IL POTERE DI AVERE E LA
PULSIONE DI MORTE
di Claudio Simeoni
Nel
1976 Erich Fromm scrisse un libro che allora ebbe un notevole successo: “Avere
o essere?”.
In
questo libro Fromm individua dei comportamenti dell’individuo e li classifica
come comportamenti relativi all’essere e comportamenti relativi all’avere. Come
concepiva l’essere in contrapposizione all’avere Fromm?
Leggiamo:
“D’altro canto, non sono pochi coloro,
soprattutto fra i giovani, i quali non riescono a sopportare il lusso e
l’egoismo di cui sono circondati in seno alle loro agiate famiglie. In piena
contraddizione con le aspettative dei loro genitori, i quali ritengono che i
figli abbiano “tutto quello che desiderano”, essi si ribellano contro la
vacuità e l’isolamento delle loro esistenze: la verità è che, in effetti, non
hanno affatto tutto ciò che desiderano, e desiderano ciò che non hanno.
Esempi clamorosi di
atteggiamenti del genere nella storia del passato, sono costituiti dai rampolli
maschi e femmine di ricche famiglie dell’impero Romano, i quali abbracciavano
la religione della povertà e dell’amore; un altro esempio è dato dal Buddha
che, come figlio di un sovrano, aveva a disposizione tutti i piaceri e i lussi
che potesse desiderare, ma aveva scoperto che l’avere e il consumare sono fonte
di infelicità e sofferenza. Un esempio più recente (della seconda metà del XIX
secolo) ci viene dai figli d’ambo i sessi dei membri della classe superiore
russa, i narodniki; ormai incapaci di sopportare la via d’ozio e ingiustizia
della loro classe, questi giovani, abbandonate le famiglie, si unirono ai
contadini poveri, con questi vivendo e contribuendo a gettare le fondamenta
della lotta rivoluzionaria in Russia.
Un fenomeno del genere è
constatabile fra i rampolli delle famiglie benestanti degli Stati Uniti e della
Germania d’oggi, agli occhi dei quali la vita che conducono nell’ambiente delle
loro ricche dimore appare noiosa e priva di significato; ma, più ancora,
costoro trovano insopportabile l’insensibilità del mondo verso i poveri e il
fatto che, in nome di egoismi individuali, si scivoli verso un conflitto
atomico.”
Questo
libro fu un fallimento totale.
Ma
cosa diceva esattamente Fromm? Come si colloca quanto Fromm afferma?
Per
Fromm avere è sinonimo di ricchezza che produce noia e futilità; essere è
sinonimo di povertà, di rinuncia alle ricchezze, di attenzione per i poveri.
Un’attenzione che, secondo Fromm, una volta sottratta ai beni si sposta sulle
dinamiche della vita.
Dell’uomo,
a Fromm, non interessa nulla. L’uomo è un oggetto, una merce all’interno
dell’avere. O l’uomo è ricco, o l’uomo è povero! Il ricco è avere in contrapposizione
al povero che è essere. Ciò che determina la differenza fra avere e essere sono
le ricchezze; gli oggetti. L’uomo scompare e la contrapposizione dell’avere e
dell’essere è determinata dal possesso di ricchezze. Avere e essere non sono manifestazioni
dell’uomo davanti alla vita. L’uomo, davanti alla vita, manifesta l’essere e
l’avere in funzione alla ricchezza che possiede.
La
domanda diventa: e l’uomo, l’uomo come soggetto psichico della vita?
E
l’uomo, l’uomo come soggetto sociale; perché deve dividersi fra ricco e povero
dove il ricco è tale solo perché esiste una torma di poveri? Esiste un uomo
definibile nella sua struttura psico-emotiva al di là della classe sociale?
Perché
la ricchezza deve essere lo spartiacque? Dove ha origine il concetto secondo
cui la ricchezza separa l’uomo dalla vita?
