La serie degli Oracoli Caldaici commentata è quella pubblicata da Angelo Tonelli, per come l'ha tradotta, nell'edizione del 1995 della Biblioteca Universale Rizzoli.
Riflessioni pagane sulle antiche religioni

Che cosa significa che dal "Padre" non procede nulla di incompiuto?
Che differenza c'è fra ciò che è compiuto da ciò che è incompiuto?
Secondo Pletone, quanto procede dal Dio non si potrebbe perfezionare come se dal Dio procedesse un oggetto immodificabile.
Il frammento 13 della serie che sto seguendo parla del compiuto generato da un principio paterno.
Quella di Pletone, come quella degli altri interpreti, è un'interpretazione creazionista dove la verità di Dio, come oggetto affermato, manifesta la verità dell'oggetto immodificabile che procede da Dio. In questa struttura ideologica, nessuno può modificare quanto procede da Dio se non Dio stesso.
L'idea che nulla di imperfetto discende da quanto è perfetto è un'idea di Platone ripresa sistematicamente da ogni creazionismo che al creatore attribuisce aggettivi assolutistici per definire condizioni immodificabili.
Il termine centrale del frammento è "incompiuto".
Ciò che procede è compiuto, ma il fatto che sia compiuto non significa che sia definitivo o perfetto.
Tutto ciò che procede dalla fine dell'universo è compiuto. La fine dell'universo è compiuta. Il big bang, con la nascita del nuovo universo, è compiuto. Il processo di trasformazione compie ciò che è per negarlo in ciò che sarà o diventerà, per negare ancora ciò che è per ciò che, venendo costruito, sarà.
Tutto è compiuto, ma ciò che è compiuto non è la fine della cosa. Non è la verità oggettiva dell'oggetto perché l'oggetto viene negato per una nuova e diversa compiutezza.
Mio padre e mia madre hanno copulato. Tutto è compiuto. Mia madre ha portato a termine la gestazione: tutto è compiuto. Nulla che procede dall'uno o dall'altro atto è incompiuto.
Ciò che procede dall'inizio del tempo è caratterizzato da Necessità e Intento. L'Intento è il fine di Necessità che ne caratterizza il moto e ne determina la compiutezza. Nulla procede in opposizione a Necessità, nulla risponde a Necessità senza Intento. Il principio è come la fonte. Dalla fonte sorge ciò che è compiuto, non per questo altri compimenti dovranno avvenire.
Dalla fonte sgorga l'acqua e l'acqua procede attratta da Necessità e risponde alle sollecitazioni di Necessità attraverso lo sviluppo del proprio Intento. L'intento dell'acqua è giungere al mare. Rispondendo alle sollecitazioni di Necessità, l'acqua dalla fonte veicola il proprio l'Intento manifestando il proprio progetto (il proprio nous): aggirare gli ostacoli che le impediscono di raggiungere il mare.
Nulla è incompiuto in quanto tutto contiene Necessità e tutto si muove attraverso l'Intento. Necessità è la qualità di ogni forma di materia-energia rappresentata da ogni forma che ci circonda e Intento è il fine del loro movimento. Nel giungere ad Intento la forma, spinta da Necessità, si trasforma, ma la sua compiutezza sta nella spinta intima che manifesta nell'esistente, non nella forma e negli adattamenti che mette in essere per affrontare il proprio esistere.
La compiutezza di quanto esiste sta nell'Intento.
L'intento è il procedere all'interno delle trasformazioni e quanto procede all'interno delle trasformazioni è compiuto. La compiutezza di quanto procede dal principio paterno non è la finitezza di quanto procede, ma è finitezza nelle possibilità di procedere e di trasformarsi.
Fintanto che quanto esiste procede alimentandosi e alimentando l'esistente, è un elemento compiuto perché il suo procedere è alimentato dall'Intento che cresce dentro di lui e che si amalgama in una relazione intima con l'intento delle consapevolezze che lo circondano.
E' il cammino di sviluppo che determina la compitezza di quanto procede, non la finitezza dell'oggetto che, semmai esistesse, determinerebbe la rinuncia dell'oggetto al proprio sviluppo e alla propria trasformazione diventando, di fatto, incompiutezza che collassa su sé stessa.
Revisione testo del 1999 il 26 agosto 2026
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Claudio Simeoni
Meccanico
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