Davide Marrè, wicca del Circolo dei Trivi,
scrive sul mensile Santità.

Elogio a Bergoglio e apologia al gesuitismo.

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Il papa della compagnia di Gesù; di Davide Marré

Sul mensile Santità di maggio 2014 da pag. 26 a pag. 31.

Uno degli articoli di Marrè, del Circolo dei Trivi e rappresentante per l'Italia ella Pagan Federation International, è un elogio ai gesuiti e a Bergoglio in quanto gesuita.

Per noi, Pagani Politeisti, è abbastanza difficile capire come Bergoglio possa essere considerato il "papa" dei wicca, ma quando il responsabile della Pagan Federation International ne esalta la figura nel sua espressione del gesuitismo, di fatto, diventa un'accettazione dell'autorità morale che viene posta al di sopra della wicca e di che cosa intende Davide Marrè per wicca.

Marrè non si è posto come una persona che fa un lavoro e che poi esprime idee wicca, Marré si è posto come il responsabile di un certo tipo di wicca, in antitesi con il cristianesimo, e da questa prospettiva non sta facendo un "lavoro" di cronaca giornalistica, ma sta esprimendo le sue idee di wicca riconoscendo in Bergoglio la sua autorità in quanto papa.

I fatti si possono leggere in due modi: o dalla parte dell'aguzzino o dalla parte delle vittime. Se lo si fa dalla parte dell'aguzzino, come i cattolici, si esalta il militarismo e la gloria dell'aguzzino, se lo si fa dalla parte delle vittime mettiamo in luce i meccanismi e sottolineiamo la resistenza psicologica delle vittime.

Davide Marré ha scelto la parte dell'aguzzino: la parte dei gesuiti!

Così inizia questo articolo di Marrè:

CHIESA

Servizio a cura di Davide Marrè

Il PAPA DELLA COMPAGNIA DIGESU

JOSé MARIA BERGOGLIO è IL PRIMO PONTEFICE PROVENIENTE DA QUESTO ORDINE. DALLA LORO FILOSOFIA POSSIAMO CAPIRE MOLTO DEI CAMBIAMENTI DI QUESTO PONTIFICATO.

Questo apparente distacco formale viene sottolineato nell'esaltazione della figura del fondatore della compagnia, Loyola, uno dei più feroci criminali della storia dell'umanità.

Nell'esaltare i gesuiti Davide Marré scrive nell'articolo:

La compagnia di Gesù fu riconosciuta ufficialmente dal Papa il 27 settembre del 1540. Era stata fondata qualche anno prima da un nobile basco, un militare che poi sarebbe diventato santo, Ignazio di Loyola, e da subito aveva iniziato il suo richiamo "internò' a una maggiore spiritualità e morigeratezza di costumi. Un ritorno al- l'ideale cristiano più puro della povertà.

La povertà per Davide Marrè, che si fa pagare per le conferenze, è un ideale.

L'ideale di Gesù nei vangeli è che GLI ALTRI SIANO POVERI. Gesù nei vangeli non dice MAI che lui deve essere povero, ma che GLI ALTRI devono essere poveri. Infatti il coven di Gesù si appropria dei soldi dei seguaci in cambio della promessa della resurrezione e del paradiso. Un po' come fa il Circolo dei Trivi e la Pagan Federation International quando si fa pagare per "insegnare" agli sciocchi.

E per mascherare le attività criminali dei Gesuiti, Marrè scrive nell'articolo:

In pochi anni i Gesuiti diventano uno degli ordini più importanti della Chiesa cattolica, ma anche con un'influenza estesissima. Partecipando alla colonizzazione dei nuovi domini spagnoli, portoghesi, inglesi e francesi erano in grado di esercitare la loro influenza dall'Europa all'America e fino all'Estremo oriente. Questo potere ha anche comportato dileggio, disprezzo e anche la nascita di stereotipi, come quello di essere dei fanatici e devoti del Papa e del loro Superiore Generale, consiglieri dei potenti da dietro le quinte e manipolatori di fanciulli.

Per Davide Marré dare ai gesuiti dei manipolatori di fanciulli è DILEGGIARE!

Affermare che le accuse di manipolazione mentale dei gesuiti sui ragazzi fosse dileggio significa, di fatto , legittimare la manipolazione mentale dei gesuiti sui ragazzi. Significa legittimare l'azione più violenta che si possa immaginare in una società: lo stupro del futuro sociale!

In tutto l'articolo Marrè scambia l'uso dei poveri e dei derelitti costruiti dall'attività dei Gesuiti con una con-passione dei gesuiti con i poveri. Questo è un atteggiamento proprio del cristiano. Bergoglio e Arrupe hanno usato i poveri per il loro potere. Per il potere, non per migliorare le condizioni sociali. Se le condizioni sociali sono migliorate in America Latina lo si deve al rovesciamento dei regimi dittatoriali appoggiati dai gesuiti (vedi Bergoglio in Argentina e le sue amicizie) in funzione del loro potere.

