I LIMITI DELLA GESTIONE IDEOLOGICA

DELLA FABBRICA

NEL NORD-EST ITALIANO

DALLE OSSERVAZIONI ALL'INTERNO

DELLA FABBRICA

ALLE RIFLESSIONI SULLA NASCITA

DEL POTERE MAFIOSO

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Nell'analisi della struttura di gestione delle fabbriche, relativa al Nord-Est Italiano, emerge una realtà complessa in cui il “potere” si regge su tre differenti strutture che pur intersecandosi l'una con l'altra, possono essere individuate attraverso delle caratteristiche specifiche.

Per l'analisi sociale all'interno della fabbrica è necessario tener presente la sociologia del territorio la quale “produce” gli individui che, all'interno della fabbrica, riproducono le dinamiche educazionali all'interno delle quali sono cresciuti.

Un affetto secondario delle tre strutture di potere che vengono individuate all'interno della fabbrica è dato dalla parcellizzazione dell'economia industriale del Veneto. In altre parole, ogni soggetto, ogni individuo che lavora in una fabbrica del Veneto è stato educato ad immedesimarsi nell'assoluto del dio padrone dei cristiani e le sue aspirazioni sono quelle di “diventar paron”. “Paron”, di tanto o di poco, pur di comandare. Questa tensione si riproduce nelle relazioni familiari, nelle relazioni sociali e nelle relazioni i lavoro portando alla nascita nel Veneto di un numero incredibile di microimprese, spesso sul perenne orlo del fallimento, che in questi anni hanno fatto gridare al “miracolo del Nord-Est”.

Si tenga presente, inoltre, che stiamo parlando di un personale la cui scolarità è ai livelli più bassi e anche se sono presenti dei livelli di studio medi, si può parlare di “analfabetismo di ritorno” in relazione all'uso della scolarità stessa. In pratica, a parte leggere e scrivere, delle altre nozioni scolastiche non sanno che farsene specie quando si tratta di costruire delle relazioni fra le persone.

Tre forme di potere e di controllo all'interno della fabbrica:

1) La struttura gerarchica giuridicamente determinata;

2) Gerarchia orizzontale;

3) Gerarchia funzionale;



1) La struttura gerarchica giuridicamente determinata;


La gerarchia giuridicamente determinata non è altro che la struttura di comando e di organizzazione del lavoro che va dall'Amministratore Delegato al capo squadra.

La chiamerò “struttura gerarchica giuridicamente determinata” per distinguerla dalle altre strutture che sono sempre caratterizzate da gerarchie, ma che tali gerarchie non sono riconosciute tali dal Sistema Giuridico.


2) Gerarchia orizzontale;


La gerarchia orizzontale è una struttura di potere che basa la sua forza sulle “tradizioni” e su regole “morali” di dipendenza di un lavoratore nei confronti di un altro senza che “l'altro” abbia dei diritti (e doveri) giuridici di comando. E' una gerarchia che basa il proprio potere attraverso il controllo emotivo e morale di un lavoratore sull'altro. Vedremo come è proprio all'interno di questo tipo di gerarchia che si sviluppano le tensioni più violente e che si pongono le basi per l'allontanamento dei lavoratori.


3) Gerarchia funzionale;


E' una gerarchia orizzontale che trae ragione d'essere dalla professionalità dei singoli lavoratori. Spesso non si tratta di professionalità, ma di semplice conoscenza della dislocazione delle attrezzature all'interno della fabbrica che vengono spacciate come “merce di scambio” per costringere chi non ha l'informazione a riconoscere il loro potere.


OSSERVAZIONI SUL FUNZIONAMENTO DEL CONTROLLO SOCIALE NEL CICLO PRODUTTIVO NELLA FABBRICA.


A) La gerarchia di gestione della fabbrica, stabilita giuridicamente, ha necessità di confermarsi come gerarchia morale! Perché? Perché gli operai non sono a conoscenza su che cosa sia un sistema giuridico; non sono a conoscenza dei loro diritti; non sono a conoscenza dei loro doveri, ma conoscono le regole gerarchiche imposte loro dall'educazione cattolica. In altre parole, la loro conoscenza delle relazioni in ambiente di lavoro non sono quelle determinate dalle norme giuridiche (che i sindacato, CGIL, CISL e UIL tengono gelosamente nascoste), ma conoscono solo le norme etiche e morali imposte loro dall'educazione cattolica. Esiste, dunque, una difficoltà oggettiva da parte della struttura verticale giuridicamente determinata a farsi accettare come struttura di comando il cui potere deriva dalle leggi; è per loro più facile farsi accettare se la loro autorità deriva da Dio! Il problema sociale ulteriore è che la stessa struttura di comando giuridicamente determinata non conosce la norma che la determina e, dall'altro lato, nasconde le regole che le impongono l'ottemperanza di doveri nei confronti degli operai. In altre parole, la stessa struttura di comando giuridicamente determinata e responsabile dell'organizzazione del lavoro non sa a quale norma giuridica si riferisce il proprio potere, né quali sono i limiti dello stesso. Le numerose sentenze che ne hanno condannato in Cassazione i comportamenti dimostrano quanto sopra.


