QUINTA PARTE DEL LIBRO DELL’ANTICRISTO
LA MENZOGNA CRISTIANA SULLA REALTA’ DI DIO
DIO COME RIFERIMENTO ALLA CRITICA DELLA RAGION PURA DI KANT
Non aspettatevi dal Libro
dell’Anticristo un’opera letteraria, un disegno, un ricamo. Il cambiamento del
modo di guardare il mondo è un’insurrezione emotiva, una violenza, con cui
l’attenzione dell’individuo modifica la sua descrizione del mondo. Tale cambiamento
non avviene nell’uomo con atteggiamenti eleganti, con dolcezza, gentilezza,
cortesia, riguardo e magnanimità. Avviene perché l’individuo se lo impone come
propria necessità. Il Libro
dell’Anticristo fornisce gli strumenti che consentono all’uomo di guardare al
futuro, anche quando questi strumenti sono sgrammaticati!
Anche
se sarebbe bene trascrivere tutto il testo mi permetto di estrarre una serie di
brani della Critica alla Ragion Pura di Kant attraverso
i quali egli affronta le prove del concetto dell'esistenza di dio poste dalla
filosofia al servizio del Comando Sociale.
La
teologia spiccia della repressione usava il terrore biblico, ma per i filosofi
era molto diverso. I discorsi dovevano essere molto più raffinati ed elastici.
Quando Kant scrive la Critica alla Ragion Pura il
cristianesimo si trova a dover fronteggiare l'illuminismo avanzante. Due anni
dopo la seconda edizione della Critica alla Ragion Pura scoppierà la
rivoluzione francese.
Il
terrore biblico perde consistenza e il cristianesimo, più o meno
inconsciamente, cerca nuove prove dell'esistenza del suo dio (o di un dio
qualsiasi) per riprendere il controllo sul Sistema Sociale. La critica
Kantiana, a mio avviso, rappresenta il punto più alto di resistenza del
cristianesimo dove, la sublimazione, giunge a dimostrare la non esistenza delle
prove, ma, contemporaneamente, la non esistenza di non prove assolvendo così
dio di fronte al tribunale della storia.
Egli
stesso, dopo aver demolito le prove sull'esistenza di dio, salva la fede in dio
trovando la sua ragione nell'impossibilità di dimostrare (attraverso il
condizionato della ragione) la non esistenza di dio.
Da
ricordare: il termine dialettica usato da Kant è
diverso da come lo uso io; per lui dialettica è articolazione del parlato, per
me è interazione noumenica; il riversarsi l'uno
nell'altro e l'altro nell'uno di due oggetti o fenomeni venuti a relazionarsi.
DALLA
CRITICA DELLA RAGION PURA: (20 BRANI)
(Tratti
da: “Critica della ragion pura” di Immanuel Kant edizione Laterza 1987
traduzione di Giovanni Gentile e Giuseppe Lombardo-Radice)
1 -
Si è in ogni tempo parlato dell'Essere assolutamente necessario, e non si è
pensato tanto da darsi la pena di intendere, se e come si possa anche solamente
pensare una cosa di questa specie, quanto piuttosto a dimostrarne l'esistenza.
Ora di certo è molto facile una definizione verbale di questo concetto, chi
cioè esso sia qualche cosa il cui non essere è impossibile; ma con questo non
se ne sa niente di più circa le condizioni che rendono impossibile considerare
come assolutamente impensabile il non essere di una cosa, e che sono
precisamente quel che si vuol sapere; ossia se questo concetto pensiamo qualche
cosa, o no.
2 -
Lo stesso è del concetto di Essere assolutamente necessario. Se voi ne negate
l'esistenza, voi negate anche la cosa stessa con tutti i suoi predicati; dove può
sorgere allora la contraddizione? Esternamente non c'è niente a cui si
contraddirebbe, perché la cosa non deve essere estremamente necessaria;
internamente neppure, perché, negando la cosa, voi avete insieme negato tutto
l'intero. "Dio è onnipotente", è un giudizio necessario.
L'onnipotenza non può essere negata, se voi affermate una divinità, cioè un
essere infinito, col cui concetto egli è identico. Ma se voi dite: "dio
non è", allora non è data né l'onnipotenza, né alcun altro dei suoi predicati,
giacche essi sono tutti soppressi insieme col soggetto; né in questo pensiero
si vede la minima contraddizione.
3 -
Ora, se io mi penso un essere come la Realtà suprema (senza difetto), resta
sempre la questione, se esso esista o no. Giacche,
quantunque nel mio concetto non ci manchi nulla del possibile contenuto reale
di una cosa in generale, pure ci manca ancora qualcosa nel rapporto con lo
stato intero del mio pensiero: ossia, manca che la conoscenza di quell'oggetto sia possibile anche a posteriori. E qui apparisce
anche la causa della presente difficoltà. Se si trattasse di un oggetto dei
sensi, non potrei scambiare l'esistenza della cosa col semplice concetto della
cosa. Infatti, pel concetto, l'oggetto non vien
pensato se non come conforme alle condizioni generali di una possibile
conoscenza empirica in generale; per l'esistenza, invece, come contenuto nel
contesto dell'esperienza totale il concetto non è menomamente accresciuto, il
nostro pensiero, per altro, mediante essa acquista una percezione possibile di
più. Al contrario, se noi vogliamo pensare l'esistenza soltanto mediante la
categoria pura, nessuna meraviglia che non possiamo fornire nessun carattere
per distinguerla dalla semplice possibilità.
4 -
Questa prova, che Leibnitz disse anche prova a contingentia mundi, metteremo ora sottocchio e
sottoporremo ad esame. Essa suona dunque: se qualche cosa esiste, deve anche
esistere un Essere assolutamente necessario. Ma io stesso per lo meno esisto;
dunque, esiste un Essere assolutamente necessario. La minore contiene
un'esperienza, la maggiore un'illazione da un'esperienza in generale
all'esistenza del necessario. Dunque la prova parte, propriamente,
dall'esperienza; quindi non è condotta interamente a priori o ontologicamente; e poiché l'oggetto di ogni esperienza
possibile è il mondo, perciò questa prova viene detta cosmologica.
5 -
Ma la prova deduce più oltre: l'esame necessario non può essere determinato, se
non in un unico modo, cioè, rispetto a tutti i possibili predicati opposti, per
uno solo di essi, e però dev'essere determinato
completamente dal suo concetto. Ora, c'è un solo concetto possibile di una
cosa, che a priori determini questa completamente, ossia quello dell'eus realissimum. Il concetto,
dunque, di Essere realissimo è l'unico concetto onde possa esser pensato un
essere necessario; cioè esiste in modo necessario un Essere supremo. In questo
argomento cosmologico , si presentano insieme tanti principi sofisti, che la
ragione speculativa pare abbia qui impegnato tutta la sua arte dialettica, per
realizzare la maggiore possibile apparenza trascendentale.
6 -
Giacché, non appena miriamo a questo scopo, noi dobbiamo senz'altro abbandonare
ogni esperienza, e cercare tra puri concetti quale tra essi possegga davvero le
condizioni delle possibilità di un Essere assolutamente necessario. Ma, se in
tal modo è ravvisata solamente la possibilità di un tale Essere, ne è anche
dimostrata l'esistenza; poiché è come dire: in mezzo a tutto il possibile c'è
un essere, che ha in sé necessità assoluta, cioè quest'essere
esiste in modo assolutamente necessario.
7 -
Il concetto di Essere supremo soddisfa bensì a tutte le questioni a priori, che
possono essere fatte circa le determinazioni interne di una cosa, ed è anche
per questo un ideale senza pari, poiché il concetto generale lo designa insieme
come un individuo fra tutte le cose possibili. Ma non soddisfa affatto alla
questione circa la propria esistenza, che era nondimeno ciò di cui propriamente
si trattava; e ad informazione di chi, ammettendo l'esistenza di un Essere
assolutamente necessario, volesse solo sapere quale fra tutte le cose dev'essere tenuta per tale, non gli si potrebbe rispondere:
l'Essere necessario è questo qui. Può certo essere concesso che gli si ammetta
l'esistenza di un essere di suprema sufficienza come causa di tutti i possibili
effetti, per agevolare alla ragione l'unità, cui essa aspira, dei principi di
spiegazione. Ma giungere fino al punto di dire: tale Essere esiste
necessariamente, questa non è più l'espressione discreta di un'ipotesi
permessa, ma la pretensione orgogliosa di una certezza apodittica; giacche
anche la conoscenza di quello che ci vantiamo di conoscere come assolutamente
necessario, deve avere in sé una necessità assoluta.
8 -
La necessità incondizionata, di cui abbiamo bisogno in maniera così
indispensabile, come dell'ultimo sostegno di tutte le cose, è il vero baratro
della ragione umana. L'eternità stessa, per orridamente sublime che uno Haller possa ritrarla, non fa a gran pezza sull'anima quest'impressione vertiginosa; giacche essa misura soltanto
la durata delle cose, ma non le sostiene. Non si può evitare, ma non si può
sostenere, il pensiero che un essere , che ci rappresentiamo come il sommo fra
tutti i possibili, dica quasi a se stesso: io sono ab
eterno in eterno; oltre a me non c'è nulla, tranne quello che è per volontà
mia; ma donde sono io dunque?