Una volta che il potere dei dittatori è stato abbattuto perché le condizioni economiche non reggevano più il loro potere, i cattolici sono tornati ad usare i poveri contro i regimi democratici.

Davide Marré esalta il gesuitismo perché è cattolico e, in quanto cattolico, vede nei metodi dei gesuiti una delle sue fonti di "potere" del suo cattolicesimo.

Noi che, a differenza di Davide Marré, siamo Pagani Politeisti sappiamo che cosa sono i gesuiti e quanto sangue hanno sparso nella storia. Se qualcuno consoce un po' di filosofia ottocentesca sa che i gesuiti fanno della menzogna arte dell'inganno e della truffa.

Leggiamo qualche pagina di uno studioso di filosofia moderno, tale John Ralston Saul in "I bastardi di Voltaire La dittatura della ragione in occidente" edito da Bompiani nel 1994:

I razionalisti del Settecento non sarebbero contenti del prodotto umano generato dalle loro iniziative educative. E nemmeno Ignazio di Loyola. Eppure le linee che questa evoluzione ha seguito sono chiare.

L'atmosfera che avvolgeva l'esercito intellettuale della chiesa fondato da Loyola durante i disordini e i tempi violenti della Controriforma era drammatica. Tuttavia il cuore della sua concezione era una struttura militare estremamente moderna e assai poco drammatica. Non aveva nulla a che vedere con la tradizione dei cavalieri erranti o con il valore personale. Utilizzava piuttosto il professionismo degli eserciti mercenari, tanto diffusi all'epoca. Loyola lo trasformò nel professionismo moderno.

Diede ai Gesuiti una struttura altamente centralizzata. Il Preposito generale veniva eletto a vita. Questi a sua volta aveva il potere assoluto di nominare il successivo livello gerarchico, i Provinciali. Ma il modello di Loyola andava assai oltre l'autocrazia militare. Introduceva due elementi rivoluzionari: un nuovo tipo di educazione e il dover regolarmente dar conto di sé ai superiori. L'istituzionalizzazione di quest'ultimo principio prolungava gli effetti del primo elemento lungo tutto l'arco della vita di un Gesuita. Fondamento di entrambi era un'obbedienza assoluta, "perinde ac cadaver". Loyola la definiva in questi termini:

Tutti si ingegnino d'osservare perfettamente la santa obbedienza e di essere in essa segnalati, ubbidendo non solo nelle cose d'obbligo, ma anche nelle altre, ad ogni cenno della volontà del Superiore, ancorché fosse senza espresso comandamento. [. .. ] Dirigiamo le forze e l'intenzione nostra a tal fine che la santa obbedienza sia sempre in noi d'ogni parte perfetta, sì nell'opera come nella volontà e nell'intelletto, mettendo in effetto ciò che ci verrà comandato con grande prestezza, gaudio spirituale e perseveranza; con persuadersi il tutto essere giusto annegando in ciò con un'ubbidienza cieca quanto il giudizio e il parere nostro ci dettassero in contrario. [. . .] E ciascuno si persuada che quelli che vivono sotto l'ubbidienza debbono lasciarsi reggere dalla Divina Provvidenza per mezzo dei superiori come se fossero un corpo morto, che per ogni verso si lascia volgere; ovvero a guisa di un bastone da vecchio il quale serve a chi lo tiene in ogni luogo ed a qualsivoglia uso.

L'"annegamento del giudizio e parer nostro" era il centro del nuovo metodo. Rinunzia che ha percorso inalterata gli ultimi quattro secoli e determina ora la forma delle élites contemporanee. li nuovo stile di obbedienza di Loyola veniva indotto tramite un addestramento rigoroso che iniziava con un noviziato di due anni. Lo scopo di questi ventiquattro mesi, laddove un anno sarebbe stato sufficiente, era di smantellare la volontà del giovane riducendola alle sue parti componenti, per isolarvi ciò che risultasse indesiderabile. L'idea era non di cambiare le idee o le credenze del soggetto, ma semplicemente di eliminare gli elementi inopportuni. L'addestramento proseguiva purificando ciò che risultava adattabile e utile e ricementandolo con la struttura della Compagnia.

Smantellare. Pulire e disinfettare. Ricomporre con il collante della Compagnia: strutture, regole, costumi. li prodotto finale indossava l'abito dell'ideologia del Regno di Dio.

Seguivano da dieci a quindici anni di intenso addestramento. Lunghi periodi di studio si alternavano con altri di esercizi spirituali e di insegnamento; si veniva messi alla prova dell'azione; e intanto la Compagnia osservava e decideva grado per grado se il candidato era adatto a divenire un suo membro a tutti gli effetti.

