CONSIDERAZIONI A PROPOSITO DELLE ILLUSIONI
COME TRATTATE IN PSICOLOGIA
E COME VENGONO CONSIDERATE NEL
CROGIOLO DELLO STREGONE!
Definizione di illusione dal Dizionario di Psicologia di Umberto
Galimberti ed. Garzanti:
“Alterazione percettiva per cui la percezione non si conforma alle
caratteristiche dello stimolo determinando una discrepanza fra mondo fisico e
mondo percepito.
Jasper scrive: “illusioni si chiamano tutte quelle percezioni che
derivano da trasformazioni delle percezioni reali, nelle quali stimoli
sensoriali esterni si combinano con elementi riprodotti in un’unità tale che
quelli diretti non si possono distinguere da quelli riprodotti” (1913-1959
p.70)
L’illusione va distinta dall’allucinazione che è una falsa percezione
in assenza di stimoli sensoriali adeguati, per cui è detta anche “percezione
senza oggetto”.
Questa distinzione non è mantenuta in ambito psicoanalitico dove al
termine illusione si preferisce il termine allucinazione riferito al
soddisfacimento fantastico o onirico del desiderio. Unica eccezione è
rappresentata da D. W. Winnicott, che parla di illusioni a proposito di quelle
creazioni promosse dal desiderio infantile non soddisfatto dal comportamento
materno e compensato da un oggetto transizionale.
L’illusione che di per se non è indicativa di una particolare
patologia, è comunque più facilmente riscontrabile in alcuni disturbi
dell’affettività e in certi disordini mentali, come negli stati confusionali o
in quelli crepuscolari.
Jasper distingue tre tipi di illusioni: da disattenzione, affettiva
e pareidolia.
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
Dell’illusione, la
psicologia ne parla come di un’alterazione percettiva.
La psicologia parla di
un’alterazione percettiva in quanto considera l’illusione una “falsa” lettura
della realtà che viene percepita dal soggetto in maniera alterata rispetto alla
realtà stessa.
Lo stimolo, che dal
mondo esterno giunge al soggetto, ha una sua realtà, ma questa realtà viene
percepita dal soggetto in base alle caratteristiche con le quali il soggetto si
rappresenta nella realtà. Il mondo come si presenta e il mondo come viene letto
dal soggetto.
C’è sempre
un’interazione mondo-soggetto. Il mondo, inteso in sé, è una realtà che attraverso
le sue rappresentazioni si presenta al soggetto. Il soggetto trasforma le
rappresentazioni del mondo in fenomeni a mano a mano che tali rappresentazioni
incidono sul soggetto ed entrano nella capacità di giudizio e d’azione
dell’individuo.
Pertanto, dal punto di
vista del soggetto, tutto il mondo è un’illusione. Tutto il mondo viene
percepito dal soggetto in base alle limitazioni che il soggetto pone alla
rappresentazione del mondo. Il mondo, cessa di essere un’illusione soltanto se
più soggetti si accordano su una descrizione del mondo e chiamano quella
descrizione: realtà.
La cultura di una
singola società è il prodotto di accordi soggettivi che gli individui di quella
società hanno raggiunto nella descrizione del mondo o di quella parte del mondo
che li coinvolge.
Il grande problema
della psicologia è quello di considerare qualche cosa di reale. Ad esempio, lo
stimolo che io percepisco non è la rappresentazione che mi giunge dall’oggetto
del mondo, ma è la mia interpretazione della sua rappresentazione che seleziono
come fenomeno. Inoltre, la mia capacità di percepire lo stimolo, di
considerarlo, di permettergli di entrare nella mia sensibilità è dovuto al mio specifico adattamento
soggettivo che ho operato nel corso della mia esistenza.
Detto questo, il
concetto di illusione, inteso come concetto di rappresentazione soggettiva
della realtà del mondo che io considero, è una costante nella mia esistenza.
Dopo di che la psicologia, dati dei parametri comunemente accettati, determina
il mio scostamento da quei parametri e le modalità attraverso le quali opero
quello scostamento.
Dire che: “Il mondo è
un’illusione che io rappresento” è un’affermazione assolutamente coerente. La
vita sociale richiede una mia coerenza nella lettura del mondo e quando questa
coerenza non si manifesta nelle aspettative del mondo si parla di “mia”
illusione.
Solo che la vita stessa
è un’illusione nella percezione soggettiva del mondo.
