La serie degli Oracoli Caldaici commentata è quella pubblicata da Angelo Tonelli, per come l'ha tradotta, nell'edizione del 1995 della Biblioteca Universale Rizzoli.
Riflessioni pagane sulle antiche religioni

Il frammento 71 della serie tradotta da Angelo Tonelli è preso dal Commento al Cratilo di Proclo.
Il frammento 71 parla di qualcuno che andrebbe fiero dell'armonia della luce.
Ciò che mi lascia perplesso è l'accostamento del frammento degli Oracoli Caldaici ad Apollo e, in particolare, alla musica di Apollo.
Scrive Proclo nel Commento al Cratilo di Platone:
Infine la musica occupa in maggior misura l'ordinamento sovrano e principiale: questo "dio", in effetti, è colui che armonizza anche la totalità del cosmo in un'unica unità, avendo fatto sussistere intorno a sé il coro delle Muse,
«andando fiero dell'armonia della luce», [citazione Oracoli Caldaici]
come dice uno dei teurghi. Dunque, come è stato detto il Musico come anche gli altri Apolli si trova sia in terra sia negli altri ambiti, ma in un livello si manifesta in modo maggiore, in un altro in modo minore. E queste potenze nel dio sussistono in modo unitario e trascendente, menti e nei generi di esseri attendenti del dio, superiori a noi, esse sussistono per partecipazione e in modo diviso: come ad esempio vi sono numerose moltitudini di angeli, demoni ed eroi esperti di medicina che dipendono da Apollo, e di altri esperti di mantica, di musica e nell'arte del saettare, che si sono distribuiti in modo differenziato e diviso le unitarie potenze del dio. D'altra parte bisogna considerare ciascuna di queste potenze in base ad un unica specifica e determinata proprietà, come per esempio la musica in base alla capacità di connettere la molteplicità dispersa, l'arte del saettare in base alla capacità di distruggere la natura disordinata, la mantica in base alla capacità di rivelare, la medicina, infine, in base alla capacità di rendere perfetto, e queste proprietà bisogna osservarle in modo diverso a seconda che si trovino presso gli dèi stessi, presso le entità angeliche, presso le entità demoniche e presso quelle eroiche, ed ancora in modo di volta in volta diverso a seconda che si trovino presso gli uomini, gli animali e le piante.
Proclo, Commento al Cratilo di Platone, Editore Bompiani, 2017, pag. 519/521
In Proclo il frammento appare opportunamente mozzato affinché dia autorità a quanto sta scrivendo.
Tutta la conoscenza e l'attività è attribuita agli Dèi e non agli uomini che devono essere sottomessi agli Dèi.
Quella di Proclo è una visione creazionista. Il mondo divino che Proclo descrive è un mondo fantastico, che riempie di enfasi. E' un mondo immaginario dove gli Dèi sono esseri superiori agli uomini e non sono l'oggettività e la soggettività vissuta dall'uomo. E' un mondo popolato di angeli e demoni, che non sono i daimon antichi, l'aspetto divino dei soggetti della Natura e del mondo. Apollo stesso non è il principio maschile della vita, ma è un Dio padrone che si circonda di donne padrone dell'arte chiamate Muse.
Con Proclo siamo davanti ad una visione distorta delle antiche credenze sugli Dèi.
Chi è in grado di vantarsi di una luce armonica? Chi è in grado di vantare l'armonia delle infinite note nell'eternità dello spazio? E' solo il Dio. E' solo il costruttore di sé stesso che ha superato le contraddizioni, attimo dopo attimo, modificandosi giorno dopo giorno. Sia che sia un uomo, Apollo, o una donna, Artemide. Sia che sia qualunque altra Coscienza di Sé nell'universo; qualunque sia la sua forma o la sua natura.
Solo costui può andare fiero di sé stesso.
Essere fiero di sé stesso significa sfidare la morte del corpo fisico. Significa essere in grado di danzare la danza dell'eternità. Ecco, il Dio ha finito le trasformazioni sul piano fisico. Ecco, la morte è giunta a cogliere la sua vita, le sue trasformazioni. Ecco, la morte brandisce la sua falce, ma il Dio non porge la testa. Il Dio brandisce la sua spada tricuspide ed affronta la falce della morte. Ecco, il dio danza la sua battaglia. Danza le figure della sua esistenza. Il Dio affronta la morte con tutte le contraddizioni superate nella sua esistenza e attraverso queste ha costruito sé stesso.
Ed ecco la spada tricuspide del dio abbattersi sulla morte. Ecco la spada tricuspide del Dio spezzare la falce della morte. Ecco la morte piegare la sua testa sotto i colpi delle folgori del Dio. Ecco la morte che si accontenta dei resti del corpo fisico e ripiega su sé stessa.
E' giunta la sconfitta della morte. Il Dio è nato: "andando fiero d'armonia di luce.." prosegue nell'eternità dei mutamenti.
Revisione testo del 1999 il 10 ottobre 2026
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Claudio Simeoni
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