L'intero processo veniva attentamente e discretamente controllato mediante incontri privati del candidato con il superiore, in cui si doveva "render conto" della propria coscienza. Come sempre in Loyola, i concetti morali erano oggetto di misurazione. L'idea di sottomettere la coscienza di un uomo a un esame del tipo profitti/perdite, in cui i peccati e le colpe venissero consciamente ricercate, era rivoluzionaria. La mutua comprensione che questi esami stabilivano fra il nuovo membro e la Compagnia per quanto riguardava la natura del potere reale, veniva poi mantenuta per mezzo di regolari rapporti scritti che ogni Gesuita doveva scrivere al suo superiore. In essi trattava della sua opera, ma anche dei suoi colleghi Gesuiti, e in questo modo il riferire sugli altri membri veniva collocato nel contesto degli interessi del gruppo: "Deve ciascuno esser contento che tutti gli errori, difetti, et qual si voglia altra cosa fusse notata in lui sia manifestata ai superiori da chiunque lo sapesse."

Nessun dettaglio era troppo insignificante da non dover essere comunicato: pasti, modo di dormire. Loyola diceva, quasi sul serio, di contare e riferire anche i morsi di pulce. Questo, che sembrava paternalismo, veniva gradualmente formalizzato come parte del sistema, parte dell' obbedienza e della professionalità del Gesuita. C'era chi lo chiamava dispotismo dell' anima e, certo, non era lasciato spazio alcuno in cui nascondere caratteristiche individuali. Il miglior termine moderno per descrivere questo processo potrebbe essere depersonalizzazione.

A un primo sguardo l'istruzione del Gesuita sembra richiamare i nostri metodi di lavaggio del cervello o di rieducazione. Gli interrogatori o i metodi d'indottrinamento moderni non usano la violenza, nemmeno la minacciano. Si concentrano nello smantellare e disinfettare la mente della vittima prima di riassemblarla in una diversa configurazione. Il dover dar conto della propria coscienza e di quella altrui sembra poi essere l'archetipo dei sistemi di controllo sociale per mezzo di informatori anonimi, sistemi che tendiamo a identificare con società repressive, servizi segreti e ministeri di polizia.

Questo addestramento e questo metodo di modellare la personalità non avevano precedenti, e se riuscirono a produrre la forza intellettuale dominante in Europa, fu in parte perché i Gesuiti fornivano l'educazione più completa. Loyola e gli altri fondatori avevano cominciato fin dall'inizio ad analizzare le migliori università esistenti, sia cattoliche sia protestanti. Su questa base fondarono i loro collegi, utilizzando i metodi e i contenuti più aggiornati. Quindi osservarono e sperimentarono per una quarantina d'anni, finché, nel 1599, completarono la loro Ratio Studiorum, il loro ordinamento degli studi. Se mettiamo da parte il sistema e il messaggio, ciò che rimane è un notevole complesso educativo. Lo stesso Bacone non poteva fare a meno di ammirarne l'opera, dopo averne rimosso il messaggio. In un battibaleno si trovarono a educare non solo i futuri Gesuiti, ma le élites europee, cosa che faceva infuriare gli altri ordini e le autorità politiche. TI controllo dell'intelletto e delle emozioni della futura classe dirigente era parte integrante della complessa politica della Compagnia di Gesù, un' estensione naturale della sua influenza sui governi.

Tratto da: "I bastardi di Voltaire" di John Ralston Saul ed Bompiani 1994

Marré, che condivide la teologia cattolica che si basa sulla manipolazione della struttura emotiva dei ragazzi, definisce le denunce di questa attività un DILEGGIO. Quanto sono buoni, per Marré i Gesuiti!

Per Marré i gesuiti contano molti membri di prestigio dove il prestigio non è definito come ruolo sociale ma come ruolo religioso. Presumibilmente i modelli religiosi della wicca e del Pagan Federation International.

Marré conosce i processi di manipolazione mentale, ha fatto dei corsi di psicologia junghiana e probabilmente li usa con i suoi adepti.

Questo è il motivo per il quale ritengo che non si tratti di un semplice articolo, ma di una vera e propria attività di manifestazione ideologico-dottrinale cattolica.

Sappiamo che Bergoglio è un criminale addestrato a comportamenti precisi attraverso anni di addestramento. Però lo sappiamo perché noi siamo Pagani e guardiamo ai fatti e non alla rappresentazione formale con cui i gesuiti accecano le persone per poterle derubare.

Tutti gli articoli della rivista Santità sono articoli organizzati per commettere crimini ideologici rispetto a persone credulone o fiduciose sostituendo la rappresentazione formale all'analisi critica: questo è parte dell'addestramento dei gesuiti!

Noi, come Pagani, non rinunceremo mai alla nostra capacità di analisi e di critica. Noi, come Pagani Politeisti, ci piace chiamare le cose col LORO VERO NOME!

Marghera, 30 aprile 2014

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Tel. 3277862784

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

I "gruppi" pagani

Cosa distingue un Pagano Politeista da un monoteista? Il coraggio. Come direbbe il Leone Codardo nel Mago di Oz. Esporre le proprie emozioni alle intemperie della vita e mettere in atto un'autodisciplina che ci consente di non essere sbattuti sugli scogli dell'umana esistenza. Il monoteista confida nella speranza per il suo dio; il Pagano incatena gli Dèi con le sue emozioni e fa rotta in mari sconosciuti senza bussola né stelle che lo possano guidare. Su cosa confida il Pagano Politeista? Sul proprio coraggio!