9 -
In altri termini: io non posso giammai venire al termine del regresso verso le
condizioni dell'esistere, senza ammettere un essere necessario; ma io non posso
mai cominciare da questo. Se io, per le cose esistenti in generale, devo
pensare qualche cosa di necessario, ma non sono in diritto di pensare nessuna
cosa in sé come necessaria, ne seguire inevitabilmente, che necessità e
contingenza non debbano riferirsi alle cose stesse e concernere queste, perché
altrimenti ne verrebbe una contraddizione: che quindi nessuno di questi due
principi sia oggettivo, ma essi, in ogni caso, possono essere soltanto principi
soggettivi della ragione, ossia da una parte di cercare per tutto ciò che è
dato come esistere, qualche cosa che sia necessario, cioè di non fermarsi mai
se non ad una spiegazione a priori completa; ma, dall'altra, anche di non
sperar mai questa completezza, cioè di non ammettere nulla di empirico come incondizionato,
si da dispensarci da un'ulteriore derivazione. In questo senso entrambi i
principi possono benissimo stare l'uno accanto all'altro come principi
semplicemente euristici e regolativi, che non riguardano altro che l'interesse
formale della ragione. L'uno infatti dice: voi dovete filosofare sulla natura
come se a fondamento di tutto ciò che appartiene all'esistenza, ci fosse un
fondamento primo necessario, unicamente per mettere unità sistematica della
vostra conoscenza seguendo una tale idea, cioè un supremo principio ideale; ma
l'altro vi ammonisce di non prendere nessuna determinazione singola, che
riguardi l'esistenza delle cose, per un tal principio supremo, cioè come
assolutamente necessario, bensì a mantenervi sempre aperta la via per un'ulteriore
derivazione e considerarla quindi ogni volta come condizionata.
10 -
I filosofi dell'antichità ritenevano contingente ogni forma della natura, ma
originaria e necessaria, secondo il giudizio della ragione comune, la materia.
Ma se essi avessero considerato la materia non relativamente (respective) come sostrato dei fenomeni, si in se stessa,
secondo la sua esistenza, l'idea dell'assoluta necessità sarebbe tosto svanita.
Giacche non c'è nulla che leghi assolutamente la ragione a questa esistenza; che,
anzi, essa col pensiero può sempre e senza contraddizioni sopprimerla; ma la
necessità assoluta era riposta, d'altra parte, soltanto nel pensiero.
11 -
...poiché l'unità sistematica della natura non può a niun
patto rappresentarsi come il principio dell'uso empirico della nostra ragione
se non in quanto noi poniamo a fondamento l'idea di un Essere realissimo come
causa suprema, questa idea quindi venga rappresentata come un oggetto reale, e
questo, a sua volta, poiché è la suprema condizione, come necessario; onde un
principio regolativo vien
cangiato in un principio costitutivo: la quale costituzione si manifesta al
fatto, che, se io ora considero come cosa in sé questo supremo Essere, che,
relativamente al mondo, era assolutamente (incondizionatamente) necessario,
questa necessità non è suscettibile di nessun concetto, e quindi deve essersi
trovata nella mia ragione soltanto come condizione formale del pensiero, ma non
come condizione materiale e ipostatica dell'Esistenza.
12 -
D'altra parte, noi vediamo una catena di effetti e di cause, di fini e di
mezzi, regolarità nel nascere e nel perire; e poiché nulla è pervenuto da sé
nello stato in cui si trova, questo rimanda sempre più in là a un'altra cosa
come sua causa; la quale, a sua volta, rende necessaria precisamente la stessa
ricerca, sicché in tal modo l'intero universo dovrebbe sprofondarsi sull'abisso
del nulla, se non si ammettesse qualche cosa che, fuori di questo infinito
contingente, sussistendo per sé originariamente e indipendentemente, sostenga
questo contingente e insieme, come causa della sua origine, ne assicuri la
durata.
13 -
I momenti principali della detta prova fisico-teologica sono i seguenti: 1) nel
mondo vi sono dappertutto segni evidenti di un ordinamento secondo uno scopo determinato,
attuato con grande sapienza e in tutto di indescrivibile molteplicità di
contenuto, nonché d'illimitata grandezza d'espansione. 2) Alle cose del mondo quest'ordinamento finale è affatto estraneo, e aderisce ad
esse solo in modo contingente; cioè la natura delle diverse cose non avrebbe
potuto da se stessa, con mezzi così vari fra loro coordinati, accordarsi per
uno scopo finale determinato, se essi non fossero propriamente scelti e
disposti a ciò da un principio razionale coordinatore secondo idee che fossero
a fondamento di esso. 3) Esiste dunque una causa sublime e saggia (o più
cause), che dev'essere la causa del mondo non
semplicemente come una natura onnipotente operante ciecamente per la sua
produttività, ma come intelligenza per la sua libertà. 4) L'unità di questa
causa si può desumere dall'unità della relazione reciproca delle parti del
mondo, come pezzi di un'opera d'arte, in ciò su cui domina la nostra
osservazione con certezza, ma più in là, secondo tutti i principi
dell'analogia, come verosimiglianza.
14 -
Secondo questo ragionamento, la finalità e l'armonia di tante disposizioni
della natura dovrebbero dimostrare soltanto la contingenza della forma, ma non
della materia, cioè della sostanza del mondo; giacche per quest'ultima
bisognerebbe per di più dimostrare che le cose del mondo non fossero in se
stesse atte ad un ordine e ad un accordo così, secondo leggi universali, se non
fossero, anche per la loro sostanza, il prodotto di una somma sapienza, a che
peraltro occorrerebbero ben altri argomenti che quello dell'analogia con l'arte
umana. La prova, dunque, potrebbe al più dimostrare un architetto del mondo,
che sarebbe sempre più limitato dalla capacità della materia da lui elaborata,
ma non un creatore del mondo, alla cui idea tutto è sottoposto: la qual cosa è
ben lontana dal bastare al grande scopo cui si mira, di dimostrare un essere
originario sufficiente a tutto.
15 -
Se per teologia intendo la conoscenza dell'Essere originario, essa è fondata o
sulla pura ragione (theologia rationalis)
o su una rivelazione (rivelata). La prima concepisce il suo oggetto o
semplicemente con la pura ragione, mediante, meri concetti trascendentali (eus originarium realissimum, eus entium), e dicesi teologia trascendentale; ovvero, mediante
un concetto, che si ricava dalla natura (della nostra anima), con la suprema
intelligenza, e dovrebbe dirsi teologia naturale. Chi ammette una teologia
trascendentale è detto deista; chi ammette anche una teologia naturale, teista.
Il primo ammette che in ogni caso noi possiamo conoscere con la semplice
ragione l'esistenza di un essere originario, di cui per altro il nostro
concetto è semplicemente trascendentale, cioè solo di un essere, che ha ogni
realtà, ma che non si può determinare di più. Il secondo afferma, che la
ragione è in grado di determinare di più l'oggetto secondo l'analogia con la
natura, ossia cm un essere che per intelletto e libertà contenga in sé il primo
principio di tutte le altre cose. Quello si rappresenta, dunque, in tale essere
solo una causa del mondo (senza dire se mediante la necessità della natura, o
mediante la libertà); questo, un creatore del mondo.
16 -
La teologia naturale conclude gli attributi e all'esistenza di un creatore del
mondo movendo dalla costituzione, ordine e unità, che si da in esso mondo, in
cui bisogna ammettere due specie di causalità, e la loro regola, ossia natura e
libertà. Quindi questo mondo sale all'intelligenza suprema, o come principio di
ogni ordine e perfezione naturale, o come principio di ogni ordine e perfezione
morale. Nel primo caso si dice teologia fisica, nel secondo teologia morale.
(teologia morale intesa come convinzione dell'esistenza di un Essere supremo,
che si fonda su leggi morali);
17 -
Intanto, poiché nessuno, pel sol fatto che non crede di poter affermare qualche
cosa, può essere accusato di volerla negare, così è più discreto e più giusto
dire: il deista crede in un dio, ma il teista crede in un dio vivente (summa intelligentia).
18 -
Ma, benché il suo uso speculativo la ragione resti a gran pezzi inferiore a
questo suo gran disegno, di giungere cioè all'esistenza di un Essere supremo,
essa non di meno ha il vantaggio grandissimo di rettificare la conoscenza di
esso, nel caso che ella possa essere attinta d'altronde, di metterla d'accordo
seco stessa e con tutte le concezioni intelligibili, e di purificarla da tutto
ciò che potrebbe essere contrario al concetto di un Essere originario, e da
ogni miscuglio di limitazioni empiriche.
19 -
Giacché, semmai sotto altro rapporto, poniamo sotto quello pratico il
presupposto di Essere supremo e a tutto sufficiente affermare la sua validità
senza contraddizioni, allora sarebbe della maggiore importanza determinare
esattamente, dal lato trascendentale, questo come il concetto di un Essere
necessario e realissimo, e scartarne tutto ciò che ripugna alla suprema realtà
e che appartiene al fenomeno (all'antropomorfismo nel senso più largo), e
sgombrare insieme tutte le affermazioni opposte, siano esse ateistiche, deistiche, o antropomorfistiche;
ciò che è ben facile in una tale trattazione critica, in quanto i principi
stessi, onde è messa sott'occhio l'impotenza della ragione umana rispetto
all'affermazione dell'esistenza di un tale Essere, bastano di necessità anche a
dimostrare l'impossibilità di ogni affermazione contraria.
