IL TARTARO E LE CONDIZIONI

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“Là della terra nera e del Tartaro oscuro,

del mare infecondo e del cielo stellato,

di seguito, di tutti vi sono le scaturigini e i confini,

luoghi penosi e oscuri che anche gli Dèi hanno in odio,

voragine enorme; né tutto un anno abbastanza sarebbe

per giungere al fondo per chi passasse le porte,

ma quà e là lo porterebbe tempesta sopra tempesta

crudele; tremendo anche per gli Déi immortali

è tale prodigio. E di Notte scura la casa terribile

s’innalza, da nuvole livide avvolta.

Di fronte ad essa il figlio di Iapeto tiene il cielo ampio

reggendo con la testa e con infaticabili braccia,

saldo, là dove Notte e Giorno venendo vicini

si salutano passando alterni il gran limitare

di bronzo, l’uno per scendere dentro, l’altro attraverso la porta

esce, né mai entrambi ad un tempo la casa dentro trattiene,

ma sempre l’uno fuori della casa

la terra percorre e l’altro dentro la casa

aspetta l’ora del suo viaggio fin che essa venga;

l’uno tenendo per i terrestri la luce che molto vede,

l’altra ha Sonno fra le sue mani, fratello di Morte,

la Notte funesta, coperta di nube caliginosa.

Là hanno dimora i figli di Notte scura,

Sonno e Morte, terribili Dèi; né mai loro

Sole splendente guarda con i raggi,

sia che il cielo ascenda o il cielo discenda.

Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare

tranquillo percorre e dolce per gli uomini,

dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,

spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende

degli uomini, nemica anche agli Dèi immortali.

Delineare i due mondi in cui si forma la Coscienza, la Conoscenza e il Potere di Essere diventa, a questo punto importante. Prima di giungere alla formazione del presente da parte di ZEUS viene definita la qualità dello sconosciuto che ci circonda e nella quale ZEUS ritaglia lo spazio della descrizione in cui costruirà le sue battaglie per la sua esistenza.

ZEUS e i CRONIDI provengono dallo sconosciuto ed hanno scelto di costruire loro stessi in una dimensione nella quale noi, in quanto Esseri Umani nasciamo e diveniamo. Noi dobbiamo uscire dalla dimensione costruita da ZEUS per giungere all’OLIMPO. Questa dimensione è il TARTARO.

Esiodo dà la descrizione di che cos’è il TARTARO. La sua descrizione è presa dal punto di vista di ZEUS quale percepito dalla sua ragione. Esiodo non conosce la magia del TARTARO né che cosa sia il TARTARO. Dal momento che Esiodo fa propria l’azione di ZEUS assume il punto di vista di ZEUS nella formazione del proprio giudizio. D’altro canto, se ZEUS non avrebbe costruito il presente come noi lo descriviamo Esiodo non avrebbe narrato nulla. Noi facciamo nostra la soggettività di ZEUS, ma contemporaneamente non dimentichiamo che noi non siamo ZEUS. Nello stesso tempo sappiamo che siamo Déi come ZEUS, ma diversi da ZEUS. ZEUS ebbe origine da URANO STELLATO, da GAIA, da REA e CRONOS. La sua origine è dal TARTARO. Quel TARTARO davanti al quale ha sollevato porte di bronzo affinché nessuno possa entrarci. Quel TARTARO alla cui soglia ha messo CERBERO figlio di ECHIDNA affinché nessun Essere, figlio di ERA, possa uscirne.

Proprio per commentare Esiodo noi non assumiamo il punto di vista di ZEUS, pur alimentando il ZEUS che cresce dentro di noi ed evocando il grande ZEUS affinché in questa nostra impresa ci cammini a fianco. Noi assumiamo il punto di vista degli Esseri Umani, della specie, figlia di ERA, cui noi apparteniamo ed alimentiamo, attraverso questo, la DEMETRA che prendendoci per mano ci conduce in questo cammino.

Dal TARTARO tutto scaturisce.

Dal TARTARO tutto si genera.

E’ sempre il TARTARO!

Da dove emergono le fresche acque delle quali ci abbeveriamo attingendo alle fonti? Dal TARTARO dopo che faticosamente si sono aperte una breccia e sgorgare alla luce del Sole!

