Liberazione dalla servitù della legge

I cristiani e l'obbedienza alle leggi nel pensiero di san Paolo

Prima parte di quattro parti su san Paolo e la legge

Paolo di Tarso, santo cristiano

di Claudio Simeoni

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Scrive Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani:

"Ignorate forse, o fratelli, - parlo a persone che conoscono la legge - che la legge ha forza sull'uomo finché egli vive? Infatti, una donna maritata è legata per legge a suo marito finché egli vive, ma se il marito muore, essa è sciolta dalla legge che la legava al marito. Quindi sarà chiamata adultera se, vivendo il marito, si dona ad un altro uomo; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge, per cui non è più adultera se si dona ad un altro uomo.

Così anche voi, fratelli, mediante il corpo di Cristo siete già morti alla legge per essere di un altro, di Colui che resuscitò i morti, affinché noi fruttifichiamo per Dio. Difatti, quando eravamo ancora nella cane, le passioni dei peccati, provocate dalla legge, agivano nelle nostre membra, in modo che noi fruttificavamo per la morte. Ora invece siamo liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, affinché serviamo in uno spirito nuovo e non più nella vecchiezza della lettera." Romani 7, 1-6

Il concetto di legge, usato da Paolo, si riferisce sia alla legge civile che alla legge ebraica. Le due cose non differiscono in quanto, nella Bibbia, le due cose coincidono. Noi, che viviamo nella società del 2000, abbiamo la necessità di precisare le due cose in quanto le riflessioni che vengono fatte sugli intenti e sugli effetti delle affermazioni di Paolo, sono varie e molteplici a seconda di some si è modificata la società civile nel corso degli ultimi secoli.

Perché le riflessioni sono molteplici? Perché il cristianesimo è ambiguo, come Paolo di Tarso. Gli intenti del cristianesimo non sono quelli di costruire una dottrina che sia funzionale al divenire dell'uomo, ma sono quelli di ottenere la sottomissione dell'uomo in tutte le situazioni sociali e culturali che la storia può presentare: adattare la dottrina alle esigenze di sottomettere le persone in relazione alla cultura dell'attuale società civile!

Dirà la chiesa cattolica: "Non siamo stati noi a bruciare le persone, noi le abbiamo consegnate alla società civile. E' stata la società civile a bruciarle!" Banale trucco retorico per non assumersi la responsabilità di genocidio che vuole distrarre l'attenzione dell'ascoltatore dal controllo militare che la chiesa cattolica esercitava sulla società civile!

Paolo di Tarso inizia il suo discorso relativo alla legge partendo da un esempio. Un esempio particolare, che nella società di oggi leggeremmo come gli effetti della "legge divina" sulle leggi della società civile.

Ed è questo esempio che ci deve guidare nel commentare il discorso in relazione alla legge fatto da Paolo di Tarso al fine di capire la relazione che ha nei confronti della legge la chiesa cattolica.

Dice Paolo di Tarso:

"Ignorate forse, o fratelli, - parlo a persone che conoscono la legge - che la legge ha forza sull'uomo finché egli vive? Infatti, una donna maritata è legata per legge a suo marito finché egli vive, ma se il marito muore, essa è sciolta dalla legge che la legava al marito. Quindi sarà chiamata adultera se, vivendo il marito, si dona ad un altro uomo; ma se il marito muore, è sciolta dalla legge, per cui non è più adultera se si dona ad un altro uomo." Lettera ai Romani 7, 1-3

La legge è obbligo e repressione. La legge obbliga ad un comportamento. Dentro la legge sei approvato, violando la legge sei condannato.

Il concetto di legge, in cui Paolo di Tarso si muove, è "la regola dettata dal padrone in funzione di sé stesso!". Questo, del resto, è il tipo di legge proprio della Bibbia. Non troviamo MAI nella Bibbia il concetto di legge proprio dello spirito della legge di Hammurabi:

"Allora gli dèi Anu ed Enki, per migliorare il benessere del popolo, hanno chiamato me, Hammurapi, il principe devoto, che venera gli dèi, perché proclamassi la giustizia nel paese, distruggessi il male e la malvagità, non permettessi al forte di opprimere il debole, e sorgessi come il dio (Sole) Samas sull'umanità, ad illuminare il paese." Questo spirito risorgerà dopo l'imposizione della Magna Carta ad opera dei nobili inglesi a Giovanni Senza Terra. E si farà strada fra molta fatica nella società umana.

