POSSESSO, DIPENDENZA,
DELIRIO DI ONNIPOTENZA
COME TRATTATI DAI
MAGISTRATI
NELLE VICENDE DELLA
VITA CIVILE
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Proviamo a vedere alcuni concetti espressi dalla Corte di
Cassazione a da alcuni magistrati con alcune recenti sentenze e il loro
significato sociale.
La
Repubblica del 26 luglio 2007:
“Scatta la condanna
penale nei confronti del padre che non dà affetto ai figli. Anzi, il papà che
sparisce dal loro “orizzonte affettivo” può rischiare anche il carcere. Lo sancisce la cassazione nell’occuparsi del
caso di un 74enne di Cinisello Balsamo, Valerio P. che per circa venti anni si
era “disinteressato sotto il profilo affettivo ed educazionale delle figlie”
rifiutando “ogni contatto” con loro. Per la Suprema Corte, un padre che si
disinteressa dei figli può essere condannato (in base all’art. 570 del c.p.) in
quanto “commette reato anche colui che si disinteressi completamente dei figli
e del coniuge, sebbene separato, rendendosi inadempiente nei loro confronti
circa gli obblighi di assistenza morale connessi alla sua qualità di coniuge e
di padre”.”
La
Corte di Cassazione, ancora una volta, ribalta il verbo di terrore con cui i
cattolici terrorizzano le persone “onora il padre e la madre” e impongono il concetto Pagano Politeista
secondo cui ai genitori è fatto obbligo di onorare i figli.
Leggiamo
dal giornale La Repubblica del 24 luglio 2007:
“Prosciolto il medico di
Welby “Era suo dovere assecondarlo”
Aiutò il malato a
morire, non fu omicidio. “Sentenza storica”
Roma – Un diritto del
paziente, un dovere del medico. Piergiorgio Welby aveva il diritto di chiedere
l’interruzione della ventilazione artificiale che lo teneva in vita. Il medico
anestesista Mario Riccio, che lo ha sedato e poi staccato il respiratore, aveva
il dovere di assecondare la volontà del malato. Con questa motivazione il gup
del tribunale di Roma, Zaira Secchi, ha ordinato ieri il “non luogo a
procedere” nei confronti di Riccio, indagato per “omicidio del consenziente”
perché il fatto non costituisce reato. Il giudice ha fatto riferimento
all’articolo 51 del codice penale, che prevede la non punibilità per chi
adempie ad un dovere.”
Ancora
una volta, una sentenza, viene ribadito il principio secondo cui le persone
sono le uniche proprietarie e gestrici del proprio corpo in contrapposizione
all’ideologia cristiana che priva le persone della gestione del proprio corpo
per delegarne la gestione al dio padrone e, in subordine, ma come manifestazione
della volontà del dio padrone, la chiesa cattolica. Ancora una volta un
magistrato si oppone alla pretesa della chiesa cattolica di dominare e
sottomettere la società civile attentando al dettato Costituzionale.
Un’altra
sentenza della Corte di Cassazione che tende a stabilire che il lavoratore non
è uno schiavo, non è un oggetto posseduto da un’azienda e che l’azienda può
imbrogliare come vuole. L’azienda, per controllare il lavoratore è tenuta a
rispettare delle regole precise, anche quando il lavoratore manca a degli
obblighi che si è assunto nei confronti dell’azienda stessa. Il lavoratore è un
soggetto di diritto e l’azienda deve rispettare il suo essere un soggetto di
diritto e non lo schiavo che l’azienda dispone. Questo anche quando il lavoratore
viene meno ai suoi impegni e viene dimostrato che inganna l’azienda. Il
problema non è riferito a chi imbroglia chi, ma alla relazione che deve essere
messa in atto quando si controlla le
persone. Il lavoratore non è uno schiavo, né un soggetto che si può
ingannare, nemmeno quando la singola persona, con le sue modeste forze, inganna
un’azienda che può mettere in campo potenti mezzi per non essere ingannata. Che
l’azienda voglia evitare di essere ingannata dal lavoratore è legittimo, ciò
che non è legittimo è che l’azienda usa la sua forza prevaricatrice per ridurre
il lavoratore in miseria, licenziandolo.
