nei concetti apriori del pensiero, una struttura logica secondo la quale qualcuno o qualche cosa genera. Dove per generare è considerata la volontarietà dell’atto relativo alla generazione. L’atto del generare non è dato dall’esistenza di una oggettività che ha in sé i caratteri attraverso i quali qualche cosa diventa cosciente e consapevole di sé, ma è atto di volontà e determinazione del generante nello specifico generare.

Nel Paganesimo la questione è diversa. Il generato si genera da sé, mentre il generante costruisce le condizioni nelle quali il generato appropriandosi di Necessità attraverso Volontà determina, nell’oggettività in cui si esprime, la propria esistenza. L’accento va spostato dal generante al generato. Dove la centralità non è data dal generante, ma dal generato. Il generato è quella concentrazione di Energia Vitale che incontra delle condizioni attraverso le quali passa dalle condizioni inconsapevoli a quelle di consapevolezza di sé. Il generante si limita ad espandere sé stesso nell’oggettività, a costruire le condizioni per sviluppare il proprio sapere e la propria conoscenza rispondendo agli impulsi di Necessità di cui si è appropriato attraverso la propria volontà. Vivere è l’imperativo del generante, non generare! Il generare è parte del fare e della necessità di espansione del generante, ma non è l’intento primario del generante. Il generante può generare perché si è espanso nell’oggettività scegliendo le condizioni migliori per continuare ad esistere e quelle condizioni, nel caso degli Esseri della Natura, implicano il generare come bisogni sviluppatisi dagli adattamenti soggettivi alle variabili oggettive delle singole specie.

Il generato nasce da sé stesso!

Le forze che portano il generato al riconoscimento della separazione del proprio essere dall’oggettività circostante è interna al nuovo nato, qualunque sia la specie cui appartiene. Sia esso un Essere della Natura o una concentrazione galattica Cosciente di Sé.

Il cristianesimo non riconosce la centralità della nascita in quanto demanda la responsabilità della nascita al dio padrone come estensione del concetto culturale e sociale dei genitori. I genitori come padroni dei figli in quanto loro generatori; gli Esseri Umani schiavi del dio padrone in quanto prodotto della sua creazione. E’ nel cristianesimo il concetto centrale del “padre che genera il figlio!” mentre crea ex nihilo quanto esiste e rivendica il possesso dell’esistente in quanto da lui creato. Nel far questo il cristianesimo priva l’esistente delle forze della sua germinazione. Priva l’esistente della determinazione soggettiva nell’espandersi nell’oggettività in cui la germinazione avviene.

Riconoscere la centralità del generato rispetto all’oggettività in cui viene generato, al di là che questo sia il nero Erebo o la pancia della madre degli Esseri della Natura o, sempre in questi, l’uovo deposto, è importante per riconoscere nelle Coscienze di Sé esistenti il loro essere dèi individuandone la manifestazione divina nella volontà di espansione nel loro circostante.

Dove diventa importante questa disquisizione? Innanzi tutto per comprendere la teogonia. Gli Esseri si generano al di là della volontà del generante nel farlo. Gli Esseri, una volta generati, non hanno doveri nei confronti del generante, ma, colta l’occasione della loro esistenza devono obbedire a Necessità che li spinge ad espandersi nell’esistenza. La generazione degli Esseri non avviene necessariamente seguendo le regole che gli Esseri Umani immaginavano proiettandole nel fare di atri Esseri. La generazione avviene al di là della consapevolezza e dell’intento dell’Essere che genera. La generazione di una Coscienza di Sé è l’intento proprio dell’Energia Vitale che si trasforma da inconscia in coscienza qualora incontra le condizioni opportune. Infine, dal punto di vista sociale sposta l’attenzione della centralità sociale dal generante al generato come patrimonio del Sistema stesso e fondazione del proprio futuro. Inoltre, le azioni di ogni Essere sono azioni divine perché, al di là dell’Intento con cui l’Essere le riveste, sono generatrici di tensioni che a loro volta generano Coscienze di Sé che tentano di diventare eterne nell’infinito dei mutamenti.

Questo sistema di trasformazione è proprio della teogonia esioidea. Ed è un sistema proprio del percepire e del sentire degli Esseri Umani.

(la traduzione della Teogonia è tratta da Esiodo “Teogonia” trad. Graziano Arrighetti edizione BUR)

PER COMPRENDERE LA VISIONE COSMOGONICA DELLA RELIGIONE PAGANA POLITEISTA!

COMMENTO ALLA TEOGONIA DI ESIODO.

A cura di:

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 041933185

E-MAIL: claudiosimeoni@libero.it


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