In Paolo di Tarso non esiste il concetto di legge che protegge, ma solo il concetto di legge che reprime!

La legge, secondo Paolo di Tarso, è fatta per i vivi.

E qui prende forma la prima idea retorica di Paolo di Tarso: è sufficiente morire perché la legge non abbia effetti!

Il morire, inteso da Paolo di Tarso, non è la fine del corpo fisico, ma è il sottrarsi alla legge.

Afferma Paolo di Tarso: "Se io mi sottraggo alla legge, per la legge sono morto!" In questo caso la legge non mi può perseguitare, né imporre un obbligo.

Le implicazioni di questo sono molteplici. Innanzi tutto è necessario sottrarsi alla società civile.

La società civile è un insieme di diritti e doveri (in ogni società, sia antica che moderna, al di là dell'opinione che noi possiamo avere dei diritti e dei doveri socialmente imposti) che tendono a mantenere un equilibrio all'interno del Sistema Sociale per agire opportunamente verso "l'esterno" del Sistema Sociale stesso. Se ci si sottrae al Sistema Sociale e alle sue regole (anziché modificare le regole del Sistema Sociale) si crea una forma di squilibrio e si indebolisce il Sistema Sociale il quale, inevitabilmente, sarà costretto ad una nuova forma di riadattamento giuridico al proprio interno.

Sottrarsi alla legge è il primo atto di guerra che il cristianesimo nascente dichiara alla società civile. Dove, l'intento del sottrarsi alla legge non sta nel tentativo di stabilire nuove regole e nuove norme, ma nel tentativo di danneggiare il sistema sociale, indebolirne la coesione al fine di dominarne gli individui.

Le persone che si riuniscono attorno a Paolo di Tarso sperano di poter sottrarsi alla legge in quanto considerano sé stessi morti nei confronti della legge, ma vengono sottomessi ad una nuova e diversa legge. Così le persone sono indotte ad accettare il passaggio nella nuova setta religiosa in quanto convinte di essere liberate dalla legge che le opprimeva.

Quelle persone hanno una percezione emotiva degli ostacoli che nella loro vita sono posti dalle leggi esistenti, ma non hanno consapevolezza degli effetti che implica accettare le regole della "nuova setta" di Paolo di Tarso.

Le nuove regole nella setta vengono imposte alle persone con altrettanta determinazione che le regole nella società civile, solo che nella testa delle persone scatta un meccanismo emozionale. Le regole della società civile le conoscono; le regole della setta le immaginano. Cioè, sulle regole della setta proiettano le loro aspettative di violazione delle regole della società civile.

Proprio questa impostazione data da Paolo di Tarso è vincente nell'afferrare le aspettative degli strati sociali deboli della società civile e usarli per destabilizzare la società civile nel suo insieme attraverso la creazione di illusioni e di aspettative in persone inconsapevoli.

"Così anche voi, fratelli, mediante il corpo di Cristo siete già morti alla legge per essere di un altro, di Colui che resuscitò i morti, affinché noi fruttifichiamo per Dio. Difatti, quando eravamo ancora nella cane, le passioni dei peccati, provocate dalla legge, agivano nelle nostre membra, in modo che noi fruttificavamo per la morte. Ora invece siamo liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, affinché serviamo in uno spirito nuovo e non più nella vecchiezza della lettera." Romani 7, 1-6

Si passa dal concetto di "essere sottoposti alla legge" al concetto di "essere di un altro, Colui che resuscitò i morti".

La legge, concetto oggettivo che si impone a tutti i soggetti di una società, viene negata per sottomettere i soggetti ad una volontà soggettiva che si sottrae all'oggettività della legge. In parole povere, gli individui vengono sottomessi alla volontà di un padrone che fa di loro quello che vuole! Inizialmente quel padrone è un soggetto astratto, Gesù Cristo. Poi, diventa un padrone effettivo nella figura di Paolo di Tarso, nei Papi e nella gerarchia che la nuova setta che voleva sottrarre le persone alla legge, impone alle persone.