Da dove emerge il bambino che ora corre alla luce del Sole? Dal TARTARO! Dal ventre della propria madre quando il feto morì e nacque il bambino.

Da dove proviene il mio intuire? Dal TARTARO dentro di me ignorato dalla ragione e sconosciuto dalla luce del Sole.

Il TARTARO è lo sconosciuto dal quale scaturisce il conosciuto. Questo è il primo messaggio che Esiodo ci comunica del TARTARO.

A cosa partecipa il TARTARO? A quel grande vortice della costruzione dell’esistente assieme alla terra nera, al mare infecondo e al cielo stellato! Cioè alle fondamenta sulle quali i CRONIDI costruiranno le condizioni affinché i figli di ERA costruissero loro stessi.

Perché quei luoghi gli Dèi hanno in odio? Perché in quei luoghi formarono loro stessi. In quei luoghi brandirono la falce che GAIA costruì per i suoi figli, in quei luoghi esercitarono il loro Potere di Essere rivendicandolo sia nei confronti di CRONOS che nei confronti dell’intero TARTARO. Dal TARTARO gli Dèi Olimpi sono emersi e intendono continuare il loro sviluppo fuori dal TARTARO in quanto il TARTARO produsse ciò che loro sono e gli Dèi guardano il tempo che viene loro incontro, non anelano a rientrare nella vagina della loro madre. Non esiste, per un DIO il ritorno al passato, esiste soltanto la trasformazione che lo potenzia e lo costruisce per continuare a divenire nell’infinito dei mutamenti.

Gli Dèi immortali hanno in odio quei luoghi, non gli Esseri della Natura, i figli di ERA, che in quei luoghi vanno forgiando loro stessi e riemergono per rivendicare al cospetto degli Dèi immortali il loro diritto ad accedere all’Olimpo. La voragine enorme dalla quale gli Dèi sono usciti e che gli Esseri Umani devono affrontare per diventare Dèi.

Una voragine tempestosa nella quale ardimentoso l’Essere Umano si tuffa attraversando tempesta dopo tempesta forte del coraggio che forgiò nella luce di ZEUS. Ciò è tremendo anche per gli Dèi immortali i quali guardano quella voragine dalla quale scaturirono con apprensione. Quasi chiedendosi come fecero per uscirne. Eppure da quella voragine furono vomitati da CRONOS dopo che ZEUS lo costrinse. Ora guardano con orrore il luogo da dove sono venuti e con compassione gli ardimentosi che si cimentano nell’affrontarlo.

Non solo le tempeste, ma i figli di NOTTE sono i terribili abitatori di quei luoghi. Proviamo a ricordare i figli di NOTTE, abitatori e signori di quei luoghi. MOROS; il fantasma usato dalla ragione per impedire all’Essere Umano di abbandonarla per accedere al TARTARO. KER; la sequenza di scelte compiute dal soggetto che determinano il suo destino. MORTE; il terrore della ragione per il suo fine, la sua sconfitta, la sua distruzione. SONNO; il momento in cui la ragione perde il controllo della consapevolezza dell’Essere Umano. I SOGNI; lo spazio in cui l’Essere Umano agisce fuori dalla descrizione della ragione. BIASIMO; l’accusa con cui la ragione colpevolizza l’Essere Umano che agisce fuori dalla sua descrizione. SVENTURA; il risultato cui porta la mancanza di autodisciplina dell’Essere Umano. ESPERIDI; le prove attraverso le quali l’Essere Umano deve costruirsi per cogliere i pomi d’oro della Conoscenza e della Consapevolezza. MOIRE; i fantasmi che atterriscono l’Essere Umano sottraendogli il coraggio nell’affrontare lo sconosciuto. KERE; la sequenza compite dall’insieme in cui il soggetto e l’oggettività si muovono. NEMESI; il desiderio di vendetta come imposizione soggettiva dimenticando l’intento per cui si agisce. INGANNO; ingannare e l’autoingannarsi incapaci di chiamare le cose col loro vero nome o di chiedersi il perché delle cose. AMORE; la distruzione che piega l’Essere Umano attraverso il ricatto dei propri sentimenti. VECCHIAIA ROVINOSA; l’incapacità di guardare il tempo che viene incontro perché sconfitti dalla sequenza dei mutamenti. CONTESA; contendere per il contendere dimenticando il fine della contesa.

