EFFETTI DELLA
DEVASTAZIONE SOCIALE
PROVOCATA DAI CRISTIANI
MEDIANTE L’IMPOSIZIONE
DEL DELIRIO DI ONNIPOTENZA,
POSSESSIVITA’ E DIPENDENZA,
AGLI ESSERI UMANI
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Non
esiste, nella società civile, il concetto secondo cui l’azione che viene fatta
oggi si sedimenta dentro ad un individuo, viene da questo elaborata, per provocare
danni in un momento successivo sia all’individuo che alla società civile. Così,
il sistema giuridico del nostro paese non ritiene gravi le azioni fatte sulle
persone più deboli e invece ritiene molto gravi le azioni fatte dalle persone
più deboli nei momenti in cui vogliono riaffermare sé stesse e i propri diritti
violati. E’ una conseguenza giuridica dei rimasugli, all’interno della società
democratica, della monarchia assoluta. Rimasugli che vengono ampiamente difesi
dal cattolicesimo per garantirsi il controllo degli individui indifesi al fine
di salvaguardare il proprio potere di devastazione sociale.
Qui
veniamo condotti al recente caso di tale Gelmini, accusato da alcuni
tossicodipendenti della sua comunità di aver tentato o fatto delle molestie
sessuali nei loro confronti. Le persone erano circoscritte, vivevano nella
galera organizzata da Gelmini; Gelmini era il dio onnipotente e dominatore di
tale galera.
Quelle
accuse, sono vere o non sono vere?
Sta
alla magistratura accertarlo. Premesso che i magistrati non hanno preso il
prete Gelmini e lo hanno riempito di botte per un paio di giorni per fargli
confessare la faccenda pur avendo in mano delle accuse precise mosse da persone
nei suoi confronti (per altre persone lo hanno fatto anche se non erano
accusati di atti contro le persone), sta di fatto che la difesa di Gelmini ci
permette di comprendere l’ideologia cattolica che Gelmini manifesta.
Dichiarazione
del prete Gelmini riportata il 04 agosto 2007:
“Soffro, ma interiormente sono molto sereno. Quarantaquattro
anni di lavoro non si possono cancellare con delle insinuazioni.”
Dichiarazione
del prete Gelmini riportata il 05 agosto 2007:
“Ho già perdonato gli accusatori, mi avevano ricattato per
ritrattare, ma io non ho dato soldi – tuona il fondatore – Per i giudici non ho
sconfinata fiducia. Certi Pm vogliono la gogna mediatica. Berlusconi mi ha
detto: “Conta su di me, sono un antesignano di denunce”.” E ancora: “Proprio la
mattina in cui sono stato interrogato dal magistrato, ho ricevuto una
telefonata estorsiva – racconta don Pierino – Le denuncia è partita con uno e
con due. Poi i 5.Sorpresi a rubare in comunità ed espulsi promisero: “Tanto te
la faremo pagare”.”
Dichiarazione
dell’avvocato del prete cattolico Gelmini riportata il 05 agosto 2007:
“Non credo alla spontaneità dell’intera vicenda. Don Pierino
conosce bene i ragazzi che lo accusano. Sono degli psicolabili, quindi
manipolabili. Abbiamo il dubbio che esista una regia – rilancia l’avvocato
Lanfranco Frezza – Sono ragazzi, ma non dei fiorellini, con esperienze di droga
e di altro tipo, terribili. Uno di loro, una specie di coordinatore, ha
trascinato anche altri per avere di più da don Pierino.”
Dichiarazione
del prete cattolico Gelmini riportata il 06 agosto 2007:
Dopo
aver dichiarato che le accuse nei suoi confronti sono dovute: “lobby
ebraico-radical chic che sta attentando al ruolo della chiesa cattolica nel
mondo”. Dichiara:
“Chiedo scusa agli ebrei” dice don Pierino dal suo centro in
Aspromonte. “Ho per loro rispetto e molta considerazione. Non volevo fare
dichiarazioni contro la loro comunità, mi riferivo invece alla lobby
massonico-radical chic”.
