Riflessioni sulla stirpe dei Titani, la prima parte della
Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana parla della realtà degli Dèi

di Claudio Simeoni

Se qualcuno vuole il libro cartaceo

 

Riflessioni sulla stirpe dei Titani, la prima parte della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana e la Teogonia di Esiodo

Con Prometeo e le relazioni che da Prometeo sorgono per costruire gli Dèi che dall'Essere Natura nascono per bussare alle porte dell'Olimpo, si chiude la prima parte della Teogonia di Esiodo. La prima parte della Teogonia di Esiodo che descrive la nascita della vita dalla materia inconsapevole mediante l'emozione. L'emozione costruisce un universo relazionale da cui emerge il mondo del tempo che si realizza attraverso la nascita dei Titani. Dal mondo del tempo che veicola le emozioni nell'azione, emerge il mondo razionale come noi lo descriviamo e lo pensiamo. Nasce il mondo di Zeus. Ciò che viene dopo è come se fosse un'altra storia. Un'altra tappa della costruzione dell'esistente attraverso le relazioni e le contraddizioni che gli Dèi del razionale mettono in essere. L'ultimo soggetto cosmologico della Teogonia di Esiodo è Pandora. Il soggetto femminile attrezzato per affrontare la vita fra gli Esseri della Natura.

La Teogonia che segue l'attrezzatura del femminile, il venir in essere di Pandora, è la nascita della vita sul pianeta Terra. La vita intesa come Natura, come formazione delle Coscienze di sé nella Natura. Ciò che segue è la creazione di Zeus. Una creazione che ha il suo inizio nella Titanomachia.

Gli Dei combattono fra di loro. In realtà le contraddizioni dell'esistenza si esprimono in necessità che devono essere soddisfatte. I vortici della vita si manifestano e costruiscono delle relazioni. Queste relazioni sono la formazione dell'oggettività nella quale nuova vita si esprime. Nuova Gaia passa dallo stato di inconsapevolezza a quello di consapevolezza. Nuovi Dèi nascono e si sviluppano, nuove occasioni di consapevolezza si manifestano.

Il nuovo non nasce prescindendo dall'esistente o dal già manifestato, ma nasce quale germinazione dalle e nelle condizioni costruite dagli Dèi che già si manifestavano e che hanno costruito gli equilibri in cui esprimere la loro esistenza. Gli Dèi mantengono la loro presenza anche quando il nuovo, che squilibra il presente in cui nasce e che marcia nell'infinito dei mutamenti costruendo le migliori condizioni nelle quali esprimersi, appare dominante sulla scena della vita.

Urano Stellato non scompare all'arrivo di Cronos e Cronos non scompare all'arrivo di Zeus. I germinati da Crono sono nascono come frammenti di Urano Stellato e i germinati da Zeus sono frammenti di Urano Stellato e di Cronos veicolati nella forma e nella quantità che la ragione descrive.

Prima di arrivare a costruire un equilibrio dell'esistente dal quale il nuovo può spiccare un balzo, c'è il periodo di mezzo. E' un periodo di grandi lotte e grandi trasformazioni nelle quali si costruisce l'oggettività quale espressione degli Dèi che, costruendo e ritagliando il loro spazio d'esistenza, si dicono: vincenti. Gli Dèi che vincono la contesa si espandono. Espandendosi dettano le regole nelle quali il nuovo germina. Così come Gaia e Urano Stellato costruirono in quel tempo una loro oggettività. Così procedettero i figli di Urano Stellato quando Cronos impose ad esso la propria Libertà attraverso l'uso della propria Volontà. Così procedettero i figli di Cronos quando dovettero affrontare gli altri Titani ai quali contendere il diritto di costruire l'oggettività e stabilire le condizioni affinché potessero generare i loro figli. Figli dei vincitori, ma che dei vinti conservano il divino. Nelle lotte fra Dèi vincere o perdere non è lo stesso. Il vincitore costruisce le condizioni nelle quali avviene la germinazione della vita, lo sconfitto pone delle condizioni esprimendosi, comunque, nella vita stessa. Il vincitore è oggettività nella quale il nuovo si esprime e condiziona le trasformazioni del nuovo, il vinto è parte del crogiolo del nuovo e dei suoi adattamenti. Così all'interno di ogni nuovo nato il vincitore si esprime costruendo l'esistenza e il vinto manifesta la sua presenza determinando in esso la qualità del nuovo che germina.

Nulla di quanto germinerà potrà mai prescindere da Urano Stellato e da Gaia. Ogni cosa che germinerà, qualunque sia la sua “natura”, non potrà che germinare esprimendo l'Intento, Eros, colui che rompe la forma; il più bello fra gli immortali.

I Titani sconfitti crescono dentro ciascun Essere della Natura e attraverso le tensioni che spingono ad azioni urgenti gli Esseri della Natura manifestano la loro presenza. Così Prometeo è sempre legato ed un'aquila gli lacera il fegato fintanto che il singolo Essere Umano non si prende nelle proprie mani il proprio divenire e contro il volere degli Dèi della forma non scioglie il Prometeo che dentro di lui racchiude nella ferula della sua intelligenza la scintilla del Sapere e della Conoscenza. Per far questo quest'Essere Umano deve farsi Eracle ed affrontare Era che intende legarlo al divenire dell'Essere Natura. Quando l'Essere Umano fa crescere la sua forza nei confronti degli Dèi, eccolo farsi Atlante e sorreggere sulle sue spalle il divenire della propria specie.

