Tommaso d’Aquino

L’idea cristiana della resurrezione della carne:

“Il sesso e l’età dei resuscitati”

Da “Somma contro i Gentili”

Di Claudio Simeoni

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E’ noto che il concetto di resurrezione fu mutuato dal cristianesimo dalle Antiche Religioni, ma mentre nelle Antiche Religioni era il dio che risorgeva a nuova vita, nel cristianesimo assume l’idea della “resurrezione nella carne”. Assume cioè l’idea che la vita fisica sia l’unica vita possibile e la promessa divina consiste nel ripristinare quella vita fisica che, altrimenti, la vecchiaia e la morte, annullano.

Il cristianesimo vive e prolifera sulla paura della morte. Una paura che verrà attentamente coltivata al fine di ottenere la sottomissione dei fedeli nella speranza di essere fra gli eletti risorti nella carne.

Nelle Antiche Religioni greche la resurrezione nella carne era vista come il male mentre, nelle versioni più recenti della filosofia greca, era invece accettata come reincarnazione o ritorno alla vita fisica. Nell’Antica Religione greca è fondamentale il mito di Esculapio, figlio di Apollo, che riporta in vita i morti. Per questa attività viene fulminato da Zeus. Viene fulminato non perché riporta in vita i morti, ma perché ha tolto ai morti la possibilità di trasformarsi in un dio. Esculapio ha alterato il percorso della vita riportando nell’utero, la vita fisica, ciò che la morte aveva partorito.

I cristiani hanno terrore della morte in quanto la percepiscono come la fine di tutto. La percepiscono come il fallimento della loro esistenza e, pertanto, anelano ad avere una seconda possibilità.

Questa sensazione di fallimento veicola il desiderio della seconda possibilità che noi troviamo espressa sia nei vangeli (Gesù e i Sadducei) sia in Paolo di Tarso e le sue speranze di ovviare al fallimento della sua esistenza.

 

Scrive Tommaso d’Aquino in Somma contro i Gentili, nel libro quarto, capitolo LXXXVIII dal titolo “Il sesso e l’età dei resuscitati”:

 

“Né si deve credere, come pensano alcuni, che nei risorti venga a sparire il sesso femminile. Infatti, dovendo la resurrezione riparare i difetti di natura, non potrà essere tolto dai corpi dei resuscitati niente di quanto appartiene alla perfezione della natura. Ora, all’integrità del corpo umano, come appartengono le altre membra, appartengono anche quelle che servono alla generazione, sia nei maschi che nelle femmine. Dunque, sia negli uni che nelle altre risorgeranno anche codeste membra.

 

Affermerebbe Gesù nel vangelo di Luca:

 

“I figli di questo secolo prendono moglie e prendono marito, ma coloro che saranno giudicati degni di prendere parte al secolo futuro e alla risurrezione dei morti, non prenderanno né moglie né marito, perché non possono più morire. Saranno infatti simili agli angeli e figli di dio, essendo figli della resurrezione. Però che i morti resuscitino anche Mosé lo ha fatto capire...” Luca 20, 34-37

 

“Saranno come gli angeli in cielo!” dove sta scritto che la resurrezione avviene con il sesso?

Non è diverso Marco e Matteo.

Tommaso d’Aquino, al desiderio di risorgere nella carne, non può rinunciare al desiderio sessuale una volta risorto. Solo che lui non usa il sesso, ma i “fedeli” cristiani potrebbero essere preoccupati di risorgere senza il sesso e senza prospettive di piacere sessuale.

 

Scrive Paolo di Tarso:

 

“Qualcuno domanderà: Come resusciteranno i morti? Con quale corpo ritorneranno? Stolto! Quello che tu semini non germina, se prima non muore; quello che tu semini non è il corpo che deve nascere, ma un nudo granello come, ad esempio, un chicco di grano o di qualunque altra semenza Dio poi gli dà il corpo che vuole, a ciascun seme gli dà il corpo che gli conviene.” Corinti I, 15, 35-38

 

Mentre Gesù afferma che i resuscitati saranno come gli angeli (senza sesso) Tommaso d’Aquino afferma che avranno il sesso perché il sesso appartiene alla perfezione della natura (salvo non farne buon uso). Il messaggio di Tommaso d’Aquino è che sì, ci sarà il sesso, ma non si userà (però voi potete anche illudervi di farne uso per l’eternità).