Scrive
il giornale La Repubblica del 22luglio 2007:
“Mai spiare il
lavoratore anche se è un lavativo
Roma – Il dipendente non
può essere controllato sul posto di lavoro con mezzi tecnologici che annullino
“ogni forma di garanzia e di legittimità” Anche se il lavoratore in questione è
considerato un fannullone. La Corte di Cassazione, con una sentenza ha
annullato il licenziamento di un dipendente dell’Eni per assenteismo. L’uomo
era stato allontanato dall’azienda nel 2002 perché, in base agli accertamenti
compiuti dall’azienda, timbrava il cartellino, usando il suo badge magnetico,
ma veniva poi ripreso dalla telecamera di sicurezza de garage mentre si
allontanava a piedi o in auto quando risultava al posto di lavoro. Ma secondo
la sentenza redatta da Paolo Stile, “la vigilanza sul lavoro, ancorché
necessaria nell’organizzazione del lavoro” deve essere, comunque “mantenuta in
una dimensione umana e cioè non esasperata dall’uso di tecnologie” le quali
possono violare la privacy. Inoltre, la Cassazione ricorda che l’installazione
di sistemi di controllo per esigenze di sicurezza deve sempre essere effettuata
con l’accordo delle rappresentanze sindacali.”
Il
lavoratore, dunque, non è un oggetto che l’azienda possiede, ma è un soggetto
di diritto col qual l’azienda è tenuta a formulare degli accordi anche se con
la sua rappresentanza sindacale E si tratta di un concetto in antagonismo al
concetto cristiano che riduce le persone ad essere oggetti posseduti dal dio
prima e dai suoi rappresentanti poi. Mentre il cristianesimo riduce le persone
ad oggetti di possesso
“Servi siate sottomessi con ogni rispetto ai vostri padroni, non
solo a quelli che sono buoni o ragionevoli, ma anche a quelli di carattere
intrattabile. Poiché piace a dio che si sopportino afflizioni per riguardo
verso di lui, quando si soffre ingiustamente. Infatti, che gloria vi è nel
sopportare di essere battuti, quando si ha mancato? Ma se voi, pur avendo agito
rettamente, sopportate sofferenze, questo è gradito davanti a dio.” I^ lettera di Pietro 2, 18-20
Ben
diverso è il tenore della Corte di Cassazione; ben diversa è la dignità
dell’uomo manifesta in risposta del dettato Costituzionale dalla Corte di
Cassazione. Una dignità che i cattolici negano per poter vessare i lavoratori a
maggior gloria del proprio dio. I cattolici sono degli schiavisti che tentano
di delegittimare la Costituzione per imporre il loro dio assassino.
Scrive
il giornale La Repubblica del 28 luglio 2007:
“La Cassazione:
omosessualità è un diritto
Sentenza della Corte:
“Scelta da tutelare, la libertà sessuale è sacra”
Roma – L’omosessualità
è “una condizione dell’uomo degna di tutela”. Non solo: “La libertà sessuale va
intesa come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie
preferenze”, in quanto “espressione al diritto di relazione della propria
personalità, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione.”
E
qual è il principio che guida l’ideologia religiosa e l’educazione che la
chiesa cattolica impone?
