LE IMMAGINI DELLA RELIGIONE ROMANA
relative al SENTIERO D'ORO
Chi parla della
Religione Romana Antica
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Marco Tullio Cicerone (106-43 a.c.)
Publio Virgilio Marone (70-19 a.c.)
Publio Ovidio Nasone (43 a.c.-17 d.c.)
Tito Livio (59 a.c.-17 d.c.)
Lucio Anneo Seneca (4 a.c.-65 d.c.)
Sono scrittori molto tardi. Rappresentano il prologo ideologico all'avvento dell'uomo dio dopo aver abbondantemente pescato a piene mani nella filosofia greca. La differenza fra il divenuto della religione romana, e della sua filosofia, e il divenuto della religione e della filosofia greca è che mentre la religione e la filosofia romana diventano parte degli individui e questi interagiscono con l'oggettività esistente, la religione e la filosofia greca è divisa in due parti, la filosofia per i dotti e le loro disquisizioni, la religione e gli dei per mettere in ginocchio il popolo.
Un esempio è la differenza fra la morale filosofica, patrimonio dei filosofi (vedi la morale Nicomachea, o l'oscuro della morale scettica, o la lettera sulla felicità di Epicuro, ecc.) dei greci, e il patrimonio delle Virtus della religione romana. Le virtù romane rappresentano la sintesi della morale romana costruite attraverso lunghi dibattiti e lunghe verifiche con l'oggettività. Ma sia Cicerone che Ovidio se ne scordano. Per loro le virtù romane altro non sono che divinizzazioni di astrazioni.
Non può essere diversamente, quando il dotto guarda dall'alto in basso il sudore del servo che gli prepara il cibo sopperendo alle sue incapacità. Che ne sa il dotto del potere e della personalità del Forno? Può solo prendere in giro il servo mentre con venerazione infila la farina mescolata nel forno rivolgendosi a questo con rispetto. Il dotto ha il pensiero, non si sporca le mani con l'esistente. Il dotto ignora le relazione esistenti fra l'Essere Umano e il mondo circostante, pertanto ignora sia il presente che il divenire. Per lui tutto è statico, fotografato dai processi del proprio pensato.
Cosa attraeva i dotti della morente repubblica romana? Gli scritti del pensiero greco sui quali potevano disquisire senza problema. Cicerone di problemi ne avrebbe avuti molti se avesse dovuto affrontare un Pale inferocito, il principio femminile della vita, Venere, Silvano, Giove o Nettuno. Avrebbe avuto molti problemi nell'affrontare la Coscienza di Tellus o quella di Nettuno o quella di Silvano, il suo pensiero era tanto strutturato da saturare tutto il suo essere. Il pensiero, padrone della ragione e dell'individuo soggiogato alla ragione. Dunque non poteva assolutamente alterare la percezione per relazionarsi con le Coscienze del circostante né, d'altro canto, manipolava la materia da prevedere una fusione fra la sua energia e la materia manipolata. L'unica cosa che gli rimaneva era l'articolazione del pensiero della ragione, una formidabile articolazione in quanto tutto il suo essere era concentrato in tale articolazione. Il pensato, che pensava se stesso, come tutto il pensato possibile da pensare. La ragione come assoluta saturazione dell'essere senza che questi abbia più possibilità di forzarne i limiti per ampliare l'arco del proprio pensiero.
Innanzi tutto è da osservare come questi cinque personaggi appartengano tutti all'ultimo secolo del periodo repubblicano e tutti nati dopo il periodo Sillano. Tutti appartengono al Comando Sociale e fanno tutti a gara per garantirne la sopravvivenza, sia pur con sfaccettature diverse. Nessuno di questi cinque personaggi è slegato al Potere di Avere del suo tempo. Nessuno di questi personaggi ha Libertà di pensiero se non nell'ossequio e nell'osservanza dei dettami del Comando Sociale.
