IL TARTARO E GLI DEI OLIMPI
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Lì davanti, del dio degli inferi la casa sonora,
del possente Ade e della terribile Persefoneia,
sinnalza, e dinanzi un cane terribile vi fa custodia,
spietato, e possiede unastuzia crudele: a chi entra
con la coda fa festa e con gli orecchi ad un tempo,
ma dopo non lascia uscire, anzi, spiando
divora chiunque egli sorprende che esce fuori dalla porta
del possente Ade e della terribile Persefoneia.
Là ha dimora, odiosa agli dèi immortali,
terribile, Stige, figlia dOceano che in sé rifluisce,
la più vecchia. Lontano dagli dèi dimora, nellillustre casa
di grandi rocce coperta, e tuttintorno
sappoggia su colonne dargento elevata nel cielo.
Di rado di Taumanto la figlia, Iride dai piedi veloci,
là, nunzia, si aggira sullampio dorso del mare,
quando contese o guerre sorge fra gli immortali,
e allora se qualcuno mente fra gli abitanti delle case dOlimpo,
Zeus manda Iride a portare degli dèi il gran giuramento,
da là, lontano, in un aureo boccale lillustre acqua
fresca che si versa da una roccia scoscesa
e alta; in grande abbondanza, sotto la terra dai vasti sentieri,
dal sacro fiume scorre attraverso la nera notte
un braccio dOceano: la decima parte di esso gli fu attribuita;
con nove infatti attorno alla terra e allampio dorso del mare
in vortici argentei si versa nel mare:
questa sola dalla roccia scorre, gran male agli déi;
perché chi questa versando spergiuri
degli immortali che hanno la cima dellOlimpo nevoso
giace senza respiro finché un anno compiuto non sia,
né mai allambrosia e al nettare può avvicinarsi,
suo nutrimento, ma agisce senza respiro e senza parola
su letto ben steso e un cattivo torpore lo copre.
Ma quando il male ha fine, compiuto un grande anno,
passa da una ad unaltra prova più aspra:
per nove anni dagli dèi è tenuto lontano, sempre viventi,
né per consiglio a loro si unisce né per banchetto,
per nove anni interi; al decimo ancora sunisce
allassemblea degli immortali che abitano le case dOlimpo.
Così gran giuramento gli dèi posero leterna acqua di Stige,
antica, che scorre attraverso rocciosa regione. xxx777
Là della terra oscura e del Tartaro tenebroso,
del mare infecondo e del cielo stellato,
di seguito, di tutti, sono le scaturiggini e i confini,
luoghi squallidi e oscuri, che anche gli dèi hanno in odio.
In questo pezzo si ha la descrizione dellorrore che suscita il Tartaro negli Esseri Umani e negli DEI immortali.
In questa descrizione stiamo assistendo alla sovrapposizione di tre diversi oscuri nei quali il veggente spazia il proprio sguardo.
Il primo oscuro è quanto porta alla propria nascita. Il primo scuro rappresenta il momento della germinazione dellindividuo. In pratica, lEssere Umano, descrive la propria fase fetale dalla quale proviene. Descrive sensazioni di orrore nelle quali non può ritornare e che tuttavia gli appartengono in quanto hanno costruito quello che lui è. Questa paura nel tornare indietro cè lorrore che Esiodo attribuisce agli DEI immortali. Un mondo da cui si proviene. Un mondo nel quale ci si è costruiti e del quale si è superata la soglia del divenire. Ricordare quella soglia significa accentuare il passato. Un passato che si è vinto e che generando il presente ha costruito le premesse per la fondazione del futuro e nel quale tornare fa orrore e disgusto. Ho combattuto quelle battaglie con la conoscenza e la consapevolezza che avevo: comero meschino! Quante cose migliori avrei potuto fare se..... Ma quelle cose non ho fatto! Ne ho fatte altre, piccole e meschine, che però mi hanno compattato, mi hanno reso consapevole consentendomi di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Io comunque, non ho nostalgia. Io non torno indietro perché devo costruirmi nel presente! In questo oscuro è presente il desiderio dellEssere Vegetale nel non voler tornare seme. Cè lorrore degli Esseri Animali al pensiero di tornare Esseri Uovo. Questa paura per questo tipo di oscuro è ben rappresentata dalle leggende di APOLLO appena nato (sintetizzazione dallinno Omerico ad Apollo fatta da Charles Penglase nel suo libro DallEkur allOlimpo:
Dopo la nascita APOLLO fu immerso nellacqua e avvolto in un candido drappo. Quindi venne saziato con nettare e ambrosia e la sua potenza si manifestò immediatamente poiché né i nastri né le fasce doro poterono trattenerlo. Il DIO reclamò allora la cetra e larco ricurvo, i suoi attributi più importanti, riconoscendo altresì la supremazia del padre.
