Come i magistrati trattano sesso, possesso, dipendenza
e delirio di onnipotenza imposti dal cristianesimo

Il controllo sociale della Sessualità

Quinta parte

Claudio Simeoni

 

Indice generale dei temi di Claudio Simeoni

 

Il controllo sociale della Sessualità - Introduzione e indice dei temi

 

Sesso, delirio, magistrati e società civile

 

Cosa significa o cosa vogliamo significare quando parliamo di "valori sociali"?

Chi determina i valori sociali?

In Italia è la Corte di Cassazione il cui compito è quello di interpretare le norme sociali in funzione dei principi Costituzionali.

Ogni persona ha il diritto di interpretare le norme sociali, ma solo le decisioni della Corte di Cassazione sono i valori fondanti la nostra società civile.

I nostri valori sociali non nascono per "volontà del dio dei cristiani", ma sono stati conquistati proprio contro i "valori" imposti per centinaia di anni dal cristianesimo.

La religione cristiana, quella cattolica nel nostro caso, è il nemico contro il quale combatte la nostra Corte di Cassazione per imporre i principi sanciti dalla Corte Costituzionale.

Proviamo a vedere alcuni concetti espressi dalla Corte di Cassazione a da alcuni magistrati con alcune recenti sentenze e il loro significato sociale.

La Repubblica del 26 luglio 2007:

"Scatta la condanna penale nei confronti del padre che non dà affetto ai figli. Anzi, il papà che sparisce dal loro "orizzonte affettivo" può rischiare anche il carcere. Lo sancisce la cassazione nell'occuparsi del caso di un 74enne di Cinisello Balsamo, Valerio P. che per circa venti anni si era "disinteressato sotto il profilo affettivo ed educazionale delle figlie" rifiutando "ogni contatto" con loro. Per la Suprema Corte, un padre che si disinteressa dei figli può essere condannato (in base all'art. 570 del c.p.) in quanto "commette reato anche colui che si disinteressi completamente dei figli e del coniuge, sebbene separato, rendendosi inadempiente nei loro confronti circa gli obblighi di assistenza morale connessi alla sua qualità di coniuge e di padre"."

La Corte di Cassazione, ancora una volta, ribalta il verbo di terrore con cui i cattolici terrorizzano le persone "onora il padre e la madre" e impongono il concetto Pagano Politeista secondo cui ai genitori è fatto obbligo di onorare i figli.

Leggiamo dal giornale La Repubblica del 24 luglio 2007:

"Prosciolto il medico di Welby "Era suo dovere assecondarlo"

Aiutò il malato a morire, non fu omicidio. "Sentenza storica"

Roma Un diritto del paziente, un dovere del medico. Piergiorgio Welby aveva il diritto di chiedere l'interruzione della ventilazione artificiale che lo teneva in vita. Il medico anestesista Mario Riccio, che lo ha sedato e poi staccato il respiratore, aveva il dovere di assecondare la volontà del malato. Con questa motivazione il gup del tribunale di Roma, Zaira Secchi, ha ordinato ieri il "non luogo a procedere" nei confronti di Riccio, indagato per "omicidio del consenziente" perché il fatto non costituisce reato. Il giudice ha fatto riferimento all'articolo 51 del codice penale, che prevede la non punibilità per chi adempie ad un dovere."

Ancora una volta, una sentenza, viene ribadito il principio secondo cui le persone sono le uniche proprietarie e gestrici del proprio corpo in contrapposizione all'ideologia cristiana che priva le persone della gestione del proprio corpo per delegarne la gestione al dio padrone e, in subordine, ma come manifestazione della volontà del dio padrone, la chiesa cattolica. Ancora una volta un magistrato si oppone alla pretesa della chiesa cattolica di dominare e sottomettere la società civile attentando al dettato Costituzionale.

