L'Erebo, il Tartaro e l'Ade nella
Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana parla della realtà degli Déi

di Claudio Simeoni

Se qualcuno vuole il libro cartaceo

 

L'Erebo, il Tartaro e l'Ade

La Religione Pagana e la Teogonia di Esiodo

Nella Teogonia di Esiodo c'è una gerarchia di luoghi oscuri. Si inizia con l'Erebo, si continua col Tartaro e si termina con l'Ade.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Dal Caos ebber vita quindi Erebo, e Notte la negra.

Nacquero l'Etere e il Di dalla Notte, che ad Erebo mista

giacque in amore, e incinse, li die' l'uno e l'altro alla luce.

Esiodo, Teogonia 123 125

Nell'Erebo si dice che sia stato spinto Menezio dal fulmine di Zeus. Nell'Erebo, non nel Tartaro. (Esiodo, Teo. 515)

Dell'Ade nella Teogonia non si dice nulla se non che Ade ha sotto la terra ha la sua dimora, spietato nel cuore.

Esiodo, Teog. 455-456.

Oppure, scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Sorgono qui del Dio sotterraneo le case echeggianti,

d'Ade gagliardo, e della tremenda Persèfone. E il cane

terribilmente sta dinanzi alla porta: ché ignaro

è di pietà, maestro di tristi laccioli: a chi entra

agita lusinghiero la coda ed entrambe le orecchie;

ma non consente poi che esca di nuovo: lo spia,

e quando alcuno coglie che varchi la soglia, lo sbrana.

Esiodo Teogonia 767 774

L'Ade appare come la casa di Ade, una casa in cui si entra, ma si viene sbranati se si tenta di uscire. Questo sbranare di Cerbero sta ad indicare la distruzione di una forma: una volta uscito sei sbranato. Non puoi più rientrare, ma puoi entrare per essere sbranato quando esci.

E' la condizione dell'Ade da cui si esce non essendo quelli che stavano nell'Ade. E' una forma un po' complicata per dire che la piccola Demetra, Persefone, porta a germinazione ogni utero, ogni seme e ogni uovo che viene fecondato e che chi esce da quella forma, nascendo, viene sbranato nella forma in cui ha costruito sé stesso dentro l'uovo, l'utero o il seme.

Del Tartaro Esiodo dice che Gaia, dall'ampio petto, è sede sicura per sempre di tutti gli immortali che tengono la vetta nevosa dell'Olimpo e il Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade. (Esiodo, Teogonia 117-119)

Il Tartaro, per Esiodo, è un "luogo di dimora" degli Dèi esattamente come l'Olimpo è dimora di altri Dèi.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Qui della Terra oscura, del Tartaro fosco di nebbie,

dell'infecondo Mare, del Cielo coperto di stelle,

sono, per ordine, tutte le fonti, son tutti i confini,

squallidi, faticosi, che i Numi aborriscono anch'essi:

bàratro immane; né chi le porte varcate ne avesse,

potrebbe, anche se un anno volgesse, tornare alle soglie,

ma trascinato sarebbe qua, là, da procella a procella,

dogliosamente. è cosa terribile, questo prodigio

anche pei Numi immortali. Quaggiù le terribili case

son dell'oscura Notte, nascoste fra i nuvoli negri.

Dinanzi a quelle porte, diritto il figliuol di Giapèto

regge, col capo e le mani mai stanche, la volta del cielo

solidamente, dove la Notte ed il Giorno, movendo

l'un verso l'altra, mutan parole; e la soglia di bronzo

varcano alterni; ché mai tutti e due non li accoglie la casa;

ma sempre uno dei due la casa abbandona, ed in giro

sopra la terra si volge: rimane quell'altro, che attende

l'ora del suo viaggio, Il dentro, finché non sia giunta.

E fra le mani, l'uno la luce che fulge lontano

reca ai mortali, reca la Notte funerea il Sonno,

fratello della Morte, ravvolto entro nuvoli foschi.

Hanno le case qui della torbida Notte i figliuoli,

la Morte e il Sonno, Numi terribili; e mai non li mira

lo scintillante Sole coi raggi, né quando egli ascende

il ciel, né quando giù dal cielo discende. Di questi,

sopra la terra ]' uno, sul dorso infinito del mare

mite sorvola, ha cuore di miele per gli uomini tutti:

di ferro ha r altra il cuore, di bronzo implacabile in petto

l' alma gli siede; e quando ghermito ha una volta un mortale,

più non lo lascia; e lei detestano sin gl'Immortali.

Esiodo, Teogonia 736 766

Tre mondi separati che non possono essere considerati sinonimi, ma luoghi distinti.

L'Erebo è legato a Nera Notte, ad Urano Stellato, a Gaia come emersione dal Caos. Il Tartaro è legato ai figli di Nera Notte e ai figli di Urano Stellato. L'Ade è legato agli Esseri della Natura. I Titani sono nel Tartaro, non nell'Erebo. La Natura è in relazione ad Ade, non in relazione al Tartaro.

In questi mondi, secondo la Teogonia, si entra e si esce. Da questi mondi emerge la vita e in questi mondi sono rinchiuse forze che pur agendo nell'emersione della vita sono occultate dentro la vita stessa.

