LA PROMESSA, IL DANNO
E LA RICOMPENSA
NELLA DOTTRINA CRISTIANA
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Quando
una religione promette qualche cosa dopo la morte del corpo fisico?
Quando
la religione non è utile agli uomini, ma pretende che gli uomini agiscano in
funzione di sé stessa distruggendo la loro vita.
Recentemente
un cristiano ha affermato: “I bambini stuprati dai preti cattolici è un male
che dio permette e saranno ripagati mille volte in paradiso!”
Si
tratta di un modo personale di usare la Teodicea, ma fino a quando è lecito
usare la Teodicea al di fuori del contesto religioso cattolico trasferendola
nel contesto sociale? E dove è lecito usare la Teodicea?
Dalla
lettura della bibbia si evince che non solo è dio dei cristiani l’autore del
male, ma il dio dei cristiani pur di fare il male costringe gli uomini a dei
comportamenti immorali e illogici solo per dilettarsi a massacrarli torturarli.
Pur riconoscendo che il discorso sul male cristiano appartiene ai cristiani: fino a dove, o fino a quando, i cristiani hanno il diritto di imporre tale concetto alla società civile? E’ possibile giustificare lo stupro di bambini commesso dal prete cattolico in quanto sarebbe il dio dei cristiani che permette tale male al fine di premiare il bambino in paradiso?
Con la stessa logica, non s’impone anche la sottomissione religiosa, lo schiavismo, di cui lo stupro di minori è solo un aspetto?
Ci
sono, nelle pretese del Gesù dei cristiani, delle intenzioni precise attraverso
le quali danneggiare gli uomini. Questa volontà di danneggiare gli uomini viene
nascosta dietro ad una promessa che, spostata continuamente nel tempo,
impedisce agli uomini la verifica.
Mentre
le azioni, che che vengono pretese dagli uomini in cambio di una promessa,
vengono verificate e giudicate da altri uomini e dal loro profeta Gesù; il
mantenimento della promessa è al di fuori di ogni possibilità di verifica.
Gesù
verifica gli uomini; gli uomini non verificano Gesù!
Questo
è il meccanismo attraverso il quale si consuma la truffa del Gesù dei vangeli.
Io,
dice il Gesù dei Vangeli, ti costringo a dei comportamenti contro natura
promettendoti la vita eterna, la resurrezione, l’immortalità, il paradiso ecc.
però tu non puoi verificare se io sono in grado di mantenere la promessa, né tu
PUOI verificare se la promessa che io faccio ha qualche possibilità di avverarsi,
inoltre, tale promessa sarà in atto DOPO. Dopo cosa? DOPO! Quando tu non potrai
più verificare né potrai più rimpiangere l’occasione perduta della tua vita.
Per contro, a fronte della mia promessa, dice Gesù, il potere controllerà che
tu sia obbediente a quanto io ti ho imposto. Se non lo fai il potere, che ti
controlla, ti perseguiterà e ti condannerà a morte.
La
chiesa cattolica, che sulla terra è Gesù, pretende dagli uomini:
Scrive
il Catechismo della chiesa cattolica ed. Leonardo 1994 a pag. 119 (riportando
una citazione del loro santo Giovanni Eudes dal “Tractatus de regno Iesu”):
“Noi dobbiamo sviluppare
continuamente in noi e, in fine, completare gli stati e i Misteri di Gesù.
Dobbiamo poi pregarlo che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la
sua Chiesa... Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un’estensione
e continuazione in noi e in tutta la sua chiesa dei suoi Misteri mediante le
grazie che vuole comunicarci e gli effetti che intende operare in noi
attraverso i suoi Misteri. E con questo mezzo egli vuole completarli in noi.”
Le
chiese cristiane, quella cattolica in particolare, possiede e giudica gli
uomini ad imitazione di Gesù!
Gesù
possiede e giudica gli uomini:
“Vi saranno dei segni nel
sole, nella luna e nelle stelle; e sulla terra le nazioni si troveranno
nell’angoscia, spaventate dal rimbombo del mare e dei suoi flutti. Gli uomini
saranno tramortiti dallo spavento e dall’attesa angosciosa di quel che verrà
sopra la terra, poiché le potenze dei cieli saranno sconvolte. Vedranno alla
fine il figlio dell’uomo venire in una nube con potenza e gloria grande. Quando
cominceranno ad accadere queste cose, guardate in alto e alzate il capo, perché
la vostra redenzione è vicina.”
