UN DISCORSO SUL POTERE DI ESSERE
LA DONNA IL PARTO E IL FUTURO SOCIALE
di Claudio Simeoni
Il Potere di Essere è la rappresentazione
del singolo individuo nella società in cui vive a prescindere dal ruolo sociale
e dal potere economico che dispone. Il Potere di Essere è la capacità
dell’individuo di dispiegare e veicolare, nel mondo e nell’insieme in cui vive,
le proprie emozioni in modo da soddisfare i propri bisogni psichici.
Si tratta di considerare
l’individuo al di fuori della classe sociale o della classe economica, come
soggetto sociale, in quanto soggetto sociale; come soggetto della Natura, in
quanto soggetto della Natura. E’ vero che non esiste un individuo che possa
essere distinto dall’insieme in cui è divenuto. Per cui non esiste un individuo
che possa prescindere dalla propria classe sociale o dal proprio potere
economico, tuttavia esistono tutta una serie di elementi che ci permettono di
individuare la qualità degli adattamenti del soggetto tali da permetterci di
dire: “Questo individuo, conta su sé stesso! Quest’altro individuo conta sul
ruolo sociale che ricopre o sul proprio potere economico!”. Sia che si tratti
dell’accattone che tende la mano per un’elemosina, sia che sia il ricco
industriale o il nobile possidente terriero. Possiamo individuare nei gesti e
nel modo di porsi l’individuo che conta su sé stesso e distinguerlo
dall’individuo che veicola sé stesso attraverso il ruolo o la condizione
economica.
Per esempio, l’arroganza
di chi dice: “Lei non sa chi sono io!” ha la stessa base psicologica
dell’accattone che piagnucola la propria condizione economica o le proprie
disgrazie per raccogliere qualche soldo.
Per contro, la mancanza
di capacità o possibilità soggettiva di veicolare le proprie emozioni nel mondo
in cui si vive implica l’insorgenza della malattia nell’individuo. Malattia che
viene individuata a livello psichiatrico dalla medicina moderna.
La mancanza di Potere di
Essere impedisce alle persone di affrontare in maniera vantaggiosa la
particolare situazione che stanno vivendo.
Proviamo a fare un
esempio specifico:
Dal settimanale
l’Espresso del 22 febbraio 2007:
“Depressione post partum
Madri senza madre
Colloquio con Massimo Ammaniti di Maria
Simonetti
Colpisce una donna su dieci, eppure c’è
ancora chi, tra clinici e ricercatori, ne nega l’essitenza.
E’ la depressione post partum, a cui lo
psicanalista Massimo Ammaniti, con Silvia Cimino e Cristina Trentini, ha
dedicato il libro “Quando le madri non sono felici” (Il pensiero scientifico).
L’abbiamo intervistato.
Cosa si intende per depressione post
partum?
“Premessa. Una cosa è il “maternity blues”,
quell’intonazione depressiva della mamma dopo la nascita del bambino: riguarda
dal 50 all’80 per cento delle donne, dura 15 giorni poi tende a scomparire, ed
è un fatto fisiologico e normale. Altra cosa è la depressione post partum, a
volte presente già in gravidanza e nei primi anni della vita del bambino, che
comporta modificazioni ormonali e neurologiche. E’ particolarmente insidiosa,
perché non è riconosciuta dall’ambiente e perché su una donna incinta, al
contrario, pesa il pregiudizio positivo: non puoi non essere felice!”
E invece?
“Invece verso la fine della gravidanza ogni
donna comincia ad avere timori: sulle sue capacità di mamma, sulla salute del
bimbo. Queste preoccupazioni materne, che da un lato aiutano a concentrarsi sul
figlio, rendono le donne più fragili, così da poter scivolare verso la
depressione”.
Come incide nella depressione post partum
il rapporto della donna incinta con sua madre?
“In gravidanza per la donna è fondamentale
la “costellazione materna”, cioè che ci sia una madre e altre figure femminili
esperte nell’allevamento a sostenerla. La donna depressa è chi non ha una madre
accanto o con lei ha ancora un attaccamento invischiato, fatto di dinamiche
conflittuali o competitive, per cui si sente sempre una bambina che viene
giudicata, non all’altezza.”