B) Il meccanismo di controllo si forma attraverso un'imposizione morale che segue, più o meno, questo schema: regole --> violazione delle regole --> comprensione delle giustificazione della violazione delle regole (da parte dei vertici della gerarchia) --> attraverso la comprensione si colpevolizza la persona per le regole violate --> gratificazione per la comprensione --> controllo emotivo della persona grata mediante l'invio di segnali di richiesta di rimorso per la violazione delle regole --> ricatto emotivo che si risolve in una complicità fra il capo e il subalterno! In questo modo il capo controlla il subalterno!


C) La gerarchia cerca la complicità del sottoposto per riaffermare il proprio “potere morale” sulla struttura emotiva del sottoposto come giustificazione del suo “potere giuridico”!


D) Il potere giuridico non è né vissuto né trasmesso come tale. Non esiste una consapevolezza dei ruoli all'interno della gerarchia e dei singoli capi di “pura responsabilità giuridica” all'interno del ciclo produttivo, come non esiste nel sottoposto la consapevolezza dei suoi “diritti” ai “limiti operativi”. Proprio perché non esiste la consapevolezza del “limite operativo”, il sottoposto interviene per supplire alle carenze gestionali della gerarchia e dei singoli capi.


E) Il gioco della lamentazione e della comprensione delle ragioni della lamentazione è un gioco di relazione nel quale si nega il diritto giuridico dell'individuo e tende ad ottenere un vantaggio personale a discapito del lavoro collettivo o delle norme che lo regolano, limitano o determinano.


F) Dipendenza della gerarchia dal sottoposto. Quando i capi della gerarchia nella gestione della fabbrica si limitano all'ordine generico viene lasciata al sottoposto la gestione dell'ordine e, in particolare, dei mezzi e dei tempi d'esecuzione. La gerarchia si riserva il diritto di colpevolizzare il sottoposto se la scelta dei mezzi e dei tempi di lavoro non le sono congegnali. Facendo questo, la gerarchia si priva della possibilità di agire giuridicamente sul dipendente e non le resta altro che la minaccia e il ricatto morale. Ne consegue che la gerarchia diventa dipendente dalla gestione del sottoposto e insofferente alle richieste dei sottoposti di precisare limiti e condizioni di lavoro ad opera di sottoposti diversi o in concorrenza fra loro.


G) Si viene così a costruire una gerarchia orizzontale all'interno di un sistema a gerarchia verticale in cui, nelle relazioni, il sistema giuridico viene ignorato e sostituito con un diverso sistema relazionale che si governa su “regole morali” determinate da individui che controllano la gerarchia orizzontale. Per un certo ordine di gerarchia verticale giuridicamente determinato, diventa molto più immediato e pratico agire nei confronti del dipendente attraverso minacce, ricatti e intimidazioni che non seguendo regole che implicano, comunque, dei doveri da parte della gerarchia nei confronti del dipendente stesso.


H) Nella gerarchia orizzontale emergono degli individui di controllo la cui forza viene confermata dalla gerarchia verticale, dai capi, sia per particolari e privilegiati canali di comunicazione (rapporti di lavoro, schede di produzione, relazioni sul comportamento del personale ecc.), sia per le relazioni personali che intercorrono (membri della stessa squadra di calcio; abitanti dello stesso paese; frequentatori della stessa parrocchia; anzianità di lavoro e reciproca frequentazione ecc.)


I) Se il controllo del ciclo produttivo e le relative responsabilità giuridiche vanno dall'alto verso il basso, il sistema morale imposto ai sottoposti tende a responsabilizzare i sottoposti nei confronti non solo nell'esecuzione delle mansioni lavorative, ma nell'interpretazione e della messa in atto dell'ordine generico proveniente dalla gerarchia di comando composta dai capi. Nello stesso tempo i capi stessi e la gerarchia di comando dell'unità produttiva viene deresponsabilizzata dalle scelte che il sottoposto fa per eseguire gli ordini impartiti che diventano sempre più di natura generica e superficiale: “Tanto poi lui si arrangia!”.