Le persone prendono la
loro illusione e la riversano nel mondo sotto forma di interpretazione del
mondo in cui vivono. Loro sanno che cos’è il mondo e non sanno che si illudono
di conoscere il mondo manifestando delle idee coerenti con la loro illusione.
Jasper scrive: “illusioni si chiamano tutte quelle percezioni che
derivano da trasformazioni delle percezioni reali, nelle quali stimoli
sensoriali esterni si combinano con elementi riprodotti in un’unità tale che
quelli diretti non si possono distinguere da quelli riprodotti” (1913-1959
p.70)
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
Jaspers sottintende una
realtà come oggetto in sé, percepita come tale dagli Esseri Umani e trasformata
da altri che si illudono. Alcuni soggetti riproducono gli impulsi ricevuti
oggettivamente in maniera soggettiva in modo tale da non poter distinguere
l’impulso ricevuto dall’impulso interpretato. Ne consegue, che alcune persone,
secondo Jasper, non fanno propri gli stimoli sensoriali che giungono loro dal
mondo esterno, ma fanno propria l’interpretazione che loro stessi danno a quegli
impulsi.
La psicologia cercherà
di comprendere la formazione dell’illusione, ma la psicologia stessa si muove
in un mondo di illusioni in cui un’illusione prende il sopravvento sulle altre
diventando illusione di mediazione sociale. Metro di misura di ogni
interpretazione, fuori della quale ci sono solo illusioni.
C’è una differenza fra
descrizione coerente del mondo che ne fanno le persone e realtà oggettiva dello
stesso.
La realtà, come oggetto
in sé, non è descrivibile in nessun modo dalla ragione dell’individuo. La
realtà ha la peculiarità di essere vissuta dell’individuo, ma non può essere
descritta in quanto tale. La realtà può solo essere interpretata, descritta,
solo per quanto l’individuo riesce a limitare per sé stesso dell’immenso nel
quale vive.
Se si accetta il
presupposto che la realtà è comunque diversa e infinitamente maggiore di quanto
l’individuo è in grado di descrivere; se si accetta che l’individuo è in grado
di vivere la realtà anche senza descriverla (pensiamo a quando la specie era
solo un piccolo topo), ne consegue che è facile illuderci rispetto ad una
lettura coerente del mondo in quanto la lettura coerente del mondo è comunque
un’illusione.
L’illusione, intesa
come attività soggettiva di interpretazione dei fenomeni del mondo, è una
costante della nostra esistenza e nel modo con cui noi ci rapportiamo nei
confronti del mondo.
L’Essere Umano è
soggetto che si illude di percepire la realtà del mondo: l’Essere Umano afferma
di manifestare una verità del mondo, quando, invece, altro non fa che
manifestare un’illusione coerente e socialmente approvata della realtà del
mondo.
Il problema veramente
grande è la differenza fra vivere il mondo e interpretare il mondo.
Quando si manifesta
l’illusione nella propria capacità di vivere il mondo si mete in moto un
processo di selezione naturale degli illusi; quando si manifesta l’illusione
nell’interpretazione del mondo gli illusi hanno il sopravvento e la pratica
della descrizione coerente del mondo deve farsi strada, a fatica, fra le manifestazioni
illusorie.
La manifestazione
illusoria risponde ad un bisogno di rassicurazione soggettiva dell’individuo.
Il fenomeno che arriva all’individuo deve essere coerente con l’esperienza
dell’individuo e deve poter essere controllato dall’individuo stesso. Qualora
il fenomeno non è coerente alle aspettative dell’individuo scatta la protezione
dell’individuo mediante la sua illusione. Io mi illudo che la terra giri
attorno al sole. L’illusione diventa patrimonio sociale, realtà coerente a cui
ogni illusione soggettiva deve sottomettersi. Quando l’illusione viene
spezzata, questa tende, comunque a ricomporsi accusando di illusione o
allucinazione chiunque ha spezzato l’illusione.
L’illusione risponde ad
un bisogno soggettivo della ragione: il bisogno di rassicurazione rispetto alla
qualità dei fenomeni che dal mondo ci giungono.
Il bisogno di
sicurezza, da cui la rassicurazione continua da parte della ragione che tutto è
sotto controllo, tutto risponde a quanto noi sappiano, tutto è conosciuto; è la
sorgente dell’illusione.