E’ in aumento la depressione post partum?
“Oggi stiamo più attenti. Da tre anni con
l’Università di Roma e i consultori seguiamo 200 donne in un progetto di “home
visiting”, un supporto domiciliare di psicologi e assistenti sociali che le
assiste e le rassicura delle loro capacità di essere buone madri”
Tutto ciò che emerge è la
mancanza di Potere di Essere nella persona incapace di affrontare la nuova
situazione data dalla nascita del bambino. Ciò che questo psichiatra non
sottolinea è che spesso la depressione post partum è data dallo spazio di vita
che il bambino toglie alla madre. La “madre” è prima di tutto una donna. Una
donna con i suoi bisogni e le sue necessità. La nascita del bambino priva
quella persona di parte dei suoi spazi di indipendenza: viene menomata nella sua
esistenza. E viene menomata non soltanto dalla nascita del bambino, ma dalle
imposizioni sociali che, data la nascita del bambino, condannano la donna al
ruolo di madre! Si tratta di una forma di galera che sfugge all’analisi dello
psichiatra perché le donne si guardano bene dal rivelarlo in quanto, se lo
facessero, sarebbero considerate delle indegne.
Siamo all’interno della
concezione della psichiatria nazista (o psichiatria cattolica) che mette al centro
della sua azione la costrizione dell’individuo al fine di adeguarlo alla morale
o alle esigenze sociali aprioristicamente determinate. La psichiatria, che
dovrebbe individuare quanto ostacola lo sviluppo dell’individuo, agisce,
invece, sull’individuo al fine di farlo aderire al modello imposto. Un’azione
in cui non è l’individuo il soggetto importante, ma la struttura morale che
deve essere imposta all’individuo sottraendo all’individuo il suo Potere di
Essere per costringerlo ad accettare il Potere di Avere mediante il ruolo. In
questo caso, il ruolo di madre. Un ruolo di madre che viene imposto per
impedire l’espressione della donna in quanto soggetto attivo nella società.
Dice questo psichiatra:
“Esiste una patologia, la depressione post partum”. E questo è un dato di
fatto. Dice ancora: “Tale depressione coinvolge circa il 10 per cento delle
donne.” e, tale depressione, si somma, quella che egli chiama “maternity blues”
che altro non è che una forma psicologica di separazione della madre dall’azione
del bambino nella pancia della madre che forma le relazioni empatiche. La
nascita tronca tali relazioni. La madre vive una situazione di sbandamento
psicologico fra ciò che era prima e la nuova situazione. Fra ciò che era la sua
precedente organizzazione psico-fisica e la nuova situazione in cui il bambino
è nato. E tutta la psicologia si guarda bene dal raccontarglielo. nessuno dice
alla madre che quello che lei sente durante la gestazione non sono solo i suoi
sentimenti o le sue emozioni, ma sono i suoi sentimenti e le sue emozioni fuse
con i sentimenti e con le emozioni del bambino. Nessuno spiega alla madre che
come lei, con le sue scelte, con le sue emozioni, con le sue determinazioni,
guida la struttura psichica del feto, così il feto agisce sulle sue emozioni e
sui suoi sentimenti affinché lei favorisca la crescita del feto.
Per gli psichiatri il
feto è solo una bestiola, separata dal mondo. Una bestiola che deve essere
allevata per due scopi: privare la madre della proprietà del suo corpo, cioè
della decisione se alimentare o meno quella gravidanza, e fornire alla società
civile nuove bestie da allevare.
Allo psichiatra fa comodo
circoscrivere ogni problema nella relazione fra la madre e il bambino. Questo
gli permette di semplificare ciò che è più complesso e che coinvolge l’intera
organizzazione sociale.
Cosa interessa allo
psichiatra? Organizzare delle squadracce fasciste composte da “assistenti
sociali” che controllino militarmente le donne e dicano loro che saranno delle
buone madri. Si tratta di mettere in atto un’azione di repressione nei
confronti della donna, delle sue pulsioni di donna, al fine di costringerla a
piegarsi alle esigenze di aderire al modello di madre.
