Cotto, Gige e Briareo
gli Ecatonchiri o Centimani nella
Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana parla della realtà degli Dèi

di Claudio Simeoni

Se qualcuno vuole il libro cartaceo

 

Cotto, Gige e Briareo

La Religione Pagana e la Teogonia di Esiodo

Cotto, Gige e Briareo sono figli di Urano. Con i Giganti figli di Urano, scompaiono dalla scena della Teogonia dopo che il padre li ha incatenati nel Tartaro.

I Centimani o Ecatonchiri, sono rappresentati con 50 teste e cento braccia. Le teste rappresentano i sensi, il pensiero, la percezione e l'intelligenza e le braccia la capacità d'azione: essi sono l'emozione fatta azione.

Oltre agli Ecatonchiri, fra i figli di Urano Stellato che collaborano con Zeus, vanno ricordati anche i Ciclopi: Bronte, Sterope e Arge.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

“Ed i Ciclopi poi generava dal cuore superbo,

Stèrope, Bronte, ed Arge dal cuore fierissimo: il tuono

diedero questi a Giove, foggiarono il folgore. In tutto

erano simili essi agli altri Celesti Immortali,

ma solamente un occhio avevano in mezzo alla fronte:

ebbero quindi ,il nome: Ciclòpi: perché solo un occhio

si apriva a ìor, di forma rotonda, nel mezzo alla fronte.

Aveano forze immani, nell'opere grande scaltrezza.

Ed altri nacquero anche figliuoli alla Terra e ad Urano,

Cotto, Gia, Briarèo, figliuoli di somma arroganza.

Ad essi cento mani spuntavan dagli òmeri fuori,

indomabili, immani, cinquanta crescevano teste

fuor dalle spalle a ciascuno, sovresse le membra massicce;

e senza fine gagliarda la forza su l'orrido aspetto.

Esiodo, Teogonia 139 – 153

L'idea generale è questa: la vita sorge solo attraverso Urano Stellato. L'emozione trasforma il non vivente in vivente, in Coscienza di Sé.

Cronos e i Titani possono costruire il mondo del tempo evirando Urano Stellato, ma Esiodo non ci racconta che ruolo hanno nel mondo del tempo Afrodite e le Erinni che nascono dal pene e dalle gocce di sangue che cadono in mare.

Il tempo può essere generatore di vita?

Il mondo emotivo si trasforma mediante l'esperienza. Il mondo del tempo articola sé stesso facendo di ogni azione un oggetto che occupa uno spazio, ma non un tempo; il mondo della ragione costruisce un tempo lineare che va dalla nascita alla morte del corpo fisico in cui la coscienza manipola la propria energia vitale, la propria struttura emotiva, attraverso le azioni che mette in atto nel mondo e nella qualità in cui è divenuta.

La guerra contro il tempo, per separare la ragione dal presente in cui è imprigionata, non viene vinta da Zeus, ma viene vinta dall'emozione, dal mondo emotivo, dagli Ecatonchiri e dai Ciclopi che forniscono il tuono e la folgore a Zeus.

La battaglia degli Ecatonchiri è la battaglia, come rappresentazione “estetica”, di infondere la vita nella non - vita.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Cosi gli uni sugli altri lanciavano i colpi dogliosi;

e perveniano al cielo le grida di questi e di quelli,

e gli uni sopra gli altri piombavan con impeto grande.

E Giove non frenò la sua furia, ma subito il cuore

a lui di negra bile fu colmo; e di tutta la forza

sua fece mostra: giu da 1'0limpo e dal cielo ad un tempo,

senza mai posa, lanciava baleni; ed i folgori a furia

con le saette insieme, coi tuon", dalle mani gagliarde

volavan fitti, il fuoco celeste agitavano in giro.

Arsa rombava intorno la Terra datrice di vita,

alto strideva, cinta del fuoco, la selva infinita;

la terra tutta quanta, d'Ocèano il gorgo estuava,

l'inseminato Ponto: cingeva i terrestri Titani

caligine rovente, per l'ètra divino una fiamma

si diffondeva: per quanto gagliardi, le loro pupille

l'abbarbagliante guizzo dei lampi e dei folgori ardeva.