Da qui il concetto
dell’illusione come necessità psichica soggettiva di rassicurazione nei
confronti del mondo.
Illusione mete in
ordine il mondo che percepisco con la mia conoscenza del mondo. Senza illusione
sono costretto ad analizzare il fenomeno che mi giunge e a costringere la
ragione a fargli posto nel mio pensiero.
Ogni individuo ha la
tendenza a descrivere e interpretare il mondo. Per cui ogni individuo
costruisce la propria illusione coerente del mondo. Questa illusione coerente
del mondo, scontrandosi con altre illusioni coerenti, sia nella famiglia che
nella società, mette in atto una sorta di mediazione fra l’illusione soggettiva
e l’illusione sociale. Dal momento che l’illusione sociale si impone
sull’individuo, questi soggettiva l’illusione sociale mediandola con la propria
illusione soggettiva. Così assistiamo, nella manifestazione dell’illusione, ad
Armonia e Peitò la cui azione deve continuamente variare e modificare
l’illusione soggettiva. “Le formiche trasmettono cultura da una formica e
l’altra.” E’ un’asserzione illusoria, frutto di analisi, che modifica
l’asserzione illusoria precedente secondo cui le formiche non hanno cultura.
L’illusione era prima e l’illusione è adesso, pronta a modificarsi quando una
nuova illusione coerente supererà o integrerà le illusioni precedenti.
ILLUSIONE DA DISATTENZIONE:
“Gli stimoli sensoriali esterni che, a causa di un’attenzione di
breve durata, sono limitati, quasi sempre vengono completati. Completiamo, per
esempio, quando ascoltiamo una conferenza, e ci accorgiamo di tali
completamenti solo quando ci accorgiamo che ci siamo sbagliati. Non ci
accorgiamo quasi mai di tutti gli errori di stampa di un libro, e li
completiamo o li correggiamo esattamente secondo il significato del contesto.
Tutte queste illusioni vengono immediatamente corrette quando vi si richiama
l’attenzione” (1913-1959 p. 70)
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
L’illusione chiede
coerenza e rinnovo continuo, da parte del soggetto che proietta l’illusione.
Ciò che modifica
l’illusione dell’individuo è l’individuo stesso mediante la propria attenzione.
L’attenzione
dell’individuo richiede una carica di energia notevole da parte del soggetto
perché nell’attenzione c’è tutto il soggetto. Attraverso l’energia che
l’individuo investe nella propria attenzione si instaureranno i tre processi
classici della trasformazione individuale: stasi, implosione, esplosione o
dilatazione soggettiva.
Investire energia nella
propria attenzione comporta un aumento da parte dell’individuo della propria
capacità di comprendere e fagocitare i fenomeni del mondo, interpretandoli in
maniera sempre più coerente e funzionale alla propria azione nel mondo. Non
investire energia nella propria attenzione significa mantenere la stasi. Si
considera il già descritto e non si investe nel nuovo, in una nuova
interpretazione dei fenomeni o nell’interpretazione di nuovi fenomeni. Però la
stasi porta inevitabilmente al disinvestimento nella capacità dell’individuo di
interpretare i fenomeni del mondo. In altre parole i fenomeni interpretati si
restringono di numero e per qualità.
Da qui l’illusione per
disattenzione.
Già la descrizione del
mondo in cui viviamo è un’illusione. Se poi manchiamo di attenzione nei
confronti dei fenomeni del mondo, all’illusione che delimita la nostra
descrizione della realtà del mondo sommiamo un’ulteriore illusione. A ciò cui
noi non prestiamo attenzione attribuiamo ciò che noi “crediamo che sia” col risultato di proiettare sul fenomeno ciò
che noi pensiamo che il fenomeno sia.
Sono illusioni che
verrebbero corrette quando vi si richiama l’attenzione. Solo che, perché
l’illusione venga corretta, è necessario che ci sia un interesse soggettivo a
correggere l’illusione quando si richiama l’attenzione di chi ha espresso
l’illusione. Ma le illusioni sono spesso manifestazione di emozioni profonde
dell’individuo che si rifiuta di trattare i fenomeni del mondo per ciò che essi
sono o per ciò che essi, nella loro rappresentazione, potrebbero ferire la sua
struttura emotiva.
Quando noi leggiamo una
parola per un’altra completandola, non facciamo altro che proiettare sulla
parola letta la nostra immaginazione, quello che noi VOGLIAMO che quella parola
significhi coerentemente con quanto noi immaginiamo che quella parola voglia o
debba significare.
