La chiesa cattolica, l'ideologia sociale cristiana
e il concetto di
Libertà
(riflessioni e
considerazioni ispirate da un articolo di Umberto Galimberti)
Sul
settimanale D-donna, allegato al giornale La Repubblica
del 06 ottobre 2006, sono uscite una serie di riflessioni di Umberto Galimberti sulla relazione che esiste fra lo Stato e la chiesa
cattolica messe in evidenza dal discorso sulle tasse.
Galimberti parla di un’alleanza fra la chiesa cattolica e la destra
politica Italiana “dovute al fatto che ad entrambe manca il concetto di Stato”.
Il che significa, secondo Galimberti, che per la
destra politica Italiana e la chiesa cattolica lo Stato e la Società Civile non
sono al centro degli interessi della destra politica o della chiesa cattolica,
ma il centro dei loro interessi è separato dalla società civile e dallo Stato.
La
prima cosa che balza agli occhi dei lettori è il motivo per cui, secondo Galimberti, le tasse vanno pagate. Dice: “...il principio di solidarietà che dovrebbe promuovere il
pagamento dei tributi, in modo che i più svantaggiati possano fruire di un
qualche aiuto.”
I
motivi per cui le tasse vanno pagate, per Galimberti,
sono “motivi di solidarietà” e per “fornire qualche aiuto ai più bisognosi”.
Il
motivo pietista di Galimberti nasconde il motivo
funzionale per il quale le tasse vanno pagate. Le tasse vanno pagate per far
funzionare lo Stato. Lo Stato non significa solo la burocrazia come la
percepiscono i cittadini, ma significa quella serie di strutture che, di fatto,
trasformano un insieme di persone in una Nazione. Pensiamo soltanto al valore
della moneta. Una moneta ha valore soltanto nella misura in cui la nazione è in
grado di fornire un controvalore in beni, in lavoro. Beni e lavoro che
aumentano di valore se esistono infrastrutture, se esiste la cultura del
progresso, se esiste una classe lavoratrice specializzata, se esistono servizi
sanitari, se esiste una struttura pensionistica e sociale, comunque
organizzata, che permetta ai cittadini di accedere a beni e servizi. Quella
Nazione ha valore se quella moneta permette ai cittadini di acquistare merci,
viaggiare ecc.
Esiste
una ricchezza sociale che è data dall’insieme della società civile dove la
qualità di ricchezza che emerge è il prodotto di una ricchezza sociale diffusa.
Il fatto di avere dei contratti salariali tali da garantire un salario che
permette alle persone di vivere all’interno degli standard sociali, è
nell’interesse dell’imprenditore e della struttura finanziaria che ruota
attorno agli imprenditori. Solo in questo modo gli imprenditori acquistano
valore, altrimenti diventano accattoni fra gli accattoni. Esattamente come un
imprenditore dei paesi del terzo mondo. Si pagano le tasse perché la società
civile funzioni a meno che non si sia separati dalla società civile intendendo
questa come l’oggetto da rapinare ad opera di “società esterne”, “centri di
potere esterni”, “centri di potere occulti”, separati dalla società stessa,
come la chiesa cattolica o, come dice Galimberti, la
destra politica Italiana.
Galimberti ha il pregio di introdurre il discorso sul concetto di
libertà della chiesa cattolica e della destra politica Italiana.
Dice Galimberti: “. Inoltre, è nel
codice genetico della destra la difesa dell’individuo e della sua libertà che, come recita la
“Magna Charta” promulgata nel
Questo
concetto di libertà lo abbiamo già analizzato in Paolo di Tarso nel suo delirio
di onnipotenza che pretendeva di essere morto alla legge.
“Ignorate
forse, o fratelli, - parlo a persone che conoscono la legge - che la legge ha
forza sull'uomo finché egli vive? Infatti, una donna maritata è legata per
legge a suo marito finché egli vive, ma se il marito muore, essa è sciolta
dalla legge che la legava al marito. Quindi sarà chiamata adultera se, vivendo
il marito, si dona ad un altro uomo; ma se il marito muore, è sciolta dalla
legge, per cui non è più adultera se si dona ad un altro uomo.
