2) 900 - LA SCHIAVITU' CRISTIANA - IL FILOSOFO: AVICENNA!


STORIA DELLA STREGONERIA DALL'800 AL 1800

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Ultimamente ho illustrato le grandi linee del crogiolo dello stregone (meno un elemento che mi riservo di illustrarlo in un secondo tempo che riguarda il palpare il mondo) e ci sono state numerose risposte. In pratica molte persone hanno scoperto che nel crogiolo ci sono degli elementi che loro hanno praticato ottenendo dei risultati.

Questo non ci ha sorpreso. Sappiamo che sia fra chi pratica meditazione che fra chi pratica sognare o relazione col circostante numerosi sono coloro che ottengono l’effetto di risvegliare il dormiente. In altre parole rende manifesto alla sua ragione l’esistenza di un corpo luminoso in formazione.

Il problema per le persone che praticano questo genere di attività è che pensano che lo sviluppo del corpo luminoso sia dato dalle tecniche che hanno praticato mentre le tecniche che hanno messo in atto altro non sono che un modo per costringere la ragione a prendere atto dell’esistenza del corpo luminoso. Queste persone pensano ad uno sviluppo lineare del corpo luminoso. Questo non è!

In altre parole, il fatto di ottenere degli effetti che manifestano l’esistenza del corpo luminoso, non implicano lo sviluppo lineare del corpo luminoso in quella direzione.

Ciò che favorisce lo sviluppo del corpo luminoso è la vita della persona. Le tecniche costringono la ragione a piegarsi e a prendere atto di quanto la vita ha prodotto.

La pratica del sognare funziona solo se si è vissuto scegliendo, mettendo in atto delle scelte che hanno nutrito il corpo luminoso.

Le persone spesso credono che le tecniche abbiano prodotto il corpo luminoso.

Quale inganno!

Dopo un certo periodo costoro credono che il loro corpo luminoso non dia più manifestazioni della sua presenza. Il sognare diventa faticoso e le pratiche di meditazione sembra che non portino più a nulla.

Queste persone devono comprendere che il corpo luminoso si nutre di obiettivi astratti della ragione.

Il corpo luminoso quando si manifesta favorisce il fare dell’individuo. Nel lavoro e negli interessi tutto diventa più facile, più potente. L’individuo pensa che questo sia il potere e che crescerà all’infinito invece questo non succede. Il corpo luminoso si nutre del fare astratto della ragione.

Il fare astratto della ragione si chiama intento. Se l’intento è fissato su uno degli elementi del crogiolo, il corpo luminoso si nutre e si espande; se il fare o l’attenzione sono fissati su elementi della ragione, il corpo luminoso tende a rattrappirsi.

Facciamo un esempio. Il corpo luminoso in un individuo aumenta l’intuizione rispetto alle persone che ha davanti. Se l’individuo usa questa facoltà, per gioco, per rendere più incisiva la sua ricerca di conoscenza e consapevolezza, questa facoltà si mescola agli elementi simili della ragione favorendone le coincidenze attraverso le quali sviluppa la sua intuizione. Se egli usa questa facoltà come se avesse un altro senso, un altro braccio o un'altra gamba questa facoltà viene distrutta dalla ragione stessa. Si esaurisce e lascia l’individuo più vuoto di prima.

Per fare un esempio:

Se io devo spostare un grosso masso è inutile che pensi di spostarlo col corpo luminoso o con la cosiddetta forza del pensiero. Se agisco per ottenere questo il mio corpo luminoso si esaurisce.

Se io devo spostare un grosso masso il mio corpo luminoso, se è ben amalgamato con la ragione, è in grado di suggerire alla ragione come usare un bastone a mo' di leva per riuscire nello scopo.

L’intento è quello di spostare il masso e il corpo luminoso interviene sull’intento pescando dall’astratto e inserendolo nella ragione. Non interviene come un altro braccio. In questo modo l’intento di spostare il masso ha arricchito la ragione la quale si è dovuta aprire al corpo luminoso per riuscire nel suo intento.