Luca 21, 25-28
“Il figlio dell’uomo manderà
i suoi angeli, che toglieranno dal suo regno tutti gli scandali e quelli che
hanno commesso l’iniquità e li getteranno nella fornace ardente, ove sarà
pianto e stridor di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno
del loro padre. Chi ha orecchie da intendere, intenda.” Matteo 13, 41-43
Le
chiese cristiane, ad imitazione di Gesù, si compiacciono nel torturare gli
uomini.
Gesù
si compiace nel torturare gli uomini:
“Or vi dico che molti
verranno dall’Oriente e dall’Occidente e si assideranno a mensa con Abramo e
Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati
nelle tenebre esteriori, ove sarà pianto e stridor di denti.” Matteo 8, 11-12
“Così avverrà alla fine del
mondo: gli angeli verranno e separeranno i cattivi di mezzo ai giusti e li
getteranno nella fornace del fuoco, ove sarà pianto e stridor di denti. Avete
inteso tute queste cose?” Matteo 13, 49-51
“Or entrato il re a vedere i
commensali, scorse là un uomo che non indossava l’abito di nozze. Gli disse:
“Amico, come sei entrato qua senza aver l’abito di nozze?”. Colui ammutolì. Allora
il re disse ai servi: legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nel buio; ivi
sarà pianto e stridor di denti. Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli
eletti.”Matteo 22, 13
“Di due donne che saranno a
macinare alla mola, una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché
non sapete in che giorno verrà il vostro Signore. Considerate bene questo: se
il padrone di casa sapesse in quale vigilia della notte il ladro deve venire,
veglierebbe certamente e non lascerebbe spogliare la casa. Quindi anche voi
state preparati, perché il figlio dell’uomo verrà all’ora più impensata.”
Matteo 24, 41-44
“Infine dirà anche a
quelli che saranno alla sua sinistra: andate lontano da me maledetti, nel fuoco
eterno, preparato per il diavolo e gli angeli suoi.” Matteo 25, 41
Si
tratta di una struttura di terrorismo ideologico-religioso che viene imposta,
mediante la violenza, agli uomini affinché l’accettino e la interiorizzino
sotto forma di fede.
Una
volta che tutte queste affermazioni sono interiorizzate, accettate come
“possibilità di manifestazione della realtà”, la gestione emotiva, per cui
anche le scelte soggettive dell’individuo, da parte delle chiese cristiane,
della cattolica in particolare, diventa semplice. L’individuo diventa un
oggetto che esprime quella credenza; che teme il castigo; che è angosciato
nell’attesa del giudizio del suo Gesù: che aspetta il giudizio universale; che,
nelle angherie che viene costretto a subire, aspetta il premio della
beatitudine e della vita eterna. Ogni individuo vessato individua nel suo
aguzzino colui che sarà gettato nel buio e nello “stridor di denti” e pregusta
il momento in cui si compiacerà di assistere a quella vendetta. L’aguzzino, a
sua volta, considera il proprio ruolo voluto da dio, voluto da Gesù, per
emendare il mondo dai peccatori e nella sua vittima altro non vedrà che un
anticipo terreno delle future sofferenze che un “giustiziere” più grande di lui,
Gesù, gli infliggerà una volta arrivato al giudizio.
Nell’attività
di manipolazione mentale operata dalla chiese cristiane, l’immagine del Gesù
sadico e torturatore viene lasciata in secondo piano.
Perché?
Perché
l’attività del Gesù sadico e torturatore ha già agito: ha costruito la miseria,
l’emarginazione e il disagio che si manifesta nella società civile. C’è un
momento per distruggere la ricchezza e la cultura dei popoli al grido: “Dio lo
vuole!” e c’è un momento per conservare tale distruzione mantenendone in atto
gli effetti generazione dopo generazione attraverso l’esaltazione della
miseria, della sottomissione e della sofferenza.
I
missionari cattolici che vanno in Africa oggi, non costruiscono la miseria, ma
la gestiscono affinché continui ad imperversare nel tempo. Sono i missionari
cattolici che hanno preceduto i missionari cattolici di oggi che hanno
costruito la miseria distruggendo la cultura e le tradizioni di quei popoli al
fine di convincerli che saranno sottoposti ad un giudizio che, se per loro non
avrà la compiacenza del loro Gesù, saranno sottoposti a tortura eterna.
