Ma sia il vostro
parlare: Sì, si; o no, no:
quel che vi è di più
proviene dal male.
Matteo 5, 37
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E’
una frase atta a delimitare un comportamento, inquadrarlo e definirlo entro
ambiti ristretti.
Ambiti
sempre più ristretti fino ad una totale semplificazione in cui, chi la subisce,
ha completamente annullato sé stesso per aderire al modello che quel comportamento
impone. Affinché un individuo parli per “si e no” è necessario che il suo
interlocutore abbia nella sua testa l’esatto significato del “si e del no”. In
ogni spazio ed in ogni tempo, quel “si e quel no” manifestano lo stesso ed
identico significato sia nella forma in cui vengono espressi, sia nella
relazione fra interlocutori che tale espressione implica.
Non
esistono più persone distinte che costruiscono una relazione dialettica, ma
esiste un’unica persona psico-emotiva su cui l’altra si appiattisce ed
aderisce. Aderisce al punto tale che nel momento stesso in cui quel “si e quel
no” implicano una variabile la persona è costretta ad un atto di pentimento e
di autoumiliazione perché tale variabile è prodotta dal male.
La
frase vuole annullare ogni soggettività.
Chi è
che manifesta le categorie di pensiero a cui l’altro deve rispondere mediante
il “si o il no”! Colui che ha il potere di repressione rispetto a chi non
aderisce alle categorie imposte.
Dice:
“Sia il vostro parlare...”. Non dice: “Sia il mio parlare...”.
Egli
è il giudice che detiene le categorie del significato.
Sul
significato delle categorie non si discute.
Quando
si discute sul significato delle categorie; ciò proviene dal male.
Ciò
che proviene dal male non si discute; si condanna!
Come
i cristiani giustificano questa pretesa di gestione assoluta delle categorie
della vita alle quali pretendono che gli Esseri Umani si adeguino pena la loro
condanna?
Col
fatto che la verità è stata rivelata.
Quale
verità?
Ogni
verità!
Ogni
verità, da quella religiosa a quella della vita quotidiana.
Da
chi è stata rivelata?
Dal
dio creatore onnisciente dell’universo che si è degnato di rivelarla agli
uomini mediante le “Sacre Scritture”.
Per
il cristiano la sapienza viene dal suo dio; non dal lavoro e dalla
trasformazione degli Esseri Umani. Gli Esseri Umani, davanti al cristiano,
devono dire solo si, si, o no, no!
Quando
vengono introdotte delle variabili, queste vengono ispirate dal male.
In
quanto ispirate dal male, vanno condannate. Qualunque queste siano!
“Io Galileo, figlio del defunto
Vincenzo Galilei di Firenze, di 70 anni, costituito personalmente in giudizio,
e inginocchiato davanti a voi Eminentissimi e Reverendissimi Cardinali
Inquisitori generali in tutta la Repubblica Cristiana contro la malvagità
eretica; avendo davanti agli occhi i santi Vangeli, su cui poso le mani, giuro
che ho sempre creduto, credo e con l’aiuto divino crederò per l’avvenire tutto
ciò che accoglie, predica e insegna la Santa Chiesa Cattolica e Apostolica. ma
poiché questo Sant’Uffizio, per avere io, dopo essermi stato formalmente
intimato con un precetto dello stesso di abbandonare completamente la falsa
teoria che il Sole è al centro del mondo e non si muove, e di non mantenere,
difendere e insegnare in qualunque modo,né a parole né per iscritto, la
suddetta falsa dottrina, e dopo essermi stato notificato che tale scrittura è
contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro in cui ne
parlo pur essendo già stata condannata e porto argomenti efficaci a suo favore,
senza prendere netta posizione, mi ha giudicato veramente sospetto di eresia,
cioè di aver tenuto fermo e creduto che il sole è centro del mondo e immobile e
la terra non ne è il centro e si muove, volendo cancellare dalla mente delle
Vostre Eminenze e da quella di ogni cristiano questo grave sospetto,
giustamente concepito contro di me, con cuore sincero e autentica fede abiuro,
maledico e detesto i suddetti errori ed eresie e in generale qualunque altro
errore, eresia o setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire
non dirò mai più né asserirò, né a parole né per iscritto, cose tali per cui
possa rinascere su di me un tale sospetto, ma se m’imbatterò in qualche eretico
o sospetto d’eresia, lo denuncerò a questo Sant’Uffizio, ovvero all’Inquisitore
o Ordinario del luogo dove dovessi trovarmi. Giuro altresì e prometto di
adempiere e osservare interamente tutte le penitenze che mi sono state o mi
saranno inflitte da questo Sant’Uffizio e che se, Dio non voglia, dovessi
contravvenire in qualche modo alle mie promesse o ai miei giuramenti, mi
sottometterò a tutte le pene e ai castighi previste dal diritto canonico e
dalle altre disposizioni generali e particolari previste e promulgate contro
questi reati.
