CRISTIANESIMO E TECNICHE
PSICOLOGICHE SOCIALI;
RIAFFERMAZIONE DEL
POSSESSO
NELLA COSTRUZIONE DELLA
DIPENDENZA
DALLA MANIFESTAZIONE DEL
DELIRIO DI ONNIPOTENZA
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“Per questo non dobbiamo meravigliarci
se tanti sono gli affanni che ci opprimono. L’uomo si scaglia contro il cielo,
e il cielo risponde da par suo. Ecco le pagine della storia:
Faraone bestemmia Iddio, e
finisce col suo esercito nel Mar Rosso.
Il gigante Golia bestemmia
Dio, e David fanciullo gli fracassa il cranio con una pietra.
Oloferne bestemmia il
cielo, e una giovane donna gli recide la testa.
Antioco bestemmia il
cielo, e muore corrosa dai vermi.
Giuliano l’apostata
bestemmia dio, e una freccia gli trapassa il petto troncandogli la bestemmia
sul labbro..
Ario bestemmia dio e la
sua madre santissima, e muore d’un colpo mentre sghignazza sulla pubblica via,
alla testa dei suoi aderenti.
Nestorio bestemmia dio, e,
dopo una vita infelice, muore in esilio.
Lutero bestemmia dio e
stacca dal seno della chiesa cattolica mezza Europa, e dio lo colpisce proprio
al cuore e lo fa crepare di arteriosclerosi cardiaca.
Voltaire, Renan, Harnak...
bestemmiatori di dio, han fatto misera fine!
Tutti bestemmiatori
impenitenti son destinati a perire miseramente!
Anche oggi?..
(Consiglio riportare qui
alcuni fatti del momento, che si possono ricavare da giornali e riviste: son
d’un effetto straordinario e poi concludere).
La bestemmia è una pietra
scagliata contro il cielo che, ricadendo, colpisce inesorabilmente chi l’ha
lanciata! E se così severamente vien punita da dio, ciò vuol dire che è una
iniquità enorme e inqualificabile.”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 85-86
Si
tratta dell’uso dell’inganno e della menzogna finalizzati a costruire
sottomissione emotiva, dipendenza mediante terrore e paura di un padrone, e
sindrome da onnipotenza come identificazione del soggetto nell’onnipotenza del
dio padrone che punisce tutti i “bestemmiatori”. Questo modo di essere è
proprio dell’ideologia cattolica che non ammette che le persone abbiano delle
idee diverse o una diversa visione del mondo. Così il Gaiga, nel suo delirio
criminale, si compiace dell’onnipotenza del suo dio dimenticando che egli
stesso morirà in maniera miserabile. Non perché lui sia particolarmente
miserabile, ma perché la morte del corpo fisico, prima o poi, coglie chiunque,
anche quel delirio di onnipotenza che fu Wojtyla che urlò disperato da quella
finestra il suo desiderio di morire dopo che per tutta la vita aveva creato
disperazione e sofferenze o come Pio XII che morì nei suoi deliri di
onnipotenza. Se vogliamo chiamare “punizioni” le morti di ogni individuo, come
ha fatto Paolo di Tarso, allora Paolo di Tarso stesso che predicava la propria
assunzione anima e corpo “in cielo” è morto disperato nella folle credenza e
speranza che la sua “anima” fosse liberata dalla prigione del suo corpo.
Al
Gaiga interessa truffare le persone ed aggiunge: “Consiglio riportare qui
alcuni fatti del momento, che si possono ricavare da giornali e riviste: son
d’un effetto straordinario e poi concludere”. Truffate, dice, scegliete dalla
cronaca i senzadio, coloro che rinnegano la chiesa cattolica e che non si
mettono in ginocchio davanti al nostro dio assassino, coloro che anelano alla
libertà, indicateli nella loro morte. Così i disperati, coloro che non sono
attrezzati di capacità critica, si sottometteranno sempre più volentieri.
Milioni
di persone sono morte di arteriosclerosi: anche se Lutero fosse morto di
arteriosclerosi, dov’è il problema? Di qualche cosa è necessario morire.