Per ottenere questo Paolo di Tarso inizia il gioco retorico finalizzato alla colpevolizzazione degli individui, alla repressione dei loro bisogni, dello stupro delle loro emozioni il cui scopo è quello di sottrarre gli individui alla legge al fine di trasformarli in bestiame a disposizione del padrone fin nel loro intimo. Devono aderire al loro padrone con tutto il loro cuore; con tutte le loro emozioni. Solo in questo modo il padrone, o chi ne fa le veci, ha la sicurezza di poterli dominare.

Nella seconda parte del testo che stiamo analizzando Paolo sposta il problema dal sociale all'individuale. Il suo scopo è distruggere la società civile mediante la cooptazione nella setta degli individui. Affinché questo funzioni gli individui devono essere portati a pensare di essere una sorta di superman, degli eletti, di avere un grande destino, di essere delle persone speciali nella società in cui vivono. Sia che nella società civile siano schiavi sia che siano padroni!

Tre elementi caratterizzano la seconda parte:

1) Morti alla legge e divenuti di proprietà di un altro;

2) Le passioni dei peccati erano provocate dalla legge;

3) Uguaglianza legge e peccati dai quali si è liberati;

Il passaggio logico operato da Paolo di Tarso è il seguente: la legge provoca il peccato; il peccato è la condanna del soggetto; sottrarsi alla legge per sottomettersi ad un altro! Da cui: un altro determina la sua legge, ti amerà finché farai ciò che lui vuole; se non farai ciò che lui vuole lui ti ucciderà in quanto tu avrai "peccato" contro di lui.

Ed è in questa forma che diventa del tutto logico quanto scrive tale Santa Margherita-Maria Alacoque:

"Tutto pare che mi condanni ad un supplizio eterno. Tutto quanto il bene che riuscirò a fare non potrebbe riparare la più piccola delle mie colpe, se non intervieni Tu (Signore). Sono un debitore insolvibile: lo vedi bene o mio Divin Maestro. Gettami in carcere, lo voglio, purché sia incarcerata nel tuo sacro cuore..." Da Jean Delumeau "Il peccato e la paura" ed il Mulino p. 542

Paolo di Tarso concepisce soltanto la legge come repressione. In quest'ottica fintanto che la legge non reprime il gesto, il gesto è in sé libero da reato: è libero da peccato. Paolo di Tarso non ha il concetto del gesto che danneggia e la legge si limita a riconoscere che facendo un danno quel gesto va condannato. Per Paolo di Tarso la legge non determina la condanna per il gesto che danneggia, ma riconosce nel gesto il peccato al di là della qualità e degli effetti prodotti dal gesto. E' come se dicessimo: la legge determina che quel gesto danneggia! No, non è così! La legge, nella società civile, riconosce il reato in quanto il gesto provoca un danno; non determina il danno!

E in effetti il cristianesimo ha rivoluzionato il concetto di legge dell'antico impero Romano. Col cristianesimo non si ha più la legge che garantisce il cittadino, ma si ha la legge che condanna la persona individuando i gesti per i quali può essere condannata al di là che quei gesti o quei comportamenti provocano danno o meno.

Con questa impostazione, voluta da Paolo di Tarso e imposta all'interno della sua comunità (e per estensione propria del cristianesimo), egli stesso non può più dire al soldato Romano "Rispettami perché sono un cittadino Romano!", ma dovrà sottomettersi e chiedere perdono! Così sarà quando il cristianesimo diventerà padrone delle società civili e imporrà le sue leggi agli uomini per la sua gloria!

Marghera, 21 febbraio 2006

Pagine sull'analisi della religione cristiana

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Claudio Simeoni

Meccanico

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Il Male Assoluto

Il male assoluto è quell'ideologia che distrugge il futuro delle persone costringendole a sottomettersi con tutto il loro cuore e "tutta la loro anima". Il male assoluto è descritto nella bibbia cristiana, nei vangeli cristiani, nei testi degli ebrei, nel Corano e nei canoni buddisti.