Tommaso d’Aquino
Relazione
cristiana anima-corpo “L’anima non è il corpo”
Da “Somma contro i
Gentili”
Di Claudio
Simeoni
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La relazione anima e corpo nella religione cristiana
ha una funzione ideologico-dottrinale precisa:
impedire alle persone di considerarsi “proprietarie del proprio corpo e della
propria psiche”. Per la religione cristiana le persone sono proprietà del dio
padrone e creatore e, per estensione, della chiesa cattolica che lo rappresenta
in terra.
Per la chiesa cattolica il corpo dell’Essere Umano è
un cadavere portatore di tutte le bassezze della vita al quale il dio padrone
ha concesso un’anima che, secondo la chiesa cattolica, racchiuderebbe la parte
“nobile” delle aspirazioni e dei sentimenti umani. Con questa operazione la
chiesa cattolica impone un conflitto intimo alle persone. Un conflitto che vede
i bisogni e i desideri, propri della vita dell’individuo, scontrarsi con i
doveri morali che la chiesa cattolica impone al soggetto chiamandoli virtù. I
bisogni e i desideri (ai quali non vengono forniti mezzi adeguati all’individuo
per veicolarli in maniera adeguata e soddisfacente nella società in cui vive)
entrano in conflitto con le esigenze di imposizione morale finendo per
costringere l’individuo a vivere stati psicologici fobici, sensi di colpa,
depressione o quant’altro.
Non esiste un’“anima” che non sia espressione di un
corpo!
Proprio perché si tratta di un corpo, e non di un
cadavere, può esprimere quell’insieme di sentimenti, desideri e percezioni, che
i cristiani attribuiscono all’anima sottraendoli e separandoli dal corpo.
Non esiste un insieme “anima” che possa esistere
indipendentemente da un corpo: se qualcuno non condivide questa espressione, è
pregato di dimostrarlo!
Affermare che possa esistere un’anima
indipendentemente da un corpo (qualunque ne sia la sostanza del corpo) non è
espressione di un’idea, di un’affermazione filosofica o di natura teologica che
possa essere discussa argomentando davanti ad un caminetto. E’ un “atto
criminale” fatto da un soggetto che antepone la propria immaginazione desiderante
ai dati della realtà nella quale vive. Il desiderio consiste nella formazione
dell’illusione di essere in possesso di un’immortalità a prescindere; l’atto
criminale consiste nel costringere le persone, quando sono bambini, ad
illudersi di essere eterni, a prescindere, onde ottenere sottomissione.
All’interno di una concezione “filosofica” della vita
è da considerare un “atto criminale” tutte quelle affermazioni le cui
argomentazioni non sono rette da elementi oggettivi, ma solo da giustificazione
di desideri soggettivi. In termini attuali, quando le argomentazioni sono solo
un insieme di affermazioni che giustificano una patologia psichiatrica da
delirio di onnipotenza.
E’ il caso di Tommaso d’Aquino e del delirio che usa
per giustificare le sue farneticazioni.
Scrive Tommaso d’Aquino nel libro secondo capitolo
LXV dal titolo “L’anima non è il corpo”:
Ci furono altri poi, che commettendo un
errore più grave, ritennero che l’anima fosse un corpo. Sebbene le loro
opinioni siano state diverse e varie, basterà qui confutarle in blocco.
Infatti:
1) Gli esseri viventi, essendo realtà
fisiche o naturali, sono composti di materia e forma. Ma essi sono composti di
un corpo e di un’anima, la quale li rende viventi in atto. Perciò di queste due
parti l’una deve essere forma e l’altra materia. Ma tale non può essere il
corpo: perché il corpo non può avere come materia o soggetto un’altra entità.
Quindi l’anima è una forma. Dunque l’anima non può essere un corpo; poiché
nessun corpo può essere forma.
