9) IL DISCORSO SULL'IBOGA
PARTE SECONDA:
LE CONCLUSIONI DELLA STREGONERIA PAGANA
CLAUDIO SIMEONI
PER UNA FILOSOFIA PAGANA
STREGONERIA E PAGANESIMO POLITEISTA:
DETERMINAZIONI PER COSTRUIRE LA VITA!
Il pensiero della Stregoneria nel Paganesimo Politeista e le questioni sul Near Death Experiences (esperienze di premorte) attraverso l'analisi dei dati e delle ipotesi formulate al 1° Congresso Internazionale di studi delle esperienze di confine tenuto a S. Marino il 16-18 maggio 1997.
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Il discorso che si è fatto sull'uso di sostanze come l'iboga che inducendo uno stato di coma producono effetti simili all'NDE non tiene conto della soggettività dell'individuo.
Le sostanze come l'iboga e la ketamina possono mettere in moto ciò che c'è, non produrre ciò che non c'è. Così gli effetti simili a quelli NDE vengono prodotti in quanto l'individuo ha costruito sé stesso attraverso un percorso di trasformazione.
L'uso dell'iboga o della ketamina possono "fotografare" il percorso. In cosa consiste l'effetto dell'iboga? Nella rottura dell'interazione fra corpo luminoso e ragione o percezione fisica dell'individuo.
Lo stato di coma indotto dall'iboga bloccando il controllo della ragione sull'individuo mette faccia a faccia la ragione con la percezione del corpo luminoso in formazione. La ragione non è in grado di accettare il fatto e trasforma quanto vede nel proprio descritto.
L'individuo è faccia a faccia con sé stesso.
Il corpo luminoso coglie l'occasione per dare delle indicazioni alla ragione. Indicazioni che vengono accolte dalla ragione in quanto non la identifica con l'Essere cui anch'ella appartiene ma come un Essere o un'entità proveniente dall'esterno. Dalla divinità, dal parente morto, dal leopardo sacro ecc. ecc..
La ragione dell'individuo non è in grado di abbandonare il controllo della persona. La persona sa quanto la ragione accoglie proveniente dall'esterno. Se la ragione scopre che le informazioni provengono dalla persona, scopre di non essere padrona della persona ma parte della persona. Scopre uno sconosciuto in grado di comunicare cose che lei non è mai riuscita ad intuire o che per qualche motivo ha rifiutato.
Per la ragione le informazioni non provengono dalla conoscenza dell'individuo, provengono dall'esterno dell'individuo, provengono dalle divinità descritte dalla sua ragione. La divinità sapiente e magnanima davanti alla quale la ragione si inginocchia.
L'informazione è dunque accettata.
Chi assume l'iboga e produce uno stato di coma incontra il dio che gli dice che lui diventerà un "curatore". Molto probabilmente lo diventerà. La quantità dei dati che ha accumulato nel corso della sua esistenza è tale da consentirgli di fare questo.
In quel momento apre una specie di canale preferenziale fra la sua ragione e il corpo luminoso relativo alla possibilità soggettiva di "curare". E' come se l'esperienza con l'iboga avesse costretto la ragione a riconoscere un aspetto delle possibilità soggettive dell'individuo che prima dell'esperienza voleva ignorare o non prendere in considerazione. Da quel momento in poi tutto quanto concerne la possibilità di "curare" o di "guarire" può passare dalla percezione e l'attenzione del corpo luminoso alla consapevolezza della ragione senza che la barriera del GIH rifiuti il messaggio.
Questo vale per i guaritori, gli indovini e qualsiasi altro "dono" che chi pratica l'iboga ritiene di ricevere dal divino che incontra in stato di coma.
Si verificano vere e proprie rotture del controllo della ragione che possono avvenire soltanto in presenza di un corpo luminoso ben formato e di una conoscenza acquisita notevole.
Senza la presenza del corpo luminoso si verificano soltanto strutture allucinatorie, pochi stati comatosi e alcuni casi di morte.
L'uso dell'iboga non può essere fatto che poche volte nel corso della propria vita anche perché a piccole dosi è una droga come altre (vedi mescalina), a grandi dosi provoca stati comatosi che devono essere accuratamente diretti.
L'iboga può soltanto stimolare le allucinazioni o, al massimo, mettere l'individuo davanti a sé stesso.
L'uso di droghe per ottenere questo è sempre molto nocivo. Anche perché il così detto "dono" che si ottiene attraverso l'incontro col proprio corpo luminoso altro non è che seguire le più intime inclinazioni della persona.
Chiunque pratichi un po' di sospensione del giudizio, un po' di sognare sa perfettamente quali sono le sue predilezioni e sa pescare dal proprio intimo gli elementi per seguirle e attuarle.
Lo stato comatoso e il "dono" determinato dall'uso dell'iboga sembra quasi una garanzia per il Sistema Sociale (una specie di laurea) delle intime possibilità della persona.
Cosa che lascia perplessi quando il "dono" proviene dal Giaguaro sacro, Gesù e gli apostoli. Appare evidente come intervenga una descrizione soggettiva determinata dalla ragione a copertura di quanto si sta producendo. Lo stato comatoso indotto dall'iboga non è un viaggio fuori dal corpo, ma, nella migliore delle situazioni, un incontro con sé stessi.
Un incontro che non vale la pena di praticare con nessuna droga salvo la salvaguardia del desiderio soggettivo al suicidio.
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Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano
dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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