Tommaso d’Aquino

L’idea cristiana della magia e della sua efficacia:

“Le sostanze intellettive che danno efficacia alle arti magiche

non sono moralmente buone”

Da “Somma contro i Gentili”

Di Claudio Simeoni

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Tutto il cristianesimo, come l’ebraismo, è impregnato di magia. Non la magia come la intendono i Pagani o le Antiche Religioni, ma la magia come superstizione, la magia che suscita stupore. La magia che abbaglia gli astanti e li deruba della loro attenzione costruendo sottomissione mediante stupore. La magia che modifica un presente indesiderato: fa arrivare la pioggia, fa guarire all’improvviso dalle malattie, trasforma l’acqua in vino o il piombo in oro. La malattia come desiderio dell’incapace di agire nel mondo e che sogna il “colpo di bacchetta magica” con cui risolvere i suoi problemi. Il miracolo è una magia, un desiderio superstizioso, di chi non vive con passione nel mondo in cui è nato.

La magia è efficace? A quale magia ci si riferisce?

La magia è trasformazione, crescita, dell’uomo nel mondo. E questa magia funziona!

Ma come concepisce la magia l’individuo, il cristiano, che ritiene che l’uomo non possa crescere e trasformarsi nel mondo in quanto ritiene che l’uomo sia stato creato dal suo dio e che, dunque, quanto creato dal suo dio non può essere modificato se non come predestinazione del suo dio stesso?

In questo caso la magia non è trasformazione dell’uomo nel mondo (in un mondo in continua trasformazione per l’incontrarsi di infinite forme di volontà che manifestano infinite intelligenze in infiniti progetti di trasformazione), ma è modificazione di un presente razionale che viene adattato ai desideri soggettivi del presunto mago.

I vangeli sono pieni di questo tipo di magie. Le stesse guarigioni di Gesù, descritte nei vangeli, sono atti di magia in cui la realtà del malato viene modificata in funzione del desiderio di Gesù di stupire. Gesù che cammina sulle acque, che ordina al vento di fermarsi, che potrebbe ordinare alle montagne di gettarsi a mare, che guarisce il lebbroso (anziché eliminare la lebbra con la sua presunta onnipotenza), che moltiplica i pani e i pesci, che trasforma l’acqua in vino, che maledice il fico seccandolo, ecc.

Tommaso d’Aquino non può negare l’esistenza della magia perché, altrimenti, negherebbe l’attività del suo Gesù che millanta che non sarebbe passata quella generazione senza che lo avrebbero visto arrivare con grande potenza sulle nubi mentre le stelle cadevano sulla terra.

Solo che la magia che descrive Tommaso d’Aquino è la magia del millantatore, quella del dio padrone che afferma di aver creato il mondo dal nulla. la magia dell’imbroglio e dell’inganno che ha come scopo quello di sottomettere gli Esseri Umani. Se Gesù è considerato un mago grande, sicuramente esistono tanti piccoli maghi le cui magie sono efficaci.

Tommaso d’Aquino non sa se le magie sono efficaci, lo immagina solo perché se non lo immaginasse diventerebbe scettico nei confronti di Gesù o del suo dio che ha creato il mondo dal nulla.

Tommaso d’Aquino non si chiede “che cos’è la magia”, ma dà per scontato che il modello di magia concepibile è quella descritta nei vangeli e operata da Gesù. Per questo motivo, dando per scontato l’intervento di potenze al servizio del mago, indaga sulle qualità morali e intellettuali delle potenze che, secondo Tommaso d’Aquino, danno efficacia alle operazioni magiche.

 

Scrive Tommaso d’Aquino nel libro terzo capitolo CVI dal titolo “Le sostanze intellettive che danno efficacia alle arti magiche non sono moralmente buone”.

 

Da qui Tommaso d’Aquino inizia a farneticare attorno alla magia:

 

“Passiamo ora ad indagare le qualità morali di quella natura intellettiva per la cui virtù vengono compiute codeste pratiche. Prima di tutto appare evidente che essa non è buona e lodevole. Infatti:

 

1) Prestare aiuto in cose che sono contrarie alla virtù non è di un’intelligenza ben disposta. Ora, tale aiuto viene offerto nelle pratiche suddette: poiché per lo più esse vengono adoperate per procurare adulteri, furti, omicidi, e altri malefici, cosicché coloro che le esercitano sono chiamati maliardi. Perciò le virtù intellettive, sul cui aiuto poggiano le arti magiche, non sono moralmente ben disposte.