Questo processo di
sovrapposizione della nostra immaginazione sulla realtà E’ UN ATTO CONTINUO E
SISTEMATICO DELLA NOSTA ESISTENZA.
Quando iniziai a
condurre le trasmissioni a Radio Gamma 5 sostenevo che Gesù ordinava di
uccidere chi non si metteva in ginocchio davanti a lui. Molte persone vennero
in radio con le loro bibbie e i loro vangeli affinché io, sulla loro bibbia e
sui loro vangeli, dimostrassi loro dove stava scritto. Quando leggevano
dicevano: “Io l’ho letto molte volte, ma non me n’ero mai accorto!” In realtà
era tale l’abitudine a considerare Gesù “buono” che a quelle persone non
passava nemmeno per la testa che costui poteva ordinare un’azione che nella
loro testa suonava come malvagia. Queste persone, quando leggono i vangeli
cristiani, interpretano secondo le loro illusioni: capiscono quello che loro
vogliono capire.
“Senza emozioni, né giudizio di realtà, ma anche senza che, al
richiamo dell’attenzione, le immagini illusorie debbono scomparire, la fantasia
“produttiva” crea da impressioni sensoriali incomplete, da nuvole, dalle pareti
di un vecchio muro e cose simili, formazioni illusorie assolutamente nitide e
col carattere della corporeità”. (1913-1959 p. 70) La Pareidolia è quindi
un’elaborazione fantastica di stimoli sensoriali indefiniti resi nitidi da
elementi intrapsichici riprodotti. Per il suo valore proiettivo, la pareidolia
è prodotta artificiosamente nelle prove
del test di Rorschach dove si richiede di interpretare liberamente delle
macchie di colore.
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
In pratica, è come se
queste persone costruissero, mediante le loro emozioni, delle impressioni
sensoriali che sovrappongono a quanto dal mondo reale giunge loro. E’ come se
il mondo inviasse un fenomeno di forza cento e queste persone lo riducono
immaginandolo di forza uno. Quel uno è solo ciò che l’illusione riesce ad
immaginare di quel fenomeno. Solo che quel fenomeno ha comunque una forza cento
che incide su altre immaginazioni producendo in loro delle modificazioni più o
meno significative a seconda di come l’illusione riesce a proiettare
l’immaginazione soggettiva sostituendola alla descrizione del fenomeno in sé.
Ne consegue che, anche se il soggetto proietta la sua illusione immaginando
quantità e qualità del fenomeno, il fenomeno incide su alte immaginazioni,
controllate da altre illusioni in cui quel fenomeno ha un’incidenza diversa e
le emoziona in modo diverso costringendole ad una modificazione. Questa
modificazione diventa a sua volta un fenomeno prodotto da altre immaginazioni
che si riversa sull’immaginazione che, precedentemente, aveva ridotto il
fenomeno considerato da cento ad uno manifestando l’inadeguatezza di quella immaginazione
ad affrontare i fenomeni del mondo.
Solo che la
modificazione di quell’illusione nel soggetto comporta un dolore e una
modificazione dell’immaginazione dell’individuo che DEVE essere calata nelle
sue emozioni.
Quando si riconosce che “la fantasia “produttiva”
di un soggetto crea da impressioni sensoriali incomplete, formazioni illusorie
assolutamente nitide e col carattere della corporeità” se ne deduce che anche
le idee soggettive che un individuo manifesta nella società civile non sono il
prodotto di un processo di conoscenza, ma di “fantasia “produttiva” creata da
impressioni sensoriali incomplete”.
Se, come vedremo, è
facile riconoscere le illusioni ottiche di un soggetto in quanto il fenomeno
che induce l’illusione può, in molti casi, essere misurato o verificato, più
difficile è misurare le illusioni quando si formano attraverso impressioni
storiche nell’individuo e l’individuo le riproduce, nell’attualità, sotto forma
di idee o di approcci alle condizioni della vita. L’illusione diventa il modo
con cui l’individuo interpreta la realtà partendo da idee aprioristiche che
sono il prodotto delle illusioni che attraverso il processo di crescita
educazionale sono state impresse in lui.
Se ogni individuo vive
l’illusione coerente della realtà del mondo, alle persone viene imposta
un’ulteriore illusione come forma di limitazione dell’illusione sociale
coerente.