La contesa per la contesa dimenticando i fini della contesa inchiodano l’Essere Umano nel mondo della ragione impedendogli di entrare nella voragine ed affrontare la tempesta. Quando i figli di CONTESA ghermiscono l’Essere Umano non esiste più TARTARO da affrontare ma attesa per la dolce morte che sottrae l’Essere Umano dal dolore dell’esistenza.

I figli di CONTESA allontanano dal TARTARO e sono i primi che l’Essere Umano deve combattere e vincere per affrontare il TARTARO da cui gli DEI Olimpi provengono e nel quale può costruire il suo essere DIO.

I figli di CONTESA sono i terrori che impegnano l’Essere Umano nella quotidianità impedendogli di alzare lo sguardo nell’infinito. Gli impediscono di raccogliere forze sufficienti per affrontare il TARTARO superando “tempesta sopra tempesta” oltre le bronzee porte. Ricordiamoli i figli di CONTESA affinché l’Essere Umano non ignori quanto gli impedisce di raggiungere l’infinito. Affinché l’Essere Umano non ignori cosa deve superare e risolvere per avere energia sufficiente per superare le bronzee porte, affrontare le tempeste dell’ignoto TARTARO e costringere gli DEI TITANI a prenderlo per mano. Tutti i figli di CONTESA sono relativi alla quotidianità dell’Essere Umano e sono: PENA DOLENTE; OBLIO; FAME; DOLORI; LOTTE; BATTAGLIE; DELITTI; OMICIDI; DISCORDIA; INGANNI; DISCORSI; AMBIGUI DISCORSI; ANARCHIA; SCIAGURE; GIURAMENTO.

I figli di CONTESA tendono a bloccare l’Essere Umano nella quotidianità, mentre i suoi fratelli, figli di NOTTE lo bloccano nei suoi voli nell’infinito. Il TARTARO che l’Essere Umano deve affrontare è fuori di lui, ma i suoi nemici, i figli di NOTTE, sono dentro di lui e sono le forze che gli impediscono di superare le porte di bronzo che ZEUS ha costruito. Affrontare il TARTARO è tremendo anche per gli Déi. Dal TARTARO sono usciti e, nel trasformarsi, hanno perso la memoria di cos’erano e quali forze compattarono per uscire di là. Ora guardano con orrore l’oggettività dalla quale uscirono.

La dualità costruita fra i figli di CONTESA e i suoi fratelli figli di notte è il regalo che il veggente fa agli Esseri Umani. Da dove l’Essere Umano deve iniziare per sconfiggere chi gli impedisce di spiccare il balzo nell’infinito? Deve affrontare i figli di NOTTE che bloccano i suoi voli nell’infinito o deve affrontare i figli di CONTESA che nella quotidianità della sua vita che nella quotidianità della sua esistenza gli impongono trappole, dolori, ghermisce la sua attenzione e mette in pericolo la sua stessa sopravvivenza? Ogni azione si sviluppa nell’attimo presente. Per gli Esseri della Natura l’azione che fanno modifica i loro strumenti per affrontare l’azione successiva. Così se l’azione avviene ora, lo strumento con cui affrontare l’azione ha subito un mutamento progressivo azione dopo azione. La capacità dell’Essere della Natura di svolgere le azioni e di incidere nel presente è dato dall’accumulo di quantità di azioni che nell’azione svolta nel momento presente manifesta la qualità del divenuto. Nel caso dell’Essere Umano, quando deve iniziare ad affrontare lo sconosciuto TARTARO ha una sola via da percorrere: affrontare i figli di CONTESA! Sono i più semplici, i loro fenomeni cadono all’interno della descrizione della ragione e può misurare il proprio coraggio attraverso il quale affrontarli. Così ogni volta che affronta un nemico, figlio di CONTESA, anche se non riesce a sconfiggerlo alimenterà il proprio coraggio. Forgerà le armi psichiche della determinazione soggettiva; imparerà ad attrezzarsi per affrontare quanto tenta di danneggiarlo. Così quando dovrà affrontare PENA DOLENTE dovrà elencare le cose che tentano di costruire afflizione; dovrà conoscerne l’origine; dovrà rimuovere quanto costruisce la PENA DOLENTE: allora sarà pronto a rimuoverla! Quando la rimuoverà sarà perché egli è entrato nel TARTARO e sarà infinitamente più forte di quando PENA DOLENTE lo costringeva a lamentarsi incapace di liberarsene. E così per affrontare OBLIO e ricordare la sequenza dei mutamenti che ha portato a ciò che siamo. Chi dimentica è condannato a ripetere gli stessi errori. Solo che OBLIO è relativo ai mutamenti che ci hanno portato ad essere ciò che siamo. Ciò che siamo riassume ciò che eravamo e i mutamenti che ci hanno portato ad essere ciò che siamo. Quando si sconfigge OBLIO e si ricorda si è entrati nel TARTARO e ci si è purificati nell’acqua di STIGE. Così per tutti gli altri figli di CONTESA. Affrontarli uno ad uno costruisce nell’Essere Umano il coraggio. Costruisce nell’Essere Umano la psiche, l’emotività e struttura l’energia della vita costruendogli l’attrezzatura per affrontare i fratelli di CONTESA, figli di NOTTE.