La
guerra ai sistemi sociali e alla vita civile è stata compiuta dalla chiesa
cattolica (come esempio di ogni chiesa cristiana). Ogni tanto è tentata a
riprendere le armi contro le società civili, come in Spagna oggi:
“Ma la polemica nasce da
lontano, dal dibattito che precedette l’approvazione – a giugno dello scorso
anno – della legge che riconosce il diritto al matrimonio tra due persone dello
stesso sesso. E proprio sull’utilizzo del termine matrimonio, i settori più
conservatori della chiesa cattolica, insieme al partito popolare, arrivano a
mobilitare centinaia di migliaia di persone in piazza. Ora le nozze gay sono
ormai un dato di fatto.” La Repubblica 31.10.2006
Ma
l’obiettivo primario resta la conservazione della miseria e della sottomissione
nei vari popoli al fine di garantirne la continuità, generazione dopo
generazione.
Gesù,
il torturatore, deve costringere le persone a sottomettersi di buon grado alle
sue torture. Deve esaltare la sottomissione non solo come atteggiamento psicologico,
ma come scelta materiale che
garantisca a Gesù e ai suoi rapresentanti la sottomissione psicologica
dell’individuo. Un individuo per dimostrare a Gesù di essere realmente
sottomesso, deve dimostrarlo con l’indigenza materiale. Questa necessità è
ripresa dalla chiesa cattolica che esalta la miseria dei suoi sottoposti a
fronte della propria ricchezza che considera manifestazione della propria
gloria in Cristo.
Così
troviamo Gesù che fa delle affermazioni fuori da ogni logica umana e
finalizzate a sancire il proprio potere e il proprio dominio sull’uomo:
“E se prestate a coloro dai quali sperate di riceve, quale merito ne
avete? Anche i peccatori danno in prestito ai peccatori per avere altrettanto.
Amate, invece, i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperar niente;
allora la vostra ricompensa sarà grande: e voi sarete figli dell’Altissimo, che
è buono con gli ingrati e con i cattivi. Siate dunque misericordiosi, come è
misericordioso il padre vostro.” Luca 6, 34-36
“Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e perseguiteranno, e
falsamente diranno di voi ogni male per cagion mia. Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli; così, infatti, hanno
perseguitato i profeti che son stati prima di voi.” Matteo 5, 11
Sono
i sottomessi a Gesù che devono prestare senza le garanzie di ritornare in
possesso. Sono i sottomessi a Gesù che saranno beati quando verranno
oltraggiati. Riducetevi in miseria, fatevi oltraggiare perché grande sarà la
vostra ricompensa nei cieli. Solo che Gesù non dice: “Oltraggiatemi!”. E
nemmeno la chiesa cattolica dice: “Oltraggiatemi!”. La chiesa cattolica
condanna al rogo chi solo tenta di discutere i suoi dogmi, le sue affermazioni,
le sue assurdità. Come Gesù che ordina di uccidere chiunque non lo accetta come
padrone. Ma sia Gesù che la chiesa cattolica offrono la ricompensa, nei cieli,
a chi sarà oltraggiato. Solo che Gesù usa quel “voi” a chi lo sta ascoltando.
Gli ascoltatori rappresentano un insieme. E chi è che può oltraggiare
quell’insieme? Solo Gesù! Solo la chiesa cattolica che si ritiene cosa diversa
dall’insieme che considera beati mentre, lei, li oltraggia!
Gesù
e la chiesa cristiana cattolica rendono beati coloro che loro stessi
oltraggiano. Questa è la missione santa della chiesa cattolica: OLTRAGGIARE GLI
UOMINI AFFINCHE’ DIVENTINO BEATI! Non era forse il motivo per cui la chiesa
cattolica bruciava le donne chiamate streghe? Ne bruciava i corpi al fine di
salvare le loro anime. Ne oltraggiava i corpi per permettere loro di accedere
fra i beati.
