La teologia della carità

nell'enciclica Caritas in Veritate

Claudio Simeoni

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La carità come atto di dominio

 

La teologia della carità è uno dei punti centrali del cristianesimo e del cattolicesimo nel nostro caso.

Il termine "carità" deriva dal latino e significa "affetto", con la derivazione da carus "caro".

Il termine viene usato nella teologia cattolica e premesso ad ogni testo cattolico che abbia delle implicazioni sociali.

Che cos'è la carità nel cattolicesimo? E' una delle tre virtù teologali, quella per cui amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi, per amore di Dio.

La carità non ha come soggetto l'uomo, ma Dio. L'uomo è oggetto di carità nella misura in cui Dio lo beneficia del suo amore chiedendo al'uomo di rispondere con la fede e la speranza.

Paolo di Tarso, nella lettera agli Efesini scrive:

"Sicché cristo per la fede abiti nei vostri cuori: e voi, ben radicati e fondati nell'amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza , l'altezza, e la profondità, e conoscere la carità di cristo che supera ogni conoscenza affinché siate ripieni della pienezza stessa di dio." Paolo di Tarso, Efesini 3, 17-19

Nel catechismo della chiesa cattolica si indica la relazione fra il cattolico e la carità nel suo rapporto con dio:

"La fede è un dono che dio fa all'uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile, san Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: "Questa è la raccomandazione che rivolgo, o Timoteo, figlio mio, in armonia con le predizioni già fatte a tuo riguardo, affinché, sostenuto da esse, tu combatta la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza: per averla ripudiata , alcuni hanno fatto naufragio nella fede; fra questi vi sono Imeneo e Alessandro, da me abbandonati a Satana, perché imparino a non bestemmiare più." (1 Tim 1, 18-20). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la parola di dio; dobbiamo chiedere al padrone di accrescerla; essa deve operare [cita Galati 5 che dice:] "Di nuovo dichiaro a chiunque si fa circoncidere, che egli è tenuto all'osservanza di tutta la legge. Voi che cercate la giustificazione nella legge, vi siete separati da cristo, siete decaduti dalla sua grazia. Noi, invece, per mezzo dello spirito e in forza della fede, aspettiamo con sicurezza il premio che la giustizia ci fa sperare. In cristo Gesù, infatti non contano né circoncisione né incirconcisione, ma soltanto la fede operata per la carità" (Paolo di Tarso, Lettera ai Galati 5, 3-6), essere sostenuta dalla speranza ed essere radicata nella fede della chiesa." Il Catechismo della Chiesa Cattolica ed. Leonardo, 162.

La carità va oltre la legge; sottrae l'individuo alla legge.

Se dal punto di vista storico la sottrazione di Paolo di Tarso dalla sottomissione alla legge sembra che si riferisca alla legge mosaica, in realtà si tratta del concetto teologico di sottrazione dell'individuo alla legge oggettiva. Alla legge sociale per poterlo legare, con un rapporto intimo e privilegiato, alla setta legata a Gesù come figlio unigenito del dio creatore. E' il concetto teologico secondo cui l'oggettività della legge sottrae a dio l'arbitrio della sua carità. Come dio non può sottostare alla legge o a regole sociali, così il cristiano, per mezzo della carità operata mediante la fede e per conto di dio, si sottrae alla legge. Non deve più obbedire alla legge, ma a dio. Per il cristiano la giustizia non è quella determinata dalla legge, e per estensione dalle regole sociali, ma è determinata dalla soggettività di dio che, mediante la carità, opera soggettivamente al di là e al di fuori della legge. Per il cristiano, come dice Paolo di Tarso, la giustizia non consiste nel rispetto delle leggi, ma nel "fare la volontà di dio" al di fuori e al di là delle leggi. La giustizia, che fa sperare Paolo, non è il rispetto della legge, ma l'ingiustizia con cui ha violato le leggi in funzione della "fede operata per la carità".