“Un tale di nobile famiglia, lo
interrogò. “Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?”. Gesù
gli rispose: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non dio solo. Tu
conosci i Comandamenti: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non
dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre”. Quello disse: “Tutto
questo l’ho osservato fin dalla mia giovinezza”. Udita la risposta, Gesù disse:
“Ti manca ancora una cosa: vendi tutto ciò che hai, distribuiscilo ai poveri e
avrai un tesoro nei cieli. poi vieni e seguimi”. A queste parole egli si fece
triste, perché era molto ricco. Visto ciò Gesù esclamò: “Oh, come difficilmente
coloro che possiedono ricchezze entrano nel ragno di dio! E’ più facile che un
cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di dio!”
Quelli che lo ascoltarono dissero: “Chi dunque può salvarsi?” Gesù rispose.
“Quello che è impossibile agli uomini è possibile a dio”. Luca 18, 18-27
A Fromm
come al Gesù in Luca non gli frega nulla degli uomini; a Fromm e a Gesù
interessa soltanto la ricchezza degli uomini. Gli uomini si misurano mediante
la loro ricchezza.
E’
importante capire il modello che viene imposto alla società. Il ricco e il povero,
nella società cristiana, soffrono della stessa malattia: la malattia generata
dalla consapevolezza del vuoto e dell’inutilità della loro esistenza per sé
stessi. L’uno e l’altro percepiscono questo vuoto in maniera diversa, ma
soprattutto lo veicolano, attribuendo la responsabilità di questo vuoto,
attraverso cose e cause diverse. In pratica, mentre chi è ricco può attribuire
il vuoto della sua esistenza al denaro e alla ricchezza, il povero attribuisce
la sensazione di vuoto e di inutilità alla mancanza di ricchezza (o di
benessere) che gli garantirebbero quegli oggetti sui quali concentra il suo
desiderio. Così il povero anela alla ricchezza, o al benessere, e il ricco
anela a quella tensione manifestata nella vita dal povero (che intende
procurarsi quegli oggetti o migliori condizioni di vita) di cui egli è privo e
che invece vede attiva ne povero. [Questo schema va letto con una certa
elasticità, non si considera la miseria, ma si considera la povertà quella
delle classi sociali medio basse dei paesi occidentali degli anni ’80 e ’90
dell’occidente europeo.]
Fromm
fa le sue affermazioni duemila anni dopo il Gesù di Lucca. Ma cosa spingeva il
Gesù di Lucca a fare quelle affermazioni?
Il
Gesù di Lucca fa quelle affermazioni non in una prospettiva di vita, ma in una
PROSPETTIVA DI MORTE!
Proviamo
a leggere gli intenti della “predicazione” del Gesù in Lucca:
“Vi saranno dei segni nel sole,
nella luna e nelle stelle; e sulla terra le nazioni si troveranno in angoscia,
spaventate dal rimbombo del mare e dei suoi flutti. Gli uomini saranno
tramortiti dallo spavento e dall’attesa angosciosa di quel che verrà sopra la
terra, poiché le potenze dei cieli saranno sconvolte. Vedranno allora il figlio
dell’uomo venire in una nube con potenza e gloria grande. Quando cominceranno
ad accadere queste cose, guardate in alto e alzate il capo perché la vostra
redenzione sarà vicina.” Luca 21, 25-28
E
ancora:
“Osservate il fico e tutte le
piante. Quando vedete che già mettono i germogli, voi sapete che l’estate è vicina;
così, quando vedrete succedere queste cose, sappiate che il regno di dio è
vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto ciò
sia avvenuto.” Luca 21, 29-32
Le
affermazioni del pazzo di Nazareth non vanno collocate in una prospettiva di
vita, ma in una prospettiva di morte. Di distruzione. “Tanto, arriva la fine
del mondo e distrugge tutto questo stato di cose!”
Si
tratta di una condizione psichica, educazionalmente imposta, sconosciuta prima
dell’avvento del monoteismo sia nella forma di ebraismo che di cristianesimo.
Qui
non siamo davanti ad Eros e Tanatos. Dove Tanatos è il trionfo della
manifestazione di Eros fatta nel corso dell’esistenza dall’individuo della
Natura. Siamo di fronte alla negazione di Eros finalizzata a distruggere
Tanatos, come nascita, spingendo l’individuo all’autodistruzione mediante una
situazione psichica di attesa ed impotenza davanti ad un mondo. L’individuo ha
paura di vivere e finisce per rifugiarsi in un mondo immaginario, che deve
venire, in cui cortocircuita le sue funzioni vitali. Fino alla sua
autodistruzione.