Le KER, la sequenza di scelte compiute dall’individuo per affrontare il proprio divenuto. Come potrebbe l’Essere Umano affrontare KER e prendersi in mano il Potere di fare le scelte per determinare il proprio divenire se i figli di CONTESA, PENA DOLENTE, OBLIO, FAME, DOLORI, LOTTE, BATTAGLIE, DELITTI, OMICIDI, DISCORDIA, INGANNI, DISCORSI, AMBIGUI DISCORSI, ANARCHIA, SCIAGURE E NECESSITA’ DI GIURAMENTO, NE CONDIZIONANO PIEGANDONE L’ESISTENZA? E come potrebbe l’Essere Umano sottoposto a tali tormenti affrontare i figli di NOTTE come MORTE, SONNO, SOGNI, BIASIMO, SVENTURA, ESPERIDI, MOIRE figlie di NOTTE, KERE, NEMESI (la vendetta), INGANNO (inteso come incapacità di chiamare le cose col loro vero nome), AMORE (inteso come passione che assoggetta e rende dipendenti) e VECCHIAIA ROVINOSA? Come è possibile affrontare i figli di NOTTE agendo nel TARTARO e soggiogandoli dentro di noi, quando non abbiamo la forza di sconfiggere i figli di CONTESA le cui manifestazioni rientrano nella descrizione del mondo della ragione?

Eppure, guardando bene, CONTESA è un grande amico! Ci lancia le sfide nella vita, ma non tarpa le ali né strappa le armi agli Esseri Umani permettendo loro di sconfiggerla, giungendo nel TARTARO per affrontare i figli di NOTTE e diventare DEI! Semmai sono gli Esseri Umani che non affilano le armi per i loro figli, ma né NOTTE né CONTESA avrebbero potuto prevedere l’avvento del macellaio di Sodomia e Gomorra e del pazzo che si spacciava per suo figlio! Né NOTTE né CONTESA potevano prevedere la nascita della coercizione sessuale, della coercizione emozionale, della distruzione nell’individuo della determinazione di affrontare le condizioni nel presente per abbandonarsi all’autodistruzione e all’orrore. Né NOTTE né CONTESA che sviluppano gli DEI NERI contro i quali l’Essere della Natura affila le proprie armi della percezione, dell’intelligenza, dell’intuire e più in generale del proprio nous avrebbero potuto supporre che la stessa capacità di elencare quanto duole fosse distrutta nell’individuo appena nato. Ciò è contro ogni legge ed ogni respiro imposto da GAIA e URANO STELLATO. Chi avrebbe detto che EROS che spezza le membra e scioglie i legamenti della coercizione potesse essere ucciso nei bambini dal macellaio di Sodomia e Gomorra, dal pazzo di Nazareth e dai suoi servi. Questo però appartiene alle sfide dell’oggi, a quanto non c’era quando la Teogonia fu scritta e la responsabilità di affrontare questo nuovo orrore ricade soltanto su di noi!