20 -
La necessità, l'infinità, l'unità, l'esistenza fuori del mondo. (non come anima
del mondo), l'eternità senza le condizioni del tempo, la onnipresenza senza le
condizioni dello spazio, l'onnipotenza, e così via, sono meri predicati trascendentali;
e quindi il concetto purificato di essi, onde ogni teologia ha tanto bisogno,
può essere solo preso dalla teologia trascendentale.
-----
Questa è la critica
Kantiana (o parte di essa) all'apparato con cui la religione cristiana si
apprestava ad affrontare l'avanzata dell'illuminismo in Europa. Questa critica,
e quello che seguì poi con l'avvento del materialismo tesero a ridicolizzare
dimostrando l'inconsistenza delle dimostrazioni, fino ad allora utilizzate
nelle disquisizioni filosofiche, sull'esistenza dell'Essere Creatore al di là
dell'apparato terroristico o “rivelato” della bibbia.
Mentre il materialismo
dialettico di libertini prima e dei comunisti ed anarchici poi facevano della
critica armi con le quali attaccare il potere della chiesa e la sua azione nel
traffico di schiavi all'interno del Sistema Sociale, la critica Kantiana è una
critica funzionale al sistema clericale in quanto, la sua critica, ha lo scopo
di smontare le prove tenendo il lettore fermo nella condizione soggettiva della
sua adesione all'idea del creatore supremo. Dice Kant:
“Che te ne frega delle prove? E' tutto soggettivo e indimostrabile, il credere
è il bisogno della tua ragione, dunque, continua a credere senza cercare
prove!”
Naturalmente le cose
possono essere lette in maniera diversa e il libertinismo,
la rivoluzione francese, il liberalismo, il materialismo storico e dialettico,
la teoria dell'evoluzione, la capacità di alterare le capacità psichistiche nella percezione dei fenomeni, l'alterazione
delle prestazioni fisiche mediante l'allenamento, le scoperte di Pavlov sui riflessi condizionati, i lavori di Freud, Reich, Jung,
ecc. indicano cose ben diverse e nessuna di esse aiutano nella dimostrazione
dell'Essere Creatore.
Si può obiettare come sia
facile al giorno d'oggi opporsi alle “prove” filosofiche dell'esistenza
dell'Essere Creatore, con tutti gli elementi raccolti dalla scienza e da metodi
di lavoro sconosciuti fino ad un paio di centinaia di anni fa. Certo, sembra
facile bastonare il can che annega, ma ricordate quando costoro bastonavano il
cane che faticosamente si trascinava verso la riva della conoscenza? Ricordate
i roghi innalzati a sberleffo della libertà di pensiero? Ricordate le teorizzazioni dell'uso della tortura a chi non aderiva
ciecamente al loro piacere di terrore? Perché aver pietà del cane che annega
quando la via attraverso la quale giunse nel fiume è cosparsa di lacrime e
sangue di interi popoli?
Quanto gli adoratori di
dèi creatori sono impotenti? O non stanno forse già tramando per armare nuovi
eserciti attraverso i quali continuare a
spargere sangue e terrore per riprendere il dominio e il commercio di schiavi?
Che forse la loro morale, i loro principi, le loro leggi non sono sempre le
stesse ispirate agli stessi principi biblici? Forse che rinunciarono a piegare
le ginocchia davanti ad un dio assassino? E non è forse a quell'assassino
cui si riferiscono quando si identificano? Concordia e libertà di culto, dicono
quando sono deboli, inginocchiatevi ed obbedite alla nostra morale, dicono
quando sono forti.
Se per le genti è sempre
più comprensibile l'aberrazione del dio biblico, molto pragmatico nelle azioni
e nei bisogni, più sfuggente e sottile è il dio dei filosofi.
A nulla serve ridurre
all'impotenza il dio biblico se non si strappa il dente velenoso dalla bocca
del dio dei filosofi. Senza Socrate ed Aristotele il cristianesimo è
un’aberrazione vuota; è il prodotto di un folle che spacciatosi per figlio di
un dio comprese la propria aberrazione all'ultimo momento quand'era appeso ad
una croce. Una pazzia giunta a proposito da utilizzare nella gestione del
putridume di un impero morente.
Nell'evoluzione delle
idee e delle cose il dopo si sovrappone al prima; ogni scoperta aggiunge un
qualche cosa a ciò che già si sapeva. Quando il nuovo giunge a smentire e a
smascherare per falso il vecchio allora ciò che era, era solo falsità. Tutto
ciò che è nuovo, nella misura in cui è contrapposizione alle affermazioni
filosofiche precedenti, altro non fa che dimostrare la disonestà e l'inconsistenza
delle opinioni precedenti. Se le deduzioni filosofiche precedenti al nuovo
fossero state oneste e coerenti con l'oggettività del circostante, il nuovo non
vi si contrapporrebbe, ma costituirebbe momento di ampliamento del vecchio, un
nuovo sviluppo, nuove strade, nuovi orizzonti.
Ma veniamo a Kant. Una cosa va premessa della sua Critica alla Ragion
Pura: è onesto (nei limiti in cui un cristiano può essere ritenuto onesto), non
gioca con gli specchi né s’illude. Prende il materiale offertogli dal suo mondo
e lo elabora attraverso i propri sensi: cerca di capire. Dopo di lui il mondo
prosegue in una diversa direzione e, per quella direzione, anch'egli vi getta
il suo seme.
Perché nasce l'idea
dell'Essere assolutamente necessario? Questa è la domanda con la quale Kant apre le sue riflessioni.
Perché un Essere come
l'uomo giunge ad elaborare un'idea del genere?
Quest'idea è un'idea di ripiego. Non è
un'idea trascendentale, come afferma Kant ma è un'idea
formulata dagli Stoici sotto l'incalzare della critica degli Scettici. Nessuno,
e la ricerca antropologica lo può confermare, contesta l'origine naturale di
ogni forma religiosa; è il rapporto uomo (attraverso i suoi sensi) e natura a
trasformarsi in religione.
Perché questo?
Nessun animale ha mai
sviluppato un rapporto religioso fra sé e la natura. Egli è la natura, e la
natura è lui. C'è interdipendenza, non c'è assoggettamento. Il gioco degli
adoratori di Esseri assolutamente necessari, o assolutamente necessario, si
sviluppa dopo l'apparire dell'Essere Umano all'interno della natura, e la
stessa teoria dell'evoluzione ebbe sempre difficoltà a spiegare logicamente
perché l'Essere Umano, pur vivendo da decine di milioni di anni nella natura, è
tanto estraneo ad essa. Nel corso della sua evoluzione l'Essere Umano operò il
distacco dalla natura sviluppando la corteccia cerebrale trasferendovi
progressivamente tutta una serie di funzioni proprie del cervello interno. In
natura tutti gli animali dispongono dei cinque sensi, più o meno accentuati o
specializzati a seconda della specie (anche il numero può variare a seconda
della specie e della sua specifica evoluzione), solo l'Essere Umano e alcuni
Esseri Scimmia (embrionalmente) “evoluti” utilizzano
la corteccia cerebrale per l'elaborazione dei fenomeni percepiti attraverso i
sensi. Oltre a questo l'Essere Umano sviluppò, nel tempo, e perfezionò alcuni
organi cerebrali fra i quali il corpo striato con la funzione di isolare la
parte interna dalla parte esterna del cervello. Questo processo, comunque
evolutivo (in quanto funzionale allo sviluppo della specie), presentò
un’involuzione dei rapporti fra Essere Umano e natura. Dove l'estetica della
stessa soppiantò la noumenia. La forma soppiantò
l'essenza. Questo processo si sviluppò nell'arco di alcune decine di migliaia
di anni ed ebbe fasi diverse di sviluppo nel processo di distacco dalla natura.
Dove stia il vantaggio
per la Specie Umana l’aver imboccato tale via evolutiva non è interesse di
questo paragrafo cercarlo; prendiamo come dato di fatto che ciò avvenne.
Ad ogni generazione quel
distacco si accentuava e i messaggi provenienti dalla parte interna del
cervello erano sempre più incomprensibili. Si può dire che l'Essere Umano perse
il proprio “paradiso” per essere cacciato nell'impotenza del rapportarsi con la
natura la quale, da “madre generatrice”, divenne nemica caotica e feroce tanto
da doverla domare trasformandola? Ciò sembra un po’ eccessivo; quando mi guardo
attorno vedo solo degli Esseri Umani definibili come feroci, di tutto il resto
sospendo il giudizio e ne ricerco la causa.
Cosa affiora dal cervello
bloccato dell'Essere Umano? La sensazione della vita all'interno del Pianeta,
la sensazione della vita all'interno dell'Essere Sole, la sensazione della vita
all'interno dell'Essere Luna e degli Esseri Pianeti. La sensazione di essere
circondati da Esseri Coscienti di Sé: la Natura, il Sole, la Luna, i Pianeti,
la Terra ecc..
L'Essere Umano stacca la
spina dalla sintonia con la natura, ma non è un paria di questa. I poteri della
Natura lo sostengono anche nel mondo della ragione che egli va formulando a
poco a poco.