Per questo motivo i santi cattolici, anche se sono degli assassini dal punto di vista della società civile, come Padre Pio, diventano santi cattolici: hanno assassinato per rispondere alla carità di dio; all'amore del loro dio affinché i "peccatori" fossero abbandonati a Satana.

La carità è un elemento soggettivo, la legge è un elemento soggettivo.

Mi è "caro" ciò che io prediligo, la legge stabilisce regole oggettive alle quali mi debbo attenere. Se dio si attiene alle regole oggettive, gli uomini non sono più oggetto della carità di dio, ma sono uguali a dio sotto la medesima legge.

La legge dice: "Il bracciante agricolo deve avere, almeno, il salario x per ogni ora lavorata!". La legge impone al proprietario terriero di corrispondere al bracciante quella somma per ogni ora lavorata. Il "di più" non è vietato, il "di meno" è perseguito a norma di legge. La carità non pone limiti. Il proprietario terriero può dare al bracciante il salario che desidera perché non sta pagando un lavoro, ma sta elargendo la sua carità. Il proprietario terriero è dio al quale non possono essere imposti degli obblighi in quanto egli, proprio per essere il proprietario terriero, ama i suoi braccianti che devono corrispondere al suo amore altrimenti, come dice Paolo di Tarso, il proprietario: "da me abbandonati a Satana, perché imparino a non bestemmiare più.". Se qualcuno chiede al padrone, che è vicario di dio, il rispetto della legge, sta bestemmiando.

Questo concetto teologico è quel concetto che ha costruito l'intera conflittualità sociale lungo tutta la storia dall'avvento del cristianesimo.

La teologia della carità presuppone l'incapacità dell'uomo di affrontare la propria vita. Solo la carità di dio consente all'uomo di "amare". E come "amore" la teologia cristiana intende la veicolazione delle emozioni all'interno della società. Una veicolazione che per il cristiano può avvenire soltanto in funzione di dio: rispondendo alla carità di dio:

La carità è la consumazione dell'unione. Lo scopo finale dell'uomo è l'unione con Cristo: ora la fede e la speranza ci uniscono Lui, ma la carità perfeziona l'unione. La carità è « la pienezza della legge» (Rom., XIII, 10), è la legge perfettiva del Corpo mistico. Se questo è mistero di unione delle anime con Dio in Cristo, se la carità è la perfezione e il fiore dell'unione, s'intende ch'essa sia la perfezione del Corpo mistico. Una pagina stupenda della Storia di un'Anima ci rivela con profonda intuizione la divina realtà d'amore che è la Comunione dei Santi. «Fu la carità, scrive Teresa Martin, che mi parve la chiave della mia vocazione. Compresi che la Chiesa aveva un Corpo composto di varie membra ... ; compresi ch'essa aveva un cuore, e che questo cuore ardeva d'amore; compresi che solo l'amore faceva agire le sue membra; e se l'amore fosse venuto ad estinguersi, gli Apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, e i Martiri avrebbero rifiutato di versare il loro sangue. Compresi ancora che .. l'amore racchiudeva in sè tutte le vocazioni, che l'amore era tutto ed abbracciava tutti i tempi e tutti i bisogni, perchè esso è eterno. Allora, nell'eccelso della gioia delirante, esclamai: la mia vocazione è l'amore.>>

Tratto da: La Teologia della Famiglia di Grazioso Ceriani ed. Pontificia Facoltà di Teologia di Milano

La carità è, in questo caso, una forma di trasporto patologico determinata da delirio di onnipotenza in cui il delirante si identifica con un assoluto, quel corpo mistico, e si ritiene al di fuori di una legge e di una società elencando i motivi della sua onnipotenza. Del suo "amore" onnipotente.