Così
anche voi, fratelli, mediante il corpo di Cristo siete già morti alla legge per
essere di un altro, di Colui che resuscitò i morti, affinché noi fruttifichiamo
per Dio. Difatti, quando eravamo ancora nella cane, le passioni dei peccati,
provocate dalla legge, agivano nelle nostre membra, in modo che noi
fruttificavamo per la morte. Ora invece siamo liberati dalla legge, essendo
morti a ciò che ci teneva soggetti, affinché serviamo in uno spirito nuovo e
non più nella vecchiezza della lettera.” Romani 7, 1-6
Essere
morti alla legge, come abbiamo potuto constatare, è sottrarsi alla legge. Poter
commettere ogni sorta di delitto senza che la legge possa punire il delitto
stesso.
Si tratta
del concetto dell’uso della legge fatta dal cristianesimo e dalla bibbia.
Secondo i cristiani, la legge viene imposta alle persone, ma non a tutte le
persone, solo a quelle persone che devono sottostare alla legge. Il dio è fuori
dalla legge; così i rappresentanti della chiesa e la chiesa stessa impongono la
legge, ma essi pretendono di sottrarsi alla legge.
Qual
è la libertà per la chiesa cattolica?
Non
dover rispondere davanti alla legge.
Sottrarre
l’attività delittuosa alla legge.
Costringere
le persone che subiscono i delitti della chiesa cattolica a NON chiedere
giustizia.
E’ il
motivo per il quale i cristiani non accusano di genocidio il loro dio per aver
annientato l’umanità col diluvio universale, né per aver sbattuto la testa dei
bambini sopra le rocce o per il fatto che il loro Gesù
fu sorpreso in compagnia del bambino nudo (avvolto in un lenzuolo).
Per
il cristiano è la libertà dalla legge: poter assassinare le persone senza
essere trascinato in giudizio!
Il
cristiano intende la libertà come libertà dalla legge; privilegi rispetto all’uguaglianza
dei cittadini e dei soggetti di diritto davanti alla legge.
Da
qui la possibilità di non pagare le tasse in quanto non si appartiene alla
società civile, ma la società civile, per i politici di destra e la chiesa
cattolica, è fatta da persone che devono essere rapinate. “Tu” dice la chiesa
cattolica “devi pagare le tasse, ma non io che sono morta alla legge!”.
Tutto
il concetto giuridico della bibbia altro non è che violenza nei confronti del
più debole fatta passare per legge. Sia che questa violenza sia esercitata dal
dio padrone, Gesù, o la chiesa cattolica.
L’invenzione
di questo modo di terrorizzare è di origine ebrea. Gli ebrei, deportati a
Babilonia, consideravano sé stessi il “popolo eletto” e trovavano odioso avere
gli stessi diritti delle altre persone: loro volevano sottrarsi alla legge per
poter assassinare chi era diverso da loro:
“Non lasciar vivere la
maliarda” Esodo 22, 17
“Chi sacrifica ad altri
Dèi, fuorché al signore solo, sia punito con la morte” Esodo 22, 19
La
chiesa cattolica, portatrice di quella verità per la quale violenta le persone
per costringendole in ginocchio, finisce violentando i bambini affinché diventino dei credenti,
obbedienti, sottomessi, umili. Si separa dalla società civile e pretende che
gli Esseri Umani si separino dalla società civile per sottomettersi obbedienti
ad essa. Umberto Galimberti coglie la questione
quando afferma: “Ed essendo questa salvezza la cosa più
importante, la chiesa ha sempre concepito lo Stato non come l’istituzione
preposta al “bene comune”, ma come organismo che come suo compito ha la
“limitazione del male”, ossia la rimozione degli ostacoli che si frappongono al
conseguimento della salvezza individuale. In questo modo la chiesa ha separato
l’individuo dalla società, e quindi l’etica (che è rimasta individuale) dalla
politica comunitaria, pensata come un luogo a cui l’individuo può prendere parte,
ma non come un luogo della sua autorealizzazione.”