“Perciò Dio, lasciando che essi seguissero i perversi desideri dei loro
cuori, li abbandonò all'impurità, in modo che essi disonorarono i loro corpi
tra di loro, scambiarono la verità di Dio con la menzogna e adorarono e
servirono le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni ignominiose: le loro donne
cambiano le relazioni naturali con quelle contro natura; e gli uomini pure, abbandonata
la relazione naturale con la donna, si accesero di mutua concupiscenza,
commettendo turpitudini maschi con maschi, ricevendo in sé stessi la mercede
meritata dal loro pervertimento. E siccome non si preoccuparono di approfondire
la conoscenza di Dio, Egli li abbandonò in balia di una mente insipiente, in
modo da compiere ciò che non conviene, pieni di ogni iniquità, perversione,
cupidigia e malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di discordia, di frode, di
malignità. Calunniatori, maldicenti, odiatori di Dio, arroganti, altezzosi,
millantatori, inventori del male, ribelli ai loro genitori, privi di senno, di
lealtà, di affetto, di misericordia. E pur conoscendo il decreto di Dio che
condanna a morte chi commette tali cose, non solo essi le fanno, ma approvano
chi le fa.”
Paolo
di Tarso, Romani 1, 24-32
Come
si può leggere, ancora una volta la Corte di Cassazione sentenzia in
opposizione alle regole fondamentali dei cattolici. Quelle regole che i
cattolici vorrebbero reimporre sulla società civile, magari colpevolizzando gli
omosessuali attribuendo loro la continua e sistematica attività pedofilia o di
violenza sessuale che la chiesa
cattolica, mediante i suoi membri, attua.
E
quando la Procura della Repubblica di Bologna archivia un procedimento in
quanto non ci sono gli estremi per perseguire un reato, l’odio della chiesa
cattolica sulla società civile si dispiega nella sua violenza.
Scrive
il giornale La Repubblica del 01 agosto 2007:
“Bologna, curia contro
Procura: sulla Madonna solo sciocchezze
Bologna – Bestemmiare la
madonna è un reato? La questione è diventata motivo di scontro senza esclusione
di colpi tra il procuratore e il cardinale sotto le due torri..
Tutto inizia quando un
quartiere vuole organizzare una mostra dal titolo “La Madonna piange sperma”.
Un’“abominevole bestemmia, ancora più grave perché avallata dalle Istituzioni”
tuona il cardinale Carlo Caffara alla messa di riparazione nella basilica di
san Luca. Un deputato di Forza Italia, presenta denuncia. Ma dopo due mesi il Procuratore
della Repubblica Enrico di Nicola conclude che il fatto è grave, ma non ci sono
gli estremi di reato. La curia protesta. Il procuratore replica che la
bestemmia può essere rivolta solo contro la divinità, ma “secondo il papa e il
concilio vaticano II, la madonna non è una divinità, ma semmai qualcosa di più
e di diverso”. Apriti cielo. “Di Nicola non conosce l’ave Maria, lasci la
teologia ai teologi”, si arrabbiano le alte sfere della curia, irritate per
l’archiviazione e per l’interferenza del magistrato.”
Appare
evidente l’odio dei cattolici per la società civile, il loro desiderio di piegare le leggi ai loro
pruriti offendendo la Corte Costituzionale che in merito ha sentenziato. La
voglia dei cattolici di trasformare le persone in oggetti di possesso da
costringere sui roghi a maggior gloria del loro dio o della loro madonna in
disprezzo alle legge civile e a tutte le norme che le determinano.
Per i
cattolici le persone non sono dei soggetti di diritto costituzionale che devono
rispondere alla legge, ma solo bestiame che loro possiedono e che loro possono
mettere sui roghi. Le persone devono obbedire a loro; loro si ritengono i
padroni delle persone; al di là e al di sopra della legge. La legge non li può
giudicare, perché loro sono morti alla legge (Paolo di Tarso). E’ in
quest’ottica che il criminale Caffara si indigna nei confronti del Procuratore
di Bologna. A Caffara che il Procuratore di Bologna abbia rispettato la legge
non interessa nulla. A Caffara interessa che il
Procuratore di Bologna non abbia messo sui roghi (o in galera, o
perseguito penalmente) coloro che lui vuole e solo perché lui lo vuole. Come
del resto avviene all’interno del regime a monarchia assoluta di cui Caffara si
ritiene il padrone. Persone come oggetti posseduti e, davanti a tale
aberrazione sociale, il Procuratore di Bologna, Enrico di Nicola, nemmeno si
indigna. Lui, che rappresenta le istituzioni, non si indigna davanti ad un
cardinale cattolico che offende il dettato Costituzionale pretendendo di
stuprare la società civile.