Come
si può notare le azioni di Gelmini sarebbero avvenute nei confronti di ragazzi
affidati alla sua struttura: delle non persone! Non persone in quanto drogati o
ex detenuti. Per l’ideologia cattolica
sono dei soggetti che non hanno diritto a considerare sé stessi delle persone,
ma solo degli oggetti d’uso sui quali il Gelmini riversa la sua carità e poteva
pretendere un compenso dalla loro sessualità. Al di là di che cosa dirà la magistratura,
appare evidente che nella logica criminale delle comunità di Gelmini le persone
internate vengono private della loro soggettività. Non sono più persone, ma
drogati, ex detenuti, poveracci, una volta inquadrati in una categoria, dai
quali si pretende che si comportino come Gelmini vuole. Anche il ricatto che
Gelmini ha subito lascia perplessi. Se i fatti sono veri appare più un
tentativo di salvare Gelmini da un processo più che un tentativo di ricatto.
Una specie di accordo extragiudiziario come la chiesa cattolica ha fatto per
migliaia di altri casi di violenza negli USA (vedi il recente caso della chiesa
cattolica di Los Angeles).
La
situazione di Gelmini (scrivo il 15 agosto 2007) appare molto simile a quella
che vide coinvolto, non molti anni fa, il frate cappuccino Fedele Biseglia.
Anche lui dava della psicolabile alla suora che era stata violentata. Anche lui
sembrava innocente. Anche lui, scarcerato dal tribunale per il riesame, perdonava
la sua accusatrice, anche lui perdonava le donne extracomunitarie che ne
indicavano le abitudini. Anche lui pretendeva di essere santo, anche lui
parlava di macchinazione; finché la Corte di Cassazione censurò il tribunale
per il riesame e fu posto agli arresti domiciliari. Anche lui si faceva
riprendere mentre lavava i piedi o assisteva i bambini africani. Il giorno 19
luglio 2007 veniamo a sapere che la chiesa cattolica lo ha scaricato in quanto
persona indifendibile. Viene sospeso a divinis e gli viene tolta la facoltà di
amministrare i sacramenti.
Questo
schema si riproduce in tutte le situazioni in cui il cattolicesimo istiga la
veicolazione delle pulsioni sessuali all’interno del possesso da un lato
spingendo le persone a cercare individui deboli da possedere e dall’altro lato
criminalizzando chiunque non accetta di essere posseduto.
E’ il
caso della ragazza dodicenne che veniva molestata da un compagno in classe.
L’insegnante della ragazza pretendeva che la ragazza accettasse il suo ruolo di
oggetto di possesso. Non solo pretendeva che si sottomettesse alle pulsioni del
“compagno di classe”, ma anche il l’insegnante si compiaceva delle violenze che
la ragazza subiva:
Scrive
l’insegnante ai genitori della ragazza:
“Alla luce di quanto accaduto oggi, ossia i numerosi tentativi
di palpeggiamento cui sua figlia è fatta oggetto, suggerirei di controllare
l’abbigliamento. A tal proposito, esiste una direttiva ben precisa della
preside a cui occorre attenersi”.
Cosa
diversa per la magistratura, continua il giornale La Repubblica del 27 luglio
2007:
“Tutto qui. Non una parola su chi aveva molestato in classe una
ragazzina di 12 anni. Da quel momento lei non ha aperto più il suo diario scolastico.
E ha cominciato a scriverne un altro, che adesso è diventato l’atto d’accusa
della Procura contro quattro insegnanti della scuola media del centro città, la
Lambruschini. Sono indagati dal Pm Maurizio Agnello di violenza sessuale,
perché la legge non fa differenza fra chi commette gli abusi e chi ha il
“dovere giuridico” di impedirli.”
E che
dire della nomade che accarezzato un bambino che le è venuto incontro correndo
verso la strada, si è vista donne urlanti che l’accusavano di voler rapire il
ragazzino, arrestata, picchiata anche in questura e poi rilasciata con una
sentenza assolutoria in cui il giudice afferma che l’allarme fu lanciato per
pregiudizio: una madre di otto figli che mendicava per aiutare quello ammalato
di poliomelite. La Repubblica 01 agosto 2007
E non
è forse per manifestare il possesso nei confronti della sorella trasformata
come serva che Gennaro Casella di Napoli uccide la sorella Raffaellina
accusandola di non aver stirato bene la piega dei suoi pantaloni? Il Gazzettino
31 luglio 2007.