Faraone
non è mai esistito!
Golia
e Olofene sono invenzioni dei monoteisti per esaltare la loro onnipotenza con
delle fiabe che per secoli hanno spacciato, come una dose di eroina, come vere.
Nestorio e Ario sono morti come persone consapevoli della realtà delle loro
convinzioni e sono morti serenamente convinti che la loro fosse la vera fede.
L’Imperatore Giuliano che i cristiani chiamano l’apostata fu un uomo generoso e
colto, ucciso a tradimento da un cristiano (come vigliaccamente i cristiani
fanno per imporre il loro delirio di onnipotenza) mentre difendeva i confini
dello stato. Voltaire è una delle menti nobili che ci permisero di uscire
dall’orrore dell’assolutismo cristiano! Si tratta di offese gratuite che Gaiga
fa per soddisfare la sua sindrome da onnipotenza.
Il
delirio di onnipotenza fa dire a Gaiga:
“Credo! Ma non potrei
farne a meno?... Impossibile! Bambini o adulti, uomini o donne, dottori o analfabeti,
dalla culla alla tomba noi siamo costretti a vivere continuamente di Fede. E’
una necessità di natura.
Di fede, infatti, sono
smaltati i muri delle case che abitiamo, intessuto il vestito che portiamo,
impastato il pane che mangiamo. Il più delle volte è fede materiale, - lo so –
ma è già un indice di quella fede soprannaturale che abbisogna dello spirito,
come il pane alla vita fisica.”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 95
Dove
confonde ciò che appartiene al quotidiano con ciò che serve a sé stesso per
soddisfare il proprio delirio. Sì, dice Gaiga, noi vi abbiamo truffato. Vi
abbiamo truffato tutti, bambini o adulti, uomini e donne, dottori o analfabeti!
Senza la fede che vi pota a manifestare il delirio di onnipotenza nelle vostre
azioni e che sancisce il possesso come dipendenza della vostra struttura
psichica dal dio padrone che noi rappresentiamo, voi non siete in grado di
vivere. E quand’anche qualcuno di voi vivesse senza sindrome da onnipotenza,
noi che esaltiamo la dipendenza dalla fede, faremmo in modo che costui non sia
in grado di vivere.
Scrive
Gaiga nel suo delirio:
“Ricordate che la
religione cristiana è l’unica religione al mondo che dice: Prendi e discuti,
poi credi! Criticate pure – se volete – ma con lo spirito di verità. E dinanzi
alla verità abbiate il coraggio di cadere in ginocchio. Come l’incredulo
Tommaso che aveva gettato la sfida agli altri apostoli: se non avrò messo il
mio dito nel foro delle ferite delle mani, e la mia mano nell’aperto costato
del Maestro... io non ci credo che è resuscitato! Fu pronto però Tommaso,
dinanzi all’evidenza del fatto, gettarsi ai piedi di Cristo e gridargli:
Signore mio e mio dio!”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 99
Il
delirio di Gaiga consiste nel fatto che l’unico modo perché un demente possa
credere nel suo padrone è quello che il suo padrone gli appaia e lui gli infili
le dita. Perché si racconta che qualcuno abbia visto babbo natale sulla slitta;
tutti debbono credere in babbo natale? E’ evidente il delirio di Gaiga, un
delirio che viene giustificato mediante il delirio e il cui fine è imporre il
delirio ad altre persone. Critica, dice Gaiga, ma poi mettiti in ginocchio! Ma
se io critico, significa che non è la verità che presenti, ma la menzogna che
spacci per verità, esattamente come Ratzinger, spaccia il suo assolutismo
dottrinale nascondendolo dietro un feroce attacco al relativismo che dimostra l’inconsistenza
della sua dottrina. La verità che imponi con la violenza (il mettiti in
ginocchio) per nascondere la ricerca del vero dell’uomo: la sua manifestazione
di libertà!