Un'altra sentenza della Corte di Cassazione che tende a stabilire che il lavoratore non è uno schiavo, non è un oggetto posseduto da un'azienda e che l'azienda può imbrogliare come vuole. L'azienda, per controllare il lavoratore è tenuta a rispettare delle regole precise, anche quando il lavoratore manca a degli obblighi che si è assunto nei confronti dell'azienda stessa. Il lavoratore è un soggetto di diritto e l'azienda deve rispettare il suo essere un soggetto di diritto e non lo schiavo che l'azienda dispone. Questo anche quando il lavoratore viene meno ai suoi impegni e viene dimostrato che inganna l'azienda. Il problema non è riferito a chi imbroglia chi, ma alla relazione che deve essere messa in atto quando si controlla le persone. Il lavoratore non è uno schiavo, né un soggetto che si può ingannare, nemmeno quando la singola persona, con le sue modeste forze, inganna un'azienda che può mettere in campo potenti mezzi per non essere ingannata. Che l'azienda voglia evitare di essere ingannata dal lavoratore è legittimo, ciò che non è legittimo è che l'azienda usa la sua forza prevaricatrice per ridurre il lavoratore in miseria, licenziandolo.

Scrive il giornale La Repubblica del 22 luglio 2007:

"Mai spiare il lavoratore anche se è un lavativo

Roma Il dipendente non può essere controllato sul posto di lavoro con mezzi tecnologici che annullino "ogni forma di garanzia e di legittimità" Anche se il lavoratore in questione è considerato un fannullone. La Corte di Cassazione, con una sentenza ha annullato il licenziamento di un dipendente dell'Eni per assenteismo. L'uomo era stato allontanato dall'azienda nel 2002 perché, in base agli accertamenti compiuti dall'azienda, timbrava il cartellino, usando il suo badge magnetico, ma veniva poi ripreso dalla telecamera di sicurezza de garage mentre si allontanava a piedi o in auto quando risultava al posto di lavoro. Ma secondo la sentenza redatta da Paolo Stile, "la vigilanza sul lavoro, ancorché necessaria nell'organizzazione del lavoro" deve essere, comunque "mantenuta in una dimensione umana e cioè non esasperata dall'uso di tecnologie" le quali possono violare la privacy. Inoltre, la Cassazione ricorda che l'installazione di sistemi di controllo per esigenze di sicurezza deve sempre essere effettuata con l'accordo delle rappresentanze sindacali."

Il lavoratore, dunque, non è un oggetto che l'azienda possiede, ma è un soggetto di diritto col qual l'azienda è tenuta a formulare degli accordi anche se con la sua rappresentanza sindacale E si tratta di un concetto in antagonismo al concetto cristiano che riduce le persone ad essere oggetti posseduti dal dio prima e dai suoi rappresentanti poi. Mentre il cristianesimo riduce le persone ad oggetti di possesso

"Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere intrattabile. Poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo verso di lui, quando si soffre ingiustamente. Infatti, che gloria vi è nel sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio." I^ lettera di Pietro 2, 18-20

Ben diverso è il tenore della Corte di Cassazione; ben diversa è la dignità dell'uomo manifesta in risposta del dettato Costituzionale dalla Corte di Cassazione. Una dignità che i cattolici negano per poter vessare i lavoratori a maggior gloria del proprio dio. I cattolici sono degli schiavisti che tentano di delegittimare la Costituzione per imporre il loro dio assassino.

Scrive il giornale La Repubblica del 28 luglio 2007:

"La Cassazione: omosessualità è un diritto

Sentenza della Corte: "Scelta da tutelare, la libertà sessuale è sacra"

Roma L'omosessualità è "una condizione dell'uomo degna di tutela". Non solo: "La libertà sessuale va intesa come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze", in quanto "espressione al diritto di relazione della propria personalità, tutelato dall'articolo 2 della Costituzione."

E qual è il principio che guida l'ideologia religiosa e l'educazione che la chiesa cattolica impone?