Sono
storie di emarginazione anche quelle emerse in data 08 agosto 2007 in cui un
giovane sbandato “ricattava” dei sacerdoti cattolici di raccontare dei rapporti
sessuali che aveva avuto con loro in cambio di soldi. Scrive il giornale La
Repubblica:
“Storie di ragazzi di strada, quelli che a Torino si incontrano
in via Cavalli, via Avigliana, a pochi passi dal tribunale. Storie di
sacrestie, di denari tenuti in casa. Addirittura di liberatorie custodite
gelosamente alla consegna del denaro, frutto del ricatto di un passato tutto da
chiarire. [...] Nelle carte del processo che coinvolge don Luciano Aloisio e
monsignor Mario Vaudagnotto c’è una Torino sotterranea, forse inconfessabile.
L’ordinanza del gip, trenta pagine di confessioni e racconti, contiene accuse
pesantissime che ora gli inquirenti stanno verificando. Le accuse di Salvatore
Costa partono dal 1997 “quando incontrai don Aloisio presso la fondazione dei
Fratelli dimenticati” e che proseguono fino a pochi mesi fa: “Avevo bisogno di
soldi, sono sposato e padre di due bambini. Il sacerdote mi aveva promesso un
prestito, poi ha cambiato idea e ha deciso di non aiutarmi più. Con don Luciano
avevamo avuto, anni fa, incontri sessuali. Una volta mi aveva proposto di
andare nel suo ufficio”. Dopo quelle esperienze era nata l’idea del ricatto:
“Lui mi dava dei soldi, quando ne avevo bisogno, ma era terrorizzato dall’idea
che quella storia diventasse pubblica. Mi faceva firmare dei fogli e mi diceva:
“Io non ho mai voluto fare sesso con te”. L’accusatore è un fiume in piena:
“Sapevo che alcuni sacerdoti della città si incontravano con i ragazzi di
strada, me lo avevano detto i miei amici che fanno parte di quel mondo”.”
E non
è sempre l’educazione cristiana che induce al possesso che costringe a cercare
bambini da possedere; bambini che una volta posseduti non diano problemi.
Scrive Il Gazzettino del 01 agosto 2007:
“La sua perversa ossessione, quella delle “tatine” e dei
“katoy”, bambine e ragazziniddi entrambi i sessi, dai 6-7 ai sedici anni, di
cui abusava tra la Tailandia e la Cambogia, non gli dava pace. La vita di
Giorgio Sampec il veronese di 57 anni condannato l’8 marzo scorso a 13 anni e 9
mesi di reclusione dai giudici della
nona sezione penale di Milano, era organizzata – secondo quanto si legge
nelle motivazioni della condanna – in funzione del turismo sessuale”.
E
cosa cercava il missionario don Marco Dessì? Scrive Il Gazzettino del 24 maggio
2007:
“L’accusa aveva ricordato tutte “le prove schiaccianti” che
testimoniano come il prete 59enne, abbia abusato, un numero imprecisato di
volte, nell’arco di circa venti anni, degli orfanelli ospitati a Chinandega
(Nicaragua) dove lo stesso don Dessì ha dato impulso ad una grande missione
umanitaria, Betania, che comprende scuole, ospedali, centri di addestramento
professionali e ricoveri.”
I
poveri, oggetti che possedeva, e che poteva togliere loro quello che lui
voleva.
E non
è dello steso tenore la notizia riportata dal giornale La Repubblica del 06
giugno 2007:
“Una sorta di lager nel quale i bambini subivano soprusi,
vessazioni e violenze di ogni tipo” questo era per il vice-questore di Enna
Tito Cicero, la casa alloggio Quadrifoglio. [...] Ieri sono stati arrestati i
gestori della struttura Olimpia Arangio e Mario Marasà. I due sono accusati di
abbandono di minori, violenza privata e malvessazioni nei confronti dello
Stato. A far scattare le indagini sono state le dichiarazioni spontanee di ex
dipendenti della struttura, ma anche di semplici cittadini, che hanno
raccontato quanto accadeva nella comunità che ospitava venti bambini, figli i
famiglie bisognose, e sei adulti disabili psichici. Punture di spillo sul
corpo, ceffoni, ricatto di non far loro vedere i genitori. Questo subivano i
piccoli, assistiti da personale ridotto al minimo e nutriti con cibi scadenti e
persino scaduti. Per ogni bambino la cooperativa onlus percepiva dal comune
circa duemila euro al mese. E proprio per non perdere alcune rette, secondo gli
inquirenti, Olimpia Arangio avrebbe sottoscritto false dichiarazioni al
tribunale dei minori affermando che alcune famiglie non erano idonee a
riottenere l’affidamento dei figli..”