Ed
ecco che l’attesa crea noia, vacuità, vuotezza, senso dell’inutilità, che
l’individuo tenta di riempire accusando gli oggetti o la sua situazione sociale
di incoerenza rispetto al mondo immaginato che deve venire.
Questo
stato psichico è PULSIONE DI MORTE. Autodistruzione.
Nella
società attuale si stratificano diverse classi sociali distinte su basi
economiche, è un dato di fatto. Un dato di fatto che appartiene agli uomini e
alla loro capacità di contrattazione sociale. Se a questa situazione sommiamo
[decine di altri fattori, ma voglio limitare i fattori al discorso che sto
facendo] una struttura psico-emotiva, educazionamente imposta, la stessa
imposizione sociale-economica sarà giustificata dagli individui, delle varie
classi sociali, in maniera diversa a seconda dei bisogni economici che
manifesteranno.
Tutte
le pulsioni, psico-emotive dell’individuo, sono fermate. Bloccate in attesa
dell’evento risolutore della sua vita. L’individuo viene educato all’attesa.
Viene educato a sospendere le sue capacità psico-emotive. L’individuo lascia in
movimento soltanto quella parte psico-emotiva che rappresenta il minimo vitale
per la sua sopravvivenza. Tutto il resto viene fermato e quello che non è
fermato viene impedito mediante dictat morali. Quando l’individuo viene indotto
a veicolare tensioni emotive nelle quali concentrare la sue energia agisce
nella società per bloccare la struttra psico-emotiva di altre persone. Gioca al
potere, gioca a possedere perché non è più in grado di vivere. Manifesta il
Potere di Avere.
La
relazione fra Gesù e il ricco è pura manifestazione di pulsione di morte.
Gesù
non ha futuro. Lui è portatore della distruzione. Gesù pensa sé stesso come il
padrone di un regno che spazza via questa terra e tutte le relazioni sociali
eleggendo egli stesso a giudice e padrone in quanto figlio del dio creatore.
Cosa può, un individuo del genere, comunicare al ricco? “Io sono il tuo
padrone,” dice Gesù “il mondo sta per finire e le tue ricchezze non hanno un
senso: distruggile!”
Solo
che, in questo caso, nel ricco rappresentata tutta la società. Il Gesù di Luca
non sta parlando ad una sola persona, ma a tutta la società. Quella società che
ha lavorato concentrando in quella “persona” le ricchezze sociali! E, dunque,
Gesù chiede alla società di distruggere sé stessa, il proprio benessere, per
costruire la miseria e sottomettersi a lui in quanto sta arrivando la fine del
mondo. Solo lui e il padrone suo padre sono in grado di garantire la
“salvezza”.
Si
tratta della pulsione di morte che dal Gesù di Luca viene trasferita al tessuto
sociale. Quando gli apostoli affermano: “Chi dunque può salvarsi?” si
riferiscono a sé stessi che stanno accumulando ricchezze a discapito della società
civile. “Non vi preoccupate,” dice il Gesù di Luca, “a mio padre tutto è
possibile”. Pertanto, il rifiuto della ricchezza non era oggettivamente
indispensabile per la salvezza, ma era indispensabile che la società
rinunciasse al proprio benessere affinché il Gesù la potesse stuprare perché,
per sottomettersi a lui, aveva rinunciato a tutte le sue leggi, a tutte le sue
regole, a tutto quello che determina la ricchezza sociale.
Questa
pulsione viene imposta dai vangeli nella prospettiva della fine del mondo!
