Claudio Simeoni
DISCORSO
SULLA
LIBERTA', LIBERO ARBITRIO E L'UNO
ATTRAVERSO IL COMMENTO DI ALCUNE PARTI DELLE ENNEADI DI PLOTINO!
Dal VI° libro dell'ENNEADI – 8^ parte!
VOLONTA' E LIBERTA' DELL'UNO
Sesta parte:
Soltanto l'immateriale è libertà!
Si può partire da questa
affermazione soltanto all'interno del concetto di Potere di Avere. Dove
anche il concetto di Libertà non è inteso per sé stesso, cioè
come manifestazione dell'individuo nel mondo in cui vive, ma è inteso come
capacità dell'individuo di possedere dei mezzi che in questo caso sono la
rottura delle limitazioni imposte da quanto egli è. In pratica si immagina quanto egli sarebbe se... ignorando, di fatto,
quanto conduce a...
Considerando il Libero Arbitrio come
manifestazione della volontà del soggetto nell'oggettività in cui vive, e
pertanto con le limitazioni nel suo esercizio imposte sia dalla qualità del
divenuto del soggetto sia dai rapporti di potere esistenti nell'oggettività
stessa, dobbiamo riconoscere pure che le Virtù del soggetto altro non sono che le limitazioni all'esercizio soggettivo del Libero
Arbitrio e limitazioni della sua libertà.
Cosa sono le Virtù in Plotino? E, più in generale, che cosa sono le Virtù?
Le Virtù sono le imposizioni che un
soggetto fa a sé stesso per limitare l'esercizio del proprio Libero Arbitrio in
funzione di volontà diverse dalla sua. Il soggetto rinuncia a parte della
propria volontà per asservirsi ad una diversa volontà. La Virtus
Romana era un attributo molto apprezzato nei militari romani in
quanto questi individui rinunciavano ad esercitare la propria volontà
per mettersi al servizio della volontà dello Stato Romano.
Dal punto di vista della morale e della
religione monoteista, la virtù è la rinuncia di un soggetto alle proprie
pulsioni e il dominio della morale esterna sulle tensioni che dal soggetto
premono per l'espansione verso l'esterno. La volontà attribuita al dio padrone,
all'Uno, quale morale che indica la via del bene viene
imposta al soggetto che, attraverso la virtù, la impone sui suoi moti dello
spirito e le tensioni che da dentro di lui spingono per esprimersi. Da qui il considerare le tensioni che pervadono l'individuo come
elementi che si contrappongono al bene, alla morale imposta dal dio padrone o
dall'Uno e che pertanto devono essere represse attraverso l'esercizio della
virtù. Afferma Plotino: “La virtù
e l'Intelligenza non hanno padrone: l'Intelligenza è in sé stessa e la virtù vuole essere in sé stessa e dirige l'anima perché sia buona,
e fino a questo punto essa è libera e rende libera l'anima.” Appare
evidente l'aggregazione delle preposizioni di Plotino al Potere di Avere, al possesso come riferimento
del concetto di libertà. Siamo infinitamente distanti, direi anni luce,
dall'Eros che scioglie i legamenti o che spezza le membra nella costruzione
della Libertà! Con Plotino siamo all'interno del
concetto del Potere di Avere dove la virtù, che viene
rappresentata come libera, si impadronisce dell'anima, delle sue tensioni e
delle sue pulsioni, per dirigerla verso il bene. Dice Plotino:
“Ma quando le piombano addosso le passioni
fatali e le azioni, le virtù che è a custodia dell'anima non aveva affatto
progettato che esse insorgessero e tuttavia, anche allora, essa continua a
conservare il suo libero arbitrio e riporta anche allora i suoi atti a sé
stessa; essa non si subordina alle cose e non sempre salva “colui che è
in pericolo”, ma, se le sembra giusto, lo abbandona e ordina di rinunciare
alla vita, agli averi, ai figli, alla patria stessa perché ha di mira la sua
onestà e non l'esistenza delle cose che sono sotto di lei: perciò la
spontaneità delle azioni e il libero arbitrio non si riportano né all'attività
pratica né a quella esteriore, ma a un atto intimo, a un pensiero e a una
contemplazione che appartengono alla virtù stessa.” Vediamo con Plotino che il concetto di virtù viene
estraniato dall'attività pratica della vita e delle pulsioni dell'Essere Umano
per diventare una rappresentazione dell'Intelligenza, cioè dell'Uno all'interno
del singolo Essere Umano. Dove la Virtù, a guardia delle pulsioni dell'anima,
tenta di dominare l'Essere Umano per ridurlo ad una condizione morale
aprioristicamente imposta.