E non
è forse la veicolazione all’interno dell’ideologia del possesso che porta
all’arresto del maestro d’asilo di Verona? Scrive il giornale Il Gazzettino del
09 giugno 2007:
“Pedofilia in asilo, arrestato un maestro
La squadra mobile di Verona, dopo lunghe indagini, ha arrestato
un insegnante d’asilo con l’accusa di violenza sessuale aggravata verso due
bambine di soli 5 e 6 anni.”
E non
è forse la veicolazione all’interno dell’ideologia del possesso che porta
all’arresto del poliziotto di Genova? Scrive il giornale La Repubblica del 07
giugno 2007:
“Un poliziotto quarantenne, già imputato nel processo per le
violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001, è stato
arrestato con l’accusa di aver stuprato due giovani prostitute clandestine
romene che erano rinchiuse nella camera di sicurezza della questura e di averne
palpeggiata una terza.”
E non
è forse la veicolazione all’intero dell’ideologia del possesso che porta
all’arresto del critico d’arte Alessandro Riva? Scrive il giornale La Repubblica del 06 giugno 2007:
“Un’accusa grave che si riferisce a fatti continuati negli anni,
dal 2002 ad oggi, avvenuti a casa sua, quando le compagne di scuola di sua
figlia erano ospiti per studiare o giocare insieme. Violenza sessuale aggravata
dall’età delle presunte vittime: con questa accusa è finito agli arresti
domiciliari Alessandro Riva, 43enne critico d’arte braccio destro di Vittorio
Sgarbi nell’assessorato alla cultura di Milano, curatore di mostre, creatore
dell’Italian Factory, la scuderia di giovani talenti artistici italiani. Il suo
arresto è uno choc, per la comunità artistica. E lo stesso Vittorio Sgarbi lo
difende: “Probabilmente si tratta di un’accusa che bisognerà valutare bene,
nata da invenzioni: tutto un equivoco, forse la malizia infantile ha attribuito
a Riva atteggiamenti morbosi che invece erano del tutto banali.”
Come
si vede, davanti alla violenza sessuale, si stringe una complicità e una
comprensione finalizzata a legittimarla. Come il prete Gelmini trova complicità
nel minacciare i suoi accusatori di essere dei delinquenti, e pertanto senza
diritti di rivendicare il rispetto per il proprio corpo, così Riva trova la
complicità di Sgarbi che dice come bisogna valutare bene. Gli stessi
personaggi, da Gelmini a Sgarbi, sono gli stessi che chiedono la tolleranza
zero nei confronti delle persone fragili ed indifese al fine di trasformarle in
oggetti di possesso e di facilitare la loro carriera sociale e politica.
Ed è
sempre il possesso, come metodo con cui relazionarsi con il mondo che trasforma
i malati di Cosenza in oggetti d’uso per i propri profitti personali:
Scrive
Il Gazzettino del 18 luglio 2007:
“Truffa in casa di riposo, sacerdote fermato
Cosenza – Una sistematica spogliazione delle risorse destinate
all’Istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII, della proprietà della curia
arcivescovile di Cosenza, al fine di
determinare situazioni di arricchimento personale che si erano consolidate nel
tempo a discapito dei degenti, lasciati in condizioni di grave abbandono
sul piano sanitario e igienico. E’
quanto è emerso dalla Procura della Repubblica di Paola che ha portato
all’emissione di ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari a
carico dell’ex presidente della struttura di assistenza di Serra d’Aiello
(Cosenza), il sacerdote Alfredo Luberto, di 49 anni, e del commercialista
Fausto Arcuri, di 40 anni, ex componente del consiglio di amministrazione.
Indagini sono anche in corso a carico dell’ex arcivescovo di Cosenza, mons.
Giuseppe Agostino, con particolare riferimento alla sistematica appropriazione
di fondi e di beni di proprietà della struttura.”