"Perciò Dio, lasciando che essi seguissero i perversi desideri dei loro cuori, li abbandonò all'impurità, in modo che essi disonorarono i loro corpi tra di loro, scambiarono la verità di Dio con la menzogna e adorarono e servirono le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni ignominiose: le loro donne cambiano le relazioni naturali con quelle contro natura; e gli uomini pure, abbandonata la relazione naturale con la donna, si accesero di mutua concupiscenza, commettendo turpitudini maschi con maschi, ricevendo in sé stessi la mercede meritata dal loro pervertimento. E siccome non si preoccuparono di approfondire la conoscenza di Dio, Egli li abbandonò in balia di una mente insipiente, in modo da compiere ciò che non conviene, pieni di ogni iniquità, perversione, cupidigia e malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di discordia, di frode, di malignità. Calunniatori, maldicenti, odiatori di Dio, arroganti, altezzosi, millantatori, inventori del male, ribelli ai loro genitori, privi di senno, di lealtà, di affetto, di misericordia. E pur conoscendo il decreto di Dio che condanna a morte chi commette tali cose, non solo essi le fanno, ma approvano chi le fa."

Paolo di Tarso, Romani 1, 24-32

Come si può leggere, ancora una volta la Corte di Cassazione sentenzia in opposizione alle regole fondamentali dei cattolici. Quelle regole che i cattolici vorrebbero reimporre sulla società civile, magari colpevolizzando gli omosessuali attribuendo loro la continua e sistematica attività pedofilia o di violenza sessuale che la chiesa cattolica, mediante i suoi membri, attua.

E quando la Procura della Repubblica di Bologna archivia un procedimento in quanto non ci sono gli estremi per perseguire un reato, l'odio della chiesa cattolica sulla società civile si dispiega nella sua violenza.

Scrive il giornale La Repubblica del 01 agosto 2007:

"Bologna, curia contro Procura: sulla Madonna solo sciocchezze

Bologna Bestemmiare la madonna è un reato? La questione è diventata motivo di scontro senza esclusione di colpi tra il procuratore e il cardinale sotto le due torri..

Tutto inizia quando un quartiere vuole organizzare una mostra dal titolo "La Madonna piange sperma". Un'"abominevole bestemmia, ancora più grave perché avallata dalle Istituzioni" tuona il cardinale Carlo Caffara alla messa di riparazione nella basilica di san Luca. Un deputato di Forza Italia, presenta denuncia. Ma dopo due mesi il Procuratore della Repubblica Enrico di Nicola conclude che il fatto è grave, ma non ci sono gli estremi di reato. La curia protesta. Il procuratore replica che la bestemmia può essere rivolta solo contro la divinità, ma "secondo il papa e il concilio vaticano II, la madonna non è una divinità, ma semmai qualcosa di più e di diverso". Apriti cielo. "Di Nicola non conosce l'ave Maria, lasci la teologia ai teologi", si arrabbiano le alte sfere della curia, irritate per l'archiviazione e per l'interferenza del magistrato."

Appare evidente l'odio dei cattolici per la società civile, il loro desiderio di piegare le leggi ai loro pruriti offendendo la Corte Costituzionale che in merito ha sentenziato. La voglia dei cattolici di trasformare le persone in oggetti di possesso da costringere sui roghi a maggior gloria del loro dio o della loro madonna in disprezzo alle legge civile e a tutte le norme che le determinano.

Per i cattolici le persone non sono dei soggetti di diritto costituzionale che devono rispondere alla legge, ma solo bestiame che loro possiedono e che loro possono mettere sui roghi. Le persone devono obbedire a loro; loro si ritengono i padroni delle persone; al di là e al di sopra della legge. La legge non li può giudicare, perché loro sono morti alla legge (Paolo di Tarso). E' in quest'ottica che il criminale Caffara si indigna nei confronti del Procuratore di Bologna. A Caffara che il Procuratore di Bologna abbia rispettato la legge non interessa nulla. A Caffara interessa che il Procuratore di Bologna non abbia messo sui roghi (o in galera, o perseguito penalmente) coloro che lui vuole e solo perché lui lo vuole. Come del resto avviene all'interno del regime a monarchia assoluta di cui Caffara si ritiene il padrone. Persone come oggetti posseduti e, davanti a tale aberrazione sociale, il Procuratore di Bologna, Enrico di Nicola, nemmeno si indigna. Lui, che rappresenta le istituzioni, non si indigna davanti ad un cardinale cattolico che offende il dettato Costituzionale pretendendo di stuprare la società civile.