Cosa fa dunque la virtù? Chiude l'Essere Umano in un
vicolo grigio che dovrebbe condurre verso il bene quale espressione
dell'Intelligenza. Toglie all'Essere Umano il BENE inteso come manifestazione
delle sue tensioni e delle sue passioni nell'oggettività per piegarlo al MALE inteso
come modello aprioristico imposto dall'Intelligenza, dall'Uno o dal dio
padrone.
La virtù non è in grado di esercitare il
proprio libero arbitrio perché non lo esercita per sé stessa, non è un ente che
si espande, ma esercita il possesso dell'individuo affinché sottraendosi dalle
tensioni e dalle pulsioni che spingono per esprimersi nel mondo, aderisca al bene imposto dall'Uno al quale deve uniformarsi.
La virtù manifesta il possesso dell'individuo, non il libero arbitrio. Il
libero Arbitrio è oggetto contrapposto alla virtù in quanto
il Libero Arbitrio mal tollera le costrizioni nel suo esercizio. Il soggetto lo
manifesta, ma nel manifestarlo è costretto a tener conto di tutte le
limitazioni che all'esercizio del suo libero arbitrio pone sia
l'Oggettività nel suo insieme sia l'esercizio del Libero Arbitrio che è stato
manifestato nello spazio e nel tempo fin dall'origine dei mutamenti.
L'Intelligenza stessa, come formulata da
Plotino, non manifesta il proprio Libero Arbitrio, ma
manifesta il possesso degli individui che attraverso la Virtù devono uniformarsi al grigio sentiero che porta al bene
rappresentato da essa stessa. L'insorgenza delle pulsioni e delle tensioni
nell'individuo è visto come una forza che rompe il
controllo della virtù, ed è corretto, in quanto le passioni travolgono i grigi
confini che l'Intelligenza ha messo a guardia del suo possedimento all'interno
dell'individuo mediante la Virtù. Cosa diversa è
l'accettazione, da parte dell'individuo, alla rinuncia ad alcune tensioni e ad
alcune pulsioni (o alla relativa risposta a queste) per mettersi al servizio
della specie cui appartiene o del Sistema Sociale di cui è parte o dello Stato.
Quando questo avviene, l'individuo non può essere
considerato un oggetto di possesso da parte della Specie, del Sistema Sociale e
dello Stato. Se l'individuo ha messo a guardia a parte di sé stesso delle Virtù
cui sottomettersi, così deve fare la Specie, il Sistema Sociale o lo Stato nei
suoi confronti!!! La VIRTUS non è attività a senso
unico, ma è un fare a due sensi dove quanto ha rinunciato l'individuo deve
essere compensato dai vantaggi che all'individuo concede l'oggetto per il quale
l'individuo ha rinunciato! La VIRTUS della Specie, la VIRTUS del Sistema
Sociale, la VIRTUS dello Stato è elemento centrale affinché l'individuo accetti
una VIRTUS nei loro confronti.
Questo viene
ignorato da Plotino in quanto egli appartiene a
quella gestione dell'individuo che considera l'Intelligenza capace di
esercitare il proprio Libero Arbitrio attraverso il possesso del soggetto e la
Virtù quale manifestazione di questa nell'assicurarsi il controllo
dell'individuo. Una virtù che deve combattere contro le passioni e i desideri
degli individui in quanto le passioni, le emozioni e
le tensioni dei desideri sono in grado di travolgere ogni virtù sciogliendo i
legamenti che bloccano l'espressione dell'individuo nell'oggettività.
Anche il concetto di Libertà di Plotino
è un concetto legato al proprio immaginario. La Libertà per Plotino è legato all'Intelligenza, all'Uno di cui
dice: “L'Intelligenza contemplativa è libera in quanto l'opera sua
non dipende affatto da un altro: essa è rivolta tutta a sé stessa e la sua
opera è Lei stessa; essa riposa nel Bene ed è priva di bisogni, è piena di sé e
vive, diciamo così, secondo la sua volontà; la sua volontà è il suo pensiero,
il quale è chiamato volontà perché è conforme all'Intelligenza: ora la volontà
vuole il Bene, e il pensare dell'Intelligenza è veramente nel bene.