Nel farneticare Tommaso d’Aquino non si avvede
dell’ovvio: ci furono alcuni che ritennero che il corpo esprima un camminare,
un afferrare, dei sentimenti, affetto emotivo, trasporto psicologico, un
guardare, un parlare, un manipolare la materia, ecc. Tutte queste cose le fa il
corpo, non il cadavere. Noi distinguiamo un corpo vivente da un “corpo” non
vivente perché il primo è “animato” e teso ad espandersi nel mondo in cui è
germinato. Noi non abbiamo elementi per individuare un’anima diversa dal
corpo che in quanto anima, al di fuori
del corpo, esprime quelle pulsioni che noi individuiamo per costruirci l’idea
che “ci sia qualche cosa che animi il corpo”.
Affermare il corpo come materia e l’anima come forma,
è un puro esercizio retorico; un arrampicarsi sugli specchi per dare una spiegazione
ad un puro desiderio patologico: la dipendenza da un dio padrone.
Oggi, a differenza di Tommaso d’Aquino, noi sappiamo
che la materia è un’aggregazione particolare di energia percepita in quel modo
dagli Esseri della Natura, pertanto, altri corpi potrebbero esistere con
aggregazioni di energia diversi da quelli che noi consideriamo “materia”. Ciò
non toglie che solo un corpo può esprimere ciò che Tommaso d’Aquino individua
come anima. Se il corpo non la esprime, il corpo è un cadavere e non esiste
quella che Tommaso d’Aquino, chiama “anima” indipendentemente da un corpo.
Continua a farneticare Tommaso d’Aquino:
2) E’ impossibile che due corpi coesistano
nel medesimo luogo. Ma mentre si vive, l’anima non è separata dal corpo. Dunque
l’anima non è un corpo.
Data una premessa che si basa su dati fantasiosi,
soggettivi e deliranti, il discorso non può che proseguire nel medesimo
delirio. Tommaso d’Aquino afferma che “mentre si vive,
l’anima non è separata dal corpo”. Infatti, ciò che chiama “anima” è un
insieme di prerogative e parti del corpo, come possono essere gli occhi, le
gambe, la lingua, la testa, il pene, la vagina, il piede, ecc. Come facciamo un
elenco più o meno completo delle parti fisiche, così possiamo fare un elenco
più o meno completo delle pulsioni, dei sentimenti, delle emozioni, che
caratterizzano un corpo.
Può essere legittima la divisione arbitraria che
attribuisce le pulsioni ad un aggregato che viene chiamato “anima”, non è
legittimo separare tali pulsioni dal corpo che le esprime.
Continua nelle farneticazioni Tommaso d’Aquino:
3) Ogni corpo è divisibile. Ora, ogni
realtà divisibile ha bisogno di qualcosa che tenga insieme ed unisca le sue
parti. Se l’anima quindi fosse un corpo avrebbe un elemento connettivo delle
sue parti, e l’anima sarebbe piuttosto codesto elemento: poiché constatiamo che
alla scomparsa dell’anima il corpo si dissolve. E se codesto elemento è a sua
volta divisibile, bisognerà giungere ad una realtà indivisibile e incorporea,
da identificare con l’anima: oppure si dovrà procedere all’infinito, il che è
impossibile. Dunque l’anima non è un corpo.
Le affermazioni sull’ “anima” come oggetto in sé sono
solo delle farneticazioni. Quando Tommaso d’Aquino afferma: “poiché constatiamo che alla scomparsa dell’anima il corpo si
dissolve” dimostra di confondere i fatti con i suoi desideri. Noi
possiamo solo constatare che un corpo si trasforma in cadavere e nel
trasformarsi in cadavere vediamo dissolversi le sue pulsioni, i suoi desideri,
il suo sentimento. In altre parole, la sua anima. Tommaso d’Aquino desidera
dividere corpo e anima; desidera un’anima che si separa dal corpo; desidera un
involucro, chiamato corpo, che senz’anima si dissolve; Tommaso d’Aquino
desidera, ma il suo desiderio cozza con il dato di realtà. E’ un desiderio di
origine patologica che gli impedisce di guardare il mondo in cui vive. Non lo
guarda, lo immagina.
Continua a farneticare Tommaso d’Aquino:
4)
Come noi abbiamo già visto sopra [lib. I, c.