La
sindrome di onnipotenza che Gaiga legge nell’azione di Tommaso (lui incredulo
ha costretto il suo padrone ad abbassarsi alla sua dimensione) costruisce
quella sindrome di dipendenza per cui l’individuo, per tutta la sua esistenza,
sarà prigioniero di quella dimensione. E’ effetto dell’’allucinazione del
delirante che nel delirio rappresenta il suo condizionamento educazionale e,
nel rappresentarlo, lo fissa a fondamento della propria struttura emotiva al
punto tale che non esiste più nulla, per lui, che non sia sviluppo logico e
consequenziale di quelle visioni che il delirio ha fissato nella sua psiche.
Di
tutto il passo di Gaiga rimane: “mettervi in ginocchio”. E questo riassume il
credo cattolico, soltanto mettendovi in ginocchio acquisirete quel “potere” che
vi consente di costringer altri a mettersi in ginocchio quando voi manifesterete
quella verità davanti alla quale vi siete inginocchiati.
Per
Gaiga, la famiglia deve essere una galera in cui rinchiudere i sentimenti e le
persone: l’hai voluta, e adesso soffri:
“Perché questo non avvenga
è necessario che la famiglia sia stretta da una catena a triplice anello:
-
un anello che unisca gli
sposi tra di loro: fedeltà;
-
un anello che unisca i
genitori ai figliuoli: fecondità;
-
un anello che unisca
genitori e figli a dio: esemplarità!”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 133
Come
si vede in Gaiga, e nel cattolicesimo, manca il concetto di PERSONA!
In
Gaiga, e nel cattolicesimo, esiste solo la funzione, la categoria!
Nella
sindrome di onnipotenza che costruisce la dipendenza, i genitori non sono
persone con bisogni e con tensioni, ma solo come soggetti morali costretti con
la violenza ad accettare la moralità del suo dio. Lo stesso i figli, non sono
persone che hanno bisogni e desideri, ma oggetti legati. E come sono soggetti
legati fra di loro che non possono spezzare i vincoli della dipendenza, così
devono essere dipendenti dal suo dio che determina i loro comportamenti morali.
Siamo davanti alla feroce negazione della persona umana. Dove i genitori devono
imporre il loro odio affinché i figli non siano persone esattamente come loro
hanno subito l’odio dei loro genitori che ha impedito loro di vivere senza
necessariamente aderire ad una categoria. La famiglia come una galera in cui si
costruisce la dipendenza. una dipendenza che ha nel possesso (i genitori e i
figli posseduti dal dio padrone) e i figli come fine dell’attività degli adulti
che non possono uscire dal ruolo di genitori.
“Svaniscono presto i sogni
del tempo di fidanzamento! Pronunciato quell’eterno “si”, passato un po’ di
tempo, le cose ritornano alla loro normalità. Comincia allora il vero
sacrificio della vita, sorgono quelle piccole grandi cose che possono essere
elencate sotto i titoli: incompatibilità di carattere, irascibilità del marito,
ambiente nuovo tra cognati e generi, ecc.”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 113
In
altre parole, tutti quei motivi che spesso inducono le persone a scegliere il
divorzio. Il divorzio, che a differenza della dottrina di morte cristiana,
qualifica la persona come una persona. Un soggetto di diritto che non deve,
come la persona trasformata in oggetto posseduto dal cristianesimo, accettare
angherie, offese, violenze, solo perché ha contratto un matrimonio, ma può
ribellarsi sciogliendo il vincolo stesso. Per quasi 1700 anni le società civili
hanno combattuto contro il terrore
cattolico per ripristinare il diritto delle persone che il cattolicesimo ha
negato e che Gaiga, nel suo delirio, esalta come sacrificio. E chi nega a Gaiga
di fare i suoi sacrifici? Se a lui piacciono così! Ma perché quelli come Gaiga
li hanno imposti col terrore e con la violenza a chi non ci teneva a fare i
sacrifici e veniva privato della sua dignità di persona?
E’ il
suo delirio di onnipotenza. Lo stesso delirio per il quale Paolo di Tarso,
impotente sessualmente, fece dell’impotenza sessuale un modello che impose alla
chiesa cattolica forte del modello omosessuale (e pedofilo) manifestato da Gesù
nei quattro vangeli ufficiali della chiesa cattolica.
