IL FARISEO E IL PUBBLICANO E GIULIO CESARE VANINI!
ANALISI DELLE RELAZIONI FRA GESU' E I FARISEI
IN RELAZIONE ALLA TRADUZIONE PRAGMATICA
DELLA CHIESA CRISTIANA CATTOLICA
LA PAGINA CONTIENE:
Luca: Il Fariseo e il Pubblicano;
Commento al testo Il Fariseo e il Pubblicano;
Giulio Cesare Vanini;
Commento: IL Fariseo e il Pubblicano in Luca e Giulio Cesare Vanini;
IL FARISEO E IL PUBBLICANO
Disse pure questa parabola, per taluni che in cuor loro erano persuasi d'essere giusti e disprezzavano gli altri: "Due uomini salirono al Tempio per pregare; uno era Fariseo e l'altro pubblicano. Il Fariseo, ritto in piedi, così pregava dentro di sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono come tutti gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri e neppure come questo Pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di tutte quante le mie rendite". Il Pubblicano, invece, se ne stava distante e non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo, ma si percuoteva il petto dicendo: "O Dio, sii propizio verso di me che sono un peccatore!". Io vi dico che questi discese a casa sua giustificato, a differenza dell'altro; perché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato".
COMMENTO: IL FARISEO E IL PUBBLICANO.
Il terrore di Gesù sono gli Esseri Umani capaci di seguire i propri principi, persone che arrancano, anche fra grandi errori lungo la via per lo sviluppo della conoscenza e della consapevolezza fondendosi col mondo circostante.
Così Gesù ha solo disprezzo per quel Fariseo che ringrazia per la forza che gli permette di non essere rapace, ingiusto e adultero e neppure con le debolezze del pubblicano con cui era salito al tempio. Egli era orgoglioso del coraggio che mostrava nell'affrontare il circostante in base alle leggi e alle regole stabilite dalla società in cui viveva. Egli era riuscito a seguire quei principi, egli era riuscito a mantenersi puro rispetto a se stesso. Forse in assoluto sbagliava, ma era corretto con se stesso. Della forza che disponeva per mantenersi uguale a se stesso ringraziava e ne andava orgoglioso. Pagava le tasse di tutte le sue rendite, non barava ne truffava permettendo allo stato di mantenere a sua volta i suoi impegni in quanto egli gli forniva, onestamente, la percentuale di reddito che per legge toccava allo stato (giusto o sbagliato che fosse, quella era la regola e lui andava orgoglioso nel rispettarla!).
L'altro uomo era molto apprezzato da Gesù! Cosa faceva? Rubava, stuprava, mentiva, era avaro, uccideva ecc. Cosciente e consapevole che questo era contrario alle leggi e, dunque, non per bisogno o per inconsapevolezza agiva contro le leggi, ma per deliberata decisione. Questo piaceva a Gesù! Gesù poteva umiliare il pubblicano, poteva costringerlo in ginocchio, poteva umiliarlo e farlo sentire in colpa, poteva terrorizzarlo, ma nulla poteva nei confronti del Fariseo. Il Pubblicano era "cattivo" in quanto sceglieva di essere cattivo, non per bisogno, non per necessità, ma per scelta di essere cattivo e contrito nei confronti di dio. Non dice a dio ho sbagliato, ma cercherò di rimediare, dice ho sbagliato e nulla vieta che continuerà a sbagliare in quanto ha scelto di sbagliare. L'attuale (1996) sistema giuridico in Italia, derivato dal sistema giuridico cattolico (e sua traduzione nella situazione attuale) impone la priorità all'aggravante all'interno del reato dove l'attenuante è atto accessorio e si riferisce più all'aggravante che al reato stesso. In altre parole vengono valutate prima le aggravanti e solo in un secondo momento le attenuanti. Questo sistema di calcolo deriva dalla concezione cristiana secondo cui il male esce dall'uomo e non è l'uomo atto di adattamento nell'oggettività in cui vive. Derivazione di questo sistema di calcolo è derivato dal concetto di Gesù nell'apprezzare il male del pubblicano e nella gioia che Gesù prova nell'umiliarlo. Se il pubblicano cessasse di commettere la violazione di leggi o di tradizioni che lo rende ciò che è Gesù sarebbe disarmato nell'umiliarlo. Per Gesù il pubblicano deve comportarsi sempre in maniera malvagia in quanto solo in questo modo Gesù potrà continuare ad umiliarlo. Così il sistema giuridico di derivazione cristiana ignora gli effetti dell'oggettività in quanto generatrice di comportamenti contrari al sistema giuridico stesso. Così il sistema giuridico ignora il padrone mentre bastona lo schiavo (al di la della natura della bastonatura) mentre punisce severamente lo schiavo quando gli spezza il bastone. Per ottenere questo i magistrati, di origine cristiana, vengono accuratamente selezionati all'interno di strutture precise dette università di giurisprudenza nelle quali vengono accuratamente selezionati gli avvocati difensori impedendo gli imputati qualsiasi tentativo di difesa che non sia quella voluta dai giudici.
