Il Tartaro e gli Dèi dell'Olimpo:
la ragione e il Tartaro nella
Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana parla della realtà degli Dèi

di Claudio Simeoni

Se qualcuno vuole il libro cartaceo

 

Il Tartaro e gli Dèi Olimpi: la ragione e il Tartaro

La Religione Pagana e la Teogonia di Esiodo

Esiste un sentimento che il Tartaro suscita nella ragione. Un senso di repulsione come non-luogo. Una specie di orrore del nulla, dell'"horror vacui", attraverso il quale la ragione lascia sgomento l'individuo disarmandolo e svuotandolo del suo coraggio.

La ragione dice: che cosa io ho a che fare con Ade? Che cosa ho a che fare con gli Dèi Titani?

La ragione ferma il tempo nel suo presente. Ogni tempo della ragione è un presente che segue un presente. La ragione non vive il divenuto, non vive le trasformazioni, ma si rappresenta ferma e immutabile in un presente che chiama ieri e un presente che chiama oggi: fra l'ieri descritto e l'oggi descritto, per la ragione, non esiste il processo di trasformazione. L'oggi appare come un apparire dal nulla. Di ieri rimane il riflesso della rappresentazione nell'oggi. La ragione vive per presenti successivi. In quei presenti, in ognuno di quei presenti, la ragione tende a presentarsi come la padrona in quanto creatrice di quel presente.

Fra il presente che la ragione chiama "ieri" e il presente che la ragione chiama "oggi", c'è una sorte di morte e rinascita della ragione. Nel sonno la ragione si disgrega e si riaggrega al risveglio dell'individuo. Il tempo del sonno, per la ragione, non esiste.

La ragione è l'unico oggetto/soggetto dentro di noi che ha paura. Mentre nel mondo del tempo l'azione è oggetto mentre è in atto e l'oggetto cessa al cessare dell'azione, nel mondo emotivo c'è l'atto di accumulazione o di esaurimento della struttura emotiva. Una struttura emotiva che capitalizza gli effetti dell'azione o della non azione modificando la struttura emotiva che rappresenta l'individuo come oggetto in sé al di là delle trasformazioni che la struttura emotiva ha subito. La ragione vive di solo dominio dell'individuo. La ragione nasce quando l'individuo esce dalla vagina di sua madre e la ragione muore con la morte del corpo fisico. In questa situazione la ragione vive nel terrore che una disgregazione al momento del sonno non si realizzi in una riaggregazione. La ragione vive di paure continue e di possibili ostacoli al proprio dominio sulla coscienza.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Sorgono qui del Dio sotterraneo le case echeggianti,

d'Ade gagliardo, e della tremenda Persèfone. E il cane

terribilmente sta dinanzi alla porta: ché ignaro

è di pietà, maestro di tristi laccioli: a chi entra

agita lusinghiero la coda ed entrambe le orecchie;

ma non consente poi che esca di nuovo: lo spia,

e quando alcuno coglie che varchi la soglia, lo sbrana.

Abita qui la Dea che aborriscono i Numi immortali,

Stige tremenda, la figlia maggiore d'Ocèano, che in giro

volge i suoi flutti, lungi dai Numi, in un'inclita casa,

tutta da grandi pietre nascosta; e colonne d'argento

alte, che toccano il cielo, la reggono tutto d'attorno.

Di rado Iri, la figlia dal rapido pie' di Taumanti,

muove a recar messaggi sul dorso infinito del mare,

allor che sorta sia fra i Superi o rissa o contesa.

E se mentisce alcuno dei Numi immortali, il Cronide

Iride invia, che rechi da lungi, in un calice d'oro,

il giuramento solenne, la celebre gelida linfa

che scaturisce giù da un'irta precipite roccia.

Ricco fluisce un corno del fiume d'Ocèano sacro

sotto la terra dall' ampie contrade, traverso la notte

livida; e va dall'altra distinta una decima parte;

ch' esso con nove sopra la terra e sul dorso infinito

del mar, con flutti argentei volgendosi, cade nel mare,

ed uno sprizza giù dalla roccia, a cordoglio dei Numi

grande; ché qual dei Numi che vivono sopra la cima

del nevicato Olimpo, bevuta quell'acqua, spergiura,

resta senza respiro, sinché tutto un anno trascorra:

né può gustare cibo di nettare più, né d'ambrosia :

rimane senza trarre respiro né dire parola,

sopra un giaciglio; e dall'alto gli grava un sopore maligno.

