ILLUSIONE
Riflessioni
sull’origine del meccanismo
In relazione
al
Crogiolo dello
Stregone
Di Claudio Simeoni
Che cos’è un’illusione?
L’illusione è
una barriera generata dall’individuo che si pone fra il suo sentire e la
percezione dei fenomeni provenienti dal mondo.
In quale epoca
l’individuo ha trovato utile costruire quella barriera?
Per avere la necessità
di fermare la percezione dei fenomeni provenienti dal mondo è necessario che si
verifichi una situazione in cui, continuare a percepire i fenomeni dal mondo,
era pericoloso o nocivo.
La ragione,
nella quale si riscontrano gli effetti che noi chiamiamo illusioni, si impone
sull’uomo, nella forma che conosciamo, circa 50.000 anni fa con un processo
continuo di trasformazione e di adattamento.
Prima che la
ragione, come descrizione di forma e quantità, si imponesse sull’uomo, la
specie costruiva delle relazioni con il proprio ambiente mediante l’azione e la
struttura emotiva.
In entrambi
questi mondi si costruiscono delle relazioni mediante un’interazione con il
mondo che passa attraverso le emozioni (attività di modifica del soggetto) e le
azioni (l’agire dell’individuo come risposta all’agire dei soggetti che
compongono il mondo).
Sia nel mondo
delle emozioni che nel mondo delle azioni il soggetto subisce un bombardamento
di fenomeni davanti ai quali o nei quali, deve mettere in atto le sue azioni. A
volte sono azioni di sopravvivenza. A volte deve agire in maniera veloce senza
la possibilità di analisi dei fenomeni del mondo, ma pescando dalla propria
esperienza che manifesta nelle sue azioni. Manifestare delle azioni pescando
dalla propria esperienza è possibile soltanto quando SI E’ FERMATO IL MONDO!
Affermazione usata da Castaneda.
Fermare il mondo
significa, in questo caso, fermare la nostra capacità di percepire i fenomeni
mediante il nostro sentire in modo da liberare tutto il nostro potenziale nell’azione
o nella relazione emotiva che si faceva.
L’illusione è
ciò che il sentire soggettivo, la propria capacità di elaborare i fenomeni del
mondo, proietta sul mondo per impedire al mondo di interferire con l’azione
soggettiva dell’individuo.
L’illusione fu
ed è uno strumento fondamentale per la sopravvivenza della specie nel corso
dell’evoluzione. “Io so già ciò che dall’altro mi arriva!” Questo io so già ciò
che dall’altro mi arriva, lo proietto sull’altro mentre sto agendo fattivamente
nei confronti dell’altro. Questo “so già” ferma le “contromosse” dell’altro nei
confronti della mia azione.
Non esistono
delle ragioni per cui agisco, ma esistono delle necessità per cui agisco.
Le necessità
sono spinte psichiche che non necessitano di spiegazione in quanto le ragioni
delle spinte psichiche stanno nelle spinte psichiche stesse.
L’espressione di
questa necessità manifesta quella che nella ragione diventa illusione!
Ammettiamo che
una gallina sia il mio animale da compagnia. Ho osservato i suoi comportamenti,
ho apprezzato le sue manifestazioni di intelligenza, ho apprezzato le sue uova,
ecc. Ho in sostanza costruito una relazione, al di là di come l’ho costruita,
per cui dei fenomeni provenienti dalla gallina hanno sollecitato il mio sentire
che ha elaborato delle emozioni come risposta a quelle sollecitazioni. Poi, un
giorno, ho fame!
In quel momento
il bisogno “fame” manifesta la necessità di “mangiarsi quella gallina”.
Quella necessità
manifesta un’illusione che, generata dal mio sentire, blocca tutti quei
fenomeni che io consideravo: la gallina ora appare solo come un arrosto sopra
un piatto. La sua intelligenza, le sue scelte, le sue uova ecc. Tutto
“dimenticato”? No! TUTTO BLOCCATO! Tutto rimosso? No, perché è sempre presente
nella mia Coscienza, solo che il mio sentire travolge la Coscienza con una
elaborazione che considera quello e quel fenomeno in quello e solo in
quell’aspetto. La mia necessità spinge il mio sentire a creare un’illusione per
cui tutti gli altri aspetti con cui consideravo la gallina, gli altri fenomeni,
spariscono nell’elaborazione del mio sentire in funzione di un solo fenomeno:
la gallina arrosto su un piatto.
D’altro canto,
se io non mangio quella gallina, anche il mio sentire, con me, muore di fame.
L’illusione non
è altro che un modo con cui selezionare i fenomeni del mondo operato dal mio
sentire in base alle mie esigenze sia d’azione che emotive.