Proprio perché è delirio, diventa mistero per il non delirante l'amore di dio. Proprio perché è frutto di delirio il non delirante deve, per la chiesa cattolica, vivere il delirio come mistero dell'amore di dio. Per questo Grazioso Ceriani si premunisce di elencare i misteri della carità:

3. Descrivo ora qualche proprietà di questo mistero.

A) La carità dunque è un dono gratuito. L'uomo decaduto non può amare Dio in modo soprannaturale, è un decaduto cui manca la forza divina di conoscere e di amare Dio come Dio stesso si conosce e si ama. C'è di più: l'uomo decaduto non può amare Dio sopra ogni cosa (non può, dunque, a lungo osservare tutta la legge naturale). Cosi nell'uomo c'è un disordine, un egoismo: davanti a Dio l'uomo è come un peccatore e un nemico (Rom. V, 8-10).

Per questi due motivi, per amare Dio in modo soprannaturale e sopra ogni cosa, occorre che l'uomo sia creato di nuovo, occorre il dono della carità.

Il dono è dato nel Cristo (I Jo., IV, 10; Rom., V, 8, 2 Cor., v, 14), Novitas florida mundi.

B) Se la carità è un dono assolutamente gratuito (dono indicibile: 2 Cor., IX, I5), suppone la più profonda passività della volontà umana. Bisogna che Dio ami per il primo, che doni all'uomo la capacità attiva e il potere efficace di amarLo. All'origine di ogni amore soprannaturale vi è adunque un « pati divina» fondamentale (r-2, q. 26, a. 3, ad 4.m). Allo stato mistico, si prende coscienza di questo « patì divina» che l'uomo adulto liberamente accetta. Nella carità vi è una passività e una libertà ugualmente radicali.

C) Colla infusione e con l'accettazione del dono nasce la santa società dell'uomo con Dio. Dio è nell'uomo per il suo amore creatore e redentore: l'uomo è in Dio per la sua risposta di amore. Questo è il dono increato della carità che è l'inabitazione di Dio nell'anima del giusto di cui è bene dire qualche cosa un po' più diffusamente.

Tratto da: La Teologia della Famiglia di Grazioso Ceriani ed. Pontificia Facoltà di Teologia di Milano

Nella carità l'uomo è separato dalla società degli Esseri Umani ed è legato al suo dio che diventa il padrone delle sue azioni. L'uomo non vive più per sé stesso e in comunione agli altri uomini, ma vive in comunione con dio alla cui comunione deve costringere gli altri uomini. La gloria del suo dio padrone risiede sulla quantità di uomini che lui riesce a costringere alla comunione con il suo dio. Così, per chi pratica la carità, la società civile, con le sue leggi, con gli obblighi che impone alla chiesa cattolica, al suo dio e al cristo Gesù, diventa la nemica di dio. Come nemica di dio deve essere costretta ad accettare la carità in sostituzione del diritto a cui tutti i soggetti, il dio padrone stesso, devono sottostare.

Questo è il senso teologico del concetto di carità in Ratzinger espresso nell'enciclica Caritas in Veritate.

Quando Ratzinger scrive:

1. La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s'è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera. L'amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. è una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell'amore e della verità e ci svela in pienezza l'iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).

La verità diventa la patologia da onnipotenza che deve essere imposta mediante la violenza. Una violenza che può essere sanguinaria o semplicemente "propaganda alla quale nessuno si può sottrarre con i mezzi televisivi", ma sempre violenza. Ogni volta che una "verità" viene spacciata, anziché argomentata, si tratta sempre di violenza.

Così, per Ratzinger la "verità" è il progetto di dio di cui egli parla, ma non definisce proprio perché, definirlo, significa riconoscere la violenza del suo progetto che attribuisce al suo dio padrone.

Qual è dunque il progetto che il dio padrone ha sugli uomini? Non un progetto che abbia un fine a cui l'uomo concorre, ma il fine del dio padrone è il suo trionfo sull'uomo mediante l'accettazione dell'uomo della sua "caritas". Un'accettazione che può essere solo delirante e che prevede la sottrazione dell'uomo dalla società civile, da un lato, e la distruzione della società civile affinché si sottometta alla caritas di dio.