Poi, quando un anno sia compiuto: e purgato quel morbo,

un'altra pena ancora più grave di questa lo attende:

per nove anni rimane lontan dagli eterni Celesti,

né prende parte ai loro consigli, né ai loro banchetti,

per nove anni compiuti: nel decimo torna di nuovo

alle assemblee dei Numi che fanno soggiorno in Olimpo:

vollero tale il giuro vetusto su l'acqua di Stige

i Numi; e piomba giù da un luogo tutto aspro di rocce.

E qui le porte sono di marmo e la soglia di bronzo,

immota sopra lunghe radici piantata, cresciuta

da sé. Dinanzi ad essa, lontano da tutti i Celesti,

abitano, di là dal Caos tenebroso, i Titani.

Ed, incliti ministri di Giove dall'alto frastuono,

hanno la casa dove d'Ocèano sono le basi,

Cotto con Gia: Briarèo ch' era forte, era bello, lo volle

genero il Dio che scuote la terra, che romba profondo:

gli die' sua figlia Cimopolèa, ché l'avesse consorte.

Esiodo, Teogonia 767 819

In questo pezzo si ha la descrizione dell'orrore che suscita il Tartaro nella ragione degli Esseri Umani e negli Dèi immortali legati alla ragione di Zeus.

In questa descrizione stiamo assistendo alla sovrapposizione di tre diversi "oscuri" nei quali il veggente spazia il proprio sguardo razionale.

Il primo oscuro è quanto porta alla propria nascita. Il primo scuro rappresenta il momento della germinazione dell'individuo. In pratica, l'Essere Umano, descrive la propria fase fetale dalla quale proviene. Descrive sensazioni di orrore nelle quali non può ritornare e che tuttavia gli appartengono in quanto hanno costruito quello che lui è. In questa paura del tornare indietro c'è l'orrore che Esiodo attribuisce agli DEI immortali. Un mondo da cui si proviene. Un mondo nel quale ci si è costruiti e del quale si è superata la soglia del divenire. Ricordare quella soglia significa accentuare il passato. Un passato che si è vinto e che generando il presente ha costruito le premesse per la fondazione del futuro e nel quale tornare fa orrore e disgusto. "Ho combattuto quelle battaglie con la conoscenza e la consapevolezza che avevo: com'ero meschino! Quante cose migliori avrei potuto fare se....". Ma quelle cose non ho fatto! Ne ho fatte altre, piccole e meschine, che però mi hanno compattato, mi hanno reso consapevole consentendomi di trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. "Io comunque, non ho nostalgia. Io non torno indietro perché devo costruirmi nel presente!" In questo oscuro è presente il desiderio dell'Essere Vegetale nel non voler tornare seme. C'è l'orrore degli Esseri Animali al "pensiero" di tornare Esseri Uovo. Questa paura per questo tipo di oscuro è ben rappresentata dalle leggende di APOLLO appena nato (sintetizzazione dall'inno Omerico ad Apollo fatta da Charles Penglase nel suo libro "Dall'Ekur all'Olimpo":

"Dopo la nascita APOLLO fu immerso nell'acqua e avvolto in un candido drappo. Quindi venne saziato con nettare e ambrosia e la sua potenza si manifestò immediatamente poiché né i nastri né le fasce d'oro poterono trattenerlo. Il DIO reclamò allora la cetra e l'arco ricurvo, i suoi attributi più importanti, riconoscendo altresì la supremazia del padre.

Apollo Febo dalle lunghe chiome cominciò a camminare sulla terra, lasciando attonite le DEE. L'intera isola di Delo si ricoprì di germogli d'oro, tanto gli "erano care tutte le cime, e i boschi sacri folti di alberi". Oltrepassò di un balzo il sacro monte e visitò le altre isole istituendo i luoghi di culto, i templi e i boschi sacri, le celebrazioni in suo onore che prevedevano il pugilato, la danza e il canto"

Tratto da Charles Penglase nel suo libro "Dall'Ekur all'Olimpo"

Gettarsi in avanti nella costruzione della vita. Questo è imperativo e genera orrore e disgusto per chi fa della nostalgia del tempo passato o di situazioni passate nelle quali era signore.