L) Il sistema di lavoro, all'interno della fabbrica del Nord-est, tende, da un lato a fondare un “sistema di lavoro tradizionale” anche in contrasto col sistema giuridico sociale, dall'altro lato tende a preservare la violazione delle norme giuridiche nei confronti del dipendente imponendo un sistema morale e comportamentale il cui controllo è demandato alla “gerarchia orizzontale”. Questo sistema comporta:

1) l'espulsione dalla fabbrica di quei soggetti che abbiano un'abilità nelle mansioni tali da renderli consapevoli della possibilità di riprodurre tali abilità in ambienti di lavoro diversi.

2) La qualità della produzione tende al mediocre e al pressapochismo e deve essere migliorata con continui interventi di modifica agli impianti che sottraggano sempre più mansioni alla discrezionalità del singolo operaio.

3) Il controllo di ampi stadi della produzione è nelle mani del singolo operaio in quanto questi, sottoposto ad ordini generici, determina tempi e modi della loro esecuzione.


M) La debolezza della gerarchia della fabbrica deriva dalla sua separazione dal sistema giuridico che determina l'autorità della gerarchia stessa e che, nel contempo, ne fissa i compiti ed i doveri. Obbedire ai propri compiti e ai propri doveri, per i capi che compongono la gerarchia, implica lavoro e conoscenza. Ma lavoro e conoscenza costano fatica e il concetto di capo, nella fabbrica del nord est, non è quello di chi lavora e si costruisce conoscenza, ma è quello dei vangeli, del padrone che comanda. L'immagine del “capo” è come si intendeva l'immagine del caporale dell'esercito quaranta anni fa. Ci pensino poi i comandati ad eseguire i suoi ordini! Si arriva all'assurdo che la gerarchia, giuridicamente determinata, sopravvive non in forza dei suoi doveri, ma in forza delle dinamiche morali che impone ai suoi sottoposti. Dinamiche morali che hanno al suo centro il ricatto e le minacce che possono funzionare soltanto in presenza di manodopera abbondante, ma diventano comportamenti autolesionisti quando la manodopera scarseggia col pericolo di crisi da sovraconsumo a cui la fabbrica risponde con una sottoproduzione (relativa perdita di clientela, e compensazione della sua sottoproduzione da sovraproduzione di fabbriche concorrenti!)


DEBOLEZZA DEL CONCETTO CRISTIANO DI GIUDA!


Il concetto viene usato dalla gerarchia per deresponsabilizzarsi impedendo al sottoposto di chiamarla alle sue responsabilità. Il giuda è colui che lavora all'interno della gerarchia orizzontale senza avere né rapporti privilegiati con la gerarchia né di sfruttare canali personali per la comunicazione. L'unica sua forza sta nel rivendicare le norme giuridiche che determinano i rapporti di lavoro. Normalmente, questo personaggio, viene odiato perché non si conforma alla gerarchia morale e tende a costringere la gerarchia a rispettare la norma richiamandola alle proprie responsabilità!

Il ruolo della gerarchia dei capi nella fabbrica è quello di organizzare il lavoro e le mansioni in tutte le fasi d'esecuzione. Quando la gerarchia è mancante di “capacità organizzative” delega al subordinato la soluzione dei problemi che vengono ingenerati dagli ordini dei capi.

Quando questo modo di operare si cristallizza ci si trova a dover affrontare una situazione sociale del gruppo di subordinati e semicapi in cui viene a formarsi un altro tipo di gerarchia determinata dalla capacità di risolvere i problemi ingenerati dagli ordini dei capi e della gerarchia della fabbrica. Si tratta della capacità degli operai di conoscere la fabbrica e di utilizzare, in funzione degli ordini ricevuti, sia i mezzi che le mancanze presenti nella fabbrica. Il gruppo pretende che il singolo si adegui e sottoscriva le imposizioni morali a fondamento del suo comportamento. Il singolo viene costretto psicologicamente ad accettare la gerarchia della conoscenza di fabbrica e viene da un lato intimidito dalla gerarchia orizzontale e dell'altra ricattato dalla gerarchia giuridicamente determinata quando mette in atto azioni soggettive per tentare di eseguire gli ordini. Quando il singolo individuo rifiuta le imposizioni morali e si rivolge ai capi pretendendo, come la struttura giuridica imporrebbe, la determinazione dei limiti dell'ordine, dei mezzi d'attuazione e dei tempi di svolgimento, si trova a dover affrontare, nella gerarchia orizzontale, un atteggiamento d'accusa da Giuda. La gerarchia orizzontale, che basa la sua forza sul controllo dell'esecuzione dell'ordine, si sente tradita in quanto la gerarchia giuridicamente costituita viene investita del dovere di soluzione del suo stesso ordine. La gerarchia orizzontale vede svelarsi i suoi “trucchi” e le sue “furbizie” ed è costretta a comportarsi in modo palese (responsabile) anziché ricorrere al sotterfugio.