Il
bene che la chiesa indica è la sottomissione alla sua verità che, secondo la
sua propaganda violenta, rappresenterebbe la salvezza dell’individuo. Una
salvezza millantata dalla chiesa cattolica che giustifica la violenza con cui
distrugge la capacità degli individui di autorealizzarsi
nella società civile e attraverso la società civile.
Se da
un lato la chiesa cattolica pretende che lo Stato rinunci al suo ruolo nella
realizzazione del bene comune, dall’altro lato pretende che lo Stato diventi
uno strumento di terrore nei confronti delle persone affinché le persone,
rinunciando al loro bene, distruggano la loro vita sottomettendosi alla sua
verità. Il male sociale che la chiesa cattolica manifesta dovrebbe essere,
secondo lei, imposto dallo Stato a sua gloria.
La
chiesa cattolica impone alle persone quella separazione dalla società civile il
cui scopo è l’indebolimento della società civile in funzione della gloria della
chiesa cattolica. L’individuo, separato dalla società civile che agisce per la
gloria del suo dio, per la chiesa cattolica, può commettere qualunque delitto
in quanto egli “è morto alla legge”.
“Così anche voi, fratelli, mediante il corpo di Cristo siete già
morti alla legge per essere di un altro, di Colui che resuscitò i morti,
affinché noi fruttifichiamo per Dio” Romani 7, 1
E
perché il cristiano che commette delitti (vedi lo stupro di minori e gli sforzi
della chiesa cattolica di impedire i processi) pretende di non essere punito?
“Non c'è
ora nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù:
infatti la legge dello spirito di vita, che è in Cristo Gesù,
mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.” Romani 8, 1
Appare
ovvio, quanto afferma Umberto Galimberti, il motivo
per cui il cristiano può prendere parte alla vita pubblica e sociale, ma non
può realizzarsi in essa. Ma se non può realizzarsi, perché allora vi prende
parte?
Per
distruggere la società civile a maggior gloria del suo dio padrone!
La
funzione politica del cristiano è quella di costruire la miseria e distruggere
la ricchezza sociale attraverso l’appropriazione della ricchezza sociale. Il
NON contribuire al benessere sociale e il NON sottomettersi alla legge, ha come
fine quello di impedire alle persone di realizzarsi nella società civile.
Trovare
una società civile tanto orribile da rifugiarsi nella patologia psichiatrica
della fede e della speranza nella provvidenza. Questo è il progetto sociale
della chiesa cattolica. Una società orribile che spinga gli Esseri Umani a
fuggire per trovare conforto nella sottomissione alle imposizioni della chiesa
cattolica. Terrore sociale per spingere gli uomini a cercare il male minore.
In
questo si nota non solo l’attività dei politici di destra che sottraggono
benessere alla società civile, ma si osserva specialmente nell’attività della chiesa
cattolica che usando le sue relazioni mafiose si sottrae al pagamento delle
proprie tasse e i tributi che deve alla società civile agendo, sempre
attraverso la sua attività di mafia, per sottrarre denaro alla società civile,
in particolare alle persone più deboli della società stessa.
Appare
evidente, in questo contesto, la contrapposizione fra l’ideologia di miseria
sociale imposta dalla chiesa cattolica e le Antiche Società che Galimberti descrive come “La
destinazione ultraterrena dell’uomo e la conseguente limitazione della sfera di
influenza dello Stato risulta evidente fra il confronto della mentalità Greca
che non separa l’individuo dalla società e la mentalità cristiana che questa
separazione effettua di fatto e di principio.”
Ebrei
e cristiani hanno due esigenze uguali nei contesti in cui elaborano la loro
dottrina. Come gli ebrei DEVONO separare sé stessi dalla società civile
Babilonese perché i loro “profeti” devono tenerli uniti in un gregge sotto il
loro dominio, così evangelisti e Paolo di Tarso hanno bisogno di elaborare una
dottrina che, separando i cristiani dalla loro società civile, li raggruppa in
un gregge sotto il loro dominio.