Questo è il cristianesimo! Questa è l'aberrazione umana e il suo tentativo di distruggere il divenire degli Esseri Umani!
Questo era il volere di Gesù!
Questo è il volere e il fare delle chiese cristiane!
GIULIO CESARE VANINI
Filosofo italiano (Tauristano, Lecce, 1585 -Tolosa 1619).
Dopo essersi addottorato in diritto a Napoli (1606), approfondì gli studi di teologia a Padova, dove entrò nell'ordine dei carmelitani e ricevette il sacerdozio. Viaggiò in seguito per l'Italia e l'Europa; in Inghilterra dove abiurò la fede cattolica fu imprigionato per un attacco contro la chiesa anglicana. Successivamente tornò al cattolicesimo. Nel 1615 pubblicò a Lione L'Anfiteatrum Aeternae Providentiae, in cui il suo immanesimo naturalistico, con il connesso rifiuto delle religioni rivelate, la negazione dell'immortalità dell'anima e la riduzione dell'uomo ad animale non differenziabile qualitativamente dagli altri, si rivela senza prudenti simulazioni. A Parigi fece stampare, l'anno seguente i dialoghi De admirandis naturae reginae deaeque Mortalium Arcanis (Dei meravigliosi segreti della Natura, regina e dea dei mortali). L'opera fu aspramente censurata alla Sorbona e il Vanini cercò di sfuggire all'inquisizione ritirandosi a vivere a Tolosa.
Arrestato e processato sotto l'accusa di ateismo, magia e astrologia, fu condannato al taglio della lingua e al rogo.
Tratto da Dizionario di Filosofia tascabile ed. Rizzoli 1988
COMMENTO: IL FARISEO E IL PUBBLICANO IN LUCA E GIULIO CESARE VANINI.
Vanini appartiene al grande numero di pensatori che fra il 1.500 e il 1.600 contribuirono alla nascita dell'illuminismo e all'attenuazione della ferocia con la quale i cristiani contrastavano gli oppositori. Vanini diventa prete cattolico e questo gli consente di studiare. Come prete è molto incostante, non è sottomesso, è sempre alla ricerca del perché delle cose. E' impetuoso e manca di prudenza. Questo mancare di prudenza è il risultato di quanto il cristianesimo lo abbia toccato. Quello che ha nel cuore lo mette sulla bocca e i cristiani, per bloccare il suo cuore e il suo pensiero, gli strapperanno la lingua.
Vanini è nemico giurato di ogni religione rivelata. Gesù, Mosè e Maometto sono degli impostori dottrinali. Impostori sono coloro che spacciano l'esistenza di un dio padrone per piegare il divenire degli Esseri Umani distruggendoli. Che Vanini fosse dalla parte della ragione, l'esistenza stessa lo confermava.
Vanini percepiva la Natura, il divenire, le sue trasformazioni.
Vanini era la Natura, il suo divenire, le sue trasformazioni.
"L'anima non è immortale come sostengono gli impostori".
Questa affermazione può essere fatta soltanto da chi è in grado di alterare la percezione per scrutare le trasformazioni degli Esseri Umani nel circostante.
Solo un veggente è in grado di fare una simile affermazione, la logica serve soltanto a sostenerla nel quotidiano della ragione. Un cristiano non ha divenire. Un cristiano esaurisce la sua Energia Vitale nel tentativo di rinnovare continuamente il proprio assoggettamento al macellaio di Sodoma e Gomorra. La morte del corpo fisico, per un cristiano strettamente osservante, coincide con la morte del corpo luminoso! La sua disperazione si aggrappa all'impossibile resurrezione del corpo fisico di cui ha sentito parlare.
Il cristiano e Vanini salgono al tempio della Vita per esporre se stessi! Uno si mette in ginocchio supplicando il dio padrone, l'altro guarda la Vita negli occhi assumendosi la responsabilità di ogni sua azione. Uno supplica un padrone, l'altro vuole essere la Vita. Uno chiede di obbedire sperando nel padrone, l'altro affronta contraddizione dopo contraddizione seguendo i suoi principi modificandoli qualora le condizioni dell'esistenza gli impongono percezioni diverse.
Domanda Gesù: "Da chi si è fatto servire il padrone? Da chi cerca Libertà, o da chi si sottomette supplicando di poterlo servire? Da chi cerca di spezzare le catene o da chi porge i polsi?".
Il padrone e la schiavitù come modello dell'esistenza è l'unico modello sociale concepito da Gesù! E' l'unico modello propagato da Gesù: per questo motivo disprezza i Farisei! Per questo motivo la chiesa cattolica disprezza Vanini!
Cosa dice Vanini agli altri Esseri Umani? "Ma davvero credete di essere stati creati ad immagine e somiglianza del padrone? Noi siamo Esseri Animali della Natura. Facciamo parte dei disegni della Natura. Non siamo diversi dagli altri Esseri Animali, né più importanti, se non per chi ci vuole in ginocchio!"