Il terrore della gerarchia orizzontale è quella di essere scavalcata nel proprio potere dal nuovo venuto. Il nuovo venuto, chiedendo “Come eseguire l'ordine ricevuto!” da un lato mette la gerarchia giuridicamente determinata davanti alle proprie responsabilità e dall'altro toglie controllo alla gerarchia orizzontale.

Da un lato la gerarchia giuridicamente costituita scatena il sospetto nei confronti delle richiesta al fine di allontanare la minaccia di dover assolvere al proprio dovere di affrontare e risolvere i problemi ingenerati dai suoi ordini. Dall'altro lato la gerarchia orizzontale vede messo in discussione il proprio potere decisionale che ha acquisito nel risolvere soggettivamente i problemi ingenerati dagli ordini generici emessi dalla gerarchia di comando.

L'equilibrio che viene a generarsi fra gerarchia giuridicamente determinata e gerarchia orizzontale viene messo in discussione ogni volta che vengono modificati gli obiettivi che il lavoro deve raggiungere. Ogni volta che la gerarchia giuridicamente determinata deve modificare gli obiettivi da raggiungere e intende raggiungerli modificando l'organizzazione del lavoro.

In quel momento si genera uno scontro fra gerarchia giuridicamente determinata e gerarchia orizzontale in cui interviene il sindacato a mediare.

Il sindacato è un organo che media non fra lavoratori e gerarchia giuridicamente determinata, ma fra quest'ultima ed una gerarchia orizzontale che si vede messa in discussione ogni qual volta avviene una riorganizzazione del lavoro. Il compito del sindacato, all'interno della fabbrica, è quello di permettere alla gerarchia giuridicamente determinata di violare sistematicamente i diritto costituzionali dei lavoratori al fine di assicurare a sé stessa un diritto di prevaricazione che altrimenti non avrebbe. Il lavoratore vive nella fabbrica una situazione nella quale i suoi diritti costituzionali vengono sospesi. Cessa di essere una persona per diventare un elemento dell'ingranaggio che deve funzionare in barba ai propri diritti di soggetto sociale.

E il sindacato stesso lo indica come un giuda se non accetta che i suoi diritti siano violati e il lavoratore ricorre al magistrato del lavoro.


IL LAVORATORE E LA COSTITUZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA


L'organizazione mafiosa altro non è che il tentativo da parte della gerarchia orizzontale di imporre spazi di potere alla gerarchia giuridicamente determinata.

Le regole morali interne alla gerarchia orizzontale vengono imposte sul soggetto mediante una scala di violenze che vanno dall'intimidazione, all'emarginazione, allo svilimento delle mansioni, al sabotaggio delle sua mansioni di lavoro fino, nei casi più gravi, all'aperta intimidazione e, a volte, allo scontro fisico. Però l'azione è essenzialmente morale. Agisce sul piano emotivo e tende a produrre nel “collega” uno stato di frustrazione e di impotenza in modo da indurlo ad aderire alla gerarchia orizzontale e accettarne le regole per essere, a sua volta, accettato: omologazione!

La struttura sociale gerarchica di comando lo ha isolato. Da un lato non può rivendicare i propri diritti costituzionali come persona in quanto, da un lato la violazione dei suoi diritti implica dei capi di imputazione giuridici GRAVI: come attentato alla Costituzione! Dall'altro lato, la salvaguardia dei suoi diritti passa attraverso una struttura di selezione e di controllo che ne impedisce, di fatto, la rivendicazione. Si tratta del Sindacato che contratta e vende alla gerarchia di comando della fabbrica i suo essere un soggetto di diritto costituzionale e dall'altro l'organizzazione dell'Ordine degli Avvocati che di fatto, sia per ragioni economiche, sia per giustificazioni opportunistiche e criminali che LORO definiscono “etiche”, di fatto impediscono l'esercizio della GIUSTIZIA!

Su questa situazione di impotenza psicologica viene a costruirsi L'ORGANIZZAZIONE MAFIOSA!

Se siamo abituati a pensare la Mafia come all'organizzazione Siciliana che commette dei reati rappresentati in film e televisione, di fatto il suo modo di rappresentarsi e di esercitarsi nella società civile è un modello etico di violazione delle regole dello stato democratico e di negazione delle possibilità della persona di rappresentare sé stessa in base alle regole e alle leggi che alla persona sono state millantate.

