7) JOHN BELOFF
PARTE PRIMA
I RELATORI, LE RELAZIONI E OSSERVAZIONI DELLO SPETTATORE.
CLAUDIO SIMEONI
PER UNA FILOSOFIA PAGANA
STREGONERIA E PAGANESIMO POLITEISTA:
DETERMINAZIONI PER COSTRUIRE LA VITA!
Il pensiero della Stregoneria nel Paganesimo Politeista e le questioni sul Near Death Experiences (esperienze di premorte) attraverso l'analisi dei dati e delle ipotesi formulate al 1° Congresso Internazionale di studi delle esperienze di confine tenuto a S. Marino il 16-18 maggio 1997.
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E' professore presso il Dipartimento di Psicologia dell'università di Edimburgo dal 1963 al 1985.
Beloff illustra le varie ipotesi sulla descrizione della vita dopo la morte. Egli inizia da che cosa si pensa oggi della vita oltre la morte e da queste concezioni non trae la visione della vita. Sembra che questo non sia il suo compito (o non lo ritiene suo compito).
Beloff premette la propria relazione affermando che a lui non importa la vita oltre la morte. Si dichiara agnostico e vive giorno per giorno. L'importante è vivere e la morte sarà quello che sarà.
Implicitamente egli fa un'affermazione fondamentale. Tendendo a vivere al meglio non pone condizioni alla propria esistenza affrontandola per quello che è al di là che ne sia cosciente o meno. Affrontando e superando le sfide che il quotidiano pone di fatto si sottrae all'assoggettamento di una fede e proietta sé stesso.
Questo gli consente di valutare con un certo distacco le ipotesi di vita dopo la morte che comunemente vengono espresse.
La prima di queste, secondo lui, è il concetto della vita fisica come sogno che attraverso legami telepatici continua. Un mondo di immagini come prodotto di molte menti. Peccato che questa visione cozzi col "centro telepatico". Gli Esseri Umani usano la telepatia o sono telepatia; e in quanto telepatia Esseri? Cosa è rimasto dell'Essere dopo la morte del corpo fisico perché la telepatia continui ad esprimersi? Se l'Essere vive in un mondo di immagini allora l'Essere vive!
Beloff afferma inoltre che se i legami post-mortem sono legami telepatici allora necessariamente quei legami possono avvenire anche con i vivi. De qui con quali vivi? Tutti i vivi?
L'ipotesi del sogno non regge. L'Essere sogna in quanto ha un corpo fisico. Ha dei recettori e dei manipolatori di ricezione (reticolato sinapsico ecc.) all'interno del cervello e all'interno di sé stesso. Se non possedessimo un corpo fisico non sogneremmo. Ricordiamo come il corpo fisico incubi il corpo luminoso e dunque, quanto serve a costruire e a formare l'interazione del corpo luminoso col corpo fisico, produce delle sensazioni. Queste sensazioni, fra le altre, si manifestano anche sotto forma di sogni o articolazioni del sogno (anche se il sogno non è spesso espressione dell'interazione del corpo luminoso) e sono tali in quanto la centralità della nostra esistenza, in questo momento, è legata al corpo fisico.
Se fossimo un Essere Feto nella pancia di nostra madre faremmo gli stessi ragionamenti circa la descrizione del mondo esterno?
Lo stesso discorso vale anche per il concetto di reincarnazione. Questo presuppone dare importanza assoluta allo stadio di sviluppo in cui siamo. A seconda del tipo di reincarnazione accettato significa considerare, per lo sviluppo dell'Essere Umano post-mortem, prioritaria la condizione di Essere della Natura. Significa non considerare lo stadio dell'Essere della Natura uno stadio transitorio e formativo dell'Essere ma uno stadio assoluto.
L'Essere Umano deve continuare ad essere Essere Umano per acquistare sufficienti meriti per giungere non si sa bene dove!
L'Essere della Natura deve continuare ad essere Essere della Natura per acquistare sufficienti meriti per giungere non si sa bene dove!
Un marchio di nascita.
A prova di questa tesi vengono portati i lavori di Stevenson del 1987 e le sue ricerche fra bambini indiani che non appena hanno iniziato a parlare raccontavano di storie vissute in altre persone. In alcuni casi esaminati quelle persone erano morte di morte violenta e le tracce di alcune ferite si trovavano sulla pelle dei bambini.
Altre prove sarebbero basate sulla regressione autoipnotica.