Fede, Speranza e Carità, sono le tre virtù teologali. La virtù, di queste virtù, è quella di bloccare l'espansione dell'uomo, il suo essere un individuo sociale, per conchiudere la sua esistenza nel rapporto personale col dio padrone. Avere fede, non solo della realtà oggettiva del dio padrone, ma nel reale intervento in favore dell'uomo da parte del dio padrone. Avere la speranza che il dio padrone intervenga là dove l'individuo, mediante la fede, è spinto alla disperazione e all'impotenza. Accettare la carità di dio come realtà unica ed irrinunciabile della propria esistenza; come dipendenza soggettiva dal proprio delirio.

Ceriani afferma "Se la carità è un dono assolutamente gratuito". Questa affermazione la conferma con una citazione di Paolo di Tarso dalla seconda lettera ai Corinti in cui si dice:

" Colui che provvede il seme al seminatore e il pane che lo nutre, provvederà e moltiplicherà pure la vostra semenza e aumenterà i frutti della vostra giustizia. E divenuti ricchi in tutte le cose, potrete largheggiare in ogni liberalità, che per voi farà salire a dio vive azioni di grazie. Poiché il ministero di quest'opera sacra non solo provvede alle necessità dei santi, ma suscita pure numerosi ringraziamenti a dio. Per l'apprezzamento di un tale ministero essi glorificheranno dio per l'obbedienza che voi professate al vangelo di cristo e per la sincera generosità della vostra comunione con loro e con tutti; mentre nelle loro preghiere per voi manifestano il vivo affetto che vi portano a motivo della sovrabbondanza di grazie che dio ha sparso in mezzo a voi. Sia ringraziato dio per il suo dono ineffabile." Paolo di Tarso 2 Corinti 9, 10-15

La carità di dio è la dipendenza dell'uomo da una provvidenza che viene elargita solo in quanto c'è sottomissione dell'uomo a dio come attesa della provvidenza. Come chi da il seme al seminatore o il pane che lo nutre. Dove, l'attesa della provvidenza, si chiama "aver fede": attesa del seme, del pane che lo nutre e speranza che il suo dio moltiplicherà la semenza.

Cosa assolutamente opposta alla legge e, in special modo, alle leggi Costituzionali che impongono dei doveri che devono essere espletati adesso. Ora! E che qualora non venissero espletati costituirebbero delitto! Ma il dio padrone dei cristiani è sottratto alla legge: a lui non viene attribuito il delitto in quanto, per il cristiano, chi soffre deve aver fede nella speranza dell'intervento del dio padrone e non accusarlo delle sue sofferenze. Solo se ha fede l'intervento miracoloso avviene, altrimenti, come dice Ceriani, l'uomo è decaduto e non può amare dio e, dunque, non può beneficiare della sua carità.

Questo concetto è ribadito da Ratzinger nell'enciclica Veritas in Caritate quando scrive:

2. La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù, è la sintesi di tutta la Legge (cfr Mt 22,36-40). Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo; è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici. Per la Chiesa — ammaestrata dal Vangelo — la carità è tutto perché, come insegna san Giovanni (cfr 1 Gv 4,8.16) e come ho ricordato nella mia prima Lettera enciclica, « Dio è carità » (Deus caritas est): dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende. La carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è sua promessa e nostra speranza.

La citazione di Matteo è la sottrazione che fa la setta cristiana degli individui alla società civile:

"Qual è il maggior comandamento? E Gesù rispose: "Amerai il signore dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la tua mente. Questo è il primo e massimo comandamento"." Matteo 22, 37-38

L'uomo sottratto alla sua società e legato al dio padrone. Ma il dio padrone non si accontenta del singolo uomo così: "se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; facendo così ammasserai carboni accesi sul suo capo"." Paolo di Tarso lettera ai Romani 12, 20

Per questo Ratzinger, cosa rara, estende la citazione di Matteo:

"Il secondo poi è simile a questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i profeti." Matteo 22, 39-40

L'amore per il prossimo è in funzione di dio, non in funzione del prossimo. Non amo il prossimo in quanto appartend allo stesso contestos ociale, ma amo il prossimo perché insieme aggrediamo la società.