L'Intelligenza possiede quello che vuole la sua volontà, la quale, in quanto così lo raggiunge, diventa pensiero.”
Cortocircuitando l'immaginario su sé stesso si ha la soluzione dell'immaginato
nell'immaginato stesso! Nulla che rientri nella vita se non
quanto distrugga la vita e sia funzionale alla distruzione della vita.
La vita, espressione come noi la conosciamo, viene
privata della sua capacità di esprimere nous, viene
privata della sua volontà, viene privata dei suoi bisogni e delle sue tensioni,
viene privata del senso del bene per innalzare un immaginario che definisca la
vita stessa e che nulla deve alla vita in quanto è artefice e padrone della
vita. Solo che quanto si attribuisce alla libertà di quest'immaginato è illusione del soggetto che nella
quotidianità ha rinunciato a praticare la propria Libertà. Quanto
immagina Plotino è quanto Plotino
ha sottratto alla propria vita quotidiana.
Proviamo a constatare
la prima cosa che teme Plotino: i propri bisogni, le
proprie tensioni. A quei bisogni e a quelle tensioni egli non è in grado di
attribuire dei caratteri di Bene. Anzi, lo disturbano,
ed ecco allora immaginare un Uno sottratto dalle
necessità e dai bisogni a cui egli è sottoposto. Con cosa Plotino
immagina che l'Uno riempia la “sua anima”? Con sé stesso. E'
un'affermazione che non dice assolutamente nulla se non quale rappresentazione
del nulla. L'assenza dei bisogni e dei desideri è un
anelito che si sviluppa fra gli Esseri Umani quale espressione della loro
incapacità ad affrontare la vita quotidiana. Imporre questo concetto significa
far diventare trionfante a livello universale quella che in realtà è la
sconfitta nel quotidiano. Dice Plotino: “Dal
momento che io non so far fronte ai miei bisogni, ai miei desideri, ai miei
moti dello spirito che tanto mi turbano, che tanto mi massacrano vorrei che ci
fosse qualcuno in cui quei moti dello spirito cessassero.”
Solo che quei moti dello spirito, quelle passioni hanno costruito ciò che tu
sei, ti hanno portato ad elaborare quanto elabori, se poi quei moti dello
spirito hanno costruito la tua sconfitta che tu esprimi nella tensione
dell'assenza dei bisogni, questo è un altro problema. E' la manifestazione
della tua sconfitta, del tuo desiderio della pace dei sensi che proietti su un
immaginario Uno a cui attribuisci quanto desideri.
Associare a questo la volontà come
manifestazione dell'assenza dei bisogni è azione non solo
ardita, ma sotto certi aspetti ridicola. Come è
ridicolo far esprimere volontà nel pensiero. Volontà è tale perché è azione
materiale del soggetto. O il pensiero è manifestazione
materiale del soggetto o il pensiero in sé non può essere concepito da un
individuo se non come proiezione immaginata della sua attività mentale. Dal
momento che l'attività mentale di un individuo è un parlare continuo della ragione è assurdo pensare un'Intelligenza la cui attività
creatrice è quella del pensiero che contempla sé stesso.
Se non accettiamo il concetto di Libero Arbitrio
nell'attività di possesso, dobbiamo necessariamente accettare un concetto di
Libero Arbitrio nell'attività di sviluppo di un soggetto date condizioni
determinate. Sottraendo il Libero Arbitrio all'attività di possesso sottraiamo il concetto di Libero Arbitrio quale attività
dell'Uno. L'Uno, come espresso da Plotino non ha le
prerogative per esercitare il Libero Arbitrio in quanto
non esercita nous teso alla trasformazione di sé
stesso, ma esercita sé stesso e, nell'esercitare sé stesso, pretende di imporre
la virtù con la quale impedire agli Esseri di esercitare loro stessi.
Diventa assurda l'affermazione secondo
cui soltanto l'immateriale è libertà, ma diventa corretto affermare che
LIBERTA' è esercitata da ogni Essere che organizza sé stesso per sviluppare il
proprio Libero Arbitrio: l'adattamento soggetivo alle
variabili oggettive in cui vive spinto dalle proprie
tensioni, dai propri desideri e dalle proprie passioni.
Questo è LIBERTA': non c'è LIBERTA' nell'Uno di Plotino come non c'è LIBERTA' negli Esseri che subiscono la virtù dell'Uno!!!
N.B. Le citazioni di Plotino sono prese dalla traduzione di Giuseppe Faggian ed. Bompiani!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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