Ciò che costruisce la differenza fra lo sviluppo del corpo luminoso dell’individuo e la distruzione di esso è il punto dove egli ha concentrato il suo intento.

Ciò che noi stiamo facendo, la costruzione del paganesimo politeista, è la costruzione di un grande intento, nel quale i singoli percorsi soggettivi delle persone possono ancorare i loro specifici intenti, impedendo la distruzione della formazione del loro corpo luminoso.

Il nostro intento è un intento astratto. E' un intento che non ha fine. E' fuori dallo spazio e dal tempo ed è in grado di ancorare ogni intento di ogni singolo individuo senza togliere la soggettività di ogni singolo percorso e di ogni singolo intento.

Pertanto noi stiamo tentando, oltre agli altri scopi, di costruire un intento tanto grande nel quale le singole persone che hanno percorsi di Stregoneria possono legare il loro intento, alimentare il loro corpo luminoso, senza per questo essere legati o vincolati all’intento che stiamo costruendo.

La precisazione era doverosa!


In questa trasmissione parleremo del 900 e il fatto di cui parleremo è la schiavitù. In questo secolo la schiavitù intesa come status giuridico tende a sparire. In realtà non sparisce: si trasforma.

Se nell’economia e nella storia si distinguono tre stadi diversi di organizzazione del lavoro, lo schiavismo, il servilismo medioevale e l’operaio nell’industria moderna (vedi ad esempio la teoria marxiana sull’organizzazione del lavoro), nella Stregoneria si distinguono due sole situazioni inerenti al lavoro: l’individuo che attraverso il suo lavoro costruisce se stesso, sviluppando il proprio Potere di Essere attraverso lo sviluppo della libertà del proprio fare, e lo schiavo, colui cioè che svolge delle mansioni costretto a farlo non per scelta ma per costrizione. Alla Stregoneria i sistemi coercitivi interessano soltanto nella misura in cui viene fondato un percorso di liberazione.

D’altronde il passaggio dalla schiavitù in senso classico al servilismo medioevale è stato un peggioramento delle condizioni di vita, non un miglioramento, anche se ha impostato un percorso diverso di mutamenti. Inoltre le trasformazioni non sono avvenute per volontà soggettiva degli schiavi ma per convenienza degli schiavisti a peggiorare le condizioni degli schiavi. Peggiorando le condizioni degli schiavi nel loro presente hanno consentito di mutare il percorso di trasformazione del divenire. Per quanto possa apparire assurdo diremo che il peggioramento delle condizioni in quel presente ha consentito di costruire un futuro diverso.

Quando osserviamo il fare degli stregoni ricordiamo sempre che uno stregone ha l’intento fissato sul tempo che viene incontro, sul futuro in costruzione pertanto, spesso, è spietato nei suoi comportamenti nel presente. Per costruire una casa è necessario scavare la terra per porre le fondamenta. Se qualcuno vede lo scavo non è detto che veda come sarà la casa. Magari si arrabbia perché qualcuno ha scavato la terra e considera questa un'azione stupida. Gli stregoni praticano il sognare e l’alterazione della percezione pertanto percorrono i mutamenti possibili. Ciò non è possibile a chi ha passato una vita in ginocchio o a lamentarsi per le condizioni in cui è costretto a vivere.

Il cristianesimo ha attraversato la storia affermando che uno dei motivi della sua vittoria sul paganesimo fu il fatto che il cristianesimo era contrario alla schiavitù. Questo non è vero. Il percorso d’uscita dalla schiavitù fu un percorso lungo, durato molti secoli e il percorso di schiavitù non può essere distinto da quello servile se non quando il potere emetterà le prime costituzioni attraverso le quali comincerà a limitare il proprio potere assoluto nei confronti degli Esseri Umani.

Rotari fu un re longobardo cristiano anche se ariano (la moglie Gundeberga era cattolica), estese il dominio nell’Italia settentrionale dalla Liguria ad Oderzo e morì nel 652. Rotari promulgò nel febbraio del 643 un editto di leggi composto da 388 capitoli. Alcuni di questi capitoli riguardano gli schiavi.