Scrive il giornale La Repubblica del 02 agosto 2007:

"Sentenza della Cassazione

Il marito geloso deve cambiare città di residenza

Lecce Sentenza della Cassazione sul tema della gelosia. I mariti assillanti dalla gelosia, che rendono impossibile la vita delle mogli, devono necessariamente abbandonare la città di residenza coniugale per evitare di infastidire il coniuge. La Cassazione ha ieri convalidato l'ordine di trasferimento emesso dal tribunale di Lecce nei confronti di un uomo, Roberto V., che obbligava sia moglie Maria Addolorata a vivere chiusa in casa controllando ogni suo movimento con una telecamera e costringendola , quando lui era fuori casa, a dormire con la suocera. Un comportamento molesto, che la donna esasperata aveva denunciato alla magistratura e che la Suprema Corte ha definito come "una violenza privata" perché "contrassegnato da minacce che hanno costretto la persona offesa ad un radicale cambiamento del suo regime di vita e a tollerare pesanti intrusioni nella sua vita privata"."

Come si legge, anche in questa sentenza la Corte di Cassazione interviene per rimuovere dei comportamenti che sono stati radicati nelle persone dall'educazione cristiana che le persone hanno subito.

"Come in tutte le chiese dei Santi, le donne nelle riunioni tacciano, perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono essere istruite in qualche cosa, interroghino i loro mariti a casa, perché è indecoroso che una donna parli in un'assemblea. Forse è uscita da voi la parola di Dio? O è giunta soltanto a voi? Se uno crede di essere profeta o avere i doni dello Spirito, riconosca che quanto scrivo è un ordine del Signore. Se qualcuno non lo riconosce, non sarà riconosciuto." 1 Corinti 14, 34-38

Questa ideologia viene imposta ai bambini mediante la violenza dalla chiesa cattolica e in disprezzo delle norme che regolano il dettato Costituzionale. Una volta adulti a questi bambini appare normale, a seconda della situazione che vivono, applicare tali norme. Non hanno studiato il codice civile o il codice penale, ma solo le norme cattoliche e pensano che quelle siano le norme che regolano la società civile. Così, alcuni subiscono pensando che sia loro dovere subire e rinunciare ai loro diritti civili, altri fanno delle violenze ritenendo, dalla conoscenza delle regole morali che la chiesa cattolica ha imposto loro, che fare violenza sia nel loro diritto ad imitazione del dio dei cristiani. E così la Corte di Cassazione deve intervenire per rimuovere le idee che la chiesa cattolica ha instillato nelle persone impedendo loro di cercare altre e diverse strategie con cui relazionarsi nella loro esistenza.

Scrive il giornale La Repubblica del 04 agosto 2007:

