Paolo di Tarso e le idee sulla resurrezione dei corpi
l'assunzione in cielo e la
morte come liberatrice dell'anima dal corpo

di Claudio Simeoni

Paolo di Tarso e la morte del corpo

Il cristianesimo, come dottrina, nasce con la finalità di "sconfiggere la morte". Non si tratta di come noi oggi simbolicamente possiamo pensare alla morte, ma PROPRIO DELLA MORTE FISICA.

I cristiani vivevano nell'attesa dell'arrivo del loro padrone sulle nubi con grande potenza ed erano convinti, che per essere cristiani, non sarebbero mai morti. La Parusia altro non è che il ritorno del Cristo in terra al fine di portare in cielo I CORPI dei suoi seguaci. E' un po' come l'attesa della fine del mondo prospettata dai Testimoni di Geova. Se l'annunci per domani, e questa non arriva; la puoi spostare per dopodomani. Ma se anche dopodomani questa non arriva, qualcuno inizia a chiedersi: ma io in che cosa credo? Perché lo credo?

Dice Paolo di Tarso:

"Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità. Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria?

O morte, dov'è il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci dà la vittoria mediante il Signor nostro Gesù Cristo!" I Corinti 15, 53-57

Il problema per Paolo di Tarso è che molti cristiani si ammalano e muoiono. E' un po' come quando l'ammalato di cancro si rivolge a Padre Pio o al mago Brahama o alla Teresa di Calcutta che promettono la guarigione mediante l'azione miracolosa. E, allora, che cosa si inventa Paolo di Tarso? In fondo stava dicendo che chi crede nel pazzo di Nazareth non si ammala e non muore!

"Or dunque, tutte le volte che voi mangerete di questo pane e bevete di questo calice, celebrerete la morte del Signore, finché egli venga. Perciò, chiunque mangia questo pane o beve il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ognuno, dunque, esamini sé stesso, e così mangi di quel pane e beva di quel calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo del Signore, mangia e BEVE LA PROPRIA CONDANNA. Per questo vi sono tra di voi molti ammalati ed infermi, e parecchi sono morti. Se invece ci esaminassimo da noi , non saremmo giudicati. Ma se ci giudica il Signore, ci corregge, affinché non siamo condannati con il mondo." I Corinti 11, 26-31

E concludiamo con la credenza dei cristiani con un passo di Paolo di Tarso dalla lettera ai Tessalonicesi:

"Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore." I Tessalonicesi 4, 15-17

Questa era la dottrina predicata dal cristianesimo. Una dottrina che prende l'avvio dal concetto della carne ebraico e del dio che ama la carne: il dio vivente, dio dei viventi. L'assunzione della dottrina Platonica viene dopo: quando il cristianesimo dimostra il proprio fallimento dottrinale. La dottrina Platonica viene assunta dai cristiani proprio per pararsi il culo dalla figura di merda che stanno facendo. Viene assunta dopo che i cristiani hanno macellato centinaia di migliaia di persone vedendo i segnali dell'imminente fine del mondo (tipo il terremoto di Antiochia).

Però ricordate: la dottrina cristiana è la resurrezione della carne. Una resurrezione che doveva avvenire allora. Come allora fu una truffa oggi è ancora una truffa come lo è l'assunzione da parte del cristianesimo della dualità corpo e anima fatta propria rubandola al Platonismo.

Che differenza c'è fra la predicazione di Paolo di Tarso un paio di migliaia di anni fa e gli attuali gruppi contestatori delle chiese cristiane maggiori che attendono la fine del mondo?

Prendo spunto da Michele C. Del Re che scrive una specie di manuale per l'inquisitore dal titolo "Nuovi idoli e nuovi dèi" da un'edizione del 1988:

DARVINISTI E APOSTOLICI: "Darvy proclamò che tutte le chiese sono eretiche, che la fine del mondo è imminente, che è urgente raccogliere il piccolo gregge di cristiani fedeli: quando costoro saranno raccolti, arriverà Cristo per abbattere Satana."

PENTECOSTALI: "Se vogliamo seguirli, dobbiamo armarci di una Bibbia. In base alla profezia di Gioele 2, 23 essi si considerano l'ultima sveglia annunciatrice del glorioso imminente ritorno di Cristo."