Il disgusto per tornare indietro è ben rappresentato dalla condanna di Zeus nei confronti di Esculapio colpevole di riportare in vita persone che hanno superato la morte del corpo fisico. Le leggi della vita non consentono di far diventare mortale ciò che ha superato la soglia della morte del corpo fisico diventando immortale. Quest'azione è l'opposto del cristianesimo per cui, non essendoci più futuro oltre la morte del corpo fisico per i cristiani che hanno sono vissuti per sottomissione e obbedienza, i cristiani addomesticano gli animali uomini a desiderare l'intervento del dio padrone che consenta loro una seconda possibilità nella carne.

Il secondo oscuro appartiene ai mondi della percezione che circondano il mondo della "luce" nella quale il soggetto opera normalmente. I mondi della percezione legati al mondo quotidiano, sia per la diversa descrizione con la quale il soggetto descrive il proprio mondo sia dal distacco fra la sua percezione, circondano i suoi interessi e i suoi intenti. Un oscuro nel quale c'è il timore di avventurarsi perché non si sa se si è sufficientemente attrezzati per affrontarlo. Mondi che incutono timore e che la ragione identifica con mondi oscuri in quanto, ciò che arriva da quei mondi, la costringe a modificarsi e riadattarsi. Mondi oscuri anche quando si raggiungono col sognare e dai quale si attinge attraverso il nostro intuito. Sono mondi oscuri perché non rappresentano l'interezza della nostra azione, ma rappresentano delle eccezioni d'azione per il soggetto salvo quando le proprie intenzioni non lo portano a cercarli per agire al loro interno.

Cerbero lascia passare l'Essere Umano che ha la volontà del proprio intento. In quei mondi si entra con volontà e determinazione e con volontà e determinazione si esce sbranati nella forma e ristrutturati in modo diverso. Cerbero è il fantasma che la ragione mette a guardia dei suoi confini affinché il nuovo non emerga dalla percezione umana e non la costringa a modificarsi. Superare quei confini si giunge in un tipo di Tartaro. Il Tartaro nel quale sono confinati gli Dèi Titani, Nera Notte e i suoi figli, il potere di Ade e Persefone. Una sorta di superficie del Tartaro o, se preferite, i confini esterni del Tartaro. Quei confini dove il mondo del tempo e il mondo della ragione tendono a sovrapporsi. E' un territorio della percezione che non interessa agli Dèi immortali. E' un territorio lasciato ad Ade nel cui grembo si generano i futuri Esseri della Natura. Il grembo della vita in cui è entrata Persefone. Quei mondi non interessano agli Dèi Olimpi. Gli Dèi Olimpi costruiscono loro stessi in mondi legati alla fisicità, alla razionalità, alla quantità e alla forma propria degli Esseri che germinano in Hera. Nelle sfide di Hera quegli Esseri costruiscono loro stessi e sono immortali, non perché la loro esistenza non abbia dei limiti di trasformazione, ma in contrapposizione alla brevità delle possibilità che gli Esseri, figli di Hera, hanno per trasformare la morte del loro corpo fisico in nascita del loro corpo luminoso. Un corpo fisico che sta costruendo il proprio corpo luminoso germinato dall'azione degli Dèi Olimpi i quali hanno costruito le condizioni affinché ciò avvenisse.

C'è un Cerbero che non si può superare. L'Essere viene generato dal Tartaro, vive nel mondo razionale trasformando la propria morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso. Con la morte del corpo fisico muore definitivamente la sua ragione e non può più ritornare nella carne. Il Tartaro della vita quotidiana in cui era vissuto, una volta morto il corpo fisico, gli è precluso come è precluso all'Essere Umano il Tartaro dell'utero materno da cui il bambino è nato. Tartaro e Olimpo, in questo caso, sono opposti e compresi in sé stessi. Il Tartaro è l'infinito mondo del tempo da cui gli Dèi Olimpi provengono e dove gli Dèi Olimpi hanno conchiuso i Titani. L'Olimpo è un terreno transitorio in cui gli Dèi continuano ad operare per costruire loro stessi pur provenendo essi stessi dal Tartaro. Il Tartaro fa orrore agli Dèi Olimpi perché sanno che non potranno mai tornare nell'utero da dove provengono. Il mondo del Tartaro per gli Dèi Olimpi è diventato inconoscibile. L'inconoscibile fa orrore alla ragione perché l'inconoscibile si trasforma in sconosciuto per l'individuo solo con la morte della ragione. Al contrario, per l'Essere Umano, il Tartaro è lo sconosciuto che ha dentro di lui e, pertanto, può accedere al Tartaro fuori di lui e aprire la ragione per permettere all'intuire di emergere alla coscienza razionale. Il terzo scuro è, dunque, l'inconoscibile per gli Dèi.