Vediamo cosa dicono:

221 - Se un servo avrà osato unire in matrimonio una donna o una ragazza libera, sia punito con la morte e i parenti di colei che fu consenziente al servo abbiano il diritto di ucciderla o di venderla come schiava fuori dal regno e facciano quello che vogliono dei beni della donna stessa. Se i parenti trascureranno di fare quanto sopra, allora possa il gastaldo regio o lo sculdascio condurla in una curs del re e metterla tra le schiave del laboratorio.

224 - Se qualcuno vorrà rendere libero un suo servo o una sua ancella (schiava) gli sia permesso fare come gli piace. Infatti chi vuol renderlo fulcfree e indipendente da sé, cioè amund, deve fare così; in primo luogo lo consegni nella mani di un altro uomo libero e davanti alla gairethinx (assemblea) lo confermi; e il secondo lo consegni al terzo, nello stesso modo dal terzo al quarto e il quarto lo conduca ad un quadrivio e pronunci questa formula: puoi andartene libero per quella che vorrai di queste quattro vie. Se così sarà fatto, allora sarà amund e la sua libertà sarà incontestabile; fatto questo il suo padrone non abbia più alcun diritto di pretendere qualche cosa da lui o da un suo discendente; e se colui che è stato liberato sarà morto senza eredi legittimi, gli succede la corte regia e non il padrone o i suoi eredi.........

233 - Nessun servo possa, senza il permesso del suo padrone, vendere terreni né vendere o liberare uno schiavo. Se qualcuno avrà comperato qualcosa da un servo, perda il prezzo pagato e restituisca al padrone quello che avrà comperato dal servo.

273 - Se un servo vaga fuggendo all’interno della provincia, e il padrone lo trova, e il servo fuggendo si rifugia in una curs altrui, il padrone inseguendolo lo cattura, non sia fatta colpa al padrone, che sfogando il suo furore contro il servo si impadronisce di una cosa già sua, per essere penetrato in una curs altrui.

 

Questo è l’editto rotariano ripreso da: “L’operazione storica” ed. Mondadori

 

Dal 643 vediamo come il diritto dell’editto rotariano si trasforma nel capitolare di Carlo magno edito fra l’800 e l’813 in cui la situazione non solo non cambia ma viene riaffermata.

 

803 - Se qualcuno avrà ottenuto legittimamente la libertà con una carta di emancipazione del suo padrone sia libero. Se altri ingiustamente tenterà di ridurlo nuovamente in schiavitù ed egli, esibendo la carta di emancipazione, avrà provato che l’avversario avrà tentato ingiustamente di asservirlo, chi si è reso colpevole del tentativo sia costretto a pagare della multa scritta sulla carta (di emancipazione). ecc...

781 - Nessuno venda fuori dal nostro regno schiavi cristiani né pagani, né qualsiasi arma o stallone; chi lo faccia sia costretto a pagare l’ammenda regia; se non potrà far tornare quegli schiavi sia costretto a pagare il guidrigildo (il prezzo da pagare per l’uccisione di un uomo per evitare la vendetta dei famigliari).

 

Vediamo pertanto come la schiavitù nel cristianesimo si riaffermi con tutta la sua violenza. A testimonianza che i cattolici trafficavano in schiavi c’è un altro documento sulla donazione all’abbazia di Cluny in data 19 gennaio 1062

Dice:

-- Facciamo dono al signore iddio e al signore abate Ugo [abate di Cluny 1049- 1109] della villa di Berziaco con i servi e le schiave che ovunque in quel patrimonio vivano e abitino, siano costoro liberi o siano servi.


Ed è la stessa chiesa cattolica che mette le mani avanti affinché nessuno schiavo possa diventare chierico o prete se non prima di aver avuto la libertà ed è col concilio di Toledo del 633 che afferma

-- Tutti coloro che hanno ricevuto la libertà dai loro signori in modo che il padrone non abbia conservato per sé l’obsequium, costoro, se non hanno commesso reati penali, possono essere ammessi liberamente all’ordine del clero, essendo notoriamente liberati con una manomissione diretta. coloro che sono manomessi con riserva di obsequium, poiché sono ancora legati al padrone con un vincolo di servitù, in nessun modo possono essere promossi all’ordine ecclesiastico; e ciò per evitare che, quando lo volessero i loro padroni, da chierici diventino servi.


