Tifone nella
Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana parla della realtà degli Dèi

di Claudio Simeoni

Se qualcuno vuole il libro cartaceo

 

Tifone

La Religione Pagana e la Teogonia di Esiodo

Di Tifone abbiamo parlato quando si è parlato di Echidna.

Gaia è il corpo, la materia/energia inconsapevole che costituisce la Terra; Rea è la coscienza di Sé della Terra, la sua intelligenza progettuale; Echidna è il fiume emotivo della Terra, "il suo cuore".

Gaia si unisce in amore col Tartaro. Gaia, la materia inconsapevole, si unisce in amore col Tempo. Si tratta di un concetto che abbiamo già visto. Gaia si unisce in amore con Erebo. Urano Stellato, simile a sé, fu generato in amore con Erebo.

Gaia, unita in amore col Tartaro genera Tifone. Tifone è pura azione, puro tempo che si cala nella materia non senza l'aiuto dell'emozione nella pulsione di Afrodite nata dal pene di Urano Stellato.

Scrive Esiodo nella Teogonia tradotta da Romagnoli:

Ora, poiché dal cielo scacciati ebbe Giove i Titani,

l'immane Terra, unita d'amore col Tartaro, a luce

diede, mercè d'Afrodite, Tifone fortissimo: aveva

cento gagliarde mani, disposte ad ogni opera, e cento

infaticabili piedi di Nume gagliardo; e di serpe

aveva cento capi, d'orribile drago, e vibrava

cento livide lingue da tutte le orribili teste,

sotto le sopracciglia di fuoco: brillavano gli occhi,

ardevan fiamme, quando guardava, da tutte le teste.

E avevan tutte quante favella le orribili teste,

voci emettevan meravigliose, di tutte le specie.

Ora parlavansi da intenderle i Numi: muggiti

alti mandavan poi di tauro, d'immenso vigore,

di fiera voce; poi di leone dall'animo crudo;

poscia sembravan guaiti di cuccioli, e a udirli stupivi:

eran boati poi, n'echeggiavano l'alpi sublimi.

Esiodo, Teogonia 820 835

Nasce Tifone da Gaia.

Le caratteristiche che Esiodo indica in Tifone ci permettono di riconoscerlo. Le teste di serpe che compongono Tifone altro non sono che la rappresentazione dei diversi modi con cui la vita esprime le consapevolezze nelle specie del pianeta. In questo caso, come in molte altre simbologie, il serpente altro non è che il movimento dell'Energia Vitale impresso da Necessità e finalizzato da Eros mentre passa da inconsapevole a consapevole quale espressione nelle varie specie del pianeta. Le cento teste di serpe equivalgono alle diecimila creature nel Quang Tsu. Equivalgono ad un grande numero. Le braccia, i piedi e la grande forza espressa da Tifone altro non è che la volontà che le Coscienze di Sé hanno sommato alla Necessità' che le ha portate ad esistere. Come hanno esercitato le proprie determinazioni. In Tifone sono unite assieme. Non sono più specie divise che germinano il loro potere e che spesso disperdono per arricchire Hera. In Tifone sono sé stesse, per questo possono dare l'assalto al cielo. Qui non siamo in presenza di Apollo armato di arco alla cui apparizione gli Dèi dell'Olimpo sono presi da sussulto. E' sufficiente che Latona gli tolga l'arco e lo appenda ad un chiodo d'oro perché gli DEI lo accolgano e si tranquillizzino. Tifone rivendica la loro Consapevolezza. Non rivendica soltanto il diritto di costruire sé stesso. Pretende che gli Dèi dell'Olimpo partecipino alla sua costruzione.