“Pietro allora soggiunse: “Ecco, noi abbiamo abbandonato tutto e ti
abbiamo seguito”. Egli rispose: “In verità vi dico: non vi è nessuno che abbia
abbandonato casa, moglie, fratelli, genitori, figli per il regno di dio, che
non riceva molto di più in questo tempo, e nel futuro la vita eterna”. Luca 18,
28-30
“Pietro prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo abbandonato tutto e ti
abbiamo seguito”. Gesù rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che
abbandoni casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per
me e il vangelo e non riceva il centuplo fin d’ora, in questo tempo, in case,
fratelli, sorelle, madre, figli, campi, insieme con persecuzioni, e nel secolo
futuro la vita eterna. Molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno
i primi.” Marco 10, 28-31
Noi
abbiamo abbandonato tutto. Non abbiamo più niente. Ti abbiamo seguito. Noi
abbiamo reciso i rapporti sociali, familiari.
Non
abbiamo più niente! E’ la situazione che si è venuta a creare.
Non
aver nulla significa non avere più futuro, né relazioni, né un Sistema Sociale,
né qualche cosa di importante per cui valga la pena di morire.
Ciò
viene detto a Gesù come rimpianto, esponendo il dolore che ha comportato quella
rinuncia.
Una
rinuncia che non è dovuta ad amore, a un progetto o ad uno scopo delle persone.
Queste
persone non dicono “Gesù, è talmente tanto quello che abbiamo seguendo te, che
null’altro ci serve!”, ma dicono: “Noi abbiamo abbandonato tutto e ti abbiamo
seguito!” Questo manifesta una sofferenza in queste persone per aver
rinunciato. Queste persone si aspettano di essere pagate per le loro scelte; si
aspettano di essere ricompensate.
Queste
persone hanno rinunciato a cose materiali e Gesù promette loro cose materiali.
Tante cose materiali che potranno avere un giorno.
Cosa
promette loro Gesù?
Promette:
“case, fratelli, sorelle, madre, figli, campi e, nel secolo futuro, la vita
eterna!”
In
pratica Gesù si comporta come un volgare truffatore di piazza: “E allo stesso
prezzo non ve ne do uno, non ve ne do due, non ve ne do tre, ma CINQUE PEZZI AL
PREZZO DI UNO!”
Da
buon truffatore prende subito l’oggetto che gli consente di avere potere (la
sottomissione dell’individuo che ha rinunciato a tutto) e promette la ricchezza
e la vita eterna in un dopo: quando la persona aprirà la scatola e si accorgerà
di essere stata buggerata.
Gesù
truffa i suoi seguaci promettendo loro grandi ricchezze e la vita eterna. E i
seguaci, mentre lo seguono, sognano la ricchezza e la vita eterna. Si fregano
le mani su quanto diventeranno ricchi con quelle promesse. E si felicitano
dentro di loro per quanto sono stati astuti ad accettare tale promessa.
E
sognano quelle ricchezze come i contadini medioevali, nell’angoscia quotidiana,
sognavano il loro paradiso futuro fatto di “montagne di polenta e di mari di
tocio”.
Cosa
resta ai truffati?
La
truffa che hanno subito. L’unica cosa che hanno da poter piazzare è la loro
esperienza; sono stati truffati, hanno capito come funziona: “truffiamo gli
altri!”.
“Richiamate alla memoria quei primi giorni in cui, dopo essere stati
illuminati, doveste sostenere una lotta lunga e dolorosa, ora esposti
pubblicamente agli oltraggi e ai tormenti, or divenuti solidali con coloro che
li dovevano subire. Avete, infatti, sofferto con i carcerati e con gioia avete
accettato la confisca dei vostri beni, sapendo di essere in possesso di beni
migliori e stabili. Non abbandonate, dunque, la vostra fiducia alla quale è
riservata una grande ricompensa. Vi è necessaria, infatti, la paziente
perseveranza, per compiere la volontà di dio e conseguire ciò che vi è stato
promesso.
Si ancora “un poco, ben poco tempo, e colui che deve venire verrà e
non tarderà. Il mio giusto vivrà di fede; se invece si sottrae, non si compiace
in lui l’anima mia”. Ma noi non siamo di quelli che si sottraggono per la
perdizione, bensì gente che sta salda nella fede per salvare l’anima propria.”
