ANALISI COMPARATA DI PUNTI COMUNI

AI QUATTRO

VANGELI UFFICIALI

5) LA CENA DI BETANIA E IL PROFUMO

- MATTEO

Mentre Gesù si trovava a Betania, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso d'alabastro pieno di profumo di gran valore e lo sparse sul capo di lui, che stava a mensa. Veduto ciò, i discepoli s'indignarono e dissero: "A che tanto spreco? Il profumo poteva vendersi molto caro e dare il prezzo ai poveri". Ma Gesù accortosene, disse loro: "Perché date noia a questa donna? Ella ha fatto un'opera buona verso di me. I poveri, infatti, li avete sempre con voi, me invece non sempre mi avrete. Poiché essa, spargendo questo profumo sul mio corpo, lo ha fatto per la mia sepoltura. In verità vi dico: in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo vangelo, sarà pure narrato quello che essa ha fatto, a ricordo di lei".

- MARCO

Essendo Gesù a Betania, in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna con un vaso d'alabastro pieno d'unguento d'autentico nardo, di grande valore e, rotto l'alabastro, versò il profumo sul capo di lui. Or alcuni s'indignarono dentro di sé: "A che pro tanto spreco di profumo? Si poteva vendere quest'unguento per più di trecento denari e darli ai poveri". E mormoravano contro di lei. Ma Gesù disse: "Lasciatela fare; perché le date noia? Ella ha compiuto una bella azione verso di me. I poveri, infatti, li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, mentre non avrete me per sempre. Ella ha fatto quel che poteva, ha anticipato l'unzione del mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico: ovunque sarà predicato il Vangelo nel mondo intero, si parlerà pure di ciò che ella ha fatto, in suo ricordo".

- GIOVANNI

Sei giorni prima di Pasqua Gesù andò a Betania, dov'era Lazzaro che egli aveva resuscitato dai morti. Lì gli offrirono una cena: Marta serviva a tavola e Lazzaro era uno dei commensali. Maria, presa una libbra di profumo di nardo puro, molto prezioso, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli, e la casa fu ripiena del profumo dell'unguento. Giuda Iscariote, uno dei suoi discepoli, quello che stava per tradirlo, borbottò: "Perché non si è venduto tale unguento per trecento denari che si potevano dare ai poveri?" Disse questo non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, portava via quello che si metteva dentro. Rispose Gesù: "Lasciala, che conservi questo unguento per il giorno della mia sepoltura. I poveri li avrete sempre con voi, me invece non mi avrete sempre". Molta gente dei Giudei venne a sapere che egli era là e vi andarono, non per Gesù soltanto, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva resuscitato dai morti. Allora i Gran Sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, perché molti, a causa di lui, abbandonavano i Giudei e credevano in Gesù.

COMMENTO

Sul racconto del profumo ci sono tre versioni mentre Luca non dice nulla. Le versioni più antiche sono quelle di Matteo e Marco, mentre Giovanni la lega alla sua invenzione della resurrezione di Lazzaro.

I fatti non sono narrati in modo molto differente, ma vengono modificati particolari funzionanti agli obiettivi specifici dell'uso che volevano fare gli evangelisti dei vangeli.

Innanzi tutto la sottomissione a Gesù è la costante che nessuno degli evangelisti vuole rimuovere. La sottomissione della donna a Gesù è il nocciolo centrale del racconto. Come la donna si sottomette a Gesù, ignorando il mondo circostante, così la chiesa cristiana indicherà come la sottomissione ad essa è il primo dovere dell'uomo e non userà, per ottenere questo, le parole di Gesù, ma il fragore delle armi.

La sottomissione a Gesù è la cosa più importante.

Sulla sottomissione della donna a Gesù ci sono due versioni. In Marco e in Matteo la donna lo versa sulla testa, in Giovanni lo versa sui piedi e lo asciuga con i suoi capelli. Il massimo atto di sottomissione!

Serve più a Giovanni che non a Marco o Matteo. Marco e Matteo predicano alla gente, Giovanni predica alle comunità cristiane che vuole mettere sotto il suo controllo. Cosa devono fare le comunità cristiane? Giovanni indica loro di mettersi in ginocchio davanti alla chiesa, di bagnare i piedi con l'atto di sottomissione e di asciugarli con i suoi capelli dell'obbedienza: umiliarsi sottomettendosi!

In questo caso il referente induce l'evangelista a compilare in questo o in quel modo il racconto.

In Luca questo racconto non c'è per il fatto che Luca non può rivolgersi ai greci chiedendo loro di umiliarsi. La prassi dell'umiliazione non è parte della cultura greca, è cultura ebraica. A Giovanni, invece, serve in quanto l'umiliazione, attraverso il cristianesimo è già entrata nella cultura delle comunità e nelle relazioni fra gli adepti dove chi è gerarchicamente superiore impone l'umiliazione al subordinato come accettazione e asservimento alla sua autorità.

Per Giovanni è normale chiedere ai subordinarti di umiliarsi, non lo è per Luca e per il suo referente.

