Capire il significato dei Salmi della Bibbia

 

Salmo N. 16 (15)

 

Fedelta’ giuliva dello schiavo al suo dio padrone

o

Il dio padrone mia parte di eredita’

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Per parafrasare il Salmo 16 (15) bisogna mettersi nei panni dell’individuo impotente davanti alla vita. Un individuo che ha rinunciato alla responsabilità nella propria vita l’ha sostituita con l’obbedienza ad un dio padrone. Un individuo “uso obbedir tacendo” che trae piacere nell’obbedire.  Un individuo che è convinto di diventare eterno mediante la rinuncia alla propria vita. Un individuo che antepone l’obbedienza al dovere responsabile che la vita gli impone. Un simile individuo deve delirare dell’unione con un padrone onnipotente che trasformi in potenza la sua impotenza. Nel Salmo 16 l’individuo si congratula con sé stesso per aver scelto la schiavitù. Una schiavitù che paga con la vita eterna. Questo schiavo è consapevole di aver distrutto la propria possibilità di trasformarsi in un dio e, come tutti i falliti, anela all’intervento del padrone che ponga riparo al suo fallimento: se gli togli il padrone, rimane consapevole dell’assoluto fallimento. Il padrone, spacciando la speranza come una dose di eroina, lo mette al riparo dalla consapevolezza di aver fallito.

 

 

 

La versione esoterica

del Salmo 16 (15)

 

 

Proteggi la mia impotenza o dio padrone

in te mi rifugio.

Ho detto al mio padrone: “Tu sei il mio dio padrone,

se non sono posseduto da te sono disperato”.

Per tutti i servi del padrone che sono sulla terra,

schiavi affezionati, è tu, il padrone mi ispira nobile sottomissione.

Siano maledetti coloro che seguono altri Dèi:

io no berrò dalla loro coppa della libertà,

né pronuncerò con le labbra i nomi di libertà egli Dèi.

 

Il dio padrone è la mia parte di eredità:

la mia vita è nelle mani del mio dio padrone.

Sono fortunato ad essere schiavo del dio padrone,

magnifico è aver rinunciato alla mia vita

per essere il suo schiavo.

Benedico il dio padrone che mi esorta

all’obbedienza e alla sottomissione,

anche di notte mi induce a sottomettermi a lui.

Ai miei interessi e desideri,

antepongo gli interessi e i desideri del mio dio padrone,

egli sta alla mia destra e mi sollecita ad obbedirgli.

Il mio cuore è felice di essere schiavo,

esulta la mia anima sottomessa,

mentre il mio corpo distrugge la sua vita

per la gloria del dio padrone.

 

O dio padrone, per il tuo piacere mi abbandonerai

nel sepolcro;

per il tuo piacere mi hai privato della mia eternità;

ma so che tu ami il tuo schiavo devoto.

Mi hai indicato il sentiero della distruzione

costruito nell’obbedirti,

la tua gioia è piena della mia schiavitù

di cui tu provi dolcezza senza fine mentre ti nutri,

consumandola, della mia esistenza.

 

 

La versione essoterica

che nasconde l’aspetto esoterico

del Salmo 16 (15)


 
  
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
 
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.
Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
 
perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Salmo 16 (15) è il salmo dello schiavo che abbevera la sua impotenza nell’esistenza creando un’unità con l’onnipotenza in un delirio illusorio che gli consente la sopravvivenza nella schiavitù. Uno schiavo che sospetta di aver rinunciato a diventare eterno e che per questo, disperato, confida nel dio padrone. Si tratta dell’ideologia dello schiavo quando manca la consapevolezza della possibilità di vivere in maniera diversa nella società.  Lo schiavo che delira della giustezza del suo stato: come piaceva ad ebrei e cristiani.  Una gioia nella schiavitù che legittimava il possesso dell’individuo da parte di dio e dei suoi rappresentanti.

18 settembre 2011

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

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