"Da chi credete sia andato il padrone?" chiede Gesù!
Il padrone ha sottomesso l'individuo in ginocchio e lo ha indotto ad annientare chi, rispettando le proprie tradizioni, opera diventando parte della Vita. Perché a nessun Essere Umano è consentito, dal padrone, cogliere dall'albero della Vita eterna!
Così Gesù impone il modello comportamentale alle chiese cristiane e a quella cattolica in particolare: umiliare chiunque tenti di cogliere dall'albero della vita. Umiliare chiunque tenti di investigare nel circostante. Umiliare chiunque osi chiamare le cose col loro vero nome: chiunque si chiede il perché delle cose (chiamare le cose col loro vero nome significa chiedersi il perché delle cose; una volta formulata la risposta giungere alla cosa superandone i fenomeni e la forma cogliendone la noumenia facendola propria!). Una volta, in stregoneria, si diceva che si doveva scoprire il vero nome della cosa per potersene impossessare; in realtà era cogliere il senso della cosa attraverso la trasformazione di sé stessi.
Il padrone non ha la forza per umiliare. Egli è impotente davanti a chi percorre un sentiero virtuoso. Però il padrone dispone di schiavi umani. Schiavi, Esseri disperati, che egli ha provveduto a svuotare scelta dopo scelta. Quei disperati devono convincersi che la loro disperazione è elemento naturale ed oggettivo della loro esistenza. Così i cristiani, come bruciano i libri per impedire lo sviluppo della conoscenza e del sapere per far apparire il loro Gesù sapiente, così distruggono ogni Essere Umano che espande se stesso nell'oggettività per illudersi che la propria condizione di disperati è l'unico fine dell'esistenza. Si può affermare che questa attività sia opera del macellaio di Sodoma e Gomorra; sia opera dei suoi schiavi; sia opera di Gesù. E' la stessa cosa!
Vanini ha concepito le proprie idee attraverso l'alterazione della percezione e, poi, ha cercato di spiegarle. Le idee sviluppate attraverso la percezione del circostante non sono mai assolutamente originali, perché l'Essere Umano fin dal brodo primordiale percepisce il circostante. E' solo la grande lotta per l'esistenza che costringe l'Essere Umano a rinnovare la percezione e la sua descrizione. Solo con l'avvento del macellaio di Sodoma e Gomorra e della distruzione sistematica operata dai suoi schiavi si rende necessario rinnovare la descrizione, epoca dopo epoca, del livello di Libertà raggiunto nel percepirlo.
Vanini è questo: un grande cuore, un grande fuoco e poca prudenza.
Il grande cuore appartiene a Vanini. E' il risultato della sequenza delle sue scelte, del suo senso di giustizia all'interno della società degli Esseri Umani. Il grande fuoco appartiene alla relazione fra Vanini e il circostante. La forza attraverso la quale il circostante si riversa attraverso i suoi bisogni, le sue determinazioni e le sue tensioni nel Vanini e la forza con la quale Vanini penetra nel circostante attraverso l'alterazione delle sue percezioni, dei suoi bisogni, le sue tensioni e le sue determinazioni. La poca prudenza è quanto è rimasto al Vanini del proprio condizionamento educazionale. La sua concezione (e dipendenza dal) del creativismo che contribuì ad impedirgli di trasformare il suo pensiero in seme da far germogliare. Il suo pensiero divenne una lancia scagliata contro i suoi nemici, una bestemmia contro la ferocia del macellaio di Sodoma e Gomorra. E il macellaio provvide, attraverso i suoi schiavi, ad eliminarlo in modo esemplare.
I preti cattolici gli hanno strappato la lingua e lo hanno bruciato per continuare a nascondere la loro impostura. Per continuare a seminare la loro disperazione impedendo a chiunque di indicare agli Esseri Umani la via dell'Eternità!
Nel fare di Vanini c'è tutta la potenza di Necessità!
I bisogni di Vanini esplodevano nel circostante ed egli era intollerante alle limitazioni e alle coercizioni dalle quali era circondato. Così divenne Necessità! In ossequio a Necessità percorse i sentieri di Libertà! Libertà lo condusse nel circostante là dove la sua sete di Sapere e Conoscenza potevano essere placate. Nel circostante egli non incontrò Veiove, così non fu in grado di variare la noumenia facendo apparire costante la forma! Variò l'una e l'altra rimanendo scoperto davanti alla violenza dei cristiani. I cristiani usano Violenza perché questa è il rifugio degli incapaci e degli impotenti davanti alla vita.
A casa di chi è andato il padrone?
Si fosse fatto i fatti suoi! Del Vanini ai cristiani è rimasta una lingua strappata e un pugno di cenere. Del Vanini alla Vita è rimasta una Coscienza Luminosa proiettata nell'infinito dei mutamenti!
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Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano
dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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