Fromm,
invece, la riprende senza giustificarla con la fine del mondo, ma la giustifica
come necessità soggettiva per l’uscita dal vuoto e dall’inutilità della propria
esistenza anche quando si hanno molte ricchezze. Gli esempi di Fromm sono
esempi di rinuncia alla ricchezza; sono esempi che spingono
all’autoannientamento. Come la fine del mondo, così anche AL RIVOLUZIONE
PROLETARIA è L’AVVENTO DI UN MONDO NUOVO che rompe completamente con il
vecchio: un’altra ideologia messianica. La rinuncia alla ricchezza, proposta da
Erich Fromm, è la rinuncia alla vita. Non il riconoscimento dell’essere;
dell’individuo. E’ come i missionari cattolici che, falliti nella società
civile (falliti spesso psicologicamente), vanno a contribuire a devastare
l’Africa o i Paesi del terzo mondo impedendo a quelle popolazioni di
raggiungere l’equilibrio fra struttura sociale e ambiente.
Questo
è il fallimento di Erich Fromm. Fromm ha spacciato per “essere” la pulsione di
morte che, nata come pulsione di morte in funzione del messianesimo cristiano,
viene utilizzata per distruggere la capacità propositiva dell’individuo
nell’ambiente in cui è nato e deve vivere. La pulsione di morte diventa
elemento imposto all’individuo per impedirgli di vivere. Viene imposta mediante
la costrizione educazionale e rimane davanti alla psiche dell’individuo ogni
volta che l’individuo affronta qualche condizione esistenziale coinvolgente,
difficoltosa o emotivamente incisiva. Questi avvenimenti, anziché spronare
l’individuo ad organizzare la sua forza e mettere in atto le sue possibilità
per superarli, gli fanno balenare il desiderio messianico. Una fine del mondo
che metta fine allo stato di cose che tanto lo angoscia. Un avvenimento
catastrofico che metta fine alla situazione che gli ha procurato tanti debiti e
tanti affanni. Il desiderio dell’evento messianico diventa tanto forte, nella
psiche dell’individuo, che l’individuo, anziché organizzarsi per affrontare i
problemi che lo assillano, si organizza per realizzare l’evento messianico. Un
evento messianico che viene realizzato spesso mediante l’omicidio (per esempio
l’uccisione del partner che lo rifiuta), il genocidio (tipo il recente caso
della madre che ha ucciso i suoi cinque figli), o il suicidio (tipo i suicidi
nel bellunese degli ultimi tempi).
La
pulsione di morte impone all’individuo di considerare l’esistenza del mondo e
della vita in funzione di sé stesso. Dove l’esistenza e la vita cessano quando
cessa la sua esistenza all’interno di una visione del mondo in cui la vita non ha
mutamento, ma solo rappresentazione statica in quel presente. Egli stesso viene
educato a pensarsi statico. Non ha divenuto; non ha prospettive; ogni agire,
per lui, è inutile!
I
vangeli cristiani vogliono fissare l’educazione cristiana all’interno di una
contrapposizione fra RICCHEZZA e rifiuto della ricchezza in funzione della
sottomissione dell’uomo. Nei vangeli i ricchi sono solo gli apostoli (ai quali
pensa dio), mentre tutti gli altri si salvano soltanto se si sottomettono nella
miseria. Questo viene giustificato perché, tanto, il mondo sta finendo e loro
si considerano i padroni del nuovo mondo. Fromm prende la pulsione di morte, la
spaccia per essere e la contrappone alla ricchezza
Il
Potere di Essere e il Potere di Avere sono due modi distinti attraverso i quali
organizzare la propria esistenza.
Entrambi
hanno le loro peculiarità, entrambi hanno le loro regole, entrambi trasformano
e organizzano le persone in funzione di sé stessi.
Il
Potere di Avere è quello che comunemente viene definito: il Potere! Il dominio,
il comando. Un dominio e comando su altri individui che sono tenuti
all’obbedienza. Comunque tale potere venga regolamentato o organizzato.
Il
Potere di Avere trasforma le persone intimamente; le persone si sentono
potenti, ma sono dipendenti delle regole che tale potere impone alla loro
struttura psichica.
A me
non interessa discutere degli effetti che ha sulla società, mi interessa
discutere sugli effetti che ha sugli individui.
