La serie degli Oracoli Caldaici commentata è quella pubblicata da Angelo Tonelli, per come l'ha tradotta, nell'edizione del 1995 della Biblioteca Universale Rizzoli.
Riflessioni pagane sulle antiche religioni

Il quarto frammento della serie che prendo in considerazione è composto da una sola riga ed è tratto da Proclo in "Commento all'Alcibiade". Si tratterebbe di un testo che parte dal concetto delfico del "Conosci te stesso" dove il dialogo è interpretato come un percorso dell'"anima" verso sé stessa e verso l'intelletto divino distinguendo il corpo, come uomo esteriore, e l'"anima", come uomo vero.
In questo contesto viene inserita la riga di testo che costituisce il frammento 4 della serie che sto commentando.
La riga dice che "esso è in possesso della potenza" e da "esso promana il nous".
A chi, o a cosa, si riferisce quell'"esso"?
Proclo lo riferisce a chi interessa a Proclo e, dal momento che il frammento ci è giunto decontestualizzato e Proclo lo inserisce in un contesto ideologico schiavista, nessuno dovrebbe essere autorizzato a far propria la significazione che a quella riga dà Proclo.
Dalla potenza il nous promana. Il nous proviene dalla potenza. La potenza come elemento d'origine del nous. La frase è limitata a questo e il tentativo di completare la frase mettendo come soggetto il "padre" che, come detentore della potenza, emana il nous è una scelta soggettiva del traduttore e dell'interprete a cui il traduttore fa riferimento.
L'interpretazione sostituendo la parola "esso" con "il padre" è presa dal contesto ideologico neoplatonico e sottolineata dall'interprete che ha subito il sistema educazionale cristiano. Secondo neoplatonici e cristiani un "padre creatore" starebbe all'origine delle cose. In questo caso non abbiamo nessun "padre creatore" e la frase deve essere presa per quello che ci è rimasto.
Per l'interpretazione corretta è necessario togliere dunque la Coscienza e la Consapevolezza del "padre" che, come abbiamo visto nel frammento precedente, è stata sottratta, distrutta, e considerare la potenza in quanto elemento promanante il nous.
Quel "esso" può essere interpretato come soggetto "padre", ma anche come Caos, cosmo, universo d'insieme nel quale è presente il potere dalla cui spinta il nous proviene. Quel "può essere interpretata" significa che chi è sottoposto a condizionamento educazionale cristiano può interpretarla soltanto come soggetto "padre". Per un cristiano-cattolico l'esistente è privo di divinità in sé. L'esistente non ha nous in sé e per sé, ma solo come riflesso o come emanazione di un creatore.
Nella traduzione di Luciano Albanese, la frase tradotta, anziché "esso" viene introdotto il "sacro logos". Nel sistema neoplatonico il logos sarebbe il principio attivo, espressivo e formativo che introduce l'intelligibilità dell'Intelletto divino nella struttura materiale del mondo visibile. Tutto dunque, secondo l'ideologia di Proclo, tutto dipende dal padrone, l'Intelletto divino, che attraverso il "logos" viene tradotto nella struttura materiale: in sostanza, crea il mondo materiale come vivente.
Dal momento che l'esistente che ci circonda ha potenza e nous e che la potenza e il nous sono propri di ogni potenza e nous che ci circondano, in quanto costruiti da quella potenza e da quel nous, non è possibile riconoscere potenza e nous di origine diversa dalla coscienza che li rappresenta e con la quale costruiamo delle relazioni.
Potenza e nous sono dunque sostanza e qualità della coscienza e sono diverse da coscienza a coscienza in quanto ogni coscienza si è costruita in maniera diversa. Senza il corpo materiale, o di energia che è la stessa cosa, non esiste il nous. Senza la potenza intesa come volontà d'esistenza, non esiste il nous, l'intelligenza progettuale; senza la presenza del nous la potenza non è Coscienza!
Revisione testo del 1999 il 11 agosto 2026
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Claudio Simeoni
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