LE IMMAGINI DELLA RELIGIONE ROMANA

relative al SENTIERO D'ORO

GIANO

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Fondato nel passato; radicato nel presente; proiettato nel futuro. Questo Essere è Giano e quanto simboleggiato da questa triade.

La trasformazione in relazione al passaggio del tempo e al susseguirsi dei mutamenti.

Giano è il personaggio che non si ferma; non ha tempo per riflettere in quanto costantemente proiettato nell'attimo seguente.

E' l'attimo seguente che rivela a Giano le opzioni del suo fare nel presente ed egli sceglie, agendo, grazie agli strumenti che si è dato nei momenti passati.

Non è il passato che costruisce e determina il fare nel momento presente ma è bensì il futuro ad indicare e determinare il fare nel momento presente mentre il passato si limita a fornire i mezzi per l'azione.

La stessa azione nel presente ha come scopo espandere l'individuo fornendogli mezzi attraverso i quali meglio poter scegliere fra le opzioni presentate.

Giano, dunque, vive il futuro e i cambiamenti che verranno dopo essersi costruito attraverso le scelte nei momenti passati.

Per il fatto di vivere il futuro, o i futuri possibili, Giano può scegliere, in base alla propria volontà, quale di quei futuri rendere presente.

Giano non si volta mai indietro per guardare cosa ha perso o dove ha sbagliato. Il suo sguardo rivolto al passato indica la sequenza dei mutamenti da cui proviene; il suo sguardo rivolto al futuro indica la direzione nella quale è proiettato; il suo fare nel quotidiano indica la qualità del suo cammino.

Giano è un Essere slegato dalla costrizione del tempo. Se a lui necessita può concentrare l'Attenzione nel tempo che fugge come può concentrarla nel tempo che gli viene incontro. L'unica cosa che non può fare è omettere il fare nel tempo presente.

Passato e futuro sono soltanto delle astrazioni: il primo è dentro la nostra pelle, nel secondo, possibile, proiettiamo la nostra percezione. L'uno e l'altro hanno ragione di essere soltanto nel presente.

Nel passato si perdono gli Esseri Umani sconfitti quando ricordano il "buon tempo antico"; nei futuri possibili si perdono i sognatori nutriti di illusioni. Solo l'Essere Giano è radicato nel presente usando passato e futuro per costruire il proprio divenire.

Solo l'Essere Giano, con la forza di Carna, agisce nel presente mettendo passato e futuro al proprio servizio.

Giano è una Grande Forza. Una Linea di Tensione viva che attraversa l'intera Specie Umana e dalla quale la Specie Umana attinge Energia Vitale.

Giano è l'Essere Umano che, tentando di superare i limiti della sua fisicità, dà l'assalto al cielo della Conoscenza e della Consapevolezza. Un Essere Umano conscio di come e quanto il suo fare incidi sui mutamenti futuri e, conscio, del sentiero che lo ha portato ad essere ciò che è.

Il fare nel presente del singolo Essere Umano si mescola e si compone col fare dell'insieme degli Esseri Umani che, attraverso questo fare, costruiscono il futuro.

Non è il fare di chi è costretto ad agire in base a scelte non sue ma costrette da imposizioni alle quali non è in grado di sottrarsi, ma il fare dell'Essere Umano che, giorno dopo giorno, ha costruito sé stesso ampliando il ventaglio delle opzioni all'interno delle quali poter scegliere. E' l'Essere Umano che non si limita a subire l'oggettività, ma in questa vi riversa la propria volontà in funzione della costruzione del proprio futuro.

Un Essere Umano capace di estendere le ali della percezione risalendo i futuri possibili in base alle sue scelte e che ha costruito attraverso mille sfide superate nel passato. Giano è la personificazione del fare attraverso il quale un Essere Umano si trasforma in un Essere Luminoso al di là del Sistema Sociale o della situazione in cui opera.

L'Energia costituente Giano è l'Energia di chi agisce per costruire il futuro; la forma di Giano è la sua trasformazione attraverso i mutamenti; la sua funzione è l'azione nel quotidiano finalizzata alla costruzione del futuro.