“Il posto! Siamo in troppi
– dicono tanti genitori – non possiamo mettere al mondo creature che domani
abbiano a tribolare!
L’eterno lamento! Già
qualche secolo addietro, quando il mondo contava, sì e no, un miliardo di abitanti,
questo lamento era sulla bocca dei genitori. E quando il mondo contò due miliardi di popolazione!...
certa gente ha lanciato il grido di allarme! Oggi alcuni gridano allo sfacelo,
perché la popolazione è arrivata a due miliardi e mezzo!
Eppure finora tutti siamo
vissuti... e discretamente! E nel duemila – quando saremo oltre tre miliardi –
gli economisti assicurano che la terra potrà sfamare cinque miliardi di
gente!...
E allora?...
Il piacere! Ecco la vera
causa, il male peggiore: godere la vita, senza sopportarne i pesi; piacere
senza dovere, perché si è massacrato il senso divino della vita. E quando viene
il terzo incomodo, il figlio indesiderato, si impreca alla sorte.”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 117
L’odio
per l’umana esistenza sprizza da ogni angolo. Una società, qualunque società,
dai tempi di Roma Antica ai giorni nostri, può sopportare un certo numero di
individui senza essere costretta a ridurre cittadini in miseria. Gaiga è
vissuto bene. Non quelle centinaia di milioni di individui che Gaiga ha venduto
come schiavi nelle Americhe traendoli come schiavi dall’Africa; non le
centinaia di milioni di individui che Gaiga ha massacrato nelle Americhe; non
le centinaia di milioni di individui che popolano le bidonville del terzo
mondo, dell’Africa, come degli USA, come dell’Asia e dell’America Latina. Tutti
costoro sono le bestie. Certo, mangiano, spesso raccogliendo dai rifiuti il
cibo o trasformandosi in bestiame a disposizione dei missionari cattolici che
li usano come bestiame. Saccheggiare il pianeta senza essere discreti,
costruire miseria a maggior gloria del proprio dio. La feroce guerra contro il
preservativo fatta dai missionari dai cattolici e dai cristiani in generale, ha
come fine la costruzione della miseria attraverso la negazione del principio
del piacere in sé e per sé. Il principio del piacere è la condizione naturale
degli Esseri nella Natura e dell’Essere Umano nel nostro caso capace di
garantire il futuro agli Esseri Umani. Il principio del Piacere è il principio
su cui la vita è nata e si è trasformata nel corso di milioni di anni. Il
principio del piacere come fondamento della vita. Una vita che i cristiani
disprezzano al punto tale da imporgli il crocifisso.
“Mamma! Angelo! E’ con
quest’aureola in fronte che io ho pensato Maria. E’ con quest’aureola in fronte
che io ho sempre visto mamma mia. E’ con quest’aureola in fronte che tutti i
figli pensano le loro mamme della terra!
La Mamma! Oh dolce angelo,
che Dio m’ha donato, “tu sei la fonte d’onde io scaturii, tu sei la radice da
cui io crebbi, tu sei la soglia d’onde entrai nella vita” (Bisztray Gyula), tu
sei il bastone d’ogni figlio pellegrino sulle polverose strade dell’esistenza,,
tu la stella lucente nelle burrasche dei giorni più tristi, tu la porta
dell’eternità.