C’è
un caso in Italia che può essere usato per comprendere gli effetti sulla psiche
umana e sugli effetti psicosomatici della sottomissione soggettiva al Potere di
Avere:
la
Famiglia Agnelli! Suicidio, malattia, cocaina, sembrano di casa.
Il
Potere di Avere si cala negli individui, si appropria degli individui e gli
individui non vedono nessun modo per affrontare la vita se non come “padroni
della vita stessa”. Così, quando c’è una sensibilità un po’ acuta, le emozioni
si ribellano, nulla soddisfa e si finisce col suicidarsi. Oppure si è costretti
a mettere a tacere le proprie limitatezze psico-emotive con dosi di cocaina.
Oppure si cercano emozioni tanto forti da facilitare gli incidenti e le
possibilità d morte precoce.
Il
Potere di Avere si nutre di sé stesso; di un accumulo di possesso continuo e si
esalta nella riaffermazione di sé stesso.
Per
comprendere le azioni che qualificano il Potere di Avere è necessario osservare
l’atteggiamento assunto dagli Esseri Umani davanti alla nascita e alla morte
del corpo fisico. Il Potere di Avere esiste solo nello spazio fra la nascita
del corpo fisico e la morte dello stesso. Non ha un “oltre la morte” come
capacità dell’individuo di proiettarsi in uno sconosciuto che non conosce.
Esattamente come non ha un “prima della nascita” in quanto prima della nascita
non è un oggetto che qualcuno possiede e la psiche del feto è proiettata verso
un futuro che non conosce. Per contro il Potere di Avere conserva lo stato
presente e il possesso che gli garantisce lo stato presente.
La
morte del corpo fisico è vissuta dal Potere di Avere come una catastrofe da
evitare nel modo più assoluto. Una catastrofe da allontanare. Però il Potere di
Avere regge il possesso degli individui mediante l’imposizione della paura
della morte. Una paura che è la SUA paura della morte. La paura della morte del
corpo fisico che ha ogni individuo che pratica il Potere di Avere. La paura
della morte del corpo fisico viene imposta alle persone dal Potere di Avere per
poterle dominare più facilmente con la minaccia continua. Una minaccia continua
a cui, nel corso della storia delle religioni monoteiste, si è affiancato il
cristianesimo minacciando terrori dopo la morte per poter sottomettere le
persone. Terrori sul dopo morte imposto ai bambini, dimostrato dal terrore
sviluppato nella società civile quando divennero adulti e ricordato dagli
stessi a mano a mano che si avvicinava la morte nella loro vecchiaia. Ed erano
i vecchi che si assumevano il compito di trasmettere ai giovani la loro paura
al fine di rinnovare il terrore cristiano della morte.
Per
il Potere di Avere, chi nasce è un oggetto da possedere e far funzionare per il
proprio potere; chi invecchia e muore è solo immondizia, merce di scarto.
Il
bello è che ogni persona che pratica il Potere di Avere è esso stesso merce di
scarto e immondizia e ne ha consapevolezza durante la propria vita. Una
consapevolezza che tenta di soffocare con assuefazione a droghe, alcolismo,
sadismo, per finire con il lesionismo (a volte lo stragismo) e l’autolesionismo
(il suicidio). La grande quantità di suicidi è il risultato del rifiuto delle
persone di diventare merce, oggetti, in un sistema sociale che fonda le proprie
dinamiche esistenziali sul possesso. Un possesso che si materializza
nell’apparire. Questo apparire, di volta in volta, nella storia ha assunto vari
connotati. Diciamo che nelle società attuali la televisione ha la capacità di
veicolare l’apparire imposto dalla religione cristiana su modelli che finiscono
per distruggere l’individuo. La bulimia e l’anoressia fa parte di quello che i
mezzi d’informazione veicolano sulla manipolazione mentale cristiana imposta ai
ragazzi.
Che
cos’è il POTERE DI ESSERE?
Un
esempio: “La donna, il parto e il futuro sociale”
Questo
è un problema che gli Esseri Umani devono risolvere!
Marghera,
03 marzo 2007
Claudio
Simeoni
Meccanico
Apprendista
Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
tel. 041933185
e-mail: claudiosimeoni@libero.it
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