La casa di NOTTE si innalza terribile avvolta da nuvole livide (grigio plumbeo). In quelle nuvole l’Essere Umano deve entrare e sconfiggere uno ad uno i figli di NOTTE. Solo sconfiggendo i figli di NOTTE egli sconfiggerà la schiavitù della ragione. Solo sconfiggendo i figli di NOTTE potrà scoprire la LUCE DEL TARTARO.

Perché il TARTARO è vivo di luce. Non è la luce dell’Essere Sole che illumina ZEUS e che tutto vede. E’ la Coscienza di Sé dell’Essere Sole che irraggia vita, consapevolezza, sapere e conoscenza. Quel sapere, quella consapevolezza e quella conoscenza che sono mute quando irraggia la luce ai figli di ERA, ma diventa sapere e conoscenza alla quale gli Esseri possono attingere dal TARTARO.

Davanti alla casa di NOTTE, ATLANTE figlio di GIAPETO, regge il cielo con le sue infaticabili braccia. Regge il cielo stellato della conoscenza e della consapevolezza ignoto ai figli di ERA fintanto che non superano le bronzee porte e non affrontano l’infinito che circonda il mondo della ragione.

Il figlio di GIAPETO regge il cielo là dove NOTTE e GIORNO vengono vicini. Là dove è la notte della conoscenza è il giorno della ragione; là dove il giorno della ragione è la notte della conoscenza. L’uno e l’altro non si incontrano; l’uno e l’altro sono separati nella percezione umana.

L’Essere Umano che sconfigge i figli di NOTTE supera i confini bronzei della consapevolezza e la luce del Sole si trasforma in Coscienza del SOLE. Quando per il quotidiano è luce c’è l’assenza di conoscenza. Sonno e morte del corpo fisico sono due stati di essere attraverso i quali “né mai loro Sole splendente guarda con i raggi”. Perché non con i raggi il sole splende nell’Ampio TARTARO, ma con la sua Coscienza e con la sua Consapevolezza.

Eccolo l’Essere Umano diviso fra il quotidiano e la percezione dell’esistenza nell’ampio TARTARO quando NOTTE, sconfitti i suoi figli, diventa il giorno della Conoscenza e della Consapevolezza:

Di essi l’uno la terra e l’ampio dorso del mare

tranquillo percorre e dolce per gli uomini,

dell’altra ferreo è il cuore e di bronzo l’animo,

spietata nel petto; e tiene per sempre colui che lei prende

degli uomini, nemica anche agli Dèi immortali.

Gli Esseri Umani percorrono la terra e il mare, sorretti da ZEUS, sicuri nel loro andare. Gli Esseri Umani si abbandonano agli DEI. Ma quando devono affrontare NOTTE e l’ampio TARTARO devono prendersi nelle proprie mani il loro divenire. Devono compattare sé stessi. Non c’è spazio per l’abbandono, stanno percorrendo il sentiero degli DEI e dunque ferreo deve essere il loro cuore e l’animo deve essere compatto come il bronzo. Perché questo è il modo di Essere nell’ampio TARTARO e in questo modo si presenta NOTTE, spietata nel petto, perché non permette di giungere alla conoscenza e alla consapevolezza chi non è in grado di compattare sé stesso. NOTTE tiene sempre colui che prende, sia che distrugga sé stesso distrutto dai figli di CONTESA, sia che si immerga nell’infinito delle sue trasformazioni bussando alle porte dell’Olimpo.

(la traduzione della Teogonia è tratta da Esiodo “Teogonia” trad. Graziano Arrighetti edizione BUR)

PER COMPRENDERE LA VISIONE COSMOGONICA DELLA RELIGIONE PAGANA POLITEISTA!

COMMENTO ALLA TEOGONIA DI ESIODO.

A cura di:

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell'Anticristo

Membro fondatore della Federazione Pagana

Piaz.le Parmesan, 8

30175 Marghera - Venezia

Tel. 041933185

E-MAIL: claudiosimeoni@libero.it


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