Avviluppava il Caos un incendio infinito: sembrava,

se le pupille a vedere, le orecchie ad udire porgevi,

come se, giù la Terra, su alto l'illimite Cielo

si mescolassero: tanto suonava tremendo il frastuono:

ché giù franava quella, ché il Cielo dall' alto crollava.

Tale frastuono sorgeva dall' urto guerresco dei Numi.

E scatenavano i venti tremuoto e polvere a nembi,

col tuono, coi baleni, col folgore fuligginoso,

dardi del sacro Giove, portavano l'ululo e i gridi

In mezzo agli uni e agli altri: sorgeva clamore incessante

dalla terribile zuffa, parea della gesta l'orrore.

Esiodo, Teogonia 684 – 712

La battaglia è la preparazione al nuovo equilibrio del mondo. Un mondo pronto a generare nuove coscienze e nuove consapevolezze che costruiscono sé stesse nella forma e nella materia, nella quantità e nella descrizione della forma del mondo.

Come possono Cotto, Gige e Briareo incatenare Iperione o i suoi figli? In realtà la battaglia è esternazione Esiodea della fondazione della ragione umana. La separazione della ragione umana dall'immenso sconosciuto nel quale è calata. In quello sconosciuto vengono relegati i Titani, le loro coscienze e le loro consapevolezze. Nella ragione umana è presente Poseidone e Zeus Egiogo adunatore di nubi. Briareo ( o Obriareo), Gige (o Gia) e Cotto rappresentano forze emotive della trasformazione. Sono figli di Gaia e di Urano Stellato, tanto potenti da impaurire lo stesso Cronos. Di queste forze, di questi Dèi, si serve Zeus per separare la coscienza e la consapevolezza umana dal frammento di cui diviene il dominatore: la RAGIONE.

La Titanomachia è la lotta che avviene nel cosmo come tutta all'interno dell'Essere Umano per dare una forma e un ordine al Caos dal quale è circondato. “Un ardore prodigioso penetrava Caos, e pareva davanti agli occhi a vedersi ed il suono ad udirsi agli orecchi come quando Gaia e Urano ampio di sopra si scontrano...”

Cotto, Gige e Briareo non mettono nessun legame ad Eos, Selene o Elios, ma costruiscono la separazione fra la ragione umana e l'immenso sconosciuto che la circonda. Separano la percezione umana dalle percezione e manifestazione emotiva delle consapevolezze immense che la circondano, limitando la descrizione alla forma. Il mondo immenso diventa muto. Ecco, Selene non parla più! Elios non invia i suoi messaggi immensi ed Eos viene condannata da Afrodite ad essere sempre innamorata nelle sue manifestazioni (quante emozioni dona l'aurora all'animo umano; uno spettacolo che si replica da milioni di anni, attraverso milioni di passioni e di amori!). Le loro Coscienze sono racchiuse nel Tartaro. Il tartaro e il muro di bronzo che separa la nostra ragione dallo sconosciuto esattamente come l'immenso serpente, figlio di Echidna e Tifone, è messo a guardia dei pomi aurei delle Esperidi. Come i Pomi Aurei delle Esperidi vengono raccolti dall'Essere che regge il mondo fondandone il suo futuro, anche se viene ingannato dall'Essere che percorre il sentiero della Conoscenza, così l'Essere Umano per giungere a “parlare” ad Elios, Eos e Selene deve attraversare un immenso spazio che un incudine di bronzo percorrerebbe, se dovesse cadere, per nove giorni e nove notti. Dove il nove sta per i mesi di gestazione del bambino nella pancia della madre. Un percorso che va dal concepimento alla Terra quale Essere della Natura parte di Era.

Quei recessi del Tartaro sono odiati anche dagli Dèi.

E' il terreno della Libertà per gli Esseri della Natura che penetrandoli si trasformano in Dèi, ma sono temuti dagli Dèi dell'Olimpo. Per farsi aprire le porte dell'Olimpo da Zeus è necessario che l'Essere della Natura compenetri lo sconosciuto che lo circonda. Zeus ed Era temono quei recessi perché quei recessi sono forge di Dèi che percorrendo il loro sentiero si distaccano dal sentiero tracciato da Zeus ed Hera per percorrerne uno proprio anche se non in contrapposizione a Zeus ed Hera.