Accetta o mamma, quale
omaggio riconoscente di un figlio, l’indirizzo che io presento a tutte le mamme
perché siano, come tu fosti, angelo della famiglia.”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 122
Quanto
odio c’è in Gaiga per le persone. Tanto odio da trasformarle in bestie, in
oggetti, in servi: l’’angelo della famiglia. Sua madre non è una donna. Non è
vissuta per sé stessa. Non ha passioni, desideri, rabbie e progetti per un
futuro: per Gaiga sua madre è una bestia ad immagine della madonna dei
cristiani. Una bestia che nega sé stessa. nega la vita dalla quale è divenuta,
nega le passioni che l’hanno portata all’esistenza. Nega tutto ciò che fa di un
individuo una persona che affronta la sua esistenza. Per lui sua madre è uno
zombi; un morto che è stato privato delle tensioni di vita, delle passioni
della vita, dei desideri con cui si costruiscono le tensioni della vita. Una
serva senza passioni, senza desideri, dedita al suo ruolo di serva che gli
garantisce la sopravvivenza fisica dopo aver ucciso la sua struttura morale e
psichica. Così, questo mostro che Gaiga chiama angelo del focolare, ha un solo
obiettivo: restituire al figlio il male che ha subito. Rendere il figlio
dipendente dal suo essere madre e serva che possiede il figlio come unica
risorsa della sua esistenza. Così, quella madre, ucciderà tutto ciò che è vita
nel figlio. Lo possederà, rendendolo dipendente, proprio attraverso quella
stessa forza che ha ucciso in lei le tensioni dell’esistenza. Castrerà il suo
processo di crescita impedendogli di diventare un cittadino responsabile e
diventerà, come lei, un servo che ambisce ad essere servito perché è proprio un
bravo servo.
E da
questo processo di fissazione del possesso, come metodo in cui si manipolano le
tensioni emotive delle persone, nasce la necessità della dipendenza sia nelle
dinamiche sociali che in quelle emotive. Chi non ci sta al gioco della dipendenza
è il malvagio, quello che deve essere perseguitato. Così la donna, che prima di
essere madre vuole essere una donna, viene offesa nella sua persona dai
cristiani che la definiscono prostituta. mentre invece è quella donna capace di
costruire la libertà nel proprio figlio
in quanto gli consente di conoscere l’importanza delle proprie tensioni e delle
proprie passioni con cui affrontare la vita.
E
concludo queste brevi riflessioni su come il cristianesimo fissa il delirio di
onnipotenza, la possessività e la dipendenza nella struttura psichica delle
persone con un’ultima citazione (ce ne sono tanti, ma questi bastano) di Gaiga:
“S. Paolo, nella lettera
ai Colossesi (capo I) ha una pagina sublime. In uno slancio appassionato,
invita tutti i cristiani a rendere grazie a Dio che li ha sottratti alla
tirannia del mondo, del peccato e del demonio mediante l’opera di Gesù Cristo,
il quale è “Figlio di Dio, immagine del Padre, primogenito di ogni creatura”.
Grande mistero!”
Tratto da “Quaresimale quotidiano” P. Ermanno Gaiga O.F.M. Editrice scuola apostolica Vicenza 1955 pag. 336
Direi,
piuttosto: “GRANDE TRUFFA!”
Si
chiede agli Esseri Umani di distruggere la propria vita in cambio di terrore e
paura per un criminale che afferma di essere il padrone e figlio del padrone
stesso. In quattrocento pagine Gaiga farnetica in continuazione spacciando per
vere le sue farneticazioni. Il fine di Gaiga è la truffa, l’inganno, la
giustificazione del genocidio. Dio, il dio padrone dei cristiani, è un oggetto
inventato col quale Gaiga giustifica la sua patologia psichiatrica spacciandola
come morale, esattamente come Paolo di Tarso spaccia la propria impotenza
sessuale come modello a cui i cristiani si devono adeguare. Come Paolo di Tarso
si vanta di truffare le persone a maggior gloria del suo dio così Gaiga spaccia
la sua miseria morale e il disprezzo per le persone come un modello a cui le
persone si devono adeguare. A Gaiga fanno paura quelle persone che, consapevoli
di essere divenute attraverso le tensioni della vita, fanno di quelle tensioni
il tesoro con cui affrontare la vita. Quelle persone lo intimoriscono, perché
quelle persone non manifestano possessività, né sono dipendenti da un oggetto
diverso da sé stesse, né manifestano quel delirio di onnipotenza che permetterebbe
a Gaiga di riconoscerle uguali a sé. E’ la vita che fa paura a Gaiga. La vita
manifestata da soggetti che traggono la loro forza da sé stessi, che decidono
cosa fare, come la specie umana ha sempre fatto da quando nel brodo primordiale
il primo essere unicellulare manifestò la sua intelligenza. Un’intelligenza che
Gaiga intende rubare per attribuirla alla sua farneticazione che “lui” chiama
dio!
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