COME TRATTATE IN PSICOLOGIA
E COME VENGONO CONSIDERATE NEL
CROGIOLO DELLO STREGONE!
Di Claudio Simeoni
E’
necessario distinguere fra ciò che si percepisce e ciò che quanto si percepisce produce in noi.
La
sensazione è quanto sorge nell’individuo, la percezione è quanto l’individuo
comprende dei fenomeni del mondo che gli giungono.
La
capacità di un individuo di percepire cose diverse, dato uno stesso stimolo
fenomenologico, è data dalla sua capacità soggettiva di recepire i messaggi
dello stimolo in maniera diversa data la sua diversa sensibilità nel
considerare, percepire e collocare i messaggi stessi. La sua capacità di
comprenderne i significati, la sua capacità di negarne degli aspetti, la sua
capacità di comprendere l’effetto di quei messaggi nel mondo in cui vive.
Che
cos’è “la sua capacità”? Non è altro che la “sedimentazione storica” della
gestione soggettiva delle proprie emozioni: fin da quando si era nella pancia
della madre. Quando davanti a noi si presenta un individuo, è come se si
presentasse il risultato finale di una storia di “manipolazioni emozionali” e,
quanto l’individuo esprime o non esprime, è il prodotto di questa storia. Fin
dalla produzione di ovuli e spermatozoi è in piedi una storia di attrazione e
repulsione di quanto si incontra. Questa storia di attrazioni e di repulsioni
si specializza e si modifica, adattandosi al mondo, nel corso del tempo delle
situazioni e delle condizioni in cui si esprime.
è cosa diversa dal
percepire un fenomeno.
E’
l’elaborazione della nostra capacità di sentire che ci permette di percepire in
maniera diversa.
La
sensazione è anche la capacità del soggetto di considerare tutti gli oggetti,
dell’insieme in cui vive, in un esatto ordine relazionale che gli permette di
prevedere quali nuovi fenomeni, quest’ordine, è in grado di manifestare e quali
cambiamenti possono intervenire data la percezione di nuovi fenomeni che
giungono nell’insieme in cui vive.
Dice
la psicologia (o parte di essa):
2) PSICOLOGIA ANALITICA
C. G. Jung considera “la sensazione identica alla percezione. [...]
Essa da un lato è l’elemento della rappresentazione in quanto trasmette
l’immagine percettiva dell’oggetto esterno della rappresentazione, dall’altro
un elemento del sentimento, in quanto conferisce al sentimento stesso il
carattere di effetto mediante la percezione delle alterazioni somatiche. In
quanto trasmette alla coscienza le alterazioni somatiche, la sensazione
rappresenta anche gli istinti fisiologici; ma non è loro identica, essendo una
funzione meramente percettiva. [...] Sensazione e intuizione rappresentano per
me una coppia di opposti, ovvero due funzioni che si compensano a vicenda come il pensiero e il sentimento. La
funzione del pensare e quella del sentire si sviluppano come funzioni autonome,
sia ontogeneticamente che filologicamente, dalla sensazione.
La sensazione, in quanto fenomeno elementare, è un semplice dato di
fatto non sottoposto alle leggi della ragione, all’opposto del pensiero e del
sentimento. Io la considero perciò una funzione irrazionale, e ciò benché
l’intelletto riesca ad ordinare un gran numero di sensazioni in un complesso
razionale. Un individuo che orienta il suo atteggiamento generale secondo il
principio della sensazione appartiene al tipo sensoriale” (1921, p. 478-480).
Il tipo di sensazione, a seconda dell’atteggiamento, può essere estroverso e
allora è catturato da tutto ciò che gli proviene dalla percezione degli oggetti
esterni, o introverso e allora si “orienta in base all’intensità della
componente sensoriale soggettiva messa in azione dallo stimolo obiettivo. In
questo caso non è mai possibile prevedere dal di fuori ciò che produrrà
un’impressione o ciò che non la produrrà” (1921, p. 400).
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce: sensazione
Le
persone sono in grado di percepire i fenomeni che giungono dal mondo, ma spesso
sono separate dal mondo in cui vivono. Lo pensano, lo descrivono, ma le
emozioni del mondo non le attraversano. Non sanno vivere le emozioni degli
altri, le sensazioni degli altri, le aspettative degli altri. Così non sono in
grado nemmeno di comprendere cosa comporta l’arrivo del nuovo fenomeno
nell’insieme in cui vivono. Cosa tocca negli altri, cosa gli altri considerano.
La
partecipazione dell’individuo all’insieme in cui vive determina un aspetto
fondamentale del suo sentire, determina gli effetti, nelle sue azioni, di
quanto percepisce.
Esiste
un termine, usato anche in psicologia, che va risignificato.
Si
tratta del termine Compassione.