Come avviene nella fabbrica nella quale vengono nascoste le regole della convivenza e dell'organizzazione del lavoro in modo da impedire al lavoratore di rivendicare i propri diritti, la stessa tecnica è stata mutuata dalla società civile in cui ai cittadini vengono nascoste le leggi per consentire al Magistrato di turno di beffarli, insultarli, denigrarli e perseguitarli.

Da questa imposizione di “mancata conoscenza” messa in atto dalla società civile, deriva la necessità psichica del soggetto di costruire una “comunità” di valori condivisi e nella quale, al di là del ruolo che riveste, quei valori siano riconosciuti come REGOLE CERTE NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI.

Fintanto che la società civile nasconderà le regole e le leggi ai suoi cittadini e impedirà loro di usare quelle leggi isolandoli attraverso organizzazioni di controllo che di fatto sono delle zavorre sociali volte alla commissione di reati, come l'ORDINE DEGLI AVVOCATI, e di negazione del diritto civile, le necessità che portano alla nascita delle gerarchie orizzontali moralmente determinate, nella società civile si trasformeranno SEMPRE in MAFIE.

E sono MAFIE non in relazione ai reati che commetteranno, ma per la separazione delle regole di vita che imporranno ai cittadini in dispregio delle regole socialmente Costituzionalmente determinate.

La costruzione di queste organizzazioni è una NECESSITA' EMOTIVA delle persone in quanto queste persone sono militarmente separate dal contesto sociale sia perché è stata sottratta loro la conoscenza delle leggi e dei principi giuridici (sostituiti con principi avversi alla costituzione come quelli della dottrina cristiana) sia perché vengono impediti fisicamente l'accesso alla giustizia. Vengono impediti sia da fattori economici, sia da fattori sociali che rivestono il carattere di oppressione e di disprezzo sociale come l'Ordine degli Avvocati, l'Ordine dei Giornalisti, il Consiglio Superiore della Magistratura (che applica, per decidere la sua azione, un principio della monarchia assoluta: “il magistrato può fare quello che vuole purché non porti scandalo”; ne consegue che soltanto chi ha i mezzi per presentare come scandalo l'attività di magistrati che commettono crimini nella loro attività, possono essere ascoltati dal Consiglio; le altre persone, in spregio alla norma Costituzionale, quando presentano istanze o lagnanze vengono ignorate, derise e offese. Si tratta dell'applicazione di una procedura cattolica [vale la pena di ricordare la sottomissione del Consiglio Superiore della Magistratura al crocifisso anziché alla Costituzione] come atto di eversione dell'ordine Democratico Costituzionalmente sancito!) con delle dinamiche di relazione interna finalizzate al mantenimento di un potere oligarchico all'interno di una società democratica: le telefonate Moggi e Pisanu dimostrano questo.

Un esempio d'attualità è quello del sindaco di Bologna Cofferati! Da un lato egli viola le leggi della società civile, disprezza la Costituzione e applica le norme che a lui convengono, come convengono e come gli fanno moralmente comodo. Per contro, accusa chi presenta dei bisogni, di praticare “l'illegalità”. Da un lato Cofferati per distruggere lo stato democratico assieme al vescovo cattolico di Bologna costringe i bambini in ginocchio a pregare davanti al crocifisso; dall'altro lato, alle persone, che quelli come Cofferati hanno privato della possibilità di rivendicare giuridicamente i propri diritti proprio per il fatto che quelli come Cofferati e il vescovo di Bologna li hanno costretti in ginocchio come bestie a pregare l'assassino in croce (commettendo il reato di apologia di Strage e inducendo l'idea di impunibilità), vengono mosse accuse di usare metodi illegali!

E' ovvio che esistono delle differenze di ordine giuridico fra quella che viene definita la grande mafia degli appalti o dei grandi traffici di stupefacenti e chi occupa le case sfitte. Ma sta di fatto che gli elementi che portano alla nascita dell'uno e dell'altro sono sempre gli stessi: la costruzione, ad opera dei Cofferati della società civile e delle oligarchie cattoliche come il vescovo di Bologna di impedire alle persone di diventare dei soggetti di diritto Costituzionale:

“ponete mille ostacoli alla vita

e la vita scoverà altre vie!

Colpite le emozioni degli uomini,

e queste si esprimeranno in modi diversi!

A che serve lamentarvi di ciò che vedete ora,

se avete distrutto ciò che avrebbe potuto essere?”


Marghera, 23 maggio 2006


Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 Marghera – Venezia

tel. 041933185

e-mail: claudiosimeoni@libero.it

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