La serie degli Oracoli Caldaici commentata è quella pubblicata da Angelo Tonelli, per come l'ha tradotta, nell'edizione del 1995 della Biblioteca Universale Rizzoli.
Riflessioni pagane sulle antiche religioni

La traduzione del frammento 19 mi lascia un po' perplesso. Il frammento indica "questo", riferendosi genericamente ad un Dio, che intuirebbe ogni intuire.
Il Patrizi, che attribuisce gli Oracoli Caldaici a Zoroastro, il medesimo frammento lo traduce dicendo che "questo" Dio è pensato da ogni intelletto. Afferma che nel pensare questo Dio non è intelletto.
Per contro, Albanese nella sua traduzione afferma che questo Dio è pensato da ogni intelletto.
Indubbiamente esistono delle difficoltà da parte degli autori nel far aderire questa breve citazione allo schema generale del significato degli Oracoli Caldaici che hanno in testa.
La citazione sarebbe presa da Damascio, l'ultimo reggitore dell'ultima accademia di Atene.
Chi intuisce è un Dio. E' colui che è uscito dai confini della ragione e consente alle sue emozioni di creare delle relazioni con le emozioni dei soggetti del mondo facendo giungere l'intuizione, della conoscenza che ne deriva, alla sua coscienza rompendo i confini posti dalla ragione.
Nella Religione Pagana si definisce Dio chiunque, Essere di qualunque specie della Natura, Essere Umano nel nostro caso, attraverso l'intuizione emotiva espande sé stesso uscendo dal mondo della ragione, intuendo gli oggetti emotivi, penetrando lo sconosciuto che circonda la descrizione della ragione. Oppure, se vogliamo, percependo il circostante, attraverso le relazioni emotive nel presente, il Dio nutre la propria percezione espandendo la propria conoscenza soggettiva.
Intuire è un atto con cui l'individuo nutre la sua percezione. La sviluppa e la dilata. E' un atto attraverso il quale espandere la sua coscienza e la sua consapevolezza. Affinché l'intuizione sia l'intuire di una realtà emotiva e non il delirio di una mente malata è necessario che il soggetto abbia messo in atto un percorso di trasformazione attraverso il quale disciplinare la propria capacità di percepire. E' necessario che l'individuo si sia trasformato nello sforzo di fermare il dialogo interno per emarginare il dominio della propria ragione sulla sua coscienza.
Se l'individuo non ha messo in atto un percorso di autodisciplina con cui emarginare la propria ragione, l'insorgenza di illusioni, allucinazioni e idee preconcette bloccano la sua possibilità di intuire fissando la sua attenzione sulle fantasie della sua ragione. L'intuizione non sorge spontaneamente o magicamente nell'individuo. Sorge come atto di volontà espresso nella necessità dell'individuo di affrontare le condizioni e le contraddizioni della propria quotidianità.
Cosa significa "essere un Dio"?
Significa esercitare la propria volontà e le proprie determinazioni per costruire sé stesso trasformazione dopo trasformazione. Nel processo di costruzione di sé stessi si esercita il proprio intuire e l'individuo, mentre intuisce quanto lo circonda, modificando la sua coscienza controllata dalla ragione, introduce l'oggetto intuito nella coscienza modificandola e costringendo la sua ragione a descrivere il nuovo anche se questo la costringe a modificandosi un po'.
Non è un Dio colui chi non trasforma sé stesso accumulando conoscenza, esperienza dopo esperienza. Non è un Dio chi non esercita la propria volontà e le proprie determinazioni per affrontare le contraddizioni esistenziali. Chi non accumula sapere e conoscenza con le quali usare la propria intelligenza nelle proprie scelte. Chi sceglie l'obbedienza, facendosi gregge, rinuncia alla propria vita. Per sopravvivere alla propria sofferenza emotiva esercita il proprio volere e la propria violenza per appropriarsi, poco o tanto che sia, di qualcosa da sottomettere per sentirsi "padrone".
Un Essere Umano che ha preferito diventare un distruttore della vita rinunciando a farsi Dio, ha rinunciato al proprio futuro. Il distruttore della vita non è in grado di intuire l'intuibile che lo circonda. Il distruttore non ha un progetto esistenziale. Il suo progetto è distruggere e soddisfare il proprio dominio mediante la distruzione. Le sue azioni modificano l'ambiente, ma non sono portatrici di progetti. E' l'ambiente che deve ricostruire dove lui ha distrutto. Sia in campo sociale che nella psiche emotiva delle persone che la sua azione ha saccheggiato. L'uomo sottomesso non può intuire l'intuibile perché l'intuizione dell'intuibile risponde alle necessità del soggetto che, costruendo sé stesso e il mondo in cui vive, modifica sé stesso in funzione di un obiettivo, di un desiderio, di una possibile meta da raggiungere nelle relazioni con i soggetti del mondo.
Senza l'esercizio della propria volontà e delle proprie determinazioni nella vita, non si è un Dio. Si è un Dio quando a Necessità, che ha fatto germinare la nostra Coscienza (Necessità nella nostra specie è l'amplesso dei genitori) sommiamo la nostra volontà soggettiva che sceglie fra le opzioni che si presentano per costruire la nostra esistenza. Questo scegliere alimenta la capacità soggettiva di intuire l'intuibile che ci circonda. Se non sommiamo a Necessità la nostra volontà delegando il nostro esistere a determinazioni e volontà diverse dalle nostre, allora scegliamo di diventare dei distruttori.
Dapprima distruggiamo la capacità di veicolazione della nostra struttura emotiva nel mondo, ripieghiamo su sentimenti che rinchiudiamo dentro di noi separandoci dal mondo. Poi neghiamo la possibilità di sviluppo del nostro intuire mediante i deliri costruiti dalla nostra ragione. Il nostro intuire, distrutto dalla nostra rinuncia, viene sostituito dall'illusione, dalla credenza e dalla fede in qualunque assurdo capace di rassicurarci. L'illusione, alimentata dalla ragione, affoga l'intuire dell'individuo mentre tenta di affrontare l'intuibile che lo circonda.
Ed ecco pronto ad affermare, chi ha rinunciato a sviluppare il proprio intuire: "Ma chi te lo fa fare di costruire te stesso? Io intuisco la verità senza sforzo perché qualcuno mi ha donato la capacità di intuire! Rinuncia a costruirti e assoggettati alle mie intuizioni!", ma non sono intuizioni quanto presenta, sono illusioni che costruiscono la distruzione dell'individuo che rinuncia a costruire sé stesso nell'infinito. Costui non è un Dio che intuisce. Costui è un distruttore che distrugge il farsi Dio delle persone incitandole a rinunciare ad essere protagoniste della propria vita.
Revisione testo del 1999 il 30 agosto 2026
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Claudio Simeoni
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