Dice
la psicologia del termine “compassione”:
“partecipazione emotiva al dolore altrui che si esprime attraverso
un sentimento di solidarietà alla base del quale c’è, secondo Schopenhauer, la
consapevolezza della comune partecipazione al carattere doloroso
dell’esistenza.
Per Freud la compassione è una forma di inibizione utilizzata
nell’economia psichica per reprimere le componenti di crudeltà presenti nella
pulsione sessuale.”
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce: compassione
Sia
Schopenhauer che Freud partivano, nell’elaborazione del concetto di
compassione, dal Potere di Avere o dal Potere del possesso. Così per Freud la
compassione mitiga quello che lui definisce il lato violento e crudele della
relazione sessuale: il possesso distruttivo come manifestazione fobica prodotta
dal condizionamento educazionale cristiano.
Sia
Freud che Schopenhauer non hanno nessun concetto dell’esistenza che non sia
quello dell’individuo creato da un dio padrone e pertanto separato dal mondo
con desiderio di possesso e dominio sul mondo che si esprime, in modo
particolare, nelle relazioni sessuali.
Il
termine compassione definisce una tensione di solidarietà di specie finalizzata
a fondare il futuro della specie.
Mentre
il cristianesimo, i filosofi e gli psicologi cristiani, trattano l’individuo
come soggetto separato dall’insieme, il Paganesimo considera l’individuo come
manifestazione dell’insieme. Sia dell’insieme Natura che dell’insieme specie. I
legami sono del tipo emotivo e partecipativo, flussi emotivi che i soggetti
dell’insieme riversano nei confronti di ogni membro e ogni membro riversa
nell’insieme.
Il
concetto di Compassione, all’interno del Paganesimo, è il concetto di COMPARTECIPAZIONE
ALLA VITA.
Mentre
il cristiano, che si estrae dall’insieme della vita, può accettare il concetto
di Schopenhauer relativo alla compassione, come “partecipazione emotiva al
dolore altrui”, nel Paganesimo Politeista il concetto di Compassione assume il
significato di SENSIBILITA’ attraverso la quale il singolo soggetto “co-partecipa
allo sviluppo del divenire e dell’insieme in cui è nato ed è divenuto”. Tutta
la storia dell’evoluzione delle specie sta a dimostrare la capacità degli
individui di partecipare all’insieme di cui sono parte.
Il
concetto di Compassione, all’interno del Potere di Essere, invita i soggetti
dell’insieme ad essere “sempre più forti”, sia dal punto di vista fisico che intellettuale,
emotivo e psichico per meglio affrontare le contraddizioni dell’esistenza. E la
compassione non è il pietismo nei confronti di chi è debole, ma la tensione di
partecipazione a sviluppare l’insieme di cui si è parte come parte del proprio
sviluppo soggettivo.
Da
qui il concetto di sentire soggettivo che permette all’individuo di percepire
una gamma più ampia di fenomeni e che permette, al soggetto, di collocare quei
fenomeni nell’insieme in cui vive e di comprenderne gli effetti e le
modificazioni che tali fenomeni produrranno.
Il
sentire è cosa diversa dal percepire. Perché un conto è percepire il fenomeno e
un altro conto percepire spessore, qualità effetti del fenomeno.
Il
sentire viene costruito dall’individuo in base alla propria esperienza e in
base all’atteggiamento che l’individuo assume davanti al mondo. Lo sviluppo del
sentire soggettivo determinerà l’esperienza e l’atteggiamento dell’individuo
davanti al mondo che percepirà i fenomeni che dal mondo gli giungono in maniera
qualitativa diversa.
Si
attua, nell’individuo un processo di sedimentazione della capacità di sentire
il mondo.
Il
sentire si costruisce anche privando il sentire dell’illusione, cioè della
proiezione delle proprie aspettative sul fenomeno percepito.
La
costruzione psichica delle aspettative personali che vengono proiettate in una
situazione di attesa del fenomeno e del suo significato è il frutto
dell’educazione cristiana che determinando nel soggetto una concezione di
“verità del mondo”, di “realtà definita”, determina, nell’individuo, le
condizioni di attesa nei confronti del dispiegamento di quella verità e della
provvidenza di cui è portatrice. Così, non si tratta più del sentire, ma
dell’illusione che scambia i fenomeni del mondo come delle manifestazioni della
verità a cui è stato educato a credere. Il sentire che viene, attraverso le
tecniche educazionali cristiane, trasformato nell’individuo in aspettativa
emotiva contrittiva fino a trasformarsi nel senso di colpa.
Nel senso di
colpa, il sentire si trasforma in depressione come impossibilità del soggetto
di superare l’educazione cristiana cattolica subita.