13] e come è spiegato nell’ottavo libro della Fisica [c.5, n. 8],ogni realtà
che muove se stessa è composta di due parti: l’una movente e non mossa, l’altra
posta in movimento. Ora, l’animale muove se stesso; quindi ciò che in lui muove
è l’anima, e ciò che è mosso è corpo. Perciò l’anima è un motore non mosso.
Invece nessun corpo può muovere se non è mosso, come sopra, [lib. I, c. 20] abbiamo dimostrato. Quindi l’anima non è un
corpo.
Ogni realtà che muove sé stessa è una realtà che
muove sé stessa.
Di quante parti sia composta tale realtà e a quali
forze della sua oggettività quella realtà risponda, per me, che sono uno
spettatore del suo movimento, non mi interessa. Anche perché, se una realtà è
in movimento, io posso solo affermare che quella realtà si muove e spesso le
motivazioni del suo movimento le posso solo immaginare. In altri casi le posso
individuare, ma non è detto che altre forze che concorrono a quel movimento non
siano presenti alla mia coscienza e alla mia individuazione. Io non posso
escludere che una realtà si muova per propria volontà rispondendo a
sollecitazioni oggettive e non posso affermare che la realtà in movimento, alla
quale assisto, non sia formata da un infinito numero di realtà a loro volta in
movimento. L’affermare che esiste una realtà che si muove e una realtà che
muove significa presentare una visione meccanicistica ed infantile
dell’esistenza.
Quando Tommaso d’Aquino afferma che il mio corpo o il
corpo di un Essere Animale o di un Essere Vegetale, viene mosso da un’anima
offende grandemente il mio essere individuo, persona, corpo, gettando le basi
per lo stupro e la violenza sessuale dei bambini. Infatti, partendo dal
presupposto di Tommaso d’Aquino, chi violenta un bambino violenta un corpo, un
cadavere, e non la su anima che è formata dalla sua psiche e dalle sue
emozioni.
Quando Tommaso d’Aquino afferma che “l’animale muove se stesso; quindi ciò che in lui muove è
l’anima, e ciò che è mosso è corpo” offende tutta la Natura, gli Animali
e i corpi consapevoli che costruiscono le loro strategie di sopravvivenza: per
Tommaso d’Aquino tutto può essere distrutto, annientato, stuprato, perché, alla
fin fine, si stuprano, si distruggono e si annientano solo corpi e non le loro
anime. E’ la perversione criminale del cristianesimo. Quella perversione con la
quale il cristianesimo ha legittimato il genocidio di popoli e uomini a maggior
gloria del suo dio padrone.
Continua a farneticare Tommaso d’Aquino a conclusione del suo ragionamento:
5) Sopra noi abbiamo dimostrato [c. 62] che
l’intellezione non può essere l’operazione di nessun corpo. E’ invece un atto
dell’anima. Dunque l’anima, almeno quella intellettiva, non è un corpo.
In questo modo Tommaso d’Aquino ruba la libertà
religiosa, sociale e giuridica dei corpi. Il loro reclamare giustizia. Il loro
esigere rispetto per le loro pulsioni. Il loro essere dei soggetti nel mondo.
Che cos’è per Tommaso d’Aquino un corpo se non un cadavere in cui è entrata
un’anima? Non un soggetto che reclama giustizia, ma un abitacolo che si
dissolvere al dipartire dell’anima. Vedremo in altre parti come in questo
sporco gioco (già fatto dal Corpus Ermeticum)
interverrà l’arbitrio del padrone che deciderà quali sono le pulsioni da
attribuire all’anima (che chiamerà nobili) e quali attribuire al corpo (che
chiamerà basse o animali).
Continua a farneticare Tommaso d’Aquino:
E’ poi facile confutare gli argomenti con i
quali alcuni hanno tentato di dimostrare che l’anima è un corpo. Essi infatti
lo dimostrano dal fatto che il figlio somiglia al proprio padre anche in certe
particolarità psicologiche accidentali: e tuttavia il figlio è generato per
distacco materiale. – Dal fatto inoltre che l’anima soffre insieme al corpo. –
E finalmente dal fatto che essa si separa dal corpo; e separarsi è proprio dei
corpi che si toccano.