Persone
emarginate usate per fini personali, per
sesso o per denaro, in assoluto
disprezzo della società civile.
E non
è forse in risposta alla propria patologia psichiatrica di onnipotenza nella
ricerca di obbedienza da parte delle persone che gli stanno attorno. Una
ricerca ossessiva che non era in grado di reggere psicologicamente nell’’orrore
in cui lo aveva spinto. Scrive Il Gazzettino del 17 luglio 2007:
“Va alla festa del patrono e poi uccide moglie e figli
Caserta – Domenica sera, assieme con la moglie e i bambini che avrebbe
ucciso dopo poche ore, aveva partecipato
ad una festa in paese. A Piedimonte Matese, nel Casertano, c’è incredulità per
il gesto di Luuigi Iannelli 35 anni, il farmacista che ha ammazzato tutti i
componenti della sua famiglia, la moglie Maria Karini Baldini, italoargentina
di 38 anni e i figli Davide e Martina, soffocati nel sonno, e si è suicidato con una coltellata al petto. [...]
nessuno riesce a spiegarsi il gesto di Luigi, nemmeno lo zio, Antonio Giorno,
il fratello di sua madre Fausta: “Era una famiglia modello, molto affiatata –
spiega – domenica sera hanno partecipato tutti insieme alla festa del paese,
Luigi aveva regalato dei giochi ai suoi figli e chi li ha visti giura sulla
loro serenità.”
Nessuno
si spiega, così altri delitti per sindrome di possesso e dipendenza psichica
insanguineranno la società civile nella follia di sottomettere le persone
all’educazione cristiana che fa dell’imposizione della sindrome da onnipotenza
regola della propria azione. E’ il parroco cattolico che in questa vicenda, al
fine di perpetrare le condizioni di
delitto, tale don Alfonso che dichiara nello stesso articolo de Il Gazzettino:
“E’ inutile giudicare, bisogna solo stare in silenzio e riunirsi
in preghiera.”
Il criminale
che invita a non indagare sulla sua attività di terrore e di oddio sociale per
poter perpetrare il suo terrore e odio sociale. Come Gelmini che indica nei
suoi accusatori dei criminali o come Sgarbi che indica in fraintendimenti le
azioni del suo collaboratore.
Ed è
sempre nella manifestazione della sindrome del possesso, nella ricerca di
dipendenza e nella manifestazione di onnipotenza anche la notizia data da Il
Gazzettino del 21 luglio 2007:
“L’orco è un giovane e tranquillo impiegato di banca
La madre di un ragazzino, preoccupata per il comportamento del
figlio, lo segue di nascosto e scopre tutto.
Gli incontri smascherati da microspie piazzate dagli uomini dell’arma.
Padova – In principio di carabinieri erano convinti che
l’insospettabile giovanotto, rispettabile impiegato di banca, se la godesse
organizzando festini a casa sua a base di alcol e spinelli, con ragazzini e
ragazzine minorenni. E sono riusciti a piazzargli una telecamerina in casa. Poi
le microspie. Lo hanno controllato per mesi. Insomma, c’era il sospetto che si trattasse di droga-party. Si
sbagliavano, c’era molto di più. I party erano solo il paravento. Perché
al giovanotto interessavano solo i ragazzini.
Minorenni. Per abusare di loro. Ieri mattina è stato arrestato. Gli investigatori
dell’Aliquota operativa della Compagnia di Padova sono andati nuovamente a casa
sua. Questa volta hanno suonato alla porta e gli hanno messo in mano
un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che il giudice delle indagini
preliminari, Rita Bortoletti, aveva appena firmato. Daniele B., ventinovenne, è
accusato di quattro violenze carnali, ai danni di ragazzini dai 14 ai 17 anni.
Ma i casi sarebbero sette. Altri tre episodi sono al vaglio del pubblico
ministero Roberto Lombardi.”
Trasformare
le persone in oggetti di possesso: questo insegna l’educazione cristiana.
Questi
sono i fini e gli intenti dell’educazione cristiana. E’ ridicolo quanto
affermano i cristiani nella loro propaganda, da un lato violentano la psiche
delle persone per sottometterle a sé stesse e al loro dio padrone che
sottraggono al giudizio e alla critica della morale sociale e, dall’altro,
pretendono che le persone afferrino dal loro insegnamento solo la sottomissione
e non l’identificazione col loro dio padrone. Pretendono che le persone non
mettano in atto la feroce sindrome da onnipotenza che loro insegnano ai bambini
e che loro manifestano nella società civile pretendendo di sottrarsi alla
critica sociale.