Scrive
il giornale La Repubblica del 02 agosto 2007:
“Sentenza della
Cassazione
Il marito geloso deve
cambiare città di residenza
Lecce – Sentenza della
Cassazione sul tema della gelosia. I mariti assillanti dalla gelosia, che
rendono impossibile la vita delle mogli, devono necessariamente abbandonare la
città di residenza coniugale per evitare di infastidire il coniuge. La
Cassazione ha ieri convalidato l’ordine di trasferimento emesso dal tribunale
di Lecce nei confronti di un uomo, Roberto V., che obbligava sia moglie Maria
Addolorata a vivere chiusa in casa controllando ogni suo movimento con una
telecamera e costringendola , quando lui era fuori casa, a dormire con la
suocera. Un comportamento molesto, che la donna esasperata aveva denunciato
alla magistratura e che la Suprema Corte ha definito come “una violenza
privata” perché “contrassegnato da minacce che hanno costretto la persona
offesa ad un radicale cambiamento del suo regime di vita e a tollerare pesanti
intrusioni nella sua vita privata”.”
Come
si legge, anche in questa sentenza la Corte di Cassazione interviene per
rimuovere dei comportamenti che sono stati radicati nelle persone
dall’educazione cristiana che le persone hanno subito.
“Come in tutte le chiese dei Santi, le donne nelle riunioni tacciano, perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono essere istruite in qualche cosa, interroghino i loro mariti a casa, perché è indecoroso che una donna parli in un'assemblea. Forse è uscita da voi la parola di Dio? O è giunta soltanto a voi? Se uno crede di essere profeta o avere i doni dello Spirito, riconosca che quanto scrivo è un ordine del Signore. Se qualcuno non lo riconosce, non sarà riconosciuto.” 1 Corinti 14, 34-38
Questa
ideologia viene imposta ai bambini
mediante la violenza dalla chiesa cattolica e in disprezzo delle norme che
regolano il dettato Costituzionale. Una volta adulti a questi bambini appare
normale, a seconda della situazione che vivono, applicare tali norme. Non hanno
studiato il codice civile o il codice penale, ma solo le norme cattoliche e
pensano che quelle siano le norme che regolano la società civile. Così, alcuni
subiscono pensando che sia loro dovere subire e rinunciare ai loro diritti
civili, altri fanno delle violenze ritenendo, dalla conoscenza delle regole
morali che la chiesa cattolica ha imposto loro, che fare violenza sia nel loro
diritto ad imitazione del dio dei cristiani. E così la Corte di Cassazione deve
intervenire per rimuovere le idee che la chiesa cattolica ha instillato nelle
persone impedendo loro di cercare altre e diverse strategie con cui
relazionarsi nella loro esistenza.
Scrive
il giornale La Repubblica del 04 agosto 2007:
“Cassazione: “mi fai
schifo” è un’ingiuria
Roma – Dire “mi fai
schifo” ad una persona può costare il risarcimento danni per il reato di
ingiuria. Lo ha stabilito la V Sezione penale della Cassazione con la sentenza numero 31451. I giudici della
suprema Corte hanno annullato con rinvio la sentenza del Tribunale d’appello di
Monza che aveva assolto, perché il fatto non sussiste, un uomo, Giordano D.,
accusato di aver offeso con questa frase una donna. Il giudice di merito aveva
ritenuto che la frase non era offensiva perché l’uomo usando “la particella
pronominale “mi” invece che la semplice espressione “fai schifo”, avrebbe
manifestato un’opinione soggettiva” anziché un’offesa. Di tutt’altro avviso la
Suprema Corte che ha accolto il ricorso della
parte civile competente: “E’ affetto da patente illogicità – scrivono
gli ermellini – l’assunto che esclude, in concreto, la valenza offensiva
dell’espressione “mi fai schifo” sul rilievo che la particella pronominale
“mi”, in luogo della mera espressione “fai schifo”, manifesterebbe
l’’espressione di un’opinione soggettiva anziché il dato oggettivo o
obiettivizzante proprio dell’altra locuzione”.