Ci sono tre tipi di Oscuro Tartaro che si sommano. Dal primo Tartaro, l'oscuro dal quale emerge il conosciuto, viene immaginato dal presente, ma non può essere ricordato. La Coscienza di Sé che agisce nel presente percepisce il mondo che la circonda in maniera diversa da come percepiva il mondo che la circondava quand'era nell'utero materno (nel seme o nell'uovo). I sensi sono diversi e organizzati per muoversi all'interno di un diverso mondo. Da quel Tartaro emerge il conosciuto. Il conosciuto è separazione soggettiva da un immenso sconosciuto da cui ci si separa per non venir travolti. Quel Tartaro di immenso sconosciuto che ci circonda, può essere immaginato come riserva di quanto anima il nostro conosciuto solo perché il conosciuto non è vissuto e percepito in quanto tale, ma attraverso la percezione dei fenomeni separati dall'oggetto conoscibile che rendono il soggetto, qualora usi la sua attenzione, consapevole dell'esistenza di un immenso da esplorare.

Il traduttore di Esiodo, spesso, usa tradurre Tartaro con la parola "inferi", mentre Tartaro sta ad indicare il "sottoterra". Esiodo trasforma l'idea del sottoterra fisico nel sottoterra della coscienza quotidiana, mentre il traduttore cristiano trasforma l'idea del sottoterra nel significato dell'inferno cristiano o tardo antico. Cioè l'oscuro da cui la vita proviene e dove, per quanto riguarda la ragione, continuerebbe dal sottoterra nella coscienza razionale diventa il sottoterra dell'inferno cristiano. Il sottoterra, nel senso dato da Esiodo, è dove la vita continua dopo il corpo fisico e da dove proviene prima di formare il corpo fisico. Quando un Essere trasforma la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso (o una sua compattazione) non torna più indietro. Cerbero è a guardia del passaggio. Il passaggio della trasformazione e della crescita è alimentato da Persefone figlia di Demetra. E' la crescita che continua oltre la vita fisica. Non si torna indietro. E' impossibile per i nati nella Natura; è orrore per gli Dèi. Esculapio, figlio di Apollo, ridona la vita ad Ippolito col risultato di distruggere le sue trasformazioni, il suo tentativo di farsi in un DIO presupponendo che solo la vita in Hera sia degna di essere vissuta. Zeus punisce Esculapio, per il suo delitto di arroganza, perché le regole che spingono alla trasformazione nei confronti del futuro sono le regole che Cronos ha imposto obbedendo agli imperativi di Gaia, Eros e Rea. Queste regole non possono essere disattese perché sono nelle cose e nella loro volontà di trasformazione dell'universo.

Cerbero a guardia del passaggio delle trasformazioni è il Cerbero della vita, ma subito dopo troviamo il Cerbero quale fantasma della ragione umana.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

"E il cane

terribilmente sta dinanzi alla porta: ché ignaro

è di pietà, maestro di tristi laccioli: a chi entra

agita lusinghiero la coda ed entrambe le orecchie;

ma non consente poi che esca di nuovo: lo spia,

e quando alcuno coglie che varchi la soglia, lo sbrana.

Esiodo, Teogonia 770 774

Qui Cerbero assume il ruolo del fantasma della ragione. Nessuno può uscire dalla ragione altrimenti Cerbero lo sorprende e lo sbrana. Nessuno, che sia uscito dalla ragione, riesce a rientrare nella ragione com'era la ragione prima che egli ne uscisse. Non si esce dalla ragione per rientrarci, si esce dalla ragione e si fonda una diversa ragione. L'Essere Umano deve domare Cerbero per uscire dalla ragione e rientrarvi a piacimento. Per domare Cerbero deve usare la propria volontà. Uscendo dalla ragione incontra gli immensi mondi del circostante. Impara ad usare il proprio intuito costringendo la ragione ad accogliere nuovi fenomeni. Se l'Essere Umano non impara ad usare la propria volontà quei nuovi fenomeni lo travolgono, lo annientano, lo distruggono. Cerbero è a guardia della porta. Entrare e uscire dalla porta è un uscire e un entrare nella porta.