La ragione sorge
nell’uomo in epoca molto tarda. Circa 50.000 anni or sono la ragione inizia a
prendere il controllo dell’individuo. L’individuo trasferisce alla ragione una
serie di controlli delle: “facoltà superiori”.
La ragione si
impone sull’individuo costringendolo ad agire descrivendo il mondo in cui vive.
Il mondo, per l’individuo non è più solo azione ed emozione, ma azione ed
emozione vengono sottomessi (almeno in parte e formalmente) alla descrizione.
Non si agisce più rispondendo all’impulso di agire, ma perché ci sono delle
ragioni per le quali è necessario agire. Non si liberano le nostre emozioni
rispondendo alle emozioni del mondo, ma le emozioni devono essere sottomesse
alla ragione, alla descrizione del mondo. Le emozioni stesse devono avere delle
ragioni, delle motivazioni nella descrizione del mondo della ragione, per poter
esprimersi nel mondo.
La ragione si
sovrappone al vissuto precedente, al divenuto precedente della specie, alle
strategie d’esistenza che precedentemente si sono sedimentate nella specie
umana. Così il sentire continua ad agire nello stesso modo: proietta sul mondo
quanto la necessità d’azione o le necessità emotive intendono manifestarsi nel
mondo. Dove, per il sentire, non è tanto importante il fenomeno che giunge dal
mondo quanto la sua interpretazione del fenomeno in funzione delle necessità
dell’individuo ed è in funzione di questo che giunge a bloccare fenomeni o
aspetti del fenomeno percepibile proiettando su di esso la barriera
dell’illusione al fine di proteggere il soggetto, le sue emozioni e le sue
possibilità d’azione.
E’ come se il
soggetto, quando agisce nella ragione, agisse come se fosse ancora nella
savana. La paura del serpente, che è un elemento di sopravvivenza soggettiva
della specie, continua ad agire nell’individuo anche quando agisce nel mondo
della ragione, ma non agisce in quanto paura di un oggetto (anche se possiamo vedere
quanto le persone abbiano paura alla presenza di un serpente), ma agisce come
stimolo in sé nei confronti di fenomeni che giungono dal mondo e la necessità
di fermarli o di prendere delle misure nei confronti di essi come se fossero
dei serpenti pericolosi.
Dice la
psicologia:
ILLUSIONE DA DISATTENZIONE
“Gli
stimoli sensoriali esterni che, a causa di un’attenzione di breve durata, sono
limitati, quasi sempre vengono completati. Completiamo, per esempio, quando ascoltiamo
una conferenza, e ci accorgiamo di tali completamenti solo quando ci accorgiamo
che ci siamo sbagliati. Non ci accorgiamo quasi mai di tutti gli errori di
stampa di un libro, e li completiamo o li correggiamo esattamente secondo il
significato del contesto. Tutte queste illusioni vengono immediatamente
corrette quando vi si richiama l’attenzione” (1913-1959 p. 70)
ILLUSIONE
AFFETTIVA
“Quando si
cammina da soli attraverso un bosco, impauriti, si scambia un tronco d’albero,
un ammasso di roccia per una forma umana. Il malato melanconico, nell’angoscia
di essere ucciso, vede nei vestiti attaccati al muro un cadavere pendente. Un
rumore indifferente gli da l’impressione del tintinnare e dello stridere delle
catene con le quali dovrà essere incatenato. Queste illusioni così mutevoli,
quasi sempre risultano comprensibili in base al contenuto delle emozioni.
(1913-1959 p. 70)
ILLUSIONE
PAREIDOLIA
“Senza
emozioni, né giudizio di realtà, ma anche senza che, al richiamo
dell’attenzione, le immagini illusorie debbono scomparire, la fantasia
“produttiva” crea da impressioni sensoriali incomplete, da nuvole, dalle pareti
di un vecchio muro e cose simili, formazioni illusorie assolutamente nitide e
col carattere della corporeità”. (1913-1959 p. 70) La Pareidolia è quindi
un’elaborazione fantastica di stimoli sensoriali indefiniti resi nitidi da
elementi intrapsichici riprodotti. Per il suo valore proiettivo, la pareidolia
è prodotta artificiosamente nelle
prove del test di Rorschach dove si richiede di interpretare liberamente
delle macchie di colore.
Tratto da
Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti. Voce: Illusione.
Si comprendono,
in questo contesto le illusioni come vengono definite da Jasper.
Sottraggo
l’attenzione dal mondo.
Individuo nel mondo quanto mi impaurisce proiettando su quelle cose la forma della mia paura.
Proietto sul
mondo le forme che io do al mondo nell’affrontare il mondo: interpreto il
mondo.
Queste tre
forme individuate da Jasper sono tre forme attraverso le quali l’individuo
ferma l’arrivo dei fenomeni dal mondo e, soprattutto, la capacità di quei
fenomeni di modificare sé stesso e la sua azione.