L'Essere Umano non
percepisce la consapevolezza di Sé di un Essere Scarabeo, ma non può fare a
meno di ammirare il suo fare il cui risultato rende fertile la terra favorendo
la continuità della specie. Questa stessa terra e questa stessa fertilità atta
a produrre il suo cibo. Da quest'ottica possiamo
ammirare qualsiasi Essere esistente e le sue abilità nel risolvere i suoi
problemi legati alla propria esistenza. Eppure, secondo alcuni, essi non
disporrebbero di intelligenza. Però risolvono i loro problemi e l'Essere Umano
nota il proprio vantaggio all'interno della soluzione di tali problemi. Alcuni
di questi Esseri sono o tanto grandi e “potenti” con i quali non è in grado di
rapportarsi direttamente (o tanto lontani fisicamente), altri sembrano così
indifesi da sembrare protetti da qualche cosa di misterioso.
Esseri come il Sole e la
Terra sembrano accogliere l'Essere Umano dandogli benessere e sostentamento.
Essi per l'Essere Umano divennero padre e madre come trasposizione del suo
divenire. L'Essere Umano se da un lato, trasferendo l'elaborazione dei messaggi
provenienti dai sensi terminanti sulla corteccia cerebrale e rafforzando la barriera
del corpo striato, si allontanava dalla percezione noumenica
del circostante (per ciò che è) dall'altro, attraverso la ragione, cercava di
capire il mondo circostante e i suoi meccanismi attraverso l'analisi della
forma (estetica) e trasponeva i meccanismi compresi dal quotidiano al
microcosmo e al macrocosmo.
Il rapporto con la natura
diventava paura e sudditanza nei confronti dei fenomeni. Impotenza
nell'affrontarli. E, quelle paure, divennero dèi dominatori. Dopo che l'Essere
Umano divenne dio dominatore di Esseri Animali disarmati prima e di altri
Esseri Umani poi.
Egli traspose tutto
questo. Tutto questo gli venne ritorto contro da altri Esseri che esistono e
vivono nella natura composti di sola Energia Vitale nei confronti dei quali
l'Essere Umano divenne cieco da quando sviluppò la corteccia cerebrale. Pur
percependo i messaggi provenienti attraverso la parte interna del cervello che
qualche volta passano attraverso il corpo striato, l'Essere Umano non era in
grado di verificarne la forza e la consistenza. Questo non è dimostrabile come
è dimostrabile la presenza di un tavolo. Non posso andare per strada a dire al
primo individuo incontrato: "Ecco questo è un Essere di sola Energia
Vitale". Come minimo mi prenderebbero per matto (come dovrebbe essere per
chi va in giro a parlare di un Essere assolutamente necessario o di un dio
creatore). Posso dimostrarlo solo a chi riesce a sfondare, sia pure
parzialmente, la barriera del corpo striato (posso inoltre ricercare la
tradizione di presenze spiritiche, follettistiche
ecc. in ogni tradizione popolare o ogni religione dell'intero pianeta). Però
esistono delle condizioni, sia pur parziali per cui posso dire: "Questo è
un Essere di sola Energia Vitale" mentre non esiste nessuna condizione per
cui qualcuno possa dire: "Questo è dio creatore o l'Essere assolutamente
necessario". Non è impossibile, anche se è difficile dimostrare ad un
cieco una forma che non può comprendere nelle proprie mani.
L'Essere Umano traspose
tutto questo sentendosi in balia di forze non controllabili e da meccanismi
sconosciuti.
Ma se il padrone
conosceva più cose del servo, certamente un altro padrone, a lui inaccessibile,
conosceva, sapeva, faceva.
Doveva dunque ingraziarsi
tali forze le quali come lui pensavano, come lui mangiavano, come lui facevano
all'amore, come lui generavano. Prima fu al Sole, alla Terra, alla Luna, alle
Stelle e ai fenomeni della natura ai quali l'Essere Umano chiese benevolenza.
Perfezionandosi la struttura del Comando Sociale e dovendo questa estraniarsi
dal Sistema Sociale da dominare, anche gli Esseri della Natura prima presero
forma umana, poi da molti divennero uno (per modo di dire visti i tanti semidei
di cui si circonda il dio dei cattolici), per diventare infine impersonale,
imperscrutabile, Essere incondizionato assolutamente necessario. Una
costruzione, per sovrapposizione, dell'ignoto quale garante del Comando Sociale
divenne idea trascendentale a priori.
Si dimenticano i
passaggi, le trasposizioni, l'idea dell'Essere incondizionato necessario passa
di bocca in bocca. Di generazione in generazione. Le sue dimensioni crescono.
Gli aggettivi riferiti sono sempre assoluti. Tutti devono inchinarsi a tanta
magnificenza, tutti devono inchinarsi davanti al Comando Sociale da esso
legittimato. Il nome dell'Essere assolutamente necessario dell'esercito
vincitore viene esaltato; nella polvere il nome dell'Essere assolutamente
necessario dell'esercito sconfitto. Chi portò l'esercito alla vittoria? Il
proprio Essere assolutamente necessario! Lodate! Lodate! Lodate! Ma che cosa?
Il controllo del Comando Sociale sul Sistema Sociale degli Esseri Umani.
Staccato dalla società
degli uomini diventa "pensiero puro" e si discute sul "pensiero
puro" stesso. Donde derivò tale pensiero? Dalla religiosità innata
dell'Essere Umano, risponde il Comando Sociale; dall'incapacità dell’Essere
Umano di padroneggiare il proprio divenire, risponde la Natura.
Folli bestemmiatori dio
vi punirà, ma leggi, galere, tortura e roghi, dio non ha forza di innalzarli,
la forza ce l'ha solo chi fa degli Esseri Umani carne da lavoro.
Dove sono i predicati di
forza e di onnipotenza del vostro Essere assolutamente necessario? Egli è
onnipotente, egli è onnisciente, ma quale miserevole fine costui farebbe se non
fosse sostenuto da eserciti, leggi e costrizioni.
Come può essere pensato
(descritto) quest'Essere? Se lo penso come realtà
suprema non so se esista. Non posso conoscerlo a posteriori, non rientra
nell'ambito dei sensi (nel quotidiano della ragione) pertanto non è possibile
scambiare il concetto dell'Essere supremo con l'Essere supremo. Dunque, posso
pensarlo solo come categoria pura "nessuna meraviglia che non possiamo
fornire nessun carattere per distinguerla dalla semplice possibilità" dice
Kant.
E qui spiazza tutti. “Vi
ho fregato!” dice Kant “vi ho tolto l'Essere supremo
dai sensi, l'unica cosa da voi posseduta per percepire fenomeni ed oggetti, ma
dal momento in cui vi sottraggo l'Essere assolutamente necessario dai sensi e
l'infilo nelle idee pure voi potete solo pensarlo, ma non misurarlo né
criticarlo”.
Se l'Essere assolutamente
necessario è solo un'idea pura questa è la riprova della sua non esistenza.
Come Babbo Natale. Ciò che viene confinato nelle pure idee sono le ipotesi di
risposte a domande quando viene meno il carattere scettico della non
conoscenza.
Oggi posso parlare di
comportamenti derivati dalla coercizione di bisogni sessuali (grazie a Freud, Reich e compagni). Kant non era in grado di far ciò; per lui quei
comportamenti, come del resto tutta la psicologia, altro non erano che
movimenti dell'anima. Comportamenti ed idee oggi empiriche, sia pur nella
diversa articolazione delle impressioni, per Kant
entravano nel trascendente e nelle idee pure. Il meccanismo deve essere letto
al contrario; idee empiriche vengono trasformate in idee pure attraverso
l'oblio dell'empiricità nella percezione e nella
formulazione delle stesse.
La necessità pragmatica
nell'affrontare il quotidiano tende a mettere da parte lo scetticismo del
giudizio rispetto a determinate soluzioni di problemi pensati (descritti) per
sostituirlo col giudizio di necessità. Il giudizio di necessità, tramandato di
generazione in generazione dal Comando Sociale, diventa l'unico giudizio
relegando nell'oblio sia la soluzione che il problema descritto. Il giudizio di
necessità si trasforma, attraverso il Condizionamento Educazionale,
diventando soluzione e risposta alla quale il Sistema Sociale deve inchinarsi.
Se una cosa esiste,
esiste anche l'Essere assolutamente necessario. Questo è un accostamento
arbitrario e, risponde Kant: “la minore contiene
un'esperienza, la maggiore un'illazione da un'esperienza in generale
all'esistenza del necessario”. Ma è molto di più: è un'operazione scorretta e
disonesta. Assolutamente necessaria è la cosa, non l'Essere. E' l'esistere della
cosa a rendere questa necessaria a sé, non il suo riflesso nell'Essere.
Gli adoratori di dèi
mettono sé stessi al centro dell'attenzione dell'universo e sopra di essi il
loro dio dal quale traggono avvallo per le loro proposizioni. Ignorano, o
vogliono ignorare, gli oggetti, il rapportarsi con i quali, determina il loro
esistere. Non solo, ma negano l'esistenza in sé di quegli oggetti dei quali non
sono in grado di percepire la struttura per farli esistere in funzione dei
propri bisogni.
"E' sofismo" afferma Kant.