Paolo di Tarso, lettera agli Ebrei 10, 32-39
“Pieni, dunque, sempre di coraggio e consapevoli che mentre viviamo
nel corpo siamo pellegrini lungi dal signore, camminiamo, infatti, nella fede e
non nella visione, siamo pieni di coraggio e preferiamo uscire da questo corpo
per andare presso il signore. Ed è per questo che ci studiamo di piacere a lui
, sia che si debba rimanere in questo corpo, sia che si debba lasciare. Noi,
infatti, dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di cristo perché ognuno
riceva la ricompensa di quel che avrà fatto quand’era nel corpo, in bene o in
male.” Paolo di Tarso, II lettera ai Corinti. 5, 6-10
Se
prima era Gesù che insegnò a truffare le persone, ora sono i suoi seguaci che
continuano la truffa. I truffati perpetuano la tecnica per poter appropriarsi
delle persone.
“Non
abbandonate la fiducia!”, dice Paolo. Non prendete consapevolezza di essere
stati truffati. Continuate a perseverare nella truffa. Certamente vi ho
sottratto, dice Paolo, i vostri beni, vi ho costretto a soffrire, ma voi avete
accettato con gioia perché sapevate che voi eravate in possesso di beni ben
maggiori: le promesse del mio inganno. Continuate ad essere privati dei beni,
continuate a soffrire mentre vi privo dei vostri beni, delle vostre ricchezze,
dei vostri rapporti sociali. Ma voi, siete coloro che si sottraggono per la
perdizione? Se lo fate perdete tutto. Già vi ho sottratto le ricchezze
materiali, vi ho sottratto i rapporti sociali, vi ho sottratto la possibilità
di fondare il vostro futuro e ora, per svelare la mia truffa volete rinunciare
alla speranza che quanto vi prometto possa essere vero? Non avete più niente se
non la mia truffa!
“Vi è necessaria, infatti, la
paziente perseveranza, per compiere la volontà di dio e conseguire ciò che vi è
stato promesso.”
Se
voi non avete pazienza nella sofferenza che io vi ho imposto e non perseverate
in essa non compierete la volontà del dio padrone di cui, io, rappresento la
sua volontà.
“Si
ancora un poco, ben poco tempo, e colui che deve venire verrà e non tarderà.”
Tuona Paolo di Tarso contro coloro che iniziano a rumoreggiare sospettando di
essere stati truffati nei loro sentimenti e nelle loro aspettative.
E
nella lettera ai Corinti Paolo, consapevole di aver truffato le persone
promettendo la venuta del suo padrone eccolo incitare le persone a morire
felici nella sua truffa: “Pieni, dunque, sempre di coraggio e consapevoli che mentre viviamo nel
corpo siamo pellegrini lungi dal signore, camminiamo, infatti, nella fede e non
nella visione, siamo pieni di coraggio e preferiamo uscire da questo corpo per
andare presso il signore.” Vi prego, dice Paolo di Tarso, continuate a vivere
nella mia truffa, continuate ad essere “roba mia”, perché volete essere delle
persone? In fondo, poi, andrete dal “signore”. Allora non vi ho proprio
truffati: la vita eterna è rimandata, ma vedrete, il padrone arriverà e
intanto, morendo, voi che avete perseverato nella mia truffa, andrete da lui.
Siete
contenti?
Se
vi ho truffato o meno, lo vedrete poi, quando sarete morti. Quando non potrete
più rivendicare nessun diritto!
Volevate
vivere in eterno, dice Paolo di Tarso, ma da quel furbo quale sono vi ho
sottratto anche l’unica occasione di vita che avete avuto.
Io,
dice Paolo di Tarso, sono la parola di Cristo e voi: “...dobbiamo tutti
comparire davanti al tribunale di cristo perché ognuno riceva la ricompensa di
quel che avrà fatto quand’era nel corpo, in bene o in male” per cui pensateci
bene prima di diventare consapevoli che io vi sto truffando.
“Ed io fratelli non potrei parlare a voi come a uomini spirituali,
ma come a esseri di carne, come a bambini di cristo. Vi dovetti dare del latte
a bere e non del cibo solido, perché non lo potevate ricevere, anzi, non lo
potete accogliere neppure ora; perché siete ancora carnali. Infatti, dal
momento che ci sono fra voi gelosie e contese, non siete voi forse carnali e
non camminate secondo l’uomo? Quando uno arriva a dire: “Io sono di Paolo”; e
un altro: “Io sono d’Apollo”, non siete forse uomini?