Apollo Febo dalle lunghe chiome cominciò a camminare sulla terra, lasciando attonite le DEE. Lintera isola di Delo si ricoprì di germogli doro, tanto gli erano care tutte le cime, e i boschi sacri folti di alberi. Oltrepassò di un balzo il sacro monte e visitò le altre isole istituendo i luoghi di culto, i templi e i boschi sacri, le celebrazioni in suo onore che prevedevano il pugilato, la danza e il canto
Gettarsi in avanti nella costruzione della vita. Questo è imperativo e genera orrore e disgusto per chi fa della nostalgia del tempo passato o di situazioni passate nelle quali era signore.
Il secondo oscuro dai mondi della percezione che circondano il mondo della luce nella quale il soggetto opera normalmente. I mondi della percezione legati al mondo quotidiano sia per la diversa descrizione con la quale il soggetto descrive il proprio mondo sia dal distacco fra la sua percezione, i suoi interessi e i suoi intenti. Un oscuro nel quale cè il timore di avventurarsi perché non si sa se si è sufficientemente attrezzati per affrontarlo. Mondi che incutono terrore e che la ragione identifica con mondi oscuri. Mondi oscuri anche quando si raggiungono col sognare e dal quale si attinge attraverso il nostro intuito. Sono mondi oscuri perché non rappresentano linterezza della nostra azione, ma rappresentano delle eccezioni dazione per il soggetto salvo quando le proprie intenzioni non lo portano a cercarli per agire al loro interno. Il cane Cerbero lascia passare lEssere Umano che ha la volontà del proprio intento. In quei mondi si entra con volontà e determinazione e con volontà e determinazione si esce. Cerbero altro non è che il fantasma che la ragione mette a gurdia dei suoi confini. Superare quei confini si giunge in un tipo di TARTARO. Il TARTARO nel quale sono confinati gli DEI TITANI, NOTTE e i suoi figli e il potere di ADE e PERSEFONE. Quei mondi non interessano agli DEI immortali. Gli DEI immortali costruiscono loro stessi in mondi legati alla fisicità degli Esseri figli di ERA. Nelle sfide di ERA quegli Esseri costruiscono loro stessi e sono immortali, non perché la loro esistenza non abbia dei limiti di trasformazione, ma in contrapposizione alla brevità delle possibilità che gli Esseri, figli di ERA, hanno per trasformare la morte del loro corpo fisico in nascita del loro corpo luminoso. Un corpo fisico che sta costruendo il proprio corpo luminoso germinato dallazione degli DEI immortali i quali hanno costruito le condizioni affinché ciò avvenisse.
Cè un CERBERO che non si può superare! Ed è lEssere che entra nellOlimpo o nel TARTARO trasformando la propria morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. TARTARO e OLIMPO, in questo caso, sono opposti e mentre il TARTARO rappresenta un infinito in cui gli DEI confinano gli DEI TITANI, lOLIMPO è un terreno transitorio in cui gli DEI continuano ad operare per costruire loro stessi. Il TARTARO che fa orrore agli DEI OLIMPI è quellinconoscibile nel quale lEssere Umano può sbirciare anche se sommerso dallo sgomento di un infinito di cui non ha elementi per descriverlo.
Ci sono tre tipi di OSCURO TARTARO che si sommano. Dal primo Tartaro, loscuro dal quale emerge il conosciuto, viene immaginato dal presente, ma non può essere ricordato. La Coscienza di Sé che agisce nel presente percepisce il mondo che la circonda in maniera diversa da come percepiva allora il mondo che la circondava. I sensi sono diversi e lorganizzazione soggettiva per muoversi allinterno è diversa. Da quel TARTARO emerge il conosciuto. Quel TARTARO può essere immaginato come riserva di quanto anima il conosciuto solo perché il conosciuto non è vissuto e percepito in quanto tale, ma attraverso dei fenomeni separati che il soggetto che lo descrive percepisce e separa dallinsieme per descriverli.