Ci sono alcune obiezioni che devono essere fatte. Non bisogna dimenticare che il bambino appena nato ha un'enorme quantità di connessioni nel reticolato sinapsico. Queste connessioni un po' alla volta si spengono a mano a mano che il bambino impara ad organizzare il mondo circostante. Quando il bambino è ancora piccolissimo ha delle capacità percettive diverse da quelle dell'adulto. Il suo sognare è diverso e i suoi sensi registrano in modo diverso. Inoltre egli è ancora strettamente legato al proprio divenuto, a quello della madre e di tutte le generazioni che lo hanno preceduto. Affermare che quei racconti, come l'ipotesi regressiva, siano testimonianza di una reincarnazione è pura superficialità. Non solo per il tipo di analisi, ma anche per non essere in grado di distinguere il principale dal secondario.
Se ci fosse un filo fra molte reincarnazioni, il principale non sarebbe il corpo fisico ma il filo che lega le varie sequenze del corpo fisico. Non si spiega né si determina da dove le sequenze di reincarnazione iniziano e qual è il fine cui tendere o se queste sequenze continuino all'infinito.
Ancora una volta si ricorre ad un volere esterno, ad una volontà creatrice che una volta creata la scintilla questa si reincarna fino ad un'ipotetica perfezione determinata dalla volontà creatrice stessa. Il creatore sarebbe per questo un essere talmente imperfetto e impotente da non riuscire a fare nulla da sé stesso.
Lo stesso discorso vale anche per i teosofi e gli gnostici. L'Essere Umano sviluppa la scintilla divina, produce il suo corpo luminoso, il suo corpo astrale, dopo di che non viene definito per quale fine né attraverso quali determinazioni quest'effetto si produca.
Anche i Teosofi parlano di innumerevoli nascite e gli gnostici di elevazione. Ma ad entrambi sfugge l'ovvio. Ciò che hanno sotto il naso.
La vita dell'Essere della Natura è un'occasione attraverso la quale sviluppare il proprio corpo luminoso, renderlo sufficientemente forte per trasferirvi la propria Coscienza di Sé all'atto della morte del corpo fisico.
Basta!
Non serve andare oltre. L'oltre appartiene all'inconoscibile, non tanto perché ci sia occultato ma perché, rispetto alla percezione di esso, noi siamo come i feti nella pancia di nostra madre rispetto al mondo in cui nasciamo. Mentre siamo nella pancia di nostra madre il mondo in cui nasceremo è l'inconoscibile. Solo la nascita trasformerà l'inconoscibile in sconosciuto da esplorare, conoscere e descrivere. Andare oltre a questo si riprodurrebbero relazioni a noi sconosciute in termini conosciuti: dunque allucinatori. Sarebbe più o meno come il tentativo di descrivere un rumore o una sollecitazione proveniente dall'esterno da parte del feto. La ridurrebbe e vi reagirebbe attraverso, comunque, il suo conosciuto.
Infine Beloff ci parla della resurrezione della carne come promessa divina. Peccato che questo avrebbe dovuto avvenire un paio di migliaia di anni fa!
Per quanto poi riguarda le obiezioni riportate da Beloff della vita oltre la morte partono sempre dal pensiero di come debba essere (dovrebbe o potrebbe essere) la vita oltre la morte. In altre parole il pensatore proietta sé stesso. Non si limita a sospendere il giudizio.
Da questo presupposto assistere al proprio funerale è un'ipotesi assurda in quanto la proiezione del pensatore premette che tutto comunque deve essere sempre uguale al pensatore e a quanto produce il suo pensiero. Tutto deve essere sempre uguale.
Tutto è uguale come noi lo conosciamo in quanto quello che conosciamo è ciò che è perché siamo creati ad immagine e somiglianza di un dio creatore e non possiamo essere diversi in quanto, in quell'evenienza, ci avrebbe creati diversi. Non esiste, per questi autori, un divenire se non come continum del presente: per loro non esiste un presente diverso dalle proprie descrizioni. Nulla può essere diverso in quanto dio lo avrebbe creato diverso.
L'individuo creato è l'unica costruzione che costoro concepiscono. Fuori di questa non esiste non solo l'ipotesi, ma non esiste sospensione del giudizio. Per loro diventa necessaria la ricerca delle prove. Si estende il metodo di ricerca e prova razionale là dove il razionale non ha spazio uscendo dai nostri sensi e dall'unicità della nostra descrizione. Questo non significa che non si applichi la logica e l'analisi razionale ma diventa sommamente illogico e irrazionale piegare ciò che non rientra nei sensi alla dimensione dei sensi stessi.