Dice la
psicologia (o parte di essa):
“...la psichiatria che nell’esperienza della colpa ha colto uno dei
motivi della depressione endogena il cui quadro è così delineato da E. Borgna:
“Le espressioni di colpa depressive si possono distinguere in colpa morale
(quando ci sia la coscienza di aver violato norme fondamentali su istanze
comuni al contesto sociale e culturale in cui si vive), in colpa religiosa (quando
si abbia la coscienza di non aver rispettato norme legate ai contesti di fede
in cui si crede) e di colpa esistenziale (quando il vivere è sentito come fonte
di colpa insostenibile)” (1988, p. 135). La fenomenologia della colpa, che è al
centro della condizione depressa, si lascia spiegare heideggerianamente in base
alla sensazione di chiusura al futuro che fa del passato, in cui la colpa
presunta o reale è stata commessa, un tempo inoltrepassabile e quindi assoluto:
“La colpa - scrive ancora Borgna – non si cancella dunque dalla coscienza
malinconica: si fa avvenimento che si inserisce, una volta per tutte, nella
storicità evenemenziale del paziente; nella misura in cui si risolve ogni
speranza nel riscatto della colpa e scompare dall’orizzonte temporale la
dimensione del futuro che, sola, consente di sorpassare (oltrepassare) gli
eventi del passato: trascinandoli nel vortice del divenire e immergendoli in
una situazione altra da quella che essi hanno avuto nel passato. La colpa non
si trasforma nella sua risonanza soggettiva e nella sua prospettiva morale; e
questo in connessione strutturale con la permanenza della depressione” (1988 p.
140).”
Dal dizionario di psicologia
di Umberto Galimberti ed. Garzanti
Voce: colpa
Il
fenomeno che produce il senso di colpa in realtà altro non fa che risolvere il
conflitto fra sentire e necessità soggettiva di interpretare il percepito e la
manipolazione mentale subita che impone al soggetto di proiettare sui fenomeni
le proprie aspettative sia religiose, che morali o esistenziali.
La
struttura educazionale monoteista trasforma una tensione soggettiva. qual è lo
sviluppo della capacità di sentire del soggetto, in depressione per
l’incapacità del soggetto di risolvere la contraddizione fra aspettative e
necessità di interpretazioni del fenomeno percepito.
Nel
Catechismo della chiesa cattolica, a fondamento dell’attività di manipolazione
mentale e psichica esercitata dalla chiesa cattolica nei confronti dei ragazzi,
leggiamo:
“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo
è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e
soltanto in Dio l’uomo troverà la verità che cerca senza posa:
La ragione più alta della dignità dell’uomo consiste alla sua vocazione
alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con
Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre
per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce
liberamente e se non si fida del suo creatore.”
Dal “Catechismo della chiesa cattolica” Editore Leonardo 1994
Come
si comprende, la creazione della patologia depressiva nelle persone è
imperativo dottrinale della chiesa cattolica che, alla capacità dell’Essere
Umano di costruire il proprio sentire attraverso la percezione psichica dei
fenomeni provenienti dal mondo, sostituisce la dipendenza del proprio sentire
dalle aspettative che la chiesa cattolica impone all’uomo nell’interpretazione
dei fenomeni del mondo.
Il
sentire dell’uomo, come capacità di interpretazione della realtà fenomenologica
del mondo, viene sostituita dalla chiesa cattolica, mediane la manipolazione
mentale sia diretta che indiretta, con la dipendenza psichica di “Dio che non
cessa di attirare a sé l’uomo”, “la verità che cercata senza posa”, “la dignità
dell’uomo consiste alla sua vocazione alla comunione con Dio”, imposizione che
risolve la contraddizione fra
individuo manipolato mentalmente dalla chiesa cattolica e realtà fenomenologica
del mondo con gravi disturbi psichici che vanno dal delirio di onnipotenza,
alla depressione, a varie forme nevrotiche.
Nella
manifestazione di queste patologie, ciò che è morto dentro all’uomo è la sua
capacità di sentire!
La
sua capacità di ESSERE PARTE DEL MONDO IN CUI VIVE.
E’
morta la sua capacità di vivere delle stesse passioni del mondo, degli stessi
progetti, delle stesse aspettative, di atti che fondano il futuro: è morta la
sua compassione!
Da
qui l’incapacità della psicologia di distinguere fra l’Essere Umano e il suo
divenuto e la sua percezione dei fenomeni del mondo; incapacità di distinguere
la capacità di elaborazione soggettiva come sentire-sentimento nel percepire
il mondo e la sua capacità di
percepire i fenomeni del mondo. E’ la visione monoteista che la psicologia e la
psichiatria applicano all’uomo come modello. Un modello al quale si richiede
adesione anziché cercare di rimuovere l’attività di diffusione della malattia
imposta dal monoteismo intesa come COSTRUZIONE NELL’INDIVIDUO DELL’IMPOTENZA
NELL’AFFRONTARE LE CONTRADDIZIONI DELLA PROPRIA ESISTENZA.
Lusiana,
25 agosto 2006
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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30175 Marghera - Venezia
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