Quando i Sabini, scalando il Campidoglio, stavano per conquistare Roma Giano fece scaturire una fontana di acqua calda facendoli fuggire. Quale futuro sarebbe stato costruito qualora i Sabini avessero distrutto Roma? Fra due possibili futuri, quel Giano, scelse un futuro, ed agì in quel presente al fine di costruire questo futuro.

I Romani lasciavano la porta aperta del tempio di Giano affinché costui potesse intervenire quando essi erano in guerra per aiutarli.

Aiutarli in cosa? A vincere?

No!

Aiutarli a costruire il futuro quando le condizioni nell'oggettività (la guerra appunto) metteva nell'incertezza lo sviluppo del futuro.

Ci pensano uomini vuoti a distruggere il futuro.

Seneca non avrebbe mai osato scrivere un poema burlesco con Giano protagonista di una difesa dell'Imperatore Claudio trasformato in zucca se le tensioni nel futuro non si fossero attenuate come fine del fare degli Esseri Umani di quel tempo.

Quando si agisce per conservare il presente, quando ci si rifugia nei ricordi del passato, inizia lo svilimento dell'Energia Vitale di Giano e quel popolo diventa preda di tutte quelle forze che erano in agguato per distruggerlo.

Riflettendo una tendenza del proprio tempo Seneca snobba Giano riducendolo alla stregua di un buffone di corte col quale divertirsi e, così facendo, snobba ed avvilisce la tensione degli Esseri Umani proiettata nel futuro. "Ma chi te lo fa fare di pensare al futuro, di lavorare ed impegnarti, pensa al momento presente, sei uno stupido ad agire in funzione del domani; arraffa finché puoi!"

Quando il fare non è funzionale a costruire il futuro è funzionale a distruggere il presente.

E può distruggere il presente soltanto ancorando l'Attenzione degli Esseri Umani al passato.

Si potrebbe dire, anche se ciò è riduttivo, Roma fu grande fintanto che le porte di Giano si aprivano e, con esse, il cuore degli Esseri Umani; Roma cessò di essere grande quando il cuore degli Esseri Umani si chiuse al futuro permettendo ai cristiani, e chi per loro preparava il terreno, di seminare miseria ancorando l'Attenzione degli Esseri Umani al passato negando loro ogni futuro se non quello di asservimento nella miseria.

L'Attenzione concentrata sul futuro non è un'Attenzione bloccata in quanto il futuro in sé non esiste se non come proiezione del percepito del presente e del divenuto dal passato. Ogni variabile modifica quel futuro, ogni azione; dunque l'Attenzione non può essere prigioniera del futuro ma libera di spaziare nei futuri possibili permettendo al soggetto opzioni nel presente al fine di giungere al futuro migliore percepito dal soggetto stesso.

In questo sta la grandezza di Giano, in questo consiste l'ETA' DELL'ORO. Fintanto che gli Esseri Umani hanno l'Attenzione nel futuro possono agire soltanto per migliorare il presente in funzione del miglior futuro concepibile.

Quando gli Esseri Umani vengono costretti a concentrare la loro Attenzione nel presente sono costretti ad arraffare, appropriarsi di quanto esiste in quanto questa è la loro unica possibilità di sopravvivenza. Costoro, senza più futuro, vogliono toglierlo anche agli altri Esseri Umani.

"Ecco, ora non hai più futuro, ma tu dammi la tua vita e io ne faccio ciò che voglio dopo, se me la darai senza resistere, dio, che mi ha delegato come tuo padrone, ti consentirà di accedere al paradiso dove gli schiavi potranno vivere in ozio senza lavorare." Questo è il moto dei cristiani dopo che per essi molti già lavoravano (leggi Cesare Augusto e Company) per strappare il futuro dagli occhi degli Esseri Umani!