"Cassazione: "mi fai schifo" è un'ingiuria

Roma Dire "mi fai schifo" ad una persona può costare il risarcimento danni per il reato di ingiuria. Lo ha stabilito la V Sezione penale della Cassazione con la sentenza numero 31451. I giudici della suprema Corte hanno annullato con rinvio la sentenza del Tribunale d'appello di Monza che aveva assolto, perché il fatto non sussiste, un uomo, Giordano D., accusato di aver offeso con questa frase una donna. Il giudice di merito aveva ritenuto che la frase non era offensiva perché l'uomo usando "la particella pronominale "mi" invece che la semplice espressione "fai schifo", avrebbe manifestato un'opinione soggettiva" anziché un'offesa. Di tutt'altro avviso la Suprema Corte che ha accolto il ricorso della parte civile competente: "E' affetto da patente illogicità scrivono gli ermellini l'assunto che esclude, in concreto, la valenza offensiva dell'espressione "mi fai schifo" sul rilievo che la particella pronominale "mi", in luogo della mera espressione "fai schifo", manifesterebbe l'espressione di un'opinione soggettiva anziché il dato oggettivo o obiettivizzante proprio dell'altra locuzione". D'altro canto, osserva la Corte di Cassazione, "ove fosse plausibile l'ordine di idee sostenuto dal giudice di merito, sarebbe sufficiente anteporre a qualsiasi espressione ingiuriosa, anche la più graffiante e spregevole, la particella pronominale "mi" per rendere la condotta illecita esente da sanzione penale"."

Appare del tutto evidente come la Corte di Cassazione abbia voluto censurare le offese alla persona anche quando queste sono mascherate da soggettività. Ma da dove nasce l'abitudine di offendere le persone come oggi noi la intendiamo? Dai vangeli cristiani, dalla pratica della chiesa cattolica. Sia nell'agorà greca, sia nella vita pubblica Romana si affrontavano i nemici con armi dialettiche su quanto proponevano o sulle idee che manifestavano. Demolire l'idea dell'avversario, dimostrare la sua inconsistenza, è parte dell'arte della retorica ciceroniana o dell'abilità di Socrate. E' l'arte di Carneade, la sapienza di Epicuro. Nessuno di loro ha mai accusato l'altro di essere un uomo malvagio per le idee che manifestava. Solo il cristianesimo, dal momento che non ha idee utili agli Esseri Umani, ma è solo ideologia che giustifica il possesso delle persone, è costretto a criminalizzare tutti coloro che hanno delle idee, delle visioni della vita diverse e annientarli.

Lo troviamo come insegnamento del Gesù di Nazareth: "Dal momento che non sono in grado di misurare le mie idee con i Farisei, allora accuso i Farisei di essere dei malvagi! In questo modo, vuoi che le persone ascoltino delle idee, anche se sono utili a loro, da chi io censuro come malvagio?"

"I Farisei del luogo si riunirono presso di lui, come pure un certo numero di Scribi venuti da Gerusalemme; e vedendo alcuni dei suoi discepoli mangiare i loro pani con le mani impure, cioè non lavate, - poiché i Farisei e tutti i Giudei non mangiavano senza essersi lavate le mani sulla punta delle dita, attaccati come sono alla tradizione degli antichi, né mangiano quanto viene dal mercato, se non sia prima asperso; e ci sono molte altre cose, cui sono attaccati per tradizione, come il lavare i bicchieri e gli orcioli e le stoviglie di bronzo, - i Farisei, adunque, e gli Scribi gli domandarono: "Perché i tuoi discepoli non osservano la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?". Egli rispose loro: "Isaia ha ben profetizzato di voi, ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Essi mi rendono un culto vano, insegnando dottrine che sono precetti umani. Trascurando il comandamento di dio, vi attaccate alla tradizione degli uomini, ad abluzioni di orcili e di coppe, e fate molte altre cose di simil genere". Poi diceva loro: "Si, veramente, voi eludete il comandamento per osservare la vostra tradizione! Infatti Mosè ha detto: "Onora il padre e la madre, e chiunque maledice il padre o la madre, sia punito con la morte". Voi, invece, dite: "Se qualcuno dice al padre o alla madre: sia corban, cioè dono, quanto tu potresti avere di utile da me, e non gli lasciate più far nulla per il padre o la madre, annullando la parola di dio per la tradizione che vi siete trasmessa: e fate molte cose di simil genere!"." Marco 7, 1-13

Oppure:

"Anche i Farisei, che erano avari, stavano ad ascoltare tutte queste cose e si burlavano di lui, ma Gesù disse loro: "Voi siete coloro che vogliono passare per giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori, poiché ciò che è in onore fra gli uomini, è abominazione davanti a Dio.