TESTIMONI DI GEOVA: "Questa fede millenarista è talmente piena e convinta che per i Testimoni è sciocco costruire per il futuro; la fine è qui, ormai! Pagare, ad esempio, le assicurazioni sociali per la vecchiaia è addirittura ridicolo, visto che il mondo finirà appena saranno morti tutti quelli che videro la prima guerra mondiale."

E' la stessa predicazione di Paolo di Tarso detto dai cattolici San Paolo!

Si tratta della fine dei tempi e degli eletti che saranno assunti in cielo.

Ma, come per questi moderni sanpaolisti, la fine del mondo non arriva. E così, come costoro continuano a spostare la fine del mondo a data da destinarsi, anche Paolo di Tarso lo fa. Solo che Paolo di Tarso è costretto a cambiare la sua visione della "carne assunta in cielo".

Così si legge:

"Qualcuno domanderà: Come resusciterano i morti? Con quale corpo ritorneranno? Stolto! Quello che tu semini non germina, se prima non muore; quello che tu semini non è il corpo che deve nascere, ma un nudo granello come, ad esempio, un chicco di grano o di qualunque altra semenzaDio poi gli dà il corpo che vuole, a ciascun seme gli dà il corpo che gli conviene." Corinti I, 15, 35-38

E qui già viene variato il discorso della carne. Il corpo muore e quanto rinasce non è ciò che è morto, ma una cosa diversa. Il corpo come seme di una futura nascita.

E ancora Paolo di Tarso afferma:

""Il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente", il secondo Adamo è spirito vivificante. Ma non è prima ciò che è spirituale, ma bensì ciò che è materiale: lo spirito viene dopo. Il primo uomo, tratto dalla terra. è terrestre; il secondo, invece, è dal cielo. E qual è il terrestre, tali sono i terrestri; e qual è il celeste tali sono i celesti." Corinti I, 15, 45-48

E ancora viene ribadito il concetto di rinascita in contrapposizione al concetto precedente di resurrezione. Mentre nella visione precedente Paolo di Tarso andava predicando che per essere cristiano non sarebbe mai morto, ma sarebbe stato assunto in cielo, nella visione attuale comprende la possibilità di morire e di rinascere con un diverso corpo. Non nega la rinascita della carne, semplicemente, per lui, è una carne diversa, magari più pura. E già il cristianesimo cambia visione. Da una prospettiva dell'imminente fine del mondo si passa ad una fine del mondo rimandata nel tempo. Così che i gruppi cristiani, che abbiamo più sopra citato, altro non fanno che sostituirsi a Paolo di Tarso nella prima versione affermando che la fine del mondo è imminente. Forse arriverà nel 2000, forse quando saranno morti tutti quelli che hanno visto la prima guerra mondiale, forse al prossimo allineamento planetario. Per questi invasati c'è sempre una condizione di vita che prelude alla fine del mondo (magari domani arriva un asteroide improvviso e facciamo la fine dei dinosauri, ma questo è un altro discorso!).

Intanto Paolo di Tarso ad Efeso affronta una contraddizione. Che cosa sia questa contraddizione non è dato sapere con certezza, sta di fatto che Paolo di Tarso scrive:

"Intanto, o fratelli, non vogliamo che, riguardo alla tribolazione da noi patita in Asia, ignoriate come ci ha abbattuti in modo estremo, assai superiore alle nostre forze, tanto che disperavamo di poter vivere ancora; ma noi abbiamo avuto in noi stessi il responso della morte, affinché non confidassimo in noi stessi, bensì in quel Dio che resuscita i morti, in lui che ci ha liberati e ci libererà da tale pericolo." Corinti 2, 8-10

Cosa sia successo non è dato a sapere. Qualcuno mormora che Paolo di Tarso sia stato bastonato per la sua predicazione. Alcuni parlano di tumulti fatti scoppiare contro di lui da tale Demetrio a Efeso. Sta di fatto che Paolo di Tarso ha visto la morte in faccia o, quantomeno, ne ha avuto sentore.

Dice Paolo di Tarso:

"Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio: per Gesù Cristo, Signore nostro! Dunque, io stesso, con la mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato." Romani 7, 24-25

Ed eccolo Paolo di Tarso condannare il corpo. Condannare la carne. Quella stessa carne che avrebbe dovuto essere assunta in cielo nella parusia. La carne non viene assunta in cielo, i corpi non resuscitano, ma la carne deve morire per liberare la mente.