ILLUSIONE AFFETTIVA
“Quando si cammina da soli attraverso un bosco, impauriti, si
scambia un tronco d’albero, un ammasso di roccia per una forma umana. Il malato
melanconico, nell’angoscia di essere ucciso, vede nei vestiti attaccati al muro
un cadavere pendente. Un rumore indifferente gli da l’impressione del
tintinnare e dello stridere delle catene con le quali dovrà essere incatenato.
Queste illusioni così mutevoli, quasi sempre risultano comprensibili in base al
contenuto delle emozioni. (1913-1959 p. 70)
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
L’illusione affettiva,
come manifestazione di uno stato affettivo angoscioso, ci illustra il
meccanismo di imposizione nel soggetto, nel bambino in particolare, la
necessità dell’illusione come difesa.
L’angoscia è una
condizione soggettiva che si sviluppa dalla “necessità di vivere”, la necessità
che tutti gli elementi che concorrono a costruire la vita siano presenti. I
traumi infantili sono delle strategie di adattamento soggettivo ad azioni messe
in atto dall’ambiente, così l’angoscia deve trovare una conferma nell’ambiente
che ci circonda e, dal momento che l’ambiente non giustifica l’angoscia
soggettiva, l’illusione, la descrizione dell’individuo del mondo, crea la
giustificazione proiettando l’immagine di un cadavere pendente dalla forma dei
vestiti o scambia un ammasso di rocce per una forma umana o mostruosa.
L’illusione porta le
persone a vedere quello che loro vogliono vedere in quanto, quello che loro
vogliono vedere, dà loro sicurezza. Un gruppo di rocce potrebbe benissimo
essere visto come un gruppo di rocce, ma allora l’angoscia non sarebbe
giustificata dalla descrizione, rimarrebbe una tensione dolorosa senza
giustificazione della ragione.
La paura della perdita,
la paura nella non approvazione da parte dell’adulto provoca angoscia nel
bambino, angoscia che viene giustificata mediante le illusioni. Le illusioni
diventano, a lungo andare, una protezione e una giustificazione dello stato
angoscioso nell’individuo. Tanto che l’individuo diventa dipendente dalle
proprie illusioni anche quando si libera di credenze superstiziose.
Migliaia di adulti
pregano per alimentare l’illusione di avere una protezione. Si illudono di
essere protetti da una superpotenza che arriva in loro soccorso. Queste persone
proiettano nel sistema sociale tutte quelle illusioni, mediante affermazioni
perentorie, che non ammettono azioni di disillusione, atte a confermare non
solo le loro aspettative emotive, ma anche le critiche alla loro illusione che
da più parti possono arrivare.
Le angosce e le paure
sono fonte di illusione. L’individuo soggettiva un’illusione per difendersi
dall’ansia e alimenta questa illusione come difesa soggettiva.
Un sondaggio effettuato
negli USA ha dimostrato che circa il 38% delle donne e il 12% degli uomini
soffre di paure dei serpenti. L’ofidiofobia, la paura patologica dei serpenti,
insieme alla paura dei ragni, è una fobia molto comune. La fobia si alimenta
mediante delle illusioni che incutono paura e alimenta, da parte
dell’individuo, illusioni che manifesta nella società. Si può certo dimostrare
che la paura del serpente è un’illusione, ma più difficile è rimuovere le
illusioni che attraverso la manifestazione di idee l’individuo manifesta nella
società civile. L’odio per il serpente manifestato nella genesi della bibbia è
un’illusione volta a confermare le paure che l’individuo manifesta e che
riproduce nella società mediante affermazioni che confermano le sue illusioni.
Prima di parlare delle
illusioni visive e di moto apparente, è necessario parlare delle due direzioni
nelle quali si muove l’illusione.
L’illusione visiva, la
deformazione dell’impressione della realtà fisica di un oggetto, è verificabile
in quanto soggetta a misurazione. Ciò che non è soggetta a misurazione è l’idea
che il soggetto manifesta nella società in base all’illusione ottica che ne ha
ricevuto.