D’altro canto, osserva la Corte di Cassazione, “ove fosse plausibile l’ordine
di idee sostenuto dal giudice di merito, sarebbe sufficiente anteporre a
qualsiasi espressione ingiuriosa, anche la più graffiante e spregevole, la
particella pronominale “mi” per rendere la condotta illecita esente da sanzione
penale”.”
Appare
del tutto evidente come la Corte di Cassazione abbia voluto censurare le offese
alla persona anche quando queste sono mascherate da soggettività. Ma da dove
nasce l’abitudine di offendere le persone come oggi noi la intendiamo? Dai
vangeli cristiani, dalla pratica della chiesa cattolica. Sia nell’agorà greca,
sia nella vita pubblica Romana si affrontavano i nemici con armi dialettiche su
quanto proponevano o sulle idee che manifestavano. Demolire l’idea
dell’avversario, dimostrare la sua inconsistenza, è parte dell’arte della
retorica ciceroniana o dell’abilità di Socrate. E’ l’arte di Carneade, la
sapienza di Epicuro. Nessuno di loro ha mai accusato l’altro di essere un uomo
malvagio per le idee che manifestava. Solo il cristianesimo, dal momento che
non ha idee utili agli Esseri Umani, ma è solo ideologia che giustifica il
possesso delle persone, è costretto a criminalizzare tutti coloro che hanno
delle idee, delle visioni della vita diverse e annientarli.
Lo
troviamo come insegnamento del Gesù di Nazareth: “Dal momento che non sono in
grado di misurare le mie idee con i Farisei, allora accuso i Farisei di essere
dei malvagi! In questo modo, vuoi che le persone ascoltino delle idee, anche se
sono utili a loro, da chi io censuro come malvagio?”
“I Farisei del
luogo si riunirono presso di lui, come pure un certo numero di Scribi venuti da
Gerusalemme; e vedendo alcuni dei suoi discepoli mangiare i loro pani con le
mani impure, cioè non lavate, - poiché i Farisei e tutti i Giudei non
mangiavano senza essersi lavate le mani sulla punta delle dita, attaccati come
sono alla tradizione degli antichi, né mangiano quanto viene dal mercato, se
non sia prima asperso; e ci sono molte altre cose, cui sono attaccati per
tradizione, come il lavare i bicchieri e gli orcioli e le stoviglie di bronzo,
- i Farisei, adunque, e gli Scribi gli domandarono: "Perché i tuoi
discepoli non osservano la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani
impure?". Egli rispose loro: "Isaia ha ben profetizzato di voi,
ipocriti, come sta scritto: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il
suo cuore è lontano da me. Essi mi rendono un culto vano, insegnando dottrine
che sono precetti umani. Trascurando il comandamento di dio, vi attaccate alla
tradizione degli uomini, ad abluzioni di orcili e di coppe, e fate molte altre
cose di simil genere". Poi diceva loro: "Si, veramente, voi eludete
il comandamento per osservare la vostra tradizione! Infatti Mosè ha detto:
"Onora il padre e la madre, e chiunque maledice il padre o la madre, sia
punito con la morte". Voi, invece, dite: "Se qualcuno dice al padre o
alla madre: sia corban, cioè dono, quanto tu potresti avere di utile da me, e
non gli lasciate più far nulla per il padre o la madre, annullando la parola di
dio per la tradizione che vi siete trasmessa: e fate molte cose di simil genere!”.”