 

Le arti magiche esercitate da Gesù servivano per suscitare stupore e sottomettere gli astanti:

 

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Sono venuto per dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre... “ Matteo10, 34

 

La magia di Gesù è finalizzata a procurare malefici attraverso la cecità procurata agli uomini dagli atti magici. L’intelligenza del mago Gesù è, secondo il linguaggio di Tommaso d’Aquino, “mal disposta”.

Ciò che è “mal disposto” non è l’atto magico, ma il concetto superstizioso di magia proprio del cristianesimo che vede l’atto magico nella possibilità di modificare il presente del mondo.

A cosa serve la fede cristiana? A fare atti magici. Dice Gesù in Matteo:

 

“In verità vi dico: se avrete fede e non esiterete, farete non solo come è stato fatto a questo fico, ma quand’anche diciate a questo monte: “Levati di lì e gettati in mare”, sarà fatto. Tutto ciò che chiederete con fede nella preghiera, l’otterrete.” Matteo 21, 21-22

 

La magia di Gesù abbaglia gli Esseri Umani al fine di fare furti, adulteri, omicidi o altri malefici, basta chiederlo con fede nella preghiera.

Perciò le virtù intellettive di Gesù nei vangeli, sul cui aiuto poggiano le arti magiche, non sono moralmente ben disposte.

 

Continuano le farneticazioni con cui Tommaso d’Aquino giustifica la superstizione magica del cristianesimo:

 

2) Un’intelligenza moralmente buona non può offrire familiarità e protezione a degli scellerati, preferendole alle persone migliori. Ora, per lo più attendono a codeste arti uomini scellerati.  Dunque, le nature intellettive dal cui aiuto le arti magiche ricevono efficacia, non sono moralmente buone.

 

Termini come “moralmente buona”, “scellerati”, “persone migliori”, sono attributi soggettivi. Idee che un soggetto proietta su altri. Per me il termine “scellerato” va attribuito al Gesù di Nazareth o al dio dei cristiani. Non vedo, dal punto di vista religioso, “uomini scellerati” tali da togliere l’attributo di scelleratezza a Gesù.

I comportamenti sociali sono scellerati solo dal punto di vista del soggetto a cui quei comportamenti creano ostacoli o danno e non esistono soggetti che hanno costruito più danno alle società degli Esseri Umani del dio dei cristiani (con la sua pretesa assolutista) o il Gesù di Nazareth che ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui. Questa scelleratezza la maschera con la magia:

 

“Allora gli fu presentato un indemoniato cieco e muto, ed egli lo guarì in modo che il muto parlava e vedeva. E tutta la folla meravigliata, diceva: “Che sia costui il figlio di Davide?”.” Matteo 12, 22-23

 

Dunque, le nature intellettive dal cui aiuto le arti magiche dei cristiani ricevono efficacia, non sono moralmente buone.

 

Continuano le farneticazioni da delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino:

 

3) Intelligenze ben disposte hanno il compito di guidare gli uomini ai beni propriamente umani, che sono i beni di ordine razionale. Perciò distrarre da codesti beni, per trascinare verso i beni minori, è proprio di intelligenze mal disposte. Ora, con codeste arti gli uomini non raggiungono dei vantaggi circa i beni di ordine razionale, che sono le scienze e le virtù; ma solo circa i beni più piccoli: p. es, scoprire i furti, sorprendere i briganti, e altre cose del genere. Perciò le sostanze intellettive, con l’aiuto delle quali vengono esercitate queste arti, non sono moralmente ben disposte.

 

Tommaso d’Aquino pretende di determinare il compito delle intelligenze; come esse devono guidare gli uomini; quali sono i beni utili agli uomini. Questa pretesa di possesso, che è una pretesa delirante, serve a sancire un suo potere di determinare ciò che è buono e ciò che non è buono per altri. Già il fatto che Tommaso d’Aquino pretenda di determinare una discriminazione fra “beni di ordine razionale” e “beni minori” rappresenta una presa di posizione criminale sia pur in ambito filosofico (con ben altri disastri in campo pratico).

Cosa intende Tommaso d’Aquino per beni minori?