Un esempio può essere
il discorso relativo alla rotazione del “Sole attorno alla Terra”. Oggi
sappiamo che si tratta di un’illusione, ma non c’era solo quella illusione,
c’era anche l’ordine del dio padrone dei cristiani che ordinava al Sole di
cessare di ruotare attorno alla terra. Se l’illusione, per la quale si andò a
processo, consisteva nel fatto che il Sole ruotasse attorno alla terra,
l’illusione che inchiodava il divenire degli Esser Umani era la possibilità che
qualcuno intervenisse per fermare la rotazione del sole attorno alla Terra.
Quella illusione non ebbe termine con la dimostrazione evidente di Galileo, ma
continuò a persistere per molti secoli. Per molti secoli si continuò a parlare
della malvagità di Galileo e del suo tentativo di rimuovere, fra le persone,
l’illusione nel dio padrone sia come credenza che come realtà.
L’illusione dei sensi
costruisce delle idee che manifestano quella illusione in contesti differenti
anche slegati, apparentemente, all’illusione che ha predisposto l’individuo e
la sua immaginazione per forgiare quelle idee.
Esiste il soggetto che
si illude nella percezione dei fenomeni provenienti dal mondo e il soggetto che
immette le sue illusioni nel mondo come fenomeni a cui chiede al mondo di
adeguarsi. L’individuo che impone al mondo di accettare la sua illusione.
Questa relazione
dialettica è il fondamento della riformulazione continua dell’illusione
sociale.
La trasformazione delle
persone in tifosi si ha attraverso l’imposizione, alle emozioni dell’individuo,
di un’illusione per cui l’oggetto che eccita le emozioni viene investito di
tutto l’immaginario positivo di cui l’individuo è capace. Al contrario,
l’avversario, viene investito di tutto l’immaginario negativo di cui l’individuo
è capace. Ma l’immaginario dell’individuo, nell’uno e nell’altro caso, sono
delle illusioni. Quando queste illusioni sono manifestate si rivelano
attraverso un insieme di affermazioni, un insieme di aggettivi, ma sono prive
di dimostrazioni oggettive, di riferimenti, di sunti logici supportati da
analisi. Ci sono delle regole con cui la società civile deve difendersi dalle
illusioni del singolo elevate a dogma. E sono le dimostrazioni. La società
civile chiede le dimostrazioni alle persone che affermano. Spesso non si tratta
di una dimostrazione come intesa nel campo scientifico, si tratta di una
dimostrazione come intesa in campo filosofico: supporta quanto dici e determina
i limiti di quanto dici e la situazione in cui quanto dici può agire. Ed è in questo
modo che si rivela l’illusione come semplice difesa di affermazioni dogmatiche
o un’illusione che è il frutto di un lavoro in cui interviene la trasformazione
del soggetto. Dimostrare, in termini filosofici, significa GIUSTIFICARE e saper
affrontare chi giustifica affermazioni contrarie.
ILLUSIONI OTTICO GEOMETRICHE
Sono dovute a distorsioni visive con riferimento a: a) figure di
“oggetti impossibili” che non si danno nella realtà; b) figure che appaiono
distorte rispetto a come sono nella realtà (metamorfopsia); c) figure che, se
guardate per un certo tempo, producono distorsioni in altre figure osservate
immediatamente dopo (effetto figurale postumo). Tra le spiegazioni che sono
state avanzate ricordiamo: a) La teoria dell’empatia secondo cui la distorsione
percettiva è indotta dal significato emotivo che le figure illusorie rivestono;
b) la teoria dei movimenti oculari secondo cui la distorsione sarebbe
imputabile ai disturbi che alcuni tratti delle figure illusorie inducono nei
movimenti oculari; c) la teoria della prospettiva per la quale potendosi
considerare le figure illusorie come proiezioni piane di visioni
tridimensionali sarebbe la prospettiva a causare la distorsione, nel senso che,
essendo la profondità “suggerita” dai tratti prospettici, l’ingrandimento dei
tratti più distanti sarebbe dovuto a questo “suggerimento”; d) la teoria della
gradazione inappropriata della costanza che si basa su un ampliamento del
concetto di “costanza di dimensione” quale comprensione dei cambiamenti che
subisce l’immagine retinica con l’aumento della distanza degli oggetti,
attraverso l’ingrandimento dei tratti più lontani.
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce:
illusione
La vista è il senso che
maggiormente caratterizza gli Esseri Umani ed è il senso che fonda la ragione
nella forma e nella quantità. La descrizione del mondo che noi abbiamo è
caratteristica dell’uso predominante che fa l’Essere Umano della vista.