Eccolo il Cerbero che divora; il fantasma che la ragione ha messo ai confini per garantirsi il dominio dell'Essere Umano si trasforma nel Cerbero dell'angoscia e della fobia.

Ci sono, pertanto, tre modelli di oscuro legati alla ragione che noi chiamiamo Tartaro: il Tartaro in cui germinano e prendono forma le Coscienze di Sé dell'Essere Natura; il Tartaro rappresentato dagli infiniti modi con cui percepire il mondo razionale, il mondo della ragione, che noi abbiamo selezionato crescendo, scegliendone alcuni e scartandone altri; il Tartaro quali mondi e intenti percepiti in maniera ed elaborati in maniera diversa dal corpo luminoso che cresce dentro di noi o, in alternativa, con gli stessi meccanismi psichici, manifestazioni deliranti di malattia psichiatrica, che risolvono in un divenire o in un fallimento la morte del corpo fisico. I tre Tartari fanno paura agli DEI, dal primo sono germinati e nessuno intende tornare indietro però sanno che in quel Tartaro altri Dèi continuano a vivere e a generare; in molti dei mondi che l'Essere Umano definisce della percezione al di fuori della ragione gli Dèi agiscono, ma sono consapevoli di altri modi di percepire il mondo sono possibili e temono elaborazioni che non conoscono; il Tartaro dopo la fine della fase del mutamento che attraversano costruisce in loro un insieme di apprensione: "Avranno usato sufficiente volontà e determinazione per trasformare la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso?". Gli Dèi sono immortali, ma solo rispetto all' Essere Umano. Quando l'Essere Sole esploderà, l'Essere Terra, Rea, morirà. Il ciclo di Rea terminerà e Rea trasformerà la morte del corpo fisico in nascita del suo corpo luminoso. L'Essere Umano che riesce ad entrare in alcuni mondi della percezione può giungere direttamente ai Titani e alimentarsi da loro. Quando gli DEI guardano il Tartaro con "orrore" gli occhi di questi Esseri Umani guardano loro con sfida e determinazione.

Dal Tartaro, per opera di Gaia emerge quanto porterà gli Dèi a trasformare la morte del loro "corpo fisico" (il loro stato attuale) in nascita del loro corpo luminoso (nuovo stadio di trasformazione). La potenza della trasformazione degli Dèi si genera da Gaia nel TARTARO, là dove gli Dèi Olimpi hanno terrore di guardare: Tifone! Zeus fermerà la sua azione determinata, ma il Cronos che Zeus ha usato per mettere in moto il presente razionale della forma trasformerà il presente e Tifone potrà compiere la sua missione: porterà gli Dèi Olimpi a proseguire le loro trasformazioni in un altro stato esistenziale nell'infinito dei mutamenti.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Abita qui la Dea che aborriscono i Numi immortali,

Stige tremenda, la figlia maggiore d'Ocèano, che in giro

volge i suoi flutti, lungi dai Numi, in un'inclita casa,

tutta da grandi pietre nascosta; e colonne d'argento

alte, che toccano il cielo, la reggono tutto d'attorno.

Di rado Iri, la figlia dal rapido pie' di Taumanti,

muove a recar messaggi sul dorso infinito del mare,

allor che sorta sia fra i Superi o rissa o contesa.

E se mentisce alcuno dei Numi immortali, il Cronide

Iride invia, che rechi da lungi, in un calice d'oro,

il giuramento solenne, la celebre gelida linfa

che scaturisce giù da un'irta precipite roccia.

Ricco fluisce un corno del fiume d'Ocèano sacro

sotto la terra dall' ampie contrade, traverso la notte

livida; e va dall'altra distinta una decima parte;

ch' esso con nove sopra la terra e sul dorso infinito

del mar, con flutti argentei volgendosi, cade nel mare,

ed uno sprizza giù dalla roccia, a cordoglio dei Numi

grande; ché qual dei Numi che vivono sopra la cima

del nevicato Olimpo, bevuta quell'acqua, spergiura,

resta senza respiro, sinché tutto un anno trascorra:

né può gustare cibo di nettare più, né d'ambrosia :

rimane senza trarre respiro né dire parola,

sopra un giaciglio; e dall'alto gli grava un sopore maligno.