E Ratzinger conclude il secondo paragrafo dell'enciclica Caritas in Veritate con un ricatto di natura emotiva:

"Colui che non ama non ha conosciuto dio, perché dio è amore! L'amore di dio verso di noi si è dimostrato in questo: dio ha mandato nel mondo suo figlio, unigenito, affinché noi avessimo la vita per mezzo di lui. E tale amore consiste in questo: non siamo noi che abbiamo amato dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato suo figlio come vittima di propiziazione per i nostri peccati. Carissimi, se dio ci ha amato tanto, anche noi dobbiamo amarci scambievolmente. Nessuno ha mai contemplato dio; se ci amiamo l'un l'altro, dio abita in noi e il suo amore in noi è perfetto. Da questo consociamo che noi siamo in lui e dio, è in noi perché egli ci ha dato il suo spirito. Or, noi abbiamo contemplato e attestiamo che il padre ha mandato suo figlio come salvatore del mondo. Chi confesserà che Gesù e il figlio di dio, dio abita in lui ed egli in dio. Noi abbiamo conosciuto l'amore che dio ha per noi e vi abbiamo creduto. Dio è amore: e chi sta nell'amore sta in dio e dio sta in lui." Prima lettera di Giovanni 4, 8-16

Il ricatto consiste nell'annullamento della volontà dell'uomo. Nell'annullamento del suo bisogno di agire nella società. Nell'annullamento del suo bisogno di affrontare i problemi sociali.

L'uomo, attanagliato dai sensi di colpa per paura di venir meno ai doveri che l'amore di dio, mediante la carità, gli impone, è costretto a fermare la sua volontà. E' costretto a fermare il suo agire nell'attesa dell'intervento di dio, della speranza. L'uomo che vive la carità è l'uomo che si compiace dei doni di dio, non l'uomo che suda la fatica nel quotidiano o risolve i problemi sociali. L'uomo che subisce la carità non progetta il proprio futuro perché, secondo lui, non c'è futuro fuori dall'attesa, la fede, nella speranza dell'intervento di carità del suo dio.

Il ricatto blocca l'uomo e il suo divenire nei sensi di colpa per le azioni fatte che lo allontanano dal dio padrone o dalle azioni che potrebbe fare che potrebbero allontanarlo dal beneficiare della carità del dio padrone:

"I sensi di colpa sono considerati, insieme all'angoscia come espressione ontologica della condizione umana, la colpa, connessa al sentimento di separazione da un'unità originaria [il dio padrone e il suo amore di possesso], si attiva, a parere di Jaspers ogni volta che l'individuo abbandona una certa forma di sicurezza con il dubbio di non poterla più ritrovare."

"Le espressioni di colpa depressive si possono distinguere in colpa morale (quando ci sia la coscienza di aver violato norme fondamentali su istanze comuni al contesto sociale e culturale in cui si vive), in colpa religiosa (quando si abbia la coscienza di non aver rispettato norme legate ai contesti di fede in cui si crede), e in colpa esistenziale (quando il vivere è sentito come fonte di colpa insostenibile). E. Borgna".

"La dinamica del senso di colpa è differente nelle varie forme nevrotiche: mentre nella nevrosi ossessiva, ad esempio, l'Io tenta di difendersi dalle condanne del Super-Io che avverte come ingiustificate perché rivolte agli impulsi aggressivi rimossi di cui egli non è consapevole, nella depressione l'Io si sottomette alla colpa perché l'oggetto a cui si rivolgono le accuse del Super-io è entrato a far parte, in seguito ad una identificazione, dell'Io. Ciò spiega perché il malinconico può giungere al suicidio, mentre il nevrotico ossessivo non adotta mai questa soluzione. Essendo direttamente connesso al Super-io, il senso di colpa acquista rilievo solo dopo la formazione di questa istanza, cioè verso il quinto, sesto anno di vita, ed essendo il Super-io costituito dalle immagini parentali interiorizzate [come il dio padre padrone dei cristiani], si ritiene che la sua rigidità, e conseguentemente l'entità del senso di colpa, sia strettamente legato all'educazione che, quanto più è autoritaria, tanto più determina un Super-io punitivo ed eccessivi sensi di colpa. Freud".