La vista fissa gli
oggetti nella loro forma e spesso annulla la conoscenza che noi si ha degli
odori, dei sapori, del tatto e dell’udito anche se quest’ultimo ha comunque una
grande importanza.
Dei cinque sensi che
noi usiamo tre hanno la caratteristica di interagire direttamente con l’oggetto
considerato: il gusto, l’olfatto e il tatto. Due sensi rilevano oggetti a
distanza: riflessione della luce, la vista; vibrazioni dell’aria o di una
massa, udito!
I sensi che rilevano
oggetti a distanza vengono interpretati dall’individuo, sia in base alla
propria esperienza che in base alle peculiarità della specie. Per peculiarità
della specie si intende sia memoria atavica, sia la capacità del soggetto di
elaborare anche senza la presenza (apparente) del fenomeno, ma solo attraverso
l’immaginazione.
Inoltre, l’apparato di
elaborazione visivo e uditivo risponde ad un’esigenza atavica per la quale
l’azione è necessaria prima che la condizione, per cui l’azione deve essere
messa in atto, si presenti.
La velocità che
l’azione richiede al giudizio dell’individuo è tale per cui l’apparato
elaborativo interno di suoni e visioni tende a scartare tutto il nuovo in
funzione della risposta alle esigenze dell’azione. L’apparato percettivo scarta
il nuovo perché il nuovo richiede molto più tempo per essere fagocitato e,
l’apparato percettivo, non ritiene economicamente vantaggioso soffermarsi ad
analizzare il nuovo nella vista e nell’udito frenando l’azione (in questo caso
frenando il giudizio) che potrebbe essere vitale.
Nella storia evolutiva
il giudizio della descrizione prodotto dalla ragione si è sovrapposto
all’azione.
Se ci fu un tempo che
all’apparire di un oggetto, immaginato o meno che sia, seguiva l’azione di
risposta da parte del soggetto e il suo apparire veniva risolto nell’agire
soggettivo, da quando la ragione si è imposta sull’individuo l’apparire di un
oggetto comporta la descrizione della forma dell’oggetto e della sua
collocazione nella realtà del suo apparire. Per cui, l’apparire di un oggetto
non si risolve nell’azione dell’individuo, ma si risolve nel giudizio che
dell’oggetto ne dà l’individuo. Si risolve nella descrizione dell’oggetto. Si
risolve nell’individuo che annuncia la verità e la realtà dell’oggetto
percepito. Si risolve, in altre parole, in una descrizione dell’inganno che
l’individuo ha subito nel momento in cui l’oggetto è apparso. Nella sua
illusione di descrivere la realtà dell’oggetto e di riprodurla come descrizione
che trasmette ad altri.
L’apparato percettivo
ed elaborativo costruisce l’illusione sovrapponendola all’immagine o al suono
ricevuto e la descrizione dell’individuo ritrasmette l’illusione nella società.
Da qui l’illusione dei
concetti, delle idee. Da qui le illusioni del “credevo che”, “avrei giurato
che” “ho deciso perché pensavo che....”
L’illusione è il nostro
modo di vivere all’interno della ragione da quando la descrizione, imposta
dalla nostra ragione, ha preso il sopravvento nel controllo dell’individuo. Ci
sono illusioni più aderenti alla realtà, come le illusioni della scienza, e ci
sono illusioni che deformano la realtà in base ad aspettative e bisogni
soggettivi anche di ordine psichiatrico.
L’uomo ha una sola
possibilità: rimuovere continuamente la propria illusione mediante la sua
attività. Mediante l’analisi, mediante la sperimentazione delle proprie
illusioni. Si rimane sempre nel campo dell’illusione, ma un’illusione più
ampia. Un’illusione più aderente al reale con una tensione soggettiva ad
espandere sé stessi nella realtà in cui si vive.
L’illusione delle
illusioni è parlare di una verità della realtà! Non esiste una verità della
realtà se non nell’illusione soggettiva.
Per questo motivo la
psicologia non considera l’illusione una vera e propria patologia. La
psicologia riconosce che l’illusione si esprime nella normale vita
dell’individuo anche se le patologie psicologiche e psichiatriche individuate
accentuano l’illusione dell’individuo in funzione di una riaffermazione di sé
stesse nell’individuo.
Lusiana, 23 agosto 2006
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
TORNA ALL'INDICE DEI TESTI DE Il Crogiolo dello Stregone