Quando un concetto vuoto viene circondato da centinaia di aggettivi assoluti
attraverso i quali innalzare una cortina fumogena con cui occultare la vuotezza e l'inconsistenza di un concetto è un metodo
sofista. La forza del concetto, in questo caso, sta nella suggestione autoipnotica indotta attraverso la ripetizione acritica
degli aggettivi. Il Condizionamento Educazionale
passa attraverso l'acriticità delle condizioni subite
dai soggetti subalterni al Comando Sociale. Attraverso il fumo degli aggettivi
il nulla prende forma gigantesca e terrifica diventando l'Essere assolutamente
necessario agente primo dell'alimentazione di paure e impotenze. D'altro canto
con la questione dell'Essere supremo si taglia la testa alla soluzione di ogni
problema e di ogni questione. Non potendo dire: "l'Essere assolutamente
necessario è questo qui", ogni volta in cui una questione rimane sospesa
appare la soluzione nella "volontà di dio" disarmando così ogni
volontà di ricerca.
Quando il Sole era il
"dio" gli Esseri Umani, ammirando il piacere derivante dal suo
calore, a Lui attribuivano ogni interferenza nella natura dalla quale traevano
soddisfazione nell'appagamento dei propri bisogni. Essi potevano dire:
“L'Essere assolutamente necessario è questo!” e indicarlo. Non erravano; il
riferimento da essi assunto erano i loro bisogni che attraverso l'azione di quell'Essere venivano soddisfatti. Quell'Essere
non interferiva nelle azioni umane se non indirettamente, attraverso la natura.
Attraverso il proprio esistere.
Cominciò ad interferire
quando qualcuno, proclamandosi figlio suo (o da egli inviato o ispirato), lo
assunse a testimone del proprio diritto ad autoproclamarsi
Comando Sociale, padrone di altri Esseri Umani. Oggi il Sole è considerato alla
stregua di una palla di fuoco e l'Essere Umano una macchina da lavoro
dimentichi dell'esistenza dei Sé dell'esistente; perché dunque non allontanare
l'Essere assolutamente necessario nel buio dell'infinito della ragion pura
lontano dalla percezione dei sensi?
Se non possiamo
dimostrare la sua esistenza non possiamo dimostrare nemmeno la sua non
esistenza. Il dubbio del Condizionamento Educazionale
resta inalterato. “Non avendo elementi per non credere, tanto vale credere; che
ti costa?” dice il Comando Sociale a chi vuole sottrarsi al giogo dell'adesione
ad una concettualità il cui scopo è quello di
impedire agli Esseri Umani di afferrare nelle proprie mani il destino della
propria vita anziché abbandonarsi all'illusione dell'Essere assolutamente
necessario di cui sarebbe espressione il Comando Sociale dal quale fa derivare
la propria autorità ed onnipotenza.
E ancora; chi ha bisogno
dell'Essere assolutamente necessario? Chi, se non la mente il cui bisogno è
quello di impedire ad altre menti di scalzarla dal proprio trono di Comando
Sociale? Chi, se non coloro i quali nel nome della pace, anziché esautorare la
necessità della guerra per rapina, invocano la pace dei sensi nella percezione
del bisogno di piacere e della conoscenza al solo fine di impedire il distacco
degli individui dall’adesione acritica al Comando Sociale e la perseveranza di
costoro nel loro ruolo di carne da lavoro?
Abbiamo bisogno noi? Ma
noi chi?
Noi padroni di eserciti
attraverso i quali ci appropriamo del lavoro di altre mani, o noi Esseri Umani
all'assalto del cielo della conoscenza e della consapevolezza?
Noi, pregando l'Essere
assolutamente necessario affinché soccorra i nostri bisogni insoddisfatti; o
noi, dalle mani sporche di fango e grasso per soddisfare i nostri bisogni?
Quale noi ha bisogno dell'Essere
assolutamente necessario? Perché, risalendo le condizioni dell'esistere debbo
necessariamente ammettere un Essere assolutamente necessario?
Ciò parte dal presupposto
per cui la mia mente, il mio pensiero, è in grado di descrivere le condizioni
attraverso le quali fu prodotto l'esistente. E, una volta pensate (descritte)
tutte le condizioni, io risalgo all'Essere assolutamente necessario dicendo:
"Ecco questo è l'Essere assolutamente necessario". Io dovrei negare
ogni valore allo scetticismo dal momento in cui la mia mente può pensare tutto
l'esistente fino a giungere all'Essere assolutamente necessario?
Se seguo a regresso le
condizioni non giungo alle determinazioni dell'Essere assolutamente necessario,
ma giungo alla presenza di altre condizioni e la determinazione oggettiva della
mia esistenza mi permette di supporre la limitazione oggettiva delle condizioni
raggiunte nel regno dell'attuale esistere. Tagliare la testa, nel risalire le
condizioni, attraverso l'affermazione assoluta dell'idealità pura dell'Essere
assolutamente necessario diviene oggettivamente resa al tentativo di risalire a
regresso le condizioni.
E ancora; perché “per le
cose esistenti devo pensare a qualche cosa di necessario ma non sono in diritto
di pensare nessuna cosa in sé come necessaria?”. Chi determina tale diritto?
Posso affermare una cosa come risultante di cause, o concause, e posso
ammettere tale causa, o concause, come necessarie ai fini della cosa, ma non
posso ammettere l'impossibilità di quella cosa in sé in quanto a sua volta
diventa causa o concausa di altre cose. Essa stessa diventa necessità nelle
catene delle cause ed effetti alle quali io assisto nel momento che tale cosa
entra nei miei sensi o nella mia percezione.
Il fatto di voler
togliere alle cause e agli effetti la propria determinazione, la loro
intelligenza, consente lo spostamento dell’attenzione dalla volontà della cosa
che agisce sui miei sensi alla volontà dell’Essere assolutamente necessario che
fa agire quella cosa nei miei sensi. Tale spostamento è arbitrario e disonesto
perché il fatto stesso che io possa scegliere fra più cose nella soddisfazione
dei miei bisogni, questa scelta, anziché un’altra, dà il via ad una catena di
cause ed effetti anziché un’altra catena. Ciò vale per l'azione di ogni oggetto
in sé.
Non solo posso, ma debbo
pensare le cose come oggetti in sé in quanto la loro esistenza, rispetto a me,
è l'atto ultimo di una specifica catena cause-effetti rivolta al futuro che ha
manifestato quell’oggetto. Ed è Kant
ad ammettere tutto questo quando ammonisce la ragione dal trovare scorciatoie:
“... cioè di non fermarsi mai se non ad una spiegazione a priori completa.” .
Salvo poi costruire il
compromesso nel quale afferma, in sostanza, di investigare nella natura e nelle
cause tenendo presente il primo necessario e solo per mettere ordine nella
vostra conoscenza seguendo tale idea, ma non prendete nessuna determinazione
come assolutamente necessaria. Ottimo escamotage finalizzato al salvataggio di
capra e cavoli. Qui interviene la critica dei filosofi dell'antichità i quali
soffermavano il loro giudizio sul necessario attribuendolo alla materia.
La ragione, secondo Kant, non è legata all'esistenza della materia in quanto la
ragione può sopprimerla attraverso il pensiero il quale rappresentava la
necessità assoluta. E’ in grado Kant di dimostrare
l'esistenza del pensiero in quanto ente od oggetto a se stante e non come
fenomeno od espressione di una particolare organizzazione della materia? Non
solo, ma se non vado errato gli antichi filosofi (greci) consideravano quattro
elementi; l'acqua, l'aria, il fuoco e la terra, mentre i cinesi vi aggiungevano
il legno (e non ricordo se un altro elemento forse il metallo). In altri
termini non consideravano semplicemente la materia, ma all'interno di essa
anche l'energia rappresentata dal fuoco.
Il pensiero altro non è
che un particolare rapporto fra materia ed energia in una particolare
organizzazione all'interno della ragione (come strumento di materia vivente). Kant potrebbe mantenere il proprio concetto se il pensiero
(inteso come pensato) avesse una propria dimensione e una propria individualità
(oggetto in sé anziché fenomeno specifico dell'oggetto).
Anche quando parlo di
Esseri Luminosi, o di Esseri di Energia Vitale, non mi riferisco mai a pensiero
puro, ma ad una particolare concentrazione di Energia Vitale organizzata in
modo tale da mantenere compatta la propria Coscienza di Essere. In altre
parole; potrei parlare degli Esseri Luminosi come esseri composti da stadi
diversi della materia, come posso parlare di corpi fisici come composti da
stadi diversi di energia. E' un errore comune quello commesso da Kant, errore derivante dalla concezione del suo tempo
deformata dalla teoria del primo pensiero del Demiurgo fatta propria dal
cristianesimo attraverso la quale tende a spiazzare tutti i critici dello
stesso. Il pensiero come ente in sé assolutamente necessario; dunque il primo
pensiero come Essere assolutamente necessario. Oggi noi sappiamo che il
pensiero è prodotto dall’indiiduo mediante la sua organizzazione
sinapsica, dalle cellule del cervello, e sappiamo
pure del rapporto dialettico esistente fra percezione della realtà ed
organizzazione sinapsica, fra organizzazione sinapsica e percezione della realtà.
Dunque il pensiero è
fenomeno di un oggetto, non è oggetto in sé, tanto meno assolutamente
necessario in special modo per l'esistenza dell'Essere Umano.
Accettando per valida
l'eccezione comune secondo cui gli animali sono privi del pensiero, essendo
questa una facoltà prettamente umana, e considerando come gli animali abbiano
la capacità di affrontare e risolvere tutti i problemi legati alla loro
sopravvivenza (esistenza ed evoluzione), anche spesso al variare delle
condizioni oggettive, possiamo considerare il pensiero come mero esercizio della
mente togliendogli ogni valore nobilitante (cogito ergo sun)
attribuitogli negli ultimi paia di migliaia di anni.