Il traduttore traduce usando la parola inferi, mentre questa sta ad indicare il sottoterra. Cioè loscuro da cui la vita proviene e dove, per quanto riguarda la ragione, continuerebbe. Il sottoterra, in questo caso, è dove la vita continua dopo il corpo fisico. Quando un Essere trasforma la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso (o una sua compattazione) non torna più indietro. CERBERO è a guardia del passaggio. Il passaggio alimentato da PERSEFONE figlia di DEMETRA. E la crescita che continua anche oltre alla vita fisica. Non si torna indietro. E impossibile per i nati nella Natura è orrore per gli DEI. ESCULAPIO, figlio di APOLLO, ridona la vita ad IPPOLITO col risultato di distruggere le sue trasformazioni, il suo tentativo di farsi DIO presupponendo che la solo la vita in ERA sia degna di essere vissuta. ZEUS punisce ESCULAPIO perché le regole che spingono alla trasformazione nei confronti del futuro sono le regole che CRONOS ha imposto obbedendo agli imperativi di GAIA, EROS e REA. Queste regole non possono essere disattese perché sono nelle cose e nella loro volontà di trasformazione.
CERBERO a guardia del passaggio delle trasformazioni è il CERBERO della vita, ma subito dopo troviamo il CERBERO quale fantasma della ragione umana. spietato, e possiede unastuzia crudele: a chi entra
con la coda fa festa e con gli orecchi ad un tempo,
ma dopo non lascia uscire, anzi spiando
divora chiunque egli sorprende che esce fuori della porta
del possente Ade e della terribile Persfoneia.
Qui CERBERO assume il ruolo del fantasma della ragione. Nessuno può uscire dalla ragione altrimenti CERBERO sorprende. Nessuno che sia uscito dalla ragione riesce a rientrare nella ragione comera la ragione prima che egli ne uscisse. LEssere Umano deve domare CERBERO per ucire dalla ragione e rientrarvi a piacimento. Per domare CERBERO deve usare la propria volontà. Uscendo dalla ragione incontra gli immensi mondi del circostante. Impara ad usare il proprio intuito costringendo la ragione ad accogliere nuovi fenomeni. Se lEssere Umano non impara ad usare la propria volontà quei nuovi fenomeni lo travolgono, lo annientano, lo distruggono.
Eccolo il CERBERO che divora; il fantasma che la ragione ha messo ai confini per garantirsi il dominio dellEssere Umano.
Ci sono, pertanto, tre modelli di TARTARO: il TARTARO in cui germinano e prendono forma le Coscienze di Sé dellEssere Natura; il TARTARO rappresentato dagli infiniti mondi della percezione che circondano la ragione; il TARTARO quali mondi e intenti percepiti in maniera diversa dal corpo luminoso allatto della morte del corpo fisico. I tre TARTARI fanno paura agli DEI, dal primo sono germinati e nessuno intende tornare indietro; in molti dei mondi che lEssere Umano definisce della percezione al di fuori della ragione gli DEI agiscono, ma sono consapevoli di altri mondi della percezione che li circondano; il TARTARO dopo la fine della fase del mutamento che attraversano costruisce in loro un insieme di angoscia e determinazione: Avranno usato sufficiente volontà e determinazione per trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso?. LEssere Umano che riesce ad entrare in alcuni mondi della percezione può giungere direttamente ai TITANI e alimentarsi da loro. Quando gli DEI guardano quel luogo con orrore gli occhi di questi Esseri Umani guardano loro con sfida e determinazione. Dal TARTARO, per opera di GAIA emerge quanto porterà gli DEI a trasformare la morte del loro corpo fisico (il loro stato attuale) in nascita del loro corpo luminoso (nuovo stadio di trasformazione). La potenza della trasformazione degli DEI si genera da GAIA nel TARTARO, là dove gli DEI hanno terrore di guardare: TIFONE! ZEUS fermerà la sua azione determinata, ma CRONOS trasformerà il presente e TIFONE potrà compiere la sua missione: porterà gli DEI OLIMPI a proseguire le loro trasformazioni in un altro stadio nellinfinito dei mutamenti.
Là ha dimora, odiosa agli dèi immortali,
terribile, Stige, figlia dOceano che in sé rifluisce,
la più vecchia. Lontano dagli dèi dimora, nellillustre casa
di grandi rocce coperta, e tuttintorno
sappoggia su colonne dargento elevata nel cielo.