Poi, quando un anno sia compiuto: e purgato quel morbo,

un'altra pena ancora più grave di questa lo attende:

per nove anni rimane lontan dagli eterni Celesti,

né prende parte ai loro consigli, né ai loro banchetti,

per nove anni compiuti: nel decimo torna di nuovo

alle assemblee dei Numi che fanno soggiorno in Olimpo:

vollero tale il giuro vetusto su l'acqua di Stige

i Numi; e piomba giù da un luogo tutto aspro di rocce.

Esiodo, Teogonia 775 806

Nella dimora odiata dagli DEI immortali (nei recessi dei mondi da cui provengono) dimora Stige. Stige "il gran giuramento"; il desiderio di Nemesi che emerge e che prorompe! Stige la saggia come l'intento contro il quale Nemesi che cresce dentro l'Essere, ogni Essere, si riversa. Chiedere giustizia, riempiendo il chiedere con parole piene di emozioni offese, significa riversare potenza e determinazione nella rimozione di ostacoli che bloccano la vita: Stige prorompe!

Evocare Nemesi con l'acqua di Stige, portata da Iride, la figlia di Taumante che congiunge il cielo e la terra, seda le contese fra gli Dèi. Lì annichilisce. Ne blocca lo sviluppo per un tempo nel quale ogni trasformazione e ogni mutamento è fermato. Qual è la peggior punizione per un DIO? L'impedimento a divenire nell'infinito dei mutamenti; l'impedimento a costruire sé stesso. Non è mai una pena di morte, è una pena che si esaurisce nel tempo. E' la costruzione di un impedimento per un certo periodo! La pena non è mai la distruzione del DIO, ma e finalizzata a sviluppare la consapevolezza del danno che la contesa fra Dèi ha generato.

Così in Esiodo c'è la descrizione della pena. Per un "anno" il DIO giace senza respiro. Per un anno il DIO non procede a mutamenti o a trasformazioni. Non procede a costruire la propria Coscienza e la propria consapevolezza. Stige, che circonda il Tartaro, blocca le sue trasformazioni. Il DIO non entra nel TARTARO, non viene distrutto, subisce il blocco delle sue trasformazioni e il suo Potere di Essere viene annichilito. Infatti non si avvicina né al nettare né all'ambrosia: il sapere e la conoscenza. Il cattivo torpore che lo copre è il sonno di Stige. Il sonno senza sogni; il sonno senza desideri; il sonno senza percezione. Dopo questo periodo deve passarne un altro senza che questo DIO possa avvicinarsi agli Dèi. Vive una sorta di distacco fintanto che non riacquista il proprio Potere di Essere e possa essere riammesso nell'Olimpo.

Poi, quando un anno sia compiuto: e purgato quel morbo,

Esiodo, Teogonia 779

Qual è il male che deve aver fine? Che cos'è il male nel Paganesimo Politeista? Sono gli ostacoli che impediscono agli Esseri Umani di divenire nell'infinito dei mutamenti. Il "grande male" altro non è che il grande ostacolo al divenire nei mutamenti che Stige ha posto nei confronti di chi è venuto meno al suo giuramento.

I mille volti del Tartaro impongono le mille interpretazioni del Tartaro. I mille volti non sono stati scritti da Esiodo, ma li abbiamo visti nella nostra esperienza e li incontriamo nelle parole di Esiodo. Una è la storia di Esiodo, mille sono i modi di viverla e di interpretarla perché infinite sono le sfaccettature di ciò che Esiodo chiama Tartaro e diecimila sono le relazioni che noi intratteniamo con ogni aspetto del Tartaro stesso.

NOTA: Le citazioni della Teogonia di Esiodo sono tratte dalla traduzione di Ettore Romagnoli "Esiodo i poemi" Edito da Nicola Zanichelli Bologna 1929

Appunto trasmissione radiofonica del 2000 inizio revisione 18 settembre 2014

Revisione

Marghera, 30 ottobre 2014

Pagina tradotta in Portoghese: 33/B) O Tártaro e os Deuses do Olimpo: a razão e o Tártaro na Teogonia de Hesíodo

vai indice delle pagine di commento alla Teogonia

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

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L'analisi della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana ha forgiato una propria visione del mondo, della vita e del venir in essere delle coscienze fin dalle origini del tempo. Tali idee collimano nel tempo presente con le idee delle religioni e dei culti prima dell'avvento della filosofia e furono osteggiate militarmente dall'odio cristiano contro la vita. Analizzare Esiodo ci permette di chiarire il punto di vista della Religione Pagana.