Insiste ancora Kant, quando, la natura, egli dice, non può essere
considerata di uso empirico a meno che noi non vi poniamo a fondamento l'idea
di un essere realissimo come causa suprema. L'idea di questo, egli dice, nasce
nel suo pensiero. Continua poi, in altra parte, noi vediamo una catena di
effetti e di cause, di fini e di mezzi ecc.. Ebbene questa concezione è
prettamente di origine ebraica nella quale l'Essere assolutamente necessario
con un colpo di bacchetta magica crea la natura e mette ordine nel mondo. La
teoria dell'evoluzione già spiazzò questa concezione. Kant
vede la libertà soltanto nelle azioni umane, tipico dell'adoratore di un dio
messo al centro dell’universo, dall’Essere Umano (o meglio dal comando dello
stesso) come “signore” e “padrone” del pianeta.
Gli oggetti non sono pure
rappresentazioni dei sensi, ma sono oggetti in sé, i quali, a seconda delle
specificità, esercitano la loro libertà sotto forma di libero arbitrio come
adattamento soggettivo alle variabili oggettive manifestate nell’oggettività in
cui gli oggetti agiscono. Le cause, o concause, producono effetti, questi a
loro volta divengono cause, o concause, di altri effetti e non diventano cause,
o concause, di altri effetti ancora in quanto la scelta del loro adattamento
dischiude ed esclude altre scelte.
La libertà, si può
affermare, implica scelte coscienti, valutazioni, e queste sono prerogative
dell'Essere Umano.
Errore!
Non prerogativa
dell'Essere Umano, ma prerogativa dell'Essere Vivente, perché nessuno può
affermare l'incoscienza nella scelta dell'Essere Ghepardo; scelta di inseguire
quella determinata preda o di non inseguirla qualora quella caccia non sia economicamente
vantaggiosa. Ciò vale per ogni vivente, sia animale che vegetale.
Può essere attribuita
anche ai non “viventi”.
Un corso d'acqua scorre
dalla montagna, dove ha la sorgente, e si apre un varco fino al mare. Oggi sembra
che siamo in grado di definire, con buona approssimazione, leggi e principi a
cui il corso d'acqua obbedisce nel suo movimento. Con buona approssimazione, in
quanto lo sconosciuto non lo consideramo. Nessuno può
affermare che il corso d'acqua non agisca come adattamento soggettivo alle
variabili oggettive. Si obietta immediatamente che il corso d'acqua non ha una
propria coscienza cioè, in questo caso, la capacità di scegliere fra più
elementi, indice inequivocabile di Coscienza di Sé.
A prescindere dal fatto
che non possiamo stabilire a priori la non esistenza della Coscienza di Sé
nell'esistenza del fiume (potremmo sempre ipotizzare una coscienza come parte
di una più grande Coscienza, quella del Pianeta Terra) ma non abbiamo nemmeno
conoscenze tali da escluderlo. Quando noi escludiamo la Coscienza di Sé
all'interno degli oggetti ciò avviene per Condizionamento Educazionale
dove già appare ardito il considerare la Coscienza di Sé negli animali (non
parliamo di Esseri Virus ed Esseri Batteri) e ancor più nelle piante. Non certo
per il possesso di elementi attraverso i quali possiamo escludere a priore tale
Coscienza di Sé. D’altro canto ogni scelta della libertà si piega sempre alla
costrizione la quale, a sua volta, è esercizio della libertà che si piega
sempre alla costrizione la quale, a sua volta, è esercizio della libertà di un
Essere più "forte" nello specifico.
L’uomo non attribuisce
l’intelligenza agli Esseri Animali e Vegetali, ma la attribuisce all’immaginato
essere assolutamente necessario. Non riconosco l’intelligenza agli oggetti del
mondo e alle sue parti dalle quali sgorga la vita e attribuisco intelligenza
(progetto e scopo) a idee patologiche come l’essere assolutamente necessario!
Si chiedono prove che il corso d’acqua sia un’intelligenza e non si forniscono
prove dell’intelligenza dell’essere assolutamente necessario creatore del
mondo, ma si chiede alle persone di credere e sottomettersi.
Il fatto per cui l'acqua
del fiume va dalle montagne al mare è un atto di adattamento ad una variabile
oggettiva costrittiva. Anche la nascita di un bambino è adattamento ad una
variabile (o a più variabili) oggettive costrittive, ciò non significa non
esercitare la propria libertà nel nascere, significa esercitare la libertà
all'interno delle condizioni imposte.
Per analogia possiamo
dire che il fiume esercita la propria libertà all'interno di condizioni
imposte.
Pensiero azzardato, ma
perché escluderlo a priori? Comunque molto più reale dell'Essere assolutamente
necessario. La mia struttura materiale ha una buona percentuale di materia
inerte (o considerabile come tale), tale organizzazione costituisce una
Coscienza di Me; il fatto che io non percepisca le Coscienze di Sé degli
oggetti circostanti non significa la non esistenza di queste, può significare
semplicemente la mia insufficienza o incapacità (o inutilità funzionale) nella
loro percezione. Seguendo questa esposizione concettuale, si può obiettare:
“nulla esclude un'eventuale esistenza dell'Essere assolutamente necessario”.
Al tempo.
Quando io considero
l'ipotesi (con giudizio sospeso in quanto non verificabile con oggetti così
detti inanimati da parte della ragione) secondo la quale oggetti inanimati
potrebbero essere in possesso di una Coscienza di Sé è dovuta al trasferimento
del riflesso di me, della mia materialità, sugli oggetti, i quali, sono
comunque costituiti da sostanze paragonabili a quelle costituenti la mia
fisicità. Tale considerazione non determina in me una diversa valutazione
dell'oggetto inanimato che continuerò ad usare secondo le mie necessità. Lascio
semplicemente sospeso il giudizio in un'ipotesi concettuale assolutamente
diversa da quella dell'Essere assolutamente necessario.
Le prove
fisico-teologiche sono semplicemente giochi per ingannare Esseri ingenui e
disponibili.
Era un tempo diverso.
La scienza non era.
Era l'oscurantismo; il
divieto di chiedersi il perché delle cose e cercare delle risposte.
Erano le armi attraverso
le quali la "fede" era imposta.
Era l'oscurantismo
imposto, era la non ricerca della coscienza e della consapevolezza pura; per
chi la praticava: i roghi e la tortura.
Ma parliamo di queste
"prove": 1) il mondo è ordinato con grande sapienza; 2) le cose della
natura, accordandosi per un fine mai avrebbero potuto farlo da sole, solo un
principio ordinatore poteva farlo; 3) ci deve essere una causa, non
semplicemente come natura onnipotente ma come intelligenza per la sua libertà;
4) l'unità di questa causa si può desumere dall'unità delle relazioni fra le
parti del mondo come pezzi di un'opera d'arte.
Tutte queste prove sono
la negazione oggettiva dell'Essere assolutamente necessario, proprio queste
prove dimostrano l'inconsistenza del concetto di un "dio creatore".
L'ordine del mondo è ottenuto mediante l'adattamento nelle singole parti le quali,
sul loro continuo rapportarsi fra loro, creano reciproco adattamento. Questo
reciproco adattamento avviene sia nei grandi ammassi stellari sia fra le infime
particelle della materia; fra i grandi organismi della natura e i microorganismi unicellulari, all'interno dei quali esiste
una diversa serie di cambiamenti con diverse percezioni del tempo. Le cose
della natura sono cose in sé. Sono Esseri Coscienti di Sé capaci di adattare la
propria soggettività al variare delle condizioni oggettive.
Questa è la grande libertà
della natura e la direzione ch’essa intraprende sulla sua via dell’evoluzione.
La grande libertà della natura altro non è che la risultante della libertà di
tutti gli Esseri all'interno della natura stessa.
In natura esistono
colonie di "esseri" che agiscono come fossero un solo essere; e sono
un solo essere in quanto una parte è al servizio del tutto. Tutti insieme
rappresentano una sola Coscienza di Sé. Come lo so? Lo so! In ogni caso le
cellule della mia mano sono vive, ma sono specializzate per servire il tutto,
la mia mano vive, ma non tratta di filosofia trascendentale e non è nemmeno in
grado di alimentarsi. Una termite riproduttiva è in grado di fare uova, ma non
è in grado di difendersi né di procurarsi da mangiare; le termiti guerriere ed
operaie possono fare ciò, ma non possono fare uova. Perché dunque la mia mano e
il mio cervello partecipano nel determinare l'io sono e ciò non può avvenire
per le formiche, le api, le termiti, tutte insieme a determinare l'io sono?
Quanto squallore
nell'Essere Umano postosi al centro dell'universo, e sopra di sé un dio
creatore, sordo e cieco all'immensità del circostante! L'unità delle cause si
possono documentare dalle relazioni fra le parti. La causa non documenta un bel
niente, al massimo l'insieme di concause determinano l'adattamento soggettivo
delle varie specie alle variabili, ma null'altro.
La natura ha un fine? La
ragione ci dice il fine della natura: la propria conservazione attraverso la
propria riproduzione. A livello della ragione l’unico fine della natura è la
natura stessa.