L'intera titanomachia altro non è che la lotta attraverso la quale Zeus libera la ragione umana da un infinito numero di sollecitazioni per delimitarsi in una descrizione in cui la volontà, la falce dentata di Gaia, serve per ampliare i limiti della ragione. Senza limiti, le infinite sollecitazioni a cui è sottoposto il nato nella Natura, si perderebbe e non compatterebbe sé stesso nelle strategie della propria esistenza.

Zeus usa le forze emotive per costruire le ragioni di vita degli Esseri che germinano nel mondo e imprigiona gli Dèi Titani per impedire loro di imprigionare i nati nella Natura nel mondo del tempo. Imprigiona i Titani nell'unico luogo inaccessibile dalla ragione, nel Tartaro. Il luogo senza forma a cui, proprio per la mancanza di forma, la ragione non può accedere. La ragione, la descrizione, non ci può accedere, ma non l'individuo. Il soggetto della Natura quando disciplina il controllo della ragione e impone alla ragione il silenzio, può accedere al mondo del tempo. Tuttavia, deve emergere dal mondo del tempo perché le sue strategie di vita vengono messe in essere nella ragione: lui è un figlio delle condizioni costruite da Zeus, non dai Titani. L'individuo, nato nella Natura è germinato nelle condizioni imposte da Zeus, ma queste condizioni implicano il tempo come trasformazione e l'emozione come sostanza della sua esistenza. L'individuo della Natura, superando i muri e le porte di bronzo che vi ha messo a guardia Poseidone, può entrare nel mondo del tempo per capire le dinamiche del suo presente ma, come Ulisse entra nell'Ade, così l'Essere della Natura, una volta ottenute le informazioni dal mondo del tempo, deve emergere e razionalizzarle per trasformarle in conoscenza, informazione, strategie nella propria vita nel mondo della ragione.

Superando le porte di bronzo si supera la descrizione e la forma in cui l'Essere Umano è imprigionato. Superando la forma e la descrizione Eos non si limita più a colpire il nostro ricordo con un sentimento nostalgico di qualche cosa che andò perduto. Né Elios è solo quanto sul suo carro Apollo trasporta e Selene non è solo l'amica che rischiara le notti col suo splendore. Essi si presentano alla nostra consapevolezza e alla nostra Coscienza con la loro consapevolezza e con la loro Coscienza di Dèi Titani. Così Eos ci parla del suo innamoramento del mondo, del suo piacere il cui soddisfacimento arricchisce la sua Coscienza e la sua Consapevolezza. Elios ci racconta la storia delle Coscienze di Sé che lo compongono costruendo la grande Entità Divina alla quale lo stesso Zeus dovrà piegarsi diventandone parte. Ci racconta infinite leggende di quanti sentieri alla Conoscenza e alla Consapevolezza ha illuminato e come abbia alimentato il Potere di Essere degli Esseri Umani femminili nella fondazione del futuro della nostra specie.

Per far questo è necessario superare le porte bronzee che Zeus tonante ha posto a guardia dei confini della ragione degli Esseri Umani.

Il territorio di caccia della Conoscenza e della consapevolezza temuto dagli stessi Dèi: la nera terra del Tartaro oscuro dalle ampie strade.

NOTA: Le citazioni della Teogonia di Esiodo sono tratte dalla traduzione di Ettore Romagnoli "Esiodo i poemi" Edito da Nicola Zanichelli Bologna 1929

Appunto trasmissione radiofonica del 2000 – inizio revisione 18 settembre 2014

Revisione

Marghera, 22 ottobre 2014

Pagina tradotta in portoghese

Tradução para o português 28/B) Coto, Giges e Briareu os Centimanos ou Hecatônquiros na Teogonia de Hesíodo

vai indice delle pagine di commento alla Teogonia

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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L'analisi della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana ha forgiato una propria visione del mondo, della vita e del venir in essere delle coscienze fin dalle origini del tempo. Tali idee collimano nel tempo presente con le idee delle religioni e dei culti prima dell'avvento della filosofia e furono osteggiate militarmente dall'odio cristiano contro la vita. Analizzare Esiodo ci permette di chiarire il punto di vista della Religione Pagana.