La legge e i Profeti vanno fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di Dio e ognuno usa violenza per entrarci.

E' più facile che passi il cielo e la Terra, anziché cada un solo apice della legge.

Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; e chi sposa una donna rinviata dal marito, commette adulterio"." Luca 16, 14-18

Una volta che le persone sono educate e costrette a manifestare sé stesse all'interno di questi principi osceni, altro non possono fare che riprodurre questa oscenità, magari cercando dei trucchi per non essere perseguiti penalmente. Così colui che offende la donna affermando "mi fai schifo" pensa di nascondersi dietro un'opinione personale, ma l'offesa è rivolta alla persona, come Gesù offende i Farisei. Ed è irrilevante il trucco che Gesù usa per mascherare le sue offese dal momento che non è in grado di affrontare con loro un discorso religioso se non pretendendo che costoro si mettano in ginocchio davanti. Lui che pretende di essere il loro padrone. Si tratta sempre di trucchi volgari e squallidi il cui fine è offendere le persone per trasformarle in oggetti che si possiede negando quanto le qualifica come persone: le loro idee, il loro modo di affrontare la loro vita!

Ed è esattamente quello che la Corte di Cassazione intende censurare, anche se un magistrato ha voluto dar ragione a chi si nascondeva dietro la particella "mi" tentando di far passare un'offesa come opinione. Nei limiti del possibile, la legge non ammette i trucchi per aggirare gli imperativi morali.

Proviamo a leggere dal giornale La Repubblica del 11 agosto 2007:

"Cassazione

Palpata scherzosa: è violenza sessuale

Roma Gli uomini che specie nei luoghi di lavoro a danno delle colleghe hanno il vizio di mettere le mani addosso a seni e sederi, per repentine palpate mascherato da "scherzo", incorrono nella condanna per violenza sessuale. E a nulla serve invocare, per ottenere l'assoluzione, l'indole "scherzosa" del gesto. Lo sottolinea la Cassazione avvertendo che lo scherzo non esclude la natura sessuale dell'atto seppur di "fugace soddisfacimento". Così i supremi giudici hanno confermato un anno e due mesi di reclusione a un fisioterapista che, "per scherzo", toccava le infermiere del centro di riabilitazione nel quale lavorava."

Si tratta sempre di ridurre le persone ad oggetto di possesso. Il "maschio" che usa la donna, esattamente come insegnato dal cattolicesimo. Insegnato dal cattolicesimo anche e all'interno di quegli imperativi morali che hanno lo scopo di costruire repressione sessuale sia nel maschio che nella donna. Così la donna, trasformata in oggetto di possesso dal collega di lavoro, qualche volta si ribella e chiede di essere considerata come una persona e non come un oggetto d'uso da parte del primo che capita o da parte di chi lei non gradisce le attenzioni di natura sessuale. Il corpo della donna appartiene alla donna, il corpo di quella donna appartiene a quella donna e non è asservito a nessun dovere di natura morale che altri vorrebbero imporgli. E davanti all'orrore dell'educazione cattolica la Corte di Cassazione deve intervenire continuamente censurando come reati ciò che per i cattolici è puro esercizio della loro morale: trasformare le persone in oggetti d'uso come fa il loro dio e il loro Gesù.

La violenza sesuale e l'uso della sessualità per legittimare la violenza entra nella sfera della persona. Violenta la persona. Violenta il suo diritto di disporre del proprio corpo.

La violenza ai corpi delle persone è stata imposta dal dio dei cristiani, da Gesù e contro questa violenza, per ribadire il concetto secondo cui le persone sono padrone del proprio corpo e della propria vita, la Corte di Cassazione combatte contro i deliri cristiani imposti all'infanzia.

 

Lusiana, settembre 2007

NOTA: Le citazioni le citazioni a supporto della condizione sociale sono tratte dalla cronaca giornalistica.

 

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Claudio Simeoni

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