Quando non c'è più tensione verso il futuro c'è saccheggio del presente e nostalgia del passato. Per saccheggiare il presente è necessario distruggere la tensione verso il futuro; accecare gli occhi che lo vedono e far piangere i cuori di nostalgia per il passato.

Per distruggere il presente è necessario uccidere Giano.

Per ridurre i popoli in miseria e sottometterli è necessario uccidere Giano.

Aprire le porte del tempio affinché Giano soccorra gli Esseri, mentre costoro affrontano le contraddizioni dell'esistente, per poter costruire un futuro è importante, ma aprire i cuori nella speranza del divenire è diventare Giano che, scuotendosi dalle catene, afferra il futuro nelle proprie mani.

Giano è una divinità dei popoli Italici e dell'Antica Roma. Il DIO stava ad indicare l'Essere, qualsiasi Essere della Natura, che, nato e costruitosi nel passato agiva nel presente per costruire il futuro. L'idea che questa fosse una forza importante nella costruzione degli Esseri Umani era un'idea molto antica e fondamento dell'ideale umano del sacro. Interessante, nel passo che vi riproduco, l'idea dell'inizio del tempo in cui ciò che è unito "il disco giallo in campo nero" si separa e le forze della vita iniziano il loro cammino nell'eternità. Dove la vita nasce da una disgregazione che da origine al "primo DIO" e non dalla creazione di un dio pazzo cretino. E' dalla disgregazione, dal Big Bang che si origina la vita attraverso successive trasformazioni e gli DEI sono la vita. Questo testo del primo secolo d.c. dimostra come le idee degli antichi erano ben diverse dall'infantilismo cristiano e avevano chiaro il concetto di trasformazione dal quale era divenuto il presente. Grande fu la violenza usata dai cristiani per costringere gli uomini a pensare che il mondo fosse creato dal nulla da un pazzo deficiente.

Proviamo a leggere cosa scrive nel primo libro dei Fasti Ovidio:

 

Mi chiamavano Caos gli antichi, - ch'io sono antica divinità -;

vedi quali remoti eventi io stia celebrando.

Quest'aria traslucida e i tre restanti elementi,

il fuoco, l'acqua e la terra, costituivano un solo coacervo.

Appena tale massa si disgregò per la discordia dei corpi componenti,

separata andò a collocarsi in nuove sedi.

Il fuoco salì in alto, lo spazio vicino tolse

l'aria, la terra e il mare posarono in un luogo intermedio.

Allora io, che ero stato di forma sferica, molle

informe, mi ridussi nell'aspetto e nelle membra degne d'un dio.

E anche ora è piccolo segno dell'antica confusa figura

il mio apparire lo stesso avanti e dietro.

Ascolta qual sia la causa della forma che chiedi,

e insieme, come tu l'abbia appresa, quali siano i miei compiti.

Quando vedi ovunque, il cielo, il mare, le nubi,

le terre, tutto si chiude e s'apre per mia mano.

Presso di me è la custodia del vasto universo, il diritto

di volgere i cardini è tutto in mio potere.

Quando mi piace trarre dalla quiete del tempio di Pace,

ella cammina libera per vie ininterrotte.

Il mondo intero sarebbe lordato da mortifero sangue

se robuste sbarre non tenessero rinchiuse le guerre;

insieme con le miti Ore custodisco le porte del cielo,

e il fatto che Giove stesso ne esca e ne rientri è nelle mie mansioni.

 

Perciò sono chiamato Giano; e quando il sacerdote mi offre

la focaccia di Cerere e il farro misto a sale,

riderai dei nomi: ora infatti mi chiamerà Patulcio,

e ora Clusio secondo le formule sacrificali.

Certo la rozza antichità alternando i due nomi

volle indicare i miei diversi uffici.

Ti ho detto i miei poteri; ora apprendi l'origine

della figura, sebbene ormai tu stesso la veda in parte

 

Tratto da Publio Ovidio Nasone “I Fasti” traduzione a cura di Luca Canali editore Rizzoli

 

 

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Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

tel.041933185

E-mail claudiosimeoni@libero.it

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