Eppure Tommaso d’Aquino sapeva che la magia di Gesù non portava a sviluppare “le scienze e le virtù”, ma consisteva soprattutto nel mutare l’acqua in vino (ad imitazione di Dioniso, vedi Nonno di Panopoli) come in Giovanni 2, 1-12, oppure soddisfare la pancia come in Giovanni 6, 1-15. Non c’è nulla di nobile nelle magie di Gesù, se non la volontà di stupire gli astanti per sottometterli costringendoli a riconoscerlo come il loro padrone. Infatti, il fine di queste magie, nell’uno e l’altra operazione magica, è questo:

 

“Questo fu il principio dei miracoli di Gesù, in Cana di Galilea. Manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” Giovanni 2, 11

 

“Quegli uomini, visto il prodigio fatto da Gesù dicevano: “Questo è davvero il profeta che ha da venire al mondo”.  Giovanni 6, 14

 

Perciò le sostanze intellettive, con l’aiuto delle quali vengono esercitate le arti magiche dei cristiani, non sono moralmente ben disposte.

 

Continuano le farneticazioni da delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino:

 

4) Nelle pratiche di codeste arti si riscontrano inganno e irragionevolezza: per esse infatti si richiede un uomo libero dai rapporti venerei, e tuttavia spesso esse vengono adoperate per combinare accoppiamenti illeciti. Ora, nelle azioni di un’intelligenza ben disposta, non si riscontra niente di irragionevole e d’incoerente. Dunque codeste arti si servono di intelligenze che non sono ben disposte moralmente.

 

Per queste operazioni di magia “si richiede un uomo libero dai rapporti venerei” ed esse vengono adoperate per “combinare accoppiamenti illeciti”. Cosa che del resto faceva Gesù:

 

“Vi fu però un giovanetto che lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, e lo presero. Ma lui, lasciato il lenzuolo, scappò via nudo.” Marco 14, 51- 52

 

Dunque codeste arti magiche cristiane si servono di intelligenze (leggi: sono messe in atto da individui malvagi!) che non sono ben disposte moralmente.

 

Continuano le farneticazioni da delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino:

 

5) Non è moralmente ben disposto colui che viene provocato a prestare aiuto a qualcuno mediante il compimento di qualche delitto. Ebbene, proprio questo invece avviene nelle arti magiche. Poiché si legge che alcuni per eseguirne le prescrizioni hanno ucciso dei bambini.  Dunque le intelligenze per il cui aiuto esse si praticano non sono oneste.

 

E’ proprio di Gesù esaltare i delitti attraverso le arti magiche. Le arti magiche di Gesù portavano le persone alla sottomissione, alla rinuncia alla loro esistenza. Si legge in Luca della pesca miracolosa, del lebbroso guarito, del paralitico guarito. E ad ogni operazione magica, racconta Luca:

 

“Lo stupore aveva invaso lui e tutti coloro che erano con lui, per la pesca dei pesci che avevano fatto, come pure Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo, che erano soci di Simone.” Luca 5, 9-10

 

“Intanto la sua fama si diffondeva sempre di più e il popolo accorreva in folla per ascoltarlo e per essere guarito dalle proprie infermità.” Luca 5, 15

 

“Un grande stupore invase tutti e glorificavano dio” Luca 5, 26

 

E con questa magia, col potere derivato dagli atti magici che i cristiani millantano, quali ordini Luca attribuiva a Gesù?

 

“Gesù disse a Simone: “Non temere, d’ora in poi tu sarai un pescatore d’uomini!” Luca 5, 10

 

E quegli uomini che non si vogliono far pescare perché sono orgogliosi di essere uomini e non pesci che abboccano all’amo del primo millantatore incontrato: cosa ordina Gesù?

 

“Intanto conducete qui i miei nemici, quelli che non volevano che io regnassi su di loro, e sgozzateli in mia presenza.” Luca 19, 26

 

Ebbene, proprio questo si ottiene con le arti magiche di Gesù ben conosciute da Tommaso d’Aquino.

Dunque le intelligenze per il cui aiuto le arti magiche dei cristiani si praticano non sono oneste.

 

Continuano le farneticazioni da delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino:

 

 

6) Il bene proprio dell’intelletto è la verità. Essendo proprio di chi è buono procurare il bene, è proprio di un intelletto ben disposto condurre gli altri alla verità. Invece nelle pratiche della magia si fanno molte cose che illudono e ingannano gli uomini. Perciò le intelligenze cui esse chiedono aiuto non sono moralmente ben disposte.