Se saltiamo di piano
(nella percezione) osservando il percorso della natura nel generare forme di
vita sempre più complesse potremmo azzardare come fine della natura quella di
generare l'essere incondizionato. Essere incondizionato non come creatore e
ordinatore della natura ma come costruzione della natura attraverso adattamenti
successivi e aggregazioni successive di singole Coscienze di Sé sempre più
complesse. Dove, la risultante di tutte queste Coscienze di Sé è una Coscienza
di Sé detta Natura. Un Essere poderoso, capace di convogliare energia vitale lì
dove necessita per la propria sopravvivenza.
Può esserci un fine
diverso?
Gli adoratori di dèi
preferiscono considerare la natura un gingillo nelle mani di un dio capriccioso
e assassino piuttosto che considerare l'enormità dentro la quale stiamo
vivendo. xxx
Le cellule della mia mano
sono coscienti della capacità di “pensare” del mio cervello? Il mio dente
incisivo è cosciente dell'abilità del mio piede? Eppure io sono cosciente di
mani, piedi, denti e cervello ed esercito il mio adattamento soggettivo alle
variabili oggettive incontrate. Se fossi un Essere Saguaro
del deserto di Sonora eserciterei l'adattamento soggettivo alle variabili
oggettive proprie dell'Essere Saguaro del deserto di
Sonora. Così, se fossi piede, eserciterei la prerogativa di essere piede, se
fossi dente ecc..
Dunque, se io dovessi
dare un minimo di valore alle così dette prove fisico-teologiche dovrei mettere
L'Essere incondizionato come fine della trasformazione della natura e non come
causa di essa!
Qui Kant
rifiuta di farsi fregare dall'imbecillità del suo tempo. L'ordine della natura tutt'al più potrebbe dimostrare l'opera di un architetto
del mondo più che quella di un creatore. Dicono gli adoratori di dei: “Chi creò
il caos originario se non il dio stesso?”. “Chi fu se non il pensiero divino?”
Dura risposta, tale da allontanare oltre la critica eppure tanto stupida come
domanda da non valere la pena di soffermarsi se non fossero questo tipo di domande
che, attraverso l'imbarazzo delle risposte, costituisce un punto di forza del
loro credo. Quando una proposizione non si può dimostrare e non si può
dimostrarne l'opposto, questa viene assolta per insufficienza di prove e tanto
basta agli adoratori di dei per continuare nella loro opera di terrore.
C'è la verifica, ed è la
vita degli Esseri Umani: quanto serve a costruire terrore ed angoscia è falso e
illusorio! Pertanto la condanna avviene davanti al tribunale della vita.
Io sono quello che sono. Sono
in grado di proiettare il mio essere in "tutte" le direzioni dello
spazio e del tempo (da me concepibili) mantenendo sempre il mio grado di
consapevolezza di Essere Umano.
Sono in grado di essere
là all'origine dei cambiamenti; un disco giallo in campo nero e poi il caos. E'
la visione della Blavatsky; che poi costei l'abbia
vista su un libro o abbia percorso a ritroso le grandi linee dei cambiamenti
questo dipende dalla sua soggettività. Quello da me visto altro non era ciò che
è ora organizzato in maniera diversa. La mia coscienza giunge solo fin là, ma è
sufficiente per distinguere il bisbiglio viscido e arrogante di un miserabile
Essere Luminoso che per soddisfare i suoi bisogni si proclama dio creatore
davanti a chi muore di terrore non sapendo come affrontarlo, dal canto di
espansione dell'Universo che attraverso un numero infiniti di adattamenti
percorre la via dello sviluppo della Coscienza di Sé. Se devo presentarmi
davanti al tribunale della vita io sono pronto! Di fronte al tribunale della logica
non esistono assoluzioni per insufficienza di prove e il comprensibile, per
l'Essere Umano, è limitato dal proprio essere i cui limiti comunque sono
inimmaginabili per gli adoratori di dei.
E' opportuna la
precisazione Kantiana per non cadere nella trappola dell'illusione. Ricordo Reich e il suo pianto in Ascolta Piccolo Uomo; ci lasciò la
vita sopra i microscopi e nelle camere orgoniche e fu
condannato da chi non aveva tempo per verificare la conoscenza né aveva
interesse a farlo.
Veniamo ora a quel duello
all'ultimo sangue combattuto nella filosofia contrapponendo deisti e teisti.
I deisti, in ordine di
tempo, sono l'ultima invenzione degli adoratori di dèi. Scacciato il loro dio
dalla natura e dalle faccende dell'universo ecco trovare il suo ultimo rifugio
nella ragione umana. Dio noi lo conosciamo attraverso la ragione; egli ha una
realtà, ma non si può determinare di più. Davvero? Nella ragione umana sono
radicati alcune migliaia di anni di Condizionamento Educazionale.
“Voi” dicono gli
adoratori di dèi, i gestori della disperazione umana “tanto, a mano a mano che
diventate vecchi o a mano a mano che i problemi della vita vi sopraffaranno qui
da noi tornerete. Noi gestiamo le galere, gli ospedali, i sanatori, gli asili
infantili, la miseria degli emarginati, gli ospizi, le comunità di recupero per
tossicodipendenti. Ora sei giovane, sprizzi energia da tutti i pori, ma il
Sistema Sociale da noi organizzato ti succhierà quell'energia,
a poco a poco, poi, quando tornerai da noi, sarai pronto ad accettare tutto
quello da noi voluto. Ecco signori, il ribelle, il mangiapreti, ecco, guardate
come l'ha ridotto la sua morale senza dio!”
Non sono state solo
alcune migliaia di anni di Condizionamento Educazionale;
sono state alcune migliaia di anni di castrazioni fisiche dell'intera specie
nelle regioni europee. Negli ultimi duemila anni, in particolare, è stata
combattuta, da parte dei sistemi sociali, l'avanzata del dio assoluto e il
consolidamento del suo dominio. Per duemila anni i cristiani procedettero alla
mattanza degli oppositori, sia religiosi che sociali. Castrarono il Sistema
Sociale privandolo di quegl'individui la cui
genialità, percezione e sensibilità, erano in grado di portarlo fuori dalle
secche dell'oscurantismo. Incapaci di farsi i fatti propri (o proprio perché
questi erano i loro bisogni), costoro, nel tentativo di mettere se stessi al
servizio del Sistema Sociale, in realtà mettevano se stessi nelle mani del boia
cristiano.
Così è venuto formandosi
il dio conosciuto attraverso la ragione, così è venuta formandosi la dipendenza
della ragione da quel fantasma annidatosi al suo interno.
Non idea trascendentale,
ma risultato di una dura lotta per l'addomesticamento
dell'Essere Umano.
Il secondo concetto,
quello Teista, è più interessante. Fu indubbiamente il padre del degenerato
deismo ma possedeva una prerogativa pericolosa: alcuni degli effetti generanti
l'elaborazione Teista cadevano sotto la percezione dei sensi. O, almeno, in
alcuni casi avevano un aspetto recepito e pensato dalla ragione come oggetto
del quotidiano. Si consideri, ad esempio, il Sole o "Madre Terra" e
quanti culti questi hanno generato. Una struttura religiosa, basata su tali
elementi, è di estrema pericolosità per il Comando del Sistema Sociale. Si
consideri a proposito della concorrenza avvenuta a Roma nei primi tre secoli
dell'era cristiana fra cristiani e mitrianici. I suoi
dèi sono sottoposti all'analisi degli individui del Sistema Sociale e in
qualsiasi momento chiunque poteva costruire con loro un rapporto e una diversa
interpretazione. Con l'ausilio di circostanze favorevoli gli individui potevano
mettere in discussione il Comando Sociale. Il Teismo delineava un dio reale e
tale dio reale non era difficile da contattare, descrivere e interpretare.
L'uso di sostanze psicotrope
ebbe una parte non secondaria. Erano alcune migliaia di anni che l'Essere Umano
si cibava di funghi e piante ed ogni esperienza di percezione alterata era sia
fonte di piacere, sia fonte di relazione con la divinità. L'uso di sostanze
eccitanti e di sostanze alcoliche nei riti orfici prima e dionisiaci poi, l’uso
di oppio nel vicino Oriente, l’uso dell’amanita muscaria,
favorirono l’alterazione della percezione ed ebbero un ruolo non secondario
nell’identificazione dell’individuo con un dio personale. I cibi che alteravano
la percezione non furono immuni dal necessità della ricerca del dio, e non
furono i soli, come testimoniano i riti estatici con cadute in trance e perdita
di conoscenza praticati abbondantemente dagli sciamani dell’intera area mediterranea.
Questo tipo di
religiosità era pericolosa per un Comando Sociale in formazione pronto per
distaccarsi dal Sistema Sociale.
Chiunque trovava
un'amanita muscaria (e sopravviveva al pasto) poteva
entrare in rapporto col dio; chiunque fosse affamato poteva essere posseduto da
visioni, chiunque s'ubriacava o danzava poteva essere portavoce di una
divinità.
Il rapporto col mondo
quotidiano attraverso l'alterazione della percezione sensoria non è gestibile
dal Comando Sociale. E' utilizzabile soltanto da società di individui che
vivono attraverso un rapporto simbiotico con la natura e organizzati in un
Comando Sociale che non pratica il possesso, ma agisce in funzione dei bisogni
sociali.
Il Teismo, a differenza
del deismo, ha origine dall'empirico anche se quest'empirico
non è quello dei sensi della ragione nel quotidiano. Nelle società tribali
fenomeni di percezione alterata erano e sono comuni tanto che a tali fenomeni
venivano legate molte decisioni e la percezione di conoscenze extrasensoriali
erano comuni. E' ipotizzabile che fossero questi rapporti col mondo la base che
dette origine alle religioni.