CICERONE - in attesa che finisse la dittatura di Silla completò i suoi studi filosofici e retorici in Grecia. Difese i nobili siciliani dalle spogliazioni del pretore Verre. Era divenuto un edile una funzione degenerata. In origine gli Edili erano i veggenti al servizio della Crescita, Cerere, poi ebbero funzioni diverse. Nel tempio di Cerere si custodivano gli archivi della plebe. Divennero magistrati plebei per poi diventare coadiuvatori dei tribuni. Cicerone non era né l'uno né l'altro, si serviva della carica per carriera politica. Nemico dichiarato delle classi sociali più deboli fu accerrimo nemico di Catilina e il suo odio era tanto forte che dopo aver aizzato il Senato mise a morte i seguaci di Catilina senza processo (era terrorizzato che si scoprisse da che parte, in realtà, veniva il complotto). Si sottrasse alla punizione con un volontario esilio da cui fu richiamato non appena il Senato fu rimesso sotto controllo dai suoi alleati. Egli impose la filosofia greca ai romani e, dalla sua filosofia, i cristiani attinsero a piene mani. Tutta la sua attività politica fu prologo alla nascita del regime imperiale, non solo appoggiò Pompeo, ma soprattutto appoggiò Ottavio Augusto dopo la morte di Cesare.
Cicerone, era il Comando Sociale.
OVIDIO - era un farfallone di corte. Le sue opere erano adulazioni amatorie e, il suo fare, era brillante per entrare nelle grazie dell'imperatore. Da questi fu esiliato a Tomi per ragioni che non furono mai spiegate. Dal suo esilio scrisse varie cose e fra le altre una supplica all'imperatore per rientrare a Roma. I suoi scritti religiosi consistono essenzialmente nei 15 Metamorphosen libri derivando l'idea dai poeti alessandrini e dalla mitologia greca.
Non era Comando Sociale, ma servo sciocco del Comando sociale, e la sua lirica era volta ad ingraziarsi i favori del Comando Sociale.
VIRGILIO - Apparentemente è un poeta puro, in realtà dopo la battaglia di Filippi nel 42 a.c. il podere paterno gli fu confiscato per la distribuzione delle terre ai veterani; grazie all'interessamento di Ottaviano (poi imp. Augusto) fu indennizzato con un podere presso Nola (Napoli) e da allora ebbe inizio la sua riconoscenza, e la sua devozione, verso il futuro imperatore.
Virgilio era dunque un servo del Comando Sociale. I suoi studi sulla mitologia greca servirono per dare un alone di divinità all'Essere Umano che voleva essere adorato come dio.
LIVIO - E' staccato dalla gestione del Comando Sociale, ma ne è parte integrante. Anche se ha parteggiato per Pompeo nella guerra civile Augusto lo utilizza come consigliere. Il suo ideale è l'esaltazione della grandezza di Roma. Ma non è la Roma in Sé, è la Roma conquistatrice, la Roma che fonda l'impero con l'aiuto della provvidenza divina. La sua storia è una specie di prologo all'avvento dell'imperatore e sarà utilizzata dai cristiani come prologo all'avvento di Roma come capitale del mondo cristiano.
Livio serve il Comando Sociale non per denaro come Virgilio, non per sete di Comando Sociale come Cicerone, ma per adesione ideale a quella grandezza. Egli è il cantore delle prodezze del Comando Sociale.
SENECA - Egli è il Comando Sociale sia come istruttore di Nerone che come senatore. Dal punto di vista filosofico è allievo dello stoicismo greco, discepolo di Attalo e Sozione. Prese parte agli intrighi di corte e, subendo le accuse di Messalina fu inviato in esilio in Corsica. Fu istruttore di Nerone che sospettando la sua complicità con la congiura di Pisone lo costrinse al suicidio. Seneca aveva già elaborato i principi che arrivarono ad ispirare l'arrivo del cristianesimo. Dal punto di vista filosofico era contrario alla schiavitù, ma come istruttore di Nerone non fece nulla per la sua abolizione (anche se non era di fatto possibile). Egli insegnò a Nerone come diventare imperatore.
In tutte queste figure non troviamo nessuna che abbia parlato della religione di Roma in posizione antagonista al Comando Sociale o almeno una dignità in Sé senza dipendere dal Comando Sociale stesso. Questo era dovuto dal fatto che la religione di Roma nasce dal fare degli Esseri Umani. I veggenti che formarono tale religione erano veggenti Etruschi, Oschi, Sabini, Sanniti ecc., ma non erano figure staccate dalla popolazione erano la popolazione. Dunque non necessitava un padrone delle immagini, è vero che il Comando Sociale se ne appropriava, ma non ne distorceva l'immagine fino a quando non venne in contatto con la religione greca che impose la propria lettura delle immagini. Anche se molti dei si assomigliano come attribuzioni, non sono la stessa cosa, a Roma non esiste l'umanizzazione della divinità se non come raffigurazione, e la maggior parte degli dei romani non ha nessun mito e nessuna leggenda.
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Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Piaz.le Parmesan, 8
30175 Marghera - Venezia
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