Lo psichiatra strappa
alla donna il suo Potere di Essere per imporle il Potere di Avere, esercitarlo
nei confronti del figlio (che per lui è solo un oggetto) e subire il Potere di
Avere del sistema sociale che viene rappresentato dalle squadracce delle
assistenti sociali. Le assistenti sociali esercitano il Potere di Avere, il controllo
militare sulla donna affinché non esca dal ruolo di madre.
Distruggere la donna
affinché funzioni come madre è sempre stato un imperativo del cattolicesimo che
non ha mai visto le persone come i soggetti sui quali si costruisce una
società, ma ha sempre visto le persone come bestiame del gregge che con la
violenza andavano sottomesse alla sua morale. Le visite a casa “home visiting”
sono delle vere e proprie pressioni psicologiche affinché le donne rinuncino al
loro essere donna e accettino il loro ruolo di madre evitando di gettare il
bambino dalla finestra, di sgozzarlo o di suicidarsi. Una società che carica
sulla donna le sue contraddizioni e poi organizza delle squadracce repressive
per assicurarsi che la donna non pretenda di essere donna, ma si adegui al
ruolo di madre. La società, d’altronde, non ha messo lei incinta quella donna.
E’ quella donna che ha scelto di farsi mettere incinta. Ma la società ha
spacciato, come una dose di eroina, la “bellezza dell’essere madre” nascondendo
le implicazioni sociali, economiche e psicologiche che essere madre comportava.
Quando la televisione parla di “servizi sociali” accentua il discorso su chi
usa i servizi sociali e non sulla grande quantità di popolazione che non può
usufruire dei “servizi sociali”. La televisione, e i media in generale, mettono
in evidenza il ruolo che hanno nella società i “servizi sociali” quasi a voler
prendere in giro sia le persone che non possono accedere ad un prezzo
accessibile a quei servizi, sia l’aspetto negativo e distruttivo nei confronti
della singola persona fatta dai servizi sociali stessi.
La distruzione del Potere
di Essere nella donna per costringerla a fagocitare il Potere di Avere dato dal
ruolo di “madre” è uno degli elementi più distruttivi della società civile.
La distruzione del Potere
di Essere della donna inizia dalla madre che è stata privata del Potere di
Essere donna al punto tale da aver fagocitato il Potere di Avere del ruolo di
madre. In quel momento, quella “madre” si assume il compito di “allevare i suoi
figli” e anche se l’esempio tratto dal libro di Elena Giannini Bellotti, “Dalla
parte delle bambine” scritto nel 1973 appare “radicale”, in realtà lo stesso
schema, veicolato in maniera diversa nella cultura e nei mezzi attuali, viene
riprodotto dalle donne che hanno rinunciato ad essere donne per assumere su di
sé il ruolo che il Potere di Avere ha imposto loro come madri:
“Quando le fu spiegato che non era
assolutamente possibile che una bambina di quell’età giungesse a una
coordinazione dei movimenti tale da permetterle di riempire il cucchiaio di
pappa, portarselo alla bocca e contemporaneamente girare il polso in modo che
il cucchiaio fosse perpendicolare ad
essa, non solo, ma tenuto in modo perfettamente orizzontale in modo che il cibo
non cadesse, perché era necessaria una maturazione neuromuscolare maggiore, ne
fu molto contrariata. Obbiettò che la bambina era sempre stata molto precoce,
che camminava e faceva le sue “cose” sul vasetto con molta regolarità, che
poteva anche capire che non tutti i bambini fossero così precoci ma, visto che
la sua lo era in altre cose, rifiutarsi di imparare una cosa tanto semplice
doveva proprio essere un puntiglio.
Il risultato di questa estrema rigidezza
materna era una bambina tesa, spaventata, muta e serissima, molto magra e
nervosa, notevolmente disturbata nel sonno notturno. In braccio alla madre
senza tuttavia abbandonarsi al corpo di lei, rigida, confinata nella sua
solitudine, girava intorno due enormi occhi malinconici e fermi che conoscevano
soltanto inimicizia.”