Perché affermo che si chiude la prima parte? Eppure di lotte ne abbiamo viste molte fra gli Dèi. Cronos che blocca il potere di Urano Stellato e lo evira, e Zeus stesso che abbatte Cronos: entrambi con l'aiuto della “madre”, Gaia e Rea.

Perché le trasformazioni si avvicinano alla costruzione del presente. Una volta costruito il mondo della forma, della descrizione, della quantità, in altre parole, il mondo della ragione, tutto il nostro divenire, anche quando esprimiamo Urano Stellato o Cronos, si conchiude nella forma perché nella forma mettiamo in essere quelle azioni che trasformano la nostra morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso: è nella forma che noi ci trasformiamo per diventare Dèi.

La qualità emerge dalla quantità e quella espressa da Zeus nei confronti degli Dèi Titani, i costruttori del mondo del tempo, riguarda noi, il nostro esistere e il nostro divenire. Che forse Urano Stellato non riguardava noi? Si ma riguarda tante altre specie e non necessariamente quanto avveniva fra Cronos ed Urano Stellato che poté riguardare noi solo perché la nostra oggettività fu plasmata dai figli di Rea e Cronos. Noi, parliamo di noi solo perché esistiamo e guardandoci indietro scorgiamo alcune azioni divine che hanno portato alla nostra esistenza. Ci volgiamo indietro perché ora siamo; ora stiamo costruendo noi stessi. Ma il volgerci all'indietro non è per esaltare la centralità del nostro divenuto. Non è per specchiarci nella magnificenza delle grandi trasformazioni cosmiche che hanno consentito la nostra esistenza, ma per imparare. Imparare che noi siamo un crogiolo di Dèi e che ogni sentimento, ogni percezione e ogni azione che facciamo è espressione di un DIO dell'insieme di Dèi che costituiscono ciò che noi siamo. Rinunciare a manifestare gli Dèi dentro di noi è un rinunciare a cogliere dall'albero della vita; rinunciare ad essere degli Dèi.

Guardare le grandi trasformazioni cosmologiche ci consente di diventare consapevoli delle contraddizioni in atto. Contraddizioni e contrapposizioni che si manifestano in questo presente. Nel presente a cui assistiamo e in cui viviamo. Le contraddizioni, le contrapposizioni, gli scontri si manifestano attorno a noi in ogni battaglia per la vita, per l'esistenza, e ciò che emerge da quegli scontri determina il futuro. Determinano le condizioni affinché altri Esseri che guardando all'indietro possano ammirare le nostre battaglie per la vita, che hanno portato ad essere ciò che sono, così potranno trarre esempio dai Prometeo, gli Eracle, oppure i figli di Nera Note o di Teti e Oceano, oppure di noi stessi che vincendo le loro battaglie hanno permesso loro di essere ciò che sono.

Guardare le battaglie degli Dèi ci consente di percepire quelle battaglie dentro di noi e trasformarle in esperienza nelle relazioni col mondo che ci circonda.

Guardare alle battaglie degli Dèi significa abbeverarci alla fonte che generò ciò che siamo, significa far propria l'esperienza della vita, significa diventare consapevoli del nostro divenuto e forgiare le armi con le quali entrare nella battaglia del presente. Una battaglia di Dèi la cui posta in gioco è il futuro della nostra specie come parte dell'intero futuro dell'Universo. Guardare alle condizioni e alle contraddizioni del divenuto degli Dèi ci permette di sviluppare la consapevolezza di essere degli Dèi e come Atlante ci renda responsabili del compito immane di fondare il futuro o, se preferite, di reggere il mondo. Perché chi fonda il futuro prende sulle sue spalle il mondo e ne regge il peso dirigendone la trasformazione: nemmeno Eracle fu in grado di fare questo!

La seconda parte della Teogonia si apre con le battaglie dei figli di Cronos e Rea con i Titani. La seconda parte della Teogonia inizia quando Zeus rivendica il diritto di costruire il mondo della forma e della quantità distinguendolo dal mondo del tempo.

NOTA: Le citazioni della Teogonia di Esiodo sono tratte dalla traduzione di Ettore Romagnoli "Esiodo i poemi" Edito da Nicola Zanichelli Bologna 1929

Appunto trasmissione radiofonica del 2000 – inizio revisione 18 settembre 2014

Revisione

Marghera, 20 ottobre 2014

 

Pagina tradotta in portoghese

Tradução para o português 26/B) Reflexões sobre a estirpe dos Titãs, a primeira parte da Teogonia de Hesíodo

vai indice delle pagine di commento alla Teogonia

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore
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L'analisi della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana ha forgiato una propria visione del mondo, della vita e del venir in essere delle coscienze fin dalle origini del tempo. Tali idee collimano nel tempo presente con le idee delle religioni e dei culti prima dell'avvento della filosofia e furono osteggiate militarmente dall'odio cristiano contro la vita. Analizzare Esiodo ci permette di chiarire il punto di vista della Religione Pagana.