Dice Paolo di Tarso:

"La mia vita, infatti è Cristo, e morire mi è un guadagno. Ma se vivere ancora quaggiù significa per me frutti di apostolato, allora non so cosa preferire. Sono preso, infatti, fra queste due brame: desidero morire per essere con Cristo, cosa di gran lunga migliore, ma d'altra parte è necessario ch'io rimanga ancora nella carne, perché lo richiede il vostro bene. Per ora sono persuaso che rimarrò e dimorerò di nuovo in mezzo a voi tutti, per il vostro progresso e la gioia della vostra fede, affinché col mio ritorno in mezzo a voi abbiate in me una maggior ragione di gloriarvi in Cristo Gesù." Filippesi 1, 21-26

Il corpo, dunque, per portare altro bestiame nel gregge, ma "preferirebbe" morire per andare in Cristo.

Morire per andare in Cristo a Galimberti richiama alla mente le ultime parole di Socrate: "Dobbiamo un gallo ad Esculapio!" Per Socrate la morte del corpo fisico era una guarigione perché liberava la sua anima dalla prigionia del suo corpo. E Paolo di Tarso fa esattamente la stessa operazione.

Visti i fallimenti dell'avvento millenarista. Visto che la fine del mondo non arriva e il pazzo di Nazareth non viene con grande potenza sulle nubi, dalla predicazione del corpo che viene assunto in cielo Paolo di Tarso passa alla predicazione della condanna del corpo al fine di liberare la sua anima prigioniera del corpo stesso.

Ed è a questo punto, cambiato il fine iniziale della promessa del dio padrone, che si inserisce l'affermazione del Vangelo di Giovanni. Un'affermazione buona per ogni ipotesi:

"In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio, ma passa da morte a vita." Giovanni 5, 24

Come dice Umberto Galimberti in "Psichiatria e Fenomenologia" (la cui traccia è stata usata per costruire questa pagina), Platone ha vinto sugli adoratori del Pazzo di Nazareth. Gli adoratori del pazzo di Nazareth attraverseranno la storia distruggendo e condannando la carne e le manifestazioni di quelle pulsioni che loro chiameranno "peccato" al fine di liberare l'anima delle persone. Ma l'anima prigioniera della carne non è un concetto dottrinale che appartiene al cristianesimo, ma è un concetto dottrinale che il cristianesimo, visto il fallimento della fine del mondo, ruba alla filosofia greca per farlo proprio e imporlo sugli Esseri Umani.

Se il cristianesimo non si fosse appropriato di questo concetto Platonico, sia gli Scettici che i Neoplatonici avrebbero ricondotto tale concezione all'interno della dialettica umana. Il cristianesimo, invece, ne ha fatto un dogma finalizzato alla distruzione degli Esseri Umani. Distruggere la loro vita fisica al fine di distruggere la loro opportunità di eternità.

Paolo di Tarso era un criminale, incompetente, incapace e vigliacco. Vigliacco di fronte alla vita e tanto devoto alla distruzione da agire attivamente al fine di distruggere la vita degli Esseri Umani: a maggior gloria del proprio dio.

E così ancor oggi paghiamo gli effetti di quella follia. Di quel desiderio di morte manifestato da Paolo di Tarso. Distruggere la vita umana è fonte di un piacere perverso. Una fonte alla quale Paolo di Tarso si è abbeverato avidamente al fine di alleviare il dolore della distruzione a cui lo avevano portato le scelte della sua esistenza.

Cambiare "verità" al fine di distruggere gli Esseri Umani! Questo è l'insegnamento che ha lasciato Paolo di Tarso. "Non è importante a cosa costringete gli Esseri Umani a credere, l'importante è che nel credere gli Esseri Umani distruggano la loro esistenza!"

Distruggere l'esistenza degli uomini è il fine del cristianesimo. E' il fine della Chiesa Cattolica!

Marghera 15 novembre 2005

P.S. Il discorso sulle credenze dei cristiani ad opera di Paolo di Tarso è stato fatto usando come traccia il primo capitolo del libro di Umberto Galimberti "Psichiatria e fenomenologia" ed. Feltrinelli settima edizione 2003.

Claudio Simeoni

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