 

Il bene dell’intelletto è la verità. Si tratta della verità dell’oggetto esposto o della verità millantata che non ricadendo sotto i sensi o sotto la critica, di fatto, nasconde la menzogna?

 

“In verità, in verità vi dico: viene l’ora, ed è questa, in cui i morti udranno la voce del figlio di dio, e chi l’ascolta vivrà. perché come il padre ha in sé la vita così pure ha dato al figlio d’aver la vita in sé stesso e gli ha dato il potere di giudicare perché è figlio dell’uomo.” Giovanni 5, 25-27

 

“Chiunque si vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e in quella del Padre e degli Angeli santi. Io vi dico in verità: ci sono alcuni tra i qui presenti, i quali non gusteranno la morte prima di aver visto il regno di Dio.” Luca 9, 26- 27

 

“Di nuovo il Sommo Sacerdote lo interrogò: "Sei tu il Cristo, Figlio del Benedetto?". Gesù gli rispose: "Io lo sono, e voi vedrete il Figlio dell'uomo assiso alla destra dell'Onnipotente e venire con le nubi dal Cielo”. Marco 14, 61– 62

 

“Il figlio dell'uomo, infatti, verrà nella gloria del padre suo, con i suoi Angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere. In verità vi dico: vi sono alcuni fra i qui presenti che non gusteranno la morte prima di aver veduto il Figlio dell'uomo venire nel suo regno.” Matteo 16, 27-28

 

Cos’è dunque la verità? Non è forse quella che l’ingannatore, il mago, presenta agli astanti illudendoli? Li illude con le parole, con i gesti. Li illude alimentando l’aspettativa, l’attesa. Una grande magia: bloccare i progetti di vita delle persone. Che cosa ottiene l’imbonitore, il mago? Ottiene la sospensione del giudizio da parte degli astanti sulle sue parole. Sospende la critica appropriandosi della loro attenzione. L’attenzione degli astanti si sospende in un’attesa promessa che deve venire. Deve venire di lì a poco. Fra poco. E quel poco d’attesa è prologo e premessa di attese infinite: l’astante perde la sua vita dietro ad una verità annunciata ma priva di realtà oggettiva.

Chi fa il male annuncia un bene futuro, mentre nel presente distrugge la capacità di critica delle persone. E questo è proprio del mago: è proprio di Gesù il cui progetto di distruzione delle persone si ammanta di illusioni di verità.

Nelle pratiche della magia si fanno molte cose che illudono e ingannano gli uomini.

Ciò è proprio di  Gesù che con la magia dell’illusione uccide il futuro delle persone.

Continuano le farneticazioni da delirio di onnipotenza di Tommaso d’Aquino:

 

7) Un intelletto ben disposto è attratto dalla verità di cui gode, non già dalla menzogna. Ora, i maghi nelle loro invocazioni si servono anche di menzogne, con le quali attirano coloro del cui aiuto si servono: essi infatti minacciano cose impossibili, come nel caso in cui chi faceva l’incantesimo, secondo il racconto di Porfirio [cfr. Agost., De Civit. Dei, X, c. II], minacciò di distruggere il cielo e di far cadere le stelle, qualora non fosse stato aiutato. Perciò le sostanze intellettive per l’aiuto delle quali vengono compiute le arti magiche, non risultano moralmente ben disposte.

 

Come abbiamo visto sopra, Gesù minaccia cose impossibili, come:

 

“Or, subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo, tutte le tribù della terra si batteranno il petto e vedranno il figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con gran potenza e gloria. Egli manderà i suoi Angeli che, con tromba dallo squillo potente, raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra dei cieli. “Imparate dal fico la similitudine: quando i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che il figlio dell'uomo è vicino, alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto ciò avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.” Matteo 24, 29-35

 

Gesù si nasconde nella menzogna quale frutto del suo delirio e si serve delle sue arti per ingannare le persone. La magia vera di Gesù non sta nel fatto che le stelle cadranno sulla terra. La magia vera sta nel costringere gli astanti a prestar fede alle sue parole e a sospendere la loro capacità di critica attendendo, da un momento all’altro, che le stelle cadano sulla terra.