Quanti in quel periodo sapevano leggere e scrivere? Nessuno! La chiesa cristiano-cattolica si guardava bene dall’insegnare a leggere e a scrivere. Uno schiavo era uno schiavo e basta. Doveva essere oggetto del massimo disprezzo! Doveva ascoltare quanto il prete diceva e soggettivarlo. Non aveva diritti, non poteva verificare quanto gli veniva detto. Qualunque servo poteva essere uno schiavo, d’altronde il termine servo era sinonimo di schiavo, aveva lo stesso significato. A Roma i plebei appartenevano ad una classe sociale libera, avevano rappresentanti nel senato e nei collegi giudicanti, sapevano leggere e scrivere e avevano propri templi (nel tempio di Cerere erano custoditi gli archivi della plebe). Sotto i cristiani ogni uomo è servo e ogni servo è schiavo!

Questo era il vero progetto del cristianesimo sin dall’inizio e Celso lo aveva capito perfettamente.

La trasformazione avviene all’interno del X secolo, nel 900, il secolo di cui stiamo parlando. ed è in questo secolo:

Gli schiavi tradizionali si fecero più scarsi mentre le condizioni delle classi contadine si venivano livellando nel nuovo stato generale di servitù. La condizione di libertà divenne sempre più un privilegio raro, riservato alla nascente classe feudale. Questa era composta da uomini la cui attività principale era la guerra (in altre parole banditi, ladri e rapinatori con riconoscimento giuridico da parte della chiesa - Carlo Magno è solo un assassino professionista) e che vedevano ormai nei contadini una razza umana inferiore, da sfruttare e angariare in tutti i modi.

E’ vero che rare furono in quel secolo le rivolte contadine nei confronti dei soprusi. I contadini preferivano defilarsi, aspettare che l’odio del prepotente passasse.

Si parla di una rivolta in Normandia. Questa rivolta venne sedata. Leggiamo la cronaca del dopo rivolta per comprendere come i cristiani ridurranno le persone in schiavitù:

- il conte Raul andò talmente in collera che non volle tenere alcun processo. Li rese tutti tristi e dolenti, a parecchi fece strappare i denti, gli altri li fece impalare, fece loro strappare gli occhi e tagliare le mani, a tutti fece arrostire le gambe anche se ne dovevano morire. Altri furono bruciati vivi o immersi nel piombo bollente. Li fece così sistemare tutti; orribili furono a guardarsi. Non furono più visti in nessun luogo senza essere riconosciuti. Il comune è ridotto a nulla; i villani si guardarono bene dal farlo ancora. Si sono ritirati e dimessi da quanto avevano intrapreso.

Cosa avevano intrapreso questi disgraziati? Un sogno che diceva:

- E così possiamo andare nei boschi, tagliare gli alberi e prendere quel che vogliamo, prendere il pesce negli stagni e la selvaggina nelle foreste. La nostra volontà sarà fatta nei boschi, nelle acque e nei prati. Siamo uomini come loro


Si semina soltanto tristezza e disperazione quando si coltivano i sogni senza aver inchiodato l’intento e praticato l’agguato. Lo impararono in quel tempo gli apprendisti stregoni. Lo impararono a loro spese mentre un mondo attorno a loro si stava intristendo. Tutto il mondo cristiano diventava un campo di concentramento di schiavi che agivano a vari livelli per servire il potere ecclesiastico.

La ferocia degli adoratori del macellaio di Sodoma e Gomorra e del pazzo di Nazareth era talmente grande da giustificare qualsiasi atto di ribellione degli Esseri Umani.

Gli stregoni reimpararono che l’essere umano non è creato ma è divenuto per adattamento alle condizioni incontrate. Dovevano imparare ad agire con leggerezza per rispondere alle condizioni che storicamente avrebbero incontrato per trasformare il sentire degli Esseri Umani e trasformare l’oggettivita in cui vivevano.