Fu solo in un secondo
tempo che il Comando Sociale sfruttò l'adesione a queste, da parte dei sistemi
sociali, per assumere e radicalizzare il controllo
sovrapponendo credenze diverse a lui più funzionali. Il Teismo ha una sua
ragione di Essere! Può essere considerato come una forma di percezione alterata
delle coscienze extraumane ed extrasensibili che secondo tali percezioni ci
circondano al di là di quanto comune sia questa percezione. Solo in un secondo
tempo, e solo nelle società più "civili" (nel senso reale ed attuale
del termine) che il concetto Teista ebbe il primo momento di trasformazione.
Dalla percezione delle coscienze extrasensorie si passò alla percezione di un
Essere “superiore” all'Essere Umano. Uguale e superiore al Comando Sociale dal
quale quest'ultimo veniva legittimato. Nella mente
dell'Essere Umano iniziava il martellamento degli aggettivi e l'esaltazione
della "possenza" di tali esseri.
Ogni volta, allo sviluppo
della percezione extrasensoriale, le immagini venivano modificate dal
Condizionamento Educazionale e quelle, da semplici
coscienze, assunsero aspetto umano apparendo sempre più terribili. Il Comando
Sociale stava raggiungendo il suo scopo nell'uso della religione come strumento
di controllo e coercizione del Sistema Sociale.
Il Comando Sociale
comprese, nel corso dei secoli, la necessità di allontanare l’individuo sociale
da una gestione personale e spontanea dei suoi rapporti religiosi con la
Natura. Così lo ridusse in schiavitù. La schiavitù fece scordare all'Essere
Umano Sociale come venire in contatto con gli “spiriti” della Natura.
Questi divennero muti!
Si può obiettare
(razionalmente parlando) che fossero solo proiezioni interne della mente
alterata dall'uso di sostanze psicotrope o stati di alterazione psichica. Non
si può negare, comunque era un’interpretazione soggettiva del mondo, uno
scambio di informazione che fu messo a tacere per l'intervento del Comando
Sociale.
Il Teismo è in grado di
tornare al rapporto con le coscienze della Natura, il deismo costringe il
pensiero a ruotare attorno agli aggettivi attraverso i quali viene offuscato il
vuoto nella consistenza del pensiero dell'Essere assolutamente necessario o Essere
originario.
Le coscienze raggiunte
dall'alterazione delle percezioni, sia che siano considerate proiezioni interne
di immagini che percezioni di Coscienze all'interno della Natura, non sono mai
l'Essere originario, ma solo presenze spesso scambiate per elementi pensati del
Condizionamento Educazionale specifico dell'Essere
Umano che percepisce o che proietta, come si voglia considerarlo.
La "teologia "
naturale, ne do atto, per le motivazioni di cui sopra, quando viene ripulita
dagli aggettivi e dal Condizionamento Educazionale
proprio del Comando Sociale ha una sua ragione di essere. E, come afferma Kant, proprio nei movimenti della natura si hanno i due
movimenti da egli considerati: natura e libertà. Dove l'uno non può esistere
senza l'altro anche nella nostra concezione del pensato quotidiano finché tale
pensato è circoscritto al corpo fisico il quale, pur nelle condizioni da esso
imposte, è natura e libertà.
Natura e libertà, nelle
condizioni imposte, sono proprie di qualsiasi essere, dal Battere al Crostaceo
al Verme della Terra al Mammifero, Uomo compreso. Tutti costoro, regno vegetale
compreso, attuano la loro libertà nella natura attraverso le condizioni imposte
dal proprio essere.
Non possiamo
assolutamente desumere l’“intelligenza suprema”, non ne esistono le condizioni
a meno che non consideriamo singole parti della natura come parti di un tutto e
accenniamo alla possibilità di non essere parte della natura, ma bensì parte
dell'Essere Natura. Anche questo concetto, pur essendo più reale, come trasposizione
nel quotidiano è comunque ben diverso dal concetto dell'Essere supremo
Non essendo in grado di
dimostrare a chiunque, l'esistenza di una coscienza unitaria della natura e pertanto
considerando questa come un Essere eccezionalmente grande rispetto alle nostre
specifiche capacità di comprensione, quale può essere il nostro atteggiamento
nei confronti dello stesso?
Non certo quello di
sudditanza!
Posso io chiedere al mio
piede di inchinarsi di fronte a me?
Al contrario, io devo
favorire lo sviluppo del mio piede, devo favorire lo sviluppo di ogni mia parte
in rapporto con le altre al fine di affrontare nelle migliori condizioni
possibili l'oggettività nella quale mi trovo ad esistere.
Mio compito sarebbe lo
sviluppo di varie parti da usare principalmente nell'affrontare condizioni
specifiche e rallentarne lo sviluppo di altre finché tali condizioni specifiche
non vengono superate. Devo, in altre parole, mantenere costante l'equilibrio
all'interno del rapporto dialettico oggettività-soggettività al fine di trarre
vantaggio o, per il mio personale benessere, equilibrio e variare l’equilibrio
al variare delle condizioni soggettive. Per essere funzionale in un Essere
natura io devo sviluppare il mio essere nella specificità di ciò che sono. Come
devo essere invece al cospetto dell'Essere supremo?
Assoggettato!
Devo agire per il suo
benessere a discapito del mio. L'Essere supremo non può esistere all'interno di
condizioni, come non potevano esistere condizioni all'esercizio del potere del
Comando Sociale all'interno del Sistema Sociale.
Faticosamente il Sistema
Sociale imponeva condizioni al Comando Sociale, condizioni alle quali questo si
sottoponeva sempre mal volentieri cercando di aggirarle in tutti i modi
ingannando il Sistema Sociale e provocandone spesso feroci reazioni. Il Comando
Sociale costretto, nel corso della storia, a cedere spazi al Sistema Sociale
relegava il controllo religioso all'idea pura della ragione in modo da sottrarlo
al Sistema Sociale e alla revisione alla quale il Sistema Sociale prima o poi
sarebbe giunto qualora la libertà del fare fosse stata in grado di giungere
oltre al Condizionamento Educazionale imposto.
Si riferisce esattamente
a questo Kant quando parla della capacità della
ragione parlando di vantaggio di questa nel rettificare la conoscenza
dell'Essere supremo mettendola d’accordo con tutte le condizioni intellegibili e purificarla da tutto ciò che potrebbe
essere contrario al concetto dell'Essere originario. Non lo sfiora minimamente
il contrario, cioè della necessità della ragione di essere purificata da tutto
ciò che induce alla sottomissione al concetto di un Essere originario. Davanti
all'Essere originario Kant cala le brache. Tutto pur
di riaffermare il suo dominio.
Perché? Eppure egli
stesso ammette che non esiste nessuna prova oggettiva della sua esistenza. Kant pagava il tributo al Condizionamento Educazionale, come tutti del resto, ma, nei confronti di
esso, gettava i suoi semi di libertà. Il suo atto personale nel disconoscere
ogni prova della ragione nell'esistenza dell'Essere supremo, dal suo punto di
vista, fu un atto di ribellione al proprio Condizionamento Educazionale;
atto che il Comando Sociale s’apprestava a gestire quando, con l'avvento dei
tempi nuovi nei quali il vento di tensioni libertarie cominciava a soffiare per
spazzare la cricca dei delegati di dio in terra, l'Essere supremo usciva
dall'empireo per entrare nella trascendenza della ragione pura.
Daltronde, afferma Kant,
se l'Essere supremo affermasse la sua validità senza contraddizioni sarebbe
necessario eliminare tutto quello che ripugna alla suprema realtà sgombrando il
campo da tutte le affermazioni contraddicenti siano esse
atee, deiste e antropomorfiche.
Se! Se! Se! Se!
L'affermazione è sempre
in positivo; mai in negativo. Condizionamento Educazionale
e oggettivazione di un concetto senza sostanza, questi sono gli elementi
reggenti il concetto di Essere supremo. Senza questo l'Essere supremo appare
per ciò che è: uno spauracchio usato per tarpare le ali ai bambini nel loro
assalto al cielo della conoscenza e della consapevolezza. Uno spauracchio con
la funzione di ricondurre ogni specie di ribelle sotto l'ombrello del Comando
Sociale.
Si può sofisticare
attorno all'Essere supremo, ma nulla più. Rimane solo il dovere per ogni Essere
Umano di rapportarsi col mondo circostante sviluppando se stesso al suo
interno. Ogni forma di assoggettamento è una catena il cui unico scopo è quello
di impedire la libertà del fare impedendo lo sviluppo del Potere di Essere.
Quel potere interno, proprio di ogni Essere Vivente all'interno della Natura,
che lo porta ad affermare "io esisto!" e a mettere in atto tutti i
mezzi di cui l'adattamento della propria specie lo ha fornito per migliorare
tempo e qualità della sua esistenza.
Quinta parte de “Il Libro dell'Anticristo”: LA MENZOGNA CRISTIANA SULLA REALTA’ DI DIO! DIO COME RIFERIMENTO ALLA CRITICA DELLA RAGION PURA DI KANT.
Capitolo unico!
A cura di:
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore della Federazione Pagana
Piaz.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
Tel. 041933185
E-MAIL: claudiosimeoni@libero.it