Marco 7, 1-13
Oppure:
“Anche i
Farisei, che erano avari, stavano ad ascoltare tutte queste cose e si burlavano
di lui, ma Gesù disse loro: "Voi siete coloro che vogliono passare per
giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori, poiché ciò che è in
onore fra gli uomini, è abominazione davanti a Dio.
La legge e i
Profeti vanno fino a Giovanni; da allora in poi viene annunziato il regno di
Dio e ognuno usa violenza per entrarci.
E' più facile
che passi il cielo e la Terra, anziché cada un solo apice della legge.
Chiunque
ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; e chi sposa
una donna rinviata dal marito, commette adulterio”.” Luca 16, 14-18
Una
volta che le persone sono educate e costrette a manifestare sé stesse
all’interno di questi principi osceni, altro non possono fare che riprodurre
questa oscenità, magari cercando dei trucchi per non essere perseguiti
penalmente. Così colui che offende la donna affermando “mi fai schifo” pensa di
nascondersi dietro un’opinione personale, ma l’offesa è rivolta alla persona,
come Gesù offende i Farisei. Ed è irrilevante il trucco che Gesù usa per
mascherare le sue offese dal momento che non è in grado di affrontare con loro
un discorso religioso se non pretendendo che costoro si mettano in ginocchio
davanti. Lui che pretende di essere il loro padrone. Si tratta sempre di
trucchi volgari e squallidi il cui fine è offendere le persone per trasformarle
in oggetti che si possiede negando quanto le qualifica come persone: le loro idee, il loro modo di affrontare la
loro vita!
Ed è
esattamente quello che la Corte di Cassazione intende censurare, anche se un
magistrato ha voluto dar ragione a chi si nascondeva dietro la particella “mi” tentando
di far passare un’offesa come opinione. Nei limiti del possibile, la legge non
ammette i trucchi per aggirare gli imperativi morali.
Proviamo
a leggere dal giornale La Repubblica del 11 agosto 2007:
“Cassazione
Palpata scherzosa: è
violenza sessuale
Roma – Gli uomini che –
specie nei luoghi di lavoro a danno delle colleghe – hanno il vizio di mettere
le mani addosso a seni e sederi, per repentine palpate mascherato da “scherzo”,
incorrono nella condanna per violenza sessuale. E a nulla serve invocare, per
ottenere l’assoluzione, l’indole “scherzosa” del gesto. Lo sottolinea la
Cassazione avvertendo che lo scherzo non esclude la natura sessuale dell’atto
seppur di “fugace soddisfacimento”. Così i supremi giudici hanno confermato un
anno e due mesi di reclusione a un fisioterapista che, “per scherzo”, toccava
le infermiere del centro di riabilitazione nel quale lavorava.”
Si
tratta sempre di ridurre le persone ad
oggetto di possesso. Il “maschio” che usa la donna, esattamente come insegnato
dal cattolicesimo. Insegnato dal cattolicesimo anche e all’interno di quegli
imperativi morali che hanno lo scopo di costruire repressione sessuale sia nel
maschio che nella donna. Così la donna, trasformata in oggetto di possesso dal
collega di lavoro, qualche volta si ribella e chiede di essere considerata come
una persona e non come un oggetto d’uso da parte del primo che capita o da
parte di chi lei non gradisce le attenzioni di natura sessuale. Il corpo della
donna appartiene alla donna, il corpo di quella donna appartiene a quella donna
e non è asservito a nessun dovere di natura morale che altri vorrebbero
imporgli. E davanti all’orrore dell’educazione cattolica la Corte di Cassazione
deve intervenire continuamente censurando come reati ciò che per i cattolici è
puro esercizio della loro morale: trasformare le persone in oggetti d’uso come
fa il loro dio e il loro Gesù.
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Claudio Simeoni
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