Nessuno può
permettersi di afferrare la mia attenzione.
Nessuna paura
deve permettersi di non avere una forma che io identifico.
Nulla può
emergere dall’infinito che io non sia in grado di affrontare.
L’Illusione
diventa un atto di difesa soggettivo nei confronti delle azioni del mondo. Ed è
difesa in modo particolare per quei fenomeni che creano inganno, che mi vorrebbero
preda disarmata. Io ne fermo l’azione sulle mie emozioni, sul mio sentire
proiettando su di loro le mie illusioni: anche se non vedo le tue armi, il tuo
passo felpato balza alla mia coscienza con i denti aguzzi di un leone. Ed io
agisco in una lotta a morte. Ma non era un leone. Ma io ho combattuto a morte.
Se fosse stato un Leone, avrei combattuto, comunque a morte.
Poi sull’uomo si
impone la ragione.
La ragione, un
po’ alla volta sedimenta il proprio dominio sull’individuo. La ragione è descrizione.
Descrizione di forma e quantità. A mano a mano che la mia ragione si
perfeziona, si perfeziona, da un lato la descrizione del mondo, dall’altro lato
si amplia l’area cerebrale della memoria (tutti gli elementi della ragione, gli
oggetti della sua descrizione devono essere presenti nella mia mente) e, nel
contempo, la ragione allontana la mia coscienza dall’azione e dalle emozioni.
Azione ed emozioni vengono mediate dalla ragione.
Solo che il
meccanismo che produceva l’illusione persiste anche nel mondo in cui la ragione
domina.
I fenomeni che
giungono dal mondo alla ragione vengono fermati dalla ragione mediante
l’illusione proprio per impedire alla ragione di modificarsi facendo arrivare
nuovi fenomeni e costringendosi a riadattarsi in continuazione.
La ragione che
non si modifica è una ragione padrona della persona:
la persona è
disattenta;
la persona è
malata e proietta la sua fantasia sul mondo;
la persona non
si fa attraversare dal nuovo che arriva, ma sul nuovo proietta il già
conosciuto, oppure incasella il nuovo in categorie già conosciute.
La ragione, usa
le illusioni che, da arma di difesa soggettiva nel mondo dell’azione e nel
mondo dell’emozione, diventano un’arma di difesa della ragione dalla
modificazione a cui sarebbe costretta davanti al mondo.
Infatti, quando
l’Essere Umano è in pericolo mortale, sospende la ragione e l’antica forza
dell’azione emerge, qualora ne abbia la forza, riprendendo il controllo della
persona. Però, qualora ne abbia la forza. Qualora la sua ragione sia abbastanza
agile da togliersi dal centro del mondo: da togliersi dal controllo
dell’individuo.
Ma qualora la
ragione sia sufficientemente agile da togliersi dal centro del mondo è
necessario che l’individuo sospenda la tecnica con la quale la ragione rinnova
continuamente il controllo sull’individuo: il dialogo interno.
Sospendendo il
dialogo interno l’individuo impedisce alla sua ragione di rinnovare il
controllo su di lui e consente ai fenomeni del mondo di giungere al suo
sentire, a farli elaborare dal suo sentire e a farli giungere alla coscienza,
dominata dalla ragione, modificando la ragione stessa e, con essa, la
descrizione del mondo che ne ha l’individuo.
Come si pone la
questione all’interno de Il Crogiolo dello Stregone?
Si pone nel
senso che se il sentire soggettivo proietta l’illusione per impedire l’arrivo
di nuovi fenomeni dal mondo e modificare la descrizione della ragione,
l’individuo, sospendendo il dialogo interno, chiamando le cose col loro vero
nome, togliendosi dal centro del mondo altro non fa che regolare questo
fenomeno.
L’individuo
ferma il proprio sentire nel proiettare l’illusione o lo stimola a proiettare
l’illusione a seconda delle proprie necessità di sviluppo e di azione nel
sistema della vita sociale e della Natura.
L’illusione non
è più l’oggetto che la ragione impone all’individuo per evitare di modificarsi
all’arrivo di ogni nuovo fenomeno, ma diventa un oggetto d’uso dell’individuo
nella sua interazione sociale.
Diremmo che
l’individuo, mediante l’illusione, decide se essere coinvolto dai fenomeni che
giungono dal mondo o sottrarsi a tali fenomeni.
Si tratta della
lezione del “il vento che ti cerca” e tu decidi se esporti o sottrarti al
vento; così come i fenomeni del mondo ti cercano e tu decidi se esporti a loro
o sottrarti.
Nelle mani di
chi pratica Stregoneria l’illusione diventa un’arma a disposizione
dell’individuo: non sempre capire subito è utile; non sempre accorrere ad un
richiamo immediatamente è vantaggioso.
Marghera, 16
settembre 2006
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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