Non sfugge a Tommaso d’Aquino la somiglianza del
figlio al padre (avrebbe dovuto constatare anche la somiglianza dei figli dalla
madre) dalla quale avrebbe dovuto dedurre che dal momento che i corpi si
formano dall’unione di due corpi, le loro forme, sia fisiche che psichiche
(dell’anima) sono un riversarsi delle une nelle altre. Non un’anima che dà forma
ad un corpo, ma un corpo che esprime un complesso pulsionale detto anima. Non è
un povero dio padrone che mette un’anima in un corpo (dandogli forma), ma è il
corpo che germina dalla relazione madre-padre e che esprime il suo complesso
pulsionale. In parte ereditato e in parte soggettivato come adattamento
all’ambiente del nuovo nato.
Continua a farneticare Tommaso d’Aquino illudendosi
nella sua megalomania:
A questi argomenti noi abbiamo già risposto
[c. 63] che la complessione del corpo è in qualche modo causa delle passioni
dell’anima quale predisposizione. – Inoltre l’anima non soffre col corpo che
indirettamente: poiché, essendo forma del corpo, si muove in modo indiretto
quando si muove il corpo. – L’anima poi si separa dal corpo non come una realtà
a contatto, bensì come la forma si separa dalla materia. Sebbene, come sopra
abbiamo spiegato [c. 56], ci possa essere un qualche contatto anche tra
l’incorporeo e il corpo.
Per Tommaso d’Aquino stuprare i bambini porta la loro
anima a soffrire solo indirettamente “poiché, essendo
forma del corpo, si muove in modo indiretto quando si muove il corpo” e
questa è la conclusione del suo discorso sull’anima. Il diritto alla violenza
fisica e psichica perché tanto l’anima non ne soffre. Un corpo violentato è un
corpo violentato nella sua anima, ma per Tommaso d’Aquino l’anima appartiene al
suo dio padrone e nessuna violenza fisica può toccare ciò che il suo dio
padrone possiede. Così gli uomini non sono padroni del loro corpo perché non
vengono ritenuti padroni della loro “anima”. E questo è un crimine.
Conclude le farneticazioni Tommaso d’Aquino:
Molti si lasciano attrarre da questa
opinione, perché pensavano che quanto non è corporale non esiste, poiché essi
non riuscivano ad elevarsi al di sopra dell’immaginazione, la quale è limitata
alle cose corporee. – Ecco perché nel libro della sapienza [II, 2], questa
opinione è posta sulle labbra degli stolti, che così parlano dell’anima:
<<Essa è un soffio posto nelle nostre narici, è una scintilla che mette
in moto il cuore>>.
Le cose vanno capovolte: è Tommaso d’Aquino che usa
un’immaginazione malata per costruirsi una realtà legata al suo desiderio patologico.
I nostri sensi registrano una realtà circoscritta in una realtà oggettiva che è
infinitamente più grande di quanto i nostri sensi percepiscono, ma questo non
autorizza il delirio patologico a pretendere accettazione in assoluta
contraddizione con i dati di realtà. Le emozioni, la scintilla che mette in
moto il cuore, dirige le nostre azioni, ma non per questo tale scintilla è
oggetto separato dal mio corpo. Espressa dal mio corpo può anche essere parte
di altri corpi immensamente più grandi. La scintilla emotiva che mette in moto
il mio cuore, l’emozione che mi spinge verso il mondo, è un frammento di Madre
Afrodite, Madre Venere, ma non per questo quel frammento non è parte del mio
corpo: io sono Venere quando esprimo emozione. Come sono Giove, Padre Zeus,
quando respiro. Così il mio corpo è parte della Natura, Madre Hera o Madre Giunone, mentre il furore della libertà è
Madre Demetra che si esprime attraverso Padre Ares: e Madre Hera
o Giunone, Madre Demetra o Padre Ares, sono espressioni del mio corpo vivente
che si apre al mondo e alle pulsioni intelligenti del mondo in cui vivo.
Tommaso d’Aquino, al contrario, deve trasformare gli
Esseri Umani in cadaveri per poterli usare come oggetti di possesso nel suo
delirio malato.
Marghera, 26 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan,
8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it
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