La serie degli Oracoli Caldaici commentata è quella pubblicata da Angelo Tonelli, per come l'ha tradotta, nell'edizione del 1995 della Biblioteca Universale Rizzoli.

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 18

Claudio Simeoni

Riflessioni pagane sulle antiche religioni

Commento agli Oracoli Caldaici
Frammento n. 18

Il frammento 18 della serie costruita da Angelo Tonelli è tratto dal Commento al Cratilo di Proclo.

Il soggetto che intuisce arriva a conoscere l'immenso abisso da cui è circondato. Un abisso che verrebbe collocato "al di là del cosmo" e che verrebbe percepito come "paterno" dal soggetto che lo intuisce.

Il frammento ci ricorda che Giuliano il Teurgo aveva consapevolezza di vivere in una conoscenza razionale circondata da un immenso sconosciuto abitato da quanto la ragione nemmeno immaginava potesse esistere. Questo sconosciuto giunge alla coscienza razionale mediante l'intuizione.

L'immenso sconosciuto, dovunque lo si voglia collocare, è vissuto dalla ragione come un "abisso di nulla" perché gli oggetti che contiene non sono descritti dalla ragione, spesso indescrivibili, e, pertanto, per la ragione non esistono.

L'abisso che circonda la nostra ragione è un immenso spazio all'interno del quale gli oggetti diventano coscienti di Sé. Comunicano e costruiscono relazioni tramite le loro emozioni. L'abisso è lo spazio in cui l'Energia Vitale si muove in quanto oggetto alla continua ricerca di condizioni che gli consentano di generare nuove e diverse Coscienze di sé. Questo spazio è il sovracosmico perché il cosmo, che noi percepiamo, lo descriviamo mediante la forma e la quantità. Le categorie descrittive proprie della ragione. Fuori dal cosmo, descritto dalla ragione, sta un altro cosmo, un sovracosmo, se così lo si vuole chiamare, pregno dell'Energia Vitale che tende ad espandere sé stessa in continuazione trasformando l'inconsapevole in consapevole.

Si sta parlando dell'Erebo che, per la ragione, rappresenta l'oscurità profonda che avvolge la sua descrizione. In Esiodo l'Erebo e Nera Notte sono l'utero della vita. Da loro, emersi da Caos, ha inizio il processo delle trasformazioni che portano al presente. Sia per quanto riguarda il mondo della ragione, sia per quanto riguarda l'insieme emotivo dell'Erebo.

Per gli Esseri della Natura, l'Erebo diventa l'Ade da cui emerge la vita razionale dall'uovo, dal seme e dall'utero alimentando l'idea che la vita degli Esseri della Natura, alla fine del loro ciclo, ritornano all'Ade.

La ragione non entra nell'Ade. E' separata dall'Ade. Le emozioni possono entrare ed uscire dall'Ade. Per questo motivo gli Dèi, e gli Esseri Umani che percorrono il loro sentiero di eternità, possono entrare ed uscire dall'Ade perché vi entrano con le loro emozioni e con le loro emozioni escono. E' la lezione di Orfeo e Euridice: non esiste nulla di razionale che si possa portare dentro o fuori dall'Ade.

Tutto ciò che genera è paterno. Erebo è un "Padre" della vita, ma non si può considerarlo un "Padre" come la ragione e la cultura pensano debba essere un "Padre". Nella filosofia orfica il sovracosmico abisso è indicato anche come il "nero Erebo" e "l'ampio Tartaro" che Caos espandendosi, riempie. Il "Caos" è la fonte dalla quale germinano le Coscienze di Sé che organizzano s'è stesse separandosi dall'inconsapevole e procedono, usando la loro volontà d'esistenza, per espandersi nel Caos e costruire la loro ragione. L'inconsapevole dal quale le Coscienze di Sé si separano è il sovracosmico.

Per l'Essere Umano intuire questo significa pensare la vita come un tempo che scorre continuamente in cui le Coscienze di Sé nascono e dilatano se stesse. Quante vie alla Conoscenza e alla Consapevolezza prenderanno forma nel sovracosmico abisso che sovrasta il cosmo di cui noi siamo parte? Quante vie e quante determinazioni diverse dalle nostre? Quante relazioni saremo in grado di costruire con queste?

Intuire l'infinito dello spazio che ci circonda significa intuire i mutamenti che stiamo attraversando per correre verso l'eternità. Significa collocare esattamente il nostro percorso di conoscenza e di consapevolezza nello spazio che stiamo occupando e nel tempo in cui stiamo agendo.

Il frammento orfico appare come una frase monca che vorrei completare in questo modo: "voi che intuendo intuite nel "paterno" sovracosmico abisso, potete affrontare l'infinito dei mutamenti in quanto conoscete ciò che siete all'interno del cosmo che vi contiene e attraverso questa conoscenza potete costruire il vostro cammino nell'infinito dei mutamenti!"

Revisione testo del 1999 il 29 agosto 2026

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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