Continua Tommaso d’Aquino:

 

Né fa difficoltà il fatto che allora non ci sarà l’uso di codeste membra, come sopra [c. 83] abbiamo visto. Perché se per questo esse dovessero mancare nei resuscitati, per lo stesso motivo mancherebbero loro tutte le membra che servono alla nutrizione: poiché dopo la resurrezione non ci sarà neppure l’uso dei cibi. E così verrebbero a mancare gran parte delle membra nei corpi resuscitati. Perciò tutte codeste membra ci saranno, anche se prive del loro uso, per restituire l’integrità del corpo naturale. E per questo non saranno inutili.

 

E’ importante la disquisizione sulle modalità della resurrezione nella carne perché permette di distogliere l’attenzione se effettivamente ci sarà una resurrezione e quali sono gli elementi oggettivi che spinge le persone a credere nella resurrezione della carne.

 

Tommaso d’Aquino allontana le persone dalla disperazione di Paolo di Tarso che pensando di essere assunto in cielo da lì a qualche giorno con il corpo:

 

“Ecco perciò che cosa vi annunziamo sulla parola del Signore: noi, i viventi, i superstiti, alla venuta del Signore, non saremmo separati dai nostri defunti. Poiché il Signore stesso, al segnale dato alla voce dell'Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo; poi noi, i viventi, i superstiti, assieme ad essi saremo rapiti sulle nubi in cielo verso il Signore. Così saremo sempre con il Signore."  I Tessalonicesi 4, 15-17

 

Oppure:

 

“Ecco, io vi svelo un mistero: noi non morremo tutti, ma tutti saremo trasformati, in un attimo, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Squillerà, infatti la tromba e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. Perché è necessario che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruzione e che il nostro corpo mortale si rivesta di immortalità. Quando questo corpo corruttibile avrà rivestito l'incorruzione e questo corpo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora avrà compimento la parola che fu scritta: "La morte è stata assorbita nella vittoria. O morte, dov'è la tua vittoria? O morte, dov'è il tuo pungiglione?". Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Ma sia ringraziato Iddio, che ci da la vittoria mediante il Signor nostro Gesù Cristo!" I Corinti 15, 53-57

 

 

Poi vede il suo delirio di onnipotenza frustrato. E’ vecchio e sta per morire. Le promesse del suo Gesù padrone si rivelano delle truffe. Ma ora è tardi. Ha creduto, costruendo illusioni per tutta la sua vita, e ora non può rinunciare all’ultima illusione. Così mentre è ancora in forze accusa quelli che si ammalano di aver tradito il suo dio padrone:

 

"Or dunque, tutte le volte che voi mangerete di questo pane e bevete di questo calice, celebrerete la morte del Signore, finché egli venga. Perciò, chiunque mangia questo pane o beve il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ognuno, dunque, esamini sé stesso, e così mangi di quel pane e beva di quel calice; perché chi mangia e beve senza discernere il corpo del Signore, mangia e BEVE LA PROPRIA CONDANNA. Per questo vi sono tra di voi molti ammalati ed infermi, e parecchi sono morti. Se invece ci esaminassimo da noi , non saremmo giudicati. Ma se ci giudica il Signore, ci corregge, affinché non siamo condannati con il mondo." I Corinti 11, 26-31

 

Quando poi egli diventa debole e disperato, allora urla la sua disperazione:

 

“Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio: per Gesù Cristo, Signore nostro! Dunque, io stesso, con la mente servo della legge di Dio, ma con la carne servo della legge del peccato.” Romani 7, 24-25:

 

Ed è la stessa disperazione di Tommaso d’Aquino che desidera le membra anche se delle membra non ne sa indicare l’eventuale uso.

Tommaso d’Aquino ha un folle terrore della morte: nella morte del corpo fisico muore la sua ragione e con essa si spegne il suo delirio di onnipotenza.

Continua Tommaso d’Aquino:

 

Né è da credere che la fragilità del sesso femminile sia un ostacolo alla perfezione dei risorti. Perché non si tratta di una fragilità dovuta ad una imperfezione della natura, ma voluta dalla natura. E negli uomini le stesse distinzioni naturali mostrano la perfezione della natura e la sapienza di dio, che dispone con ordine tutte le cose.

 

Oh, quanto sono fragili le donne!