Le lingue nere sono i linguaggi inconoscibili alla ragione. Lingue nere che vibrano. Lingue nere che emettono suoni incomprensibili agli orecchi di chi giudica dai suoni e dalle parole. Lingue nere fatte di linguaggi emotivi. Lingue nere che parlano mediante l'azione. Dagli occhi, sotto le ciglia, splendevano occhi di fuoco: gli occhi della conoscenza e della consapevolezza delle infinite specie di cui Tifone era formato. Quante voci emettevano quelle lingue nere; quante voci si alzavano da quelle teste. Erano le voci di tutti gli Esseri della Natura, di tutte le specie che su questo pianeta hanno tentato di costruire loro stesse nell'infinito dei mutamenti. Sono voci senza suoni, voci che mettevano suoni di ogni tipo. Ognuna secondo la propria specie, la propria azione, ognuna secondo il fine del proprio Intento. Tutto questo era emanato da Tifone. Solo gli Dèi comprendevano quelle voci. La loro era voce di tuono. Era emanazione del loro Potere di Essere. A volte sembrava un toro superbo muggire dall'alto dell'infinito, a volte la possanza di quelle voci era simile a quella di un leone deciso a dare l'assalto all'infinito. Qualche volta, quelle voci sembravano un canto di cani, un insieme che tenta di agire all'unisono fondendo loro stessi; a volte sembrava un lungo fischiare tanto che le montagne ne portavano l'eco.

Tifone è la forza della vita che emerge dal mondo del tempo e non separa la materia di Gaia all'azione o da Eros che costruisce la sua coscienza.

Tifone è quanto viene generato dal mondo del tempo nell'universo: la materia fatta azione che vive in un eterno presente di modificazione delle condizioni in cui si presenta allo spettatore.

Il mondo del tempo, l'azione che si rappresenta nel mondo genera un mondo di azioni che si rappresentano sempre uguali in un presente che si modifica: i vulcani eruttano sempre allo stesso modo; le tempeste flagellano il mondo alle stesso modo; le comete si scontrano sempre allo stesso modo; le stelle esplodono sempre allo stesso modo, ecc. Tifone è figlio del tempo, non modifica sé stesso né la sua azione, ma si presenta allo stesso modo modificando radicalmente l'oggettività del presente in cui si esprime: Tifone è materia in azione.

Tifone è il tempo che si trasferisce nella materia in quanto materia che si presenta come tempo, come azione.

Perché Tifone manifesta il Tartaro in Gaia, nella materia/energia inconsapevole, tanto da essere definito figlio del Tartaro e di Gaia da Esiodo? Perché Tifone emerge dallo sconosciuto della ragione che non è in grado di pensare un oggetto che ne distrugga il mondo e metta in discussione il suo l'assolutismo senza che la ragione possa descrivere i meccanismi della sua rappresentazione e della sua origine (tanto meno la ragione definirà uno scopo di una materia immota che modifica il proprio stato). Uno sconosciuto nel quale le Coscienze di Sé si fondono unendo il proprio Intento senza che questo possa essere rivelato alla ragione dei soggetti che in quell'intento e in quell'azione sono compresi. Si fondono in un unico Intento che annienta intenti alla fine di processi di mutamento in cui dalla qualità delle loro trasformazioni deve nascere la qualità di una trasformazione che modifica radicalmente le condizioni del loro universo. Sta a loro, nell'affrontare quelle condizioni, mantenere la ricchezza della sedimentazione emotiva che hanno costruito nel corso dei loro mutamenti, del loro divenuto. Sono figlie di Hekate e fuse in Tifone.

Attraverso il Tartaro la materia/energia Gaia, si fa tempo, mutamento, azione e intelligenza comprendendo contemporaneamente i tre mondi in cui la vita si esprime e diventa Tifone.

Tifone è il nemico della ragione con cui Zeus costruisce il mondo che noi conosciamo. Tifone è l'apoteosi degli Dèi che attraverso la sua azione pretende che l'apoteosi degli Dèi sia ora, in questo momento.