Volutamente
e intenzionalmente, mediante la violenza che esercitano sui bambini, i
cristiani danneggiano la società civile e, per consentire loro di far ciò,
molte istituzioni, venendo meno ai loro doveri, li aiutano in questa loro opera
di devastazione sociale, come gli insegnanti di religione cattolica.
E
ancora, proviamo a leggere che cosa ci racconta La Repubblica del 15 agosto
2007:
“Violenza sulle pazienti in psichiatria, arrestati un medico e
due infermieri
Lamezia Terme – Una di loro è stata convinta a “concedersi”
promettendole la pensione di invalidità. Ad un’altra sono stati somministrati
dei calmanti per renderla accondiscendente. Sono almeno quattro le degenti del
reparto di psichiatria dell’ospedale di
Lamezia Terme che avrebbero subito violenze sessuali ad opera di un medico e di
due infermieri. Giovani donne fra i 20 e i 30 anni che invece di trovare un
aiuto per la loro difficile condizione erano oggetto delle “morbose attenzioni”
di chi avrebbe dovuto curarle. Ieri la Polizia di Stato ha posto fine ad una
storia che andava avanti dal 2004, ed ha arrestato Giuseppe Masi di 46 anni,
medico, e gli infermieri, Domenico Casalinuovo (55anni) e Franco Pino (46
anni). Secondo l’indagine del pm Alessandra Ruberto, Masi e Casalinuovo più
volte avrebbero approfittato della loro “posizione” per abusare delle pazienti.
Mentre Pino, il terzo, avrebbe “solo”tentato la violenza.”
Come
dice il Gesù di Nazareth: “I poveri li avrete sempre con voi e potete far loro
del bene ogni volta che vorrete!” Bestie, individui trasformati in oggetti da
usare per i propri pruriti. E’ questa l’educazione cristiana che uccidendo
quella naturale propensione dell’uomo alla solidarietà e alla partecipazione
per il benessere sociale lo trasforma in un soggetto che deve trasformare le
persone in oggetti per soddisfare le proprie pulsioni perché l’educazione
cristiana ha costretto la sua sessualità a veicolarsi SOLO all’interno
dell’ideologia del possesso. Lo costringe a cercare persone fragili e
dipendenti da poter usare per le proprie soddisfazioni. Quella che è la
naturale sessualità dell’Essere Umano, il cristianesimo la trasforma in fobia
con cui aggredire la società civile impedendogli di mettere in atto azioni
virtuose attraverso le quali arricchire il proprio futuro. Chi dovrebbe
alimentare la ricchezza sociale viene, dal cristianesimo, trasformato in un
rapace che derubando la realtà che lo circonda impedisce a questa di fondare
il proprio futuro e il proprio
benessere.
Certamente
molti fatti di cronaca avranno delle conseguenze giudiziarie. Qualche persona
verrà giudicata, qualcun’altra assolta, ma a me non interessano i fatti
personali a me interressa il disagio sociale che emerge dai vari fatti di
cronaca. Un disagio sociale che dovrebbe indurre le persone a comportarsi in
maniera più civile, più consona al dettato Costituzionale. Comportarsi in
maniera più civile non significa soltanto NON COMMETTERE DEI REATI (i quali
comunque sono una componente necessaria della società civile; senza
l’individuazione del reato non c’è la giurisprudenza che separa il lecito
dall’illecito), ma immettere nella società quella necessità del comportamento
virtuoso che faccia della norma costituzionale non solo il fondamento del
comportamento delle persone nella società, ma che determini I DOVERI delle
Istituzioni nei confronti e all’interno della società stessa. Senza la
consapevolezza da parte delle Istituzioni e delle persone che agiscono nelle
Istituzioni che esse sono sottoposte e asservite alla Costituzione e che è loro
dovere IMPORRE le norme Costituzionali l’educazione cattolica continuerà ad
imporre i suoi dogmi e ad istigare comportamenti illegali e criminali
danneggiando la società civile.
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Claudio Simeoni
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