L'Erebo, il Tartaro e l'Ade sono ambienti che stanno dentro di noi e in quegli ambienti sono racchiuse forze divine che formano noi stessi. Non sono cose che ci appartengono e noi non apparteniamo a loro; noi siamo noi stessi e loro, contemporaneamente; loro sono noi e loro stesse contemporaneamente. L'Erebo, il Tartaro e l'Ade sono ambienti oggettivi e nello stesso tempo sono soggettivi perché, come noi, sono un insieme di frammenti di Dèi, così siamo un insieme di frammenti di ambienti diversi nei quali costruiamo la nostra esistenza presentando ed utilizzando in ogni ambiente un frammento diverso di ciò che siamo. L'ambiente è un mondo in cui vivo e "angoli" diversi del mondo in cui vivo. Il come io interpreto il mondo in cui vivo è dato da una scelta soggettiva. Una scelta obbligata dagli adattamenti che metto in atto rispetto alle sollecitazioni dell'oggettività, ma sempre una scelta soggettiva per come io interiorizzo e per il valore soggettivo che do a quegli adattamenti. Sono io che scelgo "quanto vendermi" alle sollecitazioni del mondo, anche quando non ho coscienza che mi sto vendendo alle sollecitazioni del mondo. Vendersi è un termine simbolico che indica la dipendenza che costruisco fra me e gli oggetti che nel mondo sollecitano i miei adattamenti e la mia adesione ai loro propositi e ai loro progetti.

Tuttavia, anche quando faccio questo l'Erebo, il Tartaro e l'Ade, stanno dentro di me con tutto il loro complesso pulsionale di Dèi che sollecitano una mia scelta anche quando le scelte che ho messo in atto nella vita quotidiana sono antitetiche al sistema pulsionale dentro di me: questa viene definita, nell'epoca attuale, "la voce dell'Anticristo".

L'individuo, appena nato, lo si aiuta a fissare l'attenzione sul mondo della ragione, ma la fissazione dell'attenzione sul mondo quotidiano della ragione è una forzatura rispetto ai mondi che si agitano dentro di lui. Spesso l'attenzione dell'individuo si muove fra i mondi dell'Erebo, del Tartaro all'Ade per tornare nel quotidiano della ragione riportando da quei mondi sensazioni, elaborazioni razionalizzate di percezioni sconosciute del reale in cui l'individuo vive; incontrando in quei mondi forze ed enti che in quei mondi vivono stimolando in maniera non convenzionale la relazione col mondo quotidiano della ragione.

Più si viaggia fra l'Erebo, il Tartaro e l'Ade e più si comprende come le forze divine dentro di noi siano forze intelligenti, vive, che noi usiamo per vivere e costruire delle relazioni anche quando la nostra coscienza tende ad ignorare quelle relazioni e quei mondi. Anche se un individuo non è un viaggiatore fra l'Erebo, il Tartaro e l'Ade, l'Erebo, il Tartaro e l'Ade viaggiano dentro di lui e tanto minore è la consapevolezza dell'individuo di venir attraversato da questi viaggi e maggiore è la sua paura esistenziale e il delirio con cui tenta di padroneggiare una realtà del mondo che gli sfugge di mano.

Quante forme mostruose assume Cerbero per il viaggiatore che si sente sbranato ogni volta che supera una soglia della percezione e non riesce a mettere a fuoco quella percezione che sembra dilaniargli le carni?

Questi tre mondi, dentro di noi interagiscono col mondo della ragione, quello che noi identifichiamo comunemente con la coscienza che usiamo quotidianamente. I tre mondi, l'Erebo, il Tartaro e l'Ade, appaiono come mondi oscuri che interagiscono con la ragione costringendola a modificarsi e ad adattarsi continuamente pur con tutte le resistenze e le strategie dissuasive che la ragione mette in atto per ostacolare i fenomeni che da quei mondi stimolano la ragione.

E' partendo da questa condizione che noi ci troviamo difronte alla creazione della ragione da parte di Zeus in un complesso psico-emotivo che ha portato al divenuto dell'individuo. Noi siamo ragione, coscienza nel quotidiano, ma la nostra struttura emotiva si forgia e forma il corpo luminoso nell'Erebo dentro di noi. Noi siamo ragione, coscienza nel quotidiano, ma le necessità d'azione come risposta alle sollecitazioni del mondo nascono e si organizzano nel Tartaro dentro di noi. La sintesi fra pulsioni che portano a forgiare il nostro corpo luminoso nel nostro Erebo, le variazioni nella formazione del corpo luminoso che vengono messe in atto mediante l'azione che sorge dal Tartaro e il mondo della ragione in cui sentimenti ed azione si esprimono, hanno la loro sintesi nell'Ade. L'Ade, nell'individuo è il momento in cui si destruttura la coscienza durante il sonno per prepararsi ad una nuova ristrutturazione al risveglio: noi entriamo nell'Ade e dall'Ade usciamo al risveglio dove la vecchia struttura della coscienza del giorno prima viene sbranata da Cerbero.

NOTA: Le citazioni della Teogonia di Esiodo sono tratte dalla traduzione di Ettore Romagnoli "Esiodo i poemi" Edito da Nicola Zanichelli Bologna 1929

Appunto trasmissione radiofonica del 2000 inizio revisione 18 settembre 2014

Revisione

Marghera, 28 ottobre 2014

Pagina tradotta in portoghese

Tradução para o português 32/B) O Érebo, o Tártaro e o Hades na Teogonia de Hesíodo

vai indice delle pagine di commento alla Teogonia

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

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Guardiano dell'Anticristo

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L'analisi della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana ha forgiato una propria visione del mondo, della vita e del venir in essere delle coscienze fin dalle origini del tempo. Tali idee collimano nel tempo presente con le idee delle religioni e dei culti prima dell'avvento della filosofia e furono osteggiate militarmente dall'odio cristiano contro la vita. Analizzare Esiodo ci permette di chiarire il punto di vista della Religione Pagana.