Mi possa in ciò aiutare Dio e i suoi
santi Vangeli, su cui poso le mani.
Io, suddetto Galileo Galilei, ho
abiurato, giurato, promesso e mi sono obbligato come sopra; e in fede della
verità ho firmato di mio pugno il presente documento d’abiura e l’ho recitato
parola per parola, a Roma, nel convento di S. Maria sopra Minerva [chissà dove
sta, in questo documento e nell’attività di Galileo, l’apporto della DEA
Minerva! nota Claudio Simeoni], oggi 22 giugno 1633. Io Galileo Galilei, ho
sottoscritto la suddetta abiura, di mio pugno.” L’abiura di Galileo è tratta
da: “Lettere Eretiche” di Galileo Galilei ed. Demetra
Così
i cardinali, proprio perché rappresentanti di Gesù, dicono a Galileo: “Sia il
tuo parlare: Sì, sì; no, no”. Ma avendo Galileo aggiunto tutta una serie di
motivazioni, prove e giustificazioni, delle sue osservazioni che contrastavano
con le “Sacre Scritture”, che per i cardinali cattolici sono ispirate dal loro
dio padrone, sapiente e onnisciente, Galileo ha “attinto dal male”. Non solo alle “Sacre Scritture” ha detto “no,
no”, ma ha giustificato e dimostrato come il suo “no, no” fosse manifestazione
di una verità negata dalle “Sacre Scritture”. Ha dimostrato come le “Sacre
Scritture” fossero un coacervo di menzogne la cui funzione è quella di impedire
agli Esseri Umani la ricerca del vero.
Per
il Gesù dei cristiani la sottomissione dell’individuo al giudice deve essere
totale. Deve essere totale non al giudice sottoposto alla legge e che giudica
in base ad una legge a cui egli stesso deve obbedienza, ma l’individuo deve
essere sottomesso alle categorie soggettive interpretative con le quali il
giudice definisce la realtà oggettiva alla quale l’individuo DEVE aderire.
La
frase del Gesù di Nazareth; “Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; quel che
vi è di più proviene dal male.” è un’affermazione malvagia e criminale. Se in
passato, questa frase, è stata fonte di orrore e morte; oggi, calata come
metodo di relazione sociale, appare in tutta evidenza come sia la negazione di
tutti i principi a fondamento della società civile. Appare come una
manifestazione del delirio da onnipotenza attribuita al Gesù di Nazareth e
imposto come modello, attraverso l’educazione (“Devi dirmi la verità”), alla società civile al fine di impedire
l’attuazione dei principi sociali.
C’è
sempre un Galileo che il cristiano vuole costringere in ginocchio davanti al
suo dio!
C’è
sempre la manifestazione di una verità davanti alla quale il cristiano pretende
che gli Esseri Umani dicano “Sì, sì; no, no”. Sia per poterli usare per
ricattare la società civile, sia per ricattarli e condannarli.
E’
necessario leggere i vangeli della chiesa cattolica per comprendere i
meccanismi e il disagio sociale, che spesso sfocia nel crimine, prodotto nella
società civile.
Marghera, 22 aprile 2007
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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