Di rado di Taumanto la figlia, Iride dai piedi veloci,
là, nunzia, si aggira sullampio dorso del mare,
quando contese o guerre sorge fra gli immortali,
e allora se qualcuno mente fra gli abitanti delle case dOlimpo,
Zeus manda Iride a portare degli dèi il gran giuramento,
da là, lontano, in un aureo boccale lillustre acqua
fresca che si versa da una roccia scoscesa
e alta; in grande abbondanza, sotto la terra dai vasti sentieri,
dal sacro fiume scorre attraverso la nera notte
un braccio dOceano: la decima parte di esso gli fu attribuita;
con nove infatti attorno alla terra e allampio dorso del mare
in vortici argentei si versa nel mare:
questa sola dalla roccia scorre, gran male agli déi;
perché chi questa versando spergiuri
degli immortali che hanno la cima dellOlimpo nevoso
giace senza respiro finché un anno compiuto non sia,
né mai allambrosia e al nettare può avvicinarsi,
suo nutrimento, ma agisce senza respiro e senza parola
su letto ben steso e un cattivo torpore lo copre.
Ma quando il male ha fine, compiuto un grande anno,
passa da una ad unaltra prova più aspra:
per nove anni dagli dèi è tenuto lontano, sempre viventi,
né per consiglio a loro si unisce né per banchetto,
per nove anni interi; al decimo ancora sunisce
allassemblea degli immortali che abitano le case dOlimpo.
Così gran giuramento gli dèi posero leterna acqua di Stige,
antica, che scorre attraverso rocciosa regione.
Nella dimora odiata dagli DEI immortali (nei mondi della percezione che li circondano) dimora STIGE. STIGE il gran giuramento; lodio che emerge e che prorompe! STIGE la saggia come lintento contro il quale lodio che cresce dentro lEssere si riversa. Odiare gli ostacoli che bloccano la vita: STIGE prorompe! Lodio è lacqua di STIGE che portata da IRIDE, la figlia di TAUMANTE che congiunge il cielo e la terra, seda le contese fra gli DEI. LI annichilisce. Ne blocca lo sviluppo per un tempo nel quale ogni trasformazione e ogni mutamento è bloccato. Qual è la peggior punizione per un DIO? Limpedimento a divenire nellinfinito dei mutamenti; limpedimento di costruire sé stesso. Non è mai una pena a morte, è una pena che si esaurisce nel tempo. E la costruzione di un impedimento per un certo periodo! La pena non è mai la distruzione del DIO, ma finalizzata a sviluppare la consapevolezza del danno che la contesa fra DEI ha generato.
Così in Esiodo cè la descrizione della pena. Per un anno il DIO giace senza respiro. Per un anno il DIO non procede a mutamenti o a trasformazioni. Non procede a costruire la propria Coscienza e la propria consapevolezza. STIGE, che circonda il TARTARO, blocca le sue trasformazioni. Il DIO non entra nel TARTARO, non viene distrutto, subisce il blocco delle sue trasformazioni e il suo Potere di Essere viene annichilito. Infatti non si avvicina né al nettare né allambrosia: il sapere e la conoscenza! Il cattivo torpore che lo copre è il sonno di STIGE! Il sonno senza sogni; il sonno senza desideri; il sonno senza percezione! Dopo questo periodo deve passarne un altro senza che questo DIO possa avvicinarsi agli DEI. Vive una sorta di distacco fintanto che non riacquista il proprio Potere di Essere e possa essere riammesso nellOlimpo.
Ma quando il male ha fine, compiuto un grande anno,
Qual è il male che deve aver fine? Che cosè il male nel Paganesimo Politeista? Sono gli ostacoli che impediscono agli Esseri Umani di divenire nellinfinito dei mutamenti. Il grande male altro non è che il grande ostacolo al divenire nei mutamenti che STIGE ha posto nei confronti di chi è venuto meno al suo giuramento.
(la traduzione della Teogonia è tratta da Esiodo Teogonia trad. Graziano Arrighetti edizione BUR)
PER COMPRENDERE LA VISIONE COSMOGONICA DELLA RELIGIONE PAGANA POLITEISTA!
COMMENTO ALLA TEOGONIA DI ESIODO.
A cura di:
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Membro fondatore della Federazione Pagana
Piaz.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
Tel. 041933185
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