Sfruttando un documento della fine del XIII secolo di Philippe de Remi signore di Beaumanoir cosa si dice dei servi:

1431 - Il servo che si sottrae alla sua condizione deve essere perseguito dal suo diretto signore in base alla sua origine, nella corte della signoria dove vive se si fa libero, oppure nella corte del signore del quale si riconosce uomo di corpo.

1434 - La servitù viene da parte della madre, perché tutti i figli di colei che è serva sono servi, anche se il padre sia un uomo libero. se il padre fosse cavaliere e sposasse una serva, tutti i figli avuti da lui sarebbero servi. E sarebbero privati della nobiltà (gentillece) tanto da non poter essere cavaliere, perché non è lecito ad un servo diventare cavaliere, benché la nobiltà per la quale si debba diventare cavaliere debba venire dalla parte del padre, per quanto la madre sia vile (villaine), possono essere cavalieri, purché quella non sia serva, nel qual caso non potrebbero... e ancora risulta che quando un uomo è servo e prenda una moglie libera, tutti i figli sono liberi.

1451 - Non tutti i liberi sono nobili; c’è una grande differenza fra i nobili e gli altri uomini liberi. Diversa è la libertà degli altri uomini, perché la loro libertà viene da parte di madre (chiunque nasce da madre libera è libero) e hanno la condizione di fare quel che vogliono, tranne i delitti e le malefatte che sono proibite tra i cristiani per il bene comune.

1452 - Abbiamo parlato del secondo stato (il primo stato è quello del clero) cioè dei nobili e dei liberi. Il terzo stato è quello dei servi. Ma questa categoria di persone non è tutta della stessa condizione e vi sono diversi tipi di servitù. Perché alcuni dei servi sono così soggetti al loro signore che questo può prendere loro tutto ciò che hanno in morte o in vita e, a torto o a ragione, tenerli in prigione ogni volta che vuole, non essendo tenuto a rispondere altro che a dio. Gli altri sono trattati più benevolmente, perché fin che vivono il signore non può chiedere loro alcunché[…]quando muoiono o si sposano con donne libere ciò che hanno tocca ai loro signori, beni mobili ed eredità; perché quelli che si sposano fuori dalla loro condizione o della signoria (se formarient) devono affidarsi alla volontà del loro signore. E se muore non ha nessun altro erede che il suo signore e i figli del servo non hanno alcun diritto se non lo riscattano al signore come farebbe un estraneo.


Questa è la condizione della schiavitù che viene a fissarsi nel XIII secolo. Questo terzo stato sarà il protagonista della rivoluzione francese, quando gli stregoni riusciranno a costruire gli adattamenti a mano a mano che incontrano situazioni storiche. Ampliano la coscienza soggettiva, sviluppano le determinazioni di massa, sviluppano l’intento e la capacità di promuovere sé stessi al di là delle condizioni specifiche.

Ricordiamo che per come ha coltivato lo schiavismo la chiesa cattolica ne è responsabile ab aeternum e in eterno è chiamata a rispondere di quelle azioni. Qui non siamo davanti ad una condizione del tempo, qui siamo davanti ad una dottrina assoluta come emanazione di un dio assoluto e di un profeta che è dio assoluto, che giustificano una chiesa cattolica come assoluta emanazione di ciò.

La chiesa cattolica attuale e tutti i suoi membri sono responsabili di quanto fecero i loro predecessori perché uguale è il pensiero del dio assoluto e del profeta assoluto che è dio. E questo pensiero non è determinato dalle mie affermazioni ma dalle affermazioni della stessa chiesa cattolica che “non ha mai sbagliato e secondo le sacre scritture non sbaglierà mai”. Infatti la chiesa cattolica non ha mai cacciato i massacratori ma ha fatto santi e venerabili quei massacratori che contribuirono alla sua maggior gloria.

I delitti contro l’umanità non cadono mai in prescrizione!


Il filosofo di questa settimana è Avicenna


Abu Ali al Husayn ibn Sina detto Avicenna in occidente.