E’ la menzogna del mago che afferra l’attenzione e si appropria delle persone:

 

“Io spenderò ben volentieri del mio ed anche tutto me stesso spenderò per le anime vostre. Ma perché vi dimostro maggior amore, devo proprio essere meno amato da voi? E sia pure: io non vi sono stato d’aggravio: ma da furbo qual sono vi ho presi con l’inganno.” Paolo di Tarso II Corinti 12, 15-16

 

Le parole manifestano un inganno, ma l’arte magica si appropria delle persone. Della loro attenzione. Della loro capacità di critica. DELLA LORO VITA.

L’attesa è l’effetto prodotto dalla magia e la vita delle persone è quello che la magia porta via senza che le persone se ne rendano, conto come non si rendono conto del trucco con cui il mago ammanta la sua verità rappresentata.

Perciò, le sostanze intellettive per l’aiuto delle quali vengono compiute le arti magiche, non risultano moralmente ben disposte.

 

Conclude le farneticazioni da delirio di onnipotenza sulla magia Tommaso d’Aquino:

 

8) Non è di un essere moralmente ben disposto sottomettersi come inferiore, quando è superiore: oppure lasciarsi supplicare come superiore, se è inferiore. Ora, i maghi invocano supplichevoli coloro del cui aiuto si servono, come se fossero realtà superiori; e quando li sentono presenti, li comandano come esseri inferiori. Dunque, in nessun modo codesti esseri sono ben disposti moralmente.

Viene così escluso l’errore dei Gentili, i quali attribuiscono agli Dèi codeste operazioni.

 

Inferiore e superiore; chi è in alto e chi è in basso; chi ordina e chi obbedisce. Tommaso d’Aquino non è in grado di vivere il mondo se non come una gerarchia nella quale si colloca. Per Tommaso d’Aquino il mondo non ha assonanze, armonie, amicizia, legami, ma è fatto solo di schiavi e di padroni. L’infinita gerarchia che il suo dio, frutto dell’immaginazione che delira il desiderio di onnipotenza, proietta su un mondo che deve prostrarsi.

Nelle azioni dei maghi, Tommaso d’Aquino vede l’azione dei demoni nemici del suo Gesù delirante: ma voler vedere i demoni nelle azioni di magia è un delirio di onnipotenza che regge e giustifica un altro delirio di onnipotenza il cui fine è togliere agli uomini la loro volontà con cui vivono il loro presente.

La magia di Tommaso d’Aquino è il delirio. Un delirio che nella società si presenta come delitto. Come nel delirio l’oggetto evocato appare ai sensi con una sua corporeità, così la magia di Tommaso d’Aquino non è relazione col mondo e trasformazione in esso, ma onnipotenza delirante:

 

“In verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui. Come il padre vivente ha mandato me ed io vivo per il padre, così chi mangia me vivrà anch’egli per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.” Giovanni 6, 52-58

 

Il delirante non si sottomette; il delirante delira nella sua onnipotenza. Una magia che Tommaso d’Aquino comprende perfettamente e che esclude come l’onnipotenza si possa abbassare a camminare assieme agli Esseri della Natura. Gli Dèi delle Antiche religioni camminavano con gli Esseri Umani assistendoli nelle loro imprese in cui il coraggio metteva in evidenza il dio che diventeranno nell’uomo che era. Questa era la magia delle Antiche Religioni: vivere la vita con passione in una perenne trasformazione. La magia come trasformazione soggettiva e la magia come relazione fra l’uomo e il mondo vivente in cui agiva. Un mondo divino in cui gli Dèi partecipano alla vita degli Esseri Umani in quanto sono dentro e fuori agli Esseri Umani e dove la magia consiste nel chiamare gli Dèi a sorreggerci nelle imprese mediante l’evocazione di quel dio che sta dentro di noi. Né sopra né sotto, né servi né padroni. Solo compagni in un cammino che porta nell’infinito dei mutamenti.

A differenza di quanto sostiene Tommaso d’Aquino, gli Dèi sono ben disposti moralmente. Non sono espressione di una mente delirante come quella di Tommaso d’Aquino o del suo Gesù, ma sono nel mondo che ci circonda. Essi sono il mondo e sono anche ciò che noi siamo nelle infinite pulsioni che ci spingono ad aprire sempre nuove porte verso il futuro e nello sconosciuto del mondo in cui siamo nati

 

Marghera, 26 luglio 2010

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail claudiosimeoni@libero.it

 

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