Da qui l'esigenza irrazionale di dimostrare l'esistenza scorporata come un continum dell'esistenza corporea e, a riprova di questa, l'identificazione della coscienza e della consapevolezza attraverso la memoria della sua precedente esistenza in vita.
Così Giorgio IV° che crede di aver combattuto la battaglia di Waterloo dichiara l'esistenza di un processo di reincarnazione.
Critiche alla sopravvivenza dopo la morte dal punto di vista della scienza ortodossa: "Secondo cui l'attività mentale non rappresenta niente di più che un aspetto dell'attività del cervello.... senza cervello non ci può essere alcun tipo di coscienza".
Il lato debole di quest'affermazione sta nella centralità attribuita al cervello nella formazione della coscienza e del controllo del campo energetico dell'individuo. La debolezza è data dal fatto che chi (il declamatore scientista) parla e afferma è un Essere Umano creato comunque da un dio che afferma la supremazia del suo cervello sulla natura.
La sua Coscienza di Sé c'era anche quando faticosamente la prima cellula strisciava fuori dal brodo primordiale e rivendicava davanti al circostante il proprio diritto all'esistenza. Che la coscienza noi la concepiamo solo come istinto è pura trasposizione delle descrizioni che noi diamo al mondo. Comunque non possiamo negare, oggi come oggi, due elementi fondamentali: la carica vitale della cellula e la sua capacità di risolvere i problemi della sua sopravvivenza. Dobbiamo riconoscergli anche la capacità di trasformarsi per adattarsi alle condizioni oggettive diverse incontrate sia come volontà soggettiva sia come selezione oggettiva della specie cui appartiene.
Riconosciuto questo non possiamo più affermare che l'attività mentale sia frutto del cervello, ma dobbiamo estendere l'attività mentale o almeno ad aspetti che concorrono a formarla ad oggetti diversi dal cervello. Dobbiamo riconoscere che in ogni Essere della Natura, qualunque sia la sua specie e il suo divenuto, esiste sempre e comunque un'attività mentale anche se questa è priva di parola espressa (comunicazione interna alla specie; ma è tutto da vedere e dimostrare!) o descrizione del mondo.
Lo scontro scientifico dell'inizio del secolo attuale secondo cui l'evoluzione dell'Essere Umano è avvenuto attraverso il cervello si è risolto a favore di chi asseriva che l'evoluzione umana era dovuta alle trasformazioni fisiche di cui il cervello è una conseguenza (ricordo che chi impose un'evoluzione dovuta agli indirizzi del cervello manipolò prove e reperti fossili per dimostrare quanto asseriva; più o meno come fanno i seguaci delle religioni rivelate!). Non c'è differenza fra l'evoluzione che ha portato alla formazione della proboscide nell'Essere Elefante e l'evoluzione che ha sviluppato il cervello dell'Essere Umano. L'unica differenza sta nel fatto che la proboscide non è servita ad inventare un dio creatore mettendolo al centro dell'universo.
Affermato questo è necessario capire cosa sia o potrebbe essere il corpo di energia dell'Essere della Natura e i suoi processi di trasformazione. Processi di trasformazione che comunque non possiamo leggere, dal punto di vista della ragione in sé, ma individuare il riflesso su di essi partendo dal vivere e dalle scelte dell'individuo.
Partendo dall'assunto che un Essere della Natura ha delle caratteristiche, chiamiamole sottili, diverse dalla roccia tali da determinare soggettivamente il proprio esistere e il proprio divenire, allora possiamo ipotizzare che quel qualcosa di sottile che determina l'esistenza possa esistere anche in sé e per sé.
Noi dobbiamo partire, per fondare il nostro pensiero, dal fatto che nel momento in cui pensiamo siamo dei divenuti. Quando eravamo Esseri Feti non eravamo in grado di ipotizzare l'attimo presente, il nostro pensiero, né l'uso attuale delle nostre determinazioni. Quanto ci circonda in questo momento era inconoscibile per il feto. Solo in un secondo tempo, dopo la nascita, è divenuto sconosciuto e scoperto progressivamente. Progressivamente l'Essere è cresciuto, sono cresciute di numero le sue cellule, dunque da un punto di vista meramente meccanicistico possiamo dire che è aumentata la sua carica di Energia Vitale. A questo punto nulla ci impedisce di affermare come questa carica di Energia Vitale relativa ad ogni Essere della Natura venga maturandosi e formandosi nel corso della sua esistenza fino a trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso; esattamente come la morte dell'Essere Feto si trasformò in nascita dell'Essere della Natura.