Per nove mesi tengono in pancia un bambino e partoriscono, parto dopo parto. Spesso muoiono di parto. Affrontano l’odio di Tommaso d’Aquino che impone loro di partorire con dolore, per il suo perverso piacere. L’essere Umano Femminile conserva il presente. Sia della vita che nella società anche quando gli armati in nome del dio padrone di Tommaso d’Aquino sterminano, uccidono e distruggono. L’Essere Umano Femminile ricomincia da capo a costruire un presente negato.

Questa violenza continua espressa da Tommaso d’Aquino condita con atteggiamenti di commiserazione e finto pietismo, è altamente offensiva. Come è offensivo il suo razzismo che toglie agli Esseri Umani la gloria dei loro comportamenti eroici nella loro vita quotidiana per attribuirne gli effetti alla “sapienza di dio”.

Per milioni di anni gli Esseri Umani si sono adattati al mondo in cui sono vissuti; per milioni di anni hanno lottato contro le avversità trasformandosi e divenendo come specie. Tommaso d’Aquino strappa la volontà agli Esseri Umani, li priva dei loro comportamenti eroici per attribuirli al suo dio padrone. Ruba la dignità dell’Essere Umano per trasformarlo in schiavo del suo padrone: nel suo delirio di onnipotenza canta le lodi del suo desiderato dio padrone e offende, sputando disprezzo, sugli Esseri umani e i loro comportamenti eroici nella loro esistenza.

 

E neppure vale in tal senso l’affermazione dell’apostolo in Efes., IV, 13: <<Fino a che non giungiamo tutti all’unità nella fede e nella conoscenza del figlio di dio, all’uomo perfetto, alla statura della perfetta età e alla pienezza di cristo>>. Poiché codesta frase non è detta nel senso che ciascuno dei risorti in quell’<<incontro con cristo nell’aria>> [I Tess., IV, 17], sarà di sesso virile: ma per indicare [col termine vir] la perfezione e la fondatezza della chiesa. Infatti tutta la chiesa sarà allora simile ad un uomo perfetto che va incontro a cristo, come risulta dal contesto [cfr. Efes., IV].

 

Il delirante si alimenta del delirio di un altro delirante.

C’è un ch’è di omosessuale mal celato in quest’affermazione di Tommaso d’Aquino: l’omosessualità dell’incontro con cristo. Questa necessità di precisare quando il contesto dell’affermazione di Paolo di Tarso negli Efesini è:

 

“Ed è lui che costruì alcuni apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e dottori, organizzando così i santi per compiere l’opera del ministero, per la edificazione del corpo di cristo, finché tutti arriviamo all’unità della fede e della conoscenza del figlio di dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di cristo.” Efesini 4, 11- 13

 

Dove Paolo di Tarso indica la necessità di violentare gli Esseri Umani al fine di costringerli a diventare parte del corpo di cristo: affinché nessuna voce testimoni che il cristo dei cristiani è la malvagità che distrugge la vita.

La chiesa che chiama sé stessa “la sposa di cristo”, per Tommaso d’Aquino sarà simile ad un uomo perfetto che andrà incontro a cristo.

Infine, Tommaso d’Aquino conclude il suo desiderio farneticante:

 

Tutti dovranno risorgere nell’età di cristo, ed è l’età giovanile, perché la perfezione della natura si raggiunge solo in essa. Infatti la puerizia non ha ancora raggiunto con lo sviluppo la perfezione della natura; e l’età senile, col suo deperimento, se né già allontanata.

 

Il terrore per la vecchiaia. Il desiderio dell’eterna gioventù che avvolge individui disperati davanti alla consapevolezza di aver sprecato la propria occasione di vita, di eternità.

E’ per queste persone malate che padre Zeus ha fulminato Esculapio: “Avevi un’occasione di vita nella quale potevi costruire la tua eternità e l’hai sprecata sottomettendoti ad un padrone e delirando attorno al desiderio di onnipotenza. Ti sei dimenticato di vivere, di costruire le relazioni, di veicolare le tue emozioni negli amplessi, nell’attività intellettuale, nell’attività sociale, nell’attività come soggetto della Natura. Ora non hai più una seconda occasione. Non rinasci nella carne né in nessun altro modo. Il tuo desiderio rimane un desiderio espresso dalla tua consapevolezza di aver fallito la tua vita.”

Ed è proprio la consapevolezza del fallimento della sua esistenza che induce Tommaso d’Aquino a desiderare una seconda possibilità, magari eterna.

Ma è solo consapevolezza del proprio fallimento esistenziale.

 

Marghera, 29 luglio 2010

 

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail claudiosimeoni@libero.it

 

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