Ma che cos’è Apollo? Che cos’è Paolo? Dei ministri per mezzo dei
quali avete creduto, e ciascuno secondo la misura che gli ha dato il signore.
Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma dio ha fatto crescere. Quindi né colui
che pianta è qualche cosa, né colui che innaffia, ma solo dio che fa crescere.
Colui che pianta e colui che innaffia sono una cosa sola, tuttavia ciascuno
riceverà la sua ricompensa secondo
il proprio lavoro. Noi infatti siamo gli operai di dio: voi invece siete il
campo di dio e l’edificio di dio.” Paolo di Tarso I lettera ai Corinti 3, 1-9
“Vi
dovetti dare del latte a bere e non del cibo solido, perché non lo potevate
ricevere, anzi, non lo potete accogliere neppure ora; perché siete ancora
carnali.” Dice Paolo di Tarso. Ho dovuto parlarvi come foste dei bambini,
ignoranti, fiduciosi, superstiziosi e paurosi. Voi mi avete costretto, dice
Paolo di Tarso, a parlare di una dottrina puerile, ma io “ho dottrine più
elevate, mica quelle che ho dato a voi. A voi ho dato quelle puerili, il latte,
ma io ho ben altro, ho dottrine solide, cibo solido!”
Sono
le stesse cose che dichiara il truffatore, il millantatore, che presenta un’offerta
miserabile illudendo o prospettando al suo “cliente” chissà quali altre cose “lui” tiene
nascoste.
E’
un po’ la dottrina dei così detti “misteri” del cristianesimo a cui è
necessario credere per fede.
“E’
assurdo, dunque credo!” Credo perché è assurdo. E proprio perché è assurdo è
necessario circuire le emozioni delle persone, fin da quando sono bambini, affinché
credano anche da adulti.
La
violenza esercitata da Paolo per costringere le persone a credere, non è un
atto di violenza, ma è “la misura che gli ha dato il signore.”. Dopo che ha
imposto con la violenza il “credere”, la “fede” a bambini indifesi ecco la
minaccia del suo padrone: “Chiunque scandalizza uno di questi piccoli che
credono in me....” Non svelate come Paolo di Tarso ha imposto la “fede”;
piuttosto che svelare i meccanismi della truffa è meglio che vi mettiate una
macina e che vi buttiate a mare.
E
come si pone Paolo di Tarso e il suo amico Apollo davanti alle persone?
Dice
Paolo di Tarso: “Voi siete nulla, siete degli oggetti passivi, che devono
rimanere passivi!” Io e Apollo, invece, siamo gli operai di dio: noi facciamo
quello che vogliamo perché lo facciamo per volontà di dio. Dal momento che noi,
quanto facciamo lo facciamo per volontà di dio, voi dovete ricevere ogni cosa
che noi facciamo!
E’
la logica della violenza sui bambini messa in atto dai preti pedofili e
pederasti: loro sono gli operai di dio, agiscono in funzione della gloria di
dio, e dunque i bambini devono subire i doni che ricevono da dio attraverso l’attività
dei preti pedofili e pederasti!
Dopo
saranno ricompensati. Dopo, quando moriranno. Dopo, nella vita eterna.
E
che dice Paolo di Tarso, il truffatore, per sollecitare anche altre persone a
truffare e perpetrare la truffa?
“Non sapete voi che i corridori nello stadio corrono bensì tutti, ma
uno solo ottiene il premio? Correte anche voi in modo da ottenerlo. Tutti i
lottatori si sottopongono ad ogni sorta di astinenze, ed essi lo fanno per
guadagnare una corona corruttibile, noi, invece, per una corona eterna. E
appunto così io corro, ma non come alla ventura: faccio del pugilato, ma non
come uno che da i colpi nell’aria; bensì tratto duramente il mio corpo e lo
riduco schiavo, affinché, dopo aver fatto da araldo agli altri, non rimanga io
squalificato.” Paolo di Tarso, I lettera ai Corinti 9, 24-27
Truffate!
Truffate come se foste in gara fra di voi. Ingannate, sottraete beni alle
persone, riducetele in miseria, così potranno anche loro “... studiarsi di
piacere a lui, sia che si debba rimanere in questo corpo, sia che lo si debba
lasciare”.