Per l'Essere Umano il problema si pone in maniera diversa: un qualcosa misura la sua descrizione e il suo pensato. Questo può aiutare in maniera diversa la formazione del suo corpo luminoso; questo può bloccare o distruggere la formazione del suo corpo luminoso. In che modo la descrizione e il suo pensato possono distruggere la formazione del suo corpo luminoso? In altre parole: quando il corpo luminoso può essere partorito o abortito?
L'unico problema della vita oltre la morte affrontato da Paul Edwards è una critica alla reincarnazione. Dimostrato assolutamente inconsistente il concetto di inferno e paradiso (elaborazione platonica) l'unico concetto (attraverso il quale si controllano gli Esseri Umani) rimasto da confutare è il concetto di reincarnazione. Secondo Beloff Edwuards ridicolizza le prove portate da Jan Stevenson sulla reincarnazione. In effetti sono giochi molto labili in un contesto culturale molto particolare. Il problema della reincarnazione è un falso problema in quanto sposta all'infinito il divenire senza stabilire il punto d'inizio. Inoltre, cita Beloff: "La reincarnazione è basata sulla dipendenza della coscienza dal corpo e, più in particolare, dal cervello". Più che altro la riproduzione della Coscienza dipende dal corpo fisico il quale diventa centrale rispetto alla Coscienza stessa. Non è più la coscienza o la mente il momento centrale dell'individuo, ma il suo corpo fisico che riproduce all'infinito la coscienza.
Edwards lega la coscienza alla mente e al cervello e là la ferma. Troppa poca cosa per chi considera gli Esseri privi di cervello esseri senza coscienza.
Le contro prove della vita fuori dal corpo sono date dalle esperienze OBE e dalle esperienze NDE. Queste esperienze, specie le NDE possono essere riconosciute come prove in quanto c'è un testimone, spesso un medico o delle infermiere, che raccolgono il racconto al risveglio e costituisce prova quando ci sono dei riscontri oggettivi. Le NDE forniscono prove dell'esistenza (almeno in molti Esseri Umani) di un corpo luminoso in quanto se la Coscienza si può staccare dal corpo fisico, allora non c'è motivo da dubitare che anche la morte porti a questo tipo di distacco. Anche i fenomeni PSI, più o meno provati dimostrano un'autonoma percezione fuori dal normale uso del "cervello".
La Coscienza avvolge l'individuo e anche se la capacità di sentire nei fenomeni PSI si concentra nel cervello, non è la struttura del cervello che noi usiamo quotidianamente. La filosofia e le scienze sono ancora costruite sull'immagine dell'Essere Umano creato ad immagine e somiglianza del dio, dunque perfetto e immutabile. Questa concezione attraversa l'intera attività umana bloccandone il processo di trasformazione. Il concetto filosofico anziché rappresentare un punto di partenza per un ulteriore sviluppo dei Sistemi Sociali umani rappresenta una barriera per rendere sempre più difficile il divenire degli Esseri Umani. Ecco come i concetti socialmente e militarmente imposti come la "promessa della resurrezione", il "giudizio che determina il paradiso o l'inferno", il concetto di "reincarnazione" sono delle zavorre che avvolgono l'umanità al solo scopo di impedire la fondazione del suo futuro. La fede ha l'unico scopo di distruggere il divenire degli Esseri Umani e la fede acritica è il primo nemico da distruggere quando si è determinati a costruire un cammino di libertà.
Questo a mio avviso può essere il senso della critica filosofica alla sopravvivenza dopo la morte. Ad ogni formulazione corrisponde necessariamente una costruzione filosofica come descrizione dell'angolatura con la quale l'Essere Umano guarda il proprio divenire. Il punto di partenza determina necessariamente lo sviluppo ulteriore che può essere l'asservimento e la distruzione dell'Essere Umano o il suo sviluppo e la sua dilatazione nel circostante.
Le ipotesi della sopravvivenza dopo la morte portate da Beloff altro non sono che blocchi posti da "buoni pastori" per impedire lo sviluppo degli Esseri Umani. Blocchi che servono per trasformare gli Esseri Umani in bestiame di un gregge da condurre al macello.
La fede non solo non smuove le montagne ma in compenso blocca i cervelli e la fondazione del divenire degli Esseri Umani.
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Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano
dell'Anticristo
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