"Significativa è infine la distinzione tra senso di colpa persecutorio e senso di colpa depressivo introdotta da Roger Money-Kyrle. Il primo è collegato alla paura della punizione, il secondo al dispiacere per il danno recato; ne consegue nel primo caso la tendenza alla propiziazione dell'immagine persecutoria [riprendere l'amore di dio padre padrone], nel secondo caso la tendenza alla riparazione."

Tratto dal Dizionario di Psicologia di Umberto Galimberti ed. Garzanti

Il meccanismo della carità, come dipendenza dall'amore (sia pur millantato) del dio padrone di Ratzinger, attiva questo meccanismo che la Teologia della carità riveste di affermazioni che vengono fatte passare per teologiche e che si chiudono nel "mistero dell'amore di dio". Il ricatto psicologico è una costante gestita a livello di massa dalla chiesa cattolica. Il senso di colpa, come dice Borgna: "fa scomparire dall'orizzonte temporale dell'uomo la dimensione del futuro che, sola, permette di sorpassare gli eventi del passato aprendo un diverso e nuovo futuro." Non vale solo per i sensi di colpa, ma per come l'educazione cristiana ha costretto l'uomo nella carità del padrone avendo fede nell'attesa della speranza dell'intervento del dio padrone. Una condizione di sospensione emotiva che i sensi di colpa garantiscono. Ed è quell'abbandono a Satana affermato da Paolo di Tarso.

Depressioni (al di là del grado), nevrosi ossessive, malinconie e altre patologie, che fissano i sensi di colpa, sono presenti nella maggioranza dei cittadini italiani. Con la maggioranza dei cittadini malati sotto controllo, si controlla l'intera società civile obbligando le Istituzioni a violare la legge in funzione di una risposta sociale alla carità del dio padrone. L'amore per il dio padrone distrugge le Istituzioni sociali.

La carità eccede la giustizia. La eccede nel senso che la nega in quanto la carità è sottomissione del soggetto al padrone che dispensa la carità. La giustizia, come noi la conosciamo "uguaglianza sotto la stessa legge" viene negata dalla carità del padrone. Una carità che il padrone esercita in modo arbitrario. Una sottomissione che impedisce al soggetto di pretendere l'obbedienza e la sottomissione alle leggi da parte del dispensatore di carità.

La teologia della carità si riduce tutta ad un delirio legato all'amore del padrone. Il dio padrone, all'interno del discorso teologico; alla gerarchia, al padrone sociale, quando il discorso dall'ambito della teologia viene trasferito in ambito sociale.

Il delirio che si legge nella lettera di Giovanni è un delirio che si trova nella società civile e nel mondo del lavoro. Il padrone fa la carità ai propri lavoratori. Questi devono amare il loro padrone e non chiedere al loro padrone di rispettare le regole, le norme e le leggi.

Questo modo di pensare i rapporti sociali è il difetto di ogni democrazia ancora ferma allo stadio infantile, come quella italiana. Le leggi vengono pensate per garantire benessere e sicurezza al padrone e non vengono pensate per garantire la sicurezza ai cittadini. Così i reati che commette o può commettere Berlusconi sono trattati in maniera lieve, con benevolenza, anche quando danneggiano grandemente la società civile; al contrario, i reati che può compiere il barbone, per quanto lieve sia il danno, vengono puniti con pene enormi. Questo perché, una democrazia immatura, ha paura di punire dio per i suoi delitti, mentre punisce azioni lievi quando c'è una "ribellione all'autorità identificata dal dio padrone".

Questo, però, sarà oggetto di un diverso trattato in quanto la necessità di svuotamento della Costituzione della Repubblica e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo è, per Ratzinger e la chiesa cattolica, è un'esigenza fondamentale per ripristinare il potere del dio padrone sugli Esseri Umani.

Degli intenti dell'enciclica Caritas in Veritate ne ho già parlato in un altro scritto.

Marghera, 14 luglio 2009

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