E’ un filosofo che nasce verso la fine del X secolo e la sua fortuna comincia nel momento in cui, diciassettenne, riesce a guarire da una malattia considerata grave il principe di Buchara che per ricompensarlo gli apre la sua biblioteca. Per il suo tempo è considerato un buon medico e i suoi libri di medicina vengono tradotti in occidente e usati per studi universitari. La filosofia di Avicenna è andata quasi interamente perduta in particolare per quanto riguarda la cosiddetta filosofia orientale. In pratica si tratta della filosofia specifica di origine gnostica. E’ necessario ricordare come il problema di distruggere lo gnosticismo non fosse soltanto un problema dei cristiani ma fu anche un problema dei musulmani. In altre parole Avicenna sta all’islam come Scoto Eriugena sta al cristianesimo.

Avicenna ha accesso, prima che in occidente, ai testi di Aristotele. Egli deve coniugare l’antica filosofia greca con la ricchezza gnostica e con il corano vincente in quanto supportato dalle armi.

Come Eriugena anche Avicenna espone concetti molto vicini al panteismo. Gli Esseri Umani sono sensibili al divino che li circonda e questo divino non può essere ignorato per poter imporre la filosofia di morte. Il divino ci circonda, la pulsione di morte impone la rinuncia ad ascoltare il divino immanente per trasformarlo in dio trascendente. Quest’operazione doveva essere fatta sia da Eriugena che da Avicenna mentre poteva essere ignorata e condannata qualche secolo dopo, quando il circostante come divino ormai è stato dimenticato, per costrizione del condizionamento educazionale come risultato del terrore delle armi.

Il concetto di partenza nasce dai bisogni coranici di sottomissione a dio come essere necessario e intelligenza perfetta. Perché essere necessario? Perché se non lo premetti e non pieghi la filosofia a quel concetto ti tagliano la testa. Sia fra gli arabi sia nell’occidente cattolico. Da qui ne deriva che se la causa del mondo opera in eterno (ammessa e non concessa la staticità nell’operare nell’esistenza del mondo) essa deve operare in eterno. La staticità è all’origine come nel prosieguo del tempo: la trasformazione non è ammessa perché se fosse ammessa non sarebbe accettabile il concetto a priori dell’essere necessario e intelligenza perfetta (dunque non perfettibile). Quindi Avicenna prende dagli gnostici il concetto di intelligenze degradanti progressivamente da dio alle varie sfere celesti.

Ecco dunque il demiurgo o ultima di tali intelligenze che regge il nostro mondo producendo le anime e dà la forma alla materia concepita come eterno principio di molteplicità indipendentemente dall’intelligenza (come afferma e suggerisce Aristotele).

Le anime umane, per l’azione della loro intelligenza, realizzano la loro potenzialità intellettiva e diventano immortali.

Questo concetto oggi fa ridere: considerare l’intelligenza come elemento fondamentale del divenire umano. Eppure questo concetto serviva per dimostrare come l’essere umano fosse diverso dagli altri esseri della natura. Immagine e somiglianza del dio creatore. Ancora nel 1900 gli scienziati antropologi inglesi (sarebbe meglio chiamarli truffatori) elaborarono un modello attaccando e adattando la mandibola di un babbuino alla testa di un uomo di qualche centinaia d’anni fa per dimostrare come il processo evolutivo umano dipendeva dall’intelligenza e non dalla sua fisicità come in tutti gli altri animali. La loro truffa fu scoperta soltanto negli anni sessanta quando fu accettata la scoperta dell’uomo australopiteco e si poté procedere alla prova del carbonio radioattivo.

Le dottrine di Avicenna erano conciliabili con le esigenze della filosofia cristiana. Entrambi dovevano mettere in ginocchio gli Esseri Umani. Non sono importanti i nomi con cui si chiama il dio padrone. Quando qualcuno mette in ginocchio sono sempre la stessa tensione e gli stessi bisogni che lo spingono.

Questo è Avicenna.

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 041933185

E-MAIL: claudiosimeoni@libero.it

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