La figura di Tifone è una figura di cui gli Dèi hanno paura. E' fuori dal loro percepito e si presenta a loro come mostro che intende detronizzarli. Gli Dèi appartengono allo sconosciuto che ci circonda, Tifone proviene dall'inconoscibile per uomini e Dèi. Un Inconoscibile che intende porre fine ai mutamenti di cui gli Dèi sono espressione, crescita e costruzione. La fine dei mutamenti imposta da Tifone non è la fine della crescita, ma la fine di un modo di crescere che costruisce condizioni affinché nuovi modi di crescere prendano il sopravvento. Ogni fine di stato in cui crescere e l'inizio in una nuova "forma" e in una nuova oggettività, percepita in maniera diversa dai soggetti che la vivono, crea dolore, violenza e sofferenza. Come è dolore, violenza e sofferenza la morte del Feto e la nascita del fanciullo, così è dolore, violenza e sofferenza la trasformazione soggettiva che pur producendo una nascita porta il soggetto ad emergere in un inconoscibile diventato sconosciuto nel quale è disarmato e impotente per poterlo affrontare. Come l'Essere Umano teme la morte del corpo fisico anche quando è consapevole della nascita del proprio corpo luminoso, così anche gli Dèi Olimpi temono la fine dei mutamenti nei quali sono immersi per incominciare a navigare e muoversi in un diverso sconosciuto. Per di più, ecco emergere dal Tartaro inconoscibile la grande minaccia che vuole porre fine al loro sviluppo per inglobare in sé stessa lo sviluppo stesso degli Dèi.

Tifone rappresenta la tensione di trasformazione dell'Entità (vedi: cap. 3 Libro dell'Anticristo) la fusione di tutte le Coscienze di Sé che si formano in questa porzione di spazio e che fondono i loro cammini nel profondo Tartaro per proseguire nell'eternità dei mutamenti. Tifone è la tensione, la forza, che chiama a sé la necessità di trasformazione degli infiniti.

Tifone chiama a sé gli Dèi affinché si trasformino, come chiama a sé tutte le Coscienze di Sé. Un richiamo profondo fatto con le "cento livide lingue" che spinge ogni Coscienza nell'infinito.

Tifone dice a Zeus: "Sei pronto; fonditi in me!"

Zeus risponde a Tifone: "Non ancora, devo fare altre cose; devo mettere in essere altre strategie; devo costruire ancora qualche cosa!"

Tifone lancia i venti tempestosi; le tempeste che distruggono e che portano la trasformazione devastando l'esistente. Tifone rutta da sotto le montagne e prova a trasformare l'esistente.

Tifone somma forza a forza. Tifone è l'intento dell'esistente, la sua costruzione, la sua fondazione e la sua necessità di trasformazione. Tifone prova a risolvere l'esistente dentro di sé, ma l'esistente oppone la propria strategia per persistere: "Non è ancora il momento!".

Io posso chiamare Zeus affinché mi affianchi nei miei cammini nell'infinito. Posso chiamare gli Dèi Olimpi evocandoli e facendoli sorgere dentro di me. Posso chiamare tutti i Titani e la dimensione del tempo per affrontare i problemi esistenziali nei quali sono immerso e posso evocare Urano Stellato e Nera Notte. Ciò che non posso fare è evocare Tifone. Tifone non è solo la fine dei mutamenti di Zeus, ma di tutti gli Esseri della Natura. Verrà il tempo in cui molti di noi diventeranno Tifone, ma non è ora. Ora dobbiamo costruire noi stessi ed è per questo motivo che Zeus imprigiona Tifone.

NOTA: Le citazioni della Teogonia di Esiodo sono tratte dalla traduzione di Ettore Romagnoli "Esiodo i poemi" Edito da Nicola Zanichelli Bologna 1929

Appunto trasmissione radiofonica del 2000 inizio revisione 18 settembre 2014

Revisione

Marghera, 31 ottobre 2014

La pagina è tradotta in lingua Portoghese.

Tradução para o português 34/B) Tifão na Teogonia de Hesíodo

vai indice delle pagine di commento alla Teogonia

 

 

 

 

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Claudio Simeoni

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Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

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L'analisi della Teogonia di Esiodo

La Religione Pagana ha forgiato una propria visione del mondo, della vita e del venir in essere delle coscienze fin dalle origini del tempo. Tali idee collimano nel tempo presente con le idee delle religioni e dei culti prima dell'avvento della filosofia e furono osteggiate militarmente dall'odio cristiano contro la vita. Analizzare Esiodo ci permette di chiarire il punto di vista della Religione Pagana.