Entrate
in gara col vostro “concorrente per piacere di più a cristo, il vostro padrone,
di cui io esprimo la volontà, il pensiero e la promessa!”. Siate come dei
lottatori che si allenano per combattere sempre meglio o siate come dei
corridori che si allenano per migliorarsi.
Gli
atleti nello stadio sono dei fessi. Loro fanno tanti sacrifici per un premio
effimero. Noi, che siamo più furbi, “trattiamo duramente il nostro corpo e lo
riduciamo schiavo” al fine di garantirci un premio eterno: “Come siamo furbi
noi, E COME SONO FESSI TUTTI LORO!”
E
per meglio guadagnarsi la vita eterna, Paolo di Tarso esorta gli Esseri Umani
ad essere degli schiavi, perché così ha voluto il suo dio padrone: per la
chiesa cattolica la schiavitù è voluta da dio e nessuno può ribellarsi al proprio
stato di schiavitù perché, altrimenti, si ribellerebbe a dio!
Dice
Paolo di Tarso:
“Schiavi, obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne,
non solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con sincerità di
cuore, per timore del signore. tutto quello che fate, fatelo di cuore, come per
il signore e non per gli uomini, sapendo che riceverete in ricompensa l’eredità
dalle mani stesse di dio. E’ a cristo signore che voi servite. Chiunque,
invece, commette ingiustizia, commetterà secondo l’ingiustizia commessa: non vi
sarà accettazione di persone.” Paolo di Tarso, lettera ai Colossesi 3, 22-25
La
distruzione delle società civili è il grande progetto del cristianesimo.
Peggiorare le condizioni di vita delle persone costringendole a sperare nella
vita eterna. A sperare di trovare, dopo la loro morte, le montagne di polenta e
i mari di “tocio”, perché solo con la miseria sociale si può imporre la volontà
del dio dei cristiani. E quando i cristiani distruggeranno le società civili,
allora venderanno la carità. Prima si distrugge la ricchezza sociale e poi si
costruisce il potere attraverso il commercio della carità. Così i popoli sono
stati macellati al fine di costringerli a soggettivare la truffa di Paolo di
Tarso, del Gesù di Nazareth, soddisfacendo il desiderio sadico del dio dei
cristiani che si beatifica e si esalta macellano e distruggendo i più deboli!
Questo
costruisce il potere attraverso il quale le chiese cristiane dominano l’uomo ed
esercitano la loro violenza per costringerlo a credere nella promessa. La
promessa di quanto millantano non è solo una truffa, ma è un’attività
finalizzata a distruggere la vita dell’uomo stesso.
Morendo
l’uomo svelerà la truffa, ma sarà nelle condizioni di non poter più chiedere i
danni.
Solo
che, accettando di essere truffato, ha favorito la perpetuazione della truffa
stessa.
Accettando
ha detto ad altri uomini: “Fatevi truffare anche voi!” E mentre esaltava la
truffa ha detto, nei vari linguaggi culturali in cui ha agito, “Schiavi,
obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non solo quando vi
vedono, come per piacere agli uomini, ma con sincerità di cuore, per timore del
signore. tutto quello che fate, fatelo di cuore, come per il signore e non per
gli uomini, sapendo che riceverete in ricompensa l’eredità dalle mani stesse di
dio.”
E questo sia per consolare sé stesso del
proprio ruolo di schiavo, sia per soddisfare sé steso nel ruolo di padrone e
distruttore del Sistema Sociale.
E
questo è il messaggio del Gesù di Nazareth che pretende di essere il padrone
degli uomini:
“Schiavi,
obbedite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non solo quando vi
vedono, come per piacere agli uomini, ma con sincerità di cuore, per timore del
signore. tutto quello che fate, fatelo di cuore, come per il signore e non per
gli uomini, sapendo che riceverete in ricompensa l’eredità dalle mani stesse di
dio.”
Si
spaccia, come fosse una dose di eroina, la promessa di un’eternità per privare
gli uomini dell’opportunità della loro vita.
Così
gli uomini, anziché lavorare per costruire il loro futuro, preferiscono
spacciare la “dose di millantata promessa di vita eterna” come con la violenza
hanno imposto loro i cristiani!
Marghera,
19 novembre 2006
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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