Come lo stesso schema,
veicolato in maniera diversa, è quello imposto dalla chiesa cattolica che
esaltando la figa vergine della sua Maria, di fatto indica la necessità di
distruggere il Potere di Essere della donna in funzione del suo ruolo di bestiame
da parto che esalta in Maria. La figa vergine della Maria usata per privare del
Potere di Essere le donne nella società civile e costringerle a far proprio e
riprodurre il Potere di Avere, il potere del possesso, nei confronti dei
bambini trasformati in oggetto.
Leggiamo da “Il
sillabario del cristianesimo” di Francesco Olgiati già docente presso
l’università del Sacro Cuore di Roma:
“Non si può neppure pensare una creatura
più unita a Dio, della Donna che fu il “paradiso dell’incarnazione” e che nello
slancio dell’amore riconoscente innalzò il magnificat. Lo Spirito Santo discese
il lei ed essa divenne il tempio del Dio vivente, dando la natura umana al
figlio eterno di Dio e suo vero figlio. Si era preparata per Dio; visse, pregò,
lavorò, soffrì per Dio; la sua esistenza fu associata a tutti i misteri della
redenzione e della grazia, ai gaudii, agli strazi, alle vittorie di Gesù. E
siccome per la grazia Gesù è nostro fratello e noi costituiamo – come vedremo –
un unico corpo mistico con lui, la Madre di Gesù è anche la Madre Nostra,
secondo l’espressione del divino morente dall’alto della Croce. Giustamente –
come osserva la Vergine stessa a S. Gertrude – il vangelo chiama Gesù il
primogenito di Maria e non il figlio unico, poiché dopo Gesù, suo dolcissimo
Figlio o più veramente in lui e per lui, Ella ci ha generati tutti nelle
viscere della sua carità e noi siamo divenuti suoi figli e fratelli di Gesù
Cristo.”
Il libro è del 1944, ma
come si vede dal comportamento della psichiatria, l’ordine di distruggere il
Potere di Essere della donna per sostituirlo col Potere di Avere di madre è
tutt’ora in atto e attuale.
Quale disprezzo merita
una società civile che anziché trasformare la possibilità della nascita in un
momento di Potere di Essere dell’intera società attraverso il Potere di Essere
della singola donna, aggredisce militarmente la donna in situazione di
debolezza per privarla del suo Potere. Quanto disprezzo merita una psichiatria
che anziché fornire gli strumenti per rendere consapevole una gravidanza e la
gestione della crescita del bambino agisce militarmente affinché la donna non
vada completamente fuori di testa date le condizioni criminali e terroristiche
in cui la società civile la costringe dopo averla privata del diritto di
decidere del proprio corpo.
Strappare il Potere di
Essere alla donna, prima costringendola a patologie depressive per le
condizioni disastrose in cui è costretta a condurre la sua esistenza; poi,
criminalizzarla perché non ha rinunciato al proprio Potere di Essere in funzione
del Potere di Avere nel suo ruolo di madre; infine, costringerla a porre le
basi psicologiche affinché i suoi figli si sottomettano al Potere di Avere
rinunciando al loro Potere di Essere in funzione del dominio sociale.
Donne, ricordate che
Venere trasferisce agli Esseri Umani il Potere di Essere di Urano Stellato e
per farlo si accompagna a Efesto e a Ares: il fuoco del vulcano e alla guerra.
E questo affinché nessun Potere di Avere possa costringere le donne a
rinunciare a sé stesse. Quando questo avviene, la Venere, dentro ogni donna,
trasforma le sue pulsioni in patologia.
Ed è il principio
femminile della vita, Artemide, che a Zeus chiede: “fa che il principio
maschile, Apollo, non debba mai competere con me!”
Che cos’è il Potere di
Avere?
Vai a leggere: “Il Potere di Avere e la pulsione di morte”
Marghera, 07 marzo 2007
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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