La differenza è anche la collocazione dell'episodio. Per Marco e Matteo l'episodio si svolge a casa di Simone il lebbroso, per Giovanni a casa di Lazzaro risorto. Come è possibile che Marco (che scrive sotto dettatura di Pietro) e Matteo ignorino che Gesù ha fatto risorgere un morto da giorni nella sua tomba? Se ciò fosse avvenuto sia Marco che Matteo avrebbero usato l'episodio per dimostrare come la promessa della resurrezione fatta da Gesù era vera. In realtà Giovanni inventa di sana pianta l'episodio della resurrezione di Lazzaro agganciandosi alla cena di Betania per far filare il suo racconto. Si può affermare che Simone era un altro nome di Lazzaro. Lazzaro è un nome inventato da Giovanni per far apparire grande un misero Gesù; tanto chi era rimasto a sbugiardarlo?

L'aspetto più importante dei tre racconti è: chi contesta l'atto fatto nei confronti di Gesù?

In Matteo sono gli apostoli che dicono a Gesù che il profumo lo avrebbero potuto vendere per trecento denari e darli ai poveri. In pratica gli apostoli stanno predicando in Palestina e devono farsi passare per generosi e rammaricati per non poter fare del bene ai poveri.

In Marco gli apostoli non parlano. Il vangelo di Marco è dettato da Pietro. Egli si appresta a prendere il posto di Gesù, è lui che ora i seguaci devono onorare, è lui seduto dove prima era seduto Gesù, dunque non sono gli apostoli a criticare il comportamento di Gesù nell'accettare l'omaggio della donna ma genericamente dei presenti. Sono a cena a casa di qualcuno e oltre agli invitati (o autoinvitati) c'erano anche dei presenti, degli spettatori. Perché non altri ospiti? Perché chi ospita cristiani non può ospitare nessun altro se non in forma generica e impersonale!

In Giovanni chi contesta l'atto non sono né apostoli né presenti, ma Giuda. Il traditore di Gesù che è cattivo e malvagio critica l'atto della donna nei confronti di Gesù. Giovanni sa benissimo che l'episodio è stato forzato e deve distrarre il lettore da un'analisi attenta del racconto. Devia pertanto l'attenzione sul cattivo di turno: Giuda.

Giovanni introduce dati completamente ignorati da Marco e da Matteo. Ignorati in modo assoluto. Vengono introdotti a bella posta da Giovanni. Giuda contesta l'atto della donna in quanto avrebbe voluto donare il denaro ai poveri. Ma è falso, dice Giovanni, perché in realtà Giuda voleva appropriarsi di quel denaro come si appropriava di tutto il denaro che veniva versato al gruppo.

Giovanni precisa come i poveri non interessassero a Giuda. Come potevano tenere Giuda con loro se sapevano che Giuda si appropriava di quanto essi mettevano nella borsa? E' chiaramente un'aggiunta a posteriori per marcare la malvagità di Giuda. Appare evidente come il malvagio sia Giovanni. Giuda non si appropriava del denaro messo nella borsa in quanto o di borse ne avevano molte oppure era facile stabilire chi, tenendo la borsa, si appropriava del denaro a danno di tutti gli altri. Il fatto che Giuda non fosse stato allontanato dimostra che Giuda non si appropriava del denaro. Inoltre, secondo alcuni evangelisti, avrebbe venduto Gesù per trenta denari quando poteva tranquillamente continuare a derubarlo tanto era fesso lui e i suoi discepoli. Da quando in qua si tradisce chi ti arrichisce?

Giovanni è un bugiardo.

L'unica cosa comune ai tre racconti è l'assoluto disprezzo per i poveri. Le bestioline che seguono gli apostoli a cui loro possono fare del bene ogni volta che ne hanno voglia. Ogni volta che devono soddisfare i loro pruriti.

Gesù disprezza i poveri e anche gli apostoli che però in quel frangente non possono fare a meno dei poveri in quanto sono gli unici che, nella loro disperazione, possono vendere il loro divenire in cambio di nulla dissolvendosi accettando e adorando il macellaio di Sodoma e Gomorra e colui che si vuole spacciare per suo figlio.

Da un lato bisogna sottomettere i poveri, dall'altro bisogna esaltare la chiesa e sottomettere chiunque ai suoi bisogni e al suo volere. Prima viene Gesù, Pietro e la chiesa cristiana poi, quando se ne ha voglia, ci sono i poveri. Questo è il messaggio dei vangeli.

Caro fra Dolcino: hai sbagliato tutto!

Infine, la decisione dei Gran Sacerdoti di uccidere Gesù, secondo Giovanni, è stata presa in seguito alla resurrezione di Lazzaro che induceva molti ad abbandonare i Giudei per legarsi a Gesù. Questa versione contrasta con quanto detto da Marco e Matteo. La decisione di processare Gesù viene presa quando Gesù occupa il tempio cacciando la gente.

Giovanni non accenna all'occupazione militare del tempio pertanto deve cercare una motivazione attraverso la quale far processare ed uccidere Gesù. Con l'invenzione della resurrezione di Lazzaro fa credere che i sacerdoti intendono uccidere Gesù perché la gente crede in lui.

La differenza di descrizioni fra Marco e Matteo e Giovanni deriva dal fatto che i tempi sono cambiati quando Giovanni scrive il suo vangelo. A Giovanni non interessa raccontare la storia di Gesù, a Giovanni interessa cercare un'ideologia cui far aderire le varie comunità cristiane e anche la menzogna è funzionale al suo progetto.

Questo è il cristianesimo!!!



Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 - Marghera - Venezia

tel. 041933185

e-mail claudiosimeoni@libero.it

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