Questo
“gregge sotto il loro dominio” sta per STRUTTURA MAFIOSA che agisce all’interno
della società civile dove la società civile diventa oggetto di predazione ad opera di questa banda che ha connotazioni ideologiche-dottrinali. La predazione
implica che il mafioso mentre pratica i crimini nella società civile, mette in
atto tutta una serie di strategie per non essere perseguito dalla società
civile stessa. L’organizzazione mafiosa si separa dalla società civile per
poter riaffermare il proprio dominio sui suoi aderenti. Per contro, difende i
suoi aderenti dalle interferenze esterne all’organizzazione. Nel caso della
chiesa cattolica la separazione è ideologica-sociale.
I cattolici non sono separati fisicamente dalla società civile, ma ne sono
estranei dal punto di vista della dottrina. Se la società civile consente ai
cattolici di seguire la loro dottrina senza perseguirne i delitti che vengono
commessi nel seguire la loro dottrina, i cattolici tentano, attraverso le loro
relazioni mafiose, di imporre la loro dottrina a chi cattolico non è MA VUOLE
ESSERE PARTE ATTIVA DELLA SOCIETA’ CIVILE.
Se
nel vangelo di Giovanni i cristiani si preoccupano di non essere perseguitaio affermando di non partecipare alle cose del mondo:
“Il mio regno non è di
questo mondo, se fosse di questo mondo il mio regno, la mia gente avrebbe
combattuto affinché non fossi dato nelle mani dei giudei; ma il regno mio non è
di quaggiù”. Giovanni 18, 36
In
marco appare evidente la volontà di aggressione alla società civile allo scopo
di immiserirla.
Io,
dice Gesù, voglio controllare la psiche, la struttura
psico-emotiva delle persone. Quello è il mio potere,
ma non poso dominarle se non domino
anche la loro ricchezza, il loro benessere, la loro capacità di soddisfare i
loro bisogni nella società civile.
Le
indicazioni sono chiare nel vangelo di Marco.
“Mentre usciva per
mettersi in viaggio, un tale accorse, si gettò in ginocchio davanti a lui e gli
domandò “Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?” Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? nessuno è buono se
non dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non ammazzare, non commettere
adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare; onora il
padre e la madre”. Quegli rispose: “Maestro, tutto questo io l’ho osservato fin
dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissando il suo
sguardo sopra di lui, lo amò e gli disse: “una cosa sola ti manca; va, vendi
quanto possiedi e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi portando la croce”. Ma egli si turbò a queste
parole e se ne andò via triste, perché aveva molti beni.
Allora Gesù volgendo il suo sguardo attorno, disse ai discepoli:
“Quanto è difficile per quelli che hanno delle ricchezze entrare nel regno di
dio!” I discepoli restano stupefatti sentendo tali cose. Ma Gesù,
riprendendo la parola, disse loro: “Figliuoli, quanto è difficile entrare nel
regno di dio per coloro che confidano nelle ricchezze! E’ più facile a un
cammello passare per la cruna di un ago, che ad un ricco entrare nel regno di
dio”. Essi rimasero ancora più stupiti, dicendo fra di loro: “E chi si può
salvare?” Gesù fissandoli concluse. “Questo è
impossibile agli uomini, ma non a dio; perché tutto è possibile a dio”. Marco
10, 17-27
Il
ricco rappresenta la società civile. Il ricco, nel racconto, rappresenta quanto
arricchisce la società civile ed è alla società civile che Gesù
impone di rinunciare, per lui, al suo benessere. Per contro, a Gesù è caro il benessere della sua congrega. Quando la congrega
degli apostoli si preoccupa per le loro ricchezze che impedirebbero loro di
“salvarsi”, Gesù li rassicura. “Sono gli altri” dice
“che devono privarsi delle ricchezze e del benessere, non noi! A noi penserà
dio, il padrone, perché per lui nulla è impossibile.” Questo è il motivo per
cui i Dolciniani avevano torto: Gesù
non voleva che la sua congrega fosse povera, voleva che la società civile fosse
povera!
Ed è
la stessa ideologia che guida la mafia: la società civile è l’oggetto da
predare. Sono fessi quelli della società civile, si danno da fare per costruire
benessere e diritti sociali, così noi li posiamo rapinare; possiamo trovare le
persone deboli e spacciare loro eroina; guadagniamo su tutto ciò che li
danneggia. E’ anche questa attività delineata nei vangeli:
“in qualunque città o
villaggio entrerete, informatevi se vi è qualcuno degno di dimorare presso di
lui fino alla vostra partenza”. Matteo 10, 11
Sembra
di sentire le parole del padrino mafioso che intende estendere il mercato dello
spaccio dell’eroina “cerca il piccolo boss locale e fatelo amico!”.
L’importante è separarsi dalla società civile. Essere qualche cosa di diverso
dalla società civile. Perché stupirsi se Totò Reina o Provenzano
avevano la bibbia o erano dei fervidi seguaci di padre Pio? Perché stupirsi se
la destra politica in Italia è molto legata alle congreghe mafiose e
affaristiche che desiderano non pagare le tasse? Le paghino i fessi le tasse. I
fessi che hanno a cuore la società civile, non il Vaticano, non la mafia, non
gli affaristi o gli sfruttatori di lavoro nero. Loro sono altro dalla società
civile.
Cita
Umberto Galimberti: “Scrive
Aristotele: “Le stesse cose sono le migliori per l’individuo e per la comunità
e sono queste che il legislatore deve infondere nell’animo degli uomini. Gli
uomini, infatti, hanno lo stesso fine sia collettivamente che individualmente e
la stessa meta appartiene di necessità all’uomo migliore e alla costituzione
migliore” (Politica)”
C’è
la percezione del futuro. C’è la percezione della necessità delle
trasformazioni. C’è la concezione della necessità del benessere della nazione e
dello Stato. Il benessere sociale come elemento centrale del divenire della
città. In quest’ottica è l’uomo più abile che guida,
l’uomo il cui lavoro e la cui azione è in grado di arricchire la città che
diventa la guida nel proprio campo, e il migliore in ogni campo. Perché, per
costruire il benessere sociale sono necessari uomini lungimiranti che facciano
delle necessità della società civile le proprie necessità:
“stesse cose sono le migliori per l’individuo e per la comunità”.
Nel
cristianesimo si separa le necessità di dominio di dio dalla legge sociale e si
impedisce alla società di processare dio. Così ciò che il dio dei cristiani
vuole è in contrasto con quanto vuole la società civile. Padre Pio vuole il
dominio della società civile, così sottrae fondi alla sanità pubblica, la rende
miserevole e con quanto ha sottratto costruisce un ospedale con cui esercitare
il suo dominio sulla società. Per costringere le persone a rivolgersi al suo
ospedale, i cristiani nella sanità pubblica, peggiorano i servizi costringendo
i cittadini a farsi dominare e condizionare da quella struttura sanitaria che
manifesta principi etici e morali cattolici. Quando la sanità pubblica diventa
inadeguata, il pubblico è costretto a finanziare la struttura privata costruita
da padre Pio e consentirgli di dominare e condizionare la società civile
imponendo regole religiose distruttive ed illegali pur di avere un servizio
sanitario. Le esigenze del dio di padre Pio non erano le esigenze sociali,
erano esigenze di dominio della società e di separazione dalla società stessa.
Ciò che è buono per il dio dei cristiani, non è buono per gli esseri umani
della società civile.
La
società civile non domina gli Esseri Umani nei loro percorsi personali, non li
appiattisce ad un’uguaglianza, ma si arricchisce delle diversità che si
esprimono nelle persone perché le diversità formano la ricchezza della società
civile. Il cristianesimo nega la possibilità di una società ricca di
individualità e di personalità in quanto, per il cristianesimo, tutte le
persone devono essere ugualmente in ginocchio davanti a dio e non devono essere
superbe davanti a dio. Devono umiliarsi davanti a dio sacrificando la loro
passione, la loro emozione, la loro conoscenza. E’ arrogante Galileo quando
mette in discussione la parola di dio. Ha rifiutato di omologarsi, di essere
uguale ai suoi aguzzini in ginocchio davanti a dio.
Rileva
Umberto Galimberti: “Al
contrario, Agostino di Ippona scrive: “Due sono le
città: l’una è formata dagli uomini che vogliono vivere secondo la carne,
l’altra da quelli che vogliono vivere secondo lo spirito. [...] La vera
giustizia è solo in quello stato, se pure si può chiamare così, fondato e retto
da Cristo” (De civitate Dei)”
Galimberti non sottolinea la relazione che esiste fra queste due città.
Infatti, quelli che vogliono “vivere secondo lo spirito” devono distruggere il
benessere di coloro che vogliono “vivere secondo la carne!. Secondo la
quotidianità. La stessa carne e quotidianità che manifesta quello spirito che i
cristiani vogliono separare dalla carne e dalla quotidianità per distruggere la
carne e la quotidianità degli Esseri Umani. Questa necessità di distruggere la
carne e la quotidianità è ben descritta nell’episodio del Buon Samaritano. La
manifestazione “spirituale “ del Samaritano avviene soltanto perché qualcuno
(se è necessario il Buon Samaritano stesso) ha distrutto la quotidianità e la
carne del viaggiatore derubandolo e bastonandolo. Gesù
indica come solo le persone derubate e bastonate sono nelle condizioni di
sottomettersi allo spirito di carità. In una società dove i bastonatori e i
ladri sono diventati una componente intrinseca, il Buon Samaritano può
mascherare le sue perversioni, ma in una società in cui ladri e bastonatori non
esistono, il Buon Samaritano deve ricoprire il ruolo per far nascere la
necessità sociale della sua carità.
E’
chiaro, in questo contesto il discorso di Paolo di Tarso mentre esprime tutto
il suo odio nei confronti della società civile e della ricerca del benessere
sociale:
“Dunque
ciò che è buono divenne morte per me? No, certo! Ma il peccato, per
manifestarsi come tale, mi diede la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché
il peccato, per mezzo del precetto, si riveli in tutta la sua malvagità.
Sappiamo
infatti che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al
peccato. Non comprendo quel che faccio, perché non faccio quel che voglio, ma
quello che odio. Or, se io faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è
buona. Dunque, non sono io che faccio il male, ma il peccato che abita in me.
So
infatti che non il bene abita in me, cioè nella mia carne, poiché il volere sta
in mia mano, ma non il fare il bene, poiché non faccio il bene che voglio,
bensì il male che non voglio. Or, se io faccio ciò che non voglio, non sono io
che lo faccio, ma il peccato che abita in me. Io riscontro dunque in me questa
legge, che volendo fare il bene, mi si presenta il male. Difatti, secondo
l'uomo interiore, provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra
un'altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende
schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi
libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio: per Gesù Cristo, Signore nostro! Dunque, io stesso, con la
mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato.” Romani 7, 13-
La
società civile va dunque combattuta. Il benessere sociale deve essere
ostacolato. Le persone ridotte alla miseria e impossibilitate a manifestare i
loro bisogni e le loro necessità nella società civile. Ed è in quest’ottica che Ratzinger e la
chiesa cattolica seminano odio per la legge 190 che regola l’aborto, seminano
odio per la contraccezione che permette alle persone di godere della propria
vita senza soffrirne conseguenze indesiderate, seminano odio nei confronti
dell’eutanasia per impedire alle persone di disporre del proprio corpo e
mettere fine alle loro sofferenze quando LORO decidono di farlo. A Wojtyla si è praticata l’eutanasia, ma Wojtyla
e la chiesa cattolica si reputano fuori e al di là della legge e della morale:
per la chiesa cattolica sono i cittadini che devono soffrire. Lo Stato, secondo
la chiesa cattolica, DEVE far soffrire i cittadini, deve privare i cittadini
delle loro libertà e della loro capacità di controllo sullo Stato perché, in
questo modo, si possono aggredire i cittadini e renderli schiavi e sottomessi
alla legge del dio padrone. Il dio padrone manifesta il suo piacere nel vessare
e rendere schiavi i cittadini. E’ in quest’ottica che
si inserisce la soluzione finale di Hitler nei confronti
degli ebrei. Un prolungamento del diritto dello Stato di imporre la legge
divina, in questo caso, il massacro per i deicidi!
Infine,
rileva Galimberti; “Partendo
da queste premesse Rousseau non può che concludere
dicendo: “ Il cristianesimo, lungi dall’affezionare il cuore dei cittadini
dello Stato, li distacca come da tutte le altre cose terrene. Non conosco nulla
di più contrario allo spirito sociale. Il cristianesimo, infatti, è una
religione tutta spirituale, occupata unicamente dalle cose del cielo. Per cui
se il cristiano fa il suo dovere, lo fa con assoluta indifferenza in ordine al
fatto che tutto vada bene o male quaggiù” (Contratto Sociale).
Ciò
che Galimberti non dice, è che il cristianesimo non
vuole il “solo” controllo della società, pretende il controllo psico-emotivo degli individui. Di ogni singolo individuo. Usa
il potere della società civile per costringere l’individuo alla sottomissione
“con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima”. Non si accontenta che le
persone si sottomettano, ma le tortura e le brucia vive nel timore che non si
siano sottomesse abbastanza (vedi l’inquisizione spagnola). Il cristianesimo è
una religione che vuole distruggere l’animo delle persone per sottometterle al
piacere sadico del suo dio. E la distruzione delle persone passa attraverso la
distruzione della società civile; delle strutture della società civile;
dell’impedimento all’essere umano di conquistare diritti sociali. Questo
disprezzo per le “aspettative della carne” era ben vivo nel cristianesimo e il
cristianesimo si fece un punto d’onore la distruzione delle aspettative di vita
e di benessere degli Esseri Umani:
“Schiavi, obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la
carne, non solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con
sincerità di cuore, per timore del signore. tutto quello che fate, fatelo di
cuore, come per il signore e non per gli uomini, sapendo che riceverete in
ricompensa l’eredità dalle mani stesse di dio. E’ a cristo signore che voi
servite. Chiunque, invece, commette ingiustizia, commetterà secondo
l’ingiustizia commessa: non vi sarà accettazione di persone.” Paolo di Tarso,
lettera ai Colossesi 3, 22-25
“Servi siate sottomessi
con ogni rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli che sono buoni o
ragionevoli, ma anche a quelli di carattere intrattabile. poiché piace a dio
che si sopportino afflizioni per riguardo verso di lui, quando si soffre
ingiustamente. infatti che gloria vi è nel sopportare di essere battuti, quando
si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito rettamente, sopportate sofferenze,
questo è gradito davanti a dio. Anzi è appunto a questo che voi siete stati
chiamati, perchè Cristo pure ha sofferto per voi [e chi glielo ha chiesto? pago
i servizi che richiedo, non quelli imposti con la violenza! Nota del
redattore], lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme.” I Pietro 2,
18-21
Per i
cristiani lo schiavismo è la condizione che permette l’espressione del Buon
Samaritano, la realizzazione dello spirito!
Conclude
la sua risposta Galimberti nell’articolo che stiamo
commentando: “A questo punto a me pare del tutto
evidente che per l’attuale destra italiana e la chiesa cattolica l’evasione
fiscale non costituisca un problema né di fatto né di principio. I principi che
regolano la loro santa alleanza non impongono in proposito alcun dovere.”
Nei
confronti delle tasse, né la destra politica Italiana, né la chiesa cattolica
ritengono di avere alcun dovere civile in quanto è loro dovere distruggere, o
almeno creare difficoltà, alla società civile. Come la chiesa cattolica non
applica la legge, né a sé stessa, né al suo dio che è esentato da ogni dovere,
così la destra politica e sociale Italiana non applica a sé stessa nessun
principio morale o etico in quanto, come la chiesa cattolica, si ritiene morta
alla legge e in dovere di